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Archive for FESTIVITA’ MARIANE

MADONNA DEI QUERCIOLI

MADONNA DEI QUERCIOLI

Massa – Incoronata 6 giugno 1948

Oggi si ricorda oggi la solenne Incoronazione dell’Immagine della Madonna “Aiuto dei Cristiani. L’incoronazione avvenne come scioglimento del voto fatto dalla popolazione durante la guerra, ed in ringraziamento della protezione di Maria sulle persone di tutta la zona. 

Il Santuario dei Quercioli si trova ad un centinaio di metri dalla stazione di Massa centro, ed è intitolato a «Maria aiuto dei cristiani». Vi si venera un antico affresco che rappresenta la Vergine Madre con il Bambino e Sant’Antonio da Padova in preghiera. La pittura risale alla metà del XVIII secolo. Domenico Nocchi la fece dipingere sul muro della sua casa nel 1754.
Alla sua morte la casa venne venduta e in seguito fu del tutto abbandonata, così la sacra immagine rimase coperta di rovi.
Il 19 settembre 1831, tre donne si recarono per una passeggiata in quella località, e rimasero colpite alla vista di quella bella immagine tutta sorridente e, ai primi giorni del marzo dell’anno seguente, una delle tre donne condusse nella stessa località una nipote gravemente inferma che, dopo aver pregato, fu improvvisamente guarita.

Il vero culto iniziò il lunedì di Pasqua del 1832, quando la fama del miracolo si diffuse. Si pensò subito ad erigere una chiesa che venne terminata l’anno successivo.
Il 25 maggio 1835 si verificò un miracolo: Giuseppe Bertozzi, soldato dell’esercito ducale, cieco, riacquistò la vista dopo aver pregato la Madonna dei Quercioli.
Nel 1932, mentre era rettore del Santuario il padre cappuccino Dionisio Cantarelli, il tempio venne ampliato.
Nel 1909, il Santuario passò sotto la direzione dei Frati Cappuccini della Provincia religiosa di Lucca, i quali prestano ancora il loro servizio religioso.
Nel 1946 il Santuario fu elevato a parrocchia e l’immagine fu solennemente incoronata il 6 giugno 1948.
Nel 1973 è stata avviata un’opera di ampi restauri.
La prima chiesa era a croce greca, con maestosa cupola, su progetto dell’architetto Giuseppe Marchelli di Modena, e un secolo dopo, la Chiesa fu trasformata a croce latina.

Il miracolo del soldato, dipinto nell’arcata principale, fu eseguito nel 1932 dal pittore Oreste Bontemps di Massa. Si tratta di un rifacimento di un piccolo quadro ad olio eseguito su tavola, e lasciato dai commilitoni al Santuario dei Quercioli in ricordo del miracolo. Nel Santuario si trova un quadro a tempera, di autore ignoto, raffigurante la Madonna con gli emblemi della Concezione, Santa Maria Maddalena, Santa Caterina Vergine e martire, e alcuni angeli. Tale quadro venne portato dal convento dei frati cappuccini di Massa e si fa risalire tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII.
L’armonico edificio conserva alcuni pregevoli arredi sacri e una predella in legno, del Cinquecento, raffigurante l’Eterno Padre con angeli, attribuita alla scuola del Ghirlandaio.

Fonti: www.santuariodeiquercioli.it; http://www.latheotokos.it/programmi/FESTE_MARIANE/1—15-giugno.html; http://www.santiebeati.it/dettaglio/96673

SETTIMANA SANTA 2019

SETTIMANA SANTA 2019

Ecco gli appuntamenti più importanti dei prossimi giorni con la spiegazione dei riti e delle celebrazioni anche in San Pietro.

Domenica 14 aprile 2019

– Domenica delle Palme e della Passione del Signore

Nella processione con i rami d’ulivo ricordiamo il solenne ingresso di Gesù in Gerusalemme accolto dalla folla con il grido: Osanna!

Piazza San Pietro alle ore 10.00 – CAPPELLA PAPALE- Benedizione delle Palme, Processione e Santa Messa.

Mercoledì 17 aprile 2019

Udienza generale ore 10.00

In questo giorno il Vescovo, circondato dai sacerdoti, ricorda l’Istituzione del sacerdozio da parte di Gesù durante l’Ultima Cena. Nella Messa odierna si consacrano gli Olii Santi che serviranno per i Sacramenti: Olio dei catecumeni, Olio dei malati e Sacro Crisma.

Giovedì 18 aprile 2019 

– Giovedì Santo – 

Oggi si celebra l’Ultima Cena (che è stata anche la prima Messa) di Gesù. È la Messa in cui siamo invitati a fare la Comunione Pasquale. Dopo la Messa si ripone l’Eucarestia in un luogo a parte, ornato con fiori e luci, detto ‘Altare della Reposizione’. Quì, Gesù
Eucarestia attende la nostra adorazione.

Basilica Vaticana, ore 9.30 – Santa Messa del Crisma – Santa Messa nella Cena del Signore – ore 16.00

Il Papa celebrerà la Messa in Cœna Domini nel pomeriggio del Giovedì Santo si recherà  nella Casa Circondariale di Velletri (Roma) ore 16:30 anche quest’anno laverà i piedi ad alcuni detenuti e detenute.

Venerdì 19 aprile 2019 

– Venerdì Santo – 

È il giorno della Passione del Signore. La funzione delle 3 del pomeriggio, ora della morte di Gesù, si svolge in tre momenti: 1. La lettura della Passione con la grande preghiera universale. 2. L’adorazione della Croce. 3. La Comunione Eucaristica. Alla sera si rivive la morte del Signore con la VIA CRUCIS.

Basilica Vaticana, ore 17.00 – CAPPELLA PAPALE –Celebrazione della Passione del Signore – Colosseo, ore 21.15 – Via Crucis in Colosseo a Roma. I testi delle meditazioni sulle stazioni della Via Crucis saranno preparati quest’anno – per incarico di Papa Francesco – dalla prof.ssa Anne-Marie Pellettier, vincitrice del Premio Ratzinger 2014. Nata a Parigi 71 anni fa, la Pelletier è un’insigne studiosa di ermeneutica e di esegesi biblica. Tra i suoi studi, la donna nel cristianesimo e nella Chiesa, il rapporto tra Giudaismo e Cristianesimo e il mondo monastico. Nel 2001, ha inoltre partecipato come uditrice al Sinodo dei vescovi..

Sabato 20 aprile 2019  

In questo giorno nelle chiese c’è grande lutto: Gesù è nel sepolcro. Gli altari sono spogli, senza fiori né candele. C’è solo la Croce. La Veglia Pasquale è la celebrazione della Risurrezione del Signore:
1. Benedizione del fuoco e del cero pasquale e canto dell’Exultet. 2. Liturgia della Parola di Dio. 3. Liturgia battesimale e rinnovazione delle promesse battesimali.
4. Liturgia eucaristica.

– Basilica Vaticana, ore 20.30 – Veglia Pasquale nella Notte Santa

Domenica 21 aprile 2019

– Domenica di PasquaRisurrezione del Signore – 

Piazza San Pietro, ore 10.00 – CAPPELLA PAPALE – Santa Messa del giorno – Loggia centrale della Basilica Vaticana, ore 12.00 – Benedizione «Urbi et Orbi»

BUONA PASQUA A TUTTI!

Voglio chiedervi un favore: camminiamo tutti uniti, prendiamoci cura gli uni degli altri, rendetevi cura tra di voi, non facciamoci del male, curiamo la vita, curiamo la famiglia, curiamo la natura, curiamo i bambini, curiamo gli anziani
(Papa Francesco)

FONTE: http://w2.vatican.va/content/liturgy/it/events/year.dir.html/2019.html

 

DOMENICA DELLE PALME 2019

DOMENICA DELLE PALME 2019

14 aprile 2019

La domenica prima della Pasqua da inizio alla Settimana Santa. Ricorrenza famosa quanto ricca di curiosità, come i “parmureli”. Vediamo insieme come verrà celebrata quest’anno da Papa Francesco.

E’ detta anche domenica De Passione Domini (della Passione del Signore). O seconda Domenica di Passione. Questa festività è osservata non solo dai Cattolici, ma anche dagli Ortodossi e dai Protestanti. In questo giorno la Chiesa ricorda il trionfale ingresso di Gesù a Gerusalemme in sella ad un asino, osannato dalla folla che lo salutava agitando rami di palma (cfr. Gv 12,12-15).

Per questo motivo si cominciano le funzioni con una processione che parte all’esterno parmureli1della chiesa, ricordando proprio la folla, radunata dalle voci dell’arrivo di Gesù, stese a terra i mantelli, mentre altri tagliavano rami dagli alberi di ulivo e di palma, abbondanti nella regione, e agitandoli festosamente gli rendevano onore.

Alcune donne intrecciano i rami di palma per creare i “parmureli”

A Roma, per l’occasione Papa Francesco, non solo benedirà gli ulivi che provengono da Terlizzi (Puglia), ma anche le palme bianche, che arrivano dalle città di Sanremo e Bordighera (Liguria). Le stesse palme vengono intrecciate e regalate per l’occasione al Santo Padre, ai cardinali e vescovi, oltre che ai fedeli presenti sul sagrato di San Pietro, fino a formare quelli che vengono chiamati i “Parmureli”. Si tratta di tre palme che simboleggiano la SS Trinità e vogliono essere un ringraziamento per il privilegio ottenuto il 10 settembre 1586 dal Capitano Benedetto Bresca.

Il Bresca si trovava a Roma al momento in cui veniva innalzato l’obelisco egizio, alto 26 metri e pesante 350 tonnellate. Papa Sisto V aveva dato ordine di non parlare, minacciando pene severe, per evitare problemi durante la delicata parmurelioperazione, ma il coraggioso capitano, che conosceva bene le problematiche delle corde sotto sforzo, urlò il suo suggerimento: bagnare le corde. Questo salvò l’esito dell’operazione e per riconoscenza, ottenne, secondo quanto da lui stesso desiderato, il privilegio di essere il fornitore ufficiale delle palme pasquali al Pontefice.

Il Capitano consegnava di persona con la propria nave le palme al santo Padre e la tradizione continuò fino agli anni ’70. Dopo una breve pausa venne ripristinata l’usanza, con la differenza che erano le monache camaldolesi ad intrecciare le palme mentre oggi il compito è riservato ad una cooperativa che ne confeziona più di 3000 ogni anno.

I parmureli liguri, vengono scambiati anche in molte regioni d’Italia tra i fedeli, in segno di pace.

In Occidente la domenica delle palme era riservata a cerimonie prebattesimali, infatti, il battesimo era amministrato a Pasqua; e all’inizio solenne della Settimana Santa, quindi benedizione e processione delle palme entrarono in uso molto più tardi: dapprima in Gallia (secolo VII-VIII) dove Teodulfo d’Orléans compose l’inno “Gloria, laus et honor” e poi a Roma dalla fine dell’XI secolo.

ulivo

Generalmente i fedeli portano a casa i rametti di ulivo e di palma benedetti, per conservarli quali simbolo di pace, scambiandone parte con parenti ed amici. In alcune regioni, si usa che il capofamiglia utilizzi un rametto, intinto nell’acqua benedetta durante la veglia pasquale, per benedire la tavola imbandita nel giorno di Pasqua.

Nel vangelo di Giovanni: 12,12-15, si narra che la popolazione abbia usato solo rami di palma che, a detta di molti commentari, sono simbolo di trionfo, acclamazione e regalità. Sembra che i rami di ulivo siano stati introdotti nella tradizione popolare, a causa della scarsità di piante di palma presenti, specialmente in Italia. Ad ogni modo un’antica antifona gregoriana canta: «Pueri Hebraeorum portantes ramos olivarum obviaverunt Domino» (“Giovani ebrei andarono incontro al Signore portando rami d’ulivo”).

Nelle zone in cui non cresce l’ulivo, come l’Europa settentrionale, i rametti sono sostituiti da fiori e foglie intrecciate.domenica-delle-palme

Ecco gli appuntamenti più importanti dei prossimi giorni:

Domenica 14 aprile 2019  – Domenica delle Palme e della Passione del Signore – Piazza San Pietro, ore 10.00 – CAPPELLA PAPALE- Benedizione delle Palme, Processione e Santa Messa.

Giovedì 18 aprile 2019 – Giovedì Santo – Basilica Vaticana, ore 9.30 – Santa Messa del Crisma – *

Venerdì 19 aprile 2019 – Venerdì Santo – Basilica Vaticana, ore 17.00 – CAPPELLA PAPALE –Celebrazione della Passione del Signore – Colosseo, ore 21.15 – Via Crucis in Colosseo a Roma

Sabato 20 aprile 2019 –  – Basilica Vaticana, ore 20.30 – Veglia Pasquale nella Notte Santa

Domenica 21 aprile 2019 – Domenica di Pasqua – Risurrezione del Signore – Piazza San Pietro, ore 10.00 – CAPPELLA PAPALE – Santa Messa del giorno – Loggia centrale della Basilica Vaticana, ore 12.00 – Benedizione «Urbi et Orbi»

Domenica 28 aprile 2018 – II Domenica di Pasqua (o della Divina Misericordia) – Piazza San Pietro, ore 10.30 CAPPELLA PAPALE Santa Messa in occasione dell’incontro dei Missionari della Misericordia con Papa Francesco

*Il Papa celebrerà la Messa in Cœna Domini nel pomeriggio del Giovedì Santo ma – come negli anni scorsi – sceglierà una situazione particolare dal punto di vista pastorale, che verrà comunicata a tempo opportuno.

Fonti varie: http://w2.vatican.va/content/liturgy/it/events/year.dir.html/2019.html

 

MADONNA DELLE GRAZIE DI BERCETO

MADONNA DELLE GRAZIE DI BERCETO

(Parma) 03 luglio traslazione della Statua miracolosa

Risultati immagini per MADONNA DELLE GRAZIE DI BERCETO Qui la devozione ha inizio nel momento in cui da ricovero per pellegrini e viandanti, il convento agostiniano si trasforma in santuario mariano. Iniziano così a fioccare le grazie per i tanti devoti che accorrono fiduciosi alla Madre Celeste.

Il Santuario della Madonna delle Grazie a Berceto in provincia di Parma, uno dei più importanti crocevia dell’Appennino Parmense, un tempo, complesso conventuale degli Agostiniani, nel 1839 subì lavori di ampliamento e divenne Seminario Minore. Il Seminario, facilmente raggiungibile grazie alla vicinanza dell’Autostrada (A 15) uscendo al casello “Berceto”, è situato a pochi passi dal bellissimo centro storico montano, sul cammino della Via Francigena, nei pressi dei sentieri degli antichi pellegrini, nelle montagne dell’Appennino parmense, vicino al Passo della Cisa.

La devozione alla «Madonna delle Grazie» affonda le proprie radici da quando il convento dei padri agostiniani preesistente, fuori le mura di Berceto, da ricovero per i pellegrini ed i viandanti, si trasformò in un santuario mariano. Da allora, i bercetesi d’oggi e di ieri, si sono rivolti tutti alla Vergine Maria con suppliche e preghiere, vedendo, in molti casi, esaudite le loro richieste con grande elargizione e magnanimità; ne è la riprova i molti ex-voto affissi all’interno del Santuario e le lapidi più o meno grandi erette lungo la via per il Seminario.

A Berceto in provincia di Parma, ogni anno la prima domenica dopo il 2 di Luglio viene celebrata la “Festa del Voto”, mentre il 3 luglio ricorre la traslazione della della Madonna delle Grazie, nel Santuario Vescovile di Berceto (Parma), presso la sede estiva del Seminario di Parma.

La celebrazione, sia civile che religiosa molto antica, è in pratica lo “scioglimento del Voto”  fatto nel 1630 alla “Beata Vergine Maria delle Grazie” (Nostra Signora di Berceto – Madonna delle Grazie), per scongiurare il contagio della peste.

L’obbligo dell’osservanza del Voto alla Beata Vergine Maria delle Grazie, ha origine secolare, nato nel 1630 quando gli abitanti di Berceto, per scongiurare il contagio della peste che aveva colpito la zona “per placare l’ira di Dio e per ottenere il perdono de’ peccati e la liberazione dalli presenti mali di peste e contagio”, fecero Voto alla Madonna della Grazie (venerata nella chiesa dei Padri Agostiniani, oggi Santuario), con solenne cerimonia pubblica in tutto il paese e Rogito d’Impegno a far festa alla Madonna il 2 di luglio di ogni anno a venir (oggi portata alla domenica successiva per necessità pubbliche).

Curiosità

Una leggenda racconta che l’immagine della Madonna delle Grazie fu scoperta da diversi pastori e contadini, nella notte dei tempi, al Passo della Cisa, proprio a cavallo del confine con la Lunigiana, in un boschetto di faggi. Nasceva una disputa, per la bella statua, tenuto conto che le persone di Pontremoli la ritenevano loro e quelle di Berceto altrettanto.

Prima che gli animi si scaldassero e arrivassero a sanguinosi scontri una persona saggia fece una proposta che accontentò le due fazioni: aggiogare insieme due giovani buoi. Uno di Pontremoli e uno di Berceto e lasciare che andassero senza guida. Dove si fossero fermati sarebbe diventato il luogo prescelto dalla Madonna.

Fu posto in atto questo lodo e i buoi, mai stati aggiogati insieme, con sicurezza si diressero verso Berceto. Ad oltre un km dal Duomo si “inchiodarono” in un luogo impervio e pieno di rovi e nulla valsero le azioni degli uomini per farli smuovere.

La Madonna aveva scelto. Nel luogo venne costruito un Santuario e successivamente un Convento Agostiniano. Il culto per la Madonna delle Grazie si diffuse rapidamente in tutte le vallate e anche la gente di Lunigiana continuava a ritenerla anche la sua Madonna. Si decise di festeggiare l’evento ogni anno scegliendo la prima domenica dopo l’8 di settembre.

Il Santuario della Madonna delle Grazie si affaccia sull’antico tracciato di Strada Romea ed è l’unico Santuario con titolo vescovile della Diocesi di Parma. 

nel parco del Santuario ecco una piacevole sorpresa, caprioli al pascolo.

Dall’esterno possiamo osservare la facciata di questo santuario in stile neoromanico-impero ed il campanile, costruito più alto del precedente; questi due elementi fanno parte invece dei restauri apportati nel 1862.

All’interno di impianto seicentesco possiamo trovare il suggestivo abside poligonale. Rari esemplari troviamo i due lampadari di stile genovese (primi ‘800), che un tempo erano invece molto comuni in zona. Opera di Giovanni Baratta da Carrara sono nella parete dell’abside la splendida ancona ed i gradini dell’altare maggiore in marmo. Il nome di Giovanni Baratta compariva già un una lapide dedicatoria con la qualifica di “Architecto”.

Di notevole interesse anche il rilievo fittile della Madonna col Bimbo. Il santuario conserva inoltre pregevoli oggetti in argento tra cui un calice con stemma e sigle, un turibolo e una navicella.

Fonti: http://www.darino.it/; http://www.viaggispirituali.it/2010/01/santuario-madonna-delle-grazie-berceto-parma/; https://www.gazzettadiparma.it/news/provincia/76526/A-Berceto-la–Festa-della.html; http://www.valgotrabaganza.it/wordpress/?p=117440

 

 

 

 

SANTA MARIA DELL’OLMO

SANTA MARIA DELL’OLMO

Cava dei Tirreni – 17 giugno

Festa della Incoronazione della Madonna dell’Olmo. Questo importante Santuario delle genti salernitane affonda le sue origini nell’alto Medioevo. Oggi il Santuario è custodito dai Padri Filippini.

L’origine del culto alla Vergine risale all’XI secolo, quando fu ritrovato da alcuni pastori, un quadro impigliato tra i rami di un frondoso olmo (da cui il titolo Madonna dell’Olmo). Trasportato nella chiesa di S. Cesareo, o di Vetranto secondo alcuni, il quadro miracolosamente sarebbe ritornato sul luogo del ritrovamento. Questo secondo la tradizione, ma storicamente è accertata la presenza di un’edicola della Madonna da tempi più antichi. La prima data storica del Santuario risale al 1482 quando passò S. Francesco di Paola che pose la prima pietra del Santuario. Fu officiato fino al XIX secolo dai Padri minimi, successivamente dai Padri dell’Oratorio di San Filippo Neri.

Nel racconto che fa lo storico cavese Agnello Polverino nel suo libro “Memorie istoriche della Invenzione e Miracoli di Santa Maria dell’Olmo”, si legge così:

“In una oscura notte, mentre alcuni pastori del casale di Mitigliano ed altri di S. Adiutore custodivano in campagna il loro gregge, videro da ambedue quelli eminenti luoghi nella bassa valle un insolito splendore come di molte luminose facelle. A quella vista sorpresi e meravigliati, non sapevano a che attribuire ciò che osservavano; e nel giorno seguente, comunicatasi la goduta visione, stimarono giudizio di ognuno essere quel fenomeno cosa miracolosa ed attesero impazienti la futura notte per osservarlo di nuovo, come esattamente avvenne per quella e per molte altre volte nel modo stesso. Stimarono intanto di tutto l’accaduto fare esatta e minuta relazione al Reverendissimo Abate del Venerabile Monastero della SS. Trinità. L’Abate Pietro incaricò varie persone onde colla guida di pastori fossero testimoni di quanto quelli asserivano. Si accinsero all’opera, ed ecco agli occhi di costoro anche apparire all’ora solita quei lumi stessi che solevano vedersi dai pastori. Ritornati al santo Abate, confermarono l’accaduto e questi risolvette di recarsi a scoprire il tutto con solennità. Infatti, giunto il tempo della sospirata comparsa, si condusse personalmente con tutti i suoi esemplari religiosi in solenne processione nel mentovato luogo; nel quale, restando permanente la luce e non più fuggitiva, videro la Santa Immagine di Maria nel mezzo dei rami di un olmo circondata d’ogni intorno di lucentissime facelle.

Dal 1672 la Madonna dell’Olmo è dichiarata Patrona della Città e precisamente dalle Delibere comunali si apprende che il 21 maggio 1672, su proposta del Sindaco Fulvio Atenolfi, il Governo della Città stabilì di prendere “per particolare Protettrice la Gloriosa Vergine Madre di Dio sotto il titolo di Santa Maria dell’Olmo”; dal 1931 il Santuario è dichiarato Basilica Minore.

È questa miracolosa immagine, di colore bruno, di volto grave, con un neo sul viso, nella parte destra e propriamente sotto la gola, col manto azzurro, con una stella dorata a man destra, coi suoi finimenti anche dorati, col suo Bambino Gesù in atto di stringerselo al seno unita guancia a guancia. Tutti genuflessi venerarono in quella nuova figura la gran Signora del Paradiso col cuor divoto ed animo riconoscente”.

L’immagine della nostra patrona è caratteristica: un mezzo busto della Vergine, di color bruno, di volto grave, con un neo sul volto dalla parte destra, col manto azzurro sul quale spicca una stella all’altezza dell’omero destro, e col Bambino Gesù in atto a stringerlo al seno, unito guancia a guancia. La figura è incastonata nel fronzuto intreccio dei rami di un olmo, che deve aver dato origine alla leggenda che troviamo agli albori della sua storia.

Fonti: http://www.cavasmart.it/storia-madonna-dellolmo-la-leggenda-del-quadro-miracoloso/; http://www.latheotokos.it/programmi/FESTE_MARIANE/16—30-giugno.htmlhttps://it.wikipedia.org/wiki/Cava_de%27_Tirreni

 

 

BEATA VERGINE DELL’AIUTO

BEATA VERGINE DELL’AIUTO

BOBBIO (Piacenza) 5 giugno 1611

La storia del santuario inizia con un “miracolo”. Il proprietario di un vigneto fece dipingere una madonna su di un muro che delimitava la sua proprietà. L’immagine della Madonna in trono però, cambiò i suoi lineamenti e il colore del volto e guarigioni inspiegabili.

Corgnate di Bobbio è il nome dell’amena campagna che, appena fuori di Porta Nova, si estende fino al torrente Dorbida, degradando leggermente verso il fiume Trebbia. Proprio qui, nella seconda metà del 1400, sorge il Santuario della Madonna dell’Aiuto. In questa zona un certo Adriano Repetino di Belosso, abitante in Bobbio, possiede un vigneto. La proprietà confina, da un lato, con la strada pubblica, per cui con evidente scopo di difendere il vigneto dalle incursioni dei passanti, l’Adriano costruisce un muro di protezione, al fondo del quale, in direzione di Piacenza, adatta una finestra cieca e dentro vi fa dipingere un’Immagine sacra. Vi è raffigurata la Madonna seduta su uno sgabello, con sulle ginocchia il Bambino Gesù che con la destra benedice, mentre nella sinistra stringe un mazzolino di fiori campestri. È l’Immagine che ancora oggi costituisce il centro spirituale del Santuario.

L’autore è ignoto, ma facilmente è uno del posto; egli rivela buon gusto nella scelta dei colori che gradevolmente si fondono in bella armonia. Il volto della Madonna è soffuso di una mirabile serenità, mentre quello del Bambino, riuscito meno bene, sembra avere un’aria un po’ corrucciata. L’insieme della composizione pittorica però è sufficientemente espressivo; l’atteggiamento seduto, molto usato a quei tempi, ispira riposo e tranquillità.

All’inizio dell’estate del 1472 questo dipinto di Corgnate fa parlare di sé, attirando l’attenzione dell’intera cittadina di Bobbio e dei paesi vicini. Che cosa sia successo lo possiamo sapere solo in parte, da tre Atti notarili rogati dal notaio Giovanni da Villori, giunti a noi in una trascrizione cartacea, nei quali si «parla di mutazioni di colore dell’immagine, seguite da un notevole movimento devozionale e da molte guarigioni di malati».

Mancando il Vescovo, morto nella primavera di quell’anno, il Vicario capitolare Pietro Balbi promuove subito un’inchiesta, dall’esito positivo, sui fatti di Corgnate e chiede ad Adriano Repetino un pezzo del vigneto per costruirvi una chiesa. La donazione è fatta verbalmente e subito si inizia la costruzione della chiesa; il 18 di Agosto vengono redatti i tre Atti notarili, per la regolarizzazione giuridica della donazione, e viene assegnato alla nuova chiesa il nome: «dell’Annunciazione di Maria».

All’inizio del 1600 la Madonna di Corgnate ritorna alla ribalta con fatti che suscitano entusiasmo in tutta l’area attorno a Bobbio. Testimone privilegiato e responsabile di quanto si è verificato in Corgnate è il Vescovo di Bobbio, Marcantonio Bellini, che così narra nel suo diario: «5 giugno: venne riferito al vescovo che vi era un grande accorrere di persone, perché, secondo le voci raccolte, oggi alle ore 15 il volto della sacra Immagine si era coperto di sudore ed alcuni avevano ricevuto guarigioni prodigiose.»

Dopo il canto del vespro e del mattutino nella cattedrale, il vescovo insieme al clero e ad una moltitudine di persone si portò alla predetta sacra Immagine, la quale si trova fuori della città vicino alla chiesa di S. Maria di Corgnate, in un piccolo tempio prima protetto da un cancello di ferro; per la singolare devozione del popolo e per le molte grazie quivi ottenute, questa Immagine era divenuta celebre e frequentata. Appena giunto, vi trovò una moltitudine di persone e constatò che molti facevano elemosine ed offerte. Il vescovo con diligenza interrogò i presenti dell’accaduto e, a parte, interrogò pure il presbitero Giuseppe Bertolasio, cappellano della chiesa. Al fine di provvedere temporaneamente, in attesa di una matura decisione, egli decretò e ordinò di assumere opportune informazioni e nominò i sotto descritti deputati per la conservazione e la cura delle elemosine; stabilì pure che da ora in poi si sarebbe chiamata Beata Vergine dell’Aiuto».

I miracoli si moltiplicano, la devozione dei fedeli cresce; la piccola chiesa iniziale si trasforma e diventa lo splendido Santuario attuale, consacrato solennemente il 13 luglio del 1738. La Madonna dell’Aiuto, incoronata nel 1947 con grande riconoscenza per la protezione concessa alla Città durante la guerra, è proclamata Patrona principale di Bobbio, dietro deliberazione unanime del Consiglio Comunale. Nel 1970 il Papa Paolo VI eleva il Santuario della Madonna dell’Aiuto a Basilica. Il riconoscimento pontificio pone così il Santuario tra i monumenti più significativi della devozione mariana in Italia.

Fonti http://www.donbosco-torino.it/ita/Maria/calendario/2002-2003/6-Bobbio_Madonna_Vigna.html; https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_della_Madonna_dell%27Aiuto_(Bobbio)

 

 

Gua Maria Sumber Kahuripan

Gua Maria Sumber Kahuripan

30 maggio

Gua Maria Sumber KahuripanGua Maria, ovvero “Grotta di Maria”. Chi l’avrebbe detto che nel bel mezzo dell’Indonesia si poteva trovare una riproduzione della grotta di Lourdes e una chiesa dedicata San Francesco d’Assisi?

La “Grotta di Maria” qui chiamata Gua Maria, si trova nella parte inferiore della chiesa di San Francesco d’Assisi a Cibadak, esattamente dietro la scuola Mardi Yuana.

L’edificio è magnifico e domina la valle. La chiesa può ospitare circa 300 persone. Sulla sinistra hanno adibito un edificio con servizi igienici per l’arrivo delle grandi comitive di pellegrini. La grotta si raggiunge attraverso una scalinata e al centro del campo domina la statua di S. Francesco d’Assisi (patrono della parrocchia). St. Francesco è conosciuto come un amante degli animali e in grado di comunicare con loro.

Gua Maria Sumber Kahuripan1

Statua di San Francesco

Gua Maria Sumber Kahuripan fonte

Fonte di acqua potabile

Spesso alle 11.00 del mattino viene celebrata una messa speciale per i pellegrini che arrivano dalle varie località, da maggio ad ottobre, periodo ideale per visitare queste zone dell’Indonesia.

Prima della celebrazione vengono consegnati dei fogli sui quali i pellegrini possono scrivere le loro intenzioni di preghiera che poi verranno poste in un contenitore di fronte all’altare. Successivamente finita la celebrazione ci si riunisce davanti all’altare per ricevere la benedizione dell’acqua e degli oggetti religiosi da parte del sacerdote.

Come a Lourdes sul lato sinistro della grotta troviamo una fonte d’acqua di montagna, si dice sia la migliore dell’isola di Java, infatti può essere utilizzata senza bisogno di bollirla. E’ qui che i pellegrini prendono raccolgono l’acqua, la bevono e la portano a casa dopo la benedizione del sacerdote.

Gua Maria Sumber Kahuripan2

Via Crucis

Scendendo le scale di cemento, c’è una piccola sala di preghiera con un’altra statua della Vergine Maria, anche in questo luogo troviamo un bagno. Questi servizi non sono un caso, perchè per i balinesi è un segno molto importante, che si unisce alla preghiera, è il simbolo della pulizia interiore che si trasferisce all’esterno. Quindi un segno di purificazione che diventa un passaggio indispensabile e necessario. Una doccia che i balinesi fanno vestiti, grazie anche ad una sorgente di acqua calda, proprio a significare un secondo battesimo, un lavaggio dello spirito.

La grotta è stata inaugurata da mons. Michael C. Angkur, OFM, Vescovo Bogor il 30 maggio 2004, la grotta di Maria Kahuripan (in lingua Sudanese significa la vita) dovrà essere migliorata e sviluppata, soprattutto in considerazione del fatto che è l’unica grotta di Maria con sorgenti di acqua calda, perché ci permette di sostenere lo sviluppo di questo santuario mariano con la sua parrocchia.

Gua Maria Sumber Kahuripan3

Fontehttp://ziarah-santa-maria.blogspot.it/2011/12/gua-maria-sumber-kahuripan.html

MARIA MADRE DELLA CHIESA

MARIA MADRE DELLA CHIESA

1° Lunedì dopo la Pentecoste

Il Concilio Vaticano II, dichiarò la beata Vergine Maria «Madre della Chiesa” Papa Francesco, ha stabilito nel 2018 che la memoria della beata Vergine Maria, Madre della Chiesa, sia celebrata dal Calendario Romano nel Lunedì dopo Pentecoste.

Il 21 novembre 1964, a conclusione della terza Sessione del Concilio Vaticano II, dichiarò la beata Vergine Maria «Madre della Chiesa, cioè di tutto il popolo cristiano, tanto dei fedeli quanto dei Pastori, che la chiamano Madre amatissima». La Sede Apostolica pertanto, in occasione dell’Anno Santo della Riconciliazione (1975), propose una messa votiva in onore della beata Maria Madre della Chiesa, successivamente inserita nel Messale Romano; diede anche facoltà di aggiungere l’invocazione di questo titolo nelle Litanie Lauretane (1980). Papa Francesco, considerando attentamente quanto la promozione di questa devozione possa favorire la crescita del senso materno della Chiesa, come anche della genuina pietà mariana, ha stabilito nel 2018 che la memoria della beata Vergine Maria, Madre della Chiesa, sia celebrata dal Calendario Romano nel Lunedì dopo Pentecoste.

Di seguito, la riflessione di P. Crispino Lanzi

La Madonna è presente, come Madre, nella Chiesa fin dal suo inizio. Infatti gli Atti raccontano che gli Apostoli, subito dopo l’A­scensione di Gesù, partono dal Monte degli olivi, fanno ritorno in Ge­rusalemme ed entrano nel Cenacolo ove “erano assidui e concordi nella preghiera insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù” (Atti 1,12-14). Ella continua ad essere sempre accanto a noi.
La Vergine è vera Madre della Chiesa. Non lo è in senso fi­gurato come quando si dice che la patria è la madre dei cittadini, ma lo è in senso reale. Infatti, la maternità dice ordine alla vita; ora, lei ha cooperato a darci la vita della grazia, la vita soprannaturale che ave­vamo perso a causa del peccato originale; ha cooperato alla nostra ri­nascita, alla nostra rigenerazione (cf. Giov. 3,3-5), quindi è nostra Madre so­prannaturale tenerissima. Essendo Madre di Cristo, è Madre di tutti i cristiani, vale a dire di tutta la Chiesa. Concependo Cristo, ha conce­pito tutta l’umanità redenta da Gesù.

Esempio. A Caen in Normandia (Francia), il 6 Giugno 1944, nel­l’alto della notte, la più grande armata, che la storia ricordi, sbarca sulle coste francesi per liberare l’Europa dal nazismo. Un particolare: il famoso paracadutista John Steele, catapultato (insieme ad altre mi­gliaia) nelle retrovie tedesche, si arresta in alto, perché una cordicella del paracadute si è impigliata in una guglia della Chiesa della Santa Madre.

Fu una fortuna perché, se fosse atterrato tra il fuoco infernale delle mitragliatrici tedesche, quasi sicuramente sarebbe stato ucciso come lo furono altri 37.000 soldati. Impegniamoci a rimanere spiritualmente aggrappati alla grande Madre della ChiesaLei ci custodirà sempre lontani dal peccato e nella gioia della grazia e nella dolcezza della santità.

Amiamo la Chiesa di cui nulla di più grande esiste nel mondo e che è un meraviglioso dono che Gesù ci ha dato per la nostra salvezza eterna e per la nostra santificazione. Amiamo, invochiamo, imitiamo la Santa Madre della Chiesa, la Vergine, la quale “brilla innanzi al pellegrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione” (Lumem gentium, 69).
PREGHIERA A MARIA MADRE DELLA CHIESA

Madre della Chiesa, e Madre nostra Maria, raccogliamo nelle nostre mani quanto un popolo è capace di offrirti; l’innocenza dei bambini, la generosità e l’entusiasmo dei giovani, la sofferenza dei malati, gli affetti più veri coltivati nelle famiglie, la fatica dei lavoratori, le angustie dei disoccupati, la solitudine degli anziani, l’angoscia di chi ricerca il senso vero dell’esistenza, il pentimento sincero di chi si è smarrito nel peccato, i propositi e le speranze di chi scopre l’amore del Padre, la fedeltà e la dedizione di chi spende le proprie energie nell’apostolato e nelle opere di misericordia.

E Tu, o Vergine Santa, fa’ di noi altrettanti coraggiosi testimoni di Cristo. Vogliamo che la nostra carità sia autentica, così da ricondurre alla fede gli increduli, conquistare i dubbiosi, raggiungere tutti. Concedi, o Maria, alla comunità civile di progredire nella solidarietà, di operare con vivo senso della giustizia, di crescere sempre nella fraternità. Aiuta tutti noi ad elevare gli orizzonti della speranza fino alle realtà eterne del Cielo.

Vergine Santissima, noi ci affidiamo a Te e Ti invochiamo, perché ottenga alla Chiesa di testimoniare in ogni sua scelta il Vangelo, per far risplendere davanti al mondo il volto del tuo Figlio e nostro Signore Gesù Cristo. Amen 

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N.S. DELLE GRAZIE MELLEA DI FARIGLIANO

N.S. DELLE GRAZIE MELLEA DI FARIGLIANO 

20 maggio 153710 aprile 1637 – (CN)

Un secolo dopo la prima Apparizione, il 10 aprile 1637, la Madonna appare una seconda volta ad un giovane, di lì a poco la costruzione del Santuario e Don Bosco fu invitato a fondarvi una scuola.  

L’avvenimento che porta alla notorietà il piccolo borgo di Mellea, situato sulla statale che collega Carrù a Farigliano, in provincia di Cuneo, accade il 20 maggio 1537. Mellea è un nome comune che si incontra in altre località vicine e che richiama istintivamente il miele; forse vuole significare un luogo ricco di piante dall’intenso profumo e ricche di nettare per le api, come le acacie, i tigli, i ciliegi. Mellea è adagiata proprio in mezzo al verde di queste piante, su una delle terrazze formate in questo luogo dal fiume Tanaro.

Un certo Antonio da Momigliano, provincia di Chambéry, residente in Farigliano, molto malato e tanto storpio da essere costretto a camminare carponi, aiutandosi con le mani, il 20 maggio 1537 decide di recarsi, accompagnato da un amico, a Carrù in cerca di qualche rimedio al suo lungo e disperato male. È la domenica di Pentecoste. Oltrepassato il Tanaro, con grande fatica riesce ad arrancare su per le balze boscose della scarpata alla cima della quale si trova la città di Carrù.

Giunto alla seconda terrazza, quella che oggi è denominata Pianmezzano, esausto per la fatica, si ferma nel folto della boscaglia per riposare, prima di affrontare l’ultima salita. Improvvisamente in un’abbagliante luce gli appare una Signora vestita di bianco, seduta su di un sasso. Antonio, attonito ed abbagliato, non sa rendersi conto di quanto gli stia accadendo, ma spinto da un’ispirazione del cuore, fissa il suo sguardo sulla bianca Signora che lo guarda con dolcezza e gli chiede dove stia andando e per quale motivo. Pieno di fede e di fiducia, Antonio dice che va in cerca di chi possa dargli un po’ di sollievo nella sua malattia.

La Signora allora si manifesta e gli dice: “Levati in piedi, perché qui vi è una Vergine che fa miracoli”. A quelle parole, Antonio si rizza in piedi sulle gambe che da tanto tempo non lo reggevano, e si sente guarito. È facile immaginare il suo stato d’animo: piange di gioia e non si stanca di baciare il sasso sul quale ha visto seduta la Madonna. Manda il compagno a recare la notizia dell’accaduto a Farigliano, ma lui non si muove da quel luogo e continua a ringraziare per la guarigione ottenuta.

Da Farigliano e dai paesi vicini la gente accorre, recando malati di ogni genere, pieni di speranza nella guarigione. Tra questi si conserva il ricordo di un certo Marco Cornero di Fossano, amico di Antonio ed anche lui rattrappito nelle membra, che a stento riesce a muoversi con le stampelle. Giunto vicino all’amico lo supplica di fargli vedere la Madonna e di chiedere per lui la guarigione. Antonio gli indica il masso sul quale è apparsa la Signora, e ad un certo momento grida: Eccola!Marco non la vede, ma si sente guarito da tutti i suoi mali. Pieno di gioia e di riconoscenza appende le stampelle, ormai inutili, ai rami di un albero vicino a quel masso.

I fatti straordinari in quel luogo si susseguono e l’afflusso dei fedeli cresce continuamente, tanto che le autorità di Farigliano decidono di ricorrere al Vescovo di Alba, dal quale dipendono, perché riconosca la verità dei fatti, e conceda l’autorizzazione a costruire una cappella sul posto. Il Vescovo, Mons. Marco Girolamo Vida, già al corrente dell’evento istituisce un regolare processo ed invia un suo delegato a prendere le necessarie informazioni sui singoli fatti, affinché non si nasconda qualche inganno. A conclusione dell’indagine, il Vescovo dichiara veri ed autentici i fatti accaduti e concede l’autorizzazione alla costruzione di una cappella dedicata alla beata Vergine.

Intanto, quasi a dimostrazione del gradimento da parte della Madonna, i prodigi continuano. Mentre si costruisce la cappella, la figlia di un certo Gallo Brignone di Clavesana, che può muoversi unicamente con l’aiuto delle stampelle, è improvvisamente guarita; un soldato, agli ordini del capitano Fantone, è guarito dalla paralisi ad un braccio, ed un giovane sordo e muto riacquista la parola e l’udito. In pochi mesi la cappella è costruita ed è affidata alla Società dei Fratelli Disciplinati di Farigliano.

Un secolo dopo, il 10 aprile 1637, la Madonna appare una seconda volta ad un giovane Giovanni Ferrero di Biagio, di Farigliano. Il fatto è documentato, con atto autentico, dal notaio ducale di Farigliano, Bernardo Mancardi. Viene costruito l’attuale Santuario con l’annesso Convento che ben presto acquistano notorietà per i numerosi prodigi avvenuti. Per la custodia ed il servizio religioso sono chiamati i monaci Cistercensi dell’Abbazia di Vicoforte di Mondovì, e dal 15 febbraio 1647 i Frati Minori Francescani, che vi rimangono fino al presente, tranne il periodo della soppressione napoleonica ed il periodo dell’incameramento dei beni ecclesiastici del 1850. In questo secondo periodo l’Amministrazione Comunale di Farigliano invita Don Bosco a fondarvi una scuola e nel frattempo ad assicurare il servizio religioso nel Santuario. Difficoltà di vario genere impediscono che ciò avvenga, ma sappiamo che il Santo ha visitato di persona il Santuario, usufruendo di uno dei primi treni che percorrono la linea ferroviaria Torino-Ceva (1874).

 

Molto interessante, per la storia del Santuario, è il Libro dei Miracoli, manoscritto conservato nell’Archivio del Convento, che contiene “le memorie autentiche riguardanti le apparizioni miracolose”, le deposizioni cioè fatte con giuramento davanti al pubblico Notaio. Il P. Emanuele Battaglioni lo riporta nel recente suo libro2 trascritto integralmente, con grande pazienza, dal P. Maurilio Sacchi.

Don Mario Morra

Fontehttp://www.donbosco-torino.it/ita/Maria/calendario/2000-2001/La%20Madonna%20di%20Mellea%20di%20Farigliano.html

NOSTRA SIGNORA DELLA FORTUNA

NOSTRA SIGNORA DELLA FORTUNA

Genova – 17 Gennaio 1636

Il simulacro raffigurante Nostra Signora della Fortuna, molto venerata a Genova, in realtà altro non era che la polena di una nave irlandese d’alto borgo.

In alcuni casi le polene avevano lo scopo di indicare il nome della nave che la ospitava a persone che non sapevano leggere. Per il marinaio è l’anima stessa della nave a cui venivano attribuiti poteri soprannaturali e un profondo significato mistico. I marinai, infatti, erano convinti che la polena, protesa in avanti a proteggere la nave, li avrebbe difesi dalle tempeste, dalle sciagure naturali, dalle temibili correnti marine ed essi stessi se ne prendevano cura perché pensavano che, se questa scultura fosse stata danneggiata per un qualsiasi motivo, avrebbe portato sfortuna a tutto l’equipaggio.  Quando ci si rese conto che queste figure rischiavano di mettere a repentaglio la stabilità della nave, le polene divennero prima meno elaborate e poi scomparvero quasi del tutto.

La nostra storia inizia il 17 Gennaio 1636 quando tra i rigori inclementi dell’inverno nel mare di Genova infuria una tempesta, che terminerà solo il giorno successivo davanti agli sguardi attoniti dei genovesi che contemplano gli esiti del naufragio. E là, nelle acque della Darsena, vanno alla deriva i legni spezzati e i resti di navi che un tempo sfidavano il mare. Tra tanta distruzione, sull’acqua galleggia una statua, è l’immagine di Maria, che tiene in braccio il suo Bambino. Egli tra le dita sorregge il mondo, Lei con l’altra mano stringe un rosario.

Questa storia è narrata da Don Lorenzo Zignago e si può ritrovare anche in alcuni documenti coevi. Stranamente la statua era l’unica cosa che risultò essere rimasta intatta infatti sotto gli occhi stupiti dei presenti era stata sbalzata dalla violenza delle onde fino alla darsena superando miracolosamente indenne un galeone che ne ostruiva la bocca. Si trattava della polena di una nave irlandese ancorata in porto. Era necessario portare la statua della Madonna a terra il prima possibile. A farlo fu un uomo di Levanto, un venditore di vino, a tutti noto come il Figlio del Merlo, sarà lui a condurre a riva la Statua di Nostra Signora della Fortuna.

Messa all’asta, fu acquistata da due marinai che in seguito la depositarono nei locali di un magazzino che apparteneva alla famiglia Lomellini, e lì fu dimenticata per moltissimi anni.

Un giorno, una bimba di circa sette anni che abitava in un piano alto di quell’edificio, cadde disgraziatamente da una finestra precipitando nel vuoto ma, miracolosamente restò illesa. La bimba raccontò che una bella signora vestita d’azzurro, era uscita dal magazzino e l’aveva stretta tra le braccia impedendole di schiantarsi al suolo e amorevolmente l’aveva poggiata a terra.

Nessuno si ricordava più della polena che era ormai ricoperta di polvere e ragnatele, tanto che la sua antica forma era ormai irriconoscibile. La gente accorsa s’inginocchiò commossa davanti a quel monco simulacro recuperato dal magazzino e ringraziò colei che da quel momento in poi fu considerata una Madonna miracolosa.

Spolverata, rivestita e completata della parte mancante, la statua/polena fu portata dapprima nella Chiesa medievale di San Vittore e in seguito sull’altare Maggiore della Chiesa di San Carlo in Via Balbi, dove si dice si sia mossa da sola per posarsi sul piedistallo che era stato per lei preparato. Nel luogo a Lei dedicato troverete dipinti che narrano le circostanze che la condussero tra di noi.

Il titolo di Madonna della Fortuna lo si fa risalire alla buona sorte, oppure al fatto che sia uscita indenne dalla violenza distruttiva di un fortunale (vento da 103 a 117 km/orari, mare forza dieci con onde altissime).  Essa dispensa ancora i suoi favori e le sue grazie e ancora si narra di un’altra giovinetta caduta da una finestra e salvata da Lei, le cronache parlano anche di uno storpio che grazie a Lei ritrovò la salute.

Fonti: http://www.biagiogamba.it/?p=1397https://dearmissfletcher.wordpress.com/2017/09/11/genova-1636-i-prodigi-di-nostra-signora-della-fortuna/

Madonna di Boulogne

MADONNA DI BOULOGNE

Francia, 10 luglio

La Nostra Signora di Boulogne apparve su una barca a vela nel settimo secolo chiedendo a S. Ide la costruzione di una chiesa. Nel XIII secolo era un luogo di pellegrinaggio delle dimensioni della Lourdes di oggi.

Boulogne-sur-Mer si trova nel Passo di Calais, diocesi di Arras. Questo santuario è una delle tre cattedrali della diocesi, insieme a quella di Arras e di St Omer, la sua storia è stata attraverso i secoli una testimonianza di fede, conversione, riconciliazione, pace.

Alcuni manoscritti del tardo Medioevo narrano la storia di questa Vergine seppure con alcune varianti:

Una signora molto bella arriva in barca dal mare in una piccola barca senza vele. A coloro che la vedono e le chiedono il nome, Essa risponde che è il “sostegno dei peccatori, una fonte di grazia e fonte di misericordia.” Dopo di che aggiunge: “Voglio che una luce divina scenda su di voi e sulla vostra città…. Amici, costruite una chiesa a mio nome

Un’altro racconto narra che intorno all’anno 636, al tempo del re Dagoberto e San Omer era vescovo di questa regione, in un tardo pomeriggio gli abitanti erano riuniti in una cappella coperta di canne e rami, situati nella parte superiore della città, quando la Madre di Dio apparve invitandoli ad andare verso la riva del mare, dove avrebbero trovato una barca. Essi andarono e ne trovarono una senza vela, senza remi senza alberi che trasportava una Vergine di legno, circa tre metri di altezza con Gesù che teneva teneramente nel braccio sinistro. Entrambi con un’impressione straordinaria di calma, pace e felicità. (Fonte: sito della cattedrale) Entro il 1100, la contessa di Boulogne Ide, che più tardi divenne S. Ide, costruì una chiesa romana. Il lavoro è durato 200 anni. Il coro gotico chiude l’inizio del Quattrocento.

Nei secoli successivi Boulogne diventò una tappa nel cammino Santiago de Compostela, in particolar modo per i pellegrini provenienti dall’Inghilterra o dal Belgio, dalla Spagna o dall’Italia.

La cattedrale della Madonna di Boulogne dopo varie vicissitudini venne completamente distrutta durante la Rivoluzione Francese quando le chiese e i conventi furono dichiarati proprietà statale. I mobili furono venduti e distrutti. La statua fu bruciata nel 1793. La cattedrale divenne un arsenale, un deposito, per poi essere venduta a commercianti stranieri della città, che la demolirono pezzo per pezzo.

La mano destra della statua, però, essendo caduta precedentemente, rimane l’unico pezzo originale della statua, che viene a tutt’oggi conservato in un reliquiario sotto la cupola. 

Nel 1820 un abate benedettino (Abbot Haffreingue) sentì come una chiamata interiore a ricostruire quelle antiche mura. Dedicò così tutta la sua vita alla ricostruzione del santuario, per portarlo così all’antico splendore, ma si può dire che ciò avvenne solo tra il 1943 e il 1948, quando 4 immagini della Madonna pellegrina di Boulogne attraversarono tutta la Francia, fermandosi in 16.000 parrocchie.

Con i soldi donati dalla sua famiglia, acquistò la terra e le macerie della cattedrale e per cominciare costruì una piccola cappella. Un generoso donatore donò una somma di 48.000 franchi e dopo questa ne arrivarono altre da tutta la Francia e persino l’Inghilterra. Ricominciarono così i pellegrinaggi e le donazioni aumentarono ancora. Ma l’abate Haffreingue era molto modesto e fece scrivere all’esterno della cattedrale, sotto il portale centrale “A domino factum est”: questo è il lavoro del Signore.

Dal 1943 al 1948 quattro riproduzioni della Vergine di Bologna, chiamate anche “Madonna del Grande Ritorno”, ciascuna montata su un’auto, hanno percorso 120.000 km. In tutta la Francia visitarono 16.000 parrocchie risvegliando la fede, la preghiera e la conversione di molti.

La statua della Vergine fu portata in un pellegrinaggio marittimo con una barca durante la seconda guerra mondiale per chiedere la fine del conflitto.

Fonte: http://forosdelavirgen.org/162/nuestra-senora-de-boulogne-francia-10-de-julio/

 

 

ISTITUZIONE DELL’ANGELUS

ISTITUZIONE DELL’ANGELUS

28-29 giugno 1456

L’istituzione di questa pia pratica religiosa, che ricorda l’Incarnazione del Verbo; come nacque, come si diffuse, la pia pratica con il video e la storia.

Il nome deriva dalla parola iniziale del testo in latino, Angelus Domini nuntiavit Mariae. L’Angelus ricorda l’evento salvifico per cui, secondo il disegno del Padre, il Verbo, per opera dello Spirito Santo, si fece uomo nel grembo di Maria Vergine.

L’origine di questa pratica devozionale è da collocarsi, probabilmente, nei monasteri medievali. Mentre i monaci coristi cantavano le ore liturgiche, composte essenzialmente di salmi (conosciuti a memoria) e di antifone, i conversi, spesso illetterati, interrompevano le loro occupazioni manuali e si univano alla preghiera.

Sembra che l’istituzione dell’Angelus sia stata attribuita a Papa Urbano II, da Papa Giovanni XXII, ma ufficialmente e su vasta scala venne messa in pratica con Papa Callisto tra il 28 e il 29 giugno del 1456 quando invitò tutti ad invocare l’intercessione della Madre di Dio attraverso questa secolare preghiera inizialmente recitata solo al tramonto.

S’intendeva così trovare protezione e grazia presso la Santa Vergine durante un periodo storico particolarmente inqueto e travagliato. L’impero turco infatti minacciava l’Europa e la pace del continente.  La recita tripla fu ratificata dal re Luigi XI di Francia, il quale nel 1472 ordinò che fosse recitata tre volte al giorno.

A partire dal pontificato di papa Paolo VI, alcune emittenti radiofoniche e televisive, anche in Eurovisione, iniziarono a trasmettere la recita dell’Angelus: ogni domenica il Papa a mezzogiorno tiene un breve discorso al termine del quale recita l’Angelus che, nel Tempo Pasquale, viene sostituito dal Regina Coeli.

Angelus di Jean-François Millet

Questa pia pratica include un’indulgenza parziale per i fedeli che recitano l’Angelus all’aurora, al mezzogiorno e al tramonto – o il Regina Coeli nel tempo pasquale.

L’Angelus di Jean-François Millet, è un dipinto realizzato nel 1858-1859 e conservato nel Museo d’Orsay di Parigi, è una delle sue più note opere e che meglio raffigura questa fervente devozione. Mostra infatti una coppia di contadini, intenti nella preghiera, che hanno interrotto il duro lavoro dei campi al suono delle campane che annunciavano l’Angelus. Dichiarerà in seguito Millet:

« L’Angelus è un quadro che ho dipinto ricordando i tempi in cui lavoravamo nei campi e mia nonna, ogni volta che sentiva il rintocco della campana, ci faceva smettere per recitare l’angelus in memoria dei poveri defunti »

Nel Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica tre brevi testi raccontano gli episodi, recitandoli come versetti e responsorio, alternati con la preghiera dell’Ave Maria. Tale devozione viene recitata tre volte al giorno, all’alba, a mezzogiorno ed al tramonto. In tali orari una campana, talvolta detta “campana dell’Angelus” o “campana dell’Ave Maria”, viene suonata. Al termine dell’Angelus si può recitare il Gloria per tre volte ed il Requiem aeternam una volta per le anime dei fedeli defunti. Talvolta è in uso aggiungere anche la recita dell’Angelo di Dio.

PREGHIERA DELL’ANGELUS

V/. L’Angelo del Signore portò l’annunzio a Maria

R/. Ed ella concepì per opera dello Spirito Santo.

Ave, Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

V/. “Eccomi, sono la serva del Signore.

R/. “Si compia in me la tua parola.

Ave, Maria…

V/. E il Verbo si fece carne.

R/. E venne ad abitare in mezzo a noi.

Ave, Maria…

V/. Prega per noi, santa Madre di Dio.

R/. Perché siamo resi degni delle promesse di Cristo.

Preghiamo. Infondi nel nostro spirito la tua grazia, o Padre; tu, che nell’annunzio dell’angelo ci hai rivelato l’incarnazione del tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce guidaci alla gloria della risurrezione. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Fonti: http://www.roman-catholic-saints.com/institution-of-the-angelus.html; https://it.wikipedia.org/wiki/Angelus; https://it.wikipedia.org/wiki/L%27Angelus_(Millet)

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ANGELUS

 

MADONNA DELLA CAVA DI PIETRAPERIZIA

MADONNA DELLA CAVA DI PIETRAPERIZIA

Ancora una volta sembra che la Madonna voglia essere ritrovata amata o onorata in un determinato posto dando segni eloquenti della sua presenza, della sua volontà e del suo amore.

Maria Santissima della Cava è la principale Patrona insieme a San Rocco del paese di Pietraperizia. Viene ricordata con maggior devozione durante l’estate e celebrata il 14 agosto di ogni anno, vigilia dell’Assunta con una messa solenne notturna presso l’omonimo santuario sito in contrada Cava, a circa 4 km dal centro abitato del paese e generalmente presieduta dal vescovo della diocesi di Piazza Armerina. La sera del 15 agosto un palio storico viene portato in processione per le vie del paese.

Secondo la leggenda, un muto trapanese ebbe in sogno la Madonna, la quale gli indicò il punto esatto dove egli, scavando, avrebbe trovato una sua effigie. L’uomo di Trapani così si mise in viaggio e giunto a Pietraperzia nel luogo ove oggi sorge il santuario, scavò e ritrovando la sacra icona ebbe in dono la parola.

Si narra anche che nel tentativo di riportare a Trapani l’immagine, questa cadde più volte dal carro facendo intendere all’uomo che la volontà della Madonna fosse di rimanere in quel luogo e così venne costruita una cappella con un cortile e delle cellette per gli eremiti detti della Cava e solo successivamente un convento per ospitare i padri Agostiniani. In realtà non vi sono fonti certe riguardo al suo ritrovamento, anche se probabilmente tale immagine fu realmente seppellita al fine di preservarla dall’iconoclastia del VIII sec d.C.

L’immagine consiste in un dipinto murale o affresco, raffigurante una Madonna con Bambino, nell’atto di allattare. Gli sguardi sono rivolti verso l’osservatore ed entrambi appaiono benedicenti. Il Bambin Gesù reca in mano un globo crucigero, tipico elemento iconografico attribuito spesso alla figura di Cristo bambino. È collocato sull’altare maggiore del Santuario, contornato da un trono in legno di cipresso, artisticamente intagliato e decorato in oro zecchino.

Il dipinto conserva nella composizione e nella rappresentazione dei chiari riferimenti a un’iconografia bizantina, risultati ancora più evidenti dall’importante e recente restauro alla quale l’opera è stata sottoposta nel 2014. Tuttavia detti lavori, hanno evidenziato come, probabilmente, la composizione generale delle figure potesse essere diversa; infatti le ripetute fratture e rifacimenti amatoriali susseguitisi nei secoli, potrebbero aver compromesso soprattutto la porzione in basso a sinistra, ove la disposizione dell’arto della Madonna appare del tutto innaturale.

La cappella originaria infatti fu rifatta ed ampliata diverse volte con delle porte alla francese che davano a ponente. Nel 1687 i padri Agostiniani abbandonarono il santuario in seguito alla soppressione di tale ordine. Proprio in quell’anno fu deciso di prelevare l’Immagine e trasferirla nel centro abitato, presso la chiesa del reclusorio delle orfane (oggi Chiesa di Maria SS. del Soccorso, vulgo Carmine). Quando la lettiga dove viaggiava il dipinto giunse nelle vicinanze di Pietraperzia, fu ribaltata dalle mule imbizzarrite, provocando varie fratture alla pietra dipinta, documentate anche dai restauri. Ancora una volta tale avvenimento venne interpretato come una volontà divina, così la Sacra Immagine fu ricomposta nel luogo originario.

Nel 1721 furono portati a compimento i lavori di ampliamento del Santuario. In questo periodo si ebbe la nomina di Patrona della città. Tali avvenimenti sono raccontati e raffigurati in due affreschi, collocati nella cappella dedicata alla Madonna della Cava, presso la Chiesa Santa Maria Maggiore di Pietraperzia, e gli stessi sono riproposti, ma con dei bassorilievo in gesso, ai lati dell’altare del Santuario, opere di Giuseppe Fantauzzo di Barrafranca (1851 – 1899).

Il restauro recente restauro ha così portato alla luce un’immagine molto diversa da quella tramandata nei secoli e trasformata dai molteplici interventi.

La tradizione è documentata dal libro di frate Dionigi da Pietraperzia (1744 – 1801), storico pietrino e minore riformato della Provincia di Val di Noto, pubblicato nel 1776 e che ha per titolo Relazione critico-storica della prodigiosa invenzione d’una immagine di Maria Santissima chiamata comunemente della Cava di Pietrapercia. Dalle sue ricerche, il Dionigi deduce che la data del ritrovamento sia da collocare prima del 1222, avendo ritrovato un rescritto del 1227 da cui si evince che la contrada dove oggi sorge il santuario si chiamasse già nel 1222 Madonna della Cava. Non si sa per certo dunque se il nominativo Cava sia dovuto al ritrovamento per via degli scavi (quindi da cavata) o dalla contrada che già doveva portare il nome di Feudo della Cava.

La chiesa contiene anche altri beni artistici tra i quali: un piedistallo di acquasantiera con sculture attribuite ad Antonello Gagini; due tele di grandi dimensioni raffiguranti ľIncoronazione della Vergine del Rosario (1716) e ľAssunzione di Maria Vergine al cielo (fine XVIII sec.); un organo a canne del 1845, costruito dalla ditta Gueli di Caltanissetta.

La devozione da parte dei pietrini per la Madonna della Cava è considerevole. Essi sono soliti, dal mese di maggio e per tutta l’estate, recarsi spesso al Santuario in pellegrinaggio a piedi, come forma di devozione o per grazia ricevuta, e durante il quale viene recitato il Santo Rosario, con formule anche in dialetto pietrino. Inoltre nel mese di maggio si può assistere ai caratteristici Sabati, pellegrinaggi organizzati dalle Associazioni dei Camionisti e dei Trattoristi, i quali partono da Pietraperzia con i propri mezzi di lavoro e si recano al Santuario coinvolgendo tutta la comunità; evoluzioni moderne dell’ormai tramontato Sabato dei Carrettieri, dove lo stesso iter odierno veniva percorso con i mezzi di lavoro di allora.

Fontehttps://it.wikipedia.org/wiki/Madonna_della_Cava

SANTA MARIA DI ANZANO

SANTA MARIA DI ANZANO

Anzano (FG) 1° Lunedì di Pentecoste

Forse nascosta per salvarla alla follia iconoclasta Santa Maria di Anzano ha scelto da se stessa il luogo nel quale rimanere e l’affetto della popolazione le ha dato modo di elargire grazie senza numero ai suoi devoti.

Il primo documento in cui si parla di Santa Maria di Anzano (sancteque marie de anzano), risale al 1131 e trattasi di una pergamena conservata presso La Biblioteca Nazionale di Cava dei Tirreni (SA). L’anno 1131, con tutta probabilità potrebbe, dunque, essere considerato anche l’anno a cui far risalire l’origine della Chiesa di Anzano.

La tradizione popolare vuole che la statua sia stata ritrovata in un folto bosco e da allora venerata come Santa Maria di Anzano, in relazione alla denominazione del luogo in cui fu ritrovata. Probabilmente la statua fu nascosta nel bosco dai fedeli della vecchia Anzano durante le persecuzioni iconoclaste, avvenute negli anni 726-84.

Dal libro “Anzano di Puglia” di Mons. Don Rocco Staffiere abbiamo la descrizione delle origini e la leggenda del ritrovamento della Vergine.

«Dove ora trovasi Anzano era, un tempo, bosco folto… V’era qualche casetta, qua e là, ove i mandriani e pastori portavano a sera i buoi o il gregge, ed i centri abitati erano alquanto lontani. Alcuni «villani» di Trevico, città antica e sede vescovile, di Zungoli e della contrada Scampata presso Città di Contra (così detta perché, forse, a differenza della circostante zona boschiva, era senza alberi, come ora: è l’attuale Scampitella) s’erano uniti a pascolare insieme i loro buoi, o si recavano insieme a qualche fiera… Il bosco era attraversato da una sola strada mulattiera che, lastricata a selce, immetteva sulla via romana Erculea o Eclanense. Entrati nel bosco, dietro le loro mandrie, quei villani nel fitto degli alberi e dei rovi videro una statua maestosamente seduta su di una sedia regale con braccioli, con sul ginocchio sinistro un bambino che sostiene a sua volta con la destra un piccolo mappamondo sormontato dalla croce, tutta ricoperta da un manto azzurro trapunto di stelle: era la Madonna…

Nella semplicità della loro fede, nella grandezza del loro amore filiale verso la Madre di Dio, cui sempre i semplici ed i buoni ricorrono, si rivolsero subito al vescovo di Trevico, che, recatosi sul posto con tutto il clero di quella città, cercò di far trasportare quella bella, maestosa, pesante statua a Trevico, su di un carro agricolo tirato da buoi. Il carro si mosse, ma dopo un tratto di strada non lungo (ancora oggi viene indicato quel posto, a «Macinante», là dove tuttora i pellegrini trevicani vengono incontrati dalla Madonna quando arrivano numerosi in devoto pellegrinaggio annuale, a piedi!), il carro si arrestò e fu impossibile, col pungolo, con la voce, con l’aiuto delle robuste braccia dei mandriani, costringere buoi e carro a muoversi ancora. Si tentò, allora, di immettersi sulla via Erculea, facilmente praticabile coi carri e coi cocchi, e di portare la statua della Madonna a Zungoli. Fu inutile anche questo tentativo! A cento metri dall’immissione sulla via Erculea, al posto ora detto « Casino », buoi e carro non si mossero più! Il terzo, ultimo tentativo, quello di recarsi verso Scampata o Scampitella, ebbe lo stesso effetto: carro e buoi non si mossero dal posto ora detto «Masserie».

Si comprese, allora, che la Madonna voleva restare là, ov’era stata ritrovata; la si riportò. In quel posto fu costruita subito una chiesetta che divenne un faro di richiamo per tutti i buoni mandriani e villani circostanti; là uomini, donne e bambini si raccoglievano a sera, ai piedi della loro Madonna che fu chiamata S. Maria in Silice (dalla via lastricata a selce, o selciato: silex, silicis), a cantare le lodi e benedizioni di Lei; là accorrevano, con gli altri, i cittadini della vicina Anxanum-Anzano; là si raccoglievano ogni anno, nel giorno anniversario del rinvenimento della statua – il lunedì di Pentecoste -, portando con se i loro sacerdoti, tutti gli abitanti di Trevico, di Zungoli, di Scampitella e della vicinissima Anzano

Intorno a quella prima chiesetta i semplici contadini abbatterono gli alberi, dissodarono la terra, costruirono le loro abitazioni quasi sempre fatte di pietre e fango o di travi rivestite di culmo – la miseria ed i continui terremoti li costringevano a tanto! -, onde è restato celebre Anzano come il paese dei «pagliai»; quelle prime povere case, quei pagliai e quei contadini vennero crescendo di numero col tempo, specialmente con l’immigrazione massiccia dei restanti cittadini dell’Anzano distrutta ed abbandonata, e formarono un villaggio.

È questa la leggenda, semplice e comune a tanti altri paesi di questo nostro Meridione cattolico e mariano, leggenda che ogni anzanese ha appreso, fino a qualche anno fa, sulle ginocchia della mamma, quando durante le lunghe sere invernali, durante la quaresima specialmente, tutti nelle famiglie recitavano il Rosario alla Madonna con canto monotono e nostalgico. E’ questa la leggenda che si confonde con la storia del paese, che si ripete da padre a figlio, che indica nel posto attuale del battistero parrocchiale il luogo del rinvenimento della statua della Madonna e che è in parte suffragata dal fatto che ancor oggi, a distanza di anni e di secoli, gli abitanti di Trevico, di Zungoli e di Scampitella, guidati dai loro sacerdoti, nel giorno dedicato alla festa della Madonna di Anzano, o S. Maria di Anzano – il lunedì di Pentecoste, come si è detto – muovono in pio e numeroso pellegrinaggio verso Anzano, vengono ricevuti dalla Statua che in processione va loro incontro nei tre posti indicati dalla tradizione ove il carro si sarebbe fermato per non più muoversi verso i rispettivi paesi.

Ma questa tradizione, vivaddio, si inserisce bene nel contesto storico, trova conferma nei fatti storici che abbiamo riferito e che riferiremo ancora; a sua volta essa sola riesce a spiegarci alcuni fatti che diversamente risulterebbero incomprensibili».

Nel 1930 la Chiesa fu completamente distrutta dal terremoto del Vulture. In tale occasione fu gravemente danneggiata anche l’antica statua della Madonna di Anzano, di cui poi si sono perse le tracce dopo essere stata data o venduta ad un restauratore dall’allora parroco di Anzano Don Rocco Staffiere. Sulle rovine della vecchia chiesa, subito dopo il terremoto, fu edificata l’attuale Chiesa, in stile gotico. Allo stesso periodo risale anche l’attuale statua raffigurante la Madonna di Anzano. L’attuale campanile fu costruito successivamente alla chiesa ed inaugurato nel 1948.

Il riconoscimento della Chiesa di Anzano a Santuario Mariano risale al 21 novembre 1820, anno in cui il Papa Pio VII, riconosce alla chiesa di Anzano un raro privilegio, quello di “Giubileo perpetuo” per cui, ai fedeli che visitano la chiesa nel giorno della festa della purificazione della Beata Vergine Maria (due febbraio) è concessa l’indulgenza plenaria perpetua. A ricordo di tale privilegio, all’ingresso dell’attuale Chiesa, sulla sinistra, c’è una lapide di marmo con una scritta in latino la cui traduzione è la seguente:

D. N. Papa Pio VII – A tutti i fedeli in Cristo veramente pentiti e confortati dalla Santa Comunione, che visitano questa chiesa di Anzano nella festa della purificazione della B.V.M. e che pregano secondo le intenzioni di sua santità, è concessa l’indulgenza plenaria ai fedeli applicabile anche ai defunti. Dai primi vespri a tutta l’ottava della stessa festività. – Ciriaco Arciprete Rossi umilmente pregante nel giorno 21 novembre nell’anno R S 1820 amorevolmente in eterno.

Maggiori informazioni: file:///C:/Users/Monica/Downloads/Parrocchia.pdf

 

 

VERGINE DEI DOLORI DI CHANDAVILA

VERGINE DEI DOLORI DI CHANDAVILA

La Codosera – Spagna – 27 maggio

Nel maggio 1945, proprio alla fine della seconda guerra mondiale, la Santa Vergine apparve a Chandavila (Spagna) a due ragazze contemporaneamente ma in due posti differenti – Marcelina Barroso Exposito (ora suora di clausura) e Afra Brígido Blanco – sotto il titolo di Madonna dell’Addolorata.

La Codosera è un comune della provincia di Badajoz in Extremadura. Si trova a NW di Badajoz, al confine con il Portogallo. Le apparizioni della Santa Vergine a Chandavila iniziarono ufficialmente nel 1945, ma già settantacinque anni prima nel giugno del 1870, una ragazza disse di vedere la Vergine a “Valleseco”.

APPARIZIONI A MARCELLINA

Erano le tre del pomeriggio del 27 maggio 1945, quando la giovane Marcelina Exposito Barroso con la cugina Agustina Gonzalez (entrambi di La Codosera), camminavano verso il villaggio di “Marco” per completare un costume alla madre. Avevano percorso circa due miglia, quando, attraversando il posto chiamato Chandavila, notò una forma scura, distante duecento metri a destra della strada. Cercò di non prestarvi attenzione ma una forza interiore la spinse a vedere meglio. Si accorse così che quella sagoma luminosa aveva le sembianze della Vergine Addolorata, metà sollevata nel tronco di un castagno, circondate da costellazioni luminose, con un mantello nero ricamato di stelle. Il suo volto rifletteva una tristezza mortale e divina.

Scomparsa la visione, la ragazza corse al villaggio, insieme alla cugina, anche se lei non aveva visto nulla. Cercò di non dire niente a casa ma non riuscì a mantenere il segreto che rivelò così alla madre e presto la notizia si diffuse in tutto il paese.

Il 4 giugno al mattino, dopo nove giorni dalla prima apparizione, nuovamente a Chandavila, Marcelinita rivede la Vergine, la quale le chiese di tornare la sera, e di fare un sacrificio alla presenza di tutti.

Quella sera molte persone spagnoli e portoghesi seguirono la veggente verso il luogo dell’apparizione. La Santa Vergine apparve nel cielo azzurro quando ancora distavano una sessantina di metri da Auburn e le chiese di camminare in ginocchio fino all’albero dell’apparizione assicurandola dicendo: “Non temere, niente ti accadrà, perchè ti metterò davanti un tappeto di canne e di erbe in modo che tu non ti faccia male“.

Marcelina Exposito Barroso

Dal ruscello la ragazza cominciò quindi a camminare sulle ginocchia mentre davanti a lei le persone si spostavano per farle strada. Sua madre, la signora Agustina, presente, svenne nel vedere il comportamento anomalo della figlia. Marcelinita rimase per dieci minuti in ginocchio accanto all’albero dove ebbe la visione di una chiesa sul cui altare era posta la Santa Vergine che le chiese di bagnare le dita nell’acqua santiera e tutti i presenti videro il suo gesto.

Le chiese poi se voleva seguirla e senza esitazione rispose: “Sì, signora, ora“, la Vergine sorridendo l’abbracciò e la baciò sulla fronte. Marcelinita sentì sul viso il mantello della Madre di Dio e Le chiese la costruzione di una cappella in suo onore.

Una volta terminata l’estasi, Marcelina, parlava con i suoi amici, come se nulla fosse accaduto. Le ginocchia di Marcelina non avevano alcun segno o alcun graffio, pur avendo percorso duecento metri, anche se molti giovani (e anche il pastore di Codosera, Juan Antonio Galán e Guy) tentarono di imitarla non vi riuscirono per via dei tagli e delle ferite.

Marcelina ebbe altri incontri con la Vergine, divenne poi religiosa nella Congregazione delle Suore della Croce, il 2 agosto 1975, a Siviglia, dedicata alla cura di malati, orfani, poveri e anziani. Con il nome di Suor Mary della Misericordia della Croce. Oggi è in clausura nel Convento a Ciudad Real.

APPARIZIONI AD AFRA

Afra Brígido White, è nata il 21 gennaio 1928 e aveva diciassette anni quando il 30 maggio (festa del Corpus Domini), alle tre del pomeriggio (contemporaneamente alla comparsa della Vergine a Marcelina), decise di andare a Chandavila con i suoi amici.

All’arrivo le parve di vedere, tra le nuvole, una cappella con la forma esatta di una croce. Il giorno dopo, si trovava esattamente nello stesso luogo, dove molte persone erano già riunite per l’apparizione di Marcelina. Brown si sedette e vide fuori dalle nuvole un oggetto scuro che si avvicinava lasciando intravedere l’immagine della Vergine Dolorosa, di profilo, con la faccia rivolta a destra. Per lo stupore nel vederla avvicinarsi a lei Afra svenne.

Pochi giorni dopo muore la nonna e vedendo il suo grande dolore i suoi amici la convincono a tornare a Chandavila. Era il 17 giugno, e il fenomeno si ripete identico alla volta precedente, solo che questa volta entra in estasi ed inizia a camminare sulle ginocchia a fianco del ruscello fin quando la Santa Vergine gli chiede di alzarsi e avvicinarsi al castagno dove Marcelinita era presente all’apparizione e dopo aver rivelato un segreto la vede mandare un bacio a Marcelina.

Nelle apparizioni successive, la Vergine chiese il Santo Rosario e la costruzione di una cappella in quel luogo, e il sacrificio di cantare alla Messa del 4 settembre, celebrata dal Parroco del La Codosera.

Durante una Via Crucis, Afra, entrò in estasi alla XI stazione, davanti ad un quadro della Santissima Trinità, e vide la condizione di nostro Signore Gesù Cristo e la sua crocifissione, sentendo un dolore acuto sui palmi delle mani. A seguito di ciò, ricevette le stimmate sotto forma di piaghe sulle palme delle mani simili ai segni dei chiodi, poi un’altra ferita sul fianco, gocciolante sangue, che le causò grande dolore oltre alle ferite nei piedi.

Il sangue sgorgava più copioso principalmente il venerdì. Afra è stata sottoposta a esami medici, ma le ferite non sembravano essere curabili in più emanavano un soave profumo.

Dedicò il resto della sua vita alla cura dei malati in un ospedale di Madrid fino alla sua morte il 23 agosto 2008, all’età di 80 anni, dopo una lunga malattia.

CHIESA

Conseguentemente alle apparizioni iniziarono numerose conversioni. La prima cappella racchiudeva il castagno dove la Vergine si era manifestata. La costruzione della chiesa odierna di grandi proporzioni, è iniziata il 27 maggio 1947. E’ dominata da una statua di Nostra Signora dei Dolori, proprio come l’avevano vista i veggenti ed è un opera dell’artista mariano Don Genaro Gumiel Lazarus,

La curia diocesana di Badajoz, pur permettendo la costruzione del Santuario, non si è ancora pronunciato ufficialmente in merito a questi fatti. 

Ogni anno, il 27 maggio è un pellegrinaggio, festoso e religioso, alle molte persone che frequentano l’intera regione e il Portogallo.

Fonti: : http://forosdelavirgen.org/99/virgen-dolorosa-de-la-codosera-espana-27-de-mayo/; http://www.mariancalendar.org/virgen-de-los-dolores-de-chandavila-virgin-of-sorrows-la-codosera-badajoz-extremadura-spain/http://www.historiadelacodosera.es/chandavila.htm

 

 

 

MADONNA DELLA GROTTA DI MARTA

MADONNA DELLA GROTTA DI MARTA

Marta (VT) – 19 maggio 1948

Sulle rive del lago di Bolsena, tra Viterbo e Montefiascone, nel paese di Marta (Vt) si sono verificati più di trecento guarigioni e miracoli certificati dopo le apparizioni per tre giorni consecutivi della Santa Vergine Maria insieme a santi e anime del purgatorio.

Il 19 maggio 1948, tre bimbe, Ivana, Brunilde e Maria Antonietta, di otto-nove anni, all’uscita da scuola, decisero di andare a cogliere i fiori per la processione del Corpus Domini. Queste bimbe, per il Corpus Domini colsero i fiori per l’infiorata in onore del Corpo di Cristo e si accorsero, guidate da una delle loro mamme, che l’infiorata sarebbe avvenuta la settimana successiva. Deposero quindi la cesta con i fiori in una cantina perchè si conservassero. Nel mentre posavano il cesto videro una luce fortissima e sul muro un quadro con Maria in braccio Gesù Bambino. Corsero a dirlo alle loro mamme, a tutti a tal punto che il giorno dopo ci volle l’ordine pubblico per “arginare” le visite, gli episodi miracolosi accaduti subito a innumerevoli persone, circa 300.

Nella Grotta di Marta “C’era chi vedeva una luce, chi la Vergine Maria, chi S. Giuseppe, chi anime di trapassati”, da parte di persone giunte anche dai paesi limitrofi. Molti andarono in estasi, per primo Orlando Maurizi, al quale la Madonna disse che il giorno seguente sarebbero accaduti due miracoli: una bambina guarì da un male incurabile e il sole cominciò a roteare divenendo di mille colori, quando soprattutto si disse che non era vero nulla poichè era stato fatto un solo miracolo e nessuno aveva avuto visioni. L’episodio confutò subito tutto e mise tutti, circa quaranta mila fedeli accorsi, davanti all’evidenza e all’assoluto privilegio di avere visto e di credere.

Vennero istituite anche commissioni d’inchiesta con l’allora parroco don Liberato Tarquini ma ci voleva poco per capire che persone lontane venivano misteriosamente avocate in questo luogo, esaudendo loro grazie, per prima la luce nell’anima. Nella storia mariana non è mai accaduto che vi fossero apparizioni e miracoli per tre giorni di seguito. Da quel giorno la Madonna, rappresentata da una bellissima statua bianca e azzurra, non ha mai smesso di elargire grazie, per il tramite della preghiera all’immagine.

Il diario della Grotta delle apparizioni di Marta cita ad esempio: episodi di veggenti Gabriele Paoletti, steso in fondo alla grotta con la faccia contro il suolo e braccia e mani aperte che non si distoglieva dalla sua estasi neppure pestando il suo corpo come è accaduto a tanti qui. Apparizioni tra cui quella a due fidanzati per caso a Marta il 14 novembre 1992. Ad Andrea Sborchia fu affidato il compito di recarsi a piedi e scalzo alla tenuta di San Savino a quindici chilometri tra rovi e sentieri tortuosi di cui nei suoi piedi non restavano alla fine traccia.

Ai miscredenti è riservato un trattamento speciale: a chi ha pensato fosse una buffonata e una bella trovata quella della Grotta di Marta, come l’autista di un bus che andava nel vicino Valentano, è stato riservato un accentuato nervosismo sedato solo con il recarsi alla grotta e chiedendo perdono a Maria per avere dubitato.

Elena Russo nata a Viterbo nel 1987, fu guarita dall’artrite reumatoide, malattia agli esordi, che gli impediva il funzionamento di un ginocchio e che sparì, nonostante il parere di malattia permanente dei vari specialisti cui i genitori l’avevano fatta visitare.

Ed ancora sono stati graziati tra i tanti Guerrino Dolci di Marta che guarì da un’embolia nella regione oculare, Vincenzina Canonico di Napoli da un esaurimento nervoso, Moreno De Grossi di Marta che in un incidente stradale ebbe i timpani perforati e che tornò ad udire perfettamente dopo avere messo nelle orecchie un batuffolo di ovatta precedentemente posto nelle mani della Madonna: fu incredibile. Anche questo fatto, con certificati medici, fa comprendere chiaramente come nella notte precedente all’intervento l’orecchio, il timpano, gli si ricostruì perfettamente da solo senza la necessità di alun bisturi.

E ancora Angela che ponendo una corona di rosario tenuta nelle mani della statua della Vergine riuscì a guarire il marito da una grave forma di cervicale; Mario Prugnoli stesso, salvato da un male al fegato, fino certamente a 97 anni non ha avuto un dolore, che forse sarebbe naturale per età o anche solo per l’essere stato, quanto meno, nell’umidità della grotta tutti i giorni.

Fino, poi, ad esempio ancora grazie certificate a Giovanni Dolci e la moglie che si videro salvo un figlio da un incidente stradale; a Lorenzo il bambino guarito dalle lunghe otiti; Ilde Sassara di Torino e la sua nipotina salvatesi da una scarpata a seguito di incidente automobilistico; una mamma che riuscì ad avere un figlio dopo molti anni dopo l’invocazione a Maria; Maria Angeloni che si salvò a seguito di un incidente domestico da un trauma cranico e conseguente operazione ove i medici non vedevano guarigione; la signora a cui venne salvata la mamma di sessanta anni da aneurisma celebrale, in coma, poi miracolosamente divenuta operabile, quindi tornata a casa senza alcuna ripercussione.

Vedi anche http://www.meteomarta.altervista.org/portale/grotta-delle-apparizioni-o-madonna-della-grotta-di-marta

Fonte: http://www.serraclubitalia.com/2015/04/14/la-santa-grotta-della-madonna-di-marta-il-suo-contesto-ed-i-suoi-miracoli-2/

 

La Vergine di Luján

La Vergine di Luján

Madre dei poveri e degli umili  – ARGENTINA

III° sab dopo pasqua

La tradizione sulla devozione della Madonna di racconta che Antonio Farías Sáa, un contadino di Santiago del Estero, nel secondo decennio del 1600 volle costruire un altare devozionale nella sua casa e per questo ordinò a San Paolo, in Brasile, una statua raffigurante l’Immacolata Concezione di Maria.

Verso il 1630 giunse nel porto di Buenos Aires una caravella. La guidava un marinaio che portava con sé dal Brasile due statuette di terracotta: una, raffigurante “Nostra Signora della Consolazione“, l’altra che rappresentava l’”Immacolata Concezione“. Le statuette erano destinate ad un portoghese che abitava a Sumampa.

Dopo tre giorni di viaggio, la carovana diretta verso il Tucumán giunge al rio Luján, dove passò la notte in una fattoria a 67 km circa da Buenos Aires. All’alba i carrettieri si dispongono per riprendere il cammino, ma il carro che trasportava la statua non riusciva ad andare avanti nonostante fossero stati aggiunti altri buoi da traino.

Allora, tirano giù le casse, e i carri si muovono senza fatica. Ripetono più volte questa operazione e si accorgono che soltanto alla presenza di una cassa il carro non ne vuole sapere di ripartire. Aprono la cassa per vederne il contenuto: vi appare la piccola statua di 58 cm raffigurante l’Immacolata Concezione. Maria è rivestita di una tunica rossa e di un manto azzurro seminato di stelle, le mani sono giunte dinanzi al petto e i piedi poggiano sopra delle nuvole, tra le quali spuntano la luna e quattro testoline di Angeli. Il disegno di Dio ormai è chiaro! La statua fu consegnata a Don Rosendo de Oramas che la sistemò con tutti gli onori nella sua casa.

Dopo che dalle zone vicine cominciarono ad accorrere i pellegrini per venerare la miracolosa immagine, Don Rosendo decise di costruire la cappella dove la statua fu custodita dal 1630 fino al 1674 e dove Maria venne chiamata col titolo di “Estanciera e “Patroncita Morena”.

Nel 1674 Ana de Matos, vedova del capitano spagnolo Marcos de Sequeira e proprietaria di possedimenti sulla riva destra del Luján, dispiaciuta per l’abbandono nel quale versava la cappella della Vergine e constatato il disinteresse da parte delle autorità civili ed ecclesiastiche, chiese a Juan de Oramas, amministratore delle proprietà del defunto Don Rosendo, di poter prendersi cura lei della statua della Vergine, assicurando la costruzione sulla sua proprietà di una cappella dignitosa e di ambienti per l’accoglienza dei pellegrini.

Dopo il trasferimento della statua nella nuova cappella costruita sui possedimenti di Ana de Matos si verificarono continui inspiegabili ritorni della statua sul luogo del miracolo del 1630 fino a quando il vescovo di Buenos Aires Cristóbal de Mancha y Velazco, e il governatore di Rio de la Plata, José Martínez de Salazar, non organizzarono un trasferimento solenne ed ufficiale del simulacro nella nuova cappella.

La cappella fu ricostruita varie volte in ragione del sempre più consistente numero di pellegrini che si recavano a Luján, fino a quando, nel 1890, Padre Jorge María Salvaire non cominciò la costruzione nell’attuale Basilica di Nuestra Señora de Luján.

Lo stesso Padre Salvaire aveva presentato a Papa Leone XIII nel 1886 la richiesta da parte dei Vescovi e dei fedeli del Rio de la Plata perché concedesse l’incoronazione del simulacro della Vergine. Il Papa acconsentì benedicendo lui stesso la corona e concedendo un Ufficio ed una Messa propri per la festa della Vergine di Luján che fu stabilita al sabato prima della IV domenica dopo Pasqua. L’incoronazione della statua fu celebrata nel maggio 1887.

Oggi non c’è luogo in Argentina, nelle case, nelle stazioni, negli uffici pubblici, in cui non sia presente la caratteristica immagine della Madonna di Luján; segno evidente della diffusione del culto e della profonda devozione del popolo argentino per la Madre di Gesù.

Fonti: http://it.cathopedia.org/wiki/Nuestra_Se%C3%B1ora_de_Luj%C3%A1nhttp://www.mariadinazareth.it/www2005/santuari%20mariani%20nel%20mondo/lujan.htm

MADONNA DI GRUSHEW

MADONNA DI GRUSHEW

Ucraina (ex URRS) 12 maggio 191426 aprile 1987

Una Donna vestita di nero con un Bambino in braccio appare su una delle facce della torre ottagonale che copre la cupola di una cappella chiusa al culto dal regime comunista. Rimarrà visibile a più di mezzo milione di persone per un mese intero.

La Santa Vergine apparve nel 1806, allontanando un’epidemia di colera e facendo zampillare ai piedi di un salice acque salutari E in ricordo di questa apparizione e del miracolo era stata costruita una cappella. Ma la Vergine era già apparsa in questo villaggio nel XVI secolo al tempo della guerra dei cosacchi contro il re di Polonia e i pellegrini vi si recavano tre volte all’anno per chiedere perdono o guarigione.

Il 12 maggio 1914, alla vigilia dello scoppio della guerra mondiale, la Vergine apparve a 22 contadini. La visione durò fino al giorno successivo. I veggenti ricevettero un messaggio profetico, che preannunciava tempi dolorosi per il mondo e per l’Ucraina in particolare. Ella predisse loro la perdita di sovranità dell’Ucraina per 80 anni: per otto decenni ci sarebbero state sofferenze e persecuzioni, al termine delle quali la cristianità avrebbe trionfato e l’Ucraina sarebbe tornata libera. Inoltre, disse loro che lo scoppio della guerra mondiale era imminente e che la Russia sarebbe diventata un paese senza Dio.

Il 26 aprile 1987 la Madonna appare a Maria Kyzyn una ragazzina di appena 12 anni (1976). Maria, mentre sta uscendo da casa per recarsi a scuola, nota una strana luce sulla cappella sconsacrata (chiusa al culto dal regime nel 1947) che confina col giardino di casa sua. Si sofferma ad osservarla, quando, all’improvviso scorge, su una delle facce della torre ottagonale che copre la cupola della cappella, una figura: è una Donna vestita di nero con un Bambino in braccio.

La Madonna appariva in tutto simile a quella della cosiddettaVergine della Tenerezza”, un’icona donata circa l’anno mille a Vladimiro il Grande, principe di Kiev, da sua moglie Anna, dopo la conversione di quel popolo al Cristianesimo, culminata con un “battesimo in massa” nelle acque del fiume Dniepr. E’ la più antica e venerata immagine sacra Ucraina.

La piccola rientra di corsa dalla madre Miroslava e l’avverte. La madre esce e, riconosciuta la Madonna, invita la figlia ad inginocchiarsi a pregare. L’immagine della Vergine è rimasta visibile a tutti per un mese, ora nel vano di una finestra del campanile, ora sulla sommità della cupola, ora nel cielo sopra la chiesetta. Testimoni diretti dell’evento miracoloso sono state almeno mezzo milione di persone.

Pellegrini si bagnano alla fonte salvifica di Grushew

Il 13 maggio, anniversario dell’apparizione di Fatima, sugli schermi della televisione locale va in onda un servizio denigratorio sul fenomeno di Grushew, proprio per scoraggiare i pellegrini: ma durante tale programma, sul video apparve l’immagine della Madonna, che tutti i telespettatori della regione poterono osservare.

Occorre ricordare che l’apparizione del 26 aprile si è verificata nello stesso giorno e nella stessa ora in cui ebbe luogo un anno prima il disastro di Chernobyl. Il ché potrebbe sembrare una curiosa coincidenza se la Vergine, in un suo ammonimento, non vi avesse fatto esplicito accenno.

La Madonna ha dato a Maria, nel corso delle numerose apparizioni che la giovane veggente ha avuto, diversi messaggi: talvolta piangendo ha chiesto penitenza per la remissione dei peccati dell’umanità; in altre occasioni ha invitato alla preghiera e al perdono per la conversione della Russia; alla recita del Santo Rosario, arma potente contro satana. Ha invitato a non dimenticare coloro che sono morti nel disastro di Chernobyl, che è stato un avvertimento e un segno per il mondo intero.

Il regime comunista fece di tutto per impedire ai veggenti di sostare sul posto e per scoraggiare il pellegrinaggio: ha innalzato barricate, ha scavato fossati lungo tutte le strade di accesso al villaggio e allargato il perimetro della zona vietata ai pellegrini. Ma tutto ciò non arrestò l’afflusso dei fedeli: una fonte governativa ha parlato della presenza di 45.000 persone al giorno, che provenivano anche da molto lontano. La chiesa di Hrushiv è uniate, ovvero appartenente alla comunità cattolica di rito greco fedele alla Chiesa di Roma e molto perseguitata dal regime sovietico. Non appena la notizia dell’apparizione si diffuse, però, anche gli ortodossi accorsero sul luogo del miracolo.

Il primate della Chiesa ucraina, il cardinale Lubachivsky, pur non avendo espresso un giudizio definitivo sugli eventi di Grushew, ha apprezzato il fatto che in seguito alle apparizioni la fede della gente si sia rafforzata.

Non è la prima volta che la Madonna appare in Ucraina in questo dopoguerra. Essa è apparsa per 11 volte a Seredne, sempre nell’Ucraina occidentale, nel 1954-55, a una giovane veggente di nome Anna, dandole un messaggio che non differisce sostanzialmente da quelli di Fatima e di Medjugorje. E l’anno scorso si è parlato di apparizioni anche in un’altra località vicino a Gruscevo.

Dai messaggi dell’aprile 1988:

E’ per tramite vostro e del sangue dei martiri che avverrà la conversione della Russia. Pentitevi e amatevi gli uni e gli altri. Stanno per arrivare i tempi che sono stati preannunciati come quelli della fine del tempo. Guardate la desolazione che circonda il mondo: i peccati, l’accidia, il genocidio… Se per la Russia non c’è ritorno al cristianesimo, ci sarà una terza guerra mondiale e il mondo intero si troverà davanti alla rovina“.

Insegnate ai bambini a pregare. Insegnate loro a vivere nella verità e vivete voi stessi nella verità. Dite il Santo Rosario. E’ l’arma contro satana… Sono venuta a confortarvi e a dirvi che le vostre sofferenze ben presto finiranno. Io vi proteggerò per la gloria e il futuro del Regno di Dio sulla terra, che durerà mille anni. Il Regno del Cielo e della Terra è a portata di mano. Verrà solo attraverso la penitenza e il pentimento dei peccati… Molti vengono come falsi messia e falsi profeti. Siate attenti… Io non faccio distinzioni di razza o religione. Voi qui in Ucraina avete ricevuto la conoscenza dell’unica, vera, Chiesa apostolica… Il Dio Eterno vi chiama. Ecco perché sono stata mandata a voi… nonostante le lunghe persecuzioni che avete subito non avete perduto la fede, la speranza e la carità“.

Bisogna riflettere all’epopea di fede e di martirio vissuta tra i cattolici ucraini durante questo terribile “ottantennio” che sta per chiudersi: essi hanno davvero meritato la predilezione della Vergine e possono celebrare, sia pure in silenzio ma con rinnovata speranza, il millenario della conversione della Russia al Vangelo.

Fontehttp://www.mariadinazareth.it/apparizione%20Grushew/le%20apparizioni.htm

ARTICOLI COLLEGATI

APPARIZIONI DI EL ESCORIAL
IGORESVSKAYA

VERGINE DI CUAPA

VERGINE DI CUAPA

Nicaragua – 15 aprile 1980

Nei primi giorni di maggio 1980 – scrive Bernardo – mi sentivo triste: avevo problemi economici, problemi di lavoro, e ancora di più problemi spirituali. E mi sentivo annoiato. Avevo persino detto al mattino che volevo morire“. Queste le parole e lo stato d’animo del veggente di Cuapa prima delle apparizioni.

Cuapa è un paese di un centinaio di case, abitato prevalentemente da contadini, nel dipartimento nicaraguense di Chontales, ad est della capitale Managua. Le apparizioni della Madonna a Cuapa ebbero luogo nel 1980, quando il Nicaragua era amministrato da un governo comunista che aveva fatto di tutto per distruggere la fede cattolica nel paese. Si voleva stabilire una “chiesa popolare” separata da Roma. Inoltre il paese era lacerato dalla guerra civile, il sangue scorreva mentre la miseria e l’odio si diffondevano dappertutto.

Nel 1972 il paese era stato colpito da un’altra tragedia, un terremoto catastrofico che aveva semi-distrutto la capitale causando oltre 6.000 vittime e circa 100.000 senza tetto. Con i suoi quattro milioni di abitanti, il Nicaragua oggi è uno dei paesi più poveri dell’America Latina, la guerra che ha sconvolto il paese tra il 1982 e il 1990 e le molte calamità naturali sono le cause principali della sua miseria.

IL VEGGENTE

Bernardo Martínez nacque proprio a Cuapa nel 1931. Sua nonna lo allevò ed educò cristianamente. Era un contadino semplice e umile, pio e servizievole, che nel tempo libero aiutava nella chiesa come sacrestano. Fin da piccolo Bernardo era desideroso di diventare sacerdote, ma in gioventù non poté realizzare questo suo desiderio. Il 20 agosto del 1995, a distanza di 15 anni dalla fine delle apparizioni e quando aveva ormai 64 anni, venne ordinato sacerdote nella Cattedrale di León, in Nicaragua. Morì il 30 ottobre del 2000, poco tempo dopo aver appreso dai medici dell’Ospedale Germano-Nicaraguense di Managua che non gli restava molto da vivere a causa dell’aggravarsi dei suoi problemi di salute. Dopo il funerale, la salma venne trasferita nella sua città natale, dove il 1 novembre venne tumulata nella Cappella delle apparizioni di Cuapa.

PRIMI FENOMENI

Una notte di marzo del 1980, Bernardo Martínez, entrando nella cappella di cui era sacrestano, notò una luce insolita che proveniva dalla statua del Vergine. La cosa gli sembrò strana, ma pensò che l’aiutante del parroco avesse lasciato le luci accese. Lo stesso fenomeno accadde di nuovo all’inizio del mese di aprile, questa volta l’uomo pensò che fosse colpa di un’altra signora che aiutava nella chiesa. Il giorno 15 di aprile il fenomeno si ripeté una terza volta, ma Bernardo questa volta si accorse che la luce proveniva dalla statua.

L’uomo parlò di questo fatto singolare con alcune persone del gruppo con cui si riuniva abitualmente per pregare il Rosario, chiedendogli di non rivelarlo a nessuno. Ma la voce ben presto si sparse per tutta Cuapa e Bernardo ebbe molti problemi e sofferenze a causa di questo, perché molti si burlavano di lui.

PRIMA APPARIZIONE

All’inizio di maggio, Bernardo si sentiva triste. Aveva problemi finanziari e spirituali, ed era disoccupato. Anche la sua famiglia lo accusava di non fare progressi dal punto di vista finanziario, per il fatto di essersi fatto coinvolgere nel lavoro in sacrestia, un incarico che lui considerava come un servizio a Dio, senza pensare a riceverne benefici economici. A causa di tutti questi problemi in certi momenti aveva persino desiderato di morire.

La notte del 7 maggio, Bernardo non riusciva quasi a dormire. Quella mattina si alzò molto presto per andare al fiume a pescare. Si sentiva felice, immerso com’era in un atmosfera di pace e di tranquillità, nonostante la pioggia che lo costrinse a cercare riparo sotto un albero. Verso le tre del pomeriggio, dopo aver pescato, raccolti alcuni frutti e recitato il Rosario, vide dei lampi e una nube luminosa che scendeva dall’alto per posarsi su un cumulo di pietre, vicino a un cedro. Su di essa c’era una bella Signora a piedi scalzi; il suo vestito era lungo e bianco, con maniche lunghe e aveva un cordone celeste che le cingeva la vita. Un velo color crema, molto chiaro e con i bordi dorati, le copriva la testa. Le sue mani erano giunte sul petto. Bernardo non ebbe paura, ma pensò che qualcuno avesse portato la statua dalla chiesa per fargli uno scherzo o che stesse sognando. Ma non c’era nessuno nei paraggi e lui era ben sveglio.

Si accorse che la statua muoveva gli occhi e che pareva essere viva. Si rese anche conto che lui non riusciva più né a muoversi, né a parlare. La Signora stese le mani verso il basso e da esse si emanarono dei raggi più luminosi del sole. Quando poi diresse i raggi verso il petto di Bernardo, egli riuscì a parlare di nuovo e così le chiese come si chiamava. Lei, con la voce più dolce che Bernardo avesse mai sentito, rispose: “Mi chiamo Maria“. Bernardo le chiese da dove veniva, “Vengo dal Cielo. Sono la Madre di Gesù” – disse la Signora. E quando le domandò cosa volesse, lei rispose: “Voglio che recitiate il Rosario tutti i giorni…non solo a maggio. Voglio che lo recitiate permanentemente, in famiglia…compresi i bambini che hanno l’uso della ragione…ad un’ora fissa, quando non ci sono problemi con le faccende di casa“. Gli spiegò che al Signore non piacciono le preghiere recitate superficialmente o meccanicamente. Per questo gli raccomandò di pregare il Rosario con la lettura dei passi biblici, mettendo in pratica la Parola di Dio.

Continuò dicendo: “Amatevi gli uni gli altri. Adempite al vostri doveri. Fate pace. Non chiedete la pace al Signore perché se non siete voi a farla, non avrete pace“. Poi gli disse: “Rinnova i Cinque Primi Sabati. Quando l’avete fatto avete ricevuto molte grazie“.

E infine disse: “Il Nicaragua ha sofferto molto dopo il terremoto. Su di esso grava la minaccia di altre sofferenze. Continuerete a soffrire se non cambiate – e dopo una breve pausa aggiunse – Figlio mio, recita il Rosario per tutto il mondo. Di’ a credenti e non credenti che gravi pericoli minacciano il mondo. Chiedo al Signore che plachi la Sua giustizia, ma se voi non cambiate abbrevierete la venuta della Terza Guerra Mondiale“.

Bernardo, avendo capito che a lui sarebbe spettato il compito di comunicare quei messaggi alla gente, disse alla Madonna che non voleva problemi perché ne aveva già molti nella chiesa e la pregò di rivolgersi ad un’altra persona. Ma la Madonna gli rispose: “No, perché il Signore ha scelto te per dare questo messaggio“. Il veggente allora le riferì il desiderio di una sua conoscente di poterla vedere, ma la Vergine rispose: “No, non tutti possono vedermi. Lei mi vedrà quando la porterò in Cielo, però che reciti il Rosario come io chiedo“. Bernardo per paura di non essere creduto non disse niente a nessuno di questa apparizione.

Il 16 maggio, la Vergine Maria tornò ad apparirgli e gli disse: “Perché non hai detto ciò che ti avevo incaricato di dire?” Bernardo replicò: “Signora, è che ho paura. Ho paura che di essere oggetto della derisione della gente, ho paura che si burlino di me, che non mi credano. Chi non ci crede, si burlerà di me, dirà che sono pazzo“. La Vergine allora disse: “Non aver paura, io ti aiuterò; dillo al sacerdote“. E dopo queste parole sparì.

Bernardo a quel punto confidò tutto a due signore della chiesa ed esse lo incoraggiarono a dire tutto al parroco e a coloro che fossero andati a casa sua per sentire lo straordinario racconto. Il parroco dal canto suo gli consigliò di farsi il segno della croce la prossima volta, nel caso fosse una tentazione del maligno.

SECONDA APPARIZIONE

L’8 giugno Bernardo si recò nel luogo delle apparizioni con alcune persone ed iniziò a pregare il Rosario. Ma con sua grande delusione quel giorno la Madonna non apparve.

Quella stessa notte la Signora gli andò in sogno. Bernardo nel sogno le domandò che cosa volesse e lei gli ripeté lo stesso messaggio che gli aveva dato la prima volta. Quindi, il veggente le presentò alcune delle richieste che aveva ricevuto dalla gente. Lei rispose: “Alcune si realizzeranno, altre no“.

Poi la Vergine disse: “Guarda il cielo“. A quel punto il veggente ebbe la visione di un’enorme folla di persone; erano in una grande festa, tutti molto felici, e cantavano qualcosa di bellissimo che però lui non riusciva a capire. I loro corpi irradiavano luce. “Guarda – disse la Vergine -, queste sono le prime comunità, quando incominciò il Cristianesimo. Sono i primi catecumeni. Molti di essi martiri. Desiderate voi essere martiri?“. Bernardo rispose di sì, anche se non sapeva bene che cosa volesse dire essere martiri. Poi il veggente vide un altro gruppo di persone, indossavano abiti bianchi, avevano il Rosario e pregavano. La Vergine gli disse: “Questi sono i primi ai quali diedi il Rosario. Voglio che anche voi recitiate il Rosario così“. Un terzo gruppo vestiva indumenti color caffè, a Bernardo sembravano dei francescani, anch’essi avevano il Rosario e pregavano. La Signora disse: “Questi hanno ricevuto il Rosario dalle mani dei primi“. Un altro gruppo era composto di uomini, donne, giovani e bambini. Era una immensa processione, con un numero tanto grande di persone che era impossibile contarle. Anch’essi avevano il Rosario in mano. Bernardo sentì il desiderio di far parte di quel gruppo perché erano vestiti come lui, ma guardò le sue mani e vide che erano nere, mentre quelle persone irradiavano luce. Bernardo espresse alla Vergine il suo desiderio di far parte di quel gruppo, ma lei rispose: “No, ancora non sei pronto. Prima devi dire alla gente ciò che hai visto e sentito. Ti ho mostrato la gloria del Signore e questo acquisirete voi se obbedite al Signore, alla Parola del Signore, se perseverate nella recita del Santo Rosario e mettete in pratica la Parola del Signore“. E dopo aver detto questo sparì.

Il 24 giugno, dopo che Bernardo aveva molto insistito, il parroco gli diede finalmente l’autorizzazione a raccontare alla gente ciò che gli aveva detto la Signora.

TERZA APPARIZIONE

L’8 luglio Bernardo si recò sul luogo delle apparizioni assieme ad altre persone, circa quaranta. Ma anche questa volta la Madonna non apparve. Quella notte, in sogno gli apparve un angelo che lo rassicurò sul fatto che le sue preghiere a favore di un ragazzo di Cuapa, che si trovava in prigione, erano state ascoltate. Bernardo presentò all’angelo un’altra richiesta da parte di una sua cugina; riguardava lei (aveva avuto alcuni problemi col suo lavoro di insegnante), il padre e un fratello (entrambi vittime dell’alcolismo). L’angelo predisse a Bernardo che il cugino sarebbe morto assassinato, profezia che si sarebbe realizzata, parola per parola, il 9 settembre 1980, esattamente a un mese e un giorno di distanza dall’apparizione.

L’8 agosto non vi fu apparizione, perché il fiume si era ingrossato a causa della pioggia ed era impossibile attraversarlo, ma Bernardo e le persone che lo accompagnavano recitarono ugualmente il Rosario, come avevano fatto le volte precedenti.

QUARTA APPARIZIONE

L’8 settembre Bernardo torna sul luogo delle apparizioni accompagnato da molte persone, c’erano anche dei bambini. Appena finito di recitare il Rosario, la Madonna si manifestò, ma questa volta con l’aspetto di una bambina di sette-otto anni. Era bellissima, vestiva una tunica di color crema chiaro e non aveva il velo, né la corona e neanche il manto. Con voce dolcissima tornò a fare le stesse raccomandazioni.  Bernardo allora chiese alla Madonna di permettere anche agli altri di vederla, ma lei rispose: “No. E’ sufficiente che tu dia loro il messaggio, perché chi non crede anche se mi vede non crederà“.

Il veggente le chiese se volesse la costruzione di un santuario in suo onore in quel luogo, ma lei rispose: “Il Signore non vuole santuari materiali; vuole santuari vivi, che siete voi. Restaurate il sacro santuario del Signore. In voi il Signore ha tutto il suo compiacimento. Amatevi. Amatevi gli uni gli altri. Perdonatevi. Fate Pace. Non limitatevi solo a chiederla, fatela!“.

Bernardo chiese che cosa doveva fare dei soldi che aveva ricevuto per la costruzione del santuario. Lei rispose che sarebbero dovuti essere utilizzati per la costruzione della cappella di Cuapa e aggiunse che da quel momento in poi non avrebbe dovuto accettare più niente da nessuno. L’uomo chiese anche se doveva continuare il catecumenato. La Madonna gli rispose di non lasciarlo e aggiunse che a poco a poco ne avrebbe compreso il valore. A quel punto la nube si levò in alto, come le altre volte, e lei scomparve.

QUINTA APPARIZIONE

L’8 di ottobre la Vergine non apparve, come lei aveva già preannunciato a Bernardo durante l’apparizione precedente. Il 13 di ottobre un gruppo di una cinquantina di persone accompagnò il veggente sul luogo delle apparizioni. Il cielo era molto nuvoloso, come se stesse per piovere. Dopo il Rosario tutti i presenti videro un grande cerchio luminoso. Pareva provenire dall’alto e si proiettava sul terreno e sui presenti come farebbe il fascio luminoso di una torcia. Guardando in alto Bernardo vide che un altro cerchio si era formato in cielo. Questo cerchio emetteva luci di tutti i colori.

La Vergine era sospesa su una nube e una nube trasparente le circondava tutto il corpo. Aveva l’aspetto di una giovane di 15 anni, bellissima, con una corona di 12 stelle, il velo azzurro, il vestito bianco e lungo. I piedi poggiavano sulla nube, aveva le mani rivolte verso il basso, ed emetteva raggi di luce. I suoi occhi erano azzurri; la voce incomparabilmente dolce e soave. Una delle signore presenti disse: “Vedo come un’ombra umana“. Una bambina disse a la madre di vedere la Signora che la stava chiamando.

Bernardo disse alla Madonna: “Signora, lasciate che tutta questa gente vi veda, così che possano credere, perché a me non credono. A me dicono che quello che mi appare è il diavolo e che voi siete morta e sepolta e fatta polvere come qualsiasi mortale“. Nel sentire questo, la Madonna si portò le mani al petto, il suo viso assunse un’espressione molto triste e pianse. Bernardo si scusò: “Perdonatemi Signora per quello che vi ho detto. E’ colpa mia. Siete arrabbiata con me? Perdonatemi. Perdonatemi!“. “Non sono arrabbiata, né mi arrabbio” rispose Lei. Bernardo le disse: “Perché piangete? Vi vedo piangere“. Lei rispose: “Mi dà tristezza la durezza di cuore di quelle persone. Ma tu devi pregare per loro perché cambino“.

Anche Bernardo si mise a piangere, si sentiva colpevole, non sopportava di vederla piangere. Allora la Signora disse: “Recitate il Rosario, meditate i misteri. Ascoltate la Parola di Dio che è contenuta in essi. Amatevi. Amatevi gli uni gli altri. Perdonatevi a vicenda. Fate pace. Non chiedete la pace senza farla, perché se non la fate è inutile chiederla. Adempite ai vostri doveri. Mettete in pratica la Parola del Signore. Cercate di piacere a Dio. Servite il prossimo“.

Bernardo allora le parlò delle tantissime richieste che aveva ricevuto dalle persone di Cuapa. La Madonna gli rispose: “Mi chiedono cose senza importanza. Chiedano fede, affinché abbiano la forza di portare ciascuno la sua croce. Le sofferenze di questo mondo non possono essere tolte. Le sofferenze sono la croce che voi dovete portare. La vita è così. Ci sono problemi con il marito, con la moglie, con i figli, con i fratelli. Parlatene, discutetene, perché i problemi vengano risolti in pace. Non ricorrete alla violenza. Non ricorrete mai la violenza. Chiedete la fede per avere pazienza“. Poi aggiunse: “Non mi rivedrai più in questo luogo“.

Bernardo si rattristò e pensando che quella sarebbe stata l’ultima volta che la vedeva gridò: “No! Non ci lasciate, Madre mia! No, non ci lasciate, Madre mia!“. La Madonna terminò dicendo: “Non siate afflitti. Io sono con voi anche se non mi vedete. Sono la Madre di tutti voi, peccatori. Amatevi gli uni gli altri. Perdonatevi a vicenda. Fate pace, perché diversamente non avrete pace. Non ricorrete alla violenza. Non ricorrete mai alla violenza. Il Nicaragua ha sofferto molto dopo il terremoto e continuerà a soffrire se voi non cambiate. Se voi non cambiate abbrevierete la venuta della Terza Guerra Mondiale. Prega, prega, figlio mio, per tutto il mondo. Il mondo è minacciato da gravi pericoli. Una madre non dimentica mai i suoi figli. E io non ho dimenticato ciò che state soffrendo. Sono la Madre di tutti voi, peccatori. Invocatemi con queste paroleSantissima Vergine, tu sei mia Madre, la Madre di tutti noi peccatori”.Dopo aver detto questo si levò lentamente fino a sparire.

POSIZIONE DELLA CHIESA

I Vescovi nicaraguensi sono unanimemente favorevoli alla devozione che si è andata sviluppando dal 1980 nella cappella di Cuapa, Chontales, presso il luogo dove è apparsa la Madonna al veggente Bernardo Martinez. Persino l’ambasciatore del Giappone in Nicaragua, Ryo Eawade, pur essendo di fede buddista-scintoista, ha dichiarato di sentirsi sorretto spiritualmente dalla devozione alla Madonna di Cuapa, allo scopo di riportare la pace in quel Paese.

Le conversioni a Cuapa furono tantissime. Nonostante i tanti tentativi di screditare le apparizioni, la Vergine di Cuapa ormai è diventata oggetto di culto in Nicaragua, i credenti la amano e la invocano costantemente. Il 13 novembre 1982, Monsignor Pablo Antonio Vega, Vescovo di Juigalpa, ha dato la sua approvazione ufficiale alle apparizioni di Cuapa. Successivamente le apparizioni sono state riconosciute anche dalla Conferenza Episcopale Nicaraguense ed il sito è diventato santuario nazionale.

FONTIhttp://profezie3m.altervista.org/ptm_cuapa.htmhttp://www.preghiereagesuemaria.it/sala/la%20vergine%20di%20cuapa.htm

MADONNA DELLA ROCCA

MADONNA DELLA ROCCA

Alessandria della Rocca (AG) 30 marzo

La storia racconta che nel 1620 la Madonna apparve ad una giovane donna cieca di Alessandria ridonandole la vista in cambio di una chiesa nel luogo del ritrovamento di una sua statua nascosta nella roccia di una collina.

I cittadini di Alessandria della Rocca dopo aver visto il miracolo di guarigione della donna cieca credettero alle sue parole e scavarono nel punto indicato dalla Madonna trovando una bella statua alta cm. 60, in marmo pario che sembra risalga all’epoca bizantina e raffigura la vergine Maria avvolta da un manto fregiato e panneggiato con in braccio Gesù bambino, che ha lo sguardo rivolto verso la madre.

Probabilmente la piccola statua fu nascosta sulla “rocca ncravaccata” per preservarla dalla furia distruttiva dei saraceni e poi lì ritrovata. L’episodio del ritrovamento non è attestato da fonti storiche ma è testimoniato dalla tradizione orale:

«Una povera vedova, per il popolo Rosa Innominati, in età avanzata portò un giorno la figlia cieca Angelina a raccogliere della verdura nella zona detta “rocca ncravaccata”. Arrivati sul posto, Rosa fece sedere la figlia raccomandandole di non muoversi finché non fosse tornata. Ad Angelina apparve un angelo che le disse che sarebbe venuta la Vergine col suo bambino. Non appena apparve, la Vergine le disse di andare in paese e riferire ai sacerdoti e al popolo di andare e scavare in quel luogo dove avrebbero trovato un simulacro, e avrebbero eretto un santuario dove custodirlo e venerarlo. Angelina turbata pensava che i sacerdoti e il popolo non l’avrebbero mai creduta perché era cieca ma ecco che subito riacquistò immediatamente la vista. Andò incontro alla madre e ambedue tornarono in paese e raccontarono l’accaduto. Subito fu organizzata una processione fino alla caverna indicata dalla Vergine. Scavarono ma per la fretta urtarono, con uno strumento di lavoro, contro il simulacro, spezzando il braccio della vergine all’altezza del polso e il braccio sinistro del bambino all’altezza del gomito».

Nel 1820, con l’accordo del popolo, degli Eremiti iniziarono la costruzione di un bellissimo santuario. Peccato però che il barone di Resuttana, avendo saputo del ritrovamento, rivendicò il simulacro perché il ritrovamento era avvenuto nella sua proprietà. Lo portò a Palermo dove rimase fino al 1873, e al suo posto mandò una copia.

L’originale venne poi restituita al Santuario in data 30 marzo 1873. Dalla terza domenica di quaresima fino al pomeriggio di pasqua e dal venerdì dell’ultima settimana di agosto fino alla prima domenica di ottobre, la statua originale si trova nella chiesa madre, dove abitualmente si può vedere la copia mandata dal barone. Poco tempo dopo il suo ritrovamento la Vergine fu eletta principale protettrice del paese. La statua tornò con una festa solenne al suo santuario il 30 marzo 1873.

Nel 1939, al termine del Congresso Eucaristico Mariano, l’immagine sacra fu incoronata e, nel 1956, fu consacrato il nuovo tempio.

Esiste un antico rosario dedicato a Madonna dâ rocca in lingua siciliana, ancora oggi recitato nei nove giorni di preghiera (novena) che precedono la festa della madonna l’ultima settimana di agosto. Essa è divisa in due parti: una religiosa il venerdì, sabato e domenica, e una folkloristica il lunedì e martedì (con manifestazioni sportive e bande musicali). La tradizione risale al 1630, quando nell’ultima domenica di agosto si ringraziava la vergine per il raccolto.

IL ROSARIO DELLA MADONNA DELLA ROCCA

Sui grani piccoli:

solista: e lu cori ca tutti ni tocca, vergini santa maria ri la rocca

tutti: ri la rocca regina maria, vui salvati l’arma mia.

Sui grani grossi:

marunnuzza ri la rocca chiamata, nta la rocca nata la rocca fusti truvata, ‘mbrazza tiniti Gesù bamminu, chi fa grazi, chi fa grazi ri cuntinuu, pi la grazia chi vurria vui salvati l’arma mia.

 

Il culto della Madonna della rocca si diffuse rapidamente anche ai comuni vicini. Se ne hanno tracce a Canicattì, dove esisteva una cappella dedicata alla Madonna della rocca, che poi nei secoli venne trasformata prima in chiesa e infine in convento cappuccino dove alloggiò peraltro il venerabile Gioacchino La Lumia; e a Corleone, dove tuttora l’ultima domenica di agosto viene celebrata la festa della Madonna della rocca.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_della_Madonna_della_Rocca_(Alessandria_della_Rocca); http://www.wherewewalked.info/feasts/03-March/03-30.htm