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La dignità del matrimonio

LA DIGNITÀ DEL MATRIMONIO

Di Sant’Agostino

innamorati-in-riva-al-mareSant’Agostino aveva intuito che il matrimonio è un bene e ne aveva ricercato i motivi. Ecco dunque l’analisi effettuata dal santo su tutte le prospettive del matrimonio vissuto come coppia nella fedeltà, nell’infedeltà, nella continenza e nel peccato

Prima unione tra uomo e donna.

Ciascun uomo è parte del genere umano; la sua natura è qualcosa di sociale e anche la forza dell’amicizia è un grande bene che egli possiede come innato. Eva e AdamoPer questa ragione Dio volle dare origine a tutti gli uomini da un unico individuo, in modo che nella loro società fossero stretti non solo dall’appartenenza al medesimo genere, ma anche dal vincolo della parentela. Pertanto il primo naturale legame della società umana è quello fra uomo e donna. E Dio non produsse neppure ciascuno dei due separatamente, congiungendoli poi come stranieri, ma creò l’una dall’altro, e il fianco dell’uomo, da cui la donna fu estratta e formata, sta ad indicare la forza della loro congiunzione . Fianco a fianco infatti si uniscono coloro che camminano insieme e che insieme guardano alla stessa meta. Conseguenza è che la società si continua nei figli che sono l’unico frutto onesto non del legame tra l’uomo e la donna, ma della relazione sessuale. Infatti anche senza un simile rapporto vi sarebbe potuta essere nei due sessi una forma di amichevole e fraterna congiunzione, fungendo l’uomo da guida e la donna da compagna.

Diverse teorie sulla riproduzione degli esseri umani prima del peccato originale.

adamo ed eva[…] In effetti sulla questione si sono dati parecchi e diversi pareri, e se si volesse esaminare quale di essi si accordi nella maniera migliore con la verità delle divine Scritture, bisognerebbe ricorrere a una lunga trattazione. I nostri progenitori, se non avessero peccato, avrebbero potuto avere figli, anziché attraverso la relazione carnale, in qualche maniera diversa, per dono del Creatore onnipotente, dato che egli poté far nascere loro stessi senza genitori, poté formare il corpo di Cristo nel grembo di una vergine e, per parlare in maniera intelligibile anche a coloro che non credono, poté assicurare la riproduzione alle api senza unione sessuale. […]

Il matrimonio è un bene.

Ciò che vogliamo dire ora, riferendoci a questa condizione di nascita e di morte che conosciamo e nella quale siamo stati creati, è che il connubio del maschio e della femmina è un bene. coppia-anzianiE tale unione è approvata a tal punto dalla divina Scrittura che non è consentito di passare a nuove nozze a una donna ripudiata dal marito, finché il marito vive, né è consentito di risposarsi all’uomo respinto dalla moglie, finché non sia morta quella che lo ha abbandonato. Se dunque il matrimonio è un bene, come viene confermato anche nel Vangelo, quando il Signore proibisce di ripudiare la moglie se non per fornicazione, e quando accoglie l’invito a partecipare a una cerimonia nuziale, ciò che giustamente si ricerca è per quali motivi sia un bene. E mi sembra che sia tale non solo per la procreazione dei figli, ma anche perché stringe una società naturale fra i due sessi. Altrimenti non continuerebbe a chiamarsi matrimonio anche nei vecchi, specie quando avessero perduto i figli, o non li avessero avuti affatto. […]

Valore della fedeltà.

[…]Non è la moglie che ha potestà sul proprio corpo, ma il marito; allo stesso modo non è il marito che ha potestà sul tradimentoproprio corpo, ma la moglie. La violazione di questa fedeltà si dice adulterio, quando, o per impulso della propria libidine, o per accondiscendenza a quella altrui, si hanno rapporti con un’altra persona contrariamente al patto coniugale. […] Si deve eccettuare solo il caso che essa sia trasgredita proprio per tornare alla buona fede autentica e legittima, cioè per correggere la perversione della volontà ed emendare il peccato. […] Ugualmente, se una donna che tradisce la fedeltà coniugale, è fedele all’amante, è in ogni caso una donna colpevole; ma se non lo è neppure all’amante, è peggiore. Però se essa si pente della colpa, e tornando alla castità coniugale scioglie l’accordo adulterino, mi sorprenderebbe se proprio l’amante la considerasse una traditrice.

Senza l’intenzione della fedeltà e l’accettazione della prole non vi può essere matrimonio.

Ci si domanda anche per solito se si deve parlare di matrimonio, quando un uomo e una donna, entrambi liberi da altri legami coniugali, si uniscono non per procreare figlioli, ma solo per soddisfare la reciproca intemperanza, ponendo però tra di loro la condizione che nessuno dei due abbia rapporti con altra innamorati con ombrellopersona. In un caso del genere forse parlare di matrimonio non sarebbe fuor di proposito, purché essi osservino vicendevolmente questa condizione fino alla morte di uno dei due e purché, anche non essendosi uniti a questo scopo, tuttavia non abbiano escluso la prole, come avviene invece quando la nascita di figli non è desiderata o addirittura è evitata con qualche pratica riprovevole. Ma se mancano i due elementi della fedeltà e della prole, o anche uno solo di essi, non vedo in qual maniera potremo chiamare matrimonio simili unioni. In effetti, se un uomo si unisce temporaneamente con una compagna, finché non ne trovi da sposare un’altra all’altezza della sua condizione sociale ed economica, nell’intenzione è un adultero, e non con quella che intende trovare, ma con questa con la quale vive maritalmente, pur non essendo unito a lei da matrimonio. Perciò anche la donna che conosce ed accetta questa situazione mantiene un rapporto senz’altro impudico con colui al quale non è congiunta dal patto coniugale. Certo, se ella si mantiene fedele, e dopo che l’uomo si è sposato regolarmente non pensa a sposarsi a sua volta, ma da parte sua si prepara a rinunciare del tutto alla vita coniugale, non oserei chiamarla adultera alla leggera; però nessuno potrà sostenere che non pecca, quando risulta unita a un uomo di cui non è la moglie. Ad ogni modo, se una donna simile, per quello che la riguarda, da quell’unione non desidera altro che i figli, e tutto ciò che subisce oltre lo scopo della procreazione lo subisce contro voglia, certo deve essere anteposta a molte maritate che abusano dei loro diritti: infatti queste, benché non siano adultere, spesso costringono i mariti, pur desiderosi di astenersi, ad assolvere il debito coniugale, non per il desiderio di avere figli, ma per l’ardore della concupiscenza. Però anche nel matrimonio di donne simili c’è appunto questo di buono, che sono maritate. E per questo si sono sposate, perché, ridotta al vincolo legittimo, la loro concupiscenza non vada traboccando senza freno e senza regola. […]

6. Ci sono anche uomini incontinenti a tal punto, che non hanno riguardo neppure per le mogli che hanno già concepito, ma qualsiasi cosa facciano tra loro gli sposi di sregolato, di vergognoso o di abietto è difetto degli uomini, non colpa delle nozze.

I rapporti coniugali, anche eccessivi, evitano colpe più gravi.

Nel caso quindi che il dovere coniugale sia preteso in maniera eccessiva, l’Apostolo non dà una norma vincolante, ma per gli-sposi-innamoratiindulgenza concede agli sposi che si possano unire anche senza lo scopo della procreazione. Perciò benché siano i cattivi costumi a spingere i coniugi a questi rapporti, le nozze li difendono dall’adulterio e dalla fornicazione. Infatti non è che quegli eccessi siano consentiti grazie alle nozze, ma grazie alle nozze sono perdonati. Pertanto gli sposi sono tenuti alla fedeltà nei rapporti sessuali intesi alla procreazione dei figli, e questa è la prima forma di società conosciuta dal genere umano in questa vita mortale. Ma hanno anche l’obbligo di darsi sostegno reciprocamente nella debolezza della carne, per evitare rapporti illeciti; così, anche se ad uno di essi piacesse una perpetua continenza, non vi si può attenere senza il consenso dell’altro. […] quando il rapporto coniugale avviene con lo scopo di procreare è senza colpa; quando avviene per soddisfare la concupiscenza, ma con il coniuge a motivo della fedeltà coniugale, rappresenta una colpa veniale; l’adulterio invece o la fornicazione rappresentano un peccato mortale. E per questo l’astensione da ogni rapporto è senz’altro preferibile addirittura allo stesso rapporto coniugale che avviene per procreare.

[…]Una volta che il patto nuziale è stato stretto, riveste una forma tale di sacramento, che non viene annullato neppure con la stessa separazione: la donna, finché vive il marito che l’ha abbandonata, se sposa un altro commette adulterio; e la responsabilità della colpa ricade su colui che l’ha ripudiata. […]

Rapporti contro natura.

Infatti la pratica naturale, quando scivola oltre il patto matrimoniale, cioè oltre la necessità della procreazione, è una colpa veniale in una moglie, gravissima in una meretrice; invece la pratica contro natura perversioneè esecrabile in una meretrice, ma ancor più esecrabile in una moglie. Tanta importanza ha l’ordinamento disposto dal Creatore e la regola ricevuta dalla creazione, che oltrepassare la misura nelle pratiche consentite all’uso è cosa di gran lunga più tollerabile che una trasgressione, sia pure unica o rara, in quelle che non sono consentite. E perciò l’eccesso di un coniuge in un’azione lecita deve essere tollerato, perché la libidine non prorompa in un’altra non concessa. Da ciò deriva anche che pecca di gran lunga di meno un marito che si dedica con troppa frequenza alle pratiche coniugali, che uno che si dia, sia pur rarissimamente, alla fornicazione. Ma se un uomo vuole usare del corpo della moglie in maniera non concessa dalla natura, la moglie è più colpevole se permette che questo avvenga su di sé che su un’altra. […]

Anche i coniugati possono essere santi nel corpo.

cuore innamorati coppia[…] sono santi anche i corpi degli sposi che osservano la fedeltà reciproca e nei riguardi del Signore. E alla loro santità non può nuocere neppure un coniuge non credente, ma piuttosto la santità della moglie può giovare al marito non convertito, o la santità del marito alla moglie; […] la santità delle donne non sposate è maggiore rispetto alla santità delle maritate. E poiché il bene che esse praticano pensando solo alla maniera di piacere al Signore è superiore all’altro, è dovuta loro anche una ricompensa più ampia. […]

Per approfondire: http://www.augustinus.it/italiano/morali_pastorali.htm

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