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SAN GIOVANNI EVANGELISTA

SAN GIOVANNI

apostolo ed evangelista (ca. 100) 27 dicembre 

Maria Valtorta nel suo Evangelo, lo descrive come il più simile alla figura di Gesù san giovanni evangelista1mentre la Madonna stessa rivelerà che le ricorda molto la figura di Suo Figlio. Più volte Gesù stesso ha chiamato Santi e Veggenti con il termine: “il mio piccolo Giovanni”. Ma quali misteri si celano sotto il suo Vangelo e la stesura dell’Apocalisse? Quali importanti rivelazioni ha fornito il cosiddetto frammento di Chester-Beatty legato alla sua figura?

San Giovanni l’Evangelista è tradizionalmente considerato “il discepolo che Gesù amava“, autore del Vangelo secondo Giovanni, di tre Lettere e della Apocalisse di Giovanni. In Inghilterra, così come in Grecia, è spesso denominato ” il Divino” (ossia il Teologo). Viene identificato con Giovanni di Galilea, figlio di Zebedeo e fratello di S. Giacomo il MaggioreGiacomo e Giovanni erano pescatori, chiamati da Gesù mentre stavano raccogliendo le reti nella loro barca (Mc 5, 10-11), subito dopo la chiamata di Pietro (29 giu.) e Andrea (30 nov.). Gesù diede ai due fratelli il nuovo nome di Boanerghes, ovvero “Figli del Tuono“.

Quando un villaggio samaritano rifiutò ospitalità a Gesù, che si stava recando a Gerusalemme, la loro risposta immediata fu: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?» (Lc 9, 54), parole che lasciano intendere una fede ardente, mista a reazioni impulsive e veementi.

SAN GIOVANNI EV.2Il Vangelo secondo Giovanni, senza mai nominarlo, afferma che «il discepolo che Gesù amava» deteneva una posizione di privilegio. Secondo la comune interpretazione, S. Giovanni racconta le sue esperienze. Durante l’ultima cena, il discepolo si china verso Gesù chiedendogli chi lo tradirà (13,23-26). È presente nel giardino del Getsemani ed è probabilmente «l’altro discepolo» che seguì Gesù dopo il suo arresto, con Pietro, e che udì quest’ultimo rinnegare Gesù per tre volte, prima del canto del gallo (18,13-16). 

Unico degli apostoli a trovarsi tra le donne sotto la croce, cui Cristo affidò la propria madre affranta dal dolore, dicendo: «Donna, ecco il tuo figlio» ed «ecco la tua madre» (19,26-27). E il primo degli uomini a raggiungere il sepolcro vuoto, accorrendo all’appello di Maria Maddalena (22 lug.) e superando Pietro, più vecchio e più lento, ma  aspettandolo poi per farlo entrare per primo.(20, 2-6). E a fianco di Gesù risorto nella «stanza al piano di sopra» (20, 19-22) e sulle sponde del lago di Tiberiade (21, 7). Tra i discepoli poi si diffuse «la voce che quel discepolo non sarebbe morto» ma che avrebbe vissuto Fino alla venuta di Cristo nella gloria (21, 23).

Giovanni fu presente alle successive apparizioni di Gesù agli apostoli riuniti e il primo a riconoscerlo quando avvenne la pesca miracolosa sul lago Tiberiade; assistette al conferimento del primato a Pietro; insieme ad altri apostoli ricevette da Gesù la solenne missione apostolica e la promessa dello Spirito Santo, che ricevette nella Pentecoste insieme agli altri e Maria. Seguì quasi sempre Pietro nel suo apostolato, era con lui quando operò il primo clamoroso miracolo della guarigione dello storpio alla porta del tempio chiamata “Bella”; insieme a Pietro fu più volte arrestato dal Sinedrio a causa della loro predicazione, fu flagellato insieme al gruppo degli arrestati. Con Pietro, narrano gli Atti degli Apostoli, fu inviato in Samaria a consolidare la fede già diffusa da Filippo.

San Paolo verso l’anno 52, lo qualificò insieme a Pietro e Giacomo il Maggiore come SAN GIOVANNI EV3colonne” della nascente ChiesaIl fratello Giacomo fu decapitato verso il 42 da Erode Agrippa I, protomartire fra gli Apostoli; Giovanni, secondo antiche tradizioni, lasciata definitivamente Gerusalemme (nel 57 già non c’era più) prese a diffondere il cristianesimo nell’Asia Minore, reggendo la Chiesa di Efeso e altre comunità della regione. Anche Giovanni adempì la profezia di Gesù di imitarlo nella passione; anche se non subì il martirio come il fratello e gli altri dovette patire la  persecuzione di Domiziano (51-96) la seconda contro i cristiani, che negli ultimi anni del suo impero, 95 ca, conosciuta la fama dell’apostolo, lo convocò a Roma e dopo avergli fatto rasare i capelli in segno di scherno, lo fece immergere in una caldaia di olio bollente davanti alla porta Latina; ma Giovanni ne uscì incolume. Ancora oggi un tempietto ottagonale disegnato dal Bramante e completato dal Borromini, ricorda il leggendario miracolo.

Fu poi esiliato nell’isola di Patmos (arcipelago delle Sporadi a circa 70 km da Efeso) a causa della sua predicazione e della testimonianza di Gesù. Dopo la morte di Domiziano, salì al trono l’imperatore Nerva (96-98) tollerante verso i cristiani; quindi Giovanni potè tornare ad Efeso dove continuò ad esortare i fedeli all’amore fraterno. Non si sposò mai. Si pensa sia morto in pace, nel terzo anno dell’impero di Traiano, ossia il centesimo anno dell’era cristiana, all’età di circa novantaquattro anni. Sembra sia sopravvissuto a tutti gli altri apostoli ed è l’unico di cui si sappia con certezza che non subì il martirio.

Secondo una tradizione riportata da S. Girolamo, quando a causa dell’età e della debolezza non gli fu più possibile predicare alla gente Giovanni si faceva portare all’assemblea dei fedeli e diceva solo «Ragazzi miei, amatevi l’un l’altro». Quando gli domandarono perché usasse sempre le stesse parole, rispose: «Perché questa è la parola del Signore e, se la seguite, è già abbastanza». La tradizione che Giovanni figlio di Zebedeo sia l’autore del Vangelo secondo s.giovanni.evangelistaGiovanni risale al II secolo.

Grazie alla scoperta del cosiddetto  frammento di Chester-Beatty, sappiamo che questo Vangelo era già stato scritto all’inizio del II secolo o persino prima. Secondo alcuni, Giovanni scrive in veste di testimone oculare, e conosce dettagliatamente gli eventi. Scrive in età matura, forse da vecchio, su eventi che avvennero in gioventù; dopo aver meditato a lungo, pone in rilievo il valore teologico della sua narrazione, presupponendo, da parte dei lettori, una conoscenza della vita di Cristo, secondo i Vangeli sinottici scritti in precedenza. Termina con questa nota: Questo è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e li ha scritti; e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere. (Gv2I,24-25)

Questa postilla suggerisce che diverse persone parteciparono alla stesura del Vangelo contenuto nella Bibbia; in base a studi più recenti, la composizione attraversò diverse fasi e fu completata solo alla fine del I secolo. Sebbene Giovanni, figlio di Zebedeo, sia alla radice delle tradizioni che costituiscono i fondamenti del Vangelo, secondo la “teoria della redazione” è stato necessario il supporto di scribi, collaboratori o curatori che trascrivessero ciò che Giovanni desiderava tramandare. Alcuni studiosi sono convinti che l’innominato «discepolo che Gesù amava» possa essere stato un simbolo di tutti i seguaci di Gesù. Questo discepolo è presente in tutti i momenti cruciali della Passione di Cristo ed è il depositario della tradizione evangelica. Qualcuno sostiene che è stata attribuita troppa importanza a questo singolo discepolo, se il suo racconto è un resoconto letterale degli avvenimenti. Se così fosse, il suo nome potrebbe non essere stato menzionato deliberatamente.

L’Apocalisse, attribuita anch’essa a Giovanni, è molto diversa dal Vangelo sia in termini di stile che di contenuto. La traduzione tende a oscurare le differenze stilistiche, ma, mentre il Vangelo è scritto in greco corretto con un lessico relativamente limitato,  l’Apocalisse ne possiede invece uno molto elaborato. Alcuni studiosi pensano che la noncuranza per lo stile e la sintassi, tipica dell’Apocalisse, possa essere giustificata dal fervore nell’esprimere un’intensa esperienza spirituale; altri sostengono che le differenze di stile derivano dal fatto che l’evangelista dettò il suo racconto a un uomo più giovane san giovanni ev2che conosceva meglio la lingua greca (probabilmente un altro Giovanni). Alcuni hanno concluso che l’Apocalisse è evidentemente opera di un autore diverso da quello del Vangelo.

Il simbolo di Giovanni è l’aquila, una delle quattro creature viventi che circondano il trono del Signore (Ap 4, 6-8), che sono diventate emblemi degli evangelisti; oppure, è stato suggerito, l’aquila può simboleggiare il pensiero del prologo del Vangelo che porta il suo nome. Gli sono state  dedicate molte chiese, inclusa la basilica del Laterano a Roma (con S. Giovanni Battista; 24 giu. e 29 ago.), inoltre è una figura comune nell’iconografia medievale. Nei dipinti del Rinascimento italiano è spesso rappresentato da giovane e con i capelli rossi (forse un’allusione al suo temperamento impulsivo). Giovanni è il santo patrono di teologi, scrittori e di tutti coloro che svolgono mestieri attinenti alla scrittura e ai libri.

É INVOCATO: – contro veleni e scottature; come protettore di vedove, fabbricanti di armi, artisti, fabbricanti di candele, fabbricanti di carta e cartolai, incisori in rame, librai, frantoi, rilegatori di libri, scrittori cattolici, teologi e tipografi

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(discepolo di Giovanni Evangelista)

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(studioso dell’Apocalisse)

 

FontiIl primo grande libro dei Santi di Alban Butler / Enciclopedia dei Santi

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One comment

  1. […] richiamato vangelo di Giovanni, si narra che la popolazione abbia usato solo rami di palma che sono simbolo di trionfo, […]