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SANT’IRENEO DI LIONE

SANT’IRENEO di LIONE

 vescovo [ca. 125-202] 28 giugno 

IreneoScrisse contro lo gnosticismo: “«Appena un uomo è conquistato alla loro causa si gonfia talmente d’orgoglio e di vanità da pensare di non appartenere più né alla terra né al cielo ma di essere già nel Flemma (l’invisibile mondo spirituale), e con l’aria maestosa di un gallo incede tronfio, come se avesse sottobraccio il suo angelo»

Ireneo, greco di origine e nato in Asia Minore vicino a Smirne, fu iniziato al cristianesimo in giovane età da S. Policarpo (23 feb.), vescovo di quella città e discepolo dell’evangelista Giovanni (27 dic). Eusebio cita una lettera di Ireneo a Fiorino in cui racconta di Policarpo: «Le cose di allora le rammento meglio di quelle recenti, perché ciò che si apprende nella fanciullezza forma un tutt’uno con la nostra vita, e si sviluppa e cresce con essa, lo potrei dire ancorail luogo dove il beato Policarpo era solito riposare per parlarci, e come esordiva, e come entrava in argomento; quale vita conduceva, quale era l’aspetto della sua persona; i discorsi che teneva al popolo; come discorreva dell’intimità da lui avuta con Giovanni e con gli altri che avevano visto il Signore […]. Queste cose, che allora, per dono della divina misericordia, attentamente ascoltai, le conservo nella memoria; non già sulla carta, ma nell’intimo del cuore».

Ireneo-di-LioneAttraverso Ireneo la tradizione apostolica passò ad una nuova generazione e fu conosciuta in Gallia.

Ireneo aveva ricevuto un’eccellente educazione e ciò gli garantiva una perfetta conoscenza della Sacra Scrittura e buone basi di filosofia e letteratura greca; a Roma aveva avuto come maestro il martire Giustino (1 giu.), soprattutto nel campo della teologia. Gregorio di Tours (17 nov) dice che fu Policarpo a inviarlo nelle Gallie, ma non abbiamo nessun documento a sostegno di questa tesi anche se è certo che fu uno dei primi missionari di quella regione. Nel II secolo i mercanti che partivano dai porti dell’Asia Minore facevano rotta per Marsiglia, risalendo poi il Rodano fino a Lugdunum (Lione), il più importante mercato dell’Europa Occidentale e la più grande città della Gallia. Qualche mercante si insediò nella zona, seguito da missionari; il primo vescovo fu S. Potino, anch’egli proveniente dall’Asia Minore e che, come Ireneo, aveva «ascoltato quelli che furono in intimità con gli Apostoli». Ireneo faceva parte della cerchia più vicina al vescovo ed era molto stimato: ne è la prova il fatto che nel 177 fu incaricato di un’importante missione a Roma.

I cristiani lionesi erano già oggetto di discriminazioni: insultati,S. IRENEO di LIONE espulsi dai luoghi pubblici, presi a sassate e percossi dalla plebaglia. Forse alla fine di quell’anno esplose una violenta persecuzione, in seguito alla quale furono martirizzati il vescovo Potino e altri cristiani (I martiri di Lione, 2 giu.). La lettera di cui Ireneo era latore a papa Eleuterio non riguardava però la situazione del clero della sua città, benché una parte di esso fosse già in carcere al momento della sua partenza, ma una richiesta di clemenza pontificia per i fratelli della Frigia, allora influenzati dall’eresia montanista (indizio, questo, di forti legami con le Chiese in Oriente). Nella lettera Ireneo è descritto come un presbitero «Fedele seguace del testamento di Cristo […] che portava nel nome la pace, e che tale fu anche nella condotta».

La sua lontananza da Lione spiega però perché sia scampato al martirio. Al suo ritorno in Gallia occupò la sede episcopale resasi vacante e lavorò per rianimare la Chiesa nella valle del Rodano: furono vent’anni di episcopato di relativa tranquillità. Le informazioni sul suo operato sono scarse: si sa che usava la lingua dei galli piuttosto che il greco e faceva molti altri sforzi per assimilarsi a quei popoli. Oltre all’attività pastorale nella sua diocesi si adoperò per l’evangelizzazione delle zone limitrofe: mandò il prete Felice e i diaconi Fortunato e Achilleo (23 apr.) a Valenza; Ferreolo e Ferruccio (16 giù.), l’uno presbitero l’altro diacono, a Besangon (tutti e cinque subirono il martirio in un rigurgito di persecuzione intorno al 212).

Ireneo deve molta della sua fama alle sue opere in difesa della fede contro lo gnosticismo: una dottrina particolarmente insidiosa che combinava elementi pagani e cristiani, che svalutava tutta la creazione materiale e in generale la S. IRENEO di LIONE2rivelazione di Dio nell’Antico Testamento. Le teorie gnostiche erano molto diffuse in Gallia, tanto da spingere il vescovo di Lione a scrivere un trattato in cinque libri dove espose le dottrine delle varie sette gnostiche confutandole con l’insegnamento apostolico.

Ireneo era convinto che gran parte dell’attrazione suscitata dallo gnosticismo era dovuta al senso di mistero che circondava i suoi membri e alla loro orgogliosa convinzione di appartenere a una cerchia ristretta di iniziati: «Appena un uomo è conquistato alla loro causa – scrive – si gonfia talmente d’orgoglio e di vanità da pensare di non appartenere più né alla terra né al cielo ma di essere già nel Flemma (l’invisibile mondo spirituale), e con l’aria maestosa di un gallo incede tronfio, come se avesse sottobraccio il suo angelo». Ireneo era determinato a «scuoiare la volpe», come diceva, per mettere in risalto chiaramente come questa mescolanza di credenze differisse dalla fede cristiana.

Ciò lo spingeva a precisare sempre meglio il contenuto della vera fede: «Il Padre è sopra tutto, il capo di Cristo, ma il Verbo è in tutte le cose ed è egli stesso il capo della Chiesa, mentre lo Spirito è in tutti noi, ed è l’acqua viva che Gesù dà a quelli che credono in lui, lo amano e riconoscono che c’è un solo Padre su tutte le cose, per tutte le cose e in tutte le cose». Insiste e ribadisce che Dio si prende cura di tutto il genere umano, non solo di coloro che seguono riti esoterici: «Lo splendore di Dio lo vivifica e perciò quelli che S. IRENEO di LIONE3vedono Dio partecipano alla vita… Dio sostiene l’universo. Invisibile e indescrivibile è la sua natura e grandezza; ma a tutti si fa conoscere: mediante il Verbo tutti possono apprendere che c’è un solo Dio Padre che tutto contiene e a tutti dà l’essere».

Con il suo “Contro le eresie”Ireneo ha scritto la più importante opera apologetica cristiana: redatta originariamente in greco, subito fu tradotta in latino (in questa versione è arrivata completa ai giorni no stri) e si diffuse largamente nel mondo cristiano; da allora in poi lo gnosticismo ha smesso di essere un pericolo serio per la fede cristiana.

La scoperta nel 1904 dell’opera Dimostrazione dell’insegnamento apostolicodella quale fino ad allora si conosceva solo il titolo, ha riacceso l’interesse verso il vescovo di Lione. Benché non sia giunta a noi nessun’altra delle sue opere, questi due testi forniscono gli elementi per un completo sistema teologico cristiano.

Verso il 190 fu richiesta la sua mediazione nella disputa riguardante la 06-Sant_Ireneo_Lione-2data della celebrazione della Pasqua tra Roma e i  quartodecimani  dell’Asia Minore, che la celebravano il quattordici di nisan. Ireneo fece notare al papa che i quartodecimani seguivano le loro tradizioni antiche e che quarant’anni prima la differenza di opinioni sullo stesso punto non aveva intaccato la comunione tra S. Policarpo, che sosteneva le tesi degli asiatici, e papa Aniceto. I quartodecimani mantennero così la propria data conformandosi all’uso romano al tempo del concilio di Nicea del 325, senza subire altre pressioni dalla sede pontificia.

Ireneo potrebbe essere morto nel 202. Una tradizione tardiva sostiene che abbia subito il martirio, cosa ritenuta oggi poco probabile. Gregorio di Tours scrive che il suo corpo fu tumulato sotto l’altare di quella che era la chiesa di S. Giovanni a Lione, poi a lui dedicata. La sua tomba fu conservata fino al 1562, quando venne distrutta dai calvinisti. Ireneo è stato subito venerato (23 ago.) dalle Chiese d’Oriente.

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FonteIl primo grande dizionario dei santi di Alban Butler

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