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SAN LUIGI ORIONE

SAN LUIGI ORIONE

sacerdote fondatore (1872-1940) 12 marzo

Fiero, ribelle, indipendente, impaziente Orione, perfino 2san luigi orioneesplosivo, acutamente intelligente e dinamico, fin da bambino e già da allora la madre pregava affinchè queste qualità potessero essere messe al servizio di Dio. Divenne così una delle figure più eminenti del cattolicesimo moderno.

Luigi Giovanni Orione nacque il 23 giugno 1872 nel villaggio di Pontecurone in Piemonte. Suo padre, Vittorio, era uno stradino, spesso lontano da casa per lunghi periodi, ma la madre. Carolina, supplì alla sua mancanza con un’efficienza particolare nel tenere dietro alla famiglia. Vittorio aveva combattuto nell’esercito piemontese sotto Carlo Alberto ma la sua ammirazione era tutta per Garibaldi. Avendo beneficiato della generosità del liberale Rattazzi, che aveva una proprietà in Piemonte, Vittorio partecipò dei sentimenti anticlericali diffusi all’epoca ma fu un uomo onesto e retto.

Carolina era analfabeta, ma aveva una fede profondissima, un’intelligenza e un’energia eccezionali, e la descrizione che don Orione ci ha lasciato di lei richiama in maniera sorprendente quella della donna perfetta descritta nel Libro dei Proverbi (Pr 31, 10-31). Essi avevano  quattro figli: il secondogenito, di nome Luigi, morì da piccolo e il suo nome fu ridato al quarto figlio. 2donorione2Carolina era preoccupata per questo figlio minore: traboccante di un’energia inesauribile era portato a seguire ostinatamente le sue idee, senza curarsi delle conseguenze. Ella pregava con fervore perché quell’energia potesse essere messa al servizio di Dio e sentì di essere stata esaudita quando Luigi le confidò di volere diventare francescano. Avendo ricevuto alcuni rudimenti di latino e di altre materie fondamentali dal prete della parrocchia, Luigi ne aveva tutti i requisiti, ma il periodo di postulandato fu interrotto da un attacco di polmonite che lo lasciò debole e senza forze. Le sue condizioni di salute non lo rendevano adatto a sopportare la vita francescana e fu mandato a casa, con il suggerimento di presentarsi a don Bosco.

Nel 1886 Luigi andò al collegio salesiano di ValdoccoDon Bosco, che sarebbe vissuto solo due anni ancora, accettò il giovane ragazzo tra quelli che confessava personalmente e sovente. Luigi avrebbe scritto in seguito:

«Penso che non per niente Dio mi avesse permesso di andare da don Bosco e di incontrare la prima generazione dei salesiani. Se vi è qualcosa di buono in questa nostra congregazione. Lo dobbiamo a don Bosco». 2DON ORIONE2

Tuttavia un sacerdote salesiano non lo accettò nel noviziato e alla fine Luigi decise di entrare nel seminario diocesano di Tortona. Lì il suo carattere intransigente fu subito messo a dura prova: regnava infatti un clima di indisciplina e di lassismo e, cosa inevitabile, Luigi si guadagnò le antipatie dei compagni che lo ritenevano troppo altezzoso. Nonostante le opposizioni egli continuò risolutamente i suoi studi e alla fine trovò solidarietà presso i seminaristi meglio disposti.

Tra questi vi era Carlo Serpiche sarebbe divenuto il suo collaboratore per cinquant’anni e poi suo successore. Luigi progredì negli studi e divenne un avido lettore della letteratura italiana classica. Avendo ottenuto il permesso di rimanere in seminario durante le vacanze estive, iniziò ad aiutare i meno fortunati, i malati e i sofferenti, visitando gli ospedali, come era stato solito fare un tempo con il suo parroco di Pontecurone. Poiché non gli era consentito l’accesso alla prigione, decise di allietare i detenuti suonando il mandolino per loro fuori dalle mura. La sua carità poco convenzionale fu subito riferita al vescovo (e questa non fu l’ultima volta).

L’anno seguente, dal momento che il padre per motivi di salute non poteva più lavorare. Luigi trovò un lavoro di sagrestano nella cattedrale locale che gli permise di mantenersi e di entrare in contatto allo stesso tempo con i giovani di strada della zona. Ben presto decise di organizzare classi di catechismogite fuori dalla città e vari sport per ragazzi. Essi avevano la tendenza a considerare la cattedrale come il loro legittimo terreno di gioco e presto si dovette chiamare il vescovo per porre fine alle molte monellerie.

2don_orioneIl vescovo diede a Luigi un edificio in disuso, e tutto sembrò procedere per il meglio. Quando un giorno Luigi fu udito parlare a favore del potere temporale del papato incontrò dei guai e queste dichiarazioni, date le circostanze, gli causarono non pochi problemi: il vescovo fu richiamato dal prefetto, che fece interrompere al seminarista il lavoro con i ragazzi. Dopo nemmeno un anno di vita l’”Oratorio festivo”, come era chiamato, doveva sciogliersi. Luigi era avvilitissimo. L’avventura successiva fu l’apertura di una scuola per i ragazzi poveri di S. Bernardino.

Il vescovo, che per principio era a favore dell’Azione cattolica, gli permise di continuare ma, temendo le conseguenze di un governo secolare che voleva mantenere l’educazione sotto il proprio controllo, preferì non farsi coinvolgere in prima persona dal progetto. Luigi aveva già trovato la sede e un alunno. Quando ebbe trenta ragazzi pensò di poter fare richiesta per utilizzare un vecchio convento adibito a baracca. Il progetto fu riferito al sindaco, al prefetto e poi al  governo di Roma, che inaspettatamente lo approvò. Il collegio Santa Chiara fu aperto nel 1891 concentocinquanta alunni, tra collegiali e ordinari.

Luigi Orione divenne sacerdote nell’aprile 1895. La sua vocazione si stava chiarendo e la Piccola Opera della Divina Provvidenza, sebbene non avesse neppure nel suo pensiero una entità canonica o un b. Luigi Orione1programma definito, si stava tuttavia compiendo. Una visita in Sicilia, dietro invito del vescovo di Noto, gli fornì un’altra ispirazione: il vescovo desiderava offrirgli alcuni edifici per aprirvi una scuola e gli aveva anche dato del terreno coltivabile per organizzare una scuola di agraria, progetto che don Orione aveva già avviato con quegli studenti di Santa Chiara poco portati per gli studi teorici. In Sicilia l’incontro con due eremiti gli diede l’idea che la sua attivissima congregazione avrebbe potuto trarre giovamento da un ramo puramente contemplativo di eremiti.

Inaspettatamente il suo vescovo la ritenne un’idea valida, ma suggerì che gli eremiti potessero essere usati per “tirare su” dei buoni contadini. Inoltre espresse qualche riserva verso le attività di don Orione: non stava forse impegnandosi in troppe cose? Perché non concentrare gli sforzi, per esempio, solo sugli eremiti e sulla loro attività di contadini? Le scuole di agraria erano un’idea molto buona, ma mancavano i fondi. Don Orione aveva scritto un volantino per pubblicizzare il lavoro dell’Azione cattolica, e ora stava già lavorando per un centro di studi superiori a S. Remo! Inoltre, poiché era un predicatore conosciuto, era spesso assente. Poiché le cose stavano così, il lavoro non aveva apparentemente bisogno di impegnare alcun prete e il vescovo inviò gli aiutanti di Orione nelle parrocchie e ordinò che le vocazioni sorte nel gruppo entrassero nel seminario diocesano.

2donorione3Il lavoro venne bloccato. Il vescovo chiamò a colloquio don Orione e tentò di fargli riconoscere che egli, il vescovo, era dalla parte della ragione. Il prete ribadì solo la sua volontà di obbedire al superiore. Questo non era esattamente ciò che il vescovo desiderava, e fece nuove pressioni su don Orione perché ammettesse che lui stava agendo bene. Rispose che se avesse continuato ad agire così, benché vescovo, non avrebbe dovuto in coscienza celebrare la Messa al mattino. L’opera  era voluta da Dio e la prova di questo era il fatto che don Orione stesso non era altro che uno strumento inutile. Sei settimane dopo, nel 1903, il vescovo firmò il decreto che approvava la Congregazione della Piccola Opera della Divina Provvidenza. L’obiettivo di don Orione stava diventando più chiaro. Scriveva più tardi:

Per soddisfare il suo scopo quest’opera deve incentrare la sua attività nelle aree di lavoro, preferibilmente nei quartieri più degradati delle maggiori città industriali. Poiché il fine è di aiutare i meno fortunati, deve svilupparsi in mezzo a loro. Coloro che vi sono impegnati devono consacrare il loro lavoro ai poveri e le loro vite in sacrificio a Cristo e per la salvezza dei loro fratelli. Non devono dimenticare la verità e la giustizia, che deriva naturalmente dall’amore. La Piccola Opera esiste per compiere opere di servizio che derivano dall’amore. È certa che Dio la aiuterà a compiere il suo lavoro per lo sviluppo morale e materiale dei più sfortunati.

Il suo motto è quello di S. Paolola carità di Cristo sia sopra tutto”, e il suo programma quello di Dante “il nostro amore non esclude nessuno”. Riceve a braccia aperte, perciò, coloro che non trovano nessuno che dia loro da mangiare, un letto e parole di conforto. Desidera aiutarli con ogni mezzo per condurli a Cristo. 

dorione_15415Questo era senza dubbio il programma che si era prefissato e fu proprio la sua carità, e non le discussioni intellettuali, che riportarono il modernista Alfieri alla fede cattolica. A Orione non interessava sapere perché un prete, o chiunque altro, si trovasse in difficoltà; la sua unica preoccupazione era di allungare una mano in aiuto. 

E in questo era molto bravo, secondo la tradizione della Chiesa piemontese, formata da giganti della fede come Francesco di Sales (24 gen.), don Bosco (31 gen.), Leonardo Murialdo (30 mar.) e Giuseppe Cottolengo (29 apr). Nel 1906 don Orione ebbe la sua prima udienza con papa Pio X. I due uomini avevano molto in comune e provarono istintivamente reciproca ammirazione. Luigi espose il suo progetto di inviare missionari all’estero, ma il papa gli chiese di intraprendere un’opera missionaria tra gli abitanti delle baraccopoli fuori Porta S. Giovanni. Solo nel 1913 sarebbe riuscito a mandare missionari in Sud America. Due anni dopo questa prima visita il papa lo convocò nuovamente, forse perché era sospettato di aver alloggiato nella sua casa dei preti accusati di modernismo. Don Orione lo rassicurò della sua posizione ortodossa e il papa lo congedò benedicendolo.

2boggiano-don-orioneGli anni più difficili della vita di don Orione furono quelli dal 1909 al 1912, durante i quali fu a Messina, in seguito al terremoto del dicembre 1908. Si era sforzato di lavorare con tutti, cattolici, non cattolici, massoni, per ricostruire la città, ma la sua presenza sentita come quella di un uomo “del nord” non venne mai realmente accettata e capita. Alla fine se ne dovette andare. Un’altra volta ancora si trovò a lavorare in una zona devastata dal terremoto, questa volta in Abruzzo, nel 1915. Le condizioni erano disumane: dovette trovare un posto per trecento orfani.

Crollò per la fatica, ma dopo dieci giorni di riposo ritornò. Don Orione si sentiva una bestia da soma, il cui dovere era procurare aiuto di tutti i generi, come spiegò a un orfano con cui aveva fatto amicizia:

«La mia vocazione è di capire come poter essere uno dei piccoli asini di Dio, un vero asinello per la divina provvidenza».

Fino ad allora per i suoi progetti aveva sempre chiesto l’aiuto di suore di altre congregazioni, ma da quel momento sentì l’esigenza di avere suore sue per sviluppare il servizio di carità. Reclutò due donne così diverse tra loro che il progetto parve destinato a fallire: una giovane aristocratica, la contessa Giuseppina Valdettaro e Caterina Volpini, una lavandaia, che si portò dietro il fratello zoppo.

Le due donne iniziarono la loro opera2DON ORIONE1 a S. Bernardino e presero il nome di Piccole Missionarie della Carità. Dopo dieci anni la contessa partì per fondare una congregazione indipendente, ma le Piccole Missionarie contavano già duecento associate. Una suora cistercense che don Orione aveva consultato, gli aveva detto:

«Le tue suore dovranno essere come fazzoletti nelle mani di Dio […] fazzoletti per asciugare le lacrime dell’umanità sofferente».

Le sorelle della congregazione si occupavano dei lavori più umili: pulire, lavare, cucinare, cucire, curare gli ammalati, fare scuola ai bambini piccoli e prendersi cura degli orfani, degli infermi, dei vecchi, dei ciechi e dei minorati mentali. Come per don Orione stesso, il loro fine ultimo era di occuparsi di ogni forma di miseria umana. Anni dopo don Orione realizzò un altro progetto: una congregazione di monache cieche, conosciute come le suore Sacramentine, che dovevano dedicarsi alla preghiera e all’adorazione continua. Nel 1921, dopo la prima guerra mondiale, don Orione riuscì finalmente ad andare in Sud America. Le necessità dei duecentomila immigrati italiani in Brasile erano innumerevoli; come al solito egli si dedicò soprattutto ai bambini. Recatosi in Argentinaricevette offerte di terreni e ottenne permessi a Buenos Aires per costruire parrocchieorfanotrofi e scuole d’agraria. Ritornò nella città nel 1934 per vedere l’espansione e per incoraggiare la fondazione di altri ospedali, di orfanotrofi e di una nuova chiesa. La prima guerra mondiale e gli anni del dopoguerra non furono facili in Italia e don Orione non tollerò alcun compromesso con i fascisti:2DON ORIONE

«Il governo non deve interferire con la nostra opera di carità, perché la adultererebbe e la pervertirebbe. Il nostro spirito e il loro non hanno nulla in comune». Una volta un alto ufficiale si offrì di intercedere presso Mussolini a favore del Piccolo Cottolengo a Genova. Don Orione non accettò: «Questi non sono i metodi di Nostro Signore». Fu questa difficile scelta del “metodo di Nostro Signore” che distinse don Orione. Egli era per natura fiero, ribelle, indipendente, impaziente, perfino esplosivo, acutamente intelligente e dinamico. Una volta che sentì di un’ingiustizia commessa da Mussolini, scoppiò: «Se non indossassi la tonaca, organizzerei un esercito per rovesciarlo!». Aveva capito molto bene che Mussolini possedeva tutte le doti del demagogo, ma il suo impegno verso Cristo e il suo prossimo, per la gloria di Cristo e secondo il metodo di Cristo, rimase irrevocabile.

Predisse un futuro amaro:

«Il mondo sta per essere sconvolto. Che cosa riemergerà dalle rovine? Comportiamoci come veri figli della Provvidenza e confidiamo completamente in Dio. Non siamo tra coloro che dicono sciocchezze, che pensano che il mondo finirà domani. La corruzione e il male stanno aumentando, ma vi assicuro che alla fine Dio trionferà».b. Luigi Orione4

Non visse abbastanza per vedere la fine della seconda guerra mondiale né per assaporare la soddisfazione dell’approvazione pontificia del suo istituto, giunta nel 1955. Nel 1940 iniziò a ritirarsi dall’amministrazione della congregazione, senza, tuttavia, trascurare il suo dovere di prete o perdere interesse verso gli altri. In una preghiera contenuta in uno dei suoi taccuini, scoperti dopo la morte, riecheggia molto bene lo spirito che animava il suo apostolato:

«O Dio, ponimi alle porte dell’inferno così che con la tua grazia io possa tenerle chiuse per tutti coloro che vi arriveranno».

Morì il 12 marzo 1940. Il suo corpo incorrotto è esposto a Tortona nel santuario da lui innalzato, il santuario di Nostra Signora della Guardia. Beatificato il 26 ottobre 1980 da papa Giovanni Paolo II, è stato proclamato santo dallo stesso Papa il 16 maggio 2004. La sua congregazione ora conta circa 4.000 membri ed è diffusa ovunque in Italia e nel mondo.

IL MIRACOLO

Per la canonizzazione del beato Luigi Orione, la Chiesa cattolica ha ritenuto miracolosa la guarigione di Pierino Penacca, guarito nel 1991 da un tumore maligno.

Nel 1990 Pietro Penacca, di 78 anni, abitante a Momperone, in provincia di Alessandria, fu ricoverato all’Ospedale San Raffaele di Milano, dove gli fu diagnosticato un carcinoma ai polmoni. I medici dissero che, a causa dell’età avanzata, non erano consigliabili né un intervento chirurgico né la chemioterapia. I familiari, ai primi di gennaio del 1991, si rivolsero all’intercessione di don Orione e il malato, nel giro di una settimana, guarì completamente. Dopo la guarigione, Penacca è vissuto per altri dodici anni, lavorando nei campi e come falegname. È morto di vecchiaia nel 2001.

Il caso, dopo il processo diocesano, durato dal 4 gennaio al 12 marzo 1999, fu sottoposto alla Congregazione per le Cause dei Santi che, il 7 luglio 2003, promulgò il decreto sul miracolo, dichiarando l’inspiegabilità della guarigione, rapida, completa e duratura.

FonteIl primo grande dizionario dei Santi di Alban Butler / wikipedia

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2 comments

  1. Pierluigi GHIGLIONE ha detto:

    Mai come in questi momenti di caduta di valori , bisogna tenere presente e farlo propio, quello che diceva San Luigi Orione ,nei momenti di difficoltà ” AVE MARIA e AVANTI ” .

  2. biscobreak ha detto:

    Bellissimo Commento! Grazie Pierluigi! :)