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SAN DAMIANO DE VEUSTER

SAN DAMIANO DE VEUSTER

religioso (1840-1889) 15 Aprile 

Entrato nella comunità dei Sacri Cuori dedicherà la sua intera Beato DAMIANO de VEUSTERvita alla cura dei lebbrosi sull’isola di Molokai, fino al momento in cui egli stesso contrarrà la malattia. Una storia commovente che ha toccato il cuore di molti, cambiandolo definitivamente.

Giuseppe De Veuster nacque il 3 gennaio 1840 nel piccolo paese di Tremelo, vicino a Malines, in Belgio, settimo degli otto figli di Franz e Catherine Wouters, agricoltori di condizione modesta. Era una famiglia piadue sorelle di Giuseppe de Veuster divennero suore e un fratello nel 1857 entrò nei padri dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria o Società di Picpus). Le lettere scritte dal giovane Giuseppe mostrano una consapevolezza insolita dei valori religiosi (espressi talora, va detto, in maniera piuttosto sentenziosa) e una ferrea determinazione a seguire la volontà divina qualsiasi fosse; avvenne così che, quando i suoi genitori inizialmente si opposero al suo proposito di farsi monaco, egli reagì con una lettera rispettosa ma molto ferma in cui ribadiva la certezza che si trattasse di una chiamata di Dio.

IL FILM IN ITALIANO DEL 1959 

IL FILM IN LINGUA SPAGNOLA 

 

Beato DAMIANO de VEUSTER6Aveva pensato all’inizio di entrare nei trappisti, ma il fratello lo convinse a entrare nella comunità dei Sacri Cuori; era il 1859, a Lovanio, e Giuseppe assunse il nome religioso di Damiano, venendo accolto dai superiori solo come fratello secolare, per la poca istruzione. Egli fu molto deluso di tale limitazione, ma suo fratello iniziò a insegnargli il latino e, qualche mese più tardi, Damiano potè essere ammesso tra coloro che studiavano per il sacerdozio. Invece di incidere sul banco il proprio nome, come era abitudine tra gli studenti, egli vi scrisse tre parole: «Silenzio. Raccoglimento. Preghiera».

Professò i voti a Parigi nel 1860 e là intraprese anche gli studi filosofici, trasferendosi poi a Lovanio nel 1862 per iniziare teologia. Secondo i professori le sue qualità lo predisponevano all’insegnamento. Un anno più tardi, suo fratello fu destinato alla missione della congregazione nelle isole Hawaii ma si ammalò di tifo poco prima della partenza. Sembrava che il progetto dovesse essere abbandonato e la cosa spinse Damiano a offrirsi come sostituto del fratello e nel novembre 1863 navigava alla volta di Honolulu. Scrisse ai suoi genitori:

«Non preoccupatevi affatto per noi. Siamo nelle mani del buon Dio, che ci ha preso sotto la sua protezione. Tutto ciò che vi chiedo è di pregare […] [che ci sia dato] coraggio sempre e ovunque di compiere sempre il suo santo volere, poiché questa è la nostra intera vita».

Arrivò a Honolulu dopo un avventuroso viaggio di cinque mesi e, dopo essere stato ordinato sacerdote nel maggio 1864, prestò servizio sull’isola per nove anni in due missioni. Nel 1873 il vescovo locale richiese dei volontari per lavorare a Molokai, un’isola divenuta colonia per malati di lebbra; egli intendeva organizzare là un gruppo di missionari che si occupassero a turno dell’assistenza ai malati, in modo che nessun sacerdote dovesse lavorare per più di tre settimane di seguito, ma Damiano si offrì per andarvi da solo e dedicarsi interamente al compito e l’offerta fu accettata. QualcheBeato DAMIANO de VEUSTER1 tempo dopo scrisse al fratello:

«Al mio arrivo a Molokai ho affidato la mia salute al Signore, a sua Madre e a S. Giuseppe. Hanno il compito di preservarmi da questa terribile malattia».

All’epoca non esisteva cura per la lebbra, malattia che faceva orrore, e coloro che la contraevano erano isolati da ogni contatto umano. Molokai era chiamata “l’isola del diavolo“, o anche “il paradiso del diavolo”, poiché si credeva che i suoi abitanti vivessero una vita dissoluta senza alcun riguardo per le leggi umane o divine. Sebbene Damiano fosse motivato da un amore senza limiti per il prossimo e da uno spirito di sacrificio totale, non tutti (anche tra i suoi superiori) lo comprendevano: venne accusato di non tenere fede al suo voto di obbedienza con l’ostinata permanenza a Molokai, di essere troppo interessato alle cose materiali per le ampie raccolte di fondi destinati ai lebbrosi e, cosa più grave di tutte, di non mantenere fede al voto di castità.

Quest’ultima accusa sorse quando Damiano si ammalò e nasceva dalla convinzione dell’epoca che la lebbra fosse trasmessa più comunemente attraverso il contatto sessuale; in seguito a quest’infamia, per ordine dei suoi superiori dovette subire tre umilianti esami medici. Essendogli anche proibito di abbandonare l’isola, per mesi venne impossibilitato a confessarsi; scrisse in un’occasione:

«Se non avessi la presenza continua del Signore divino nella mia povera cappella non potrei perseverare nella decisione di condividere tutto con i lebbrosi […]. Sono felice e non ho nulla di cui lamentarmi: mentre devo aspettare che venga un confessore, mi confesso davanti al SS. Sacramento».

Le sue lettere rivelano una vita interiore insolitamente intensa e una profonda semplicità, tipica di coloro che sono costantemente consapevoli della presenza di Dio (Geenen).

Beato DAMIANO de VEUSTER5Quando nel maggio 1873 Damiano arrivò a Molokai c’erano circa ottocento  lebbrosi; ai quali si aggiungevano continuamente i nuovi arrivati dalle altre isole; erano confinati in una zona in cui era stato costruito un ospedale specifico e dove erano visitati, di quando in quando, da un medico nominato dal governo. Non avevano nulla da fare e Damiano vide che passavano la maggior parte del tempo giocando a carte e ubriacandosi con la birra locale, dando così fondamento alla scarsa stima comune dei loro valori morali. Le condizioni di vita erano atroci e le morti così numerose che Damiano definì il posto «un cimitero vivente». Nonostante questa situazione, Damiano vedeva in ognuno dei nuovi parrocchiani

«un’anima redenta dal sangue adorabile del nostro Salvatore divino […]. Se non posso curarli come ha fatto lui, almeno posso dare loro conforto e attraverso il santo ministero che egli nella sua misericordia mi ha donato, spero che molti di loro, curati dalla lebbra dell’anima, si possano presentare al tribunale celeste pronti per entrare nella società dei beati».

In una delle prime lettere inviate a casa scrisse:

«Mi faccio lebbroso tra i Beato_Damiano_de_Veuster_Jlebbrosi, per conquistare tutti a Gesù Cristo» (cfr. 1 Cor 9,20).

Visitava i malati regolarmente nelle loro capanne, amministrando i sacramenti al maggior numero possibile di essi; si preoccupò anche per le loro condizioni di vita e cercò di introdurre semplici regole igieniche per ridurre gli effetti della malattia. Tornò a Honolulu per chiedere dei vestiti, raccogliendone per trecento persone, e ottenne che le suore gli spedissero regolarmente dei pacchi con indumenti pesanti. Quando si diffusero notizie sul suo operato, la gente cominciò a raccogliere denaro: un sacerdote anglicano organizzò tre sottoscrizioni tramite The Times e inviò a Damiano oltre duemila sterline. Nel momento in cui la fama dell’opera si estese al di fuori dell’isola (nonostante la sua ritrosia), Damiano si guadagnò immediato riconoscimento in tutto il mondo; la repulsione per la lebbra era tale che tutti coloro che operavano con i malati venivano considerati eroi ma la risposta del futuro santo a un benefattore che lo lodava fu:

«Sono un sacerdote povero e semplice che compie soltanto i doveri dettati dalla sua vocazione».

Teneva la casa aperta ai lebbrosi, condivideva i pasti con loro e si divertiva a giocare con i bambini; aiutava a riparare le case e anche a somministrare le medicine più comuni quando non vi erano medici disponibili (ma, dopo otto anni, disse di essere ormai diventato più capace di alcuni medici veri in visita all’isola). Nelle sue lettere chiedeva costantemente medicine, nuove cure e soldi, e, nel tentativo di proteggere le giovani orfane dagli abusi, organizzò anche un orfanatrofio.

Beato DAMIANO de VEUSTER2Damiano de Veuster fu anche coinvolto in progetti per il miglioramento delle strade e del porto, diede suggerimenti per il miglioramento della fornitura d’acqua, e si assunse il compito di ampliare l’ospedale così che si potesse introdurre un nuovo metodo curativo giapponese che prevedeva bagni caldi. La lista delle sue attività sembra infinita a testimonianza della totale dedizione ai bisogni spirituali della sua gente e del suo approccio “imprenditoriale” alle loro necessità materiali.

Desiderava aiutare tutti i lebbrosi concretamente, anche coloro che rifiutavano il suo ministero spirituale; il suo ideale era la creazione di una comunità laddove aveva trovato “una giungla umana”. Si deve riconoscere, nello stesso tempo, che la dura vita e le difficoltà superate lo resero anche dispotico e presuntuoso, non riuscendo sempre gradito a coloro che cercavano di aiutarlo. Pensava di conoscere ogni volta il meglio per la sua gente ma non aveva sempre ragione e spesso, ad esempio, polemizzava ingiustamente con coloro che avendo effettive conoscenze mediche sollevavano problemi. Il livello d’igiene in cui vivevano lui e la comunità era molto basso e ad alcuni visitatori dell’isola egli apparve sgarbato e scortese.

Da alcuni resoconti si ha l’impressione che Damiano lavorasse a Molokai da solo, ma ciò non corrisponde a verità: dal 1878 lavorò con lui Andrea Nolander (che aveva studiato medicina) che dopo due anni fu sostituito da Alberto Montiton, un missionario esperto del Pacifico. Fino a quando non contrasse la lebbra, egli si recava a Honolulu per fare i ritiri spirituali insieme ai suoi confratelli. Inoltre, dal 1880 il governo hawaiano iniziò a fare di più per i lebbrosi, provvedendo alla maggior parte delle loro necessità materiali e stipendiando due insegnanti di scuola perché lavorassero a Molokai. La lebbra fu definitivamente diagnosticata a Damiano nel gennaio 1885; continuò a essere attivo come sempre, mentre la sua vita spirituale progredì e divenne più profonda. All’inizio passò un periodo di desolazione, spaventato com’era, molto umanamente, di ciò che gli sarebbe capitato e domandandosi perché fosse venuta a mancare la speciale protezione chiesta a Gesù, Giuseppe e Maria.Beato DAMIANO de VEUSTER7

Inoltre, nel momento in cui necessitava davvero di consolazione umana era solo: Montiton partì dopo pochi mesi per un’altra missione e a Damiano fu vietato di lasciare l’isola per qualunque ragione; una volta poi che si diffuse la notizia della sua malattia, i visitatori smisero di recarsi là e, come detto, non poteva nemmeno essere sicuro di vedere un sacerdote per una confessione mensile.

Nello stesso periodo i superiori cominciarono a nutrire dubbi sul suo operato e a lamentarsi per il suo supposto assorbimento nelle cose materiali: il loro atteggiamento in parte derivava dal timore di una reazione del governo hawaiano all’attenzione e ai commenti del mondo sulla colonia di lebbrosi e dalla paura che si generasse una ritorsione contro i missionari cattolici in generale; in parte, invece, era dovuta al fatto che Damiano riusciva a raccogliere grandi quantità di denaro per la sua piccola missione, mentre altri confratelli non riuscivano a trovare fondi per progetti più grandi e ritenuti più importanti.

Nell’ottobre 1885 Damiano aveva ormai superato i sentimenti iniziali di paura e desolazione, e poteva parlare della sua serena rassegnazione al volere divino:

«Il buon Dio sa cosa è meglio per la mia santificazione e pronuncio un onesto fiat voluntas tua ogni giorno».

Nel 1887 scrisse che credeva di essere il «missionario più felice del mondo », tali erano la gioia e la contentezza che i Sacri Cuori di Gesù e Maria gli profondevano. L’unica paura che gli restava era che la malattia gli impedisse di celebrare Messa, un «privilegio che è la più grande consolazione mia […] e di tanti sfortunati compagni che ogni domenica riempiono le mie due chiese». Improvvisamente le cose migliorarono: potè trascorrere una settimana in ospedale a Honolulu e, dopo tanto tempo di  isolamento sull’isola,ricevette la visita del re, del primo ministro e del vescovodenaro e offerte di preghiere arrivarono dall’Europa e dagli Stati Uniti.Beato DAMIANO de VEUSTER4

Nel maggio 1886 un laico americano, Joseph Dutton, si unì a lui come assistente (e sarebbe rimasto a Molokai per più di quarant’anni) e nel 1888 arrivò anche Lambert Conrardy, seguito nello stesso anno da tre suore francescane che si sarebbero prese cura degli orfani. Già nel marzo 1889 comprese dal progredire della sua malattia che la morte non era lontana ma, come disse, l’opera per i lebbrosi era ora sicura e non vi era più bisogno di lui. Spirò il 15 aprile, a quarantanove anni. Le discussioni sul suo operato e sul suo modo di vita non cessarono alla sua morte e un attacco particolarmente violento di un sacerdote protestante di Honolulu provocò in risposta il famoso scritto di Robert Louis Stevenson a difesa della vita e dei frutti di Damiano. Le spoglie di Damiano furono trasferite da Molokai a Lovanio nel 1936 e seppellite nella cappella della Congregazione dei Sacri Cuori, poi una nuova tomba fu appositamente costruita nel 1962 nella cripta della nuova chiesa; è stato beatificato nel 1995. Giovanni Paolo II lo ha beatificato a Bruxelles nel 1995, continuando l’iter iniziato da Paolo VI nel 1967 su richiesta di 33 mila lebbrosi e concluso da Benedetto XVI che lo ha canonizzato in Piazza San Pietro l’11 ottobre 2009.

«La sua fiducia nella provvidenza divina era rimasta intatta: aveva accettato la malattia come qualcosa inviata da Dio per aiutarlo a crescere nella santità. La sua relazione con Cristo fu arricchita da una nuova unione: attraverso la lebbra, Damiano si unì al suo maestro sulla via del Calvario» (Brion). La sua vocazione era stata davvero «un’opzione per i poveri».

Fonte: Il primo grande dizionario dei santi di Alban Butler 

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