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Santi Cirillo e Metodio

Santi CIRILLO e METODIO

monaco (827-869) e Vescovo (815-884) 14 febbraio

Fratelli uniti nella fede e negli ideali, nominati da Giovanni 2 S. CIRILLO e S. METODIOPaolo II patroni d’Europa e dell’Ecumenismo. Hanno lavorato instancabilmente per permettere al popolo slavo di comprendere meglio la liturgia con traduzioni e riti prima proibiti dalla Chiesa se non nelle tre lingue ufficiali.

Questi due fratelli (Cirillo è il minore ma è nominato per primo per la precedenza della morte) sono stati a lungo venerati come apostoli degli slavi meridionali e padri della cultura letteraria slava, e oggi sono riconosciuti apostoli dell’Europa. Le loro principali missioni interessarono i territori delle attuali province di Boemia e Moravia (formanti la Repubblica ceca), Croazia, Slovenia e Serbia. Poiché erano venerati dagli ortodossi molto prima che la loro festa fosse estesa alla Chiesa universale nel Calendario Romano, devono essere considerati come figure essenziali nei rapporti ecumenici tra le Chiese e di grande importanza per le tormentate regioni della ex Jugoslavia.

Il contesto in cui si svolsero le loro missioni appare come un variegato e complesso intreccio di politica ecclesiastica, imperiale e nazionale. Le missioni verso gli slavi erano un compito riservato tradizionalmente ai grandi centri germanici di Ratisbona, Passau e Salisburgo, e supponevano pertanto il riconoscimento della sovranità franca e l’alleanza con Roma piuttosto che con Costantinopoli. Tra l’830 e l’840 il duca Movimir unificò le tribù morave contro i franchi ma fu sconfitto da Ludovico il Germanico e sostituito con il nipote di Ratislao, cristiano (ma anche il nuovo principe sostenne l’indipendenza morava e, catturato da Ludovico il Germanico, finì accecato e rinchiuso in un monastero).

2 S. CIRILLO e S. METODIO1Ratislao agì in due direzioni: capì che, accogliendo il cristianesimo, la Moravia sarebbe entrata nell’orbita della cristianità occidentale consolidandosi come stato, e d’altra parte cercò anche di guadagnare autonomia dall’influsso della provincia ecclesiastica di Salisburgo, volgendosi a Oriente. Nell’862 invitò l’imperatore di Costantinopoli a inviare missionari per l’evangelizzazione dei propri territori e richiese che costoro fossero in grado di parlare la lingua slava. L’imperatore Michele III formò dunque una delegazione che perseguisse lo scopo affidandone la guida ai fratelli Cirillo e Metodio. Durante il loro operato il nipote di Ratislao, Svatopluk, succeduto allo zio nella reggenza del ducato, giunse a negoziare l’indipendenza della Moravia e ne estese il controllo sulla Boemia a occidente e fin sulla Galizia e la Slesia a oriente.

Cirillo, nato nell’827, era stato battezzato con il nome di Costantino e adottò il nome di Cirillo solo verso la fine della sua vita. Mandato a studiare a Costantinopoli sotto Leone il Matematico e Fozio (futuro patriarca) nell’842, aveva approfondito più le scienze secolari che la teologia; nonostante ciò fu ordinato diacono (e forse prete) e sostituì Fozio come professore, quando questi fu chiamato a corte, raggiungendo una grande fama e guadagnandosi il titolo di “filosofo“. Ritiratosi per un certo periodo in un monastero, nell’860 fu inviato dall’imperatore in una missione religiosa e politica presso i kazari, nella regione del mar d’Azov. Fu al ritorno da questo viaggio che gli venne affidata la guida della missione tra gli abitanti della Moravia. 

Metodio era nato dodici anni prima del fratello e dei primi anni della sua vita si sa meno, salvo che la sua carriera comprese nomine imperiali ed ecclesiastiche. Nell’840 fu strategos, governatore, di una delle colonie slave della provincia di Opsikion, sul fiume Styrmon. Si ritirò quindi in un monastero, di cui divenne abateCirillo e Metodio parlavano la lingua slava fin dall’infanzia, essendo l’idioma in uso a Tessalonica, loro terra d’origine, e poiché a quel tempo le diverse varianti della lingua non avevano ancora dato vita a dialetti o linguaggi distinti, essi erano in grado di farsi capire anche in Moravia.2 CIRILLO di GERUSALEMME

Se la Chiesa occidentale riconosceva come lingue sacre e quindi idonee alla liturgia solo le tre attestate dall’iscrizione posta sulla croce di Gesù (ebraico, greco e latino)nella Chiesa orientale la tradizione era molto differente e così Cirillo e Metodio non ebbero esitazione a voler tradurre la Bibbia, i testi liturgici greci e il Messale Romano, noto come la “Liturgia di S. Pietro, nella lingua slava. Le difficoltà furono enormi perché lo slavo era un vernacolo parlato dalla gente e non aveva ancora una lingua letteraria scritta; essi dovettero dunque creare dal nulla una scrittura e nacque così l’alfabeto glagolitico, basato su quello greco, con l’aggiunta di caratteri appositamente ideati per rappresentare i suoni peculiarmente slavi.

Fu questa la base dell’alfabeto cirillico (il cui nome ricorda appunto l’ideatore) in cui vengono scritte le odierne lingue slave, e lo slavo meridionale di Cirillo e Metodio è rimasto, come slavo antico o ecclesiastico, la lingua liturgica delle Chiese ortodosse e cattoliche di Bulgaria, Bielorussia, Ungheria, Romania, Russia, Rutenia, Serbia, Slovacchia e Ucraina. I due fratelli evangelizzarono la Moravia con un tale successo (soprattutto perché parlavano la stessa lingua della gente) che le comunità di rito latino, sorte con l’iniziativa missionaria bavarese, risultarono in netta minoranza e presto i rapporti si incrinarono.

Cirillo e Metodio non erano vescovi, per cui il vescovo di Passau, capo della missione bavarese, non permetteva loro di ordinare nuovi sacerdoti. Nell’867 decisero dunque di partire alla volta di Costantinopoli, in cerca di aiuto. Proprio in questi anni le rivalità tra le Chiese d’Oriente e d’Occidente erano all’apice: il patriarca Fozio era stato scomunicato 2 S. CIRILLO e S. METODIO3da Roma e a Roma era stato fortemente criticato l’uso della lingua slava nella liturgia. Raggiunta Venezia, Cirillo e Metodio ricevettero un invito di papa Niccolò I (858-867) a recarsi a Roma e, cambiato percorso, vi si diressero.

Giunsero a Roma quando Niccolò era già morto ma il suo successore, Adriano I I (867-872), organizzò un’accoglienza trionfale in loro onoresoprattutto perché portavano le presunte reliquie di S. Clemente (ca.100; 23 nov.); in effetti le spoglie dell’antico papa non erano state rinvenute fin allora e secondo una passio egli, esiliato in Crimea, era stato gettato nel mare con un’ancora legata al collo. Cirillo, che si era messo alla ricerca del corpo di Clemente durante la missione ai kazari alcuni anni prima, affermava di averle miracolosamente rinvenute tra i ruderi di una Chiesa sommersa (secondo alcune tradizioni la tomba, costruita dagli angeli, emergeva una volta all’anno durante la bassa marea, segnalando così la propria ubicazione) e le reliquie poterono così essere infine sepolte nella chiesa di S. Clemente sul monte Celio, eretta sul luogo del titulus Clementis, risalente al III secolo. A Roma Cirillo e Metodio incontrarono anche una certa opposizione per l’uso liturgico della lingua vernacolare, ma papa Adriano diede loro pieno sostegno, permettendo persino che la liturgia in slavo fosse celebrata nelle chiese romane e presiedendo di persona a quella officiata in S. Maria Maggiore. Egli inoltre ordinò Metodio sacerdote e fece diventare preti anche alcuni suoi co. giunti a Roma insieme a loro; altri ancora li fece ordinare diaconi. Alcune fonti affermano che entrambi i fratelli furono consacrati vescovi, ma ciò pare dubbio.

Cirillo morì a Roma il 14 febbraio 869: anche se Metodio avrebbe voluto portare il corpo del fratello nei territori in cui egli aveva operato, il papa affermò che un uomo così ragguardevole doveva invece essere seppellito nella città più insigne della cristianità; Cirillo venne quindi tumulato nella chiesa di S. Clemente, in cui riposavano le reliquie che egli aveva portato con sé. Metodio fece ritorno ai suoi impegni missionari con raccomandazione papale, soggetta all‘unica condizione che la lettura dell‘Epistola e del Vangelo nella Messa avvenissero prima in latino e poi in slavo. Quando Kocel, principe della Slovenia, chiese al papa di ricostituire l’antica arcidiocesi di Sirmio (Sremska 2 S. CIRILLO e S. METODIO4Mitrovica, vicino a Belgrado), candidandone ovviamente Metodio alla guida, costui fece ritorno a Roma e papa Adriano nell’870 lo consacrò vescovo. La sua provincia comprendeva tutti i territori della missione in Serbo-Croazia, Slovenia e Moravia, e così questa diocesi di rito slavo ma legata a Roma rappresentò l’avamposto a est della Chiesa e dell’impero occidentale (in quel tempo Roma stava cercando di riaffermare i suoi diritti sull’antica provincia dell’Illirico, di cui Sirmio era stata la capitale, e aveva avuto invece un arresto perché la Bulgaria si era legata a Costantinopoli).

Metodio dovette confrontarsi ancora con l’opposizione della missione bavarese, trovandosi subito in stato di collisione con il metropolita della Baviera; Carlomanno, figlio di Ludovico II il Germanico, in pratica lo arrestò in Moravia, conducendolo nel novembre dell’870 di fronte a un sinodo bavarese a Regensburg. Nonostante l’appello del papa, Metodio fu imprigionato in Svevia. Adriano II protestò invano, è morì senza essere riuscito a ottenerne il rilascio, ma la cosa invece riuscì al suo successore, Giovanni VIII (872-882). Costui però revocò la precedente approvazione pontificia all’uso della lingua slava nella liturgia, pur conferendo a Metodio il titolo di “apostolo dei moravia” ;lo dichiarò inoltre soggetto in questioni ecclesiastiche a Montemir, duca serbo di Slavonia.

A Ratislao, principe di Moravia, era succeduto il nipote Svatopluk, che Metodio criticò per i suoi costumi rilassati. Appoggiato dal vescovo di Nitra, il tedesco Wiching, Svatopluk reagì denunciando a Roma il persistente uso liturgico che Metodio continuava a fare della lingua slava, e accusandolo persino di eresia per il fatto che nella recita del Credo egli ometteva il filioque (ma egli ignorava che a quel tempo il termine non si era ancora affermato in 2 S. CIRILLO e S. METODIO5Occidente, e neppure a Roma era entrato nella formula di fede). Metodio riuscì a convincere il papa della propria ortodossia e a ripristinare l’uso della lingua slava nella liturgia. Era l’880. Negli ultimi quattro anni di vita completò la traduzione dell’intera Bibbia nella lingua slava, compilando anche un manuale di diritto ecclesiastico bizantino e civile, conosciuto come Nomokanon. Il fatto che abbia trovato il tempo di compiere questo lavoro potrebbe suggerire che la fazione bavarese gli avesse impedito di portare avanti effettivamente la missione nel suo territorio.

Nell’882 Metodio si recò a Costantinopoli, dove fu accolto cordialmente dall’imperatore e dal patriarca; morì i l 6 aprile 884, probabilmente a Stare Mesto (oggi Velehrad, nella Repubblica ceca). I risultati ottenuti da Metodio nella costituzione della provincia morava lo collocano in prima fila tra gli apostoli missionari, al pari di Bonifacio (5 giu.), ma purtroppo i frutti non durarono e la sua morte aprì la crisi.

Papa Stefano VI(885-891) favorì la missione germanica, vietando una volta ancora l’uso della lingua slava nella liturgia e nominando l’oppositore di Metodio, Wiching, amministratore della sede metropolitana di Sirmio. I rimanenti discepoli di Metodio fuggirono in Bulgariadove passarono al rito bizantino utilizzando però la lingua slava. La Moravia crollò sotto successive incursioni magiare; la Boemia tornò sotto la sovranità dei franchi orientali; la Croazia rimase fedele alla liturgia romano slava. Pur ammettendo i limiti di un giudizio emesso a posteriori, si può notare che i semi di molti conflitti avvenuti nell’area e durati fino ai giorni nostri con la stessa combinazione di elementi religiosi e nazionali, furono gettati undici secoli fa. L’introduzione delle lingue vernacolari nella liturgia della Chiesa cattolica romana, avvenuta negli anni Sessanta del XX secolo, è stata uno dei principali interessi di Cirillo e Metodio: sotto questo aspetto essi furono davvero degli innovatori; e i recenti dibattiti su tale argomento riportano alle difficoltà che essi attraversarono.

La festa dei Santi Cirillo e Metodio è stata sempre osservata nelle terre da loro evangelizzate, ma fu estesa a tutta la Chiesa occidentale solo nel 1880 da papa Leone XIII . Fu celebrata a lungo il 9 marzo o il 7 luglio, ma la riforma del calendario del 1969 l’ha spostata al giorno della morte di Cirillo. In Oriente sono venerati l ‘ 11 maggio. Papa Giovanni Paolo II li ha nominati patroni d’Europa, insieme a Benedetto (11 lug.), Brigida di Svezia (23 lug.), Caterina da Siena (29 apr.) ed Edith Stein (Teresa Benedetta della Croce; 9 ago.); poiché venerati sia in Oriente che in Occidente, sono considerati patroni dell’ecumenismo. 

SONO INVOCATI: – come protettori dei professori e degli studenti

Sono PATRONI  D’EUROPA

Fonte: Il primo grande dizionario dei santi di Alban Butler    

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2 comments

  1. gnoli pierluigi ha detto:

    Salve ho letto l’articolo che trovo interessante e chiarificatore e mi ha chiarito alcuni dubbi che avevo. Più di un anno fa ho comprato in un mercato un quadro ad olio piuttosto grande raffigurante due monaci il venditore non seppe dirmi chi raffiguravano io capii dalle loro fattezze che erano due personaggi importanti e che il quadro non era recente e sopratutto che doveva venire all’est europa e arrivai alla convinzione che i due personaggi sono san Cirillo e san Metodio, ora purtroppo il quadro è cauto e la tela ha subito un danno vorrei aggiustarla voi conoscete un restauratore ? grazie

  2. biscobreak ha detto:

    Mi spiace Pierluigi, ma non ho conoscenze tra i restauratori. Buona serata