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San Riccardo Pampuri

San Riccardo Pampuri

(1897-1930) 1 maggio 

Lo vedono sempre correre, con S. Riccardo Pampuriil sorriso sulle labbra e cantando  sottovoce inni alla Madonna, a San Giovanni di Dio e agli Angeli, con le mani sotto lo scapolare, tenendo sempre la corona del rosario fra le dita. Spiega: «Questa è la mia arma prediletta, con la corona il demonio fugge» 

Nato a Trivolzio (vicino a Pavia), decimo di dodici figli, era un giovane ben istruito e frequentò la facoltà di medicina all’università di Pavia intorno al 1915. Durante la prima guerra mondiale curò i soldati al fronte e fu profondamente impressionato dalla gravità delle ferite infette a quei corpi martoriati. Durante la ritirata, compie un’azione eroica: conducendo un carro tirato da una coppia di buoi, per 24 ore sotto la pioggia battente, pone in salvo il materiale sanitario precipitosamente abbandonato.

Sa che se non lo facesse, per pensare solo a se stesso, numerosi feriti non avrebbero più la possibilità di curarsi. Appena congedato, al termine della guerra, riprende gli studi di medicina e per l’impresa compiuta, viene decorato con medaglia di bronzo.

Si trasferì a Milano, dove continuò a operare come un buon samaritano; volendo ulteriormente aiutare i sofferenti in modo più organizzato fondò “La banda Pio X ” . Si trattava di un gruppo di persone caritatevoli che si rendeva disponibile giorno e notte per essere d’aiuto agli indigenti, S. Riccardo Pampurifornendo non solo medicine ma anche cibo e vestiario.

Si stabilisce in un umile alloggio, vicino alla chiesa parrocchiale. Ogni mattina,  prestissimo, partecipa alla Messa con la Comunione e, in ogni attimo di libertà, vi cerca respiro davanti al Tabernacolo dove Gesù lo attira e gli dà forza. Sovente è chiamato di notte presso i malati. Il “dottorino” accorre e indugia a lungo presso di loro, competentissimo, disponibile, un vero fratello. Spesso non accetta nulla come onorario, anzi, porta ancora lui i medicinali e il denaro necessario alle famiglie più povere. Al mattino, dopo la Messa, fa ambulatorio in casa, poi riprende le visite: a piedi, sul calesse, d’estate, d’inverno, sotto il sole cocente o sotto la neve. Porta con sé la corona del Rosario e prega la Madonna di sostenerlo e di illuminarlo.

Scopre che a Morimondo e dintorni, ci sono tanti giovani, spesso poco aiutati, nella loro formazione. Il medico ha pochi anni più di loro e si tiene aggiornato su tutti i problemi della vita, della società, della ChiesaSi ferma a parlare con i giovani, li raduna attorno a sé, meglio, attorno a Gesù, S. Riccardo Pampuri1nella parrocchia: con il suo ascendente, li istruisce nella fede, li guida a vivere il Vangelo, più con il suo esempio che con la parola. Quelli ne restano affascinati e alcuni, aiutati da lui, maturano la vocazione sacerdotale e religiosa: saranno presto apostoli, per aver incontrato lui.

Alcuni, tra la sua gente, gli dicono: «Dottore, quando pensa a sé?». Risponde alzando le spalle e raccomandando di chiamarlo a qualsiasi ora del giorno e della notte, perché lui è lì per servire: per i malati, gli anziani, i bambini, coloro che in qualunque modo hanno bisogno. Lo slancio per resistere all’immane fatica lo trova in Gesù Eucaristico che visita ogni sera: persino il cavallo lo sa, ormai, e quando giunge vicino alla chiesa, si ferma da solo e attende che il dottore abbia finito di pregare.

S. Riccardo Pampuri3

La vita a Morimondo cambia: il parroco si trova la chiesa piena di giovani alla Messa festiva e all’adorazione eucaristica, molti impegnati nell’Azione Cattolica e per le missioni. Ha fatto tutto il giovanissimo dottor Pampuri. Ma dov’è quando ci sono tutti e lui sembra assente? È a casa che studia e insieme prega, o in un angolo della chiesa, occupato in un colloquio intenso con il divino Amico, o in visita ai suoi malati a qualsiasi ora del giorno.

Alcuni colleghi medici gli consigliano diprendersela con calma”; «tanto – gli dice qualcuno – si nasce e si muore anche senza di noi». A costoro lui risponde con uno sguardo di fuoco. Ma altri colleghi vengono per consultarlo per i casi più difficili, con una stima grandissima per lui e la sua estrema professionalità. Lascia tutto e parte, tra le lacrime dei suoi assistiti di Morimondo, per seguire Gesù. Il suo gesto suscita enorme scalpore: anche i giornali ne parlano. Nel 1927 entra nell’Ordine di S. Giovanni di Dio (Fatebenefratelli), prendendo il nome religioso di Riccardo; fa la professione a Brescia l’anno dopo.

Lo vedono sempre correre, con il sorriso sulle labbra e cantando sottovoce inni alla Madonna, a San Giovanni di Dio e agli Angeli, con le mani sotto lo scapolare, tenendo sempre la corona fra le dita. Spiega: «Questa è la mia arma prediletta, con la corona il demonio fugge». Intanto la pleurite e la febbre lo divorano. Per sollevarlo, i superiori, oltre alle cure, lo invitano ad un viaggio fra le case di Venezia, Gorizia e Postumia. Ma più che alla sua salute, serve a far dilagare tra i confratelli, che lo conoscono per sentito dire, la sua fama di santità. Circa un anno dopo contrasse la polmonite, poi aggravatasi in pleurite.

Il corpo incorrotto

San Riccardo Pampuri

Fu subito evidente la sua attenzione per i bambini e gli fu affidata la responsabilità di seguire i piccoli disabili mentali,
ricoverati negli ospedali dell’ordine in quella città. Nella sua semplicità, si sente quasi umiliato quando diversi medici vengono ad interpellarlo, perché “il dottorino sotto il saio di religioso è un santo e può molto”. Ha poco più di 30 anni e gode fama di santità. 

Ma presto diventa assai fragile di salute: ai superiori che hanno molti riguardi verso di lui, risponde: «Io sto bene». Continua il suo lavoro, fino a quando gli restano le ultime briciole di forze. Qualcuno si domanda: «Perché Fra Riccardo va all’ambulatorio con la febbre addosso?». Risponde: «È il mio posto, là c’è Dio che mi aspetta».

Morì il primo maggio 1930 nell’ospedale dell’ordine a Milano e fu tumulato nel cimitero di Trivolzio, suo paese natale; il suo corpo fu poi traslato nel battistero della chiesa parrocchialeIn seguito alla segnalazione di miracoli, letti in relazione alla sua opera di cura degli infermi, si aprì il processo canonico d’indagine nel 1949. L’eroicità delle sue virtù fu riconosciuta nel 1978; i miracoli furono approvati ed egli venne beatificato il 4 ottobre 1981. Disse di lui papa Giovanni Paolo II:

«Fu una figura straordinaria, vicina nel tempo ma ancor più vicina ai nostri problemi e sensibilità. La sua breve ma intensa vita fu di grande valore per tutto il popolo di Dio, ma particolarmente per i giovani, i medici e i religiosi […] chi oggi lo prega con fede, lo sente ancora vicino; ancora e più che mai medico e fratello: guarigioni e conversioni inspiegabili umanamente sperimentano coloro che si rivolgono a lui, come un continuo prodigio di carità».

E stato canonizzato il 2 novembre 1989.

Fonte: Il primo grande dizionario dei santi di Alban Butler http://www.donbosco-torino.it/

2 comments

  1. Annina ha detto:

    San Riccardo,ti scongiuro,tocca quel grande cuore, “lomellino” come il tuo,fà che apprezzi la delicatezza del mio gesto, affettuoso e delicato,salva me ed i miei figli e guarisci me e loro.Con amore…

  2. anna ha detto:

    San riccardo,fa’ che una persona bella e pulita comprenda la profonda delicatezza della mia parola e non giudichi male la mia profondità…sono angosciata al pensiero.Portami a casa sua,desidero il tepore del suo tenero sentire.Traccia tu il cammino,indicami il sentiero,non mi tirero’ indietro,anche se mi toccherà ancora dolore.I miei figli hanno bisogno di affetto quanto me…con AMORE…