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Santa Agnese di Boemia

Santa Agnese di Boemia

badessa (1211-1282) 2 marzo 

S. Agnese di Boemia

Agnese di Boemia (o di Praga), che venne definita da S. Chiara “la mia metà” e che fondò il primo convento di Clarisse a nord delle Alpi, dopo che tutti i pretendenti alla sua mano dall’età di tre anni non riuscirono ad averla. Canonizzata da Giovanni Paolo II nel 1989, circa sette secoli dopo la sua morte, proprio nel periodo in cui i cechi si sono liberati dal giogo del comunismo.

Discendente di S. Venceslao (28 set.). Suo padre fu Ottokar I , che nel 1197 salì sul trono di Boemia, mentre sua madre era una sorella di Andrea II , re d’Ungheria, e S. Elisabetta d’Ungheria (17 nov.) fu sua cugina di primo grado. Agnese nacque poco dopo il 1200 e durante i suoi primi ventott’anni di vita fu al centro di progetti dinastici che però fallirono uno dopo l’altro, lasciandola finalmente libera di fare veramente quello che si sentiva. Quando compì tre anni venne fidanzata a Boleslao, figlio del duca di Slesia e di S. Edvige (16 ott.). Subito dopo che le due famiglie si furono accordate, venne mandata in Slesia, presso il convento cistercense di Trebnitz fondato da S. Edvige.

Secondo un documento del XIV secolo conservato presso la biblioteca di Bamberga «i rudimenti della fede e della morale le vennero insegnati da una figlia di S. Edvige», che sembra essere stata la badessa GeltrudeBoleslao morì quando Agnese aveva sei anni e così la bambina fu trasferita presso il convento premonstratense (n.d.r. religiose di voti solenni, di clausura, dedite a vita contemplativa) di Doxan. Dopo altri due anni venne richiamata alla corte del padre e, quando ebbe nove anni, fu promessa sposa a Enrico, figlio di Federico II . Venne mandata di nuovo lontano, ma stavolta in Austria a imparare la lingua e le usanze tedesche, e affidata alle cure del duca Leopoldo d’Austria. Questi però stava cercando a sua volta di combinare il matrimonio del principe Enrico con la propria figlia e quando ci riuscì Agnese venne rimandata, con sua grande gioia, a casa.

Da quel tempo, così, si convinse di doversi consacrare a una vita di verginità. Ci furono però altri due pretendenti alla sua mano, Enrico III di Inghilterra e lo stesso imperatore rimasto vedovo, il padre di quell’Enrico a cui era stata precedentemente fidanzata. Il re Venceslao, fratello di Agnese, acconsentì al fidanzamento con Federico II , e si disinteressò delle rimostranze della sorella. Era il 1235 e l’imperatore mandò un ambasciatore a prendere quella bellissima donna che aveva appena compiuto ventott’anni. AGNESE1Essa però, nonostante l’assoluta irremovibilità del fratello, cercò di opporsi; ritardò la partenza e scrisse a papa Gregorio IX. Gli chiese di impedire quelle nozze a cui mancava il consenso della sposa, che tra l’altro avevasempre desiderato la vita monacale. Il papa mandò il suo legato a Praga e avviò una corrispondenza diretta con Agnese  che poi mostrò le lettere a Venceslao. Il re si trovò in un dilemma terribile, perché non voleva inimicarsi il papa, né tanto meno rischiare le ire dell’imperatore; decise quindi di dire la verità a Federico II , affinché risolvesse personalmente la questione. Sorprendentemente l’imperatore acconsentì a rompere il fidanzamento e disse:

«Se mi avesse lasciato per un uomo mortale, avrei fatto sentire la mia vendetta, ma come faccio a offendermi, se quello che mi preferisce è il Re dei Cieli?»

A quel punto Agnese iniziò a dedicare tutta se stessa e tutti i suoi beni a Dio e ottenne addirittura la collaborazione del fratello; loro padre aveva portato a Praga i frati minori ed essa costruì loro (o forse portò solo a termine) un convento. Sempre con l’aiuto di Venceslao sovvenzionò la costruzione di un grande ospedale per i poveri che poi affidò ai Cavalieri Ospitalieri e costruì un monastero per le Clarisse. Si racconta che i suoi operai, determinati a donare il proprio lavoro, spesso alla chiusura dei cantieri se ne andassero senza farsi pagare.

S. Chiara (11 ago.) mandò cinque sorelle di San Damiano ad aiutarla per la fondazione e nella domenica di Pentecoste del 1236 la stessa Agnese ricevette il velo. In Boemia vi furono ben presto un centinaio di ragazze che seguirono il suo esempio, ma anche in tutta Europa moltissime donne di ceto elevato cominciarono a costruire conventi per le Clarisse e spesso entrarono loro stesse a far parte dell’ordine.

Agnese abbracciò la povertà con lo zelo tipico dei primi francescani, rifiutò le sovvenzioni del fratello e ottenne dal papa la stessa concessione accordata a S. Chiara a San Damiano, cioè il permesso di poter rifiutare ogni tipo di introito e di proprietà. Si adoperava nei compiti più umili: scopava, puliva, cucinava e riparava i vestiti dei lebbrosi. Passava le notti in preghiera e accettò solo di malavoglia il titolo di badessa datole da papa Gregorio IX.

S. Chiara fu felicissima quando seppe dei progressi ottenuti dalla giovane suora es. chiara cominciò a scriverle lettere piene di affetto e di incoraggiamenti:

«Ama con tutto il tuo cuore colui che ha offerto tutto il suo cuore per te, colui di fronte al quale il sole e la luna si fermano in ammirazione, la cui grandezza e immensità […]. Non vi è nulla di più grande di una persona che ha fede, questa è più grande dei cieli, perché nessuna creatura è in grado di contenere il creatore mentre lei ne è la casa, la sede e il trono».

Agnese sembrava veramente essere la figlia prediletta di Chiara che in un’altra lettera scrisse:

«Come tua madre ti ha amato con tutte le sue forze, così ti amo io. […] Quando sei assorta nelle tue meditazioni, ricordami come tua povera madre, sapendo che ho inciso il tuo nome nel mio cuore, perché ti sono affezionata più che a ogni altra persona».

Agnese passò circa quarantaquattro anni della sua vita con il vestito da Clarissa e ogni giorno ringraziava Dio per il dono della vocazione. Morì il 2 marzo di qualche anno dopo il 1282. È stata canonizzata da Giovanni Paolo II nel 1989, circa sette secoli dopo la sua morte, proprio nel periodo in cui i cechi si sono liberati dal giogo del comunismo.

Fonte: il primo grande libro dei santi di Alban Butler

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