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SAN BARNABA

     SAN BARNABA

       apostolo (I sec) 11 giugno

Barnaba non era nel numero originale degli apostoli, ma sia S. Luca che i PadriS. BARNABA apostolici lo designarono con questo titolo per la sua opera apostolica e per l’incarico speciale a lui affidato di portare l’annuncio della fede fuori da Gerusalemme.

Levita, originario di Cipro, si chiamava Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba, «figlio dell’esortazione» (cfr At 4, 36), a indicare un carattere dolce e consolatorio. Era proprietario di un campo che vendette dandone il ricavato alla cassa della piccola comunità cristiana, nella quale tutto era in comune; la sua condotta è sottolineata in contrasto a quella di Anania e Saffira, che vendettero le loro proprietà tenendo per sé parte dei proventi (cfr At 4, 37- 5, 11).

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Dopo la morte di Stefano (26 dic), ad Antiochia si era formata una vasta comunità cristiana; la Chiesa di Gerusalemme venuta a conoscenza del fatto decise di mandare qualcuno a confermare e istruire i neofiti. Fu scelto Barnaba «uomo pieno di Spirito Santo e di fede»: egli poi partì alla volta di Tarso per incontrare Paolo, e insieme tornarono ad Antiochia: fu questo l’inizio di un sodalizio di grande valore, nel quale il cipriota ebbe grande influenza.

Barnaba mostrò notevole fede e apertura mentale nell’accogliere Paolo, che aveva avuto parte attiva nell’uccisione di Stefano (forse la presenza di Paolo era necessaria per far comprendere ai cristiani d’Antiochia l’importanza della vicenda che doveva essere loro narrata). I due apostoli istruirono nella fede un gran numero di persone e fu in quella città che «per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani» (At 11, 22-30).

S. BARNABA1Rimasero ad Antiochia un anno intero; quando i cristiani di là seppero che la Giudea era travagliata dalla carestia decisero di fare una colletta a favore di quei fratelli di fede, affidandola a Paolo e Barnaba. Recatisi a Gerusalemme incontrarono Giovanni detto Marco, e lo presero con sé (At 12, 25). Dopo essere tornati ad Antiochia salparono per Cipro sbarcando a Salamina, città greco-romana nell’estremo nord est dell’isola, attraversandola poi tutta fino a Pafo, dove si confrontarono con il falso profeta Bar-Jesus e convertirono il proconsole romano Sergio Paolo (At 13, 4-12).

Giovanni Marco tornò a Gerusalemme mentre Paolo e Barnaba continuavano insieme la loro opera in Asia Minore: entrando in una città si recavano di solito alla sinagoga, ben consci che avrebbero potuto subire la stessa sorte di Stefano, per confrontarsi con i giudei ortodossi. A Listra furono scambiati per divinità greche, e poiché Barnaba sembrava il capo fu chiamato Giove mentre a Paolo fu assegnato il ruolo di Mercurio.

Nella loro predicazione ebbero inizialmente grande successo facendo molti proseliti, ma poi rischiarono la stessa sorte toccata a Stefano, poiché i giudei inferociti lapidarono Paolo, che fu seriamente ferito, e dovettero abbandonare in fretta la città. La stessa cosa si ripetè in altre città dove il messaggio cristiano suscitava dissensi e conflitti, benché i convertiti rimanessero saldi nella fede.

Raggiunta Derbe, Paolo e Barnaba operarono molte conversioni, poi tornarono sui loro passi, e per via confermarono i credenti e ordinarono presbiteri, fecero ritorno ad Antiochia «pieni di gioia e Spirito Santo» (At 14). Salirono poi a Gerusalemme per decidere con gli apostoli, nel primo grande concilio, se i gentili dovessero essere circoncisi e osservare la legge di Mose. Paolo e Barnaba stavano per intraprendere un secondo viaggio missionario, ma una controversia li divideva: Paolo, come nella disputa con Pietro ad Antiochia, era determinato a liberare la fede dalle osservanze legali giudaiche. Sorse anche un disaccordo (o meglio «una violenta lite») sull’opportunità di prendere o no Giovanni, detto Marco. Barnaba lo voleva ma Paolo non era d’accordo perché Marco si era allontanato da loro in Panfilia, durante il loro primo viaggio. Alla fine decisero di separarsi: Paolo prese con sé Sila come compagno, mentre Barnaba si imbarcò con Marco (At 15, 36-40). Data la natura rischiosa di questi primi viaggi missionari era importante avere con sé un compagno affidabile, ed evidentemente Barnaba era pronto a dare fiducia a Giovanni Marco, come prima aveva fatto nei confronti di Paolo.

Dopo questo accadimento non sappiamo più nulla di Barnaba, S. BARNABA2ma sembra ricavabile da un’allusione fatta da Paolo in I Cor 9, 5-6 che Barnaba fosse ancora in vita e svolgesse la sua missione negli anni 56 o 57 e che i due si fossero riconciliati; «Solo io e Barnaba abbiamo il diritto di non lavorare?», chiede l’Apostolo dei gentili ai cristiani di Corinto. Quando Paolo era prigioniero a Roma nel 60 o 61 chiese a Marco di raggiungerlo; ciò può far pensare che Barnaba potesse essere già morto. Ci sono tradizioni che dicono che sia stato lapidato a Salamina o a Cipro durante un altro viaggio missionario. Fu sepolto vicino a Salamina da fedeli cristiani e si dice che il suo corpo fu ritrovato molto tempo dopo con una copia del Vangelo di Matteo posta sul suo petto; i suoi resti furono traslati a Costantinopoli, dove venne costruita una chiesa in suo onore. Barnaba è spesso raffigurato in quadri veneziani, dato il rapporto con S. Marco (Col 4, 10), patrono di Venezia; i l cipriota, nella chiesa a lui dedicata nella città lagunare, è raffigurato con gli abiti episcopali in un dipinto sopra l’altare maggiore.

Una leggenda milanese racconta che Barnaba, arrivato a Milano per diffondere il cristianesimo, accompagnato da  San Paolo il 13 marzo del  52 d. C., si fermò nelle boscaglie al di fuori di porta Orientale.

BarnabaAl suo passaggio la neve si scioglieva, e miracolosamente, sbocciavano i primi fiori. Improvvisata una rudimentale croce di legno e fissatala in una pietra forata di origine celtica,  cominciò a predicare e fare proseliti. Barnaba  non osava entrare in Milano per non essere obbligato a sacrificare alla statue di dei pagani che troneggiavano agli ingressi della città. Diverso tempo dopo, in una bella giornata di quasi primavera, Barnaba coi suoi proseliti, impugnando la croce, decise di fare una processione intorno alle mura. La tradizione dice al che suo passaggio, tutte le statue caddero in pezzi e Barnaba non più obbligato a sacrificare agli dei, entrò in città, fermandosi poi a Porta Ticinese per celebrare i primi battesimi.

Partito da Milano, lasciò ai milanesi come pegno di fede, la sua croce di legno, infissa nella pietra rotonda; pietra che ancora oggi si può ammirare,  a metà della navata nella Chiesa di Santa Maria del Paradiso, a porta Vigentina, con le sue tredici scanalature radiali, ad indicare il giorno in cui Barnaba giunse a Milano. Anche se la storia ha  smentito i fatti, dato che San Barnaba non giunse mai a Milano, la tradizione  popolare meneghina ha continuato per secoli(fino al 1396) a festeggiare tale data con grande solennità e astensione dal lavoro, che verrà riconfermata nel 1583 da San Carlo Borromeo, come vero ” dies festibus “,  per ricordare il miracolo della fioritura anticipata. Questo è il motivo per cui a Milano “el tredesìn de marz” è diventato il primo giorno di primavera.

È INVOCATO: – contro la grandine

Fonteil primo grande dizionario dei santi di Alban Butler/ http://www.nonnagiuse.it/el_tredesin_de_marz.htm

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