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San Guglielmo da Vercelli

San Guglielmo da Vercelli

Abate (1085-1142) 25 giugno

Fin da bambino sente il desiderio di abbandonarsi ad una vita di SAN GUGLIELMO DA VERCELLIpenitenza e di preghiera. Numerosi sono i prodigi che lo vedono protagonista, la sua forza veniva proprio dalla grande unione con la volontà di Dio e il suo desiderio di espiazione.

Guglielmo, nato a Vercelli e rimasto ben presto orfano (i parenti lo allevarono con una cura affettuosa), decise fin da giovane di condurre vita di penitenza. Aveva solo quattordici anni quando partì pellegrino per San Giacomo di Compostella, nel nord della Spagna, portando intorno al corpo due catene di ferro; aveva chiesto a un fabbro che le saldasse in modo che gli fosse impossibile liberarsene. Attorno avent’anni viveva da eremita sul monte Serico, dove ridiede la vista a un cieco e ciò gli attirò una tale indesiderata fama da farlo fuggire presso S. Giovanni da Matera (20 giu.) in Basilicata; erano due spiriti affini e divennero amici intimi: Guglielmo propose di andare in pellegrinaggio a Gerusalemme, benché Giovanni tentasse di convincerlo che c’era molto da fare nelle loro terre. Poco dopo la partenza fu assalito da briganti; in questo episodio vide un segno che Giovanni aveva ragione e rinunciò a proseguire.

Si traferì a Montevergiliano, un’aspra zona montuosa tra Nola e Benevento (si diceva derivasse il suo nome da Virgilio, che là avrebbe dimorato per un certo tempo). Nei primi tempi Guglielmo visse in solitudine ma presto fu raggiunto da uomini, sia chierici che laici, che volevano essere suoi discepolisi formò una comunità.

San Guglielmo di VercelliNella pubblicazione di Francesco Panarelli, “Scrittura agiografica nel Mezzogiorno Normanno” troviamo anche questa curiosità: “Sappiamo, inoltre, che su questo monte Guglielmo fu vittima di una triste quanto fortuita circostanza: ferito gravemente alla testa da un signore di una città vicina, che era andato a caccia nel bosco con falchetti e cani da caccia e, lanciando uno spiedo venatorio contro un cinghiale, aveva ferito per errore Guglielmo, che pregava entro la boscaglia. Sicchè questi, cercando aiuto ad Albano, fu visitato da un tal conte Roberto e da un certo uomo colto, un gramaticus, che lo istruì. Il Signore seppe volgere in bene la disavventura perché Guglielmo, aiutato dai cristiani dei dintorni e con l’autorizzazione del vescovo, fondò quindi una chiesa in onore della SS. Vergine con annesso eremo, attorno al quale si sarebbe radunata una comunità religiosa che gli agiografi indicano numerosa. Ciò sarebbe avvenuto attorno al 1128-1130, secondo il Monasticon Italiae. Dallo stesso codice della Vita s. Guilielmi ricavano anche i miracoli avvenuti in terra lucana per intercessione del santo eremita e di cui fu testimone il sacerdote e monaco verginiano Giovanni da Nusco.

Fu quindi con la costruzione della chiesa dedicata a Maria Vergine che il nome della montagna fu cambiato in Montevergine.

La regola di vita era molto austera: non si beveva vino, non si mangiava carne né latticini e per tre giorni la settimana si consumava solo verdura e pane secco. Dopo che il fervore iniziale si raffreddò e crebbe la richiesta generale di un certo San Guglielmo di Vercelli1allentamento della severa disciplina. Guglielmo non volle contrastare i desideri dei fratelli ma neppure venir meno al suo regime di vita spartano: nominato perciò un priore nel monastero, con Giovanni da Matera e altri cinque fratelli, a lui molto devoti, fondò una nuova comunità sul monte Laceno, in Irpinia, regione selvaggia e inospitale dove il terreno arido, il luogo esposto agli elementi della natura e l’altitudine rendevano difficile, anche ai più robusti, di sopportare i rigori dell’inverno. I monaci stavano ancora decidendo se trasferirsi o no, quando questo passo divenne inevitabile perché un incendio distrusse le loro capanne, e li costrinse a scendere a valle. Qui Guglielmo e Giovanni si divisero: il nostro santo fondò un monastero a Monte Cognato in Basilicatamentre Giovanni ne fondò un altro a Pulsano.

Quando la fondazione di Monte Cognato fu ben avviata, come aveva fatto a Montevergine, lasciò un sostituto e si trasferì nella piana del Goleto, presso Nusco, dove fondò due monasteri, uno per uomini e uno per donneRuggero II, il potente re normanno del regno di Napoli e di Sicilia, rimase così colpito dalla personalità di Guglielmo che lo convocò a corte a Salerno, per beneficiare dei suoi consigli. Ciò suscitò però l’invidia dei cortigiani che tentarono di screditarlo agli occhi del sovrano, e giunsero persino a cercare di farlo sedurre da una prostituta. E certo un’esagerazione dell’agiografia locale il racconto che il santo invitasse la cortigiana a dividere il suo giaciglio fatto di braci ardenti, dove egli giaceva illeso; è vero invece che Guglielmo la invitò a unirsi a lui nella vita religiosa: ella si convertì, rinunciò alla sua vita licenziosa ed entrò in convento. Nel Martirologio è ricordata come la B. Agnese di Venosa, ed è annoverata nel numero delle  penitenti. Questa vicenda fece tacere i suoi rivali e il re Ruggero continuò a sostenere Guglielmo, sovvenzionando molte case religiose a lui affidate.

Morì nel monastero di Goleto il 25 giugno 1142. Non lasciò una costituzione scritta per la sua congregazione, ma un codice di regole – nell’alveo della Regula di S. Benedetto – fu steso dal terzo abate generale, Roberto. Montevergine è luogo di pellegrinaggio, e benché i monaci seguano la Regula benedettina, conservano l’abito bianco (i benedettini vestono in nero) e sono anche conosciuti come i “mantelli bianchi“. Nei quadri o nelle statue Guglielmo viene raffigurato in ginocchio davanti alla Vergine Maria. Nel 1807 le sue reliquie furono traslate nella cripta della chiesa di Montevergine.

La sua statua in San Pietro a Roma ha un lupo accovacciato ai piedi, in ricordo di un prodigio che gli attribuisce la  tradizione. Quando viveva da eremita sui monti, l’asino che era il suo prezioso mezzo di trasporto fu sbranato da un lupoche poi Guglielmo prodigiosamente trasformò in mansueto animale da soma.

FonteIl primo grande dizionario dei santi di Alban Butler /http://www.parrocchiacalciano.it / http://www.istitutoaveta.it/

2 comments

  1. GIUSEPPE ha detto:

    La concisa esposizione da un’esatta rappresentazione della vita e delle attività del santo; tuttavia mi viene riferito da un giovane parroco agostiniano che il santo ha scritto delle omelie domenicali o commenti ai vangeli che cita spesso.
    Sono interessato a sapere dove reperire questi scritti: potete aiutarmi?.

    Giuseppe

  2. biscobreak ha detto:

    Ciao Giuseppe,
    mi spiace ma non riesco ad aiutarti, infatti non ho trovato ciò che mi chiedi. a presto ciao!