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Padre Anton Luli

Padre Anton Luli

Gesuita albanese (1910-1998) 9 marzo

luliParroco negli ultimi anni di vita a Shënkoll, presso Alessio (Albania) poi a Tirana. Conosce la libertà solo a 80 anni quando gli è concesso di celebrare in maniera autonoma la prima messa dopo duri anni in carcere dove viene rinchiuso nel 1946. Torturato con la corrente elettrica, denudato e legato con i soli piedi che toccavano il suolo. Venne anche deportato nei campi di lavoro albanesi nella zona della città di Kavajë.

L’Albania è uno dei paesi europei più duramente provato della repressione e dalla dittatura. In questa nazione, luogo di nascita della Beata Madre Teresa di Calcutta, la Chiesa ha subito una delle persecuzioni più sanguinose nel 1945 quando presero il potere i comunisti e nel 1967 con la Costituzione di uno stato ateo.

Un testimone di questo periodo di persecuzioni è il sacerdote p. Anton Luli, morto il 10 marzo a Roma, all’età di 88 anni. Padre Luli, di origine albanese, è stato arrestato nel 1947 e rilasciato dopo 42 anni. Padre Anton Luli3Molti dei suoi compagni furono martirizzati. Egli non ha versato il suo sangue, ma ha subito profonde sofferenze morali e fisiche a causa della sua fedeltà a Cristo e al suo Vicario. Lui stesso ha raccontato la sua esperienza durante il Giubileo di Giovanni Paolo II nel novembre 1996.

Questa era la sua testimonianza:

Sono Albanese, e il mio paese è appena emerso dal buio di una dittatura comunista più crudele e insensata, che ha diretto il suo odio contro tutto ciò che potrebbe, in qualche modo, parlare di Dio. Molti dei miei fratelli nel sacerdozio sono morti martiri per me, però, mi toccato rimanere in vita. Avevo appena finito la mia formazione, che sono stato arrestato nel 1947 dopo un ingiusto e falso processo. Ho vissuto 17 anni come prigioniero e come molti obbligato ai lavori forzati. Praticamente ho conosciuto la libertà a 80 anni, quando finalmente, nel 1989, sono stato in grado di celebrare la prima Messa con la gente. Ma per andare con il pensiero alla mia vita, mi rendo conto che si trattava di un miracolo della grazia di Dio e sono stupito di essere in grado di sopportare tanta sofferenza.

 croce per torturaMi hanno oppresso con tutti i tipi di tortura. Quando sono stato arrestato la prima volta che mi ha fatto stare nove mesi chiusi in una stretta stanza da bagno piena di escrementi induriti. La notte di Natale mi hanno fatto spogliare in questo luogo e legato ad una trave, in modo che potessi toccare il pavimento solo con le dita dei piedi. Era freddo; sentivo il ghiaccio salire tutto il corpo: era come una morte lenta. Quando il ghiaccio stava raggiungendo il petto ho gridato disperatamente. Le mie guardie sono corse, mi hanno colpito e poi mi hanno buttato a terra.

Molto spesso mi hanno torturato con l’elettricità bloccandomi e mettendomi due fili nelle orecchie. E ‘stata una cosa orribile. Per un po’ mi hanno legato mani e piedi con filo e mi hanno buttato a terra in un luogo buio, pieno di grossi ratti che mi passavano sopra senza che potessi far nulla per evitarlo. Porto ancora le cicatrici dei fili sui miei polsi incastonate nella carne. Gli interrogatori e le torture accompagnate da violenze fisiche erano continue. Così ricordai i colpi subiti da Gesù quando fu interrogato dal Sommo Sacerdote.

Una volta mi hanno messo davanti un foglio e una penna e mi hanno detto: Scrivi una confessione dei tuoi crimini e, se sei sincero, forse ti mandiamo a casa.Per evitare urti e fustigazione incominciai a riempire una pagina con i nomi dei compagni albania_11_1080005morti o uccisi, con i quale non avevo avuto mai nulla a che fare. Alla fine ho aggiunto: Tutto ciò che ho scritto non è vero, ma sono stato costretto a scriverlo. L’ufficiale ha iniziato la lettura con un sorriso di soddisfazione, sicuro di aver raggiunto il suo scopo, ma quando lesse le ultime righe, mi ha colpito e, bestemmiando, ha ordinato alla polizia di portarmi fuori, gridando: Noi sappiamo come far parlare a questa carogna.

Uscendo carcere, sono stato mandato ai lavori forzati come un lavoro agricolo statale. Mi occupavo del recupero delle paludi. Era un lavoro molto faticoso e il poco cibo che ci davano mi aveva trasformato in un verme umano. Quando uno di noi cadeva esausto, veniva lasciato morire. Ma in quella fase sono riuscito a dire la messa clandestinamente e solo dall’offertorio alla comunione. Ho avuto qualche vino e alcune forme, ma non potevo fidarmi di nessuno, perché se mi scoprivano, mi avrebbero sparato. Ho lavorato in queste paludi per 11 anni.Padre Anton Luli

Il 30 aprile 1979 sono stato arrestato per la seconda volta e portato alla città di Scurati. Aveva con me il rosario, un temperino e un orologio. Dopo la requisizione di questi oggetti, mi hanno buttato sul pavimento di una cella. Mi resi conto che stavo andando incontro ad una nuova prova; ma improvvisamente la desolazione lasciò il posto a una straordinaria esperienza di Gesù. Era come se fosse lì presente, di fronte a me, e ho potuto parlare con lui. E ‘stato fondamentale per me. La tortura è iniziata di nuovo e così un altro processo: il 6 novembre 1979 sono stato condannato al plotone di esecuzione. La causa sostenuta dai miei accusatori era sabotaggio e propaganda antigovernativa. Ma due giorni dopo, la pena di morte è stata commutata in 25 anni di carcere.

Questa è la storia della mia vita, ma non ho mai nutrito sentimenti di odio ne mio cuore. Dopo l’amnistia, un giorno ho incontrato uno dei miei torturatori, ho sentito il bisogno interiore di salutarlo e l’ho baciato. La formazione ricevuta nella Compagnia di Gesù mi aveva abituato all’idea che la fedeltà al Signore è la cosa più importante nella vita di un gesuita e, talvolta, si deve pagare un Padre Anton Luliprezzo elevato, anche la vita stessa. Ma oggi, guardando il 5 mistero glorioso del Rosario, la gloria di Maria in cielo, e pensando che anche noi è offerta questa futura gloria in cielo, non posso fare altro che rivolgermi a voi con le parole di San Paolo:

Ritengo infatti che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. (Rm 8,18).

Come abbiamo contempliamo la gloria di Maria, rimaniamo fedeli, in piedi, con dignità presso la croce di Gesù, non importa quanto la croce è presente nella nostra vita. Questo è il vero insegnamento della mia vita in tutti i momenti di sofferenza e di difficoltà noi vincitori per virtù di colui che ci ha amati (Rm 8,37).

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Anton_Lulihttp://www.christusrex.org/www1/camino/luli.html

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One comment

  1. Maddalena B ha detto:

    Padre Anton, che tu sia benedetto sempre fra tutti i Santi! La tua grande fede ti ha salvato! Quante prove ci riserba il nostro Signore; tutto questo possiamo capirlo quando ognuno di noi porta la prpria croce!!! Una storia agghiacciante, molto commovente!