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DON ANDREA SANTORO

DON ANDREA SANTORO

Sacerdote missionario (1945 – 2006) 5 febbraio

DON-ANDREA-SANTORO (1)Il 5 febbraio 2006 viene ucciso nella chiesa di S. Maria a Trabzon mentre pregava con la bibbia in lingua turca tra le mani, trapassata da uno dei proiettili che lo hanno colpito ai polmoni.

Andrea Santoro nasce nel 1945, in una famiglia operaia, a Priverno, in provincia di Latina, da papà Gaetano, muratore, e da mamma Maria. E’ il terzo di tre fratelli. Nella città natale rimane fino al 1955, quando con la famiglia si trasferisce a Roma, nel quartiere popolare del Quadraro.

Resterà però con la famiglia per soli altri due anni, visto che nel 1957 entra in seminario. Studia la chitarra e l’inglese, ma al tempo stesso persegue una marcata radicalità evangelica, è molto esigente con se stesso. Per questo sceglie come suo confessore l’austero Mons. Proja.

DON ANDREA SANTORO2Il 18 ottobre 1970 è ordinato prete. I primi mesi di servizio li vive nella parrocchia dei Santi Marcellino e Pietro ad duos lauros, al Casilino. Si trattava di uno dei quartieri più degradati della capitale: ben 5000 persone vivevano in baracche, con situazioni drammatiche per quanto concerne l’igiene e il degrado sociale, con una forte presenza di prostituzione.

Dal 1971 al 1980 presta la sua opera nella parrocchia della Trasfigurazione, nel quartiere Monteverde, come viceparroco. Don Andrea porta la sua profonda spiritualità (che in questi anni rivolgerà soprattutto ai bambini) e la sua passione per la Bibbia, che lo accompagnerà per tutta la vita. Ma il giovane sacerdote si spende anche in campo sociale, presenziando alle riunioni dei comitati di quartiere e attivandosi in iniziative più estemporanee, come l’ospitalità offerta ad un gruppo di madri di Desaparecidos argentini nel 1979, che lottavano per avere notizie dei loro cari fatti sparire dal regime militare al potere dal 1976.

Quando sul finire degli Anni Settanta gli prospettano un incarico da parroco, chiede ed ottiene un periodo sabbatico, che trascorre in Terra Santa, per cercare “una vicinanza con Dio là dove Dio DON ANDREA SANTORO5aveva cercato una vicinanza con noi”. Raggiunto il Medio Oriente con un viaggio in autostop, vive sei mesi spiritualmente molto intensi, sulle tracce di Cristo e con prolungate soste in comunità monastiche.

Raggiunge il Medio Oriente con un viaggio in autostop, e vi si fermerà per sei mesi, che descriverà così “era un tempo in cui cercavo di fare chiarezza nella mia vita. Cercavo un luogo dove scendere alle radici del mio cuore e delle ragioni della vita. Cercavo una vicinanza con Dio e credevo di poterla trovare dove Dio aveva cercato una vicinanza con noi. […] Cercavo un luogo in cui “abitare con Dio” e avere il tempo per ascoltarlo, per parlargli, per capirlo, per farmi prendere in custodia da lui”.

Don Andrea ripercorre i luoghi della vita di Gesù, da Gerusalemme risalendo verso Nazareth, uno dei luoghi che amò di più, in cui, rileggendo l’esperienza dei primi trent’anni di Cristo, matura l’idea che sia possibile per tanti intridere di santità anche la quotidianità, sottomettendosi di continuo alla volontà di Dio.

DON ANDREA SANTORO3Sempre in Palestina entra anche in contatto con la comunità della Piccola Famiglia dell’Annunziata stabilita a Gerico. Si tratta dell’ordine monastico fondato da Don Giuseppe Dossetti. Un contatto forse non casuale, al punto che si ipotizza che Don Andrea abbia per qualche tempo considerato l’ipotesi di aderire alla vita monastica, ma che poi lo stesso Dossetti lo rimettesse all’obbedienza al vescovo di Roma.

A settembre 1981 gli affidano la parrocchia di recente costituzione, nel quartiere di Verderocca: in fondo, è un po’ venire incontro al suo stile missionario di fare il prete, perché si tratta di una comunità che non ha strutture e neppure una chiesa e don Andrea vive in un appartamento, incontra la gente per strada, la visita in casa, deve cercare spazi condominiali e strutture pubbliche per la celebrazione dell’Eucaristia. Qui riceverà anche la visita del Santo Padre Giovanni Paolo II.

Nel 1994, dopo altri cinque mesi in Medio Oriente a ricaricare le “batterie” seguendo i passi delle prime comunità, è destinato alla DON ANDREA SANTOROparrocchia dei Santi Venanzio e Filippo, vicino al Laterano, dove accanto alla sua consueta particolare sensibilità verso i più bisognosi, il suo stile pastorale si colora di ecumenismo e di dialogo interreligioso: sono i frutti dei suoi soggiorni in Medio Oriente e sono anche indice della sua crescente sete di partire per la missione che i superiori sembrano non capire o che comunque tardano ad esaudire. Apre spazi della parrocchia al movimento fondato da una giovane, Chiara Amirante: l’organizzazione si chiama “Nuovi orizzonti”, e rivolge la sua attenzione alle povertà urbane e all’evangelizzazione di strada.

Solo nel 2000, cioè a 55 anni suonati,  il cardinal Ruini gli permette di andare per un triennio in Anatolia come sacerdote fidei donum. Prima di partire fonda l’associazione “Finestra per il Medioriente”, per creare un legame tra la sua diocesi di appartenenza e quella in Turchia, cui si sente inviato. Prima vaadUrfa, nel sud est del paese, ai confini con la Siria, dove rimane tre anni come presenza orante e silenziosa: lì non c’è neppure un cristiano e tuttavia riesce a farsi benvolere da tutti, persino dall’imam della moschea vicina.

DON ANDREA SANTORO1Ha ben chiaro, nella testa e nel cuore, di essere lì “non per convertire ma per convertirsi, come confida agli amici di Roma: “mi sono guardato intorno, ho pregato…, ho intessuto piccoli quotidiani rapporti con i vicini di casa, con i mille piccoli negozianti delle mille piccole botteghe, imparando a salutare, a rispondere alle tante domande, a chiedere informazioni; ho imparato a voler bene, come segno fondamentale della presenza di Cristo, a voler bene gratuitamente senza nulla aspettarmi, a voler bene ad ogni persona così come è, come è vista ed amata da Dio”.

E’ lo stesso stile che adotta quando gli chiedono di trasferirsi al nord, a Trabzon, Trebisonda: una città di duecentomila abitanti, con una comunità cattolica di appena 15 persone, una più folta comunità ortodossa sparsa per la città, un’emigrazione femminile caratterizzata dalla prostituzione e dallo sfruttamento.

Tienici uniti nella nostra diversità: non così uniti da spegnere la diversità, non così diversi da soffocare l’unitàdiventa la sua andrea_santoro9preghiera costante, mentre si esercita nella “liturgia della porta”: aprire, sorridere, salutare, rispondere, ma anche prendere posizione, per strappare dalla prostituzione quelle schiere di donne, perlopiù armene e georgiane.“Cerco di essere la presenza, per quanto povera e inadeguata, di Gesù . Cerco di essere, insieme a quei pochi che si riconoscono in Gesù, un piccolo virgulto di Chiesa. Cerco di essere una piccola finestra di luce”.

È forse in questa sua azione di contrasto alla prostituzione, o più semplicemente nel fanatismo fomentato in quei giorni dalla pubblicazione di alcune vignette blasfeme su un giornale danese, che matura la decisione di eliminare quel prete scomodo, che in silenzio sta creando ponti tra le religioni. Se ne incarica un ragazzo di appena 16 anni, imbottito di odio da fanatici predicatori, che il 5 febbraio 2006 lo uccide con alcuni colpi di pistola, mentre don Andrea è inginocchiato in chiesa, assorto in preghiera. Nella convinzione che sia un testimone della fede fino al dono della vita, la Chiesa di Roma ha dato avvio nel 2011 al suo processo di canonizzazione.

DON ANDREA SANTORO4In un’intervista del 2004, spiegava così la sua scelta: “Io dico sempre: «la fede è partire». Senza la disponibilità a partire non c’è la fede. E partire vuol dire mettersi in un cammino in cui Dio sempre più ti si manifesta, in cui tu sempre di più lo incontri, sei da lui riempito e svuotato, e sempre di più diventi una benedizione per gli altri. La disponibilità a misurarsi faccia a faccia in una relazione con Dio, dove Lui prende le redini della tua vita, dove l’incertezza che ti viene da Dio è preferibile alle certezze che che vengono da te

Forse, non è un caso che sul suo comodino fu ritrovato un testo di “Robert Royal: I martiri del ventesimo secolo“.

Fonti: www.giovaniemissione.it; http://www.santiebeati.it/dettaglio/93993

 

 

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