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SAN LEONE MAGNO

SAN LEONE MAGNO

papa (461) 10 novembre

LEONE MAGNOGrande consigliere, indomito combattente armato della sola fede riuscì a fermare anche Attila in un feroce attacco contro Roma. Leone è il primo di soli tre papi, con S. Gregorio I e S. Nicola I a essere stato onorato del titolo “Magno“.

Non esistono dettagli sui primi anni di vita, ma sembra probabile sia nato a Roma,da genitori toscani, probabilmente alla fine del IV secolo. Ancora giovane fu ordinato diacono e divenne famoso come consigliere del papa, durante il pontificato di Celestino I (422-432) e Sisto III (432-440); tenne anche una corrispondenza, in questo periodo, con S. Cirillo d’Alessandria (27 giu.), che si opponeva all’idea che Gerusalemme diventasse un patriarcato e chiedeva il suo aiuto.

Persuase Giovanni Cassiano a scrivere il trattato De Incarnatione Domini cantra Neslorium, che l’autore poi gli dedicò; in seguito fu inviato in Gallia come mediatore tra Albino, governatore della LEONE MAGNOregione e prefetto delle guardie pretoriane, e il comandante in capo, Ezio, disputa che rischiava di mettere in pericolo la difesa dei galli contro i barbari.

Nel 440, mentre Leone era in Gallia per quest’ultima missione, fu raggiunto da messaggeri che gli portavano la notizia della sua elezione a vescovo di Roma. Descritto da uno dei suoi biografi come un uomo di sconfinata energia, generoso e con un forte senso del dovere, Leone s’impegnò per tutto il suo pontificato a migliorare il prestigio e l’importanza della sede di Romafu il primo a definire e a formulare la convinzione che il vescovo di Roma è l’erede di Pietro e che l’autorità donatagli da Dio è suprema e universale.  L’opinione secondo cui il papa è il “primate di tutti i vescovi” è evidente nelle sue opere come nelle sue azioni e ha una grande importanza e significato nella storia del papato; insistette costantemente su questo tema nelle sue omelie.

LEONE MAGNO1Le centoquarantatré lettere sopravvissute rivelano il suo interesse per la Chiesa non solo di Roma e d’Italia, ma anche di Africa, Gallia e Spagna, dove desiderava raggiungere l’uniformità del culto e consolidare l’insegnamento ortodosso contro il pelagianesimo, il priscillianesimo e il manicheismo; inoltre fu particolarmente inflessibile contro quest’ultima eresia, riuscendo quasi a convincere le autorità governative a reintrodurre le leggi emanate contro chi vi aderiva. Leone insistette particolarmente nell’affermare il diritto di tutti gli altri vescovi di appellarsi al vescovo di Roma nei confronti dei loro metropolitani, ma seppe difendere anche i diritti dei metropolitani come se avesse l’autorità del papa.

In un aspetto almeno, la fase migliore del pontificato di Leone fu il concilio di Calcedoniaconvocato per controbattere l’eresia monofisita che sosteneva l’esistenza di un’unica natura in Cristo. Nel 448 il vescovo di Costantinopoli, Flaviano, cacciò un monaco di nome Eutichiano per aver diffuso questa dottrina eretica; Eutichiano si appellò a Leone, che comprese immediatamente dove avrebbe portato questa teoria; nella lettera (il cosiddetto Tomo di Leone), esponeva chiaramente ed elegantemente l’insegnamento ortodosso dell’Incarnazione: Gesù Cristo è una sola persona cui si fondono due nature, quella divina e quella umana, «senza confondersi o mescolarsi».

San Leone Magno PapaQuando il concilio, convocato dall’imperatore Teodosio I I (408-450) a Efeso nel 449, rifiutò il Tomo di Leone, reintegrando Eutichiano, Leone lo definì un latrocinium e insistette per tenere un nuovo concilio, che si svolse a Calcedonia (l’attuale Kadikoy) sul Bosforo, nel 451, cui parteciparono  seicento vescovi, tutti orientali, eccetto due africani. Ai tre legati pontifici, che provenivano anche da Occidente, fu riservato un posto d’onore e furono invitati a leggere il Tomo; ecco come fu definita la reazione dei presenti alla fine della lettura:

«Questa è la fede dei padri; la fede degli apostoli. Noi crediamo questo, quelli che credono in una religione vera lo credono. Anatema per chi non pensa come noi! Pietro ha parlato attraverso le parole di Leone», e la lettera fu adottata come insegnamento della Chiesa.

In un’altra questione importante il consiglio dei legati pontifici fu totalmente ignorato: sostenendo che Costantinopoli, come Roma, era una città imperiale, il concilio la trasformò in patriarcato, aumentandone perciò l’importanza e piantando le radici di future dispute. Ancora una volta Leone si accorse delle conseguenze che questo avrebbe avuto, poiché comprendeva che la supremazia del vescovo di Roma non aveva alcuna relazione con Roma in quanto luogo specifico, ma derivava dall’eredità apostolica; sebbene rifiutasse di approvare le dichiarazioni del concilio fino al marzo del 453 (e anche allora rifiutò di ratificare il canone relativo al nuovo patriarcato), l’atto fu costituito.

Attila e San Leone PapaL’influenza di Leone si estese anche alla sfera politica: nel 452, quando Attila, l’unno, che aveva già saccheggiato Milano, iniziò a marciare su Roma, Leone gli andò incontro, alla confluenza del Mincio e del Po, vicino a Mantova, e lo persuase a non farlo, ma ad accettare un tributo. Mostrò lo stesso coraggio, ma con meno risultati, e la stessa tattica con Genserico il vandalo, tre anni dopo, quando Roma fu saccheggiata e molti furono catturati e portati in Africa settentrionalenon essendo riuscito a salvare la città, Leone mandò sacerdoti e denaro ai prigionieri.

Questo periodo fu, nel complesso, molto difficile, perché Roma si stava avviando verso la fine dell’impero e la Chiesa era oppressa da problemi interni, come lo stile di vita degradato del clero e l’eresia che si manifestava in diverse forme. Leone, tuttavia, riuscì a mantenere l’ottimismo, a restaurare alcune basiliche, inclusa quella di San Pietro, a costruire nuove chiese e a organizzare i soccorsi in tempo di carestia, oltre a esprimere la sua conoscenza della teologia nelle omelie. Credeva profondamente nell’Incarnazione, come era stata esposta a Calcedonia, con tutte le sue implicazioni, e si dedicò, tramite la predicazione, all’istruzione religiosa del clero e del popolo.

San Leone MagnoLe opere di Leone sono notevoli, per la chiarezza, la concisione e lo stile ben modulato; oltre alle  lettere  già menzionate, esistono  cento omelie e forse qualche colletta nel sacramentario di Leone, anche se, a quanto pare, erano ispirate da lui, piuttosto che scritte di suo pugno, dato che egli preferì interessarsi al consolidamento del culto.

Leone morì il 10 novembre 461; la sua festa era originariamente osservata l‘11 aprile, secondo il Liber Fontificalis, o il 28 giugno in base al calendario di Sarum; in Occidente, è stato ripristinato il suo dies natalis. Nel 1754 Benedetto XIV lo proclamò dottore della Chiesa, per la chiarezza con cui formulò l’insegnamento approvato dalla Chiesa, più che per l’originalità del suo pensiero dal punto di vista teologico.

Fonte: Il primo grande dizionario dei santi di Alban Butler

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