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SANTA ALFONSA MUTTATHUPADATHU

SANTA ALFONSA MUTTATHUPADATHU

Clarissa [1910-1946] 28 luglio

Arriva a bruciarsi i  piedi a 13 anni pur di non alfonsaessere costretta a sposarsi. La sua vita diventerà anche dopo il convento una vera e propria tortura ma con fede e con amore risponderà:«Sento che il Signore mi ha destinato a essere un’oblazione, un sacrificio di sofferenza […]. Il giorno in cui non ho sofferto è un giorno perduto per me».

Anna Muttathupadathu nacque a Kudamaloor nel Kerala, in India, nell’agosto del 1910 e fu battezzata secondo il rito siro-malabarico. I genitori morirono quando era giovane, perciò fu educata da una zia materna e dalla nonnaAll’età di tredici anni la zia predispose per lei un matrimonio, ma Anna si oppose così fortemente all’idea che si bruciò deliberatamente i piedi per evitare il fidanzamento, ispirata, come disse al suo confessore, dalle vite delle sante che deturparono la loro bellezza per evitare pretendenti non graditi. Accadde che le ustioni furono più gravi di quanto lei intendesse, dunque ne portò le cicatrici sulle gambe per il resto della vita.

(In lingua originale con sottotitoli in inglese) 

alfonsa3Alla fine le sue tutrici le permisero di entrare nel monastero delle Clarisse a Bharananganam nel 1927 come postulante; si trattava di un convento di terziarie francescane regolari che avevano professato i voti religiosi ordinari. Anna assunse il nome religioso di Alfonsa dell’Immacolata Concezione, in onore di S. Alfonso Liguori, indossando l’abito religioso nel 1930. Le suore si occupavano principalmente dell’insegnamento, e Anna ottenne il diploma d’insegnante mentre era ancora postulante e iniziò a insegnare. Dopo essere entrata in convento, la sua salute peggiorò gradualmente, a tal punto che «il resoconto delle sue sofferenze fisiche sembra un’opera di patologia» (Ball). Presto fu costretta a interrompere l’insegnamento, e restò invalida per tutto il resto della vita. Accettò queste sofferenze fisiche come suo apostolato principale, dichiarando:

 «Sento che il Signore mi ha destinato a essere un’oblazione, un sacrificio di sofferenza […]. Il giorno in cui non ho sofferto è un giorno perduto per me».

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Oltre alle sofferenze fisiche, dovette affrontare l’opposizione di alcune sorelle e di altri, che non capivano le continue malattie e diffondevano calunnie su di lei. Benché accogliesse sempre e tentasse di aiutare i pellegrini che giungevano al convento per avere i suoi consigli e le sue preghiere, la gente notava una certa riservatezza, che qualcuno confuse con freddezza. Quelli che la conobbero meglio scoprirono che tale riservatezza nascondeva una carità profondamente spirituale che si estendeva a tutti. Cominciarono a diffondersi resoconti di miracoli ottenuti tramite la sua intercessione, principalmente previsioni di eventi tragici. Nel luglio 1946, Alfonsa chiese al suo confessore di poter pregare di morire presto, perché sentiva di essere divenuta un fardello troppo pesante per le consorelle. Morì il 28 luglio 1946, e un notevole culto ebbe inizio subito dopo la morte: folle consistenti di cristiani, induisti e musulmani visitarono la sua tombaattratte dalle notizie di guarigioni miracolose, e dalla purezza della sua vita.

È stata beatificata a Kottayam nel 1986, da Giovanni Paolo II, durante il suo viaggio in India. Infine Benedetto XVI l’ha canonizzata il 12 ottobre 2008 in Piazza San Pietro. 

FonteIl primo grande libro dei santi di Alban Butler

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