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San Alfonso Maria de Liguori

San  Alfonso Maria de Liguori

vescovo, dottore della Chiesa e fondatore (1696-1787) 1 agosto 

«Lascia il mondo e datti a me» Dopo aver sentito questa S. ALFONSO MARIA de’ LIQUORI locuzione interiore che lui chiamò “voce di Dio”, da eminente avvocato si trasforma in un vigoroso predicatore e difensore… della causa di Dio. 

Alfonso Maria de’ Liguori nacque vicino a Napoli nel 1696, I suoi genitori erano Giuseppe, capitano delle galee reali, e Anna Cavalieri d’Avenia. Il padre voleva che il suo primogenito ricevesse una buona istruzione, perciò Alfonso fin da piccolo fu educato da precettori. A tredici anni intraprese gli studi di diritto e a sedici, quattro anni prima dell’età normale, divenne dottore in diritto civile e canonico dell’università di Napoli.

Si dice di lui (con un po’ di esagerazione) che non abbia mai perso una causa in otto anni di esercizio dell’avvocatura. Nel 1717 Giuseppe cercò di combinare un matrimonio per il figlio, ma la cosa non riuscì. Le antiche Vite dicono che per un anno o due il suo entusiasmo religioso si affievolì alquanto e che, pur non essendo un grande peccatore, amava molto la vita di società, i divertimenti alla moda e la musica del teatro napoletano (quasi certamente in una misura che oggi sarebbe considerata del tutto compatibile con la santità). Nella Quaresima del 1722 fece un ritiro presso i lazzaristi. Nella Quaresima del 1723 decise, in privato, di non sposarsi e di praticare l’avvocatura solo fino a quando glielo avesse indicato la sua “guida interiore“, che egli riconosceva come voce di Dio.

Pochi mesi Alfonso perse una causa importante e all’indignazione del padre si aggiunse una locuzione interiore: mentre visitava gli ammalati all’ospedale degli incurabili udì per due volte la voce interiore che diceva: «Lascia il mondo e datti a me». Si recò alla chiesa di Nostra Signora della Mercede, depose la spada sull’altare e chiese di entrare a far parte dei preti dell’Oratorio. Giuseppe tentò di dissuadere il figlio, ma alla fine lasciò che diventasse prete a condizione però che rimanesse in casa e non entrasse nella congregazione dell’Oratorio e Alfonso accettò, su consiglio dell’oratoriano Pagano, suo direttore spirituale.

S. ALFONSO MARIA de’ LIQUORI1Iniziò a studiare teologia in casa e nel 1726 fu ordinato sacerdote. Per due anni si dedicò all’attività apostolica nel regno di Napoli e si guadagnò la reputazione di predicatore schietto e di confessore efficace, che evitava le ricercatezze e il rigorismo giansenista. «È un piacere ascoltare le sue prediche: lei dimentica la sua persona e predica Gesù Cristo», gli fu detto. Trattava i penitenti come anime da salvare e non come criminali da punire o spaventare. Si dice che non abbia mai rifiutato l’assoluzione ad alcuno. Ma certuni trovavano da ridire sul suo comportamento. Egli organizzò i “lazzaroni”, cioè i disoccupati e gli sfaccendati di Napoli, in gruppi che si riunivano per ricevere l’istruzione religiosa. Una volta rimproverò uno dei membri che mostrava eccessivo zelo per il digiuno e a un altro prete aggiunse: «Dio vuole che per vivere mangiamo; se avete ricevuto delle cotolette, mangiatele e siate riconoscenti: vi faranno bene». La storia cominciò a circolare e si volse a discredito di Alfonso: si disse che i gruppi erano società segrete di epicurei o quietisti o addirittura che facevano parte di una nuova setta chiamata “Le cotolette”. Alcuni membri furono arrestati e Alfonso dovette spiegare che cosa fosse successo.

SPECIALE TG2 su Alfonso

1a parte

 2a parte

L’arcivescovo gli disse di essere prudente e i “circoli della cotoletta” continuarono indisturbati; si sarebbero in seguito trasformati nell’ Associazione delle Cappelle, che all’inizio del XX secolo contava migliaia di lavoratori, con riunioni quotidiane per la preghiera e l’istruzione religiosa nelle cappelle della confraternita. Nel 1729, all’età di trentatré anni. Alfonso lasciò la casa paterna per diventare cappellano di un collegio dove si preparavano i missionari per la Cina.

Qui incontrò Tommaso Falcoia, un prete che aveva il doppio della sua età e che diventò suo grande amico. Il Falcoia aveva tentato per anni di fondare un nuovo istituto religioso in seguito a una visione che diceva di aver avuto a Roma, ma era riuscito solo a fondare un convento di monache a Scala vicino ad Amalfi.

S. ALFONSO MARIA de’ LIQUORI2Nella festa della Trasfigurazione del 1731 le monache vestirono il nuovo abito rosso e blu e iniziarono una vita di stretta clausura e di severa penitenza: era l’inizio delle suore  redentoriste, ancora oggi fiorenti in vari paesi. Alfonso stesso ampliò la nuova regola e la rese più chiara. Il vescovo Tommaso gli suggerì poi di fondare una nuova congregazione di missionari che lavorassero particolarmente fra i contadini. Nel novembre 1732 lasciò Napoli per Scala, dove il 9 dello stesso mese fu fondata la congregazione del SS. Redentore. Dal 1726 al 1752 predicò ovunque nel regno di Napoli, specialmente nei villaggi, con grande successo. Il suo confessionale era sempre affollato: molti peccatori incalliti tornavano ai sacramenti, nemici erano riconciliati e contese familiari appianate. In pochi anni furono erette diverse fondazioni nuove, nonostante l’opposizione della fazione anticlericale a livello locale e statale.

alfonso maria de liguoriCon l’esperienza acquisita l’ex avvocato, il predicatore rigoroso e sensibile, divenne un eminente teologo moralista Dopo la morte di Falcoia nel 1743, la vita di Alfonso fu molto intensa. Guidò la congregazione attraverso vicende difficili, interne ed esterne, adoperandosi per farla riconoscere dal re, si prese cura di molte persone nel suo ministero, condusse missioni a Napoli e in Sicilia, scrisse inni, compose melodie, si dedicò alla pittura. Dopo il 1752 la sua salute andò declinando e perciò il suo vigore missionario fu rallentato; dedicò allora più tempo a scrivere. Un canonico di Napoli espresse un sentimento generale quando affermò: «Se io fossi papa, lo canonizzerei senza processo». Padre Mazzini disse: «Egli adempì perfettamente il precetto divino di amare Dio al di sopra di tutte le cose, con tutto il cuore e tutte le forze, come ognuno poteva vedere e come io vidi meglio di ogni altro nei lunghi anni trascorsi con lui».

Alfonso era severo, ma ricco di tenerezza e di misericordia; essendo egli stesso assillato da frequenti scrupoli, era particolarmente benevolo con quelli che ne erano preda. Aveva sessantasei anni allorché papa Clemente XIII lo nominò vescovo di S. Agata dei Goti, tra Benevento e Capua. Cominciò a riformare il seminario e anche il modo di assegnare i benefici. Vi erano poi preti che dicevano Messa in quindici minuti o meno: Alfonso li sospese finché non avessero cambiato il loro modo di celebrare. Scrisse anche un saggio sull’argomento: «In verità veder celebrare la Messa in questo modo è quanto basta per perdere la fede

Era a S. Agata da poco tempo quando scoppiarono peste e carestia. Alfonso lo aveva predetto più volte nei due anni precedenti, ma non si era fatto nulla per prevenirle. S. ALFONSO MARIA de’ LIQUORI3Dato che migliaia di persone erano alla fame, egli vendette tutto per acquistare viveri per gli affamati, fece anche molti debiti per procurare aiuti. A un certo punto il popolo in tumulto voleva uccidere il sindaco di S. Agata, ingiustamente accusato di occultare viveri; allora Alfonso, sfidando la loro furia, offrì la sua vita al posto di quella del sindaco, poi li calmò distribuendo razioni di cibo per due giorni. Il vescovo Alfonso si preoccupò molto della moralità pubblica. Questo gli procurò molti nemici, tanto che la sua vita fu spesso minacciata da gente di alto rango o da coloro contro i quali aveva intentato azioni giudiziarie.

«Ognuno deve sorvegliare il suo gregge. Quando questa gente si troverà cacciata di qua e di là, in disgrazia, senza cibo e senza alloggio, allora metteranno giudizio e abbandoneranno la loro vita da peccatori». L’atteggiamento di Alfonso può sembrare duro, se giudicato alla luce di certe idee di grande tolleranza del tardo XX secolo, ma considerando le condizioni di tempo e di luogo in cui visse, il suo esame attento delle applicazioni e dei fini autentici della legge morale, la sua incessante ricerca del meglio per il popolo e per la comunità religiosa, fanno di lui un santo di tutti i tempi.

Nel giugno del 1767 Alfonso ebbe un attacco così forte e persistente di febbre reumatica che si temette per lui. Ricevette gli ultimi sacramenti e si cominciò perfino a preparare il funerale. Ma dopo dodici mesi la sua vita era fuori pericolo. Il collo rimase però piegato in modo permanente e tale lo si ritrova nei ritratti. Fino a quando i chirurghi non riuscirono a raddrizzarlo un poco, la pressione del mento gli causò una piaga viva nel petto, tanto che non poteva celebrare la Messa. In S. ALFONSO MARIA de’ LIQUORI4seguito vi riuscì, utilizzando una sedia al momento della comunione. Nel 1784-85 attraversò una terribile “notte oscura della fede” e si dice che abbia sofferto tentazioni su tutte le materie di fede e tutte le virtù. Fu assalito da scrupoli, da paure ingiustificate, da illusioni poi descritte come diaboliche.

Questo durò per diciotto mesi, con rari intervalli di pace e lucidità. Poi seguì un periodo di frequenti estasi. Si dice che doni di profezia e perfino miracoli abbiano preso il posto delle prove interiori. Relazioni dell’epoca sulle esperienze di Alfonso, allora vecchio e malato, le presentano come un caso esemplare di lotta tra le inclinazioni buone e quelle cattive; è impossibile però inquadrarla oggi entro i termini della medicina geriatrica moderna, anche se l’inizio di diverse malattie può a volte apparire come una lotta tra la luce e le tenebre.

Alfonso morì nella notte fra il 31 luglio e il primo agosto del 1787, a due mesi dal suo novantunesimo compleanno. Nel 1796 Pio VI, il papa che lo aveva condannato in seguito a un malinteso, decretò l’introduzione della sua causa. Nel 1816 fu beatificato, nel 1839 canonizzato e nel 1871 proclamato dottore della Chiesa. Nel 1793 il governo di Napoli riconobbe la regola originaria e i redentoristi furono di nuovo uniti. Attualmente sono diffusi in tutta Europa, in America e in altre parti del mondo.

È INVOCATO: – come protettore dei confessori

Fonte: Il grande dizionario dei santi di Alban Butler

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