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Madonna dell’Asinello

Madonna dell’Asinello

Chioggia (Italia) 5 luglio 1615

Un santuario già famoso per una nota apparizione lo diventa Asinolife madonna dell'asinellonuovamente per una seconda e questa volta i protagonisti sono un frate e… la Sacra Famiglia. La Vergine apparve proprio su di un asinello e san Giuseppe l’accompagnava.

A Chioggia, i francescani Cappuccini sono i custodi del Santuario della Madonna della Navicella, affidato a loro il 17 ottobre 1957, fu ricostruito dopo circa un secolo e mezzo dalla scomparsa dell’antico omonimo santuario. Quest’ultimo era stato innalzato sul lido di Chioggia (e per questo veniva detto santuario di Marina), dove, secondo la tradizione, il 24 giugno 1508 la Beata Vergine era apparsa a un ortolano per chiedere agli abitanti ravvedimento e conversione. La notizia si era diffusa rapidamente, e già l’8 luglio Marin Sanudo riferiva il fatto nei suoi celebri Diari e aggiungeva che “era cossa inextimabile la zente [che] andava” a pregare nella cappellina di tavole sorta sul luogo. La cappellina successivamente fu sostituita da un vero santuario mariano.

A quel santuario si sentivano molto affezionati anche i Cappuccini, perché un suo altare era dedicato alla Madonna dell’Asinello. Una devozione legata al nome di fr. Adamo da Rovigo. Fr. Adamo era un religioso molto stimato per la santità di vita e Fuga-in-Egittoper i doni mistici. Il 5 luglio 1615, dopo aver trascorso tutta la notte in preghiera, al primo albeggiare ebbe la visione della sacra Famiglia, che gli si presentò come di solito viene raffigurata nella fuga verso l’Egitto, con la Vergine seduta su un asinello che portava il Bimbo in braccio, mentre S. Giuseppe guidava la cavalcatura verso… il santuario della Navicella.

“…Il frate, durante una processione diretta all’antico tempio della Madonna della Navicella e promossa da fra Paolo Barbieri, fondatore della Confraternita del SS. Crocifisso o della Disciplina, vide dalla finestra del convento di S. Antonio o Ca’ di Dio (ora sede della scuola media “Zarlino”) venire incontro al corteo, dalla parte opposta del ponte lungo o ponte Priuli, che scavalca il canal della Cava la Vergine con in braccio il Bambino, cavalcando un asinello guidato da S. Giuseppe con attorno tre angeli, che cantavano laudi a Maria, la quale si mise in testa alla processione.”

Di questo fatto prodigioso si accenna negli Annali dei Cappuccini della provincia veneta, negli Atti del vescovo Milotti e da parte del p. Contarini e del Vianelli. Il fatto dell’apparizione fece il giro della città. Il vescovo stabilì la festa nella prima domenica di luglio ed essa fu celebrata dai confratelli dell’Oratorio della SS. Trinità con una processione, in cui si recava il simulacro della Vergine, così come apparve a fra Adamo. Il vescovo Milotti morì il 1° novembre 1618.

Quando poi, durante la famosa peste del 1630-1631, ci si rivolse al cielo per impetrare la cessazione del flagello, si fece voto di erigere nel santuario della Navicella un altare proprio alla Madonna dell’Asinello. Le cose andarono bene e il voto fu mantenuto.

Ma alla fine del Settecento tutto cambiò radicalmente. Il 29 marzo 1799 l’Austria credette di dover trasformare quell’edificio sacro, in riva al mare, in una fortezza militare. La sacra immagine che vi si venerava, fu trasportata nella chiesa di S. Francesco fuori le mura; di qui, dopo tre anni, nella vicina chiesa dei Cappuccini. Infine, con la soppressione dei religiosi del 1806, passò alla chiesa di S. Giacomo, nel centro della città.

Soltanto un secolo e mezzo più tardi si pensò alla ricostruzione dello scomparso santuario. Fu proprio un vescovo cappuccino, mons. Giovanni Giacinto Ambrosi, che il 1° gennaio 1944, nel periodo più buio della guerra, s’impegnò con voto solenne che, se la città fosse stata risparmiata dal conflitto, il tempio della Navicella sarebbe risorto. La città uscì indenne dalla guerra e il vescovo, il 13 marzo 1952, benedisse solennemente e pose egli stesso la prima pietra.

Nel 1957 la cura del nuovo santuario “Beata Vergine della Navicella” e della nuova parrocchia annessa (del popoloso “Borgo Madonna”, sorto quasi dal nulla dopo il conflitto mondiale), furono affidati ai Cappuccini.

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Fontewww.cappuccinivenezia.org

 

 

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