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VALTORTA 45a parte

BRANI TRATTI DALL’EVANGELO 

COME MI è STATO RIVELATO

di MARIA VALTORTA

8° LIBRO (45a parte)

da pag 175 a pag 230
In questi brani Gesù parla con Zaccheo e Giovanni approfondendo il tema dell’esistenza: come vedere nelle sofferenze l’amore di Dio; quali furono le tentazioni Gesù Cristo uomo su questa terra.

(A Zaccheo) Raggiungermi è difficile, e non è la folla l’ostacolo unico, non è neppure l’ostacolo più difficile che si trova per raggiungermi. Ma, o popolo che mi hai quasi portato in trionfo, l’ostacolo più difficile, il più composto, il sempre ricomposto dopo che si è tentato di romperlo o superarlo, è il proprio io.

[…] so essere giusto e premiare in proporzione del cammino fatto per raggiungermi, degli sforzi fatti per sbarbare la foresta selvaggia che copriva lo spirito, bonificarlo, cacciarne tutto che non fosse l’albero vitale, e metterlo re nell’io, circondandolo di piante di virtù perché sia onorato, vegliando acciò nessun animale immondo, perché strisciante, perché ingordo di corruzione, o lascivo, o ozioso, – le diverse passioni malvagie – si annidasse nel folto, ma solo lo abitasse, questo spirito vostro, ciò che è buono e capace di lodare il Signore, ossia gli affetti soprannaturali, altrettanti uccelli canori e miti agnelli, disposti ad essere immolati, disposti alla lode perfetta per amore di Dio.

volto 26Su perdono concesso non si ritorna sopra altro che se la creatura torna a peccare.

 

[…] non consiste nell’acclamarmi l’amarmi in verità, ma nel fare ciò che Io faccio e insegno, nel praticare l’amore reciproco, nell’essere umili e misericordiosi, ricordando che un unico fango vi ha composti per la parte materiale, e che il fango ha sempre attrattiva per il pantano, e che perciò, se fino ad ora ciò che in voi è forza che vi ha tenuti sollevati sul pantano, lo spirito, non ha mai conosciuto disfatte – ed è cosa impossibile, perché l’uomo è peccatore e solo Dio è senza peccato – domani il vostro spirito potrebbe conoscerle, e in numero e portata ancor maggiore di quelle del vecchio peccatore ormai rinato alla Grazia, […]

Tu, levato dal cuore il passato, sei rimasto vuoto, e hai potuto, hai voluto, anzi mettere dentro di te le parole nuove, il futuro, l’eterno. Continua così Zaccheo, e sarai l’esattore del Signor tuo Gesù, […]

Gran festa in famiglia e in città, quando uno che era lebbroso riesce a d ottenere grazia e a guarire! […] E’ giusto di fare così […] Ma perché allora per gli altri malati non si fa così? Un uomo comincia a peccare, e famigliari e soprattutto concittadini lo vedono? Perché allora non cercano con amore di strapparlo al peccare? […] non c’è che ben raramente una bocca, e soprattutto un cuore, che vada dall’infelice con pietà e fermezza, con pazienza e amore soprannaturale, e si affanni a frenarne la discesa nel peccato. […] E quando un peccatore si converte, perché quell’ostinatezza di PERDONAREgiudizio su di lui, quel quasi rammaricarsi che egli sia tornato alla salute spirituale? Vedete smentiti i vostri pronostici di certa dannazione di un vostro concittadino? Ma dovreste esserne felici, perché Colui che vi smentisce è il misericordioso Iddio. […] nessuno è mai tanto perfetto da essere impossibile che un altro lo ammaestri. E il bene è sempre lezione che va accolta, anche se colui che lo pratica un tempo era oggetto di riprovazione. Imitate e aiutate.

Chi si esalta sarà sempre, prima o poi, umiliato. Se non qui nell’altra vita. E chi si umilia sarà esaltato, specie lassù nel Cielo, ove si vedono le azioni degli uomini nella loro vera verità.

“E’ vero! Il tuo è un grande delitto. Hai molto da riparare. Ma Io, la Misericordia, ti dico che, anche fossi lo stesso demonio e avessi su di te tutti i delitti della Terra, se tu vuoi, puoi riparare a tutto ed essere perdonato da Dio, dal vero, grande, paterno Iddio. Se tu vuoi. Unisci la tua volontà alla mia. Io pure voglio che tu sia perdonato. Unisciti a Me. Dammi il tuo povero spirito infamato, rovinato, rimasto pieno di cicatrici e di avvilimento dopo che hai lasciato il peccato. […]  Per ora abbi speranza. Una speranza più grande del tuo immenso delitto, nella misericordia di Dio, perché essa è senza confine, o uomo, per chi sa confidare in essa”.

Il Signore ti ha molto amato, benché così non sembri ad un giudizio superficiale. La vita ti ha molto provato. Gli uomini ti hanno molto nuociuto. L’una e gli altri potevano fare di te una rovina irreparabile. Dietro ad essi era Satana, invidioso della tua anima. Ma sopra te era l’occhio di Dio. E quell’occhio benedetto ha arrestato i tuoi nemici. Il suo amore ha mandato per il tuo sentiero Zaccheo. E, con Zaccheo, Io che ti parlo. Ora Io che ti parlo ti dico che devi in questo amore trovare tutto quanto non hai anima del paradisoavuto, devi dimenticare tutto quanto ti ha inasprito, e perdonare, perdonare a tua madre, perdonare al padrone infame, perdonare a te stesso. Non ti odiare malamente, figlio. Odia il tuo tempo di peccato, ma non il tuo spirito che ha saputo lasciarlo questo peccato. Il tuo pensiero sia buon amico del tuo spirito, e insieme raggiungano la perfezione”.

Le anime, superata la sosta sulla Terra, non tornano mai più sulla Terra in nessun corpo.[…]

Non sarà subito premio, dovrà subire una purificazione oltre vita il novantanove volte su cento. Ma purificazione è preparazione a gaudio. Perciò chi si purifica è già uno che si è salvato. E salvato che sia, godrà, dopo l’ultimo Giorno, col suo corpo. Non potrà avere altro che un corpo per la sua anima, che una vita qui, e con il corpo che gli fecero i suoi procreatori, e con l’anima che il Creatore gli ha creata per vivificare la carne, godrà il premio.

Rincarnarsi non è concesso, come non è concesso retrocedere nel tempo. Ma ricrearsi con moto di libera volontà (Gesù spiegherà meglio che intende una rinascita spirituale mediante pentimento) sì, è concesso, e Dio benedice a queste volontà e le aiuta.

[…] con quelli che sappiamo che ci amano con tutti loro stessi e sono ormai della nostra famiglia, non c’è bisogno di arte di conquista. Basta il vederci per essere gli uni negli altri con gaudio e pace”

(Profezia di Saber di Belteci) “…Israele, piangi il tuo fallo e non imprecare al Signore mentre vai verso il tuo esilio, che non avrà termine come quelli di un tempo. Tutta la Terra scorrerai, Israele, ma come popolo vinto e maledetto, inseguito dalla voce di Dio, e con le stesse parole dette a Caino. E qui non potrai tornare a ricostruire un solido nido se non quando riconoscerai con gli altri popoli che questo è Gesù, il Cristo, il Signore Figlio del Signore…”.

[…] a quelli che dicono che sono inutili i profeti, rispondo: “E chi potrà mettere limiti al Signore altissimo?”. In verità, in verità vi dico che i profeti sempre ci saranno fino a che ci saranno gli uomini. Sono le fiaccole fra le tenebre del mondo. Sono i focolai fra il gelo del mondo. Sono gli squilli di tuba che sveglieranno gli assonnati. Son le voci che ricordano Dio e le sue verità cadute in dimenticanza e trascuranza col tempo, e portano all’uomo la voce diretta di Dio, suscitando fremiti di emozione nei trinità3dimentichi, negli apatici figli dell’uomo. Avranno altri nome, ma uguale missione e uguale sorte di umano dolore e di sovrumano godere. Guai se non ci fossero questi spiriti che il mondo odierà e Dio  sovramerà! Guai se non ci fossero a patire e perdonare, amare e operare in obbedienza al Signore! Il mondo perirebbe fra le tenebre, il gelo, in un sopore di morte, in una ebetudine, in una ignoranza selvaggia e abbruttente. E perciò Dio li susciterà, e sempre ci saranno.

E per questo Israele sarà vinto, perché un regno diviso in se stesso non può essere forte, e gli stranieri se ne approfittano per soggiogarlo.

Dio non può scendere su altari profanati da peccati propri o da contatti con carni morse dalla lussuria e da pensieri malvagi.

Non invidate i ricchi, non odiate alcuno, non desiderate ciò che vedete ad altri. State contenti del vostro stato, pensando che nel fare la volontà di Dio in ogni cosa è la chiave che apre le porte della Gerusalemme eterna.

L’amore del Signore per voi si manifesterà in proporzione del vostro amore. E ricordatevi che l’amore ha due ali per essere perfetto, due ali smisurate quanto più è perfetto: la fede e la speranza.

Più si soffre e più si redime, Giovanni… Per questo, pur ricordando i tempi sereni, dobbiamo amare maggiormente questi che ci danno dolore, e col dolore ci danno anime. […] Conosco il futuro degli avvenimenti, perché sono col Padre da prima del tempo e vedo oltre il tempo. Come Uomo esente da imperfezioni e limitazioni congiunte alla Colpa e alle colpe, ho il dono dell’introspezione dei cuori. Esso dono non è limitato al Cristo. Ma è in diversa misura di tutti quelli che, avendo raggiunto la santità, sono talmente uniti a Dio da potersi dire che non per sé operano ma con la Perfezione che è in loro.

giovanni-apostolo2(Dialogo tra Giovanni e Gesù sulle tentazioni) “

“Una volta Tu mi hai detto – eri tanto triste anche allora, e sempre per la stessa causa – che eri come uno che non vede.”

Ho provato anche questo martirio dell’uomo: il dover procedere senza vedere, affidandosi totalmente alla Provvidenza. Io devo conoscere tutto dell’uomo. Meno la colpa consumata. E ciò non per barriera messa dal Padre mio alla carne, al mondo e al demonio, ma dalla mia volontà di uomo. Io sono come voi. Ma so volere più di voi. Perciò subisco le tentazioni, ma non cedo alle tentazioni. E in questo sta, come per voi, il mio merito”.

Tentazioni Tu!… Mi pare quasi impossibile…

“Perché tu ne soffri poche. Sei puro e pensi che, essendolo Io più di te, non debba conoscere la tentazione. Infatti quella carnale è così debole rispetto alla mia castità, che non è giammai sensibile all’io. E’ come se un petalo percuotesse un granito senza fessure. Scorre via… Se ne è stancato persino il demonio di avventarmi contro questo dardo. Ma, o Giovanni, non pensi quante altre tentazioni sono intorno a Me?”

A Te? Tu non sei avido di ricchezze, non di onori… Quali dunque?…deserto tentazioni

“E non pensi che ho una vita, degli affetti, e dei doveri anche, verso mia Madre, e che queste cose mi tentano a sfuggire il pericolo? Esso, il Serpente, lo chiama “pericolo”. Ma il suo vero nome è “Sacrificio”. E non pensi che ho dei sentimenti Io pure? L’io morale non è assente in Me, e soffre delle offese, degli scherni, delle doppiezze. O! Giovanni! Non ti chiedi che schifo si apre Me la menzogna e il menzognero? Sai quante volte il demonio mi tenta a reagire a queste cose, che mi danno dolore, uscendo dalla mansuetudine, divenendo duro, intransigente? Infine, non pensi quante volte soffia il suo bruciante fiato di superbia e dice: “Gloriati di questo o quello. Sei grande. Il mondo ti ammira. Gli elementi ti servono!”. La tentazione di compiacersi di essere santo! La più sottile! Quanti perdono la santità già acquistata per questa superbia! Con che Satana ha corrotto Adamo? Con la tentazione al senso, al pensiero e allo spirito. E Io non sono l’uomo che deve ricreare l’uomo? Da Me la nuova Umanità. Ed ecco che Satana cerca le stesse vie per distruggere, e per sempre, la razza dei figli di Dio. Ora và dai compagni e ripeti le mie parole. E non pensare se Io so o non so ciò che fa Giuda. Pensa che ti amo. Non è sufficiente questo pensiero ad occupare un cuore?”

pianto1Lo bacia e lo congeda. E rimasto solo di nuovo, alza gli occhi al cielo che si vede fra il fogliame degli ulivi e geme: “Padre mio! Fa che almeno, sino all’ultima ora, Io possa tenere occulto il Delitto. Ad impedire che questi miei diletti si sporchino di sangue. Pietà di loro, Padre mio! Sono deboli troppo per non reagire all’offesa! Che essi non abbiano odio in cuore nell’ora della Carità perfetta!”, e si asciuga delle lacrime che solo Dio vede…

 

 

 

 

 

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