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Madonna del fuoco di Pescara

MADONNA DEL FUOCO

Pescara – 12 luglio

Madonna del fuoco di PescaraIl santuario della Madonna del Fuoco rappresenta la terza chiesa di Pescara ed è quella in cui attualmente viene custodita la venerata statua della fanciulla che porta in braccio il Bambino Gesù del XVII sec. protettrice di Villa del Fuoco, la borgata più antica di Pescara.

La statua lignea di giovinetta che porta in braccio il Bambino Gesù con la sinistra, presumibilmente risalente al 1600 è la protettrice di Villa del Fuoco, la borgata più antica di Pescara, dove viene festeggiata da tempo immemorabile il 12 luglio; ricorrenza peraltro legata ad una delle più antiche ed importanti fiere della zona.

La tradizionale fiera della Madonna del Fuoco, in coincidenza con il periodo del raccolto del grano, ha rappresentato per le generazioni del passato, l’evento singolare, legato alla commercializzazione cerealicola, perché in tale occasione veniva fissata la “voce” (prezzo) del grano, valida poi per i mercati circostanti.

Circa le origini dell’antica venerazione, esistono due versioni. La prima: si vuole che in seguito ad un incendio capitato fuori dalle mura dell’antica città di Aternum, (Pescara di oggi) luogo in cui sorgeva un tempietto pagano abbandonato, intitolato alla Dea Vesta, con all’interno la figura di una Vestale con il fuoco in mano, ne sparirono quasi le tracce. Dopo secoli, con l’avvento del cristianesimo, si risveglia la coscienza collettiva in occasione di un altro incendio e, quella storia, tramandata da generazione in generazione, fa sì che il riferimento si tramuti in una rinnovata adorazione, ora, nei confronti dell’immagine di una Madonna con il fuoco in mano.

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Madonna del Fuoco di Forlì

La seconda invece, più pragmatica, trova una presunta relazione con la Madonna del Fuoco patrona di Forlì, datata 1400. Nel corso del XVI e XVII secolo infatti, in questa contrada pescarese dell’Abruzzo Citra si verifica un flusso di immigrati proveniente da varie regioni d’Italia, tra cui, un nutrito gruppo di romagnoli, dediti soprattutto all’agricoltura ed all’arte della pesca. Siccome le comunità che emigrano si portano dietro quasi sempre i sentimenti ed i simboli della loro religiosità, è pensabile che costoro abbiano voluto ricreare nel luogo di nuova residenza la trasposizione della loro venerazione, ossia, verso la Madonna del Fuoco.

Anticamente e, fino al 1815, la Cappella di “Santa Maria del Foco”, con annessa la residenza del curato e del vice curato era situata nel primissimo “lembo” territoriale di Abruzzo Citra, ovvero sulla sponda destra del fiume Pescara, a 120 “tese” dalla Fortezza Borbonica (verso monte) ed altrettante dal corso dell’acqua (fiume Pescara).

Nelle ripetute situazioni belligeranti che si sono verificate durante l’assedio alla Fortezza, la chiesa, causa la relativa vicinanza alla Piazzaforte, diventa un avamposto strategico per l’invasore di turno e quindi, continuo bersaglio da parte dei cannoneggiamenti tra Austriaci e Spagnoli. Tant’è che, nel 1815, per privare gli assalitori di un potenziale riparo, viene completamente rasa al suolo dalle mine “amiche” fatte esplodere dall’allora comandante della fortezza, generale Antonio Napolitani, per conto del re francese di Napoli, Gioacchino Murat.

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La Vecchia chiesa della Madonna del Fuoco di Pescara

Dopo oltre un ventennio di culto itinerante in sedi occasionali, i fedeli ricostruirono la chiesa della loro Protettrice nel centro del territorio di Villa del Fuoco, ossia ad un miglio e mezzo dalla fortezza ed a mezzo miglio dalla strada Consolare (Tiburtina Valeria) assecondando oltretutto quelli che erano i dettami delle autorità militari del tempo. Questa nuova dimora è localizzata al confine col comune di San Giovanni Teatino (frazione di Sambuceto), in un territorio d’annunziano per eccellenza, infatti la via dove tuttora è ubicata la chiesa della Madonna del Fuoco (via Stradonetto) corrisponde all’antico “stradonetto dei d’Annunzio”, ovvero un pezzo di tratturo che metteva in comunicazione i diversi poderi della famiglia D’Annunzio esistenti nella zona. (tra l’ex villa Reale e l’ex Consolare).

Le peripezie della costruzione si protrassero per oltre quattro lustri, finché si giunse alla realizzazione di una chiesa di dimensioni ridotte (83 m²), ossia, 35 “palmi” di lunghezza per 34 di larghezza, inaugurata poi, nel 1839 (ora sede di uffici parrocchiali). Negli anni a seguire, questa chiesa, costruita in mattoni visibili secondo i canoni dell’epoca, venne ampliata alla sua sinistra, con l’aggiunta di una superficie di 60 palmi per 34 palmi. Nel 1883, il luogo sacro, venne arricchito di due altari laterali.

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La Chiesa nuova della Madonna del Fuoco di Pescara

In quanto ad antichità, questo “tempio” oggi rappresenta la terza chiesa di Pescara ed è quella in cui attualmente viene custodita la venerata statua della Madonna del Fuoco. Il tipo di costruzione si configura come una delle rare testimonianze storico-architettoniche dell’Ottocento pescarese a mattoni “in mostra”, con la valenza che, nel suo interrato, sono riposte sepolture di alcuni notabili del tempo di questa città.

Nel 1934 la chiesa assurge a Parrocchia e nel 1951 si dota di un campanile. Intanto, con l’avvento dell’urbanizzazione, l’incremento demografico della Parrocchia consiglia una nuova chiesa, più capiente e più funzionale. Nel 1963, il Cardinale Wyszynsky, primate di Polonia, posa la prima pietra, ma l’opera giungerà a compimento il 7 settembre del 1996. Il nuovo luogo di culto è di concezione post-conciliare, a forma ellittica, e rappresenta oggi la chiesa ufficiale dove si svolgono la quasi totalità delle funzioni religiose.

Fontehttps://it.wikipedia.org/wiki/Madonna_del_Fuoco_(Pescara)

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