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Venerabile Don Nicola Mazza

Venerabile Don Nicola Mazza

Fondatore (1790 – 1865) 2 agosto

Scherzosamente chiamato dai compagni don Congo per il suo “pallino” di voler evangelizzare l’Africa, anche se non riuscirà mai ad andarci. Attorno a lui è un pullulare di santi o candidati tali, a testimonianza della sua straordinaria fecondità spirituale.

Nasce il 10 marzo 1790 nella numerosa e benestante famiglia, (primogenito di otto fratelli) di un commerciante veronese di stoffe. La salute del bambino è così fragile e compromessa da impedirgli di frequentare la scuola, rendendo così necessaria la presenza di un precettore in casa, che diventa per lui una figura di riferimento anche sotto il profilo spirituale. Ordinato prete nel 1814, dopo le prime esperienze pastorali nel circondario, alla parrocchia che gli viene offerta preferisce l’insegnamento in seminario, dove per 33 anni è un professore coi fiocchi: di matematica, ma anche di meccanica e storia.

È proprio questo lungo periodo di docenza a portarlo a creare un’incredibile rete di opportunità, che permetta ai poveri di frequentare le scuole superiori e anche l’università. Non è d’accordo insomma, come invece avviene ai suoi tempi, che le condizioni economiche possano impedire ad un ragazzo capace e intelligente di ambire ad un grado di istruzione e ad un’alta professionalità.  In un contesto sociale in cui l’analfabetismo è la norma, manca ancora l’obbligo scolastico (che arriverà solo nel 1877) e la frequenza di scuole superiori è molto inferiore allo 0,5%, il prete veronese è invece convinto che a fare la differenza debbano essere esclusivamente l’impegno e le capacità.

Comincia ad accogliere due giovani, poveri ma meritevoli, che poi diventeranno preti e saranno le colonne della sua comunità, ma occorre dire – e questa è una sua particolarità – che suo obiettivo primario non è avviare i giovani poveri al sacerdozio, piuttosto puntare alla formazione dei laici, offrendo loro la possibilità di arrivare ad essere medici, avvocati, insegnanti, anche se provenienti dalle più umili classi sociali.

Sul versante femminile è altrettanto anticipatore, pur pagando un debito residuo alla cultura sessista del tempo: mentre da un lato vara un’iniziativa, rivoluzionaria nel suo genere, perchè anche alle ragazze sia assicurata una cultura elementare, non arriva ancora a concepire che per esse ci sia la possibilità di accedere alle scuole superiori, accontentandosi “di formarle donne di famiglia”. Così, mentre i maschi vengono accolti in un collegio “tradizionale”, per le ragazze si inventa quelle che oggi si chiamerebbero “case-famiglia”: piccoli gruppi, in svariati alloggi disseminati per Verona, ciascuno sotto la guida di una “madre”.

Il suo entusiasmo missionario, invece, va incontro a insuccessi e fallimenti, primo fra tutti l’eccezionale morìa che colpisce la prima spedizione in Sudan e di cui fa parte Daniele Comboni, che da Khartum scrive sconsolato: “Dei 22 missionari di questa Missione, che esiste da 10 anni, 16 sono morti e quasi tutti nel corso dei primi mesi”. Di qui l’idea che è fallimentare tentare di evangelizzare l’Africa con missionari europei: più realistico e fruttuoso, invece, tentare di “rigenerare l’Africa con l’Africa”, passando attraverso la formazione di missionari indigeni.

A Verona arrivano i primi “moretti”, che i suoi istituti si incaricano di formare e poi far rimpatriare. Non tocca però a lui far decollare questa nuova formula di  evangelizzazione, ma al suo discepolo Comboni, che pur fondando una propria congregazione sempre si definirà con orgoglio “missionario mazziano”, anche se con il suo maestro avrà forti contrasti, a dimostrazione che, a volte, anche i santi litigano tra loro (ma poi fanno pace).

 

Di don Nicola Mazza si riconoscono pubblicamente le benemerenze in campo educativo e l’imperatore d’Austria gli assegna la medaglia d’oro con collana, non sapendo che quest’ultima verrà continuamente utilizzata come pegno al Monte di Pietà per i bisogni più urgenti delle comunità che aveva fondato.

Nel luglio 1865 si aggravano le sue sempre precarie condizioni di salute; muore il successivo 2 agosto e solo nel 2013 sono state riconosciute le sue virtù eroiche. Il suo collegio a Verona è sempre attivo e nel 1932 sono nate anche le “Suore di don Mazza” che attingono dalla sua spiritualità e sono presenti pure in Brasile.

Fonte: http://www.santiebeati.it/dettaglio/91186

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