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VALTORTA 48a parte

 BRANI TRATTI DALL’EVANGELO 

COME MI è STATO RIVELATO di MARIA VALTORTA

8° LIBRO (48a parte)

Da pag. 346 a pag 427

In questa parte vedremo come Gesù prepara Giovanni alla sua passione e la risurrezione di Lazzaro. Da qui l’insegnamento di Gesù sul perché non si ottengono le grazie sperate. Il significato della morte di Lazzaro e cosa accade ad un animale quando muore.

(dialogo tra Gesù e Giovanni per prepararlo alla Sua passione)

[…]Tu mi comprendi, sì. Perché mi ami. Giovanni, ascoltami. Fra qualche tempo…”. […] “Fra qualche tempo sono tre anni che evangelizzo. Tutto quanto era da dire alle turbe l’ho detto. Ormai chi vuole amarmi e seguirmi ha gli elementi per farlo, con sicurezza. Gli altri… Qualcuno si persuaderà con i fatti. I più resteranno sordi anche a quelli. Ma a questi ho alcune poche cose da dire. E le dirò. Perché anche la giustizia deve essere servita, oltre che la misericordia. Finora la misericordia ha taciuto molte volte e su molte cose. Ma prima di tacere per sempre parlerà il Maestro anche con severità di giudice. Ma non volevo parlarti di questo. Volevo dirti che fra poco, avendo detto al gregge quanto era da dire per farlo mio, Io mi raccoglierò molto in preghiera e in preparazione. E quando non pregherò mi dedicherò a voi. Così come ho fatto al principio, farò alla fine. Verranno le discepole. Verrà mia Madre. Ci prepareremo tutti alla Pasqua. Giovanni, Io ti chiedo sin da ora di dedicarti molto alle discepole. A mia Madre in specie…”

485813_460256197322944_180165568665343_2019605_2088440941_nL’anima vivente delle creature minori, delle quali parla la Genesi, non è l’anima quale ha l’uomo. E’ la vita, semplicemente la vita, ossia l’essere sensibile alle cose attuali, tanto materiali che affettive. Quando un animale è morto è insensibile, perché con la morte per esso è la vera fine. Non c’è futuro per esso. Ma sinché è vivente soffre la fame, freddo, stanchezza, è soggetto a ferirsi e soffrire, a godere, ad amare, ad odiare, ad ammalarsi e morire. E l’uomo, in ricordo di Dio, che gli ha dato quel mezzo per rendergli meno aspro l’esilio sulla Terra, deve essere umano verso i suoi servi minori che sono gli animali.   

Anche oggi, come venti secoli or sono, la contraddizione sarà fra quelli per i quali Io mi rivelo. Io sono segno di contraddizione ancora una volta. Ma non Io, per Me stesso, sibbene Io rispetto a ciò che suscito in essi. I buoni, quelli di buona volontà, avranno reazioni malvagie come gli scribi, farisei sadducei e sacerdoti di quel tempo. Ognuno dà ciò che ha. Il buono che viene a contatto dei malvagi scatena un ribollire di maggior malvagità in essi. E giudizio sarà già fatto sugli uomini, come lo fu nel Venerdì di Parasceve, a seconda di come avranno giudicato, accettato e seguito il Maestro che, con un nuovo tentativo di infinita misericordia, si è fatto conoscere una volta ancora. […] A quanti si apriranno gli occhi e mi riconosceranno e diranno: “E’ Lui. Per questo il nostro cuore ci ardeva in petto mentre ci parlava e ci spiegava le Scritture”? […] La mia pace a questi e a te, piccolo, fedele, amoroso Giovanni”.

(Gesù rimprovera i discepoli che temono per la loro vita)

Verrà l’ora in cui non potrò più muovere un dito né dire una parola per
lazzaro (1)operare il miracolo. Il mondo sarà vuoto della mia forza. Ora tremenda di castigo per l’uomo. Non per Me. Per l’uomo che non mi avrà voluto amare. Ora che si ripeterà, per volontà dell’uomo che avrà respinto la Divinità sino a far di sé un senza Dio, un seguace di Satana e del suo figlio maledetto. Ora che verrà quando sarà prossima la fine di questo mondo. La non-fede imperante renderà nulla la mia potenza di miracolo. Non perché Io la possa perdere. Ma perché il miracolo non può essere concesso là dove non è fede  e volontà di ottenerlo, là dove del miracolo si farebbe un oggetto di scerno e uno strumento di male, usando il bene avuto per fare un maggior male. […] “Lazzaro è morto. Ho atteso che fosse morto per andare là, non per le sorelle e per lui. Ma per voi. Perché crediate. Perché cresciate nella fede. Andiamo da Lazzaro”.

E va bene! Andiamo pure! Moriremo tutti come è morto lui e come Tu vuoi morire”, dice Tommaso rassegnato fatalista.

“Tommaso, Tommaso, e voi tutti che nell’interno avete critiche e brontolii, sappiate che chi vuol seguire Me deve avere per la sua vita la stesa cura che ha l’uccello per la nuvola che passa. Lasciarla passare a seconda che il vento la porta. Il vento è la volontà di Dio, il quale può darvi o levarvi la vita a suo piacere, né voi ve ne  avete a rammaricare, come non se ne rammarica l’uccello della nube che passa, ma canta ugualmente, sicuro che dopo tornerà il sereno. Perché la nuvola è
l’incidente, il cielo è la realtà.
Il cielo resta sempre azzurro anche se le nuvole sembrano farlo grigio. E’ e resta azzurro oltre le nubi. Così è della Vita vera. E’ e resta, anche se la vita umana cade. Chi vuole seguirmi non deve conoscere ansia della vita e paura per la vita […]

[…] se volete restare, dovete imparare a sfidare il mondo con le sue critiche, le sue insidie, le sue derisioni, i suoi tormenti, per conquistare il Regno mio.  

lazzaro(Dopo la risurrezione di Lazzaro)

Dio vi ha risposto. Nessun profeta ha mai potuto riunire ciò che era sfatto, oltre che morto. Dio lo ha fatto. Ecco là la testimonianza viva di ciò che Io sono. Un giorno fu che Dio prese del fango e ne fece una forma e vi alitò lo spirito vitale e l’uomo fu. Io ero a dire: “Si faccia l’uomo a nostra immagine e somiglianza”. Perché Io son il Verbo del Padre. Oggi, Io, Verbo, ho detto a ciò che è ancor meno del fango, alla corruzione (decomponimento delle carni): “Vivi”, e la corruzione si è tornata a comporre in carne, e in carne integra, viva, palpitante. Eccola là che vi guarda. E alla carne ho ricongiunto lo spirito giacente da giorni nel seno d’Abramo. L’ho richiamato col mio volere perché tutto Io posso, Io il Vivente, Io il Re dei re cui sono soggette tutte le creature e le cose. […]

(Gesù parla con Simone, il sinedrista che uccise il padre proprio perché fedele a Gesù) “Buon per te che Lazzaro non ricordi il suo soggiorno fra i morti! Che ne hai fatto di tuo padre, o Caino?” Simeone fugge con un grido di paura, che poi si muta in un urlo di maledizione: “Che Tu sia maledetto, o Nazareno!”, al che Gesù risponde: “La tua maledizione sale al Cielo e dal Cielo l’Altissimo te la riscaglia. Sei segnato del marchio, o sciagurato!”

[…]Io ho strappato al sepolcro un uomo con una parola… E con un mare di parole… e uno di dolori non potrò strappare al peccato l’uomo, gli uomini, milioni di uomini” 

(La sorella di Lazzaro, Maria Maddalena espone a Gesù il suo dolore per le parole dette dal fratello durante l’agonia) […] Non ha dimenticato il mio passato e, quando la debolezza del morire ha ottuso in lui la sua bontà che io credevo dimenticanza del passato egli ha urlato il suo dolore, il suo sdegno per me… Oh!…” maddalena2Maria piange… “Non piangere, Maria. Dio ti ha perdonata e ha dimenticato. L’anima di Lazzaro pure ha perdonato e ha dimenticato, ha voluto dimenticare. L’uomo non ha potuto tutto dimenticare. E quando la carne ha dominato col suo spasimo estremo la volontà illanguidita, l’uomo ha parlato”. […] “Povera Maria! Conosco il tuo cuore. Tu hai meritato il miracolo, e ciò ti affermi nel saper sperare e credere”. […]

(Gesù rimprovera Marta che disubbidendo lo ha mandato a chiamare) “E tu, Marta? Tu hai imparato? No. Non ancora. Sei la mia Marta. Ma non sei ancora la mia perfetta adoratrice. Perché agisci e non contempli? E’ più santo. Tu vedi? La tua forza, perché troppo volta a cose terrene, ha ceduto alla constatazione dei fatti terreni che sembrano talora senza rimedio. In verità non hanno rimedio le terrene cose se Dio non interviene. […] Io ti voglio forte, Marta. Io ti voglio perfetta. Non hai saputo ubbidire perché non hai saputo credere e sperare completamente, e non hai saputo credere e sperare perché non hai saputo amare totalmente. Ma Io te ne assolvo. Ti perdono, , Marta. Ho risuscitato Lazzaro oggi. Ora ti do un cuore più forte. A lui ho reso la vita. A te infondo la forza dell’amare, credere e sperare perfettamente.

(Maria Maddalena si era vantata con un oppositore di Gesù che lo aveva schernito e Gesù le risponde[…] non contendere coi malvagi, Maria. E perdona. Perdona se mi vuoi imitare… 

(Gesù a Lazzaro) “Che ti ricordi, amico, del passato? Voglio dire delle tue ore estreme?”  

Un grande desiderio di vederti ed una grande pace fra l’amor delle sorelle”.

E che ti doleva più di lasciare morendo?”

Te, Signore, e le sorelle. Te per non poterti servire, esse perché mi hanno dato ogni gioia…”

Oh! Io, fratello!” sospira Maria.

Tu più di Marta. Tu mi hai dato Gesù e la misura di ciò che è Gesù. E Gesù ti ha data a me. Tu sei il dono di Dio, Maria”.

Lo dicevi anche morendo…” dice Maria e studia il volto del fratello.

Perché è il mio costante pensiero”.

Ma io ti ho dato tanto dolore…”.

Anche la malattia ha dato dolore. Ma per essa spero avere espiato le colpe del vecchio Lazzaro e d’essere risorto, purificato per essere degno di Dio. Tu ed io, i due risorti per servire il Signore, e Marta fra noi, lei che fu sempre la pace della casa.”

Tutto si può mutare, se si vuole. E infatti Io di pusillanimi, di rissosi, di usurai, di sensuali, di increduli feci dei martiri e dei santi, degli evangelizzatori del mondo. Solo colui che non volle non mutò. […] Vi sono due forme di prepotenza nel chiedere il miracolo. Ad una Dio si piega con amore. All’altra volge le spalle sdegnato. La prima è quella che chiede, come ho insegnato a chiedere, senza sfiducia e stanchezza, e che non ammette che Dio non la possa ascoltare, perché Dio è buono e chi è buono preghieraesaudisce, perché Dio è potente e tutto può. Questa è amore, e Dio concede a chi ama. L’altra è la prepotenza dei ribelli che vogliono che Dio sia loro servo e che alle loro cattiverie umilii Se stesso e dia quello che loro non danno a Lui: amore e ubbidienza. Questa forma è una offesa che Dio punisce col negare le sue grazie.

[…]  Colui che vorrà salvare la sua vita in questo mondo perderà la Vita eterna.
L’ho detto e lo ripeto. Che sono le prove? La nuvola che passa. Il Cielo resta e vi attende oltre la prova. Io ho conquistato il Cielo per voi con il mio eroismo. Voi dovete imitarmi. L’eroismo non è solo serbato a coloro che devono conoscere il martirio. La vita cristiana è un perpetuo eroismo, perché è una perpetua lotta contro il mondo. Il demonio e la carne. Io non vi forzo a seguirmi. Vi lascio liberi. Ma ipocriti non vi voglio. O con Me e come Me, o contro Me. Già non mi potete ingannare. Me non mi potete ingannare. Ed Io non addivengo ad alleanze col Nemico. Se voi lo preferite a Me, non potete pensare di avere contemporaneamente Me per Amico. O lui o Io. Scegliete.

Il dolore di Marta è diverso da quello di Maria per la diversa psiche delle due sorelle e per la condotta diversa avuta dalle stesse. Felici coloro che si conducono in modo da non avere rimorso di avere addolorato uno che ora è morto e che non si può più consolare del dolore datogli. Ma come più felice chi non ha il rimorso di avere addolorato il suo Dio, Me, Gesù, e non teme il mio incontro, ma anzi lo sospira come gioia ansiosamente sognata per tutta la vita e infine raggiunta.

addolorata[…] E se anche il dolore verrà a voi, perché il dolore è santificazione, è la mirra che preserva dalla putredine della carnalità, avrete sempre in voi la certezza che Io vi amo – e che vi amo anche in quel dolore – e la pace che viene dal mio amore.[…]

Ho pianto davanti alla tomba di Lazzaro. […] perché, come fondale che si sommuove, sono affiorate in quell’ora, più vive che mai, tre idee che, come tre chiodi, mi avevano sempre confitto la loro punta nel cuore. La constatazione di quale rovina aveva portato Satana all’uomo col suo sedurlo al Male. Rovina la cui condanna umana era il dolore  e la morte. La morte fisica, emblema e metafora viva della morte spirituale, che la colpa dà all’anima sprofondandola, essa regina destinata a vivere nel regno della Luce, nelle tenebre infernali. La persuasione che neppure questo miracolo, messo quasi a corollario sublime di tre anni di evangelizzazione, avrebbe
convinto il mondo giudaico sulla Verità di cui ero stato il Portatore. E che nessun miracolo avrebbe fatto del mondo avvenire un convertito al Cristo. Oh! Dolore d’esser prossimo a morire per così pochi! La visione mentale della mia prossima morte. Ero Dio. Ma anche Uomo ero. E per essere Redentore dovevo sentire il peso dell’espiazione. Perciò anche l’orrore della morte e di tale morte. Ero un vivo, un sano che si diceva: “Presto sarò morto, sarò in un sepolcro come Lazzaro. Presto l’agonia più atroce sarà mia compagna. Devo morire” La bontà di Dio vi risparmia la conoscenza del futuro. Ma a Me essa non fu risparmiata.

Oh! Credetelo, voi che vi lamentate della vostra sorte. BEATA VERGINE MARIA ADDOLORATA3Nessuna fu più triste della mia, ché ebbi la costante prescienza di tutto quanto mi doveva accadere, unita alla povertà, ai disagi, alle acredini che mi accompagnarono dalla nascita alla morte. Non lamentatevi, dunque. E sperate in Me. Vi do la mia pace”.

 

 

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