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Archive for IL TUO SPAZIO

MIRACOLO DI S. MARGHERITA SUI SARACENI

MIRACOLO DI S. MARGHERITA SUI SARACENI

Villamagna (CH) 13 luglio 1566

Da circa quattro secoli nel borgo medievale di Villamagna, ogni anno, il 13 luglio e la sera del primo sabato di agosto si svolge una festa in onore di Santa Margherita, che scongiurò l’attacco del paese da parte dei saraceni guidati da Pialy Pascià, nel 1566.

Villamagna è un piccolo paese della provincia di Chieti dove ogni anno si rinnova la vicenda dei Saraceni che, sbarcati furtivamente sulle coste del vicino Adriatico, si spinsero lungo la Valle del Foro per assediare il paese. Grazie all’intervento di Santa Margherita, patrona del luogo, però, il borgo fu salvato.

Per rievocare questo straordinario intervento la mattina del 13 luglio, dopo le cerimonie religiose e la processione con la statua di Santa Margherita che attraversa le strade del centro, ha luogo, alle ore 12,00 circa, la rappresentazione di una battaglia che in un’ora circa ricostruisce tutte le fasi di quell’assedio.

Un gruppo di giovani vestiti alla turca armati di lance, alcuni a cavallo altri a piedi marciano mimando una incursione mentre un drappello di tre soldati, mandato in avanscoperta, si trova improvvisamente davanti una misteriosa ragazza che li prega di desistere dai loro propositi distruttivi e poi sparisce.

Ma i Saraceni vengono rincuorati dal comandante che li incita a proseguire, fatta poca strada ecco che la fanciulla misteriosamente riappare e li esorta di nuovo a tornare indietro. I Saraceni decidono lo stesso di sferrare l’ultimo attacco, ma si trovano davanti una trave incandescente che sbarra loro il passo, mentre la fanciulla riapparsa di nuovo oltre il fuoco li ammonisce severamente.

I belligeranti sconvolti indietreggiano fino alla località la Croce dove decidono di rinunciare all’assedio e al saccheggio e di entrare a Villamagna da amici.  Avanzano quindi fino alla chiesa dove la popolazione è raccolta in preghiera davanti alla statua della santa in cui riconoscono la fanciulla misteriosa e il capitano le dona il suo pennacchio tempestato di gemme.

La rappresentazione si conclude con la conversione dei saraceni a cui vengono offerti dolci e vino, mentre la Santa viene omaggiata da fanciulle recanti in testa cesti ricolmi di spighe di grano ornate di rami di basilico, fiori e ciambelle. Queste offerte richiamano alle feste agrarie di ringraziamento di cui fanno spesso menzione i folcloristi del secolo scorso.

Fonti varie

 

LA SACRA SINDONE

LA SACRA SINDONE

sindone2Dalle parole di Papa Francesco: «il Volto della Sindone lascia trasparire un’energia contenuta, ma potente, come se dicesse: abbi fiducia, non perdere la speranza, la forza dell’amore di Dio, la forza del Risorto vince tutto».

La Sindone di Torino, nota anche come Sacra o Santa Sindone, è un lenzuolo di lino conservato nel Duomo di Torino, sul quale è visibile l’immagine di un uomo che porta segni interpretati come dovuti a maltrattamenti e torture compatibili con quelli descritti nella passione di Gesù. La tradizione identifica l’uomo con Gesù e il lenzuolo con quello usato per avvolgerne il corpo del Signore nel sepolcro.

Il termine “sindone” deriva dal greco σινδών (sindon), che indicava in senso generale un ampio tessuto, come un lenzuolo, e ove specificato poteva essere di lino di buona qualità o tessuto d’India. Anticamente “sindone” non aveva assolutamente un’accezione legata al culto dei morti o alla sepoltura, ma oggi il termine è ormai diventato sinonimo del lenzuolo funebre di Gesù.

Secondo le informazioni storiche la Sindone arrivò a noi verso la metà del XIV secolo, grazie ad un cavaliere, Geoffroy de Charny, il quale depose il Lenzuolo nella chiesa da lui fondata nel 1353 nel suo feudo di Lirey in Francia, non lontano da Troyes. Con la Guerra dei Cent’Anni la reliquia viaggiò per l’Europa fino a stabilirsi presso la corte dei duchi di Savoia. A partire dal 1471, Amedeo IX il sindoneBeato, figlio di Ludovico, incominciò ad abbellire e ingrandire la cappella del castello di Chambéry, capitale del Ducato, in previsione di una futura sistemazione della Sindone.

Dopo una iniziale collocazione, la Sindone venne definitivamente riposta nella Sainte-Chapelle du Saint-Suaire. In questo contesto i Savoia richiesero e ottennero nel 1506 dal Papa Giulio II il riconoscimento di una festa liturgica propria, per la quale fu scelto il 4 maggio. II 4 dicembre 1532 un incendio devastò la Sainte-Chapelle e causò al Lenzuolo notevoli danni che furono riparati nel 1534 dalle Suore Clarisse della città.

Emanuele Filiberto trasferì definitivamente la Sindone a Torino nel 1578. Il Lenzuolo giunse in città il 14 settembre di quell’anno, tra le salve dei cannoni, in un’atmosfera di grande solennità. La Sindone restò, da quel momento, definitivamente a Torino dove, nei secoli seguenti, fu oggetto di numerose ostensioni pubbliche e private.

Nel 1988, l’esame del carbonio 14, eseguito contemporaneamente e indipendentemente dai laboratori di Oxford, Tucson e Zurigo, ha datato la sindone in un intervallo di tempo compreso tra il 1260 e il 1390, periodo corrispondente all’inizio della storia della Sindone certamente documentata. Ciononostante, la sua autenticità continua ad essere oggetto di fortissime controversie.

MandylionJWAlcuni di coloro che ritengono autentica la sindone provano anche a tracciarne la storia nei secoli precedenti il 1353 e la identificano con il mandylion o “Immagine di Edessa, un’immagine di Gesù molto venerata dai cristiani d’Oriente, scomparsa nel 1204 (questo spiegherebbe l’assenza di documenti che si riferiscano alla Sindone in tale periodo). In questo caso, occorre ipotizzare che il telo di Edessa, che è descritto come un fazzoletto, fosse esposto solo ripiegato più volte e in modo tale da mostrare unicamente l’immagine del volto.

A Padova, il professor Giulio Fanti ha datato nuovamente il telo stabilendo che risale al I secolo a.C. con uno scarto di 250 anni, prima o dopo. Un periodo, in ogni caso, ben lontano da quello ipotizzato nel 1988 dai tre laboratori che svolsero le analisi con il Carbonio 14: Oxford, Zurigo e Tuscson (Arizona). Venticinque anni fa sembrava dimostrato che il lino fosse un tessuto medioevale, ma l’esperimento è stato inficiato da problemi di contaminazione. Fanti non ha usato il C14, ma tre altri metodi: Spettroscopia Raman e Spettroscopia Infrarossa a trasformata di Fourier, e uno strumento per la “datazione meccanica” del filo di lino. (dall’articolo del 27 marzo 2013 del settimanale OGGI)

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La Chiesa cattolica in passato si è espressa ufficialmente sulla questione dell’autenticità, prima in senso negativo (nel 1389 il vescovo di Troyes inviò un memoriale al papa, dichiarando che il telo era stato “artificiosamente dipinto in modo ingegnoso”, e che “fu provato anche dall’artefice che lo aveva dipinto che esso era fatto per opera umana, non miracolosamente prodotto”. Nel 1390 Clemente VII emanò di conseguenza quattro bolle, con le quali permetteva l’ostensione ma ordinava didire ad alta voce, per far cessare ogni frode, che la suddetta raffigurazione o rappresentazione non è il vero Sudario del Nostro Signore Gesù Cristo, ma una pittura o tavola fatta a raffigurazione o imitazione del Sudario“) e poi, ribaltando il giudizio, in senso positivo (nel 1506 Giulio II autorizzò il culto pubblico della Sindone con messa e ufficio proprio).

Attualmente, la Chiesa cattolica non si esprime ufficialmente sulla questione dell’autenticità, lasciando alla scienza il compito di esaminare le prove a favore e la_Sindone_di_Torinocontro, ma ne autorizza il culto come icona della Passione di Gesù. Diversi pontefici moderni, da papa Pio XI a papa Giovanni Paolo II, hanno inoltre espresso il loro personale convincimento a favore dell’autenticità.

Sono note circa 50 copie della Sindone, eseguite da vari pittori in diverse epoche. Una tra le più note, realizzata nel 1516 e conservata a Lier in Belgio, è attribuita ad Albrecht Dürer, ma questa attribuzione è controversa. Un’altra copia della Sindone è custodita nella Basilica Cattedrale di Gallipoli, realizzata a Torino nel XVI secolo e messa in contatto con l’originale nel 1578, per volere del vescovo Alessio Zelodano in occasione del pellegrinaggio di San Carlo Borromeo a Torino.

Le esposizioni pubbliche della Sindone sono chiamate ostensioni (dal latino ostendere, “mostrare”). Le ultime sono state nel 1978, 1998, 2000, 2010 (iniziata il 10 aprile, e si è conclusa il 23 maggio) e 2013 (ostensione accompagnata da un video-messaggio di papa Francesco).

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Fonti: http://www.sindone.org/santa_sindone/00023930_Santa_Sindone.html;http://it.wikipedia.org/wiki/Sindone_di_Torino http://www.oggi.it/focus/cronaca/2013/03/26/la-sindone-e-vera-ecco-le-nuove-conferme-della-scienza/; http://www.sindone.org/santa_sindone/news_e_info/00054186_Ostensione_2015__tutti_gli_orari_e_le_informazioni_.htmlhttp://www.sindone.org/santa_sindone/ostensione_2015/00054162_I_Pass_per_la_Messa_del_Papa_in_piazza_Vittorio_il_21_giugno.html

 

 

DEVOZIONE ALLE SANTE PIAGHE DI CRISTO

DEVOZIONE ALLE SANTE PIAGHE DI CRISTO

Rivelazioni a suor Maria Marta Chambon

Nessun’anima, eccetto la mia santa Madre, ha avuto come te la grazia di contemplare giorno e notte le mie sante Piaghe. Figlia mia, riconosci tu il tesoro del mondo? Il mondo non vuole riconoscerlo. Io voglio che tu lo veda, per comprendere meglio quello che ho fatto venendo a soffrire per te.

Figlia mia, ogni volta che tu offri a mio Padre i meriti delle mie divine Piaghe, guadagni una immensa fortuna. Siate simili a colui che incontrerà nella terra un gran tesoro, però, siccome voi non potete conservare questa fortuna, Dio torna a prenderla e così la mia divina Madre, per restituirvela nel momento della morte e applicarne i meriti alle anime che ne abbisognano, perciò devi far valere la ricchezza delle mie sante Piaghe.

PREGHIERA ALLE SANTE PIAGHE

“Padre eterno! Padre misericordioso! Accogli il Sangue di tuo Figlio! Accogli le sue Piaghe, accogli il suo Cuore per queste anime! Padre Eterno! Prendi il Sangue di tuo Figlio… le sue Piaghe. . . il suo Cuore! Guarda la sua testa trafitta di spine! Non permettere che ancora una volta questo sangue sia versato inutilmente! Guarda la sete che ho di portarti le anime in dono! Oh Padre mio, non permettere che queste anime si perdano! Salvale affinché ti glorifichino in eterno”

Le mie sante Piaghe sostengono il mondo. Bisogna chiedermi la fermezza nell’amore delle mie Piaghe, perché sono la sorgente di tutte le grazie. Devi invocarle spesso, portare il prossimo ad esse, parlarne e tornarvi con frequenza per imprimere la loro devozione nelle anime. Molto tempo sarà necessario per stabilire questa devozione: lavorate perciò con coraggio. … Tutte le parole dette a motivo delle mie sante Piaghe mi procurano un piacere indicibile… io le conto tutte. … Bisogna, figlia mia, che tu costringa ad entrare nelle mie Piaghe anche quelli che non ci vogliono venire

Coroncina alle Sante piaghe di Gesù

Disse Gesù a suor Maria Marta Chambon : “Non hai da temere, figlia mia, di far conoscere le mie Piaghe perchè non si vedrà mai qualcuno ingannato, anche quando le cose parranno impossibili. Con le mie Piaghe e il mio Cuore divino puoi ottenere tutto“. Suor Maria Marta Chambon, conversa della Visitazione di Chambéry, morta in odore di santità il 21 marzo 1907, affermò di aver ricevuto questa preghiera dalle stesse labbra di Gesù Cristo. La recita di questa coroncina permette che 13 “promesse” vengano mantenute. Ecco quali sono:

1) “Io accorderò tutto ciò che Mi si domanda con l’invocazione delle Mie sante Piaghe. Bisogna spargerne la devozione“.

2) “In verità questa preghiera non è della terra, ma del cielo… e può ottenere tutto”.

3) “Le mie sante Piaghe sostengono il mondo… chiedimi di amarle costantemente, perché Esse sono sorgente di ogni grazia. Bisogna invocarle spesso, attirarvi il prossimo ed imprimerne la devozione nelle anime”.

4) “Quando avete delle pene da soffrire portatele prontamente nelle Mie Piaghe, e saranno addolcite”.

5) “Bisogna ripetere spesso vicino agli ammalati: ‘Gesù mio, perdono, ecc.’ Questa preghiera solleverà l’anima e il corpo“.

6) “E il peccatore che dirà: ‘Eterno Padre, Vi offro le Piaghe, ecc…’ otterrà la conversione. Le Mie Piaghe ripareranno le vostre”.

7) “Non vi sarà morte per l’anima che spirerà nelle Mie Piaghe. Esse danno la vera vita”.

8) “Ad ogni parola che pronunciate della Corona della misericordia, Io lascio cadere una goccia del Mio Sangue sull’anima di un peccatore“.

9) “L’anima che avrà onorato le Mie sante Piaghe e le avrà offerte all’Eterno Padre per le anime del Purgatorio, sarà accompagnata in morte dalla santissima Vergine e dagli Angeli; e Io, risplendente di gloria, la riceverò per incoronarla”.

10) “Le sante Piaghe sono il Tesoro dei tesori per le anime del Purgatorio“.

11) “La devozione alle Mie Piaghe è il rimedio per questo tempo di iniquità”.

12) “Dalle Mie Piaghe escono i frutti di Santità. Meditandole vi troverete sempre nuovo alimento  di amore”.

13) “Figlia mia, se immergi le tue azioni nelle Mie sante Piaghe acquisteranno valore, le vostre minime azioni ricoperte del Mio Sangue appagheranno il Mio Cuore

Come si recita la coroncina alle Sante Piaghe :

Con una comune corona del Santo Rosario:

Nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito da Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente; di la verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen

O Gesù, divin Redentore, abbi misericordia di noi e del mondo intero. Amen

Dio santo, Dio forte, Dio immortale, abbi pietà di noi e del mondo intero. Amen

Grazia e misericordia, o mio Dio, nei pericoli presenti, coprici col tuo sangue preziosissimo. Amen

O Padre Eterno, usaci misericordia per il Sangue di Gesù Cristo tuo unico Figlio, usaci misericordia; noi te ne scongiuriamo. Amen.

Sui grani del Padre Nostro:

Eterno Padre, Ti offro le Piaghe di nostro Signore Gesù Cristo, per guarire quelle delle anime nostre.

Sui grani dell’Ave Maria:

Gesù mio perdono e misericordia, per i meriti delle Tue sante Piaghe.

Alla fine si ripete per 3 volte:

Eterno Padre, Ti offro le Piaghe di Nostro Signore Gesù Cristo, per guarire quelle delle anime nostre.

ROSARIO DELLE SANTE PIAGHE DI GESU’

Si usa una comune corona del Santo Rosario.

Nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito da Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente; di la verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen

O Gesù, divin Redentore, abbi misericordia di noi e del mondo intero. Amen.

Dio santo, Dio forte, Dio immortale, abbi pietà di noi e del mondo intero. Amen.

O Gesù, per mezzo del Tuo Sangue preziosissimo, donaci grazia e misericordia nei pericoli presenti. Amen. 

O Padre Eterno, per il Sangue di Gesù Cristo, Tuo unico Figlio, ti scongiuriamo di usarci misericordia. Amen. Amen. Amen.   

Sui grani del Padre nostro:

Eterno Padre, Ti offro le Piaghe di nostro Signore Gesù Cristo per guarire quelle delle anime nostre.

Sui grani dell’Ave Maria:

Gesù mio, perdono e misericordia. Per i meriti delle Tue sante Piaghe.

Alla fine si ripete tre volte:

Eterno Padre, Ti offro le Piaghe di Nostro Signore Gesù Cristo per guarire quelle delle anime nostre.

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Suor Maria Marta Chambon

LA SETTIMANA SANTA

LA SETTIMANA SANTA

Ecco gli appuntamenti più importanti dei prossimi giorni con la spiegazione dei riti e delle celebrazioni anche in San Pietro.

Domenica 9 aprile 2017

– Domenica delle Palme e della Passione del Signore

Nella processione con i rami d’ulivo ricordiamo il solenne ingresso di Gesù in Gerusalemme accolto dalla folla con il grido: Osanna!

Piazza San Pietro alle ore 10.00 – CAPPELLA PAPALE- Benedizione delle Palme, Processione e Santa Messa.

Mercoledì 12 aprile 2017

Udienza generale ore 10.00

In questo giorno il Vescovo, circondato dai sacerdoti, ricorda l’Istituzione del sacerdozio da parte di Gesù durante l’Ultima Cena. Nella Messa odierna si consacrano gli Olii Santi che serviranno per i Sacramenti: Olio dei catecumeni, Olio dei malati e Sacro Crisma.

Giovedì 13 aprile 2017 

– Giovedì Santo – 

Oggi si celebra l’Ultima Cena (che è stata anche la prima Messa) di Gesù. È la Messa in cui siamo invitati a fare la Comunione Pasquale. Dopo la Messa si ripone l’Eucarestia in un luogo a parte, ornato con fiori e luci, detto ‘Altare della Reposizione’. Quì, Gesù
Eucarestia attende la nostra adorazione.

Basilica Vaticana, ore 9.30 – Santa Messa del Crisma – Santa Messa nella Cena del Signore – ore 16.30

Il Papa celebrerà la Messa in Cœna Domini nel pomeriggio del Giovedì Santo si recherà  nella Casa di Reclusione di Paliano anche quest’anno laverà i piedi ad alcuni detenuti e detenute.

Venerdì 14 aprile 2017 

– Venerdì Santo – 

È il giorno della Passione del Signore. La funzione delle 3 del pomeriggio, ora della morte di Gesù, si svolge in tre momenti: 1. La lettura della Passione con la grande preghiera universale. 2. L’adorazione della Croce. 3. La Comunione Eucaristica. Alla sera si rivive la morte del Signore con la VIA CRUCIS.

Basilica Vaticana, ore 17.00 – CAPPELLA PAPALE –Celebrazione della Passione del Signore – Colosseo, ore 21.15 – Via Crucis in Colosseo a Roma. I testi delle meditazioni sulle stazioni della Via Crucis saranno preparati quest’anno – per incarico di Papa Francesco – dalla prof.ssa Anne-Marie Pellettier, vincitrice del Premio Ratzinger 2014. Nata a Parigi 71 anni fa, la Pelletier è un’insigne studiosa di ermeneutica e di esegesi biblica. Tra i suoi studi, la donna nel cristianesimo e nella Chiesa, il rapporto tra Giudaismo e Cristianesimo e il mondo monastico. Nel 2001, ha inoltre partecipato come uditrice al Sinodo dei vescovi..

Sabato 15 aprile 2017  

In questo giorno nelle chiese c’è grande lutto: Gesù è nel sepolcro. Gli altari sono spogli, senza fiori né candele. C’è solo la Croce. La Veglia Pasquale è la celebrazione della Risurrezione del Signore:
1. Benedizione del fuoco e del cero pasquale e canto dell’Exultet. 2. Liturgia della Parola di Dio. 3. Liturgia battesimale e rinnovazione delle promesse battesimali.
4. Liturgia eucaristica.

– Basilica Vaticana, ore 20.30 – Veglia Pasquale nella Notte Santa

Domenica 16 aprile 2017

– Domenica di PasquaRisurrezione del Signore – 

Piazza San Pietro, ore 10.00 – CAPPELLA PAPALE – Santa Messa del giorno – Loggia centrale della Basilica Vaticana, ore 12.00 – Benedizione «Urbi et Orbi»

BUONA PASQUA A TUTTI!

Voglio chiedervi un favore: camminiamo tutti uniti, prendiamoci cura gli uni degli altri, rendetevi cura tra di voi, non facciamoci del male, curiamo la vita, curiamo la famiglia, curiamo la natura, curiamo i bambini, curiamo gli anziani
(Papa Francesco)

 

 

 

Fontehttp://w2.vatican.va/content/vatican/it/special/2017/settimanasanta2017.html

QUARESIMA

QUARESIMA

La Quaresima è un periodo di 40 giorni di preparazione alla Pasqua, tale periodo ha una ricchissima storia nella liturgia. In un primo momento costituiva il tempo della definitiva preparazione dei candidati al Battesimo (catecumeni), amministrato la Vigilia di Pasqua.

I riti legati a questa preparazione venivano chiamati «scrutini»; alla preparazione dei catecumeni , prendeva parte la comunità dei credenti e, in questa maniera, la preparazione al Battesimo degli uni diventava per gli altri l’occasione per meditare sul proprio battesimo.

Il periodo di preparazione di quaranta giorni era un periodo di penitenza, che, col tempo, fu ridotta principalmente al digiuno. Completavano il digiuno, la preghiera e l’elemosina.

Come ci si preparava allora?
  • Non si celebravano matrimoni
  • Non si consumava carne il venerdì
  • Non si organizzava nessuna festa pubblica
  • Ci si impegnava a pregare più intensamente
  • Ci si dedicava amaggiormente alla carità per i poveri
  • Non ci si concedeva alcuna distrazione che distogliesse dall’ascolto della parola di Dio
L’idea di fare penitenza

Un giorno i discepoli di Giovanni s’avvicinarono a Gesù e gli dissero:

Per qual motivo, mentre noi e i Farisei digiuniamo spesso, i tuoi discepoli non digiunano? E Gesù rispose loro: Com’è possibile che gli amici dello sposo possano fare lutto finché lo sposo è con loro? Verranno poi i giorni in cui lo sposo sarà loro tolto, ed allora digiuneranno” (Mt. 9, 14-15).

I primi cristiani si ricordarono di quelle parole di Gesù, e cominciarono molto presto a passare nel digiuno assoluto i tre giorni del mistero della Redenzione, cioè dal Giovedì Santo al mattino di Pasqua.

Fin dal II e III secolo abbiamo la prova che in parecchie Chiese si digiunava il Venerdì e il Sabato Santo. S. Ireneo, nella Lettera al Papa S. Vittore, afferma che molte Chiese d’Oriente facevano la stessa cosa durante l’intera Settimana Santa. Il digiuno pasquale si estese poi nel IV secolo, fino a che la preparazione alla festa di Pasqua, attraverso un periodo che divenne sempre più lungo fino a durare quaranta giorni, cioè Quadragesima o Quaresima.

Perchè i giorni sono quaranta?

Alcuni numeri, nella Bibbia, acquistano un significato per gli avvenimenti del popolo di Dio ai quali sono connessi. Per questo diventano dei “segni”, e sono a loro volta veicoli di particolari messaggi.

  • Genesi 7,12 : Nel racconto del diluvio universale la Genesi dice: Cadde la pioggia sulla terra per 40 giorni e 40 notti.
  • Esodo 24,18: Quando Il Signore stabilì l’Alleanza con il popolo di Israele sul monte Sinai la Bibbia dice: Mosè entrò dunque in mezzo alla nube e salì sul monte. Mosè rimase sul monte 40 giorni e 40 notti.
  • Numeri 14,33: Il viaggio di 40 anni nel deserto del popolo ebreo: I vostri figli saranno nomadi nel deserto per 40 anni e porteranno il peso delle vostre infedeltà, finché i vostri cadaveri siano tutti quanti nel deserto.
  • 1 Samuele 17,16: Golia sfida per 40 giorni gli Israeliti fino all’arrivo di Davide: Il Filisteo avanzava mattina e sera; continuò per 40 giorni a presentarsi.
  • 1 Re 19,8: Elia proseguì nel deserto per 40 giorni con la forza del pane dato da Dio: Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza datagli da quel cibo, camminò per 40 giorni e 40 notti fino al monte di Dio, l’Oreb.
  • Matteo 4,1-11: Gesù trascorse quaranta giorni nel deserto, digiunando, pregando, e resistendo alle tentazioni: Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato 40 giorni e 40 notti, ebbe fame.

Il numero 40 nella Bibbia misura un periodo di tempo durante il quale il popolo ebreo o un rappresentante del popolo ebreo viene messo alla prova (la tentazione). Questa prova da una parte saggia la sua fede dall’altra manifesta che solo in Dio vi è salvezza.

La Chiesa ci chiede di vivere la Quaresima dedicando particolare attenzione queste cose:

  • Austerità e vigilanza
  • Ascolto e preghiera
  • Digiuno e conversione
  • Memoria del Battesimo
  • Carità e condivisione
In Chiesa

I paramenti del sacerdote sono di colore viola, il colore della penitenza. L’altare è senza decorazioni floreali. Durante la Messa non si canta il Gloria, né l’Alleluja.

La Quaresima oggi

La Quaresima inizia il mercoledì detto “delle Ceneri”, giorno in cui ci rechiamo in chiesa e accettando l’imposizione delle ceneri, riconosciamo di essere peccatori: è questa una tacita confessione.

Il sacerdote mettendoci un po’ di cenere sulla testa dice:Ricordati che polvere sei e in polvere ritornerai“. In pratica, riconoscendo la nostra condizione di peccatori, noi accettiamo anche il nostro castigo: la morte temporale.

Intanto, siccome Dio “non vuole la morte del peccatore”, dobbiamo confidare nella sua misericordia per salvarci dalla morte eterna, e prendere all’inizio della Quaresima, la risoluzione di lottare contro il peccato. La Quaresima termina la sera del Giovedì Santo prima della Messa “In coena Domini”.

Il Tempo di Quaresima è segnato anzitutto
  • dal ricordo dei quaranta giorni di Gesù nel deserto,
  • dalla sua lotta con il demonio,
  • dalla sua vittoria sul tentatore.

Nel deserto Gesù viene nutrito della Parola di Dio, e così supera ogni suggestione diabolica, scegliendo decisamente il cammino segnatogli dal Padre: la redenzione mediante l’umiltà della croce. Durante questo tempo, attraverso un ascolto più attento e volonteroso, dobbiamo accostarci anche noi alla Parola di Dio, per attingervi la forza di metterci in cammino sulla strada di Gesù Cristo.

FONTE: La voce cristiana

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MERCOLEDÌ DELLE CENERI
CONFESSIONE OVVERO RICONCILIAZIONE CON DIO
IL DIGIUNO

 

 

Maria Gabriella Taurel

Maria Gabriella Taurel

Fanciulla (1905- 1912) 25 febbraio 

Voglio andare a vedere Gesù“, aveva detto un giorno Maria Gabriella. Aveva desiderato tanto riceverlo nel suo piccolo cuore, ma non gli era stato possibile. A sei anni, cinque mesi e sei giorni, dopo aver ripetuto il suo deside­rio, andava a vederlo e a goderlo, per sempre, in Cielo.

Era nata a Tolone il 19 settembre 1905 e poiché si fe­steggiava l’anniversario dell’apparizione di Nostra Signo­ra a La Salette, Maria Gabriella o “Rirì“, come la chiama­vano in famiglia, si considererà come la “figliuola della Santa Vergine“.

In casa aveva trovato un fratello, Giuseppe, che contava nove anni più di lei. Dopo Giuseppe i genitori non aveva­no potuto avere altri figli a cui donare il loro amore e al­lora avevano deciso di adottare una bambina. Ma questo Maria Gabriella non lo saprà mai. I due fratelli si amaro­no tanto e giocavano tanto volentieri insieme.

In casa, Maria Gabriella era coccolata da tutti: dal bab­bo che, essendo ufficiale di marina, passava lunghi pe­riodi in mare, lontano da casa e perciò vedeva raramente la sua bambina, dalla mamma che le insegnava ad unire le manine e a mandare i bacetti a Gesù e a Maria, dalle zie Luisa e Manetta che abitavano nella stessa casa e da Giuseppe che era impaziente di vederla crescere per cor­rere con lei in giardino e sulla riva del mare.

Era bionda e paffuta, con gli occhi color castano scuro. I suoi capelli color oro erano straordinariamente abbon­danti. Sembrava che le pesassero perchè Gabriella chi­nava la testina verso una parte. Era tanto bella in quella sua semplice mossa di timidezza!

Tutte le mattine, da quando seppe balbettare le prime parole, si inginocchiava a terra e, in compagnia della mamma, diceva le sue preghiere e invocava la Madonna per il papà lontano: “Stella del mare, proteggi papà!“.

La tormentavano mille perché e faceva continuamente domande alla mamma, ai parenti e ai conoscenti:

Perché i bimbi si bagnano quando piove? Che cos’è l’acqua? Perché Gesù non si fa vedere? Perché si na­sconde? Mamma, – domandò un giorno – ci saranno i confetti in Paradiso? Sicuro! Ce ne saranno tanti! Allora li mangerò anch’io e non mi faranno male, ve­ro? Gabriella soffriva quasi sempre di una noiosa enterite, perciò non poteva mangiare roba dolce. Era un vero sa­crificio per lei, ma si consolava pensando che in Paradiso si sarebbe rifatta di ogni privazione.

Amava ed era riamata. Spesso interrompeva il gioco e mettendo la sua testina sul grembo della mamma, le gri­dava affettuosamente: – Mamma, ti voglio tanto bene! Quando il babbo tornava, Maria Gabriella gli andava incontro festante, gli si arrampicava sulle ginocchia e le sussurrava mille tenere ed affettuose parole. – Sai papà, Rirì ha imparato bene il catechismo, ha ob­bedito alla mamma, non ha mangiato cioccolatini… Poi, abbassando la voce fissandolo con gli occhi lucidi: – Che cosa mi hai portato, papà? […]

Come tutti i bambini Maria Gabriella aspetta il Natale più che ogni altra festa, perché Gesù Bambino è il suo amico più caro. Per lui prepara dei piccoli fioretti, per lui impara la poesia che reciterà davanti al presepio e da lui si aspetta qualche dono. – Ma che Gesù Bambino! – le dice un Natale un’altra bambina – Non è lui che porta i doni! […] La mamma l’accoglie teneramente e la consola: – Dì a quella bambina che i doni di Natale sono i doni di Gesù Bambino, perché è lui che dà ai parenti il modo di procurare le tante cose belle e ghiotte che trovate nelle scarpine. Maria Gabriella è consolata e ringrazia ancora il piccolo Gesù che le ha inviato tanti doni.

Le piace tanto giocare, ma. trova un vero diletto nel di­vertirsi con le sue bambole. Ne ha quattro, una delle quali si chiama Natalina, perché l’ha ricevuta a Natale. Le altre si chiamano: Maria, Alice e Rosita. […]

Insieme con i genitori e la madrina, nel dicembre del 1910, Maria Gabriella si recò ad Aiaccio, in Corsica, mentre Giuseppe restava a casa per proseguire gli studi presso i padri Maristi. Il viaggio in mare fu terribile, perché le onde tempestose, per un certo tratto di mare, sembravano dovessero travolgere la nave, ma poi era tor­nata la calma e si era potuto approdare nell’isola. Appe­na sbarcata ad Aiaccio, Maria Gabriella, che era rimasta fino ad allora in silenzio, confidò alla mamma di aver fat­to una promessa: Sai, mamma, – le disse – ho avuto tanta paura, ma ho pregato e promesso alla Madonna la mia bambola Alice se fossimo arrivati salvi in porto. E la promessa fu man­tenuta.

[…] Nella villa dei signori Taurel ad Aiaccio c’era una cap­pella dedicata a Nostra Signora di Loreto. Così, insieme alla mamma e alla madrina, Maria Gabriella assisteva tutti i giorni alla santa Messa. Alla domenica sì ritrovavano per la Messa gli abitanti dei dintorni, perciò il sabato era la giornata in cui la cap­pella veniva pulita. Maria Gabriella, anche se era piccola, riservava per sé parte del lavoro: prendeva la scopa e non la lasciava fin­ché non vedeva tutto il pavimento ben pulito.  Il sabato è la domenica della Santa Vergine — diceva con gli occhi che brillavano di gioia.

Amava tanto la Santa Vergine, la chiamava “la buona Madre” e la invocava in ogni occasione. Quante volte le offriva le sue preghiere, i suoi fioretti e le confidava le sue pene quando vedeva il mare in burrasca! Il babbo era in mare e Rirì lo diceva alla Madonna. Era sicura che “la buona Madre” l’avrebbe esaudita.

Anche nel gioco Maria Gabriella onorava la Santa Ver­gine. Prendeva una statuina che la raffigurava, la collo­cava in una nicchia sul terrazzo di casa e poi pregava e cantava inni e lodi, ordinando alle sue bambole di fare altrettanto.

Qualche volta, invece delle bambole invitava le amichet­te e, ad un certo punto, intonava il Rosario. Alcune avrebbero preferito continuare a giocare, ma Maria Ga­briella sapeva convincerle così bene che cedevano tutte, perché sapevano che se ne sarebbero ritornate a casa più buone. […]

Quando il sacerdote darà Gesù anche a me? Quando sarai pronta. Bisogna sapere bene il catechi­smo. Maria Gabriella si mise subito a studiare il catechismo con tutto l’ardore di cui era capace. Le piaceva tanto sen­tir parlare di Gesù. Ciò che proprio non poteva capire era perché gli uomini cattivi avessero fatto soffrire tanto Ge­sù. […]

Che cos’è Dio? – le domandò un giorno la mamma. – Dio, – rispose sicura la bambina – è un purissimo spi­rito che non ha né forma né colore, infinitamente perfet­to, creatore del cielo e della terra, padrone assoluto di tutte le cose. La risposta è esatta, ma Maria Gabriella, dopo alcuni momenti di riflessione, domandò: – Ma come si può essere, mamma, se non si ha né for­ma né colore? La signora Taurel spiegò: – Ci sono tante cose che non si sapranno mai qui sulla terra. Crediamo nell’insegnamento del catechismo e un giorno, in Cielo, saremo illuminati. – Ebbene, sì, voglio fare come te, mamma, Voglio crede­re, senza ben capire, certe cose che si chiamano “miste­ro”.

[…] L’unica ghiottoneria che le era permessa era qualche zolletta di zucchero nel caffèlatte, ma durante la Quare­sima del 1911 volle privarsene per fare penitenza. […]

Nel dicembre del 1911, la famiglia Taurel lasciava Aiaccio e tornava a Tolone. A Tolone era scoppiata un’epidemia di ipertosse e Maria Gabriella ne fu subito colpita. Il medico le ordinò di cambiare aria, ma la piccola insisteva che prima di partire le si desse Gesù. Perciò si decise di farle fare la prima Co­munione. Superato l’esame di catechismo, si fissò la data della cerimonia per il 2 di febbraio, festa della Purificazione di Maria Santissima. Maria Gabriella contava i giorni nell’attesa del “gran giorno”.

Ma intanto l’ipertosse non le dava tregua. In più il 2 febbraio 1912 fu una pessima giornata: freddo, pioggia, vento… La signora Taurel temette per la piccola e non la sve­gliò. […] – Non è nulla, caro angelo! – cercava di consolarla la mammaQuesta brutta tosse passerà. Non piangere co­sì… E per quel giorno fece la sua più ardente Comunione spirituale.

Passarono alcuni giorni e Maria Gabriella fu portata in una località dove avrebbe potuto respirare aria buona. Lì si sperò di poterle far ricevere il sospirato Gesù, ma, quando sembrava che stesse meglio, sopravvenne una complicazione: la tosse era accompagnata dal vomito che la faceva tanto soffrire.

Datemi il buon Gesù!supplicava. Ma come era possibile, in quello stato? Dopo le terribili crisi si addormentava, ma al risveglio si metteva subito a pregare. Chiedi a Gesù di guarirti? – domandò una volta la mamma. – Oh, no, mamma: io gli dono il mio piccolo cuore. Gli voglio tanto bene e desidero vederlo.[…] – Soffro molto, – diceva – ma anche il buon Gesù ha sofferto tanto.

[…] Il 24 febbraio all’ipertosse si aggiunsero altre complica­zioni. Si trattava di polmonite. […] Venne il parroco che gli diede la benedizione. La morte si avvicinava. Poco prima i presenti avevano visto Maria Gabriella attorniata da una insolita luce. No, non era il miracolo della guarigione, come aveva chiesto lungamen­te la mamma nella preghiera. No, Gesù veniva a prender­si la sua piccola innamorata.

Maria Gabriella agitò le sue piccole mani. Era tutta su­data e non tossiva più. Guardava tutto intorno. – Perché piangete? Quando avrò il buon Gesù? Addio, mamma! Addio, madrina!… Ho tanto sonno! Datemi il buon Gesù, perché io lo abbracci! E anche la “buona Madre”, anche…

Abbracciò il Crocifìsso, strinse al petto una statuetta dell’Immacolata di Lourdes e tacque per sempre.

Rirì, – supplicò la mamma – il Signore ti chiama… la Vergine viene a cercarti. La vedi? – Maria Gabriella si voltò, spalancò i suoi occhioni scuri, trasse un profondo sospiro e… si addormentò. Il suo pic­colo cuore aveva cessato di battere. La “figliolina della Santissima Vergine” poteva finalmente godere Gesù in Cielo, dove vanno tutti i bambini buoni.

Era la domenica 25 febbraio 1912, anniversario della dodicesima Apparizione di Nostra Signora di Lourdes.

Fonte: http://www.santiebeati.it/dettaglio/94437

 

Maria Teresa Carloni

Maria Teresa Carloni

mistica (1919-1983) 17 gennaio 

maria-teresa-carloni-4Quando l’odio si trasforma in amore può generare dei veri combattenti, come Maria Teresa Carloni combattente di e per Cristo che scrisse: “Non c’è eroe più grande di chi pone Gesù in cima ai suoi pensieri…” In cambio otterrà doni mistici straordinari per la salvezza della Chiesa Universale.

Nata il 9 ottobre 1919 a Urbania (Pesaro) da famiglia benestante e di nobile ascendenza, a tre anni perde i genitori ed è cresciuta dalla nonna materna con un’austera educazione cristiana.

A 10 anni, subisce dei discorsi irreligiosi che le provocano un forte smarrimento e le fanno perdere la pace interiore, neppur ritrovata al momento della Confessione per la 1ª Comunione. Comincia a temere la Confessione e a sentirsi indegna di accostarsi alla SS.ma Eucaristia. Tuttavia non perde l’amore per Gesù Crocifisso ed Eucaristico.

Diciassettenne (1936) cerca di nuovo di confessarsi, ma il comportamento di un confessore che non capisce il suo dramma, senza volerlo l’allontana dalla chiesa: lei, mentre giura di non tornarci più, grida al Crocifisso: “Ma noi due ci rivedremo!“. Frequenta il corso di infermieri presso il Sovrano Ordine di Malta a Roma.

Conseguito il diploma, inizia a lavorare e pensa a formarsi una famiglia. Ma il suo fidanzato, un ottimo medico, gli viene ucciso, presso Ponte S. Angelo. Con coraggio straordinario, prosegue la cura di malati e di feriti all’ospedale: siamo in guerra. Prega per la loro conversione. Esemplare nel suo comportamento, fino a buttarsi dalla finestra per sfuggire alle insidie di un militare.

Dopo la guerra, si laurea in pedagogia. Ha un desiderio struggente di ricevere Gesù nella S. Comunione, ma si sente indegna. Un tormento.

Chiesa di S. Lorenzo al Verano dopo il bombardamento

Chiesa di S. Lorenzo al Verano dopo il bombardamento del 19 luglio 1943

Il giorno del bombardamento americano su S. Lorenzo al Verano (19 luglio 1943) mentre si prodiga accanto ai feriti, si trova davanti a uno di loro gravissimo, presso cui indugia “un prete tutto vestito di bianco“. Maria Teresa non sa che si tratta del S. Padre Pio XII accorso in mezzo ai suoi “figli” sofferenti, e gli dice: “Si affretti, reverendo“. Il Papa la fissa in volto e obbedisce. Si ritroveranno in seguito in un’udienza per i militari e il Papa le dirà: “Come mai lei non viene qua da tempo?“. Maria Teresa non si distaccherà più da Pio XII, finché egli vivrà.

Quando muore la nonna, ormai sola al mondo, esausta, nella Pasqua del 1951, 31 anni di età, si rivolge al suo Parroco di Urbania, don Campana, che accoglie la sua lunga confessione e, a nome di Gesù, le ridona la pace dell’anima. Finalmente riceve Gesù, Pane di vita eterna, tra lacrime di gioia, lieta anche perché ora don Campana sarà la sua guida, il padre della sua anima.

Ora, per Gesù, unico Amato, Maria Teresa Carloni brucia le tappe. Il 16 giugno 1951, emette nelle mani del confessore il voto privato di castità e scrive nel suo diario: “Gesù, oggi ti amo con la stessa violenza con cui un giorno ti ho odiato“. Inizia vita nuova, d’intentissima preghiera, rigorosa penitenza e carità: assiste i malati nelle case a Milano, gli sfollati del Polesine, dopo l’alluvione del 1951, i bambini tubercolotici a Spotorno. Si offre per la santificazione dei sacerdoti e redige uno “statuto delle anime vittime”. Il segreto della sua vita è vivere il S. Sacrificio della Messa con Maria, “donna eucaristica”. Prega e si mortifica portando il cilicio.

maria-teresa-carloni2Nel gennaio 1952, cominciano i suoi colloqui intimi con Gesù e ogni venerdì per tre ore rivive la sua Passione con atroci sofferenze: un’offerta totale con Lui per le anime, in primis per i sacerdoti. Davvero Gesù la predilige, come sa fare solo Lui, e il venerdì santo 11 aprile 1952, la arricchisce delle sue stimmate. Il 20 dicembre 1952, il suo parroco è testimone delle sue “nozze spirituali” con Gesù nella chiesa di Urbania. Gesù le fa trovare un anello sull’altare proprio per lei. Dichiara Maria Teresa: “Gesù accetta di essere mio sposo, ma vuole che la sposa sia come Lui: perseguitata, calpestata, sofferente nel corpo e nello spirito“.

Comincia a scrivere articoli e libri. Nel febbraio 1954, dedica a Pio XII un libro sulla Madonna: “Onnipotente per grazia e Mediatrice universale”, e comunica al Papa la sua volontà di essere apostola e vittima della Chiesa perseguitata nell’Est europeo e dovunque, in primo luogo sorella e madre per quei sacerdoti e Vescovi perseguitati. “Il Prete vestito di bianco”, Pio XII, il “Bianco Padre” la accetta tra i suoi primi collaboratori.

L’Europa orientale, dalla fine della 2ª guerra mondiale, è caduta sotto i regimi comunisti, controllati dall’Unione Sovietica. Dalla Jugoslavia alla Polonia, dalla Germania Est alla Bulgaria, i senza-Dio di “falce e martello”, puntano in ogni modo a distruggere la Chiesa Cattolica. Tragedia immane con Vescovi e sacerdoti incarcerati e uccisi, con credenti impediti e percossi nella loro fede e nella vita. Un’infamia iniziata in URSS ed estesasi nella Cina, sotto Lenin, Stalin e Mao e rispettivi proconsoli.

A Maria Teresa restano 30 anni da vivere, ed ella, nelle condizioni sempre più precarie di salute e tra continua preghiera e penitenze, intraprende un’attività senza sosta in soccorso dei martiri dell’Est Europeo, fino alle coste del Pacifico, senza trascurare l’Africa dove i cristiani sono perseguitati dai musulmani. In primo luogo si prende cura dei Vescovi e dei sacerdoti “impediti”. Qualcosa di grandioso, gigantesco per una fragile donna come lei.

maria-teresa-carloni3A partire dal 1955, fa una serie di lunghi rischiosi viaggi nell’Europa orientale in mezzo a avversità di ogni genere. Si reca a incontrare Vescovi, sacerdoti e fedeli in clandestinità, da Norimberga a Mosca, da Zagabria a Varsavia, dalla Bulgaria all’Ungheria alla Cecoslovacchia. Vere avventure per portare loro i soccorsi materiali e conforto a piene mani, aiutata dal suo Padre spirituale; soprattutto a raccogliere informazioni sulla situazione di diversi diocesi calpestate dai comunisti.

Al ritorno, trasmette al Santo Padre Pio XIIquindi ai suoi Successori – notizie di prima mano. Innanzitutto Pio XII, quindi Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II, la stimano e ne conoscono lo stile di vita configurato a Gesù Crocifisso, la sua singolare attività. La ricevono spesso in udienza e corrispondono con lei. Papa Pacelli arriva al punto di mandarle il suo autista a prenderla alla stazione di Roma alla sera, di accoglierla in colloquio per tutta la notte sulle “cose dei martiri”, e di farla riaccompagnare alla stazione al mattino presto.

[…]Per tutti e per i loro preti, è sorella e madre, come essi stessi la chiamano. Come altri mistici, ella gode del carisma della bilocazione con cui raggiunge in modo straordinario i Presuli di diocesi disperse nella Russia e nell’Asia, fino all’Estremo Oriente, dominati dal comunismo ateo e omicida. Con loro concorda le strategie da seguire e ne riferisce al Papa che può provvedere alle loro necessità, in modo mirato e sicuro.[..]

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Maria Teresa Carloni in compagnia di Giovanni Paolo II

Come se quest’opera immane non bastasse, ella trova il tempo di scrivere il suo diario spirituale con 77 quaderni (“La mia vita”); 38 quaderni sui paesi comunisti (1954-1957), con le notizie per Pio XII riguardanti i sacerdoti clandestini e le vittime delle persecuzioni, quindi le relazioni annuali alla Segreteria di Stato dal 1971 al 1977.[…]

Alla fine del 1982, “il cero” della vita di Maria Teresa Carloni, arso dalla fiamma di amore e di interiore martirio per Gesù, sta per consumarsi tutto. I dolori ora la schiantano in tutto il suo corpo: davvero, come i santi più grandi, resa ostia con Gesù-Ostia. Va incontro allo Sposo Gesù, che un giorno l’ha personalmente inanellata, il 17 gennaio 1938, all’ospedale di Pavullo (Modena). Nelle sue pagine ardenti, aveva scritto: “Il martirio è condizione normale di chi può dire con la vita: Non sono più io che vivo, è Gesù che vive in me” (Gal 2, 20). E ancora: “Non c’è eroe più grande di chi pone Gesù in cima ai suoi pensieri e si consuma con ansia infuocata per la supremazia universale di Lui, Via, Verità e Vita per ogni redento“.

Il suo corpo riposa nel cimitero di Urbania, con la scritta da lei desiderata: “Mihi vivere Christus est, et mori lucrum

Preghiera a Maria Teresa Carloni

maria-teresa-carloniSantissima Trinità, umilmente ti ringrazio per aver donato alla Chiesa Maria Teresa Carloni, forte esempio di vita cristiana, di fedeltà alla grazia ricevuta, di servizio ai fratelli in difficoltà materiale, morale e spirituale e di apostolato tra quelli più perseguitati. Degnati, Signore, di glorificarla anche in terra a Tua gloria, a sua esaltazione e a nostro incoraggiamento. Ti supplico con tutta la mia fede e con proponimento di migliorare la mia vita, di concedermi la grazia che ti domando (si esprime la grazia desiderata), confidando nella Tua divina Misericordia per intercessione della Serva di Dio.

Padre nostro, Ave Maria, Gloria

Fontihttp://www.santiebeati.it/dettaglio/96017http://www.ilnuovoamico.it/2016/10/iniziata-la-causa-per-beatificare-m-teresa-carloni/

Jean Pierre de Caussade

Jean Pierre de Caussade

Gesuita (1675 – 1751) 8 dicembre

Jean Pierre de CaussadeEgli rivela nelle sue lettere, il vero metodo, il più breve e realmente unico, per arrivare a Dio. Attraverso alcuni brani dei suoi scritti vedremo in qual modo Dio ci parla e come ascoltarlo, come abbandonarci e gli effetti di questo abbandono.

Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1693 e ordinato sacerdote nel 1704, Caussade dedicò quasi tutta la sua vita alla direzione spirituale. Fu rettore dei collegi di Perpignano (1739) e di Albi (1743). Predicando gli Esercizi spirituali di Ignazio di Loyola, divenne la guida delle Visitandine. L’abandon à la Providence divine (L’abbandono alla Provvidenza Divina), fu il libro di spiritualità che lo rese famoso, anche se si ipotizza che non fosse opera sua, ma di donna di Nancy. Ciò non toglie comunque l’alto valore teologico dello stesso.

Nell’abbandono, l’unica regola è il momento presente; allora l’anima è leggera come una piuma, fluida come l’acqua, semplice come il fanciullo; essa è mobile come una palla di biliardo nel ricevere e nel seguire tutti gli impulsi della grazia. Le anime come questa non hanno maggior consistenza e rigidezza di quanta ne abbia un metallo fuso; e così come il metallo assume la forma dello stampo in cui lo si cola, queste anime si piegano e si adattano con altrettanta facilità a tutte le forme che Dio vuol dare loro; in una parola, la loro disposizione assomiglia a quella dell’aria, che cede a ogni alito di vento, e assume qualunque figura“.

IN QUAL MODO DIO CI PARLA E COME DOBBIAMO ASCOLTARLO

abbandono-alla-divina-provvidenzaDio parla ancor oggi come parlava un tempo ai nostri padri, quando non c’erano ne direttori ne metodi[…] Si sapeva soltanto che ogni momento reca con sé un dovere che si deve adempiere con fedeltà, e questo era sufficiente per le persone spirituali di allora, e tutta la loro attenzione vi si concentrava costantemente.

[…] Non c’è che da adempiere fedelmente gli elementari doveri cristiani e quelli del proprio stato; accogliere con rassegnazione le croci che li accompagnano e sottomettersi all’ordine della Provvidenza in tutto quello che si presenta da fare e da soffrire, senza andarne alla ricerca. È questa la spiritualità che ha santificato i Patriarchi e i Profeti anche prima che si inventassero tanti metodi e che sorgessero tanti maestri.

[…] Se si facesse ciò, i preti sarebbero necessari quasi solo per i sacramenti e si potrebbe fare a meno di loro per tutto il resto, perché lo troveremmo nelle nostre mani a ogni istante. Le anime semplici, che non si dànno tregua nel chiedere consigli sul modo di andare a Dio, sarebbero così liberate dai pesanti e pericolosi fardelli che molti, i quali si compiacciono di dominarle, impongono loro senza necessità.

Tutto ciò che accade in ogni momento porta in sé il sigillo della volontà di Dio… Nessuno dei nostri istanti è piccolo, poiché tutti portano in sé un regno di santità

MODO DI OPERARE NELLO STATO DI ABBANDONO E DI PASSIVITÀ E PRIMA DI ESSERVI GIUNTI

C’è un tempo in cui l’anima vive in Dio e ce n’è uno nel quale Dio vive nell’anima. Quello che è proprio a uno di questi tempi, è contrario all’altro. Quando Dio vive nell’anima, questa deve abbandonarsi totalmente alla sua provvidenza; quando l’anima vive in Dio, essa si munisce con cura e con regolarità di tutti i mezzi che ritiene in grado di condurla a questa unione. Tutti i suoi pensieri, le sue letture, i suoi programmi, le sue revisioni, sono fissati; è come se avesse una guida al fianco da cui tutto è regolato, perfino il tempo di parlare.

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San Padre Pio

Quando Dio vive nell’anima, essa non ha più niente che le venga da se stessa. Non ha che quello che le dà, in ogni momento, il principio che la sorregge: nessuna provvista, non più vie tracciate; è come un bambino che viene condotto dove si vuole e che ha solo il sentimento per distinguere le cose che gli si presentano. Non ci sono più libri indicati per quest’anima; molto spesso essa è priva di un direttore fisso e Dio la lascia senz’altro appoggio che lui solo. La sua dimora è nelle tenebre, nell’oblio, nell’abbandono, nella morte e nel nulla. Sente i suoi bisogni e le sue miserie senza sapere da dove ne quando le verrà il soccorso. Attende in pace e senza inquietudine che venga chi l’assisterà, i suoi occhi guardano soltanto il cielo. E Dio, che non potrebbe trovare nella sua sposa disposizioni più pure di questa totale rinuncia a tutto quello che essa è per non essere che per grazia e per operazione divina le fornisce al momento opportuno i libri, i pensieri, la conoscenza di se stessa, gli avvertimenti, i consigli, gli esempi dei giusti.

Tutto quello che le altre anime trovano con la loro iniziativa, quest’anima lo riceve nel suo abbandono, e ciò che le altre conservano con precauzione per ritrovarlo al momento opportuno, quest’anima lo riceve al momento del bisogno e poi lo abbandona, non volendo possedere se non quello che Dio vuol concederle, per non vivere che per mezzo di lui. Le altre intraprendono per la gloria di Dio un’infinità di cose; questa spesso è in un angolo della terra come un coccio di vaso rotto da cui non si può più trarre alcuna utilità.

Lì quest’ anima abbandonata dalle creature, ma nel godimento di Dio attraverso un amore autentico, intenso e molto attivo benché infuso nel riposo, non si rivolge a nessuna cosa per impulso proprio. Non sa far altro che abbandonarsi e mettersi nelle mani di Dio per servirlo nel modo che lui sa; spesso ignora a che possa servire, ma lo sa bene Dio. Gli uomini la credono inutile e le apparenze favoriscono questo giudizio; ma non è meno vero che, attraverso risorse segrete e canali sconosciuti, essa spande un’infinità di grazie su molte persone che spesso non se ne rendono conto e alle quali lei stessa non pensa.

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Santa Teresa d’ Avila

Tutto è efficace, tutto predica, tutto è apostolico in queste anime solitarie. Dio conferisce al loro silenzio, al loro riposo, al loro oblio, alloro distacco, alle loro parole, ai loro gesti, una certa efficacia che opera nelle anime a loro insaputa. E poiché esse sono influenzate dalla presenza occasionale di mille creature di cui la grazia si serve per istruirle quasi inconsciamente, così a loro volta servono da sostegno, da guida a parecchie anime, senza che vi sia nessun legame palese ne un impegno esplicito per ciò. E Dio che opera in loro, ma con interventi imprevisti e spesso sconosciuti, di modo che queste anime sono come Gesù da cui usciva un potere segreto che sanava tutti. Tra loro e lui c’è questa differenza: che il più delle volte esse non percepiscono affatto il fluire di questa potenza e nemmeno vi contribuiscono con la loro cooperazione. Sono come un profumo nascosto che si avverte senza conoscerlo e che ignora esso stesso la propria virtù.

[…] Queste anime, distaccate per profonda disposizione da quasi tutti gli impegni esteriori, sono poco adatte ai rapporti col mondo, agli affari, ai progetti e alle attività industriose. Ci si può fidare ben poco di esse e non si vede in loro che debolezza di corpo e di spirito, di immaginazione, di passioni. Pare che non si accorgano di nulla, non pensano a niente, non prevedono e non prendono a cuore niente. Sono, per così dire, allo stato grezzo; nulla appare in loro di quello che la cultura, lo studio e la riflessione dànno all’uomo. Si scorge in esse ciò che la natura mostra nei bambini prima che siano passati per le mani dei maestri incaricati di formarli; si vedono solo i loro piccoli difetti che, senza renderle più colpevoli dei bambini, in esse urtano più che in costoro. Dio infatti toglie tutto a queste anime eccetto l’innocenza, perché non posseggano che lui solo. Il mondo, che ignora questo mistero, non le giudica che secondo le apparenze, perciò non trova in esse niente di quello che è abituato a godere e ad apprezzare.

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San Giuseppe da Copertino

Così le respinge e le disprezza e divengono come il bersaglio di tutti; più si vedono da vicino meno sono comprese e si sente per loro ostilità; non si sa che cosa dire e che cosa pensare di esse. Un non so che parla tuttavia in loro favore, ma invece di seguire questo istinto, o per lo meno di trattenere il giudizio, si preferisce seguire la propria malignità. Perciò si spiano le loro azioni per giudicarle a modo proprio, e come i farisei non potevano apprezzare il comportamento di Gesù, le si considera con occhi tanto prevenuti che tutto quello che fanno sembra ridicolo o colpevole.

Purtroppo, queste povere anime pensano altrettanto a proprio svantaggio. Unite semplicemente a Dio mediante la fede e l’amore, vedono tutto il sensibile che è in loro come nel disordine. Ciò le rende ancor più prevenute quando si paragonano con coloro che passano per santi i quali, capaci di assoggettarsi alle norme e ai metodi, non mostrano nulla che non sia ben regolato in tutta la loro persona e nel compimento delle loro azioni: allora la vista di se stesse le copre di confusione e riesce loro insopportabile.

È questo che trae dal fondo del loro cuore quei sospiri e quei gemiti amari che indicano l’eccesso del dolore e del l’afflizione di cui sono piene. […] A loro basta camminare nella semplicità, nel puro dovere, come se al mondo non ci fosse altro che Dio e quest’obbligo pressante. Il momento presente è dunque come un deserto nel quale l’anima semplice vede Dio solo di cui gode, preoccupata soltanto di quello che egli vuole da lei: tutto il resto è lasciato, dimenticato, abbandonato alla Provvidenza.

[…] l’obbedienza che si presta alla volontà di Dio significata e determinata, nasce dallo stato normale di vigilanza, di sollecitudine, di attenzione, di prudenza, di discrezione, secondo che la grazia aiuta sensibilmente o ci lascia agli sforzi ordinari. Si lascia dunque agire Dio in tutto, non riservando per se che l’amore e l’obbedienza al dovere presente; e su questo punto l’anima agirà senza mai stancarsi. Quest’amore dell’anima, infuso nel silenzio, è una vera e propria azione di cui essa si fa un obbligo perenne: deve infatti conservarlo con cura e mantenersi con costanza nelle disposizioni in cui esso la mette; cosa che non può fare evidentemente senza agire. Questa obbedienza al dovere presente è anch’ essa un agire con cui l’anima si consacra completamente alla volontà esterna di Dio senza aspettare niente di straordinario[…]

lode2Il momento presente è sempre come un ambasciatore, che manifesta la volontà di Dio

LE DISPOSIZIONI CHE RICHIEDE LO STATO DI ABBANDONO E I SUOI DIVERSI EFFETTI

Bisogna essere distaccati da tutto quello che si prova e da ciò che si fa, per camminare nella via in cui non si vive più che in Dio e nel dovere presente. Tutte le mire che tendono oltre questo scopo devono essere soppresse; bisogna limitarsi al momento presente senza pensare alle cose che l’hanno preceduto né a quelle che dovranno seguirlo. Supponendo sempre la fedele osservanza della legge di Dio, qualcosa vi farà dire: « Attualmente sento inclinazione per questa persona, per questo libro; desidero ricevere o dare questo consiglio, formare tale piano, aprirmi a quest’anima o accogliere i suoi sentimenti; vorrei dare o fare la tale cosa ».

Per approfondire

Fonte: http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/misticacristiana/decaussade.htm

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Anatolij Zurakovskij

Anatolij Zurakovskij

Sacerdote ortodosso, martire (1897-1937) 3 dicembre

anatolij-zurakovskijUn vero e proprio combattente della fede, seppur nato in una famiglia atea, matura in se la convinzione che è necessario lottare per gli ideali cristiani, senza compromessi accettando la croce come un trampolino per avvicinarsi sempre di più a Dio.

Nato a Mosca il 16 marzo 1897 in una tipica e solida famiglia di intellettuali onesti, di buon cuore, fortemente radicati nel vivere quotidiano, ma lontani dalla fede, riceve come unica formazione religiosa nella sua infanzia quella impartitagli durante le lezioni obbligatorie al ginnasio, frequentato a Kiev, ove, nel 1911, la famiglia Žurakovskij si trasferisce a causa della malattia contratta dalla mamma: il clima ucraino infatti è decisamente più favorevole al superamento della TBC rispetto a quello moscovita.

Nonostante l’humus familiare non sia affatto stimolante, Anatolij, all’età di nove anni, presenta già una forte sensibilità al fatto religioso; è di quei tempi la malattia – mortale – del fratello minore, evento che lo spinge a recarsi, spontaneamente, in Chiesa per pregare per lui. Per Anatolij questo è solo l’inizio; anche dopo la morte del fratellino, infatti, pur non recandosi più con assiduità in Chiesa, continuerà a pregare, nel segreto della sua anima.

Nel 1915 termina il ginnasio e si iscrive alla facoltà di lettere e storia presso l’Università di Kiev. Sotto la guida di Vasilij Zen’kovskij scrive un saggio su Joseph de Maistre e Konstantin Leont’ev; sempre in questi anni viene a contatto con gli slavofili, (movimento intellettuale russo, volto al recupero dei valori politici, sociali, culturali e religiosi in opposizione alla cultura liberale e industrializzata dell’Europa occidentale) rispetto ai quali assume una netta posizione critica, ma dai quali resta comunque influenzato. Grazie al contatto con essi infatti Anatolij prende piena coscienza che l’amore, e solo l’amore, è il principio e la norma di tutta la vita cristiana: questa consapevolezza si fa pietra angolare della sua riflessione teologica.

sacerdote-ortodossoNell’Ateneo ucraino viene a contatto anche con Padre Aleksandr Glagolev e Padre Michail Edlinskij, la cui testimonianza di vita fa maturare in lui la convinzione che la rinascita della Chiesa non solo è possibile, ma che può avere inizio anche dalla semplice persona di un parroco e da un piccolo gruppo di laici.

Sempre del periodo universitario è anche la lettura di Giovanni Climaco, asceta del VII secolo. La “Scala spirituale” è per lui come una rivelazione, il mostrarsi di una via concreta sulla quale camminare per giungere a quella purezza e integrità interiore che tanto lo attrae, ma che sa di non possedere ancora. In una lettera del 23 luglio 1915 scrive: “Personalmente, questo libro mi ha aiutato a mettere ordine dentro di me (…). Ho vissuto tre periodi: quello in cui ho rifuggito la via stretta della “Scala”, quello in cui ho protestato contro la sua “freddezza” e “durezza” e il terzo periodo, in cui ho cominciato a prenderne seriamente coscienza e ad orientare la mia vita sulla base di questo testo. Ora per me questo libro è come la luce del tramonto che attraverso la freddezza esteriore mi invade di un calore interiore (…). L’asceta della “Scala”, attraverso la selva aspra e oscura dell’ascesi, procede verso le vette luminose e splendenti del “silenzio”, o della piena percezione di Dio e della completa unione con Gesù”.

Chiamato alle armi nel 1916, viene mandato al fronte tra le truppe ausiliarie. Dalle lettere scritte in quel tempo emerge con evidenza l’avvenuta scelta radicale per Cristo, senso e scopo del pellegrinaggio terreno. Matura in lui anche un progetto di vita in grado di fondere in unità la sua fede, il suo ardente desiderio di vivere per Cristo e il suo amore umano per Nina Bogojavlenskaia, che sposa nel 1917 anno in cui cade la monarchia. Si passa da Nicola II al Governo provvisorio, alle elezioni a suffragio universale, al parlamento, all’Assemblea costituente. Anatolij sente in sé la chiamata a costruire la Chiesa e volge di nuovo il suo sguardo a Kiev, all’azione di Padre Spiridon in particolare.

Krasnagorka

Krasnagorka

E’ questo un rapporto che influenza Anatolij in modo radicale. A seguito della TBC che lo manda in fin di vita, va a Krasnagorka, remoto villaggio di campagna del governatorato di Kiev; qui recupera la salute e matura la decisione di consacrare la sua vita a Cristo e ai fratelli: il 18 agosto 1920, nella Lavra delle Grotte di Kiev, viene ordinato sacerdote. Svolge però il suo ministero non nella campagna, ma nella città di Kiev, nella Chiesa di S. Maria Maddalena, che si fa immediatamente punto di riferimento per molti. Già dal 1918 però anche per la Chiesa ucraina iniziano i problemi, che assumono il volto della “Chiesa autocefala ucraina” in opposizione alla “Chiesa rossa” o “degli innovatori”.

Immediata è la presa di posizione di Anatolij, che vede da un lato l’estrema pericolosità dello scisma operato dagli “innovatori” (chiaro è il suo pensiero: Dio agisce nella storia sulle vie della rinascita, non su quelle del potere e della rivoluzione!) e dall’altro il tradimento operato dal “clero rosso”, che sperava di salvare la Chiesa in URSS con il vecchio criterio dell’alleanza tra Chiesa e Stato, questa volta con lo Stato Comunista.

La risposta di chi è al potere non si fa attendere: Anatolij, che ha impostato tutta la sua esistenza e la sua pastorale attorno all’Eucaristia, il Giovedì Santo del 1923 viene arrestato, trasportato dalla prigione di Kiev a Mosca e trattenuto alcuni mesi nel carcere di Butyrki.

Non sono pochi i maltrattamenti e le umiliazioni che subisce; non gli è però negata la possibilità della corrispondenza, cosa di cui immediatamente approfitta per restare in contatto con la sua Comunità. In una sua lettera dal carcere scrive: “Vorrei dirvi, o al limite scrivervi, tante, infinite cose… ma mi limiterò solo ad alcune parole. Spesso un sentimento di gioia afferra l’anima con una fitta acuta, a volte si riversa nel cuore come una luce serena. Mai come ora la certezza in Lui e nella giustizia delle Sue vie è stata così viva, così forte nella mia anima. Non ho più una mia volontà, dei progetti, delle fantasie mie, e neppure una responsabilità mia. Esiste solo la Sua volontà, la Sua sapienza, le Sue vie, la Sua bontà. Tutto è cominciato la notte in cui sono uscito di casa verso l’ignoto, strappato alla vita di prima, al passato. E da quel momento questa percezione cresce e si rafforza in me e negli altri che portano la stessa croce e che partecipano alla stessa gioia“.

Joškar-Ola

Joškar-Ola

Nell’agosto dello stesso anno viene condannato alla deportazione nella lontana città di Krasnokokšajsk, capitale della Repubblica di Mari-El (dal 1927 Joškar-Ola). La moglie lo segue volontariamente al confino. Anche da là continua a seguire i suoi figli spirituali e riflette sul metodo migliore per costruire la Comunità, basata sulla forza dell’amore fraterno, lasciato in eredità da Gesù ai suoi discepoli.

Scrive anche un saggio, “Giuda”, nel quale definisce questo apostolo come colui che ha continuato ad amare le cose terrene e, soprattutto, ad amare con misura terrena; Anatolij invece invita a rifiutare tutto ciò che si frappone come ostacolo tra l’uomo e Cristo. Per “i suoi”, che ricevono lo scritto a Kiev, le parole giungono con un peso mai sperimentato prima: sono un invito al più serio degli esami di coscienza, sono di quelle che – come ebbe a dire Anna, una delle sue figlie spirituali – ” segnano la vita e la dividono in due, “prima” e “dopo””.

Nel dicembre del 1924 viene rilasciato e può far ritorno alla sua città; trova la Comunità decisamente diminuita in numero, ma altrettanto decisamente più matura e responsabile. Riprende la sua vita di pastore d’anime, accogliendo chiunque ha bisogno, aperto nei confronti di tutti. Non nasconde però le sue opinioni, le sue convinzioni, i suoi pensieri. Al contrario, li manifesta pubblicamente, spesso dal pulpito. Chiama ogni cosa con il suo nome: a spingerlo è il “bisogno” di indicare le problematiche dell’uomo contemporaneo, di chiarire il significato della realtà, spesso caotica, nebulosa, infangata dal compromesso.

rappresentanti-della-chiesa-ortodossa-russaDopo lo scisma della “Chiesa autocefala ucraina”, dopo gli “innovatori”, dopo altri piccoli scismi, muore il patriarca Tichon: è il crollo della struttura ecclesiastica dell’ortodossia russa. Nel 1926 i dirigenti sovietici cominciano a preparare una nuova fase di terrore contro il popolo. Stalin, a capo del partito, attribuisce un ruolo importante alla eliminazione di tutte le comunità religiose, in primo luogo della Chiesa ortodossa. Il progetto è chiaro: trasformarla prima totalmente in una obbediente marionetta dello Stato e poi scomparire per sempre dalla faccia della terra.

I rappresentanti della Chiesa e del cristianesimo vogliono creare una Chiesa senza sofferenze qui sulla terra, per amore del quieto vivere. Per amore del quieto vivere tradiscono i fondamenti della fede, tradiscono la fede in modo vile, pusillanime, giustificandosi e farfugliano parole incomprensibili a propria giustificazione (…). Dobbiamo essere pronti a grandi sofferenze, ma per noi è meglio fuggire questo illusorio quieto vivere, perché con noi ci sarà Gesù Cristo“.

Anatolij non esita a separarsi dal suo vescovo, il metropolita Michail Ermakov, firmatario della Dichiarazione, e si pone sotto la giurisdizione del vescovo della diocesi di Leningrado, Dimitrij Ljubimov . E’ il settembre del 1928. In questi anni di estrema tensione scrive saggi su S. Giovanni Crisostomo e su Elia, identificandosi probabilmente con le loro vicende e il loro destino.

Anatolij viene arrestato il 14 ottobre 1930, festa della protezione della Madre di Dio, ricorrenza quanto mai cara agli ortodossi. L’istruttoria dura quasi un anno, trascorso in assoluta solitudine, in una cella quasi completamente buia. Il 20 settembre 1931 viene condannato alla fucilazione, pena commutata in 10 anni di lager.

carcere-libro-2Viene inviato a Svir’lag. In ottobre viene trasferito alle Isole Solovki, poi nei campi di concentramento addetti alla costruzione del canale mar Bianco-mar Baltico (un canale di 226 Km, scavato praticamente con le mani, col solo ausilio di piccone, badile e carriola, a una temperatura oscillante tra i venti e i quaranta sotto zero! 100.000 uomini morti nel solo inverno 1931-’32!).

Anche la moglie è internata e condannata a tre anni di lager.
Nel luglio del 1940 viene comunicato ai parenti una ulteriore condanna a dieci anni di isolamento a regime duro, senza diritto di corrispondenza; nell’agosto del 1955 viene fatto recapitare un certificato di morte per TBC con complicanza di polmonite, avvenuta il 10 ottobre 1939, nell’infermeria della prigione di Petrozavodsk. Le cose però non sono andate così.

In realtà Anatolij, nell’agosto del 1937, viene arrestato nel lager con l’accusa di propaganda controrivoluzionaria, il 20 novembre viene condannato alla fucilazione e il 3 dicembre, alle ore 1.15, il colpo mortale viene sparato. Non si conosce il luogo della sepoltura.
Fonti:
www.culturacattolica.it; http://www.santiebeati.it/dettaglio/96020

Fra Luigi da Torino

FRA LUIGI DA TORINO

Lorenzo de Rusticis

Chierico dei Frati Minori Cappuccini (1912-1934) 2 dicembre

lorenzo-de-rusticis-fra-luigi-da-torinoLorenzo De Rusticis, torinese, entrato religioso fra i Cappuccini col nome di fra Luigi, si distinse per religiosità e per attenzione nel compiere i propri doveri. Ammalatosi di tubercolosi, morì nel 1934, a ventidue anni.

Lorenzo De Rusticis nacque a Torino alle 2:40 del 7 luglio 1912, all’epoca festa dei santi Cirillo e Metodio, da una famiglia cristiana e praticante. Venne battezzato tre giorni dopo nella parrocchia della Madonna degli Angeli, con i nomi di Lorenzo Paolo Luigi Carmelo, ma per i cari fu semplicemente Renzino o Renzo. La sua famiglia si trasferì successivamente nel territorio della parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, retta dai padri Cappuccini.

Da bambino si dimostrò sveglio e desideroso di apprendere sempre cose nuove, come appurarono le Suore Francescane Missionarie d’Egitto, che l’ebbero  in cura negli anni dell’asilo e fino alla terza elementare, quando si trasferì alla scuola pubblica “Vincenzo Monti”. Anche lì, come alle scuole medie (frequentate anch’esse parte in una scuola cattolica, retta dai padri Rosminiani, parte alla comunale, per garantire un trattamento equo ai suoi fratelli) fu uno studente brillante, sempre promosso a pieni voti, tranne in educazione fisica, dove, a causa della sua costituzione, aveva appena la sufficienza.

bambinoDi carattere era gentile ed amichevole ed era molto affezionato ai suoi genitori. Egli stesso, però, ammetteva di essere un po’ “tachis”, vale a dire ostinato nel perseguire i suoi obiettivi. Lo fu anche quando riconobbe di sentirsi chiamato da Dio, come raccontò in alcuni appunti manoscritti, provvidenzialmente giunti fino a noi.

Il giorno in cui iniziò ad avvertirle la vocazione fu mercoledì 18 agosto 1926: mentre si stava dirigendo coi suoi familiari a trovare una famiglia amica presso Moriondo Po, s’imbatté nel parroco del luogo, che invitò i De Rusticis a casa sua dopo pranzo. Quando furono usciti dalla casa del sacerdote, una zia, Margherita, si rivolse al nipote: «Anche tu potresti farti parroco ed avere una parrocchia».

Il ragazzo rimase molto turbato e lo fu maggiormente l’indomani, quando lesse le biografie di san Giovanni Bosco e san Giuseppe Cafasso, all’epoca rispettivamente Venerabile e Beato. Per avere la certezza che fosse davvero volontà di Dio, pregò la Madonna che avvisasse lei suo padre nel lasso di tempo fra il 26 agosto e il 30 settembre, altrimenti avrebbe proseguito gli studi con le scuole complementari. Il foglietto su cui espresse per iscritto quella preghiera andò smarrito la sera del 5 settembre, giorno in cui iniziò a palesare la sua scelta alla madre. L’indomani sentì lei e la zia che parlavano di lui dopo aver menzionato una ragazza che stava per farsi suora; poco dopo, ritrovò il foglietto sulla scrivania del padre. I suoi gli suggerirono, per maggior sicurezza, di attendere un anno prima di decidersi. Non fu una dilazione inutile, perché l’aiutò a comprendere che non doveva diventare sacerdote diocesano, ma religioso nei Cappuccini.

scrivere-una-letteraCon una lettera datata 29 maggio 1927 provò a ribattere alle probabili ulteriori obiezioni dei suoi, causate anzitutto dalla salute e dal costo degli studi. «Se il Re mi chiamasse come suo ministro – scrisse – non mi lascereste andare? Certamente sì, e questo Re che mi chiama è nientemeno che il Re dei Re, il Padrone, il Fattore di tutto l’universo». Quanto al perché volesse farsi Cappuccino, lo spiegava con un desiderio di staccarsi dalle cose del mondo, avvertito con forza quando visitò il Monte dei Cappuccini a Torino.

Infine i suoi cedettero e in autunno, probabilmente il 19 settembre, giunse al Seminario Serafico, all’epoca a Revello, accompagnato dai suoi e da alcuni amici. Dopo aver partecipato ai solenni festeggiamenti per il settimo centenario della morte di san Francesco, sia a Ceva che a Revello, iniziò la scuola l’11 ottobre. Anche lì si distinse per ottimi risultati in tutte le materie, desideroso com’era di entrare in noviziato quanto prima. Non perse il suo carattere allegro, come testimoniano le lettere spedite ai familiari.

Il trasferimento in noviziato, presso Racconigi, venne deciso per il 17 settembre. Il 22 i nove futuri frati intrapresero i loro Esercizi Spirituali, al termine dei quali, il mattino del 30, vestirono il saio ed il cordone francescano. Il nuovo nome con cui Lorenzo si sarebbe chiamato da allora in poi fu Luigi.

Nell’anno di noviziato canonico fra Luigi si comportò con esattezza in tutti i suoi doveri, ma ogni tanto appariva lievemente distratto. Fu anche molto generoso verso i confratelli e verso quelli che entrarono in noviziato dopo di lui.

ragazzo-di-spalleLunedì 1 ottobre 1929 i sette novizi (due avevano lasciato, ma si fecero religiosi altrove) emisero la loro Professione Semplice e la settimana successiva partirono per Villafranca, dove frequentarono il Liceo e gli studi di Filosofia Scolastica. Nel secondo anno lì trascorso, si notò un cambiamento nel contegno di fra Luigi: non guardava più in giro durante i momenti di preghiera in comune, ma teneva gli occhi bassi. Ogni occasione, per lui, era utile per compiere piccoli atti di amor di Dio o per far visita a Gesù nel Santissimo Sacramento. Più che lunga, la sua preghiera era intensa e frequente.

Quanto alle devozioni, amava il Sacro Cuore, ma senza sentimentalismi, confidava nel materno aiuto della Vergine Maria. Nell’Ordine cui apparteneva, s’impegnò ad imitare san Francesco d’Assisi e pregava per la beatificazione di padre Ignazio da Santhià, che da pochi anni era stato dichiarato Venerabile.

Nel 1932, passati brillantemente gli esami, il giovane fu ammesso a frequentare il corso di Teologia a Busca. Tempo dopo, la sua famiglia affrontò alcuni disagi finanziari: quando i genitori vennero a trovare il giovane, li invitò il padre a pregare con lui.

Superata quella prova,  ne venne un’altra ancora più terribile. Fra Luigi, che non era mai stato di fibra robusta, si ammalò di quella che al medico del convento appariva una comune influenza. Condotto a Cuneo per effettuare alcune radiografie, apprese di avere la tubercolosi: tutti e due i polmoni erano stati intaccati. Accolse la diagnosi con tale serenità che, quando un compagno venne a trovarlo in lacrime, commentò: «Abbiamo studiato tanta Teologia… a cosa che servirebbe se non sapessimo farne uso nelle prove?».

Sanatorio San Luigi, Valdocco, Torino.

Sanatorio San Luigi, Valdocco, Torino.

Il 15 marzo 1934 lasciò quindi Busca per il sanatorio San Luigi di Torino, luogo che non godeva di ottima fama quanto a guarigioni. Non gli dispiaceva tanto di morire, quanto di far soffrire i suoi familiari. I medici tentarono tutte le cure possibili per salvargli la vita, incluso un pneumotorace ad entrambi i polmoni, ma quando il paziente ebbe un versamento pleurico non ci fu più nulla da fare.

Il 10 novembre ricevette l’Unzione degli Infermi. In una lettera dettata l’indomani e diretta al Padre Direttore, oltre a lasciare alcuni suoi libri a certi confratelli, dichiarò: «Ora sono completamente contento e preparato a qualsiasi cosa». Ormai era così affaticato da non poter nemmeno leggere, ma volle ugualmente un Vangelo.

Fra Luigi morì alle sei del mattino del 2 dicembre 1934, in silenzio. I suoi resti mortali riposano presso il Convento del Monte dei Cappuccini di Torino.

Per informazioni:Convento del Monte dei Cappuccini-Piazzale Monte dei Cappuccini, 3-10100 Torino

Autore: Emilia Flocchini

Fontehttp://www.santiebeati.it/dettaglio/95898

CORONCINA AL BAMBINO GESÙ

CORONCINA AL BAMBINO GESÙ 

gesu-bambinoQuesta coroncina fu rivelata alla Venerabile Margherita del Santissimo Sacramento. Così le disse un giorno Gesù:«Ricorri al mio Cuore, e ogni volta che vorrai ottenere una grazia, chiedila per i meriti della mia Santa Infanzia, perchè così non te la rifiuterò certamente».

venerabile-margherita-del-santissimo-sacramentoSuor Margherita del SS. Sacramento devotissima al Santo bambino e fervente zelatrice della devozione a Lui, ricevette un giorno una grazia speciale dal divino Bambino che Le apparve mostrandole una coroncina splendente di luce celeste e dicendole: “ Va’, diffondi questa devozione fra le anime e assicurale che accorderò grazie specialissime d’innocenza e purezza a coloro che porteranno questo piccolo rosario e con devozione lo reciteranno in ricordo dei misteri della mia santa infanzia”.

Ti ho scelta per onorare tramite la mia Infanzia e la mia innocenza di quando giacevo nel presepio… Tu dovrai essere la voce che annunzia ai quattro venti, nel tuo stato e nella tua vita, la grandezza della mia Infanzia“. Ella andava continuamente rendendosi conto del misterioso compito affidatole dal Bimbo Divino. Ma nel suo intimo lo udiva anche sussur­rarle delle parole indicibilmente affettuoseQuali grazie non dovrei accordare alla sposa della mia Infanzia. Io la amerò sempre, senza mai rifiutarle nulla di quanto mi chiederà… Chiedi e ti sarà dato, affinché la tua gioia sia piena.

CORONCINA A GESÙ BAMBINO

Essa si compone:

3 Padre Nostro, per onorare le tre persone della Sacra Famiglia,

12 Ave Maria,in ricordo dei 12 anni dell’infanzia del Salvatore Divino

– di una preghiera iniziale e di una finale.

gesù bambinoPREGHIERA INIZIALE

O Santo Bambino Gesù, mi unisco di cuore ai devoti pastori che Ti adorarono nel presepio e agli Angeli che Ti glorificarono in Cielo. O Divino Gesù Bambino, adoro la tua Croce e accetto quello che ti piacerà mandarmi. Adorabile Famiglia, vi offro tutte le adorazioni del Cuore Santissimo di Gesù Bambino, del Cuore Immacolato di Maria e del Cuore di San Giuseppe.

1 Padre Nostro ( per onorare Gesù Bambino )

Il Verbo si è fatto carne ed abitò fra noi”.

 

4 Ave Maria ( in ricordo dei primi 4 anni dell’infanzia di Gesù )

1 Padre Nostro ( per onorare la SS.ma Vergine )

Il Verbo si è fatto carne ed abitò fra noi”.

 

4 Ave Maria ( in ricordo dei successivi 4 anni dell’infanzia di Gesù )

1 Padre Nostro ( per onorare San Giuseppe )

Il Verbo si è fatto carne ed abitò fra noi”.

 

4 Ave Maria ( in ricordo degli ultimi 4 anni dell’infanzia di Gesù )

PREGHIERA FINALE.

Gesù bambino 8Signore Gesù, concepito di Spirito Santo, Tu hai voluto nascere dalla Santissima Vergine, essere circonciso, manifestato ai gentili e presentato al tempio, essere portato in Egitto e qui trascorrere una parte della tua infanzia; di là, ritornare a Nazareth ed apparire in Gerusalemme come un prodigio di sapienza tra i dottori.

Noi contempliamo i primi 12 anni della tua vita terrena e Ti chiediamo di concederci la grazia di onorare i misteri della tua santa infanzia con tanta devozione da divenire umili di cuore e di spirito e conformi a Te in tutto, o Divino Bambino, Tu che vivi e regni con Dio Padre, nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Così sia.

********

PREGHIERA AL BAMBINO GESÙ

Preghiera rivelata da Maria Santissima al Venerabile Padre Cirillo, Carmelitano Scalzo, primo apostolo della Devozione al Santo Bambino di Praga.

gesu_bambino_3O Bambino Gesù, ricorro a Te e Ti prego che per l’intercessione della tua Santa Madre Tu voglia assistermi in questa mia particolare necessità ( si esprima il desiderio ) poiché credo fermamente che la tua divinità mi può soccorrere.

Spero con fiducia di ottenere la tua santa grazia. Ti amo con tutto il cuore e con tutte le forze dell’anima mia. Mi pento sinceramente di tutti i miei peccati e Ti supplico, o Buon Gesù, di darmi la forza per vincere il male. Propongo di non offenderti mai più e mi offro disposto a soffrire anziché darti il minimo dispiacere.

D’ora innanzi voglio servirti con tutta la mia fedeltà e per amor tuo, o Bambino Divino, amerò i miei fratelli come me stesso. Pargoletto onnipotente, Signore Gesù, di nuovo Ti scongiuro, assistimi in questa circostanza particolare e donami la grazia di possederti eternamente con Maria e Giuseppe, e di adorarti con gli Angeli e con i Santi nella luce del Cielo. Così sia.

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PREGHIERA A GESU’ BAMBINO

NELLE CAUSE DISPERATE

gesu-bambino1Ricordati, o Santo Bambino Gesù, di quella promessa tanto cara che facesti alla tua tenera discepola, la Venerabile Margherita del Santissimo Sacramento, quando le rivolgesti le soavi parole che infondono un balsamo di celeste consolazione nell’animo affranto:”Fa’ ricorso al mio Cuore, e ogni volta che vorrai ottenere una grazia, chiedila per i meriti della mia santa infanzia e Io non te la rifiuterò”.

Pieno di fiducia nella tua promessa, eccomi ai tuoi piedi, o Divino Bambino, a esporti le mie necessità. Aiutami a condurre una vita santa, affinché possa giungere un giorno alla Patria celeste; e per i meriti della tua santa infanzia, per l’intercessione dell’amabilissima tua Madre e dei Santi Arcangeli Michele e Gabriele, degnati di concedermi la grazia che imploro.

Te la chiedo con la più viva speranza perché sai quanto ne ho bisogno. O dolce Bambino, non deludere la mia speranza! Mi affido alla tenerezza ed alla Misericordia del tuo Cuore divino, sicuro che ascolterai la mia preghiera. Così sia

PREGHIERA A GESU’ BAMBINO

( di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori )

Mio Gesù, Figlio del Creatore del Cielo e della terra, Tu in una gelida grotta hai una mangiatoia come culla, un po’ di paglia come letto e poveri panni per coprirti. Gli Angeli Ti circondano e Ti lodano, ma non sminuiscono la tua povertà.

gesu-bambino2Caro Gesù, Redentore nostro, più sei povero, più Ti amiamo poiché hai abbracciato tanta miseria per meglio attirarci al tuo amore.

Se fossi nato in un palazzo, se avessi avuto una culla d’oro, se fossi stato servito dai più grandi principi della terra, ispireresti agli uomini maggior rispetto, ma meno amore; invece questa grotta dove giaci, questi rozzi panni che Ti coprono, la paglia su cui riposi, la mangiatoia che Ti serve da culla: oh! Tutto ciò attira i nostri cuori ad amarti!

Ti dirò con San Bernardo: “ Più Tu diventi povero per me, più sei caro all’anima mia”. Poiché Ti sei ridotto così, lo hai fatto per arricchirci dei tuoi beni, cioè della tua grazia e della tua gloria.

O Gesù, la tua povertà ha indotto tanti Santi ad abbandonare tutto: ricchezze, onori, corone, per vivere poveri con te povero.

O mio Salvatore, stacca anche me dai beni terreni, affinché divenga degno del tuo santo amore e di possedere Te, Bene infinito.

Ti dirò dunque con Sant’Ignazio di Loyola: “ Dammi il tuo amore e sarò ricco abbastanza; non cerco altro, Tu solo mi basti, o mio Gesù, mia Vita, mio Tutto! Madre cara, Maria, ottienimi la grazia di amare Gesù e di essere sempre da Lui amato”.

Così sia.

FONTI: http://www.piccolifiglidellaluce.it; http://yeshua.ilbello.com/natale/ottenere.grazie.tramite.Gesu.Bambino.html

 

Mariah Manisha

MARIAH MANISHA

Vergine e martire (1993-2011) 27 novembre 

mariah-manishaHa detto di no ad un matrimonio forzato con un giovane musulmano, ha detto di no alla inesorabile conversione all’Islam necessaria per le nozze, ha detto di no, infine, al tentativo di violenza sessuale di quel ragazzo. Tre rifiuti che le sono costati la vita.

Mariah Manisha, cattolica, 18 anni, massacrata a colpi di pistola dal pretendente respinto il 27 novembre 2011 nel villaggio di Samundari (diocesi di Faisalabad), nello stato del Punjab, regione nell’est del Pakistan.

Il suo killer se ne era invaghito: da tempo la perseguitava e la minacciava soprattutto dopo i rifiuti opposti alle sue avances. Il 27 novembre 2011 Mariah e sua madre si erano recate al canale poco distante dal villaggio per raccogliere acqua potabile. Arif era lì, in compagnia di un amico. Andò verso la ragazza, impugnando la pistola. Cercò di trascinarla con sé e di stuprarla. Lei si oppose e fuggì, ma egli utilizzò l’arma che aveva in pugno per spararle più colpi a pochi possi. Impaurito come un Caino qualunque cercò di occultarne il cadavere, che poi venne comunque ritrovato dal padre della giovane.

pakistanAdesso, in quel villaggio, per tutti lei è la “Maria Goretti del Pakistan”: la sua figura è stata accostata a quella della santa italiana morta a dodici anni nel 1902 a seguito di un tentativo di stupro da parte di un vicino di casa.

L’assassino di Mariah si chiama Arif Gujjar, è un tossicodipendente figlio di un ricco proprietario terriero.

Secondo fonti locali, in un primo momento la polizia non avrebbe nemmeno voluto – vista la posizione altolocata della famiglia del killer – raccogliere la denuncia dell’omicidio. «È vero – conferma il professor Mobeen Shahid, presidente dell’associazione pakistani cristiani in Italia che è in contatto con la famiglia della giovane vittima – è stato necessario l’intervento della diocesi per riuscire a far accettare il modulo con la denuncia e dunque far partire le indagini».

«Ci sono già delle pressioni politiche per la sua liberazione – racconta ancora a Vatican Insider il professor Shahid, – e stanno spuntando dei falsi testimoni secondo i quali la ragazza si sarebbe suicidata».

mariah-manisha1L’hanno arrestato, è vero, ma è rimasto in custodia per soli 45 giorni. Durante le indagini, la polizia ha anche affermato che tra Arif Gujjar e Mariah c’era una relazione amorosa, ha dunque scagionato e rilasciato Gujjar, senza portarlo nemmeno in tribunale, nonostante le contestazioni della famiglia.

Non solo. Secondo fonti locali citate dall’agenzia vaticana Fides, infatti, alcuni leader islamici locali avrebbero cercato di comprare il silenzio della famiglia della ragazza. Una pratica conosciuta come “diyat”, il cosiddetto “prezzo del sangue” previsto dalla sharia: soldi in cambio del perdono. Offerta che i genitori di Mariah, Razia Bibi e il padre Manisha Masih (i due hanno altri cinque figli), respingono al mittente: «Non siamo in vendita», hanno detto.

Ma alla fine l’unica soluzione era la ricerca di un compromesso fra le parti, e la mediazione di alcuni avvocati e di musulmani moderati composti da circa 75 musulmani e 35 cristiani sono riusciti a far chiudere il caso. La comunità musulmana ha presentato le scuse ufficiali a Manisha Masih, esprimendo rammarico per l’accaduto. La famiglia cattolica di Mariah ha risposto con una sola parola: “perdono”, rinunciando a qualsiasi rivendicazione legale.

cristiani-pakistanUn sacerdote, contattato da Fides a Faisalabad, commenta: “La famiglia cristiana di Manisha Masih non aveva altra scelta, essendo fra le poche famiglie cristiane in un villaggio musulmano. Il perdono è auspicabile, viene da Dio ed è sempre una testimonianza di amore al nemico. Ma troppo spesso ai cristiani in Pakistan è negata la giustizia, e i delitti contro i cristiani restano impuniti“.

Chi la conosceva bene descrive Mariah come una ragazza buona, semplice. Niente studi, solo tanto lavoro per aiutare la madre nelle faccende di casa. E una fede limpida.

«Una vicenda straziante – commenta Shahid – conclusasi in modo drammatico. Ma non bisogna dimenticare che ogni anno, in Pakistan, sono più di 700 le ragazze cristiane che vengono rapite, violentate e poi convertite forzatamente all’Islam prima di un matrimonio “riparatore”».Per molti Maria è già martire, cioè testimone della fede. Una testimone che ci interpella tutti.

Fontiwww.vaticaninsider.ithttp://www.santiebeati.it/dettaglio/95586http://www.lastampa.it/2012/04/16/vaticaninsider/ita/nel-mondo/pakistan-il-padre-cristiano-perdona-lassassino-della-figlia-5S9FmIDal5kwyz3WThJiCL/pagina.html

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Giovanna Rita Di Maria

GIOVANNA RITA DI MARIA

Fanciulla (1989 – 2002) 24 ottobre

GIOVANNA RITA DI MARIALa piccola Kiri, così veniva 23chiamata da tutti, amava donarsi al prossimo. Fin da bambina voleva dare il suo sangue per aiutare gli altri, fare collette per i poveri, dormire per terra per offrire un sacrificio in nome di chi non poteva permettersi un letto. Una un angelo del cielo caduto sulla terra che ha arricchito il mondo con la sua presenza straordinaria.     

Giovanna Rita Di Maria, Kiri nasce il 30 novembre del 1989, nel giorno di Sant’Andrea, ad Alghero anche se però ha vissuto sempre a Sassari, città d’origine della propria famiglia. E’ cresciuta in un ambiente familiare fatto di sani principi e permeato da una grande, indubitabile fede; potendo contare, tra l’altro, sull’amore sconfinato, oltreché dei genitori e del fratello Ettore, di una vasta parentela paterna e materna.

Ha avvertito e vissuto con particolare intensità problemi e sentimenti quali la carità, la giustizia, un irrefrenabile trasporto per l’esercizio pratico del volontariato, una marcata sensibilità e attenzione nei confronti degli anziani, dei bambini, degli umili, degli indifesi e dei più bisognosi in genere. E, su tutto, uno sterminato amore per il prossimo e una granitica fede in Dio.

GIOVANNA RITA DI MARIA1La preghiera preferita da Kiri era quella del perdono: nei confronti di tutti – ricorda la mamma Ornella -. Fin da bambina la teneva gelosamente custodita sotto il cuscino, raccomandando ad ogni occasione che restasse sempre lì, costantemente a portata di mano, a mo’ di compagna inseparabile anche durante il sonno. Parole di Kiri all’età di otto anni: «Il grande messaggio di Gesù è: pace, amore, gioia. Io vorrei fare qualcosa per migliorare il mondo. Secondo me se ognuno si impegnasse a fare buone azioni il mondo migliorerebbe».

Giovanna è stata sempre una bambina molto obbediente ed ordinata, pronta ad aiutare tutti coloro che le chiedevano aiuto. Aveva un carattere molto vivace, esuberante ed allegro. La mamma ricorda di Giovanna: «Non l’ho mai vista triste o di malumore, se non in occasione della morte dell’adorato nonno paterno… Ogni tanto, fin da bambina, sentiva il bisogno di dormire per terra rifiutando persino il cuscino. E spesso al mattino la trovavo così. Mi diceva che dormire in quel modo le stava bene perché altri lo facevano, ma per necessità, per mancanza di alternative. Un giorno mi disse che non era giusto che io le comprassi troppe cose perché al mondo c’erano bambini che non avevano niente. Si accontentava di un abbigliamento semplice e non si faceva condizionare da mode o marche; amava stare scalza.

GiovannaRitaDiMariaQuando ha saputo di un bambina ammalata di tumore, ha voluto inviarle subito libri e videocassette di cartoni animati. Avrebbe anche voluto conoscerla, ma purtroppo non ce n’è stato il tempo… Un’altra volta si è fatta confezionare dei CD dal fratello Ettore e ha destinato l’intero ricavato della vendita alla mensa dei poveri del Centro vincenziano di accoglienza sociale. Voleva donare il sangue per darlo a chi ne aveva bisogno. E quando, ancora piccina, ha avuto necessità di fare analisi cliniche, ha ingenuamente chiesto all’infermiera di prelevargliene più del necessario per destinarlo, facendo finta che avesse già diciotto anni, agli ammalati bisognosi. Spesso mi parlava della vita dopo la morte, non aveva paura e un giorno mi ha detto:Mamma, se io dovessi morire non ti preoccupare, intanto hai Ettore e devi stare serena… Se il Signore mi vuole io sono pronta”. Mi diceva che voleva andare in cielo e da lì vedere le persone che avevano bisogno per poterle aiutare. Una mattina, appena sveglia, mi raccontò che prima di addormentarsi aveva ricevuto la visita di un Angelo, tutto bianco e con grandi ali. “Mi ha preso in braccio – disse – mi ha fatto fare il giro della casa, entrando in tutte le stanze, e poi mi ha rimesso a letto”».

GIOVANNA RITA DI MARIA3Tutti coloro che l’hanno conosciuta la descrivono come una bambina solare, sempre sorridente, capace di trovare il bello e il positivo anche nelle cose più brutte e negative, era come una giornata di sole che ti mette allegria. Ogni minuto della sua vita era speciale e lo viveva con tanto impegno e tanto amore verso sé e verso gli altri.

Il 18 ottobre del 2002, durante una partita di pallavolo, Kiri viene colpita da una devastante ed irreversibile emorragia cerebrale e muore sei giorni più tardi, alle 11 e 45 del 24 ottobre, nel reparto rianimazione dell’Ospedale civile di Sassari. Aveva poco meno di tredici anni e frequentava la terza media. La sua morte ha suscitato dolore, sgomento, incredulità e rimpianto, tanto grandi quanto diffusi; ma ha fatto affiorare anche, attraverso lei e nel suo ricordo, un fitto ed esteso intreccio di pensieri e sentimenti elevati.

Fontiwww.giovannadimaria.ithttp://www.santiebeati.it/dettaglio/94228

ROSARIO FRANCESCANO

ROSARIO FRANCESCANO

rosario francescanoIl Rosario o Corona Francescana nacque dalla devozione di un novizio che non potendo più continuare in convento ad offrire fiori a Maria, ebbe una visione della Vergine che indicò appunto questo rosario come offerta assai più gradita…

Storia

La tradizione francescana indica che ne venne approvata la pratica nel 1442 conseguentemente alla notizia di un’apparizione della Vergine Maria ad Assisi ad un novizio francescano chiamato Giacomo. Sin da bambino, aveva l’abitudine di offrire alla Vergine una corona di rose. Quando entrò nei frati minori, non poté più continuare la sua abitudine. Allora la Vergine gli sarebbe apparsa per consolarlo indicandogli un’altra offerta che avrebbe potuto donarle in cambio: pregare ogni giorno sette decine di Ave Maria intercalate dalla meditazione dei “sette misteri gaudiosi” che Ella visse.

angeloGiacomo iniziò questa devozione e, mentre un giorno pregava, il Superiore dei Novizi lo avrebbe visto con un angelo che tesseva una corona di rose mano a mano che il novizio pregava, e dopo ogni decina di rose, vi univa un giglio dorato: finito di pregare, l’angelo avrebbe collocato la corona sulla testa del novizio. Il superiore gli chiese il significato di questa visione e, sentita la risposta, la raccontò a tutti i frati e presto si diffuse questa devozione in tutta la famiglia francescana.

La devozione delle sette beatitudini di Maria è fiorita in una varietà di forme e comunità. Particolarmente tra i francescani, i cistercensi e le annunziate di santa Giovanna di Francia. Tra i frati Minori la diffusione di tale devozione è attribuita, per nominare i principali, a Bonaventura da Bagnoregio, il Beato Cherubino da Spoleto, Giovanni da Capestrano, Pelbart de Temesvár, e Bernardino da Siena. Anche Bernardino ebbe un’apparizione della Vergine quando stava meditando sui sette gaudi di Maria.

Riflettendo sulla virtù di gaudio della Vergine Maria si ricorda il saluto che Francesco d’Assisi le faceva: Salve! Signora, Regina santa, Madre santa di Dio, Maria! Sei Vergine fatta Chiesa

Rosario Francescano

CREDOpreghiera

Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente: di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei Santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.

 

  1. L’Annunciazione dell’angelo Gabriele a Maria

annunciazione - magnificatL’angelo disse a Maria: “Non temere, Maria, perchè hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. (Lc 1,30-32) Gloria

Padre Nostro

Padre nostro, che sei nei cieli,sia santificato il tuo nome,venga il tuo regno,sia fatta la tua volontà,come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano,e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori,e non ci indurre in tentazione,ma liberaci dal male. Amen.

seguito da 10 Ave Maria

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne E benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

Gloria al Padre

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

Lodata e ringraziata sempre sia la SS.Trinità per tutte le grazie e privilegi concessi a Maria.

 

  1. La visita di Maria a santa Elisabetta

visitazione1Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore”. Allora Maria disse: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perchè ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata”. (Lc 1,39-48)

Padre Nostro – 10 Ave Maria – Gloria al Padre

Lodata e ringraziata sempre sia la SS.Trinità per tutte le grazie e privilegi concessi a Maria.

 

  1. La nascita di Gesù Cristo

sacra famiglia nataleAnche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perchè non c’era posto per loro nell’albergo. (Lc 2,4-7)

Padre Nostro – 10 Ave Maria – Gloria al Padre

Lodata e ringraziata sempre sia la SS.Trinità per tutte le grazie e privilegi concessi a Maria.

  1. L’adorazione dei magi

Re Magi.1jpgEd ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finchè giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. (Mt 2,9 -11)

Padre Nostro – 10 Ave Maria – Gloria al Padre

Lodata e ringraziata sempre sia la SS.Trinità per tutte le grazie e privilegi concessi a Maria.

  1. 4 gesù al tempioIl ritrovamento di Gesù bambino nel tempio

Dopo tre giorni lo trovarono nel Tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. (Lc 2, 46-47)

Padre Nostro – 10 Ave Maria – Gloria al Padre

Lodata e ringraziata sempre sia la SS.Trinità per tutte le grazie e privilegi concessi a Maria.

  1. L’incontro con Cristo dopo la risurrezione

risurrezione-chiamataAlla vittima pasquale, s’innalzi oggi il sacrificio di lode. L’agnello ha redento il suo gregge, l’innocente ha riconciliato noi peccatori al Padre. Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa. “Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?” . “La tomba del Cristo vivente, la gloria del Cristo risorto, e gli angeli suoi testimoni, il sudario e le sue vesti. Cristo, mia speranza, è risorto; e vi precede in Galilea”. Sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto. Tu, Re vittorioso, portaci la tua salvezza. (Sequenza pasquale).

Padre Nostro – 10 Ave Maria – Gloria al Padre

Lodata e ringraziata sempre sia la SS.Trinità per tutte le grazie e privilegi concessi a Maria.

  1. L’assunzione al ciélo e l’incoronazione di Maria.

L'incoronazione della Vergine 1641Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio, al re piacerà la tua bellezza. Egli è il tuo Signore: pròstrati a lui. Da Tiro vengono portando doni, i più ricchi del popolo cercano il tuo volto. La figlia del re è tutta splendore, gemme e tessuto d’oro è il suo vestito. E’ presentata al re in preziosi ricami; con lei le vergini compagne a te sono condotte; guidate in gioia ed esultanza entrano insieme nel palazzo del re. Farò ricordare il tuo nome per tutte le generazioni, e i popoli ti loderanno in eterno, per sempre. ( Sal 44, 11a.12-16.18 )

Padre Nostro – 10 Ave Maria – Gloria al Padre

Lodata e ringraziata sempre sia la SS.Trinità per tutte le grazie e privilegi concessi a Maria.

Si aggiungono 2 Ave Maria per raggiungere un totale di 72, un numero che onora la tradizione secondo cui l’età di Maria sulla terra fu di 72 anni. Alla fine si recitano un Padre Nostro –  Ave Maria – Gloria al Padre secondo le intenzioni del Papa.

SALVE REGINA

volto Regina della Pace MedjugorjeSalve, Regina madre di misericordia, vita dolcezza speranza nostra salve. A Te ricorriamo, noi esuli figli di Eva a Te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi e mostraci dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del Tuo seno, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.  

O Maria, Madre della gioia, sappiamo che Tu incessantemente intercedi per noi presso il trono dell’Altissimo: perciò, presentandoti tutte le nostre necessità spirituali e materiali, ti supplichiamo fiduciosi ripetendo insieme: Prega per noi!

Figlia prediletta del Padre Prega per noi!

Madre di Cristo Re dei secoli Prega per noi!noi!

Gloria dello Spirito Santo Prega per noi!

Vergine figlia di Sion Prega per noi!

Vergine povera e umile Prega per noi!

Vergine mite e docile Prega per noi!

Serva obbediente nella fede Prega per noi!

Madre del Signore Prega per noi!rosario5

Cooperatrice del Redentore Prega per noi!

Piena di grazia Prega per noi!

Fonte di bellezza Prega per noi!

Tesoro di virtù e sapienza Prega per noi!

Discepola perfetta di Cristo Prega per noi!

Immagine purissima della Chiesa Prega per noi!

Donna vestita di sole Prega per noi!

Donna coronata di stelle Prega per noi!

Splendore della santa Chiesa Prega per noi!

Onore del genere umano Prega per noi!

Avvocata di grazia Prega per noi!

Regina della pace Prega per noi!

regina-del-rosario2O Signora Santa, Regina santissima, Madre di Dio e Madre di Misericordia, Regina della Pace e Avvocata nostra, ti abbiamo offerto questa Corona in memoria delle tue sette allegrezze, in segno del nostro desiderio di appartenere a Te come tu sei appartenuta al Signore. Per questo, con San Bonaventura ti diciamo: «Io sono tutto tuo: e ogni mia cosa è tua, o Vergine benedetta sopra tutte le cose». Intercedi affinché ci sia fatto il dono di grazia di poter servire Dio e il prossimo, e in fedeltà con le promesse del nostro Battesimo, di rinnegare il male in tutte le sue forme per poter essere come te, o Immacolata, figli del Padre celeste, fratelli del Signore nostro Gesù Cristo e abitazioni dello Spirito Santo. Aiutaci a vivere impegnando la nostra vita per il Vangelo, obbedendo alla Chiesa, sempre pronti a testimoniare la nostra fede davanti agli uomini, affinché, da te protetti, soprattutto nell’ora della nostra morte, possiamo giungere con te nella gloria dei cieli. Amen.

O Maria, Signora Santa e Immacolata, Prega per noi!

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Corona_francescana e fonti varie

Graziella Fanti

GRAZIELLA FANTI

Vergine e martire – 21 settembre 1944

graziella fantiFiglia illegittima di una serva e del padrone a 17 anni i tedeschi l’hanno sentita cantare mentre lavava  i panni e tentarono di violentarla, la ragazza si ribellò. Qualcuno ricorda di averla sentita urlare: no no no, mamma. Il suo corpo rimase dieci giorni sul ciglio del fosso, fin quando uno del paese, e se la caricò sulle spalle: «Era tutta coperta di sangue».

Il 21 settembre 1944 Graziella Fanti aveva diciassette anni ed era bella, di una bellezza delicata, mi hanno sempre detto mio padre e mia madre: Graziella era una loro compagna di scuola. Aveva capelli biondi, occhi chiari, sorrideva poco. Era figlia di contadini comunisti: sua madre e il suo patrigno, che poi era lo zio. Il padre, non c’era. Graziella era “una bastarda” e sua mamma, Bruna, colpevole dell’onta più grave, essere una ragazza madre e come tale emarginata dalla comunità. Bruna faceva la cameriera in una casa di aristocratici che andavano alle Piastre, sull’ Appennino sopra Pistoia, per la villeggiatura estiva e si spettegolava in giro che il padre di Graziella fosse il padrone. La storia, però, ha smentito le malelingue.

Ghiacciaia-Madonnina a Le PiastreLe Piastre si trova su quella che all’epoca era la Linea gotica e che 60 anni fa fu assediata dai nazisti. Giorni terribili. Gli alleati si battono ma perdono, i contadini appoggiano i partigiani, i tedeschi e i fascisti reprimono la resistenza: 4400 morti in tre mesi.

La piccola Graziella il 21 settembre 1944 era in riva al Fosso dei Gambioni, un ruscello dove andava a lavare i panni. Cantava, come faceva sempre. Canta che ti passa, le diceva qualcuno. Che cosa doveva passarle? Le pene di un mondo che la rifiutava, sin dalla nascita. I nazisti furono attirati dalla sua esile voce, scesero al ruscello, le strapparono i vestiti che indossava. Graziella si ribellò. Si dibatté, e mentre quelli ridevano lei gridava «Mamma, mamma!» e  poi: «Dio mio!».

Fece la sua personale resistenza, ma una raffica di mitragliatrice la zittì. Se ne andarono facendole il verso: «Mama, mama!». E poi: «Pum, pum!». Non era la prima a cui accadeva, non sarebbe stata l’ultima. Le altre, però, erano tutte con una famiglia in grazia di Dio. Graziella, figlia della colpa, non avrebbe avuto diritto neppure a una lacrima.  Fino a quando i nazisti si ritirarono dalle Piastre, nessuno reclamò il suo corpo, neppure la madre. Venne buttata in unaSoldati-tedeschi buca rinvolta in un sacco sporco. Il prete del paese non propose nessuna messa. Da quel giorno, e per sessant’anni, nessuno si è ricordato di Graziella Fanti.

Gli uomini di chiesa non sono corsi a ricordare quella che veniva considerata una figlia del peccato. E i partigiani non l’ hanno mai giudicata una di loro. Solo un suo compagno di scuola riuscì a far mettere una lapide nella piazza del paese, alla memoria. È successo nel 2006. 

La Messa alla fine è stata celebrata anche per Graziella a sessant’ anni esatti dal giorno dell’ uccisione, il 21 settembre ’44, oltre ad  una cerimonia laica organizzata dal Comune. Il vescovo Simone Scatizzi, non ha voluto prendersi la responsabilità dell’accaduto ribadendo che “…Per la chiesa la vita è la vita. Non conta come uno nasce e da chi nasce. Noi oggi ricordiamo una vita uccisa dalla brutalità della guerra”.

Dopo le celebrazioni, però, è accaduto qualcosa di imprevedibile.

In uno stabilimento che produce pasta biologica, a Urbino, qualcuno dice di sapere chi era il padre di Graziella. Sta tutto in un chicco di grano di grande valore nutrizionale e storico: un frumento che viene da una tomba egizia. In Italia è stato portato, verso la fine degli anni Settanta, da un archeologo, che lo consegnò a Ivo Totti  socio di una Cooperativa di pastai. Consegnò a Ivo quei chicchi di frumento con un mandato: se riuscirete a moltiplicarlo dovete chiamarlo Graziella, il nome di mia figlia morta tragicamente durante la seconda guerra mondiale, e dovrete aggiungere il cognome Ra. Dopo varie traversie sono riusciti a moltiplicarlo e ad ottenerne le prime produzioni di pasta.

pastaDa analisi condotte dall’Università di Urbino risulta essere un frumento particolarmente ricco di proteine, di sali minerali e di selenio, un potente antiossidante in grado di contrastare i radicali liberi, responsabili di molte patologie umane. Così nella Cooperativa oggi si produce una pasta con questo grano chiamato Graziella Ra. E in questo suo nuovo cognome è racchiuso un sentimento d’amore. Ra, in egiziano, significa sole. Sono i suoi raggi caldi a maturare le spighe bionde, come le trecce di Graziella. E dalle spighe cadono i chicchi di grano. Si disperdono ma, come la storia di Graziella pare insegnarci, mai inutilmente. Solo per portare frutti.

Fontihttp://www.santiebeati.it/dettaglio/95580http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/09/22/dopo-60-anni-le-piastre-ricordano-graziella.html

 

CORONCINA A DIO PADRE

CORONCINA A DIO PADRE

dio padre1Dio Padre espresse questo desiderio a Madre Eugenia: ” Che tutti, dal più piccolo al più grande, possano conoscerMi ed amarMi come loro Padre, loro Creatore e loro Salvatore.Che questa coroncina possa essere un mezzo per ricondurre a Lui, la nostra come le tante anime perse e abbandonate nelle preoccupazioni e cose del mondo.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

O Dio vieni a Salvarmi Signore vieni presto in mio aiuto

Gloria

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo com’era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen 

Credo 

Io credo in Dio, Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in getsemani1Gesù Cristo suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno resuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre Onnipotente; di là verà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa Cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.

“Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu” (Mt 26,39)

Padre Nostro

Padre nostro, che sei nei cieli,sia santificato il tuo nome,venga il tuo regno,sia fatta la tua volontà,come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano,e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori,e non ci indurre in tentazione,ma liberaci dal male. Amen.

Ave Maria

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del Tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.dio padre1

Gloria…

“Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu” (Mc 14,36)

Pater, Ave, Gloria.

“Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”.

Pater, Ave, Gloria.

Preghiamo: Padre, per la compiacenza che provasti nell’ascoltare dalle labbra del tuo Gesù agonizzante questa preghiera con cui Ti ha infinitamente glorificato, Ti prego di gradirla pronunciata dalle mie labbra e dal mio cuore. Donami la grazia di glorificarTi con filiale riconoscenza o con generosa rassegnazione. Per Gesù Cristo nostro Signore.

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CORONCINA DELLA DIVINA TENEREZZA

 

CORONCINA DELLA DIVINA TENEREZZA

I tuoi santi, Signore, dicono la gloria del tuo regno.Dolcissima questa coroncina che ci ricorda la tenerezza del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, quella di Maria Santissima Mediatrice di tutte le Grazie e quella dei Santi nostri intercessori presso Dio.

 

I° MISTERO

Nel primo mistero si contempla la tenerezza del Padre nel mistero della predestinazione:

“quelli che da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo” (Rm 8,29).

Padre Nostro

Padre nostro, che sei nei cieli,sia santificato il tuo nome,venga il tuo Dio Padre e angeliregno,sia fatta la tua volontà,come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano,e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori,e non ci indurre in tentazione,ma liberaci dal male. Amen.

Tenerezza del Padre, consolaci (x10 volte)
Gloria al Padre

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

 

II Mistero

volto di GesùNel secondo mistero si contempla la tenerezza di Gesù nel mistero della Salvezza:

“Egli ha dato Se stesso per noi” (Tt 2,14)

Padre Nostro

Tenerezza di Gesù, salvaci (x10 volte)

Gloria al Padre

 

III° MISTERO

spirito_santoNel terzo mistero si contempla la tenerezza dello Spirito Santo nel mistero della Pentecoste:

“Quando verrà il Consolatore, vi ricorderà ogni cosa” (Gv 15,26)

Padre Nostro

Tenerezza dello Spirito Santo, infiammaci (x10 volte)

Gloria al Padre

 

IV° MISTERO

angeli e Maria VergineNel quarto mistero si contempla la tenerezza di Maria Santissima, Madre della Chiesa, Mediatrice di tutte le Grazie, Madre di Gesù e Madre nostra.

Padre Nostro

Tenerezza di Maria Santissima, proteggici (x10 volte)

Gloria al Padre

 

V° MISTERO 

santi con trinitàNel quinto mistero si contempla la tenerezza di tutti i Santi nella loro testimonianza e nella loro intercessione per noi presso il Padre.

Padre Nostro

Tenerezza di tutti i Santi, proteggici (x10 volte)

Gloria al Padre

INVOCAZIONE:

Sia conosciuta, lodata, amata, ringraziata, la tenerezza di Dio per noi!

LITANIE DELLA DIVINA TENEREZZA

 

Signore, pietà, Signore, pietà
Cristo, pietà Cristo, pietà
Signore, pietà Signore, pietà
Cristo, ascoltaci Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici Cristo, esaudiscici
Padre del Cielo, Dio, Abbi pietà di noi
Figlio Redentore del mondo, Dio,    ”
Spirito Santo, Dio,                         ”
Santa Trinità, unico Dio,                 ”
Tenerezza del Padre che ci ami fin dall’eternità, consolaci
Tenerezza del Padre che ci hai eletti nel Cristo,          “dio_padre (2)
Tenerezza del Padre che ci parli nel creato,                ”
Tenerezza del Padre che ci hai chiamati all’esistenza, ”
Tenerezza del Padre che governi l’universo,                ”
Tenerezza del Padre che ci sostieni,                           ”
Tenerezza del Padre che ci nutri,                                ”
Tenerezza del Padre nei patriarchi: Abramo, Isacco, Giacobbe, ”
Tenerezza del Padre in Mosè e nei profeti, ”
Tenerezza del Padre che ci attendi nella Casa del Cielo, ”
Tenerezza del Padre nel disegno della Redenzione,        ”

Tenerezza di Gesù nell’Incarnazione, salvaci                 ”
Tenerezza di Gesù nella fanciullezza,                            ”
Tenerezza di Gesù nell’umiltà di Nazareth,                    ”
Tenerezza di Gesù nella vita pubblica,                           ”
Tenerezza di Gesù nei miracoli,                                     ”
Tenerezza di Gesù nell’accogliere i peccatori,                 ”
Tenerezza di Gesù nella Parole di vita,                           ”
Tenerezza di Gesù nell’Eucaristia,                                  ”
Tenerezza di Gesù nella Passione,                                 ”
Tenerezza di Gesù nel perdonare il ladrone pentito,        “gesù bambino
Tenerezza di Gesù nel donarci la sua Santissima Madre,  ”
Tenerezza di Gesù nella morte di croce,                         ”
Tenerezza di Gesù sgorgata nella ferita del costato,       ”
Tenerezza di Gesù nella Risurrezione,                            ”
Tenerezza di Gesù nell’Ascensione,                                ”
Tenerezza di Gesù nel mandarci lo Spirito Santo,            ”
Tenerezza di Gesù in Maria Santissima Madre della Chiesa, ”
Tenerezza di Gesù nel suo Vicario il Papa,                       ”
Tenerezza di Gesù negli Apostoli,                                    ”
Tenerezza di Gesù negli Angeli Custodi,                           ”
Tenerezza di Gesù nella gloria,                                        ”
Tenerezza di Gesù nelle tribolazioni,                                ”
Tenerezza di Gesù in tutti i Santi,                                    ”
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, perdonaci, o Signore.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, esaudiscici, o Signore.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, Abbi pietà di noi.

dipinto_della_ss_trinitaPreghiamo:
O Dio, Padre nostro, che fin dall’eternità ci ami con infinita tenerezza da mandare sulla terra il tuo unico Figlio Gesù per la nostra Salvezza, liberaci da ogni male, consolaci con la tua grazia in ogni momento della vita presente e al termine dei nostri giorni terreni portaci nella tua Casa in Cielo, negli splendori della vita eterna, per gustare senza fine le tue paterne tenerezze. Amen.

(tratto dal Libro delle Novene – Editrice Ancilla)

San Giuseppe Calasanzio

SAN GIUSEPPE CALASANZIO

E LA CORONA DI 12 STELLE

Sacerdote (1558 – 1648) 25 agosto

CORONA DI DODICI STELLELa Corona di 12 stelle fu composta da San Giuseppe Calasanzio, il quale diceva spesso che tutte le grazie che chiedeva per mezzo di questa devozione, gli venivano concesse. Egli alludeva alle 12 stelle descritte dall’evangelista Giovanni e poste sul capo della Vergine.

Prete dal 1583, dopo ottimi studi, con l’aiuto dei facoltosi genitori, ed è assai stimato dai vescovi, che gli danno incarichi d’importanza. Fa catechesi e assistenza nei rioni popolari, scoprendo un universo giovanile di miseria e di ignoranza, con la criminalità conseguente.

In lui matura un progetto completamente nuovo: salvare i giovani realizzandoli, con l’insegnamento della fede e della morale insieme a quello delle scienze umane, in scuole quotidiane e gratuite, con programmi graduati, classi successive, esami. Nasce così la prima vera scuola popolare d’Europa (1597).

SAN GIUSEPPE CALASANZIOPer risolvere il problema degli insegnanti fonda nel 1617 la “Congregazione Paolina dei Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie”, formata da sacerdoti ed educatori, votati alla formazione cristiana e civile dei giovani mediante la scuola. (Sono i Padri Scolopi, che nel XX secolo saranno diffusi in oltre 20 Paesi di 4 continenti).

Nel 1622 Gregorio XV costituisce gli Scolopi, purtroppo però forti critiche nascono all’interno della sua opera la quale finisce per tramontare. Denunciato al Sant’Uffizio, spogliato della sua autorità, vede l’Ordine declassato a semplice Congregazione senza voti, abbandonata da molti dei suoi figli spirituali. Lui fa coraggio ai pochi rimasti: “L’Ordine risorgerà!“. Lo ripete fino alla morte, che lo coglie a 90 anni. Effettivamente l’ordine risorgerà e nel 1948, Pio XII lo proclamerà anche “Patrono davanti a Dio di tutte le scuole popolari cristiane del mondo”.

CORONA DI DODICI STELLE

Ave Maria purissima, concepita senza peccato.

Nel nome del Padre e del Figlio, e dello Spirito Santo

Lodiamo e ringraziamo la Santissima Trinità, che ci mostrò la Vergine Maria vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle, per tutti i secoli dei secoli. Amen

Lodiamo e ringraziamo il Padre Eterno, che scelse la Vergine Maria come sua Figlia. Amen

Padre Nostro

Padre nostro, che sei nei cieli,sia santificato il tuo nome,venga il tuo regno,sia fatta la tua volontà,come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano,e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori,e non ci indurre in tentazione,ma liberaci dal male. Amen.

SAN GIUSEPPE CALASANZIO3Sia lodato il Padre Eterno che predestinò la Vergine Maria come Madre del suo Figlio Divino. Amen

Ave Maria

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne E benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

Sia lodato il Padre Eterno che preservò la Vergine Maria da ogni colpa fin dalla sua concezione. Amen

Ave Maria…

Sia lodato il Padre Eterno che adornò la Vergine Maria con tutte le virtù fin dalla nascita. Amen

Ave Maria…

Sia lodato il Padre Eterno che diede alla Vergine Maria come compagno e sposo purissimo San Giuseppe. Amen

Ave Maria… 

Gloria al Padre

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

SAN GIUSEPPE CALASANZIO2Lodiamo e ringraziamo il Figlio di Dio, che scelse la Vergine Maria come Madre. Amen

Padre Nostro…

Sia lodato il Figlio di Dio, che s’incarnò nel ventre della Vergine Maria e vi abitò per nove mesi. Amen.

Ave Maria… 

Sia lodato il Figlio di Dio, che volle nascere dalla Vergine Maria e la provvide di latte per alimentarlo. Amen.

Ave Maria… 

Sia lodato il Figlio di Dio, che nella sua infanzia volle essere educato dalla Vergine Maria. Amen

Ave Maria… 

Sia lodato il Figlio di Dio, che rivelò alla Vergine Maria i misteri della redenzione del mondo. Amen

Ave Maria… Gloria al Padre…

Lodiamo e ringraziamo lo Spirito Santo, che ricevette la Vergine Maria come sua Sposa. Amen

Padre Nostro…

Sia lodato lo Spirito Santo, che rivelò alla Vergine Maria, prima che a chiunque altro, il proprio nome di Spirito Santo. Amen

Ave Maria… 

Sia lodato lo Spirito Santo, per opera del quale la Vergine Maria fu al tempo stesso Vergine e Madre. AmenCORONA DI DODICI STELLE

Ave Maria… 

Sia lodato lo Spirito Santo, in virtù del quale la Vergine Maria fu tempio della Santissima Trinità. Amen.

Ave Maria… 

Sia lodato lo Spirito Santo, dal quale la Vergine Maria venne elevata in Cielo al di sopra di tutte le creature. amen.

Ave Maria… Gloria al Padre…

Per le intenzioni del Santo Padre

SALVE REGINA

Salve, Regina madre di misericordia, vita dolcezza speranza nostra salve. A Te ricorriamo, noi esuli figli di Eva a Te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi e mostraci dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del Tuo seno, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.  

Fontihttp://www.santiebeati.it/dettaglio/29050; Il libro delle novene ed. Ancilla

 

 

Miracolo Eucaristico di Torino

MIRACOLO EUCARISTICO DI TORINO

6 giugno 1453

MIRACOLO EUCARISTICO DI TORINO2Uno tra i più noti miracoli eucaristici italiani avvenuto più di 560 anni fa nel periodo in cui Francia e Ducato di Piemonte-Savoia erano in guerra. 

E’ uno dei miracoli più noti e più spettacolari (ammesso che ci siano miracoli non spettacolari). Parliamo di quello avvenuto a Torino il 6 giugno del 1453, più di 560 anni fa, durante la guerra tra la Francia e il Ducato di Piemonte-Savoia, ufficialmente scoppiata per il matrimonio tra Luigi, figlio del re Carlo VII, con Carlotta di Savoia (matrimonio che il re non voleva), ma in realtà perché Renato d’Angiò, volendo riconquistare il Regno di Napoli, voleva passare per la Savoia.

Mentre Renato attraversava le Alpi con duemila uomini e cinquecento cavalieri (i trasporti aerei erano di là da venire!), le truppe piemontesi intervennero in massa e si impadronirono di Exilles, un villaggio della Valle d’Oulx, saccheggiando tutto. Chiaro che l’esercito del D’Angiò passò ugualmente, ma ormai il saccheggio era avvenuto, e fu miracolo che le sue truppe non aggiunsero danno a danno, come generalmente avviene quando gli uomini perdono la testa e “fanno la guerra per stabilire la pace” (almeno così dicono!).

MIRACOLO EUCARISTICO DI TORINO1Il saccheggio non risparmiò la chiesa, da cui fu asportato tutto, compreso un ostensorio con l’ostia consacrata. I ladri buttarono tutto nei sacchi portati intenzionalmente e si diressero a Torino, dov’era più facile piazzare la “merce”. Oltrepassate Susa, Avigliana e Rivoli, arrivarono a Torino il 6 giugno, ottava della festa del Corpus Domini.

Nessuno si sarebbe accorto di nulla se un mulo non avesse incespicato e non fosse caduto, rifiutando di rimettersi in piedi, nonostante le grida e le bastonate dei ladri. Ma soprattutto se dal sacco legato sul basto del mulo basto non fosse caduto a terra l’ostensorio e l’ostia consacrata non ne fosse uscita, sollevandosi e rimanendo sospesa nel vuoto, luminosa come un sole in miniatura.

Poveri ladri! In un attimo si trovarono circondati da mezza Torino con a capo il vescovo, accorso non appena seppe quanto era accaduto. Mentre alcuni dicevano sottovoce “gli sta bene”, riferendosi ai ladri che non riuscirono neppure a fuggire, altri pregavano dicendo “Resta con noi, Signore”, in estasi davanti a quello spettacolo da paradiso. Finalmente un sacerdote alzò un calice verso l’ostia, quasi invitandola a posarvisi. Avvenne proprio così, perché pian piano essa si abbassò come il sole quando tramonta e si fermò sul calice che fu portato in processione nella cattedrale di S. Giovanni.

MIRACOLO EUCARISTICO DI TORINOLa prima testimonianza del miracolo, firmata da undici testimoni, è andata perduta, ma ne rimane un riassunto, conservato nell’archivio municipale in una cassetta di cipresso costruita appositamente per questo.

Sul luogo del miracolo prima fu innalzata una colonna, poi fu costruita l’attuale basilica del Corpus Domini. L’ostia non si conserva più: venerata per una quarantina d’anni, fu consumata per ordine della Santa Sedeper non obbligare Dio – si legge nei documenti – a fare un continuo miracolo, conservandola intatta.”

Peccato! Ma il ricordo del miracolo è vivo, sia perché i Santi del sec. XIX, che fecero del Piemonte la regione più “santa” del mondo (si pensi a don Bosco, al Cottolengo, al Cafasso e via dicendo), attinsero dal miracolo ispirazione per le loro Opere, sia perché il Congresso Eucaristico nazionale del 1953 (a cui intervenne il futuro Papa Giovanni XXIII) si tenne proprio a Torino. La città più indicata per onorare il “Pane disceso dal cielo”!

(2003 – Egidio Picucci) fonte: www.fraticappuccini.it La Basilica del Corpus Domini

Fonte: http://www.mariadinazareth.it/miracolo%20di%20Torino%201453.htm

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INNO ALLA SANTISSIMA TRINITÀ

INNO ALLA SANTISSIMA TRINITÀ

madbamb_angeliQuesto Inno venne cantato il 25 Giugno 1946 a Marienfried da una grande schiera angelica durante l’apparizione della Madonna.

Dio vuole la salvezza degli uomini. Come a Lourdes (1858) e a Fatima (1917), ha fatto parlare la Vergine Maria nei nostri tempi anche a Marienfried vicino a Pfaffenhofen (Baviera) nel 1946. La Madonna qui si è rivelata come la Grande Mediatrice delle Grazie. Il Messaggio di Marienfried è un richiamo accorato della nostra Mamma Celeste che vuole ricondurre i suoi figli sul cammino della salvezza.

INNO ALLA SS TRINITA’

Ave, o Eterno Sovrano, Dio vivente che esisti dall’eternità! Giudice tremendo e giusto, Padre sempre buono e misericordioso! A te sia resa nuova ed eterna supplica, lode, onore e gloria, per mezzo della tua Figlia vestita di sole, nostra ammirabile Madre! Amen.

” Tu, grande Mediatrice di grazie, prega per noi! “.

Ave, o Uomo, Dio immolato Agnello sanguinante, Re della pace, Albero della vita, tu nostro Capo, Porta di ingresso al Cuore del Padre, Figlio angeli e animeeterno del Dio vivente, che con Colui che è, regni in eterno! A te sia data potenza, ora e nei secoli, e gloria e grandezza e adorazione e riparazione e lode, per mezzo della tua Immacolata Genitrice, nostra ammirabile Madre!. Amen.

” Tu, fedele Mediatrice di grazie, prega per noi! “.

Ave, o Spirito dell’Eterno, Sorgente inesauribile di santità, operante in Dio dall’eternità! Torrente di fuoco dal Padre al Figlio, Uragano impetuoso, che ispiri forza, luce e fuoco nelle membra del Corpo Mistico! Tu, eterno incendio d’amore, Spirito di Dio che operi nei viventi, tu, rosso torrente di fuoco che scorri eternamente vivo nei mortali, a te sia data gloria, potenza e bellezza ora e in tutta l’eternità per mezzo della tua Sposa coronata di stelle, nostra ammirabile Madre! Amen.

” Tu, Mediatrice di tutte le grazie, prega per noi! “.

INNO

(da recitarsi nei Vespri del Sabato)

trinità1Trinità infinita, cantiamo la tua gloria in questo vespro, perché nel Cristo tu ci hai resi figli e i nostri cuori sono tua dimora. Eterno, senza tempo, sorgente della vita che non muore, a te la creazione fa ritorno nell’incessante flusso dell’amore. Noi ti cantiamo, o Immenso, in questo breve sabato del tempo che annuncia il grande ritorno senza sera in cui vedremo te, vivente luce. A te la nostra lode, o Trinità dolcissima e beata, che sempre sgorghi e sempre rifluisci nel quieto mare del tuo stesso Amore. O Trinità beata, oceano di pace, la Chiesa a te consacra la sua lode perenne. Padre d’immensa gloria, Verbo d’eterna luce, Spirito di sapienza e carità perfetta! Roveto inestinguibile di verità e di amore, ravviva in noi la gioia dell’agape fraterna. O principio e sorgente della vita immortale, nella gloria dei cieli. Amen.

MIO DIO TRINITA’ CHE ADORO

Mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi internamente per fissarmi in te, immobile e tranquilla come se la mia anima fosse già nell’eternità. Niente possa tubare la mia pace né trarmi fuori di te, o mio immutabile; ma che ogni istante mi immerga sempre più nella profondità del tuo mistero.

trinitaPacifica l’anima mia, rendila tuo cielo, tua dimora prediletta e luogo del tuo riposo. Che io non ti lasci mai solo, ma ti sia presente, con fede viva, immersa nell’adorazione, piamente abbandonata alla tua azione creatrice.

Gesù, mi odiletto, crocifisso per amore, vorrei coprirti di gloria, vorrei amarti fino a morire, ma sento la mia impotenza e ti chiedo di rivestirmi di te, di identificare la mia anima a tutti i movimenti della tua anima, di sommergermi, di invadrmim, di sostituirti a me, affinchè la mia vita sia un riflesso della tua vita. Vieni in me come Adoratore, come Riparatore, come Salvatore.

Vergo eterno, Parola del mio Dio, Cristo Signore, voglio passare la mia vita ad ascoltarti e nelle notti dello spirito e nel vuoto voglio fissarti sempre e starmene sotto la tua grande luce.

O mio astro diletto, affascinami così che io non mi possa sottrarre mai più al tuo irraggiamento. Fuoco ardente, Spirito di amore, vieni in me e fa della mia anima un’incarnazione del Verbo.

E tu, o Padre, chinati sulla tua povera, piccola creatura, coprila con la tua ombra! O miei “Tre”, mio Tutto, mia Beatitudine, Solitudine infinita, Immensità in cui mi perdo io mi abbandono a te.

Seppellisciti in me perché io mi seppellisca in te, nell’attesa di poter contemplare nella tua luce l’abisso della tua grandezza. (Beata Suor Elisabetta della Santissima Trinità)

Fonte: Pregate, pregate, pregate ed. Shalom

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