Crea sito

Archive for ARTICOLI VARI

Marco Ripamonti a La Salette

MARCO RIPAMONTI A LA SALETTE

Il 19 settembre del 1846, nel cuore delle brulle Prealpi francesi, due pastorelli, Melania e Massimino, sono visitati da una “Bella Signora” in pianto: Maria implorava il suo popolo di scegliere la vita.
Il suo richiamo e le sue lacrime hanno emozionato tante persone che, da ormai un secolo e mezzo, non smettono di salire sulla Montagna per mettersi in cammino sulle tracce di suo Figlio. Ella si presenta come la “Bella Signora”, Maria, la madre di Gesù, ai piedi della Croce, ha ricevuto di essere la Madre di tutti gli uomini; Ella interpella il suo Popolo smarrito in mezzo a un mondo troppo spesso senza giustizia e amore perché senza Dio.
Solo la conversione può aprire cammini nuovi all’umanità di oggi. Due giovani analfabeti, che parlavano quasi esclusivamente il dialetto locale, provenivano da situazioni familiari molto difficili: Massimino 11 anni, era orfano di mamma e quel giorno si trovava a La Salette per sostituire un pastorello ammalato; Melania, quasi 15 anni, proveniva da una famiglia ancora più povera, con dieci figli, lei era la quarta e già dall’età di otto anni era stata ceduta come pastorella alle famiglie della zona.
Quel giorno i due ragazzi, che si sono conosciuti solo due giorni prima, s’incontrano per caso al pascolo. Entrambi hanno portato li i pochi animali a loro affidati: otto mucche, una capretta e il cane di Massimino. All’ora di pranzo, mezzogiorno, i due ragazzi abbeverano le mucche e si fermano presso la fontana degli uomini, per consumare il loro pasto. Poi scendono qualche metro più in basso, vicino alla fontana più asciutta, giocano un po’ e si addormentano.
E’ Melania la prima a risvegliarsi, preoccupata di aver perso gli animali, ma essi sono vicini, al loro posto. Decide allora di scendere nel valloncello, dove hanno giocato e dormito, per recuperare le sue poche cose ma, proprio in mezzo alla conca verde, vede sfavillare un globo di luce, abbagliante più del sole. Chiama allora Massimino, che la raggiunge di corsa. Il globo di luce comincia a girare sempre più vorticosamente, diventa più grande, fin quando al suo centro appare una Donna, seduta su una pietra con i gomiti appoggiati alle ginocchia, che piange sommessamente con il viso fra le mani.
I due ragazzi, timorosi, non hanno nemmeno il coraggio di avvicinarsi, sara’ la Bella Signora, come la chiameranno sempre i due fanciulli, ad avvicinarsi a loro, dopo essersi alzata lentamente, con il volto pieno di afflizione. E’ una donna bellissima, con una voce dolce come di musica, alta e maestosa. Indossa l’abito tipico delle mamme del villaggio, tanto che Melania, da principio, pensa si tratti di una povera donna maltrattata dai figli, venuta alla fontana per sfogarsi un po’. Nella Bella Signora, però, c’è qualcosa in più, qualcosa che fa sparire dal cuore dei fanciulli ogni timore e li fa avvicinare a Lei.
Il suo abito e’ scintillante e scende fino ai piedi, ha uno scialle sulle spalle, ornato di rose, cosi come la cuffia e i contorni delle calzature. Le rose sulla fronte emanano raggi luminosi che sembrano formare un diadema regale. Accanto allo scialle c’è una pesante catena, con una catena più piccola che scende dal collo, cui è appeso un grande crocifisso, anch’esso luminosissimo, come un piccolo sole dentro il globo di luce che avvolge la Signora. Sui bracci del crocifisso ci sono un martello e una tenaglia.
I ragazzi diranno, più tardi che la Signora ha pianto durante tutto il suo messaggio. La bella Signora dice a loro: Venite vicino figli miei, non abbiate timore, sono qui per annunciarvi un  grande messaggio. Se il mio popolo non vuole sottomettersi, sono costretta a lasciar andare il braccio di Mio Figlio. Esso e’ forte, ma anche pesante che non posso piu’ sostenerlo. Da quanto tempo soffro per voi, voglio che mio Figlio non vi abbandoni, sono incaricata di pregarlo incessantemente per voi e voi non ci fate caso. Vi ho dato sei giorni per lavorare, mi sono riservato il settimo e non  me lo volete concedere. E’ questo che appesantisce tanto il braccio di mio Figlio. Anche i carrettieri non sanno che bestemmiare il nome di mio Figlio. Queste sono le due cose che appesantiscono tanto il braccio di mio Figlio. Se il raccolto si guasta, la colpa e’ vostra. Ve l’ho fatto vedere l’anno passato con le patate; voi non ci fate caso. Anzi, quando ne trovate guaste, bestemmiavate il nome  di mio Figlio. Esse continueranno a marcire e quest’anno, a Natale, non ve ne saranno piu’.
Poi la Madonna continuo’ il suo discorso in dialetto ammonendo il popolo attraverso i due ragazzi, dicendo loro di non seminare il grano, perché sara’ mangiato dagli insetti e quello che maturerà cadrà in polvere e soprattutto per l’arrivo di una grandissima carestia. Marciranno pure le noci e l’uva e moltissimi bambini sotto i sette anni saranno colpiti da convulsioni e moriranno.
Il messaggio de La Salette torna ai nostri giorni con un attualità davvero notevole. E’ un messaggio che ci invita alla riconciliazione con Dio, ad accogliere con semplicità e amore il perdono del Signore, a riscoprire nella nostra vita, la centralità di Cristo, vicino a tutti noi, ogni giorno, nei Sacramenti e soprattutto nell’Eucaristia.
Il Mons. Filiberto de Bruillard, vescovo di Grenoble, il 19 settembre 1851, promulga il decreto di riconoscimento dell’apparizione. Nel 1996 il Santo Papa Giovanni Paolo II nel 150° Anno delle apparizioni, ringrazia Maria e afferma che la Salette e’ un messaggio di speranza e riconciliazione con Dio e con tutti gli uomini della terra.
Buon cammino di fede, sempre uniti in preghiera, vostro Marco Ripamonti.

ARTICOLI COLLEGATI

MADONNA DELLE GRAZIE DI BERCETO

MADONNA DELLE GRAZIE DI BERCETO

(Parma) 03 luglio traslazione della Statua miracolosa

Risultati immagini per MADONNA DELLE GRAZIE DI BERCETO Qui la devozione ha inizio nel momento in cui da ricovero per pellegrini e viandanti, il convento agostiniano si trasforma in santuario mariano. Iniziano così a fioccare le grazie per i tanti devoti che accorrono fiduciosi alla Madre Celeste.

Il Santuario della Madonna delle Grazie a Berceto in provincia di Parma, uno dei più importanti crocevia dell’Appennino Parmense, un tempo, complesso conventuale degli Agostiniani, nel 1839 subì lavori di ampliamento e divenne Seminario Minore. Il Seminario, facilmente raggiungibile grazie alla vicinanza dell’Autostrada (A 15) uscendo al casello “Berceto”, è situato a pochi passi dal bellissimo centro storico montano, sul cammino della Via Francigena, nei pressi dei sentieri degli antichi pellegrini, nelle montagne dell’Appennino parmense, vicino al Passo della Cisa.

La devozione alla «Madonna delle Grazie» affonda le proprie radici da quando il convento dei padri agostiniani preesistente, fuori le mura di Berceto, da ricovero per i pellegrini ed i viandanti, si trasformò in un santuario mariano. Da allora, i bercetesi d’oggi e di ieri, si sono rivolti tutti alla Vergine Maria con suppliche e preghiere, vedendo, in molti casi, esaudite le loro richieste con grande elargizione e magnanimità; ne è la riprova i molti ex-voto affissi all’interno del Santuario e le lapidi più o meno grandi erette lungo la via per il Seminario.

A Berceto in provincia di Parma, ogni anno la prima domenica dopo il 2 di Luglio viene celebrata la “Festa del Voto”, mentre il 3 luglio ricorre la traslazione della della Madonna delle Grazie, nel Santuario Vescovile di Berceto (Parma), presso la sede estiva del Seminario di Parma.

La celebrazione, sia civile che religiosa molto antica, è in pratica lo “scioglimento del Voto”  fatto nel 1630 alla “Beata Vergine Maria delle Grazie” (Nostra Signora di Berceto – Madonna delle Grazie), per scongiurare il contagio della peste.

L’obbligo dell’osservanza del Voto alla Beata Vergine Maria delle Grazie, ha origine secolare, nato nel 1630 quando gli abitanti di Berceto, per scongiurare il contagio della peste che aveva colpito la zona “per placare l’ira di Dio e per ottenere il perdono de’ peccati e la liberazione dalli presenti mali di peste e contagio”, fecero Voto alla Madonna della Grazie (venerata nella chiesa dei Padri Agostiniani, oggi Santuario), con solenne cerimonia pubblica in tutto il paese e Rogito d’Impegno a far festa alla Madonna il 2 di luglio di ogni anno a venir (oggi portata alla domenica successiva per necessità pubbliche).

Curiosità

Una leggenda racconta che l’immagine della Madonna delle Grazie fu scoperta da diversi pastori e contadini, nella notte dei tempi, al Passo della Cisa, proprio a cavallo del confine con la Lunigiana, in un boschetto di faggi. Nasceva una disputa, per la bella statua, tenuto conto che le persone di Pontremoli la ritenevano loro e quelle di Berceto altrettanto.

Prima che gli animi si scaldassero e arrivassero a sanguinosi scontri una persona saggia fece una proposta che accontentò le due fazioni: aggiogare insieme due giovani buoi. Uno di Pontremoli e uno di Berceto e lasciare che andassero senza guida. Dove si fossero fermati sarebbe diventato il luogo prescelto dalla Madonna.

Fu posto in atto questo lodo e i buoi, mai stati aggiogati insieme, con sicurezza si diressero verso Berceto. Ad oltre un km dal Duomo si “inchiodarono” in un luogo impervio e pieno di rovi e nulla valsero le azioni degli uomini per farli smuovere.

La Madonna aveva scelto. Nel luogo venne costruito un Santuario e successivamente un Convento Agostiniano. Il culto per la Madonna delle Grazie si diffuse rapidamente in tutte le vallate e anche la gente di Lunigiana continuava a ritenerla anche la sua Madonna. Si decise di festeggiare l’evento ogni anno scegliendo la prima domenica dopo l’8 di settembre.

Il Santuario della Madonna delle Grazie si affaccia sull’antico tracciato di Strada Romea ed è l’unico Santuario con titolo vescovile della Diocesi di Parma. 

nel parco del Santuario ecco una piacevole sorpresa, caprioli al pascolo.

Dall’esterno possiamo osservare la facciata di questo santuario in stile neoromanico-impero ed il campanile, costruito più alto del precedente; questi due elementi fanno parte invece dei restauri apportati nel 1862.

All’interno di impianto seicentesco possiamo trovare il suggestivo abside poligonale. Rari esemplari troviamo i due lampadari di stile genovese (primi ‘800), che un tempo erano invece molto comuni in zona. Opera di Giovanni Baratta da Carrara sono nella parete dell’abside la splendida ancona ed i gradini dell’altare maggiore in marmo. Il nome di Giovanni Baratta compariva già un una lapide dedicatoria con la qualifica di “Architecto”.

Di notevole interesse anche il rilievo fittile della Madonna col Bimbo. Il santuario conserva inoltre pregevoli oggetti in argento tra cui un calice con stemma e sigle, un turibolo e una navicella.

Fonti: http://www.darino.it/; http://www.viaggispirituali.it/2010/01/santuario-madonna-delle-grazie-berceto-parma/; https://www.gazzettadiparma.it/news/provincia/76526/A-Berceto-la–Festa-della.html; http://www.valgotrabaganza.it/wordpress/?p=117440

 

 

 

 

MADONNA DEL DIVINO AMORE

MADONNA DEL DIVINO AMORE

Chiesa di Sant’Ignazio a Roma – 4 giugno 1944

Si ricorda oggi la Consacrazione della Città alla Madonna del Divino Amore fatta dal Papa Pio XII. Testimonianza della devozione dei Romani alla Madonna che ha protetto la Città durante il periodo bellico. Nel vasto comprensorio, su di una collinetta il proto Santuario degli zingari, che vi fanno un pellegrinaggio annuale molto suggestivo.

Si ricorda oggi la Consacrazione della Città alla Madonna fatta dal Papa Pio XII nella Chiesa di S. Ignazio, davanti al quadro taumaturgo della Madonna del Divino Amore, esule dal suo Santuario di Castel di Leva, per eventi bellici. La consacrazione della Città di Roma fu fatta il 4 Giugno 1944, nel momento più tragico della guerra 1939-45. I Romani hanno sempre professato una tenera devozione alla Madonna del Divino Amore. In occasione del Giubileo del 2000 il Papa Giovanni Paolo II vi consacra un nuovo, moderno e grandioso Santuario. Roma è tutta un santuario mariano, ma quello del Divino Amore è una testimonianza della vivissima devozione dei Romani alla Madonna che ha protetto la Città nel periodo bellico.

Il santuario della Madonna del Divino Amore è composto da due chiese: quella antica del 1745 e quella nuova del 1999. È una meta di pellegrinaggio cara ai romani: ogni sabato, dal primo dopo Pasqua all’ultimo di ottobre, si tiene un pellegrinaggio notturno a piedi con partenza a mezzanotte da piazza di Porta Capena, nei pressi del Circo Massimo. All’alba, dopo aver percorso 14 km si giunge al santuario dove si celebra la messa del pellegrino.

Il primo miracolo

La torre del miracolo

Secondo la leggenda, nella primavera del 1740 un pellegrino, diretto alla basilica di San Pietro, si smarrisce nell’inospitale e insalubre campagna nei pressi di Castel di Leva, circa 12 km a sud di Roma. Scorti alcuni casali e un castello diroccato in cima ad una collina, il viandante vi si dirige sperando di trovare qualcuno che gli dia informazioni per trovare la giusta strada. Viene però assalito da un branco di cani rabbiosi che lo circondano. Il pellegrino, alzando lo sguardo, si accorge che sulla torre del castello c’è un’icona che raffigura la Vergine con il Bambino, sovrastata dalla colomba dello Spirito Santo. Invoca perciò la Madonna che lo salvi da quel pericolo. Le bestie che gli sono addosso di colpo si fermano e si dileguano. I pastori che sono nella zona, richiamati dalle urla del viandante, accorrono sul posto e, ascoltato il suo racconto, lo rimettono sulla strada per Roma. Il nome del pellegrino è ignoto ma la notizia dell’accaduto si diffuse ben presto in città tanto che l’icona della Madonna a Castel di Leva divenne ben presto meta di pellegrinaggio.

Il 5 settembre 1740 l’icona viene tolta della torre e portata nella vicina tenuta detta “La Falconara“, dove si trova la chiesetta di Santa Maria ad Magos.

Il 19 aprile 1745, lunedì di Pasqua, l’icona viene trasferita in un luogo vicino alla torre, che oggi è ancora in piedi, dove intanto è stata costruita una nuova chiesa, opera di un architetto sconosciuto. L’affresco viene intronizzato nell’altare maggiore, dove attualmente si trova. La partecipazione della gente venuta da Roma e dai vicini Castelli è tale che papa Benedetto XIV decide di concedere l’indulgenza plenaria non solo per il giorno del trasferimento ma anche per i sette giorni successivi.

La custodia del nuovo santuario è inizialmente problematica data la sua posizione in un posto isolato, facile preda di banditi e briganti: decine di ordini religiosi furono interpellati, ma nessuno se la sentì di affrontare un tale incarico.

Il nuovo santuario viene affidato prima ad un custode eremita, poi, nel 1805, a sacerdoti che vi dimorano solo nel periodo della Pentecoste, quando i pellegrinaggi sono più numerosi. Nel 1840, anno del centenario dal primo miracolo, la chiesa e l’altare vengono restaurati, gli stucchi nuovamente indorati, sono installati altri due altari e numerosi confessionali. Da Roma vengono portati drappi, damaschi e altri arredi sacri. Anche la via Ardeatina, che porta al santuario, ridotta in un pessimo stato, viene risistemata. I festeggiamenti, cui partecipa anche re Michele di Portogallo iniziano il 7 giugno 1840, domenica di Pentecoste, per terminare 7 giorni dopo.

Dopo i festeggiamenti per il centenario si apre una stagione di declino: intorno al Santuario, soprattutto nei giorni vicini alla Pentecoste, vengono allestite bancarelle di porchetta, di pecorino, di fave e di vino accompagnate dal fenomeno delle “madonnare” ossia popolane romane, per lo più erbivendole e lavandaie, che festeggiavano la loro particolare festa annuale proprio nel lunedì di Pentecoste.

Questa commistione tra sacro e profano (il pellegrinaggio al Divino Amore era diventato ormai sinonimo di “gita fuori porta”) portò ad una progressiva decadenza del santuario nei primi decenni del Novecento che cadde quasi nell’oblio. Nel 1930, quando il santuario passa alla dipendenza del vicariato, viene inviato sul posto, con l’obbligo di residenza, un rettore che dal 1932 diventa anche parroco della parrocchia del Divino Amore. Il primo rettore del santuario è stato il giovane sacerdote don Umberto Terenzi (di cui è ora in corso il processo di canonizzazione), che era sopravvissuto ad un incidente stradale proprio nei pressi del santuario.

4 giugno 1944: un voto per la salvezza di Roma

Gli eventi della seconda guerra mondiale coinvolgono anche la Madonna del Divino Amore. Dopo che, all’indomani dell’8 settembre 1943, la zona del Santuario era stata bombardata, l’icona della Madonna fu portata a Roma il 24 gennaio 1944. Accolta trionfalmente in città dal popolo, l’immagine viene dapprima portata nella chiesetta della Madonna del Divino Amore, che si trova nei pressi di piazza Fontanella Borghese, ma in maggio, dato l’enorme afflusso di fedeli, viene trasferita in San Lorenzo in Lucina.

Papa Pio XII, vista l’imminenza della battaglia per la conquista di Roma tra i nazisti e gli Alleati, invita solennemente i romani a pregare per la salvezza della città durante l’ottavario della Pentecoste e la novena della Madonna del Divino Amore, iniziate quell’anno il 28 maggio 1944. L’affluenza a San Lorenzo in Lucina in quei giorni aumenta così tanto (il giornale La Civiltà Cattolica riferisce di 15.000 comunioni distribuite quotidianamente) che si è costretti a trasferire l’immagine della Madonna nella più ampia Sant’Ignazio di Loyola a Campo Marzio. Il 4 giugno, lo stesso giorno in cui termina l’ottavario, si decide la sorte di Roma.

Alle 18, nella chiesa gremitissima di Sant’Ignazio, viene letto il testo del voto dei romani alla Madonna del Divino Amore affinché la città venga risparmiata dalla distruzione della guerra. I fedeli promettono di correggere la propria condotta morale, di erigere un nuovo santuario e di realizzare un’opera di carità a Castel di Leva. Il voto viene espresso in gran fretta, per via del coprifuoco che sarebbe scattato alle 19. A leggere il voto, in luogo del Papa (impossibilitato a lasciare il Vaticano per il pericolo della deportazione), è il camerlengo dei parroci, padre Gremigni. Quella stessa sera i tedeschi lasciano Roma e le truppe alleate fanno il loro ingresso trionfale in città. L’11 giugno, come per oltre quattro mesi avevano fatto migliaia di romani, papa Pio XII può recarsi nella chiesa di Sant’Ignazio e celebrare una messa di ringraziamento alla Madonna del Divino Amore cui viene dato il titolo di Salvatrice dell’Urbe. Durante l’omelia il pontefice disse:

«Noi oggi siamo qui non solo per chiederLe i suoi celesti favori, ma innanzitutto per ringraziarLa di ciò che è accaduto, contro le umane previsioni, nel supremo interesse della Città eterna e dei suoi abitanti. La nostra Madre Immacolata ancora una volta ha salvato Roma da gravissimi imminenti pericoli; Ella ha ispirato, a chi ne aveva in mano la sorte, particolari sensi di riverenza e di moderazione; onde, nel mutare degli eventi, e pur in mezzo all’immane conflitto, siamo stati testimoni di una incolumità, che ci deve riempire l’animo di tenera gratitudine verso Dio e la sua purissima Madre.»

L’adempimento del voto

Finita la guerra, sotto l’impulso del rettore don Umberto Terenzi, il santuario a Castel di Leva rinasce: nasce il seminario degli oblati del Divino Amore (che da allora custodiscono e animano il santuario), la Congregazione delle figlie della Madonna del Divino Amore (ancora oggi impegnate nel servizio alle opere di carità nate intorno al santuario come la scuola per l’infanzia, accoglienza e assistenza delle minori in difficoltà).

Don Terenzi tentò di provvedere alla costruzione di un nuovo santuario per assolvere al voto fatto alla fine della guerra, ma le difficoltà burocratiche e le difficoltà logistiche gli impedirono sempre di realizzare quest’opera.

Si dovrà aspettare l’8 gennaio 1996 perché il cardinale vicario Camillo Ruini ponga la prima pietra di quello che, per il Giubileo del 2000, è diventato il nuovo santuario. La struttura, in grado di accogliere oltre 1500 pellegrini, è stata realizzata ai piedi della collina, fuori dalle antiche mura, senza violare il paesaggio della campagna romana e il complesso monumentale settecentesco. Il nuovo santuario è stato progettato dal frate francescano e sacerdote Padre Costantino Ruggeri (1925-2007), pittore, scultore, vetratista, “bâtisseur d’églises”.

Il santuario degli Zingari

Nel vasto comprensorio del Divino Amore, su una collinetta esterna al recinto del santuario, è stato dedicato, nel 2004, un singolare luogo di culto all’aperto, detto santuario degli Zingari, dedicato a Zeffirino Giménez Malla, gitano cattolico fucilato nel 1936, durante la guerra civile spagnola, beatificato nel 1997.

Si tratta di uno spazio circolare delimitato da poche murature in tufo che definiscono spazi essenziali del culto: due stipiti che segnano l’ingresso, due emicicli a doppia gradinata per i fedeli, un altare centrale, un ambone e una croce in legno grezzo, e in fondo, nel luogo absidale, una scultura in bronzo che rappresenta il beato titolare. Gli elementi decorativi sono costituiti, oltre che dal bronzo già detto, da pannelli in ceramica con i simboli degli evangelisti sull’ambone e da una maiolica in memoria dei 500.000 zingari sterminati dal nazismo.

Il 4 maggio vi si tiene un pellegrinaggio annuale degli zingari cattolici, che del resto frequentavano già il santuario antico.

Edicole

La devozione del popolo romano a questa Madonna si manifesta anche con numerose edicole sparse per tutta la città; per alcune di queste la pietà popolare ha tappezzato i muri circostanti, negli anni, di fitte minuscole lapidi “per grazia ricevuta”. Una grandissima quantità di questi ex voto, ad esempio, erano attaccati sulle mura aureliane nei pressi del Policlinico; dopo gli anni ’70 furono smontati e trasferiti e in parte rimontati sul muro esterno del santuario.

PREGHIERA ALLA MADONNA DEL DIVINO AMORE

Per maggiori informazioni visitate il sito del Santuario

Fonti: http://www.latheotokos.it/programmi/FESTE_MARIANE/1—15-giugno.htmlhttps://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_della_Madonna_del_Divino_Amore

 

 

NOSTRA SIGNORA DEL SOUFANIEH

NOSTRA SIGNORA DEL SOUFANIEH

Damasco (Siria) 22 novembre 1982

Il 22 Novembre 1982 Myrna pregava con altri membri della sua famiglia mentre era in visita dalla sua cognata malata quando improvvisamente tutto il suo corpo rabbrividì come se una forza fosse uscita da lei (seconda la sua espressione). L’olio cominciò a colare dalle sue mani per la prima volta.

Maria Kourbet Al-Akhras, chiamato Myrna nella sua famiglia, è nata nel 1964, da padre greco-cattolico e da madre greco-ortodossa. Ha avuto un’infanzia normale e non ha mai avuto malattie serie, ne incidenti. Di livello intellettuale medio, abbandonò gli studi un anno prima di completare il diploma. Di conoscenza religiosa molto elementare, di carattere gioviale, sposa Nicolas Nazzour, un greco-ortodosso nel mese di Maggio del 1982, vigilia della prima domenica dell’avvento all’età di 18 anni.

Dal 22 Novembre 1982, nella sua semplice casa del quartiere cristiano di Soufanieh in Damasco, città famosa nella storia del Cristianesimo, per la conversione di San Paolo, accadono alcuni fenomeni che fanno rivivere ai suoi abitanti, le grazie dei primi Cristiani: scorre olio da un’icona della Vergine Maria e dalle mani di Myrna Nazzour che rivive la Passione di Cristo con stigmate e visioni della Vergine.

Il primo evento cominciò il 22 Novembre 1982. Myrna pregava con altri membri della sua famiglia mentre era in visita dalla sua cognata malata quando improvvisamente sentì un fenomeno strano e indescrivibile: tutto il suo corpo rabbrividì come se una forza fosse uscita da lei (seconda la sua espressione). L’olio cominciò a colare dalle sue mani per la prima volta.

Il secondo evento avvenne nella casa di Myrna e Nicolas in Soufanieh. Cominciò il 27 Novembre 1982, coincidendo con la data dell’anniversario dell’apparizione della Vergine Maria a Santa Catherine Labouré, nel 1830, in Rue du Bac a Parigi (Francia). L’olio cominciò a trasudare da una piccola replica della Vergine di Kazan (6x8cm), comprata a Sofia (Bulgaria) da Nicolas nel Luglio del 1980, nella chiesa ortodossa Alessandro Nevsky.

Questo trasudare lentamente della replica, seguì il ritmo del ciclo liturgico delle feste cristiane che durò fino al 26 Novembre del 1990. Durante questi anni però, la trasudazione d’olio ebbe un’interruzione che andò dal 27 Novembre 1985 al 25 Novembre 1986, ma nonostante ciò l’atmosfera di pace e di preghiera non ebbe soste. Non una goccia d’olio trasudò durante questo periodo e nessun segno delle apparizioni. Questo periodo spiega una parte del messaggio di Cristo del 26 Novembre 1985: “…e se la Mia assenza dura, e la luce scompare da te, non temere, questo sarà per la Mia glorificazione.”

L’olio è segno di abbondanza, di gioia. Purifica e calma; guarisce e conforta, rinforza e dona la luce. L’olio è segno sacro per eccellenza. É sinonimo e simbolo dello Spirito Santo. Il Santo Crisma di cui l’unzione è il segno sacramentale, e sigillo e dono dello Spirito Santo, si usa durante il Battesimo e la Cresima, per l’unzione dei malati e per ordinazioni sacerdotali. Serve all’unzione dei Re.

L’olio trasuda da Myrna durante la preghiera quando parla riguardo al fenomeno o durante le estasi. Flussi d’olio sulle mani di Myrna, sulla fronte, nel collo, occhi, stomaco, il terzo giorno di un triduo di digiuno assoluto, il 26 – 29 Novembre 1984), sui piedi (una volta).

Sono fuoriusciti flussi d’olio anche su più di mille riproduzioni fotografiche dell’Icona, come pure dal terreno e dal terrazzo del luogo dove la Santa Vergine è apparsa. Fluisce da un libro di preghiere; dalla parte posteriore del muro dove è situata l’Icona blu; dai vetri che chiudono le due nicchie (l’uno nell’ingresso e l’altro nella sala); dal cotone di una scatola, destinato ad essere distribuito agli ammalati; da una medaglia che Myrna portò al collo, ecc….. queste trasudazioni sono avvenute in quasi tutti i paesi in cui la veggente ha portato la sua testimonianza.

Tutto ciò è avvento durante la preghiera (prima o dopo), ma non ogni volta che Myrna o le altre persone pregano; durante le estasi (per Myrna), durante le conversazioni sulla Santa Vergine. Dalla replica dell’icona o dalle sue riproduzioni fotografiche fuori della preghiera, con cristiani e qualche volta in case musulmane.

Sei (6) analisi scientifiche sono state condotte su questa doppia fonte d’olio (l’uno dell’icona e l’altro dal corpo di Myrna): due in Siria, due in Germania, uno a Parigi in Francia ed un altro a Roma, Italia. I risultati sono identici: 100% olio d’oliva puro.

Furono guarite alcune malattie ossee, un caso di cancro, un caso di gravidanza con la presenza di una quantità rilevante di fibromi, per tutti questi casi vi sono le certificazioni mediche.

In risposta al fenomeno dell’olio, una grande reazione spirituale, avviene attraverso la preghiera. Le persone pregano in un’atmosfera di pace e non solo nella casa di Nostra Signora in Soufanieh, ma anche nelle case dove l’olio si è manifestato. Le famiglie ritrovano cosí la preghiera comune. Riguardo alle guarigioni spirituali, ne vediamo tutti i giorni i frutti che sono ammirabili.

La Santa Vergine è apparsa cinque volte. Queste messaggi sono in piena armonia col Vangelo, nel loro spirito profondo, e il loro pressante richiamo alla Fede, all’Amore, all’annuncio dell’Emmanuele, alla penitenza, all’unità, alla gioia nel Signore, al mutuo perdono e all’Unità della Chiesa.

Tutte le apparizioni sono avvenute sulla terrazza, di notte. Soltanto Myrna vedeva la Santa Vergine. Un’atmosfera intensa di preghiera e di pace prevale durante le apparizioni, intorno a lei al resto della casa.

L’apparizione si manifestò sul ramo orizzontale di un albero di eucalipto, situato sul bordo del fiume, a circa quindici metri a sud della casa. Per primo apparve un globo di luce, che a sua volta si aprì per lasciare vedere in alto una sorta di mezzaluna blu che scomparve all’arrivo della Santa Vergine seduta sul ramo, poi in piedi e in fine, in cammino verso il terrazzo della casa, lasciando dietro di se una scia di luce. Attraversò la ringhiera di ferro e si fermò sul terrazzo.

Il passaggio della Santa Vergine attraverso la ringhiera di ferro, suscitò in Myrna un problema: “Come può attraversare un corpo umano una ringhiera di ferro ?” La Vergine era vestita di bianco, con una cintura blu, in testa un cappuccio che faceva parte del vestito, portando sulla spalla destra uno scialle blu, un po’ come sul quadro dell’Annunciazione del Murillo.

Teneva nella sua mano destra, tra il medio e l’anulare, un rosario di color cristallo. Il braccio destro era piegato all’altezza del torace ed il braccio sinistro era rivolto in basso, i suoi piedi erano invisibili. La Santa Vergine consegnò il Suo messaggio a Myrna e tutto ciò che le disse fu impercettibile per le persone presenti. Myrna ripetè lentamente il messaggio udito. Alla fine della visione, la Vergine Santa ritornò all’eucalipto, indietreggiando. Una volta raggiunto il ramo, scomparve e subito dopo anche il globo luminoso.

Annunciazione del Murillo tra il 1648 e il 1655 circa, Madrid, Museo del Prado

La lunghezza di questi messaggi varia da una frase a un paragrafo. Una di queste si è persa durante un’estasi. Emotivamente scossa dalla preghiera di una musulmana, Myrna non ha potuto ricordare il messaggio rivelatole in questa occasione. Le comunicazioni sono confidate in lingua letteraria arabo o in dialetto arabo. Il vocabolario è molto semplice. La Santa Vergine ha confidato a Myrna un segreto che dovrà tenere fino alla sua morte. Spesso prima di consegnare i messaggi, Myrna dice (ad esempio) “Cristo mi ha dato un messaggio del quale non ho capito nulla.”

In generale, durante queste estasi, Myrna vede la Santa Vergine o Cristo. Di solito l’estasi è preceduta da un’essudazione d’olio dalle mani, dalla faccia e dal collo di Myrna. Quando stà per vedere Cristo, l’olio esce anche attraverso i suoi occhi che gli bruciano prima che vada in estasi. Questo periodo è seguito dall’estasi stessa, cioè la stato di distacco con il mondo esterno. Myrna durante questa fase, non vede, non sente e non ha tatto (senzazione). Il suo corpo è rigido. Lei vede Cristo nella forma di una persona fatta in progressione di luce, ma senza distinguere la sua faccia (il suo volto). Questo caso non si verifica con la Santa Vergine.

Quando dopo aver visto Cristo, lei ritorna al suo stato normale, richiede del tempo prima di ricuperare la sua vista normale: la luce interiori l’impedisce di vedere qualsiasi cosa. Ella era rimasta in questo stato per 72 ore consecutive, dal 26 al 29 Novembre del 1984. Spesso, da uno a quattro medici erano presenti durante queste estasi. Numerosi testi medici sono stati eseguiti principalmente sulla sua vista, sensibilità e sui suoi riflessi : tutti sono risultati negativi. La durata delle estasi ha variato tra i 5 e 90 minuti, mentre per le prime due estasi del lunedì 24 Ottobre del 1983, non se ne è calcolato il tempo. La maggior parte di queste estasi, sono state filmate su video-cassette.

Le estasi furono accompagnate, per la maggior parte del tempo, da comunicazioni che compendiano le realità cristiane : – Trinità, Creazione, IncarnazionePaternità divina, Mediazione di MariaMeritare il Regno dei Cieli Ritorno al Signore  – Necessità di Preghiera e di digiunoSantità del Matrimonio – Appello incalzante per l’unità della Chiesa – Il ruolo del Laicato nelle Opere di Unità.

Prima Apparizione – 15 Dicembre 1982 – Il messaggio fu perso perchè Myrna fu presa dal panico.

Seconda ApparizionePrimo Messaggio della Santa Vergine – 18 Dicembre 1982 – ore 23h 37

Figli miei, pensate a Dio. Dio è con noi. Voi sapete tutto, eppure non sapete niente. La vostra sapienza è incompleta. Eppure il giorno verrà e voi saprete tutto, come Dio sa tutto di me. Fate del bene a coloro che fanno il male. E non fate torto a nessuno. Vi ho dato l’olio, e ve ne darò più di quanto me ne avete domandato. Pentitevi e abbiate fede. Abbiate fede e pensate a me nella vostra gioia. Annunciate mio Figlio, l’Emmanuele. Colui che lo annuncerà sarà salvato, colui che non lo annuncerà, la sua fede sarà vana. Amatevi gli uni e gli altri. Non sto chiedendovi soldi da dare alla Chiesa, come non vi chiedo soldi da distribuire ai poveri. Vi chiedo amore. Coloro che distribuiscono soldi ai poveri ed alla Chiesa senza amore, coloro non valgono niente. Io visiterò le case più spesso perchè, coloro che vanno in Chiesa delle volte non ci vanno per pregare. Io, personalmente, non vi sto chiedendo di costruirmi una chiesa, ma un luogo di pellegrinaggio. Date con generosità. Non private nessuno di coloro che vi chiedono aiuto.

Messaggio di Cristo – alla vigilia del terzo anniversario del Fenomeno, il 26 Novembre 1985

Figlia mia, vuoi essere messa in croce o vuoi essere glorificata?“. Risposta: glorificata. Il Cristo sorride e dice: preferisci essere glorificata dalla creatura o dal Creatore? Risposta: dal Creatore. Il Cristo: questo si avvererà attraverso la crocifissione. Tutte le volte che tu guardi le creature, lo sguardo del Creatore si allontana da te. Voglio, figlia mia, che tu ti applichi alla preghiera e che tu ti disprezzi. Colui che si disprezza guadagna forza ed elevazione. Io sono stato crocifisso per amore per voi e voglio che voi portiate e sopportiate la vostra croce per me, volontariamente, con amore e pazienza e che attendiate la mia venuta. Colui che partecipa con me alla sofferenza, lo farò partecipare alla gloria. Non c’è salvezza che attraverso la croce. Non avere paura, figlia mia, ti farò partecipe delle mie ferite, per ripagare i debiti dei peccatori. È la fonte da cui si disseta ogni anima. E se la mia assenza si prolunga e la luce si eclissa per te, non preoccuparti, questo avverrà per la mia glorificazione. Vai alla terra dove la corruzione si è generalizzata e abbi la pace di Dio“.

Messaggio di Cristo, il 26 Novembre 1988

Figli miei Tutto ció che fate, é fatto per amore mio? Non dite: che faccio? perché ció è opera mia. Dovete digiunare e pregare perché è nella preghiera che vi troverete di fronte alla mia Veritá, e affrontate tutti i colpi. Pregate per coloro che hanno dimenticato la promessa che mi hanno fatto, perché essi diranno:perché non ho sentito la Tua presenza Signore mentre eri con me?Tutto ció che voglio é che vi riuniate tutti in me come io sono in ognuno di voi. Per quanto riguarda, te figlia mia, ti lascerò. Non temere se non sentirai la mia voce per un po’ di tempo, ma sii forte e che la tua lingua sia una spada che parla in nome mio. E sii sicura che io sono con te e con voi tutti

Per saperne di più visita il sito: http://www.soufanieh.com/ITALIAN/general.htm

 

MADONNA DI MONDOVI’

MADONNA DI MONDOVÌ

30 ottobre

Questo modesto dipinto fu fatto su di una colonna da un fornaciaio per propiziare la buona cottura dei mattoni dando poi origine ad uno dei santuari più importanti del piemonte: Il santuario di Vicoforte, noto anche come santuario basilica della Natività di Maria Santissima o santuario-basilica Regina Montis Regalis .

La basilica minore Regina Montis Regalis di Mondovì è situato nel territorio del comune di Vicoforte. Si tratta di una chiesa monumentale tra le più importanti del Piemonte, la cui cupola con sezione orizzontale ellittica risulta essere la più grande di tale forma al mondo.

Il complesso trae le sue origini da un santuario medievale, composto da un modesto pilone decorato da un affresco quattrocentesco raffigurante la Madonna col Bambino, eretto da un fornaciaio per propiziare la buona cottura dei mattoni.

Nel 1592, durante una battuta di caccia, un cacciatore di nome Giulio Sargiano colpì per sbaglio l’immagine della Vergine che, secondo la tradizione, sanguinò. La realtà vede invece il cacciatore pentito che appende il suo archibugio al pilone e inizia una grande raccolta di fondi per riparare il danno ed espiare così il suo peccato. L’archibugio è conservato all’interno del Santuario, nelle nuove sale destinate a museo (in attesa di apertura – luglio 2017).

Nel giro di pochi anni questo luogo divenne meta di pellegrinaggi sempre più frequenti ed attirò anche le attenzioni del duca Carlo Emanuele I di Savoia che, nel 1596, commissionò la costruzione di un grande santuario all’architetto di corte Ascanio Vitozzi. Nelle intenzioni del duca, il santuario avrebbe dovuto accogliere i molti pellegrini e diventare in seguito il mausoleo di Casa Savoia, luogo destinato alle tombe della famiglia, funzione assunta in seguito dalla basilica di Superga sulla collina torinese. Il Vitozzi morì nel 1615, quando la grande costruzione era stata eretta fino al cornicione, dove avrebbe dovuto essere innestato il tamburo della cupola. Morto anche il duca (che volle essere sepolto in santuario), a distanza di quindici anni dall’architetto, la costruzione si arrestò del tutto, lasciando il santuario a lungo tempo scoperto.

Un nuovo interesse dei fedeli si ebbe nel 1682, quando la Vergine del pilone venne solennemente incoronata, come ringraziamento del termine della guerra del sale. Da allora si riprese la costruzione, senza contare più sull’appoggio dei Savoia (che all’epoca stavano rivolgendo tutta la loro attenzione alla costruzione della basilica di Superga), grazie all’impegno dell’architetto e ingegnere monregalese Francesco Gallo che, incoraggiato da Filippo Juvarra, si cimentò nella grande impresa a partire dal 1728. Sopra il possente basamento in arenaria, di stampo manierista, venne rapidamente costruito il tamburo, di evidenti linee barocche, e la cupola, che venne terminata nel 1732.

La poderosa cupola ellittica innalzata dal Gallo, alta 74 metri, lunga 37,15 metri sull’asse maggiore e 24,80 metri sull’asse minore, venne disarmata non senza trepidazione, data l’arditezza della costruzione, tanto che si narra che dovette andare lui stesso a togliere le impalcature, poiché nessuno pensava che una struttura di quel tipo potesse reggere.

Tomba di Carlo Emanuele

Controversa fu invece la costruzione dei campanili, quattro secondo il progetto del Vitozzi. Il primo fu costruito rapidamente, su richiesta della madama reale Cristina di Francia, in visita a Vico (1642), e collegava il Santuario con il vicino monastero cistercense. Dieci anni dopo vennero innalzati i due campanili frontali e, per simmetria, anche il quarto, opposto al primo campanile, che rimase fino al 1830 l’unica torre campanaria funzionante.

All’annosa questione della sistemazione dei campanili si pose rimedio nel 1880, anno in cui il Santuario divenne monumento nazionale, quando venne indetto un concorso, al quale partecipò anche, con un progetto, Alessandro Antonelli. Nel 1884, finalmente, vennero avviati i lavori di sistemazione, con la costruzione di poderose ed elaborate cuspidi barocche, riprendenti lo stile di quella posta sulla lanterna che sovrasta la cupola. Per questioni di stabilità, però, le cuspidi vennero abbattute nel 1906 e i campanili ottennero la conformazione attuale.

Le decorazioni in affresco degli oltre seimila metri quadrati di superficie furono poi completate nel 1752 da Mattia Bortoloni e Felice Biella; il tema è quello della Salvezza. Nel 1709 lo scultore Giuseppe I Gaggini assunse l’incarico di realizzare il monumento con la statua di Margherita di Savoia, figlia del duca, terminato nel 1714. Il santuario assunse la forma attuale nel 1884, quando vennero costruiti i campanili e le tre facciate.

Santuario di Vicoforte – Stazione tram

Nel 1881 fu inaugurata la tranvia Mondovì-San Michele, la cui fermata centrale era situata dirimpetto al santuario, agevolando gli spostamenti dei pellegrini. Dopo numerosi passaggi di proprietà e l’elettrificazione, avvenuta nel 1923, la linea venne soppressa nel 1953.

Sito ufficialehttp://www.santuariodivicoforte.it/it/home.php

Fontehttps://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_di_Vicoforte

 

ROSA MISTICA DEL BRASILE

ROSA MISTICA DEL BRASILE

São José dos Pinhais – Paraná (1988 – 2015) 12 ottobre 1987

In questa piccola zona del Brasile la Madre di Dio appare sotto il nome di Rosa Mistica al veggente Eduardo Ferreira il quale ha il dono della bilocazione, della guarigione, della profezia e del sogno. Si è consacrato a Dio con il nome di “Irmão Eduardo”,  che significa “Fratel Eduardo”.

Il veggente, Eduardo Ferreira è nato il 31 luglio 1972 a Itajaí, nello stato di Santa Catarina. Dal 1997 vive a São José dos Pinhais (stato del Paraná), nel santuario costruito su richiesta della Vergine Maria.

Eduardo ricevette il primo segno all’età di 15 anni, il 12 ottobre 1987, quattro giorni dopo la sua prima comunione. Lui e la sorella Eliete, di 7 anni, stavano pregando davanti a una statuina di Nostra Signora di Aparecida (patrona del Brasile), trovata da Eduardo quattro anni prima (il 6 gennaio 1983) nel cortile di casa. Alle 12.35 – era una giornata nuvolosa – dalla figura uscì improvvisamente una piccola luce azzurra, che illuminò tutta la stanza. Dopo questo episodio, solo Eduardo continuò anche in seguito a vedere la stessa luce azzurra.

L’anno seguente, alle 18.00 del 12 febbraio 1988, Eduardo ebbe la prima apparizione nella sua stanza: “Vidi una bella ragazza vestita di bianco con una fascia azzurra in vita, sul braccio destro portava un rosario trasparente, molto luminoso. I capelli erano neri come la notte, gli occhi azzurri, il volto risplendeva di grande bellezza.Poté toccarla: era reale, trasmetteva calore. In questa visione osservò che la Vergine Santissima era in una grotta e al suo fianco c’erano molte rose: Eduardo le contò ed erano 54. La Madonna spiegò che quelle rose erano segreti riguardanti Vale do Itajaí, lo stato di Santa Catarina, la Regione Sud del Brasile, il Brasile, l’America, il mondo in generale e, in modo particolare, la Chiesa Cattolica.

Davanti ai piedi della Vergine scorreva un piccolo ruscello: apparse un serpente che tentò di buttarsi in acqua, ma lei lo schiacciò con un piede. Il serpente si contorceva tutto, cercando di fuggire. In questa visione, che durò più o meno cinque minuti, la Vergine Maria si presentò come Signora del Rosario e pronunciò alcune parole, tra cui:

Caro figlio! Sono la Madre di Gesù e la Signora del Rosario. Non avere paura, perché Dio ha un grande piano di salvezza per questa valle […] Mi manifesterò a Taquari (Rio Grande do Sul) ad alcuni giovani […] Pregate, pregate per le vostre famiglie.  Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Restate in pace.”

Le parti mancanti del messaggio sono rimaste segrete per volere della Madonna.

Sempre in questa visione, la Madonna chiese a Eduardo di recarsi a Taquari, dove avrebbe ricevuto un segno della sua presenza. Il 24 marzo 1988, come preannunciato, la Madonna apparse a Taquari ad alcuni giovani (Eduardo vi si recò il 20 febbraio 1998: al suo arrivo la Madonna gli apparse e ci fu un segno nel sole). Si tratta di apparizioni concluse, per le quali il vescovo locale ha autorizzato la divulgazione.

In seguito, Eduardo ha continuato a ricevere apparizioni della Madonna, di Gesù, di alcuni angeli e santi. Il 2 febbraio 1996 ha ricevuto le stimmate della Passione di Gesù alle mani, ai piedi, sul petto e sulla fronte. Nel maggio dello stesso anno ha iniziato a ricevere la Comunione dalle mani dell’Arcangelo Michele. I messaggi ricevuti sono oltre 800

Su richiesta della Madonna, ha lasciato la professione di infermiere per dedicarsi interamente al piano di salvezza di Maria. Attualmente, Eduardo accoglie i fedeli nel santuario e tiene incontri di preghiera in diverse città. Il 12 febbraio 1997, la Madonna annunciò che sarebbe apparsa ogni giovedì, il 12 di ogni mese e ogni volta che vi sarebbe stata la necessità di dare un messaggio.

CONSACRAZIONE A MARIA REGINA DELLA PACE E MEDIATRICE DI TUTTE LE GRAZIE

insegnata dalla Madonna a Eduardo il 21 agosto 1996.

Vergine Maria, Regina della Pace e Mediatrice di Tutte le Grazie. Io ti offro e consacro il mio corpo e la mia anima, il mio cuore, tutto quanto sono, tutto quanto ho. Mi consacro a te per amore e per amare. Mi affido alle tue cure materne. Voglio, come fece Gesù tutta la vita, onorarti unito al tuo cuore. Voglio soprattutto, o Madre, imitare la tua purezza, la tua umiltà, tutte le tue virtù. Voglio, o Madre, offrirmi e lottare ai tuoi ordini affinché venga il Regno di Dio. Madre, accogli questo mio atto di consacrazione, prendimi come tuo figlio e offrimi insieme a Gesù al Padre Celeste. Aiutami a essere fedele fino alla morte. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria. Amen.

Figlioli, ho bisogno dell’aiuto di ciascuno di voi affinché questi messaggi arrivino a tutti gli stati brasiliani e anche all’estero. Figlioli, non restate fermi. Iniziate oggi stesso a divulgare questi messaggi che, con tanto affetto, qui detto da anni. Non siate così indifferenti nei confronti dei miei messaggi, miei amati.” (10.04.2011)

Queste mie apparizioni sono la continuazione e conclusione di Montichiari” (12.05.2009)

I messaggi aggiornati vengono pubblicati qui: http://estigmasdecristo3.zip.net/

Il messaggio esplicito alla nostra terra: L’Italia!

7 febbraio 2013 – São José dos Pinhais/PR – Messaggio di Maria

Cari figli, sono la Regina e Mediatrice di Tutte le Grazie. Figlioli, se l’umanità continua a distruggere la natura come sta facendo adesso, molto presto si verificherà un grande cataclisma. Abbiate cura della natura fintanto che essa continua ad essere in armonia con il mondo. Amati, in questa quaresima vi invito a pregare per Papa Benedetto XVI. Non criticatelo e pregate invece per lui. Sono vostra Madre e vi invito ad abbandonare qualsiasi tipo di superstizione. Pregate, pregate. È necessario pregare in famiglia. Padri e madri, insegnate a pregare ai vostri figli prima che sia troppo tardi. Figlioli, lodate Dio in tutto! Chiedo la preghiera ai miei figli di Bologna (Italia). Abbiate cura dei vostri bambini e di ciò che è sacro. Conservate la tradizione e pregate tanto. La terra tremerà e molti si spaventeranno. Cadranno edifici e chiese, ma non date la colpa a Dio. Pregate miei figli italiani. Pregate e tornate e a Dio. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

“Amati, nella misura in cui lavorerete affinché questi messaggi arrivino ai miei figli, io la Rosa Mistica verrò a portarvi sempre più grazie divine.” (15.10.2015)

MESSAGGI CON RIFERIMENTI A MEDJUGORJE

28 maggio 1990 – Itajaí/SC-  Messaggio di Maria

Caro figlio! Prega per la pace della tua famiglia perché, se essi non pregano, c’è qualcuno che prega per loro e questo qualcuno sei tu. Continua a pregare affinché essi vedano e sentano la Fiamma del mio Cuore Immacolato che li scalda. Figlio, continua a pregare per tutti i tuoi parenti. Molti di loro si convertiranno in tempo, prima del segno da me previsto a Medjugorje. Avvisali finché c’è tempo. Trasmetti questi messaggi al maggior numero possibile di fedeli al mio Cuore Immacolato. Prega per i peccatori. Ti benedico.

1 novembre 1995 – Itajaí/SC – Messaggio di Maria
[…] molto presto non sarò più vista da molti figli.
Il ciclo delle mie apparizioni si concluderà il prossimo anno.
A partire dal 1997, non apparirò più a nuovi veggenti. Coloro che ho già scelto, continueranno a ricevere i miei messaggi. Con il passare dei giorni, io smetterò di apparire loro, chiudendo a Medjugorje con una figlia
Ricordati, qui in questa valle io appaio con il titolo di Mediatrice di Tutte le Grazie, portando i segni della Rosa Mistica, apparizione che viene da Montichiari – Italia.
2 agosto 1999 – São José dos Pinhais/PR – Messaggio di Maria

[…] Figlioli, prima del castigo ci sarà un grande segno che chiuderà il ciclo di tutte le mie apparizioni. Questo segno sarà dato sulla collina a Medjugorje, per confermare quello che ho detto in diverse apparizioni e anche qui. […]

27 gennaio 2001 – São José dos Pinhais/PR – Messaggio di Gesù

[…] Il mio Sacro Cuore sanguina al vedere cosa è stato fatto con i messaggi lasciati da mia Madre a Bonate, Kerizinen, Montichiari, Garabandal, San Damiano, Akita, Kibeho, Medjugorje e in tanti altri luoghi. Sì! Anche a Medjugorje. Lì mia Madre dà il suo ultimo avviso a tutta l’umanità. I suoi messaggi sono da leggere e non da mettere in un cassetto. O Generazione! Il vuoto già si impadronisce dei vostri cuori. Molto presto mia Madre non sarà più vista ai quattro angoli della terra. Solo a Medjugorje. Le sue lacrime iniziano già a cadere su tutta questa generazione. Il suo pianto aumenta ogni giorno al vedere che non c’è più tempo. Incontratemi nell’Eucaristia. Tranquillizzate i vostri cuori. Profeti annunciano date false sulla mia Venuta Gloriosa. Allontanatevi da coloro le cui bocche sono di lupi perversi. Sono Gesù.

13 febbraio 2014 – São José dos Pinhais/PR – Messaggio di Maria

[…] Pregate per i pellegrini che vanno a Medjugorje. Molti visitano quel luogo nella speranza di vedermi o anche di assistere a qualche segno. Molti ripartono delusi per non aver visto nessun segno soprannaturale. State attenti! Non cercate segni. Pregate con il cuore e mi vedrete con gli occhi della fede. Vi chiedo anche preghiere per i veggenti di Medjugorje, affinché i miei piani per quella parrocchia si concretizzino con questo Papa. Pregate per i sacerdoti e i vescovi che visitano Medjugorje, affinché diano buona testimonianza nelle loro parrocchie e diocesi. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

25 giugno 2014 – Itajaí/SC – Messaggio di Maria

[…] Ricordate oggi la mia seconda apparizione a Medjugorje. Quante grazie il Signore continua a riversare in quel luogo, dove migliaia di figli vanno tutti gli anni a cercare benedizioni. Quanti sacrifici vengono fatti in quel luogo per ottenere la grazia della conversione. E voi qui in Brasile cosa state facendo per la vostra conversione? State visitando i luoghi di pellegrinaggio? Luoghi in cui sono apparsa veramente? […]

30 ottobre 2014 – São José dos Pinhais/PR – Messaggio di Maria

[…] Ricordate quello che vi dissi a Medjugorje nei primi tempi. Sarò presente nell’Eucarestia insieme al mio Divino Figlio Gesù. Perché andare così lontano se sono così vicina? […]

Fonte: http://apparizionidimariarosamistica.blogspot.it/2015/04/apparizioni-di-maria-rosa-mistica-sao.html

 

MADRE DI DIO DI CRACOVIA

MADRE DI DIO DI CRACOVIA

2 ottobre e la 1a dom. di ottobre

La Basilica Dominicana della Trinità di Cracovia è una grande cappella dedicata alla Madre di Dio del Rosario una delle più grandi ed importanti della città più antica ed estese della Polonia meridionale.

All’interno della gotica basilica posta nella città vecchia sull’altare maggiore troviamo l’icona della Madre di Dio del Rosario, incoronata il 2 ottobre 1921.

Si tratta di una copia dell’immagine Salus Populi Romani (Salute della gente romana) posta nella chiesa di Santa Maria delle Nevi a Roma – l’icona miracolosa che Papa Gregorio il Grande portò in processione per porre fine alla peste del 597.

La stessa icona venne utilizzata anche durante la battaglia di Lepanto ( 7 ottobre, 1571), quando le navi di una coalizione dei paesi cristiani cercavano di fermare le navi turche provenienti dalla Grecia. In quell’occasione Papa Pio V pregò il rosario con un grosso gruppo di fedeli davanti all’icona romana e la situazione si risolse a loro favore.

Salus Populi Romani

L’antica immagine divenne quindi associata alla nuova devozione del rosario e al salvataggio dell’Europa dalla regola ottomana. La devozione a questa miracolosa icona si sparse in tutta l’Europa cattolica creando chiese dedicate a Nostra Signora delle Nevi e copie del Salus Populi Romani.

Fu il cardinale Maciejowski a portarne una copia da Roma a Cracovia nel 1600. L’immagine ebbe un ruolo di primaria importanza in una battaglia che venne definita la “Lepanto polacca” nel 1621, quando a Khotyn, in Ucraina (poi Chocim, in Polonia) una forza alleata di polacchi, lituani e ucraini affrontò l’esercito turco per ben due volte sempre affidandosi alla Santa Immagine.

Il 3 ottobre il vescovo di Cracovia si decise a condurre una lunga processione con la recita del rosario e la Santa Icona in testa al corteo. L’intera popolazione si unì in questa accorata preghiera che giunse davvero a toccare il cuore della Santa Vergine. Infatti i turchi invece di sferrare l’attacco definitivo, ricapitolarono e decisero di firmare un Trattato di Pace.

La Madonna del Rosario si era guadagnata un’altra vittoria e il popolo un’altra occasione per lodarla e ringraziarla. La sua festa è celebrata a Cracovia la prima domenica di ottobre. Il sito web della Basilica è www.krakow.dominikanie.pl/. (Informazione anche da Podhalanski Serwis Informacyjny WATRA, www.watra.pl; e altre fonti; immagine da Diecezja Gliwicka , www.kuria.gliwice.pl .)

Fonti: http://www.wherewewalked.info/feasts/10-October/10-02.htm; http://mariancalendar.org/matka-bo%C5%BCa-ro%C5%BCa%C5%84cowa-cracow-poland/

MADONNA DELLE FORMICHE

MADONNA DELLE FORMICHE

Val di Zena (Bo), a 20 km da Loiano – 08 settembre

Da secoli, ogni 8 settembre milioni di formiche alate vanno a morire dentro e intorno al Santuario di Santa Maria, a 30 km circa da Bologna. Qui da sempre il popolo ha pensato che le formiche andassero a rendere omaggio alla Madonna nel giorno della sua festa.

Sono ben tre i luoghi in Italia che vengono associati alle formiche ed in particolare alle cosiddette formiche alate. Questi insetti infatti, verso la fine dell’estate, dopo un volo nuziale compiono un rito di accoppiamento al termine del quale le regine volano per formare i loro nidi mentre i maschi muoiono cadendo a terra… proprio in questi luoghi sorgono chiese e santuari, il più famoso si trova vicino a Loiano nella Val di Zena (BO) su quello che è stato chiamato appunto… Monte delle Formiche.

Questa particolare varietà di formiche è chiamata Mirmyca Scabrinodis, più volgarmente conosciuta come Formica Alata. A migliaia ogni anno nei primi giorni di settembre si recano in questo luogo per morire tutte insieme nella zona adiacente al santuario.

Non è ancora chiaro dal punto di vista scientifico il perché si verifichi il fenomeno su questo monte, ma proprio grazie a questa incertezza si deve la grande devozione popolare. Per secoli infatti è stato considerato e forse lo è ancora, un miracolo che avvenendo proprio il giorno della festa mariana della Natività di Maria, ha aumentato la convinzione che si trattasse di un omaggio di questi insetti per la Madre di Dio. Anche se in realtà il giorno esatto può variare in base soprattutto alle condizioni climatiche.

La Chiesa prende comunque sempre le distanze da queste esaltazioni popolari gratuite, ma l’impatto che continua ad avere sui suoi fedeli è palese e lo testimonia l’iscrizione latina che troviamo sotto l’immagine santa della Vergine: “Centatim volitant formicae ad Virginis aram quo que illam voliant vistmae tatque cadunt”, ansiose volano le formiche all’altare della Vergine, pur sapendo che ai suoi piedi moriranno.

Secondo una tradizione locale pare che nel 1946 il parroco volle fermare questa tradizione reputandola più superstizione che vera fede e … strano a dirsi … furono proprio i comunisti, i più accaniti sostenitori di questo rito, che non volendo rinunciare al dono della salute, si ritrovarono l’8 settembre del 1946 a Bologna per una processione con stendardi e bandiere rosse pronte a raccogliere i miracolosi volatili caduti per volontà divina…

L’8 settembre dunque i fedeli della Madonna delle Formiche si recano sul Monte delle Formiche e partecipano ad una solenne processione in onore della Natività della B.V.M. e poi, servendosi di larghi e bianchi lenzuoli, vengono raccolte le “Formiche della Madonna” che sono cadute a terra, per essere messe in sacchettini per i fedeli, che dopo essere stati benedetti, li tengono come buon auspicio per prevenire i dolori reumatici e quelli allo stomaco.  

Una volta venivano anche dati da mangiare a chi soffriva di mal di pancia e sembra fosse un rimedio incredibilmente valido, perché passava davvero! Per quanto possa essere bello pensare che si tratti di un miracolo, in realtà più probabilmente era grazie all’acido formico che contenevano e che ancora oggi, viene utilizzato in medicina per curare emicranie, reumatismi e mal di denti.

Altri luoghi associati al culto delle formiche sono:

Chiesa di San Giovanni delle Formiche – Foresto Sparso

Pomarance (Pisa) – In questo luogo di culto è abbinato alla figura di San Michele in quanto le formiche alate prediligendo proprio il giorno della festa dei Santi Arcangeli hanno scelto di morire il 29 settembre. Ormai la chiesa è ridotta ad un rudere, e le piccole amiche alate hanno deciso di ricapitolare sulla vecchia campana della torre del Palazzo Pretorio.

Foresto Sparso (Bergamo) – Qui le formiche hanno scelto il giorno di San Giovanni, il 29 agosto, e sulla cime del monte Cunisio è nato il santuario omonimo a San Giovanni delle Formiche.

Fonti: http://www.placidasignora.com/2010/09/08/lo-strano-caso-delle-formiche-della-madonna/; http://www.montedelleformiche.it/

 

 

 

Madonna di Boulogne

MADONNA DI BOULOGNE

Francia, 10 luglio

La Nostra Signora di Boulogne apparve su una barca a vela nel settimo secolo chiedendo a S. Ide la costruzione di una chiesa. Nel XIII secolo era un luogo di pellegrinaggio delle dimensioni della Lourdes di oggi.

Boulogne-sur-Mer si trova nel Passo di Calais, diocesi di Arras. Questo santuario è una delle tre cattedrali della diocesi, insieme a quella di Arras e di St Omer, la sua storia è stata attraverso i secoli una testimonianza di fede, conversione, riconciliazione, pace.

Alcuni manoscritti del tardo Medioevo narrano la storia di questa Vergine seppure con alcune varianti:

Una signora molto bella arriva in barca dal mare in una piccola barca senza vele. A coloro che la vedono e le chiedono il nome, Essa risponde che è il “sostegno dei peccatori, una fonte di grazia e fonte di misericordia.” Dopo di che aggiunge: “Voglio che una luce divina scenda su di voi e sulla vostra città…. Amici, costruite una chiesa a mio nome

Un’altro racconto narra che intorno all’anno 636, al tempo del re Dagoberto e San Omer era vescovo di questa regione, in un tardo pomeriggio gli abitanti erano riuniti in una cappella coperta di canne e rami, situati nella parte superiore della città, quando la Madre di Dio apparve invitandoli ad andare verso la riva del mare, dove avrebbero trovato una barca. Essi andarono e ne trovarono una senza vela, senza remi senza alberi che trasportava una Vergine di legno, circa tre metri di altezza con Gesù che teneva teneramente nel braccio sinistro. Entrambi con un’impressione straordinaria di calma, pace e felicità. (Fonte: sito della cattedrale) Entro il 1100, la contessa di Boulogne Ide, che più tardi divenne S. Ide, costruì una chiesa romana. Il lavoro è durato 200 anni. Il coro gotico chiude l’inizio del Quattrocento.

Nei secoli successivi Boulogne diventò una tappa nel cammino Santiago de Compostela, in particolar modo per i pellegrini provenienti dall’Inghilterra o dal Belgio, dalla Spagna o dall’Italia.

La cattedrale della Madonna di Boulogne dopo varie vicissitudini venne completamente distrutta durante la Rivoluzione Francese quando le chiese e i conventi furono dichiarati proprietà statale. I mobili furono venduti e distrutti. La statua fu bruciata nel 1793. La cattedrale divenne un arsenale, un deposito, per poi essere venduta a commercianti stranieri della città, che la demolirono pezzo per pezzo.

La mano destra della statua, però, essendo caduta precedentemente, rimane l’unico pezzo originale della statua, che viene a tutt’oggi conservato in un reliquiario sotto la cupola. 

Nel 1820 un abate benedettino (Abbot Haffreingue) sentì come una chiamata interiore a ricostruire quelle antiche mura. Dedicò così tutta la sua vita alla ricostruzione del santuario, per portarlo così all’antico splendore, ma si può dire che ciò avvenne solo tra il 1943 e il 1948, quando 4 immagini della Madonna pellegrina di Boulogne attraversarono tutta la Francia, fermandosi in 16.000 parrocchie.

Con i soldi donati dalla sua famiglia, acquistò la terra e le macerie della cattedrale e per cominciare costruì una piccola cappella. Un generoso donatore donò una somma di 48.000 franchi e dopo questa ne arrivarono altre da tutta la Francia e persino l’Inghilterra. Ricominciarono così i pellegrinaggi e le donazioni aumentarono ancora. Ma l’abate Haffreingue era molto modesto e fece scrivere all’esterno della cattedrale, sotto il portale centrale “A domino factum est”: questo è il lavoro del Signore.

Dal 1943 al 1948 quattro riproduzioni della Vergine di Bologna, chiamate anche “Madonna del Grande Ritorno”, ciascuna montata su un’auto, hanno percorso 120.000 km. In tutta la Francia visitarono 16.000 parrocchie risvegliando la fede, la preghiera e la conversione di molti.

La statua della Vergine fu portata in un pellegrinaggio marittimo con una barca durante la seconda guerra mondiale per chiedere la fine del conflitto.

Fonte: http://forosdelavirgen.org/162/nuestra-senora-de-boulogne-francia-10-de-julio/

 

 

ISTITUZIONE DELL’ANGELUS

ISTITUZIONE DELL’ANGELUS

28-29 giugno 1456

L’istituzione di questa pia pratica religiosa, che ricorda l’Incarnazione del Verbo; come nacque, come si diffuse, la pia pratica con il video e la storia.

Il nome deriva dalla parola iniziale del testo in latino, Angelus Domini nuntiavit Mariae. L’Angelus ricorda l’evento salvifico per cui, secondo il disegno del Padre, il Verbo, per opera dello Spirito Santo, si fece uomo nel grembo di Maria Vergine.

L’origine di questa pratica devozionale è da collocarsi, probabilmente, nei monasteri medievali. Mentre i monaci coristi cantavano le ore liturgiche, composte essenzialmente di salmi (conosciuti a memoria) e di antifone, i conversi, spesso illetterati, interrompevano le loro occupazioni manuali e si univano alla preghiera.

Sembra che l’istituzione dell’Angelus sia stata attribuita a Papa Urbano II, da Papa Giovanni XXII, ma ufficialmente e su vasta scala venne messa in pratica con Papa Callisto tra il 28 e il 29 giugno del 1456 quando invitò tutti ad invocare l’intercessione della Madre di Dio attraverso questa secolare preghiera inizialmente recitata solo al tramonto.

S’intendeva così trovare protezione e grazia presso la Santa Vergine durante un periodo storico particolarmente inqueto e travagliato. L’impero turco infatti minacciava l’Europa e la pace del continente.  La recita tripla fu ratificata dal re Luigi XI di Francia, il quale nel 1472 ordinò che fosse recitata tre volte al giorno.

A partire dal pontificato di papa Paolo VI, alcune emittenti radiofoniche e televisive, anche in Eurovisione, iniziarono a trasmettere la recita dell’Angelus: ogni domenica il Papa a mezzogiorno tiene un breve discorso al termine del quale recita l’Angelus che, nel Tempo Pasquale, viene sostituito dal Regina Coeli.

Angelus di Jean-François Millet

Questa pia pratica include un’indulgenza parziale per i fedeli che recitano l’Angelus all’aurora, al mezzogiorno e al tramonto – o il Regina Coeli nel tempo pasquale.

L’Angelus di Jean-François Millet, è un dipinto realizzato nel 1858-1859 e conservato nel Museo d’Orsay di Parigi, è una delle sue più note opere e che meglio raffigura questa fervente devozione. Mostra infatti una coppia di contadini, intenti nella preghiera, che hanno interrotto il duro lavoro dei campi al suono delle campane che annunciavano l’Angelus. Dichiarerà in seguito Millet:

« L’Angelus è un quadro che ho dipinto ricordando i tempi in cui lavoravamo nei campi e mia nonna, ogni volta che sentiva il rintocco della campana, ci faceva smettere per recitare l’angelus in memoria dei poveri defunti »

Nel Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica tre brevi testi raccontano gli episodi, recitandoli come versetti e responsorio, alternati con la preghiera dell’Ave Maria. Tale devozione viene recitata tre volte al giorno, all’alba, a mezzogiorno ed al tramonto. In tali orari una campana, talvolta detta “campana dell’Angelus” o “campana dell’Ave Maria”, viene suonata. Al termine dell’Angelus si può recitare il Gloria per tre volte ed il Requiem aeternam una volta per le anime dei fedeli defunti. Talvolta è in uso aggiungere anche la recita dell’Angelo di Dio.

PREGHIERA DELL’ANGELUS

V/. L’Angelo del Signore portò l’annunzio a Maria

R/. Ed ella concepì per opera dello Spirito Santo.

Ave, Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

V/. “Eccomi, sono la serva del Signore.

R/. “Si compia in me la tua parola.

Ave, Maria…

V/. E il Verbo si fece carne.

R/. E venne ad abitare in mezzo a noi.

Ave, Maria…

V/. Prega per noi, santa Madre di Dio.

R/. Perché siamo resi degni delle promesse di Cristo.

Preghiamo. Infondi nel nostro spirito la tua grazia, o Padre; tu, che nell’annunzio dell’angelo ci hai rivelato l’incarnazione del tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce guidaci alla gloria della risurrezione. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Fonti: http://www.roman-catholic-saints.com/institution-of-the-angelus.html; https://it.wikipedia.org/wiki/Angelus; https://it.wikipedia.org/wiki/L%27Angelus_(Millet)

ARTICOLI CORRELATI

ANGELUS

 

DOMENICA DELLE PALME 2017

DOMENICA DELLE PALME 2017

9 aprile 2017

Papa_palmeLa domenica prima della Pasqua da inizio alla Settimana Santa, sembra però essere una ricorrenza tanto famosa quanto ricca di curiosità, come i “parmureli”. Come verrà celebrata quest’anno da Papa Francesco?

E’ detta anche domenica De Passione Domini (della Passione del Signore). O seconda Domenica di Passione. Questa festività è osservata non solo dai Cattolici, ma anche dagli Ortodossi e dai Protestanti. In questo giorno la Chiesa ricorda il trionfale ingresso di Gesù a Gerusalemme in sella ad un asino, osannato dalla folla che lo salutava agitando rami di palma (cfr. Gv 12,12-15).

Per questo motivo si cominciano le funzioni con una processione che parte all’esterno parmureli1della chiesa, ricordando proprio la folla, radunata dalle voci dell’arrivo di Gesù, stese a terra i mantelli, mentre altri tagliavano rami dagli alberi di ulivo e di palma, abbondanti nella regione, e agitandoli festosamente gli rendevano onore.

Alcune donne intrecciano i rami di palma per creare i “parmureli”

A Roma, per l’occasione Papa Francesco, non solo benedirà gli ulivi che provengono da Terlizzi (Puglia), ma anche le palme bianche, che arrivano dalle città di Sanremo e Bordighera (Liguria). Le stesse palme vengono intrecciate e regalate per l’occasione al Santo Padre, ai cardinali e vescovi, oltre che ai fedeli presenti sul sagrato di San Pietro, fino a formare quelli che vengono chiamati i “Parmureli”. Si tratta di tre palme che simboleggiano la SS Trinità e vogliono essere un ringraziamento per il privilegio ottenuto il 10 settembre 1586 dal Capitano Benedetto Bresca.

Il Bresca si trovava a Roma al momento in cui veniva innalzato l’obelisco egizio, alto 26 metri e pesante 350 tonnellate. Papa Sisto V aveva dato ordine di non parlare, minacciando pene severe, per evitare problemi durante la delicata parmurelioperazione, ma il coraggioso capitano, che conosceva bene le problematiche delle corde sotto sforzo, urlò il suo suggerimento: bagnare le corde. Questo salvò l’esito dell’operazione e per riconoscenza, ottenne, secondo quanto da lui stesso desiderato, il privilegio di essere il fornitore ufficiale delle palme pasquali al Pontefice.

Il Capitano consegnava di persona con la propria nave le palme al santo Padre e la tradizione continuò fino agli anni ’70. Dopo una breve pausa venne ripristinata l’usanza, con la differenza che erano le monache camaldolesi ad intrecciare le palme mentre oggi il compito è riservato ad una cooperativa che ne confeziona più di 3000 ogni anno.

I parmureli liguri, vengono scambiati anche in molte regioni d’Italia tra i fedeli, in segno di pace.

In Occidente la domenica delle palme era riservata a cerimonie prebattesimali, infatti, il battesimo era amministrato a Pasqua; e all’inizio solenne della Settimana Santa, quindi benedizione e processione delle palme entrarono in uso molto più tardi: dapprima in Gallia (secolo VII-VIII) dove Teodulfo d’Orléans compose l’inno “Gloria, laus et honor” e poi a Roma dalla fine dell’XI secolo.

ulivo

Generalmente i fedeli portano a casa i rametti di ulivo e di palma benedetti, per conservarli quali simbolo di pace, scambiandone parte con parenti ed amici. In alcune regioni, si usa che il capofamiglia utilizzi un rametto, intinto nell’acqua benedetta durante la veglia pasquale, per benedire la tavola imbandita nel giorno di Pasqua.

Nel vangelo di Giovanni: 12,12-15, si narra che la popolazione abbia usato solo rami di palma che, a detta di molti commentari, sono simbolo di trionfo, acclamazione e regalità. Sembra che i rami di ulivo siano stati introdotti nella tradizione popolare, a causa della scarsità di piante di palma presenti, specialmente in Italia. Ad ogni modo un’antica antifona gregoriana canta: «Pueri Hebraeorum portantes ramos olivarum obviaverunt Domino» (“Giovani ebrei andarono incontro al Signore portando rami d’ulivo”).

Nelle zone in cui non cresce l’ulivo, come l’Europa settentrionale, i rametti sono sostituiti da fiori e foglie intrecciate.

domenica-delle-palmeDomenica 9 aprile 2017

– Domenica delle Palme e della Passione del Signore

Nella processione con i rami d’ulivo ricordiamo il solenne ingresso di Gesù in Gerusalemme accolto dalla folla con il grido: Osanna!

Piazza San Pietro alle ore 10.00 – CAPPELLA PAPALE- Benedizione delle Palme, Processione e Santa Messa.

Fonti: VARIE

MADONNA DELLA SPINA

MADONNA DELLA SPINA

(Champagne-Ardenne )Francia – 24 marzo

Il santuario della Madonna della Spina situato sul povero altopiano che si affaccia sul fiume Vesle, da sempre luogo di pellegrinaggio, grazie al ritrovamento della famosa statua di pietra della Vergine in un rovo.

Su questo terreno incolto, le mandrie pascolavano in mezzo ai cespugli di biancospino all’ombra di una cappella dedicata a San Giovanni Battista già nel 1230. Secondo la tradizione orale tramandata e redatta poi nel 1721 dall’abate Baugier, l’origine della costruzione del santuario si deve alla scoperta di una statua miracolosa della Vergine, alla vigilia dell’Annunciazione del 1400.

Il racconto prevede che il 24 marzo 1400 alcuni pastori furono attratti da una luce misteriosa apparsa su di un cespuglio di rovi, all’interno del quale trovarono una statua di pietra della Vergine Maria con in braccio il Bambino Gesù. Si tratta di una statua gotica, risalente con tutta probabilità al 1300 e considerato che in quella zona vi era già un famoso santuario si può prevedere che facesse parte del suo tesoro.

Solo 6 anni dopo il ritrovamento iniziarono i lavori per la costruzione di una chiesa completata poi solo nel 1527. L’edificio gotico domina i campi di Champagne e Papa Pio X la elevò a Basilica Minore nel 1914.

Se oggi nella piana di Champagne l’aspetto di questa Basilica provoca ammirazione e sorpresa, ci si chiede con non meno stupore come, sia stato possibile che nei giorni peggiori della Guerra dei Cent’anni, gli organizzatori dei pellegrinaggi siano stati in grado di progettare, ideare ed acquisire i mezzi necessari per creare un edificio tanto curato e meraviglioso.

Oggi come ieri, la preghiera fiduciosa alla Madonna della Spina ottiene molte grazie: guarigioni fisiche e spirituali, e come spesso accade per ogni santuario vi è un’acqua considerata salvifica che i pellegrini possono attingere da un pozzo.

La festa della Madonna della Spina si celebra l’8 maggio con il rosario e la Santa Messa, oltre ad un pellegrinaggio diocesano la Domenica seguente.

Fonti: http://www.wherewewalked.info/feasts/03-March/03-24.htm; http://www.ars-sanctuaires-catholiques.fr/sanctuaire/item/105-notre-dame-de-lepine;

 

 

MADONNA DI MESSINA

MADONNA DI MESSINA

Mons, Belgio – Domenica prima dell’Assunzione

La tradizione racconta che un pellegrino portò dalla Sicilia un quadro della Madonna per posizionarlo poi al suo arrivo nel cimitero della città, ma eventi inspiegabili ne modificarono la sua collocazione.

La tradizione racconta che un pellegrino belga, venne in possesso a Messina di un quadro della Madonna con il Bambino che prese il nome della città nella quale fu trovato. Una volta rientrato a Mons decise di posizionare il quadro nel cimitero della chiesa di San Nicola, ma una serie di miracoli e guarigioni inspiegabili spinsero il parroco nel 1622 a dargli un posto d’onore all’interno della chiesa.

La chiesa di Saint-Nicolas-en-Bertaimont era inizialmente solo una piccola cappella costruita nel sobborgo di Bertaimont nel 1182, e dedicata a San Nicola. Con la crescita della città nel secolo successivo, la periferia si era espansa e con essa la necessità di un luogo più grande tanto che la piccola cappella fu elevata a parrocchia nel 1227. Subisce numerosi danneggiamenti nel corso degli anni, grazie alla sua posizione al di fuori delle mura della città. Fu distrutta nel 1668 e per questo motivo venne ricostruito un secondo edificio nel 1673 bombardato durante l’assedio di Luigi XIV nel 1691 e successivamente durante la rivoluzione francese venne in parte distrutta e chiusa tra il 1796-1799.

Sotto Napoleone, il culto alla Madonna di Messina venne ripristinato, ma ormai non vi era più nessuna chiesa, quindi la sacra immagine venne spostata poco lontano in una chiesetta in attesa che la parrocchia fosse ricostruita nel 1803 e solo dal 1851 prese l’aspetto attuale.

L’immagine mostra la Vergine seduta con in grembo il Bambino Gesù che offre ad una suora inginocchiata ai loro piedi, una borsa. Questo ci suggerisce che probabilmente vi fosse una storia relativa ad un intervento della provvidenza divina a favore di un convento, magari salvato dalle preghiere di una religiosa. Non abbiamo comunque alcun documento che ci possa narrare la sua vera storia.

Questo però non ha limitato la devozione popolare per questa immagine tanto che nel 1992 il nome della chiesa è stato cambiato ufficialmente da San Nicola a Notre-Dame de Messines. Inizialmente, la città di Mons celebrava la sua festa il 2 luglio, ma dal 1771 la festa si è spostata alla domenica prima del giorno in cui si celebra l’Annunciazione dell’Angelo a Maria Vergine.

I festeggiamenti prevedono un vero e proprio festival con giochi popolari e vendita di giocattoli fatti a mano, cibo tipico e la cosiddetta danza dei “giganti”.

Fonti: http://www.mariancalendar.org/notre-dame-de-messines-mons-hainaut-wallonia-belgium/; http://www.pss-archi.eu/immeubles/BE-53053-44301.html; https://jeuxdepistemons.wordpress.com/2013/12/28/eglise-de-messines/

IL PIANTO DELLA VERGINE DI GYOR

IL PIANTO DELLA VERGINE DI GYOR

Ungheria – 17 marzo 1697

Il 17 marzo 1697, la Madonna irlandese cominciò a piangere durante la Santa Messa nella Cattedrale di Gyor, dove per tre ore migliaia di persone hanno visto le lacrime di sangue cadere sul bambino addormentato posto sotto le sue mani in preghiera. Purtroppo quando le lacrime cessarono ne vennero rimossi i segni.

Per tornare alle origini di questo quadro bisogna andare agli anni della prima rivoluzione inglese, il cui conflitto venne combattuto in Gran Bretagna tra il 1642 e il 1651, nell’ambito delle cosiddette Guerre dei tre regni.

Carlo I, sostenuto dall’arcivescovo di Canterbury William Laud e dal Consiglio della Corona, tentò di racimolare denaro attraverso l’imposizione di nuovi tributi e combatté strenuamente il puritanesimo, applicando una pesante censura ai testi religiosi allora in circolazione. Tentò inoltre di diffondere l’Anglicanesimo in Scozia, regione di fede calvinista, provocando una rivolta. Carlo I si trovò costretto a convocare il Parlamento per chiedere l’approvazione di ulteriori tasse necessarie a formare un esercito da inviare contro gli insorti. Ciò avvenne il 13 aprile 1640, ma il 5 maggio dello stesso anno, a causa delle proteste dei parlamentari, il monarca sciolse l’assemblea.

Gli scozzesi riuscirono ad arrestare il re vendendolo ai parlamentari, egli però riuscì a fuggire, nonostante tutto la guerra continuò ancora per un anno. Alla fine vinsero i parlamentari. Il leader di questi ultimi era Oliver Cromwell, che espulse dal parlamento i seguaci del re. Il parlamento condannò a morte il sovrano e fu proclamata la repubblica inglese o Commonwealth , di cui Cromwell assunse la guida con il titolo di Lord Protettore del Regno.

Nel 1649 Walter Lynch, vescovo cattolico di Clonfert, in Irlanda, fu costretto a fuggire e prese con se in esilio il dipinto della Consolatrice degli Afflitti. A Vienna incontrò il vescovo di Gyor, che lo invitò in Ungheria dove rimase fino al 1663, giorno della sua nascita al cielo. Fu quindi sepolto nella cattedrale di Gyor dove potè rimanere accanto al suo amato dipinto. 

Il giorno della risoluzione parlamentare ebbe luogo il 17 marzo 1697 giorno di San Patrizio apostolo e patrono dell’Irlanda, e proprio in questa importante data durante la Santa Messa che si svolse alle 6 del mattino nella Cattedrale di Gyon gli occhi della Madonna Consolatrice degli Afflitti del vescovo Lynch cominciarono a lacrimare sangue. Questo evento prodigioso terminò solo tre ore dopo, dando la possibilità ad una grande folla di persone, anche di religioni differenti, di assistere al miracolo, visto che si trattava di un giorno festivo.

A controllare che non si trattasse di una truffa vi erano anche i soldati del castello, con il capitano Heister Sigbert. L’immagine venne scostata dal muro e diversi sacerdoti si riunirono per esaminarla. Inizialmente si pensò ad una fusione dell’inchiostro, ma nonostante cercassero di cancellarne i segni questi continuavano a crearsi bagnando perfino la veste bianca del vescovo Ferenc Zichy, in seguito incorniciata è tutt’oggi visibile.

A metà del 1900 la tela fu data in mano ad un professore in chimica che cercò di analizzare i resti sulla tunica e i risultati rilevarono che si trattava di una miscela formata da lacrime umane e sangue.

L’immagine venne traportata a Vienna, dove il 7 luglio 1697 si fece una grande processione per la città prima di restituirla a Győr.

 

Il Santo Padre Giovanni Paolo II inviò il Cardinale Gilberto Agustino come legato pontificio per elevare la Chiesa di Gyor al rango di Basilica Minore. Il 7 settembre 1996, anche il papa si recò in visita a Gyor per pregare davanti all’immagine miracolosa della Santa Vergine Maria.

Fonti: http://gyor.egyhazmegye.hu/egyhazmegyenk/tortenet/konnyezo-szuzanya-bucsuja; http://www.wherewewalked.info/feasts/03-March/03-17.htmhttps://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_civile_inglese

 

 

 

MADRE DI DIO DEVPETERUV

MADRE DI DIO DEVPETERUV

Batyushkovo, Mosca – 13 marzo

Si dice sia apparsa miracolosamente la tenera icona Devpeteruv, per essere poi rubata, imbrattata, tagliata, bruciata, rubata… eppure ella comunque sempre torna per elargire grazie a chi la invoca con amore.

La Vergine Devpeteruv è un’immagine tenerissima, che mostra la Madre di Dio guancia a guancia con il figlio, come nell’icona della Madonna di Vladimir.

La tradizione riporta l’apparizione miracolosa dell’immagine stessa avvenuta il 29 febbraio 1392 (13 marzo nel calendario moderno), ma non ci sono informazioni disponibili circa la sua storia o l’origine del suo nome.

La prima testimonianza scritta che ne parla la colloca nella Chiesa di San Nicola, la quale fu costruita nel 1666 a Batyushkovo, un villaggio a 35 miglia da Mosca.

Nel 1930, purtroppo vi fu un furto e i ladri aggredirono uccidendolo il custode portando via l’icona con la sua preziosa copertura ricca di pietre preziose. Successivamente l’immagine venne ritrovata poco lontano. Era stata gettata nel fango e privata dei suoi ricchi ornamenti.

Una volta recuperata e ripulita venne posta in una nicchia con grande rispetto ed onore, ma nel 1939, il regime sovietico trasformò la chiesa in una stalla per una fattoria collettiva e tutte le icone in essa contenute vennero tagliate e bruciate.

Madonna di Vladimir

Madonna di Vladimir

Solo nel 1997 l’edificio venne restaurato con l’aggiunta di cupole a cipolla blu per essere restituite alla Chiesa ortodossa russa.

Un parrocchiano che si era affidato fiducioso nella preghiera alla Vergine Devpeteruv venendo esaudito e decise per ringraziarla di commissionare all’iconografo V. Kharlamov una nuova immagine della Madonna che venne posta su di un pilastro a nord della Chiesa di San Nicola nel 1999.

Nel 2001, un ragazzo di nome Vitali è uscito dal coma dopo che la madre aveva pregato davanti all’icona. Questo miracolo è stato raffigurato con altri 16 intorno ai bordi della nuova immagine della Madonna di Devpeteruv dall’iconografo O. Gundeevoy nel 2002.

Nel 1685, San Pitirim si fece una copia della Vergine di Devpeteruvskaya per portarla a Tambov, 300 miglia a sud est di Mosca, quando venne nominato Vescovo. La sua festa è celebrata solo in questa chiesa il 28 luglio e il 10 agosto.

Fontehttp://www.wherewewalked.info/feasts/03-March/03-13.htm

ARTICOLI COLLEGATI

Madonna di Vladimir

NOSTRA SIGNORA DELLE VITTORIE DI YAPOUNDÉ

NOSTRA SIGNORA DELLE VITTORIE DI YAPOUNDÉ

Camerun – 4 marzo del 1952

La prima pietra della cattedrale è stata posta il 4 marzo del 1952 in ringraziamento alla Madonna per averli risparmiati durante il secondo conflitto mondiale. Mentre il 13 maggio 1986 alcuni adolescenti ebbero delle apparizioni della Vergine.    

Yaoundé è la vivace capitale del Camerun. Come molte delle grandi città africane, è una metropoli in continuo movimento, caotica, trafficata e affollata di persone. Il suo clima tropicale è tuttavia reso più sopportabile dall’altitudine che supera i 700 metri sul livello del mare.

Fondata alla fine del XIX secolo come colonia da alcuni tedeschi, divenne in poco tempo un importante centro per il commercio e l’esportazione dell’avorio. In seguito alla prima guerra mondiale, la città passò dal dominio tedesco a quello francese e dal 1922 divenne capitale del Camerun francese e dal 1960 della Repubblica indipendente del Camerun.

Importanti sono anche i luoghi di culto, molti dei quali dedicati proprio alla Madonna, come la Cattedrale della Madonna della Vittoria, il santuario mariano per eccellenza e la grotta mariana di Mvolyé.

Dal 1922 fino alla sua morte nel 1943, il sacerdote francese François-Xavier Vogt fu Vicario Apostolico del Camerun. Durante la seconda guerra mondiale, espresse il voto di costruire un santuario alla Madonna se il conflitto avesse risparmiato il Camerun – un voto adempiuto dopo la sua morte.

Il 4 marzo 1952, mons. René Graffin pose la prima pietra della futura Cattedrale di Nostra Signora delle Vittorie nella capitale Yaoundé. Nel 1955 Yaoundé divenne un arcivescovado cattolico, piuttosto che un vicariato missionario, e mons. Graffin divenne il primo arcivescovo.

Dopo la sua morte nel 1961, la Chiesa ha dato Yaoundé il suo primo arcivescovo nativo, Jean Zoa, che nel 1978 chiese ad un altro prelato nativo, Engelbert Mveng, di creare un’immagine della Madonna per la Cattedrale.

Engelbert, gesuita, scrittore e poeta, cercò di creare un’immagine che potesse avvicinarsi alla storia della fede ed ai costumi africani creando un mosaico che ricordasse la rivelazione: “… Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle....” (Ap. 12,1) Il Congresso panafricano dei laici cattolici ha adottato il immagine come logo.

Nostra Signora delle Vittorie Cattedrale ha celebrato il suo 50° anniversario nel 2002.

Il 13 maggio 1986, nelle vicinanze di Yaoundé un fatto incredibile destò l’attenzione su questo paese. Sei adolescenti dichiararono di aver visto la Madonna per nove giorni consecutivi. Uno di questi era Belinga Luc Marc, alunno delle elementari il quale dichiarò:

Era circa l’una del pomeriggio; non c’era il sole e non soffiava il vento. L’abbiamo vista in cima ad un albero, vestita di un bianco immacolato. Era accompagnata da uomini anche loro vestiti di bianco. Sembravano fluttuare in aria. ” Solo i ragazzi furono però in grado di vederla.

Fontihttps://it.wikipedia.org/wiki/Cattedrale_di_Nostra_Signora_delle_Vittorie_(Yaound%C3%A9); http://www.wherewewalked.info/feasts/03-March/03-04.htm; http://www.cartemarialedumonde.org/it/sanctuary/nsimalen-yaounde

MADONNA DEL ROSARIO DI ROTA

MADONNA DEL ROSARIO DI ROTA

18 febbraio 1807

A causa di una grave siccità in questa data si decise di organizzare una processione con la statua della Madonna del Rosario e il Cristo per le vie della città di Rota. Le preghiere vennero davvero ascoltate perché arrivarono le piogge.

La città di Rota è un comune spagnolo situato nella provincia di Cadice, nella comunità autonoma dell’Andalusia. Essa confina con le città di Chipiona, Sanlucar de Barrameda ed El Puerto de Santa María. Si trova a 36 chilometri dal capoluogo di provincia, Cadice. Situato vicino alla baia di Cadice, sulla costa atlantica, a metà strada tra il Portogallo e Gibilterra, è una città turistica per eccellenza.

Anche se non siamo in grado di documentare le origini della devozione alla Beata Vergine del Rosario nella città di Rota, possiamo dire che l’immagine risale al 1500. Il più antico documento che fa riferimento a questa devozione è datato 1671 e parla di una Fratellanza istituita da Doña Juana per la devozione alla Madonna del Rosario.

La chiesa è stata costruita con il patrocinio del D. Rodrigo Ponce de Leon e Ponce de Leon, I duca d’Arcos e il signor Rota, nel primo terzo del XVI secolo in stile elisabettiano gotico con sentori di plateresco. La struttura è il risultato di un singolo progetto, ma il prodotto di una serie di trasformazioni intraprese in diversi periodi. Per questo motivo, troviamo al suo interno due parti molto diverse: una navata, in stile gotico-rinascimentale e dall’altro le cappelle barocche aggiunte successivamente.

Nel XVI sec. la confraternita commissionò la statua della Vergine, che venne più volte restaurata negli anni con un ritocco al volto nel 1943. I segni più particolari di questa statua sono l’uso del vetro per gli occhi, (inseriti sicuramente in uno dei restauri), poi le mani e il corpo.

Nel 1709 una terribile piaga si abbatté sulla citta di Rota. Migliaia di cavallette divoravano i raccolti portando molte delle sue famiglie alla fame. Oltre ai danni provocati dalle invasioni anglo-olandesi. I cittadini sfiniti decisero di alzare le loro suppliche verso la Vergine Patrona della loro città e ben presto queste calamità cessarono. Le invocazioni furono ascoltate anche nel 1807 quando la siccità tornò a flagellare Rota e stessa cosa il 18 febbraio del 1807 giorno in cui si svolse una grande processione con l’aggiunta dell’immagine del Cristo posto nella stessa cappella della Vergine del Rosario.

Il 22 febbraio 1822, si fece di nuovo ricorso al cuore della Vergine sempre per la siccità istituendo un ottavario di preghiera e ancora una volta i raccolti furono salvati.

La costruzione della prima chiesa nel 1758 venne demolita da uno tsunami nel 1755. Ricostruita nel 1895 grazie alle offerte dei Fedeli ormai la Santa Vergine del Rosario era stata eletta patrona della città. L’incoronazione avvenne il 4 maggio 1947.

Nella notte del 18 agosto 1947 ci fu una terribile esplosione nella fabbrica di siluri a Cadice. Con l’esplosione la finestra della cappella della Vergine si ruppe rovinando anche la base della statua.

Il 10 agosto 1972 le viene concessa la Medaglia d’oro da parte del Consiglio Comunale. Venne istituita la festa liturgica il 7 ottobre giorno in cui si venera la Madonna del Rosario.

Fonti: http://es.wikipedia.org/wiki/Iglesia_de_Nuestra_Se%C3%B1ora_de_la_O_(Rota); http://forosdelavirgen.org/551/nuestra-senora-del-rosario-de-rota-espana-18-de-febrero/

 

NOSTRA SIGNORA DEGLI EMIGRANTI

NOSTRA SIGNORA DEGLI EMIGRANTI

Nossa Senhora do Desterro

Florianópolis (Brazil) 17 febbraio 1673

Il 17 febbraio, 1673, secondo la tradizione fu un cacciatore locale di nome Francisco Dias Velho di San Paolo a fondare la città di Nossa Senhora do Desterro sull’Isola di Santa Catarina nel sud del Brasile.

Florianópolis è una città del Brasile, capitale dello Stato di Santa Catarina, fondata nel 1726 col nome di Nossa Senhora do Desterro, in italiano Nostra Signora degli Emigranti (letteralmente: dell’esilio), la città venne rinominata nel 1894 in onore di Floriano Peixoto, capo del governo che pose fine alla Rivoluzione Federalista. La città è comunemente conosciuta con il nomignolo di Floripa, vanta il riconoscimento statistico di capitale brasiliana con la migliore qualità della vita e indice di sviluppo umano.

STORIA

Secondo la tradizione fu un cacciatore locale di nome Francisco Dias Velho di San Paolo a fondare la città di Nossa Senhora do Desterro sull’Isola di Santa Catarina nel sud del Brasile il 17 febbraio 1673,.

Francisco si insediò in questa terra insieme alla sua famiglia, due gesuiti, pochi altri brasiliani portoghesi e centinaia di lavoratori indiani. Dal loro insediamento nacque l’attuale città di Florianópolis, e dalla sua cappella la Cattedrale dedicata alla patrona della città. Nostra Signora degli Emigrati, celebrata annualmente in questa data il 17 febbraio.

Una scultura in legno di tiglio creata da un laboratorio tirolese italiano che si trova nella cattedrale di Nostra Signora degli Emigranti mostra la Sacra Famiglia che come emigranti si recano in Egitto, dopo che l’avvertimento dell’angelo a San Giuseppe, il quale lo informa in sogno dell’intenzione del Re Erode di uccidere il Bambino Gesù. Questa scultura fu benedetta il 30 maggio 1902.

Il viaggio fu lungo e doloroso, ma anche ricco di consolazioni. La leggenda vuole che un albero di palma vicino al quale la vergine si era appoggiata insieme al Santo Bambino li ricoprì per proteggerli.

In un’altra occasione, si narra che la Sacra Famiglia fu attaccata dai ladri, i quali però non fecero loro alcun male grazie ad brigante in particolare che supplicò i compagni, divenendo in seguito il buon ladrone, morto sulla croce di fianco al Signore, ricordato con il nome di San Dimas.

Arrivando in Egitto, la Sacra Famiglia si stabilì in una piccola grotta nella città di Heliopolis, dove c’era un insediamento ebraico e un tempio in onore del vero Dio, che quasi eguagliava quello maestoso di Gerusalemme. La Sacra Famiglia trascorse molti mesi in Egitto, finché un giorno, Erode morì, e l’angelo del Signore riapparve a san Giuseppe avvisandolo che era ora di tornare. Ma anche il nuovo re Archelao incuteva timore a Giuseppe che si fermò in Galilea. Là, Vissero in una città chiamata Nazaret, realizzando la profezia che lo avrebbero chiamato Nazareno (Mt 2,20-23).

Verso la fine del XX sec. durante il periodo coloniale spagnolo e portoghese vi hanno trovato rifugio diversi alchimisti e da qui il soprannome di “Isola Magica”.

Tutti coloro che visitano la Cattedrale di Florianopolis vengono colpiti dalla bella scultura della Madonna degli Emigranti, posta su un altare laterale. Si tratta di un insieme che rappresenta San Giuseppe che tira l’asino sul quale si trova la Santa Vergine Maria con in braccio il Bambino Gesù.

Florianopolis

I primi abitanti della regione di Florianopolis erano indiani Tupi-Guarani. Praticavano l’agricoltura e la pesca. Prova della loro presenza sono i mucchi di conchiglie posti nei siti archeologici che risalgono al 4800 aC. Nei primi anni del XVI secolo, le navi sbarcarono sull’isola di Santa Catarina, per rifornirsi di cibo e acqua.

Tuttavia, solo Francisco Dias Velho, insieme alla sua famiglia, aprì l’isola alla colonizzazione con la fondazione della Madonna degli Emigranti.

L’isola di Santa Catarina, è diventata una posizione militare strategica per i portoghesi in Brasile meridionale. Seguì un periodo di prosperità, grazie all’agricoltura e alla produzione di cotone e lino, alla farina di manioca e i merletti.

Nel 1823 è diventata la capitale della provincia di Santa Catarina.

Fonte: http://www.mariancalendar.org/nossa-senhora-do-desterro-florianopolis-santa-catarina-brazil/https://it.wikipedia.org/wiki/Florian%C3%B3polis

 

MADONNA DEL POGGIO

MADONNA DEL POGGIO

San Giovanni in Persiceto (BO) – 13 febbraio

Normalmente è a seguito di un apparizione della Santa Vergine che nasce una sorgente salutare e miracolosa, in questo caso invece la sorgente vi era già, a poca distanza da un altarino della Madonna, da qui il nome Madonna del Poggio.

Il santuario della Beata Vergine delle Grazie sorge lungo la via Persicetana, tracciata verso la metà del XIII secolo quale collegamento con Bologna. Secondo la tradizione, sul punto della strada ove ora si trova il santuario sorgeva fino al X secolo un’altra chiesa dedicata al Bambino Gesù. Accanto alla chiesa, situata su un’altura, si trovava un pilastrino recante l’immagine dipinta di una Madonna con Bambino.

Da qui deriva la denominazione popolare del santuario, diffusa ancora oggi: “Madonna del Poggio” (dal latino podium, pogium: rilievo, altura). Poco lontano dall’immagine sacra sgorgava una fonte considerata miracolosa per le sue proprietà taumaturgiche. L’immagine della “Madonna del Poggio” incominciò allora ad essere venerata da molti; per questa ragione si ritenne utile custodire il ritratto in un’apposita cappella.

Nel 1433 la cappella fu inglobata in un edificio di più ampie dimensioni, costruito probabilmente da Mastro Giovanni Ferrari, un persicetano famoso per le sue opere di pietà religiosa, autore tra l’altro anche della chiesa di Sant’Apollinare. Verso la metà del XV secolo, la chiesa fu di proprietà dell’influente famiglia Busi; nel 1494 passò invece ai Padri Gerolamini di San Barbaziano a Bologna. Quattro anni dopo il loro insediamento, questi iniziarono la costruzione dell’edificio attuale, più vasto, per contenere le folle di pellegrini che giungevano continuamente ad implorare grazie e guarigioni alla venerata Madonna.

Nel 1505 però un terremoto provocò gravi danni alla struttura e il santuario venne definitivamente completato e ulteriormente ampliato solo verso la metà del secolo. Nell’Ottocento molti furono gli interventi di modifica: fu demolito il portico della facciata, vennero rifatte la facciate e le finestrature, fu costruito ex novo il campanile.

Nel 1859 l’immagine della Madonna venne portata per la prima volta in processione per le vie di Persiceto. Da quel momento il rito si incominciò a perpetuare con regolarità e ancora oggi si ripete in occasione delle Rogazioni annuali. Disgraziatamente il dipinto fu trafugato nell’aprile del 1977 e quindi sostituito con una copia.

La chiesa attuale presenta una bella facciata in cotto con un maestoso portale, un rosone e delle finestre in stile gotico. L’interno è a navata unica con volta a botte; ai lati si dispongono sei cappelle (nonostante in origine ce ne fossero ben otto), la prima delle quali, sul lato sinistro accanto all’entrata, è dedicata alla Beata Vergine. Si tratta in realtà di una vera e propria stanza dove è collocato un ciborio quadrangolare con volta a crociera. Qui si trova l’altare che ospita l’immagine tanto venerata. Alla sua sinistra si trova il monumento funebre del canonico Antonio Busi e sopra il sarcofago, vi è un affresco che rappresenta Dio benedicente in gloria d’angeli.

Ritornando nella navata, la cappella successiva presenta un crocifisso ligneo policromo, posto sopra alla porta che funge da entrata secondaria. Nella terza cappella si trova il pozzo (poi impiegato come fonte battesimale) la cui acqua era considerata miracolosa; nello stesso ambiente si può ammirare la pala d’altare della Madonna col Bambino e i Santi Giovanni Battista, Francesco e Giacomo (olio su tela, probabilmente del XVII secolo) proveniente dalla distrutta chiesa di San Giacomo del Martignone. Nella quarta cappella è collocata la statua del Sacro Cuore di Gesù e più avanti una croce lignea con la sinopia (disegno preparatorio in terra rossa) dell’immagine di Gesù.

Fonte: http://www.comunepersiceto.it/la-citta-e-dintorni/itinerari-culturali/decima-e-dintorni/la-madonna-del-poggio

 

MADRE DI DIO DI TEODORO

MADRE DI DIO DI TEODORO

Sumorim Totma10 febbraio

Ivan il Terribile rispondendo alla richiesta del popolo autorizzò la costruzione di un nuovo monastero dedicato a Lei e al Santo che prima di una guarigione appariva al malato con l’icona in mano.   

Secondo la tradizione russa, la prima apparizione dell’icona della Madonna Feodorovskaja risale al 16 Agosto 1239, giorno in cui Vasili Kvagnia, Principe di Kostroma, la scopre appesa ad un albero in una visione nel bosco, durante una battuta di caccia nelle vicinanze di Gorki. Ciò spiega il fatto che l’icona è conosciuta anche col nome di “Madonna di Kostroma“. Il nome più corrente di “Feodorovskaja”, ossia: “di Teodoro”, le deriva invece dalla sua prima collocazione nella Chiesa di San Teodoro Stratilata, il grande martire del tempo delle prime persecuzioni. La denominazione più corretta sarebbe, comunque, “Madonna Feodorovskaia-Kostromskaia”.

Durante il trasferimento nella Cattedrale di Kostroma, l’immagine compì un miracolo, apparendo agli abitanti della città portata in processione da un guerriero somigliante a San Teodoro Stratilata, cui una Chiesa a Kostroma era dedicata. Proprio in memoria di questo evento l’icona fu denominata ‘di Teodoro’.

San Teodoro Stratilata

San Teodoro Stratilata

Fu circondata ben presto della fama di guarigioni miracolose e di numerosi altri prodigi, fra i quali quelli di essere uscita intatta da alcuni incendi. Ad essa viene attribuita, inoltre, la protezione della città e del Monastero dall’invasione tartara del 1260. San Teodoro è apparso a molti malati, tenendo questa icona nelle sue mani.

Gli abitanti si rivolsero in seguito allo zar Ivan il Terribile chiedendo il permesso di costruire un nuovo monastero. L’Arcivescovo Nicandro conferì nell’anno 1554 la concessione edilizia, così l’abate del monastero Priluki fece costruire il nuovo monastero dedicato alla Madre di Dio e a San Teodoro. All’icona venne dato il nome di Sumorin Totma in quanto Sumorin è il nome della famiglia di San Teodoro e Totma quello della città.

L’icona conobbe un altro momento di celebrità nel secolo XVII. Nel 1613 un’ambasceria di Mosca si recò a Kostroma per supplicare il giovane Michele Romanov di accettare la corona imperiale, dando così inizio all’omonima dinastia destinata a regnare fino alla Rivoluzione del 1917. La madre del futuro Zar in tale occasione pregò davanti all’icona miracolosa della “Madre di Dio di Teodoro”, esprimendo il desiderio di avere per sé l’icona originale od almeno qualche sua copia.

Da quel momento si moltiplicarono copie e repliche; e ottenne grande diffusione il ‘Racconto’ delle sue apparizioni e dei suoi miracoli. Una copia dell’icona fu eseguita e fatta trovare nella Chiesa del ‘Palazzo d’Inverno’ di San Pietroburgo, dove era molto venerata dagli Zar. Per l’occasione, si diffusero anche vari manoscritti del ‘Racconto’ di questa icona, in cui viene brevemente esposta la sua storia, e in modo particolare vengono descritti gli avvenimenti del XVII secolo, cui gradualmente si aggiungono descrizioni di nuovi miracoli.

L’icona appartiene, grosso modo, al tipo iconografico dell’Eléousa, ossia ‘della tenerezza’, per i gesti di affetto che intercorrono fra Madre e Figlio, con grandi somiglianze con la famosa ‘Madonna di Vladimir: come in questa, il Bambino si appoggia sul braccio destro della Madre di cui stringe il collo con la manina sinistra, chiaramente visibile sotto il velo. Nelle due icone, inoltre, Maria con il braccio sinistro leggermente alzato indica il Figlio nel gesto della Odigítria, con l’intenzione di indicare nel divin Figlio il destinatario della preghiera a lei rivolta.

L’icona della ‘Madonna di Teodoro’ si differenzia però da quella di Vladimir per la posizione eretta del Bambino e la posizione delle sue piccole gambe, con la sinistra scoperta fino al ginocchio. La “Madre di Dio di Teodoro” sembra colta mentre il Figlio le rivela la sua Passione e Morte, attraverso lo sguardo dolce, tenero, triste e gioioso insieme; la Vergine appare come la Madre che accoglie in sé ogni sentimento umano e lo trasfigura in preghiera.

San Sergio di Radonez la commenta stupendamente con queste parole:Quando sono triste, la Madre di Dio piange con me; quando il mio animo è lieto, la Madre di Dio sorride con me; quando mi sento peccatore, la Madre di Dio intercede per me“.

Dei diversi testi liturgici composti per celebrare l’icona vi è l’Akátisto slavo, composto da 25 stanze o strofe, 13 delle quali brevi [kondak], che si concludono con l’Alleluja; e altre 12 più lunghe [ikos], che si concludono con la salutazione: “Rallegrati, divina Madre, nostra stabile protezione”, pur essendo anonimo passa in rassegna numerosi racconti dei più noti prodigi operati dalla Madonna in favore dei suoi devoti e della terra russa, di cui ella è considerata Patrona e Regina.

L’Inno contiene anche una estesa litania di titoli mariani tratti dalla natura, dai testi della Bibbia e dalla storia della Chiesa. Molte sono le allusioni provenienti dall’Akátisto nella sua versione originale greca. L’Autore sembra anche ben conoscere il ricco elenco di feste mariane contenuto nel Calendario liturgico, sia della Chiesa greca che di quella russa.

L’inno poetico è seguito da una lunga preghiera in prosa nella quale l’Autore esprime, con cuore pieno di fiducia e spirito contrito, sentimenti di riconoscenza alla Vergine.

Fonti: http://www.stpauls.it/madre06/0410md/0410md17.htm; http://www.mariancalendar.org/icon-of-the-mother-of-god-of-sumorin-totma-russia/

ARTICOLI COLLEGATI

Theotokos di Vladimir