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SAN SEBASTIANO

SAN SEBASTIANO

Martire (263 – 304) 20 gennaio

san-sebastianoBen tre Comuni in Italia portano il suo nome, e tanti altri lo venerano come santo patrono. San Sebastiano fu sepolto nelle catacombe che ne hanno preso il nome. Cavaliere valsosi dell’amicizia con l’imperatore per recare soccorso ai cristiani. Venne legato al tronco di un albero, in aperta campagna, e saettato da alcuni commilitoni.

Alcune fonti lo vedono nato in Francia allora Gallia, poiché il padre era francese, mentre S. Ambrogio afferma che fosse milanese come la madre. Intraprese la carriera militare al solo scopo di poter essere di aiuto ai cristiani che soffrivano le persecuzioni. Mantenne quindi segreta la sua fede fin quando ritenne fosse necessario. Fu proprio per questa sua efficace ed instancabile opera che fu proclamato da papa s. Caio “difensore della Chiesa”.

Una delle sue azioni apostoliche si riferisce ai fratelli gemelli Marco e Marcelliano, che erano stati imprigionati a Roma, e che erano visitati ogni giorno da Sebastiano. Sottomessi a frustate, anche se erano membri di una famiglia di senatori, sono stati condannati alla decapitazione, avendo i suoi famigliari ottenuto dall’amministratore romano chiamato Cromazio un mese per far cambiare loro opinione.

Tenuti incatenati nella casa del capo della cancelleria imperiale, Nicostrato, i fratelli furono sottoposti a tentativi di persuasione da parte dei loro genitori, delle loro spose e figli ancora piccoli, oltre che da amici, ma quando erano a rischio di cedere, le parole di San Sebastiano riaccendevano il loro spirito, colpendo tutti quelli che nel buio della cella lo vedevano circondato di luce.

Tra questi, Zoe, la moglie di Nicostrato, che riconoscendo in Sebastiano un uomo di Dio, si buttò ai suoi piedi e gesticolando gli fece capire che da 6 anni una malattia l’aveva resa muta. Sebastiano dopo aver fatto il segno della croce sulla bocca di Zoe ed aver chiesto ad alta voce a Nostro Signore Gesù che la guarisse riebbe la parola. 

san-sebastiano1Davanti alla guarigione della moglie, anche Nicostrato si buttò ai suoi piedi chiedendo perdono per aver mantenuto quei due cristiani imprigionati e affermò che sarebbe stato felice di morire al posto di quei due innocenti. I due fratelli dal canto loro si rifiutarono di abbandonare la lotta mettendo in pericolo un’altra persona, rafforzandosi ancora di più nella fede. Nelle ore successive si ebbero ben 68 conversioni e tutti furono battezzati da San Policarpo, richiamato da Sebastiano.

Senza conoscere i dettagli – perché era stato ingannato – il prefetto di Roma, Cromazio, che aveva concesso ai gemelli il periodo di attesa perché rinunciassero alla loro fede, chiamò il padre di entrambi, chiedendo in cambio della vita di offrire incenso agli dei. Questi però si dichiararono cristiani e parlarono del miracolo di guarigione avvenuto.

Essendo anche Cromazio afflitto da una malattia offrì del denaro in cambio della sua guarigione. Gli venne così spiegato che essa la si poteva acquistare solo con la fede e per ottenerla sia lui, sia il figlio decisero di farsi cristiani permettendo che venissero rotte più di duecento statue di idoli, gli istrumenti che erano utilizzati per l’astrologia e altre pratiche divinatorie. Seguirono il loro esempio più di 1.400 persone, compresi gli schiavi ai quali Cromazio concesse la libertà dicendo che era stata data perché avevano accettato Dio come padre e non potevano più essere schiavi degli uomini.

Diocleziano che teneva in grande considerazione Sebastiano gli dette l’incarico di capitano della prima compagnia della Guardia Pretoriana a Roma. A quel punto però Sebastiano non se la sentì più di tenere nascosta la sua fede e l’imperatore sentendosi tradito lo legò al tronco di un albero e ordinò ai suoi soldati di tempestarlo di frecce.

san-sebastianoConvinti che fosse morto se ne andarono abbandonando il corpo. La vedeva di San Castulo però, nel desiderio di seppellirlo dignitosamente si accorse che era ancora vivo e miracolosamente, sotto le sue cure, guarì.

Nonostante il consiglio degli amici di fuggire da Roma, egli che cercava il martirio, decise di proclamare nuovamente la sua fede davanti a Diocleziano e al suo associato Massimiano, che si stavano recando per le funzioni al tempio eretto da Elagabolo, in onore del Sole Invitto, poi dedicato ad Ercole. Increduli alla vista del santo, si sentirono rimproverare per l’accanimento contro i cristiani, i quali non solo non erano nemici dello stato, ma pregavano per esso.

Il crudele imperatore, però, ostinato nei suoi errori, ordinò che venisse flagellato a morte nell’ippodromo del Palatin e il corpo fu poi gettato nella Cloaca Massima, affinché i cristiani non potessero più recuperarlo. L’abbandono dei corpi dei martiri senza sepoltura, era inteso dai pagani come un castigo supremo, credendo così di poter trionfare su Dio e privare loro della possibilità di una resurrezione.

La tradizione dice che il martire apparve in sogno alla matrona Lucina, indicandole il luogo dov’era approdato il cadavere e ordinandole di seppellirlo nel cimitero “ad Catacumbas” della Via Appia. Nel luogo della sua sepoltura è stata costruita una delle sette principali Chiese di Roma, la Basilica di San Sebastiano.

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Reliquia del capo di San Sebastiano

Le sue reliquie, sistemate in una cripta sotto la basilica, furono divise durante il pontificato di papa Eugenio II (824-827) il quale ne mandò una parte alla chiesa di S. Medardo di Soissons il 13 ottobre 826; mentre il suo successore Gregorio IV (827-844) fece traslare il resto del corpo nell’oratorio di San Gregorio sul colle Vaticano e inserendo il capo in un prezioso reliquiario, che papa Leone IV (847-855) trasferì poi nella Basilica dei Santi Quattro Coronati, dove tuttora è venerato.

Gli altri resti di s. Sebastiano rimasero nella Basilica Vaticana fino al 1218, quando papa Onorio III concesse ai monaci cistercensi, custodi della Basilica di S. Sebastiano, il ritorno delle reliquie risistemate nell’antica cripta; nel XVII secolo l’urna venne posta in una cappella della nuova chiesa, sotto la mensa dell’altare, dove si trovano tuttora.

Considerato il terzo patrono di Roma, dopo i due apostoli Pietro e Paolo. Patrono degli arcieri e archibugieri, tappezzieri, fabbricanti di aghi e di quanti altri abbiano a che fare con oggetti a punta simili alle frecce. Patrono di Pest a Budapest e dei Giovani dell’Azione Cattolica, è invocato nelle epidemie, specie di peste, così diffusa in Europa nei secoli addietro.

Insieme a s. Giovanni Battista, è molto raffigurato nei gruppi di santi che circondano il trono della Madonna o che sono posti ai lati della Vergine.

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Fonte: http://www.santiebeati.it/dettaglio/25800

 

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