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BEATA EUROSIA FABRIS BARBAN

BEATA EUROSIA FABRIS BARBAN

Sposa e Mamma, Terziaria francescana – 8 Gennaio

Beata_EurosiaPiù comunemente conosciuta come “MAMMA ROSA”. Chiese ai familiari tempo per scoprire nella preghiera quale fosse la sua vera vocazione, nella volontà di Dio. Diviene quindi moglie e madre di 9 figli, tre dei quali divennero sacerdoti.

Quarta di sette figli, Eurosia Fabris nacque a Quinto Vicentino, un comune agricolo a pochi chilometri da Vicenza in Italia, il 27 settembre 1866 da Luigi e Maria Fabris, contadini, che si erano sposati il 16 novembre 1852 a Grantortino (Padova).  Battezzata nella locale chiesa parrocchiale intitolata a S. Giorgio, dal padrino Antonio Marangoni e dalla madrina Maria Bigolo, assistente al parto, le fu dato il nome di Eurosia, la santa a cui è dedicato un altare della chiesa stessa.

Nel 1870, a 4 anni, Eurosia si trasferì con la famiglia a Marola, frazione del comune di Torri di Quartesolo (Vicenza), dove rimarrà per tutta la vita. Trascorse la sua infanzia nell’ambito familiare profondamente religioso, caratteristica in genere di tutte le famiglie vicentine dell’epoca. Frequentò solo le prime due classi elementari tra il 1872 e il 1874, dovendo aiutare i genitori nei lavori dei campi e la mamma nel disbrigo delle faccende domestiche.

BEATA EUROSIA FABRIS BARBAN2Le bastò, tuttavia, per imparare a scrivere e a leggere quei testi sacri o di argomento religioso che saranno poi la sua passione, in particolare il catechismo, la storia sacra, la Filotea, le Massime eterne di S. Alfonso de’ Liguori.

Oltre che nelle faccende domestiche, aiutava la mamma anche nel mestiere di sarta, nel quale Eurosia diventerà poi maestra. Ricca di doti umane e religiose, come attestano i familiari, le compagne, le amiche o semplici conoscenti, Eurosia sarà sempre attenta alle esigenze della sua famigliaA 12 anni ricevette la prima Comunione. Da quel giorno in poi, si accostò al sacramento eucaristico in ogni festa religiosa, non essendo ancora in quel tempo praticata la comunione quotidiana. Bisognerà attendere il famoso Decreto di San Pio X nel 1910.

«Il Signore ci provvede di più, quando facciamo la carità per suo amore. Se doniamo qualcosa ai poveri, è come se l’offrissimo a Gesù in persona. Questo pensiero mi commuove tanto, che darei via anche me stessa»!

Iscritta all’Associazione delle Figlie di Maria nella parrocchia di Marola, fu assidua alle riunioni periodiche del gruppo, ne osservava lo statuto con diligenza, fedele alle pratiche religiose del culto mariano: il rosario quotidiano, i fioretti, le processioni. Ad infervorare la sua pietà mariana contribuì anche il vicino santuario della Madonna di Monte Berico, punto di riferimento per la sua devozione, poiché il santuario era visibile, alto sul colle, da Marola.

BEATA EUROSIA FABRIS BARBAN1Vita riservata fu quella di Eurosia, schiva anche dai piaceri leciti, tutta dedita ad alimentare, con nuovo fervore, la sua già intensa fede.  Le sue devozioni erano lo Spirito Santo, il Presepio, il Crocifisso, il tabernacolo, la Vergine Santissima, le anime del Purgatorio. Fu apostola in famiglia, tra le amiche e in parrocchia, dove insegnava il catechismo alle fanciulle nonché alle giovani che frequentavano la sua casa, per apprendere l’arte del taglio e del cucito. A 18 anni Eurosia è una giovane seria, pia e laboriosa. Queste virtù e la sua avvenenza fisica non passano inosservate, procurando le diverse proposte di matrimonio, che lei mai prese in considerazione.

Nel 1855 Rosina (così era anche chiamata in famiglia) fu colpita da un evento straziante: una giovane sposa, vicina di casa, morì, lasciando tre figlie in tenerissima età, la prima delle quali morirà dopo breve tempo.

«I figli, che ci ha dati il Signore, sono suoi prima che nostri. E se li vuole per sé, noi dobbiamo esserne grati, anzi felici: con questo ci fa un grande onore. Certo, dovremo faticare di più; ma Dio ci aiuterà».

BEATA EUROSIA FABRIS BARBANLe altre due, Chiara Angela e Italia, contavano rispettivamente 20 e 4 mesi. Col padre delle due orfanelle convivevano uno zio e il nonno, ammalato cronico: tre uomini di carattere diverso e spesso in diverbio tra loro. Rosina ne fu profondamente commossa. Per sei mesi, ogni mattina, si recava a curare quelle bimbe e a riordinare quella casa.

«I figlioli ce li manda il Signore, come un tesoro. Abbiamo confidenza in Dio, che non ci farà mancare mai il necessario».

Poi, seguendo il consiglio dei parenti e dello stesso parroco, dopo aver pregato intensamente, accettò di sposare il vedovo Carlo, ben consapevole dei sacrifici che avrebbe incontrato. Lei considerò la cosa come volontà di Dio che la chiamava a una nuova missione. Il parroco poi dirà:

Questo fu davvero un atto eroico di carità verso il prossimo“.

Il matrimonio fu celebrato il 5 maggio 1886 e allietato da nove figli, ai quali vanno aggiunte le due bambine orfane e altri accolti in casa, tra i quali Mansueto Mazzucco, entrato poi nell’Ordine dei Frati Minori con il nome di fr. Giorgio. A tutte queste creature “Mamma Rosa”, come fu chiamata dopo il matrimonio, donò affetto, premure, sacrifici e solida formazione cristiana. Nel triennio 1918-1921, tre dei suoi figli furono ordinati sacerdoti: due diocesani, uno francescano.

Beata_Eurosia«È meglio essere poveretti, che ricchi!… Non sono le ricchezze che fanno contento il cuore; ma il fare la Volontà di Dio».

Una volta sposata, realizza, con massima fedeltà, i suoi programmi di vita coniugale: sottomissione al marito, del quale diviene consigliera e consolatrice; tenero amore per tutti i figli; capacità lavorativa al di fuori della norma; attenzione a farsi carico di ogni esigenza altrui; intensa vita di preghiera, amore a Dio, devozione all’Eucarestia e alla Vergine Maria. Eurosia diviene per la famiglia un vero tesoro, la donna forte di cui parla la S. Scrittura. Seppe far quadrare il bilancio familiare, molto magro, pur esercitando un’intensa carità verso i poveri con i quali condivideva il pane quotidiano; carità e cura verso gli ammalati con assistenza continua e prolungata; fortezza eroica nel corso della malattia che condusse alla morte suo marito Carlo Barban nel 1930.

BEATA EUROSIA FABRIS BARBAN2«Desidero e sono lieta di essere poverella, perché mi sembra di essere così più amata dal Signore. Se fossi ricca, avrei quasi paura che Dio non mi voglia più tanto bene e che mi aiuti di meno»!

Entrò a far parte del Terz’Ordine Francescano, oggi OFS, frequentandone le riunioni ma soprattutto vivendone lo spirito in povertà e letizia, nel lavoro e nella preghiera, nella delicata attenzione verso tutti, nella lode a Dio Creatore, fonte di ogni bene e di ogni nostra speranza.

La famiglia di Mamma Rosa fu davvero una piccola chiesa domestica dove ella seppe educare i figli alla preghiera, all’obbedienza, al timore di Dio, al sacrificio, alla laboriosità e a tutte le virtù cristiane. In questa missione di madre cristiana, Mamma Rosa si è sacrificata e consumata con un lento continuo logorio, giorno dopo giorno, come una lampada sull’altare della carità.

Morì l’ 8 gennaio 1932. È sepolta nel piccolo cimitero di Marola, in attesa della Risurrezione. Il processo canonico per la beatificazione e canonizzazione fu iniziato solo il 3 febbraio 1975 presso la curia vescovile di Padova, dopo aver superato le incomprensioni e le difficoltà insorte tra le diverse persone giuridiche che dovevano promuoverne la Causa. Si cominciò così a realizzare l’auspicio, espresso un giorno da Pio XII:Bisogna far conoscere quest’anima bella, ad esempio delle famiglie di oggi!“.

Fulgido modello di una santità vissuta nel quotidiano familiare, non che mamma di figli sacerdoti e religiosi animati dal suo esempio di cristiana autentica, le è stato attribuito, il 7 luglio 2003, da Giovanni Paolo II, il titolo di “Venerabile” con il riconoscimento della eroicità delle singole virtù da lei praticate. Nella cattedrale di Vicenza è stata proclamata “Beata” il 6 novembre 2005.

MIRACOLO ATTRIBUITO ALLA VENERABILE SERVA DI DIO

BEATA EUROSIA FABRIS BARBAN1Anita Casonato nacque il 10 settembre 1922 a Vicenza. All’età di 22 anni si presenta una sintomatologia con tosse, febbre elevata, anoressia, astenia. Fu subito ricoverata nell’ospedale di Sandrigo per 45 giorni e la diagnosi fu: “adenopatia tracheobronchiale“; fu curata con iniezioni di calcio, sulfamidici e analettici e quindi dimessa. Rientrata a casa, la paziente non si riprende e scoprono un versamento pleurico a sinistra. Il medico visitò la paziente tutti i giorni fino al 30 novembre senza alcuna prevedibile guarigione. Alle ore 7 del primo dicembre 1944 il dott. Corain trovò l’addome dell’ammalata migliorato per cui non ritenne opportuno intervenire. In pochi giorni le condizioni generali della giovane tornarono alla normalità: i liquidi pleurici addominali si erano assorbiti, scomparve la febbre, per cui il caso fu ritenuto umanamente inspiegabile. La donna rimase ancora a riposo completo solo per qualche giorno, per precauzione, e poi si alzò e si recò in chiesa da sola per ringraziare il Signore.

PREGHIERA

o Vergine SS., che foste la tenera madre, l’ispiratrice e la confidente della vostra figlia «Mamma Rosa», Vi preghiamo, per i suoi meriti e la sua intercessione, di ottenerci la grazia che domandiamo. Ci valga presso di Voi, come impetrazione, il culto e l’amore tenerissimo, ch’essa Vi portò durante la vita. Così, esauditi nella nostra supplica, potremo cantare con Voi il Magnificat a gloria di Dio, mirabile nei suoi Santi. Amen.

Tre Ave Maria, con l’invocazione:

Madre della divina grazia, abbi pietà di noi.

A cura della Postulazione Generale dei FF MM Via S. Maria Mediatrice, 25 – Roma

Fonte:  http://www.webdiocesi.chiesacattolica.it/cci_new/documenti_diocesi/222/2006-01/15-27/Mamma_Rosa_profilo.pdf

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