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Storia della comunione sulla mano

STORIA DELLA COMUNIONE SULLA MANO

C’è chi l’ha definito un abuso liturgico filo-protestante ecco 5comunionedunque come il nuovo modo della Comunione sulla mano si è fatta largo nella Chiesa.

Città del Vaticano – Nel XVI secolo, i riformatori protestanti, nel loro nuovo culto cristiano, ristabilirono la Comunione sulla mano per affermare due loro eresie fondamentali: non esisteva affatto la cosiddetta ‘transustanziazione’ e il pane usato era pane comune.

In altre parole, sostenevano che la reale presenza di Cristo nell’Eucarestia fosse solo una superstizione papista ed il pane fosse solo semplice pane e chiunque lo potesse maneggiare. Inoltre, affermarono che il ministro della Comunione non fosse affatto Diverso, nella sua natura, dai laici. É invece insegnamento cattolico che il Sacramento dell’Ordine Sacro dona all’uomo un potere spirituale, sacramentale, imprime cioè un segno indelebile nella sua anima e lo rende sostanzialmente diverso dai laici.

Al contrario, il ministro protestante è un uomo comune che guida gli inni, fa sermoni per sostenere le convinzioni dei credenti. Egli non può trasformare il pane ed il vino nel Corpo e nel Sangue di Nostro Signore, non può benedire, non può perdonare i peccati, non può, in una parola, fare niente che non possa fare un qualsiasi semplice laico.

5comunione1Egli, dunque, non è veicolo di grazia soprannaturale. Il ristabilimento protestante della Comunione nella mano fu un ‘semplice’ modo per manifestare il rifiuto di credere nella reale presenza di Cristo nell’Eucarestia, rifiuto del Sacerdozio Sacramentale, in breve il negare l’intero Cattolicesimo. Da quel momento in avanti, la Comunione sulla mano acquistò un significato chiaramente anticattolico. Era una pratica palesemente anticattolica, fondata sulla negazione della reale presenza di Cristo nell’Eucarestia e del Sacerdozio. Dopo il Concilio Vaticano II, in Olanda, alcuni preti cattolici di mentalità protestante cominciarono a dare la Comunione sulla mano, scimmiottando la pratica protestante.

Ma alcuni Vescovi olandesi, anziché fare il loro dovere e condannare l’abuso, lo tollerarono e in tal modo permisero che l’abuso continuasse incontrollato. La pratica si diffuse dunque alla Germania, al Belgio, alla Francia. Ma se alcuni Vescovi parvero indifferenti a questo scandalo, gran parte del laicato di allora rimase oltraggiato. Fu l’indignazione di un grande numero di fedeli che spinse Papa Paolo VI a prendere l’iniziativa di sondare l’opinione dei Vescovi del mondo su questa questione ed essi votarono unicamente per MANTENERE la pratica tradizionale di ricevere la Santa Comunione sulla lingua.

É anche doveroso notare che, a quell’epoca, l’abuso era limitato a pochi Paesi Europei, tanto che non era ancora iniziato negli Stati Uniti e in America Latina. Papa 5comunione2Paolo VI promulgò allora, il 28 maggio 1969, il documento Memoriale Domini in cui affermava testualmente: ‘I Vescovi del mondo sono unanimemente contrari alla Comunione sulla mano. Deve essere osservato questo modo di distribuire la Comunione, ossia il sacerdote deve porre l’Ostia sulla lingua dei comunicandi. La Comunione sulla lingua non toglie dignità in nessun modo a chi si comunicaOgni innovazione può portare all’irriverenza ed alla profanazione dell’Eucarestia, così come può intaccare gradualmente la dottrina corretta’. Il documento, inoltre, affermava: ‘Il Supremo Pontefice giudica che il modo tradizionale ed antico di amministrare la Comunione ai fedeli non deve essere cambiato. La Sede Apostolica invita perciò fortemente i Vescovi, i preti ed il popolo ad osservare con zelo questa legge’.

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Ma poiché questa era l’epoca del compromesso, il documento pontificio conteneva il germe della sua stessa distruzione, poiché l’Istruzione continuò dicendo che, dove l’abuso si era già fortemente consolidato, poteva essere legalizzato con la maggioranza dei due terzi in un ballottaggio segreto della Conferenza Episcopale Nazionale (a patto che la Santa Sede confermasse la decisione).

Ciò finì a vantaggio dei sostenitori della Comunione nella mano. E si deve sottolineare che l’Istruzione diceva dove l’abuso si è già consolidato. Naturalmente, il clero di mentalità protestante (compreso il nostro) concluse che, se questa ribellione poteva essere legalizzata in Olanda, poteva essere legalizzata ovunque. Si pensò che, ignorando il ‘Memoriale Domini’ e sfidando la legge liturgica della Chiesa, questa ribellione non solo sarebbe stata tollerata, ma alla fine legalizzata.

5comunione3Questo fu esattamente ciò che accadde, ed ecco perché abbiamo oggi la pratica della Comunione sulla mano. La Comunione sulla mano, quindi, non solo fu avviata nella disobbedienza, ma fu perpetuata con l’inganno. La propaganda, negli anni ’70, fu usata per proporre la Comunione sulla mano ad un popolo ingenuo, con una campagna di mezze verità che dava ai cattolici la falsa impressione che il Vaticano II avesse fornito una disposizione per l’abuso, quando, di fatto, non vi è accenno in proposito in nessuno dei documenti del Concilio.

Inoltre, non venne detto ai fedeli che la pratica fu avviata da un clero di mentalità filoprotestante e filomassone, in spregio alla Legge liturgica stabilita, ma la fecero suonare come una richiesta da parte del laicato; non chiarirono, gli assertori della Comunione nelle mani, che i Vescovi del mondo, quando fu sondata la loro opinione, votarono unanimemente contro questa pratica; non fecero riferimento al fatto che il permesso doveva essere solo una tolleranza dell’abuso, laddove si fosse già instaurato nel 1969, e che non vi era stato alcun una via libera perché la Comunione nelle mani si diffondesse ad altri Paesi come l’Italia e gli Stati Uniti d’America. Siamo ora arrivati al punto in cui la pratica dell’Ostia sulla mano è addirittura presentata come il modo migliore di ricevere l’Eucarestia, e anche la maggior parte dei nostri fanciulli cattolici è stata male istruita a ricevere la Prima Comunione. Ai fedeli si dice che è una pratica facoltativa e se a loro non piace, possono ricevere la Comunione sulla lingua.

5comunione4La tragedia è che se questo è facoltativo per il laicato, non lo è per il clero. I preti sono chiaramente istruiti ad amministrare la Comunione sulla mano, che a loro piaccia o no, a chiunque lo richieda, gettando così moltissimi preti in una agonizzante crisi di coscienza.

Anche Mons. Annibale Bugnini, nel suo libro di memorie circa La Riforma liturgica 1948-1975 afferma che l’uso fu introdotto senza autorizzazione in certe regioni d’Europa verso la metà degli anni Sessanta. Nonostante Papa Paolo VI avesse già nel ‘65 determinato fermamente che in quei luoghi si doveva ritornare alla Comunione in bocca, questo e altri richiami posteriori dell’autorità suprema non ebbero alcun effetto. Davanti a una resistenza che si dimostrava irremovibile, il Papa iniziò finalmente a prendere in considerazione (nel 1968) la possibilità di trovare una soluzione ritenendo pure che un cambio in questa materia rischiava di affievolire la fede del popolo nella presenza eucaristica.

Infine il Papa, che, secondo le sue stesse parole, non poteva «esimersi dal considerare l’eventuale innovazione con ovvia apprensione», fece fare una consulta sub secreto all’episcopato mondiale.

Il risultato fu che la stragrande maggioranza si dichiarò contraria a qualsiasi concessione. Di conseguenza, Paolo VI diede ordine alla Congregazione per il Culto Divino perché preparasse «un progetto di documento Pontificio, nel quale:

1°) Si dia sommaria notizia dei risultati della consultazione dei Vescovi;

5catechesi_comunione_20062°) la quale conferma il pensiero della S. Sede circa la inopportunità della distribuzione della S. Comunione sulla mano dei fedeli, indicandone le ragioni (liturgiche, pastorali, religiose, ecc.). Rimane pertanto confermata la norma vigente.

3°) Se alcune Conferenze episcopali, ciò nonostante, crederanno di dover permettere questa innovazione, vogliano ricorrere alla S. Sede, ed attenersi poi, se accordata l’implorata licenza, alle norme e istruzioni che la accompagneranno».

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É dunque evidente che nessun prete può essere legittimamente forzato ad amministrare la Comunione sulla mano; dobbiamo pregare affinché il maggior numero di sacerdoti abbia il coraggio di salvaguardare la riverenza dovuta a questo Sacramento e non venga intrappolato in una falsa ubbidienza che fa sì che essi collaborino alla perdita di sacralità di Cristo nell’Eucarestia.

I preti devono trovare il coraggio di combattere questa nuova pratica che fa parte dell’occulta strategia di protestantizzazione del Cattolicesimo, ricordando che Papa Paolo VI, giustamente, predisse che la Comunione sulla mano avrebbe portato all’irriverenza e alla profanazione dell’Eucarestia e ad una graduale erosione della dottrina ortodossa.5Papa celebrando a eucaristia

Questo abuso illegittimo si è così ben radicato come una tradizione locale, che anche Papa Giovanni Paolo II non ebbe successo a denunciare, nonostante un suo tentativo per frenare l’abuso.

Nella sua Lettera ‘Dominae Cenae’ del 24 febbraio 1980, il Pontefice polacco riaffermò gli insegnamenti della Chiesa secondo cui toccare le Sacre Specie e amministrarle con le proprie mani è un privilegio dei consacrati. Ma, per un qualsivoglia motivo, questo documento di 28 anni fa non conteneva nessuna minaccia di sanzioni contro laici, sacerdoti o Vescovi che avessero ignorato la difesa dell’uso della Comunione sulla lingua come voleva il Papa. Una legge senza una pena non è una legge, bensì un suggerimento.

Cosicché, il documento di Giovanni Paolo II fu accolto da diversi membri del clero dei Paesi dell’Occidente come un suggerimento non apprezzato e purtroppo trascurato.

Mons. Laise richiama l’attenzione sul fatto che la nuova prassi non sarebbe davvero una «riscoperta» di una «antica tradizione», consistente «nel tornare a ricevere la Comunione come nella Chiesa delle origini e dei padri » come si sente dire spesso.  (vedi https://biscobreak.altervista.org/2013/04/leucarestia-nella-chiesa-primitiva/) Infatti nei 5comunione5testi antichi non si menziona che i Padri della Chiesa abbiano trovato alcun vantaggio nel comunicarsi ricevendo l’Eucaristia sulla mano, né che loro abbiano fatto elogi di questa prassi come tale.

Semplicemente non conoscevano altro. Anzi, nell’allertare ripetutamente sui pericoli ad essa collegati, i Padri evidenziano una imperfezione inerente a questa modalità di comunicarsi. Perciò, Mons. Laise afferma che anche se la Comunione sulla mano fu, senza dubbio, il modo di comunicarsi dei santi Padri, la Comunione in bocca sembra il modo di riceverla che avrebbero desiderato avere. Così fu che col passar del tempo, a un determinato momento, un uso finì per sostituire l’altro, al punto che quello di prima non fu soltanto abbandonato ma addirittura esplicitamente proibito.

Il Vescovo A. Schneider sulla comunione in mano

I parte http://www.youtube.com/watch?v=3frGfRgXDoA

II parte http://www.youtube.com/watch?v=NzqEoMfJBvc

III parte http://www.youtube.com/watch?v=RYi7Nbt88M4

Secondo Martino Bucero, assessore della riforma anglicana, il distribuire la Comunione nella bocca si doveva a due “superstizioni”: il “falso onore” che si pretende attribuire a questo Sacramento e la “perversa credenza” che le mani dei ministri, a causa dell’unzione ricevuta nella ordinazione, siano più sante delle mani dei laici.

Non è un caso, del resto, che proprio in uno dei primi luoghi dove la Comunione sulla mano s’introdusse abusivamente fosse stato pubblicato poco tempo prima un “Nuovo Catechismo” (il noto “Catechismo Olandese”) al quale la Santa Sede dovette imporre numerose modifiche (14 principali e 45 minori).5comunione6

In questo testo, commissionato dall’episcopato olandese e presentato mediante una “lettera pastorale collettiva”, si metteva in dubbio la presenza reale e sostanziale di Cristo nell’Eucaristia, si dava una spiegazione inammissibile della transustanziazione e si negava qualsiasi forma di presenza di Gesù Cristo nelle particelle o frammenti staccatisi dall’Ostia dopo la Consacrazione. D’altra parte si faceva confusione fra il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio gerarchico.

La posizione della Santa Sede riguardo alla maniera di comunicarsi non è indifferente: la Comunione in bocca è stato il modo chiaramente raccomandato mentre l’altro modo è soltanto tollerato. 

Come ricordava Paolo VI nella Mysterium Fidei, Origene racconta che «i fedeli si credevano in colpa, “e giustamente”, se, ricevuto il corpo del Signore, pur conservandolo con ogni cautela e venerazione, ne cadesse per negligenza qualche frammento».

Mons. Guido Marini (Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie) ha affermato in un intervista:

” […] Comunione sulla mano rimane tuttora, dal punto di vista giuridico, un indulto alla legge universale concessa dalla Santa Sede a quelle conferenze episcopali che ne abbiano fatto richiesta. […]

Miracolo-eucaristico Buenos AiresVi è un diritto del fedele a ricevere la comunione in bocca. Vi è un permesso di riceverla in mano.   A voi ora la scelta.

 

 

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Fonti: Don Marcello Stanzione, Presidente dell’Associazione ‘Milizia di San Michele Arcangelo’; Petrus 29 marzo 2008; don Gabriel Diaz Patri articolo pubblicato su Radici Cristiane – Ottobre 2008; intervista al Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, mons. Guido Marini, curata da Gianluigi Biccini per le pagine dell’Osservatore Romano (26 giugno 2008). http://www.rinascimentosacro.org/ http://immaculatameaetomniamea.blogspot.it/2013/01/comunione-sulla-mano-un-diritto-del.html

 

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