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SANTA EUSTOCHIA CALAFATO

Santa Eustochia Calafato

Badessa (1434-1468) 20 Dicembre

smeralda - santa eustochiaSanta particolarmente amata e festeggiata dai messinesi. La sua nascita venne profetizzata e la sua vita santificata dalla penitenza. Il suo  corpo giace incorrotto da oltre 5 secoli e trasudazioni accompagnano i prodigiosi miracoli.

Eustochia nacque ad Annunziata (oggi rione di Messina), il Venerdì Santo del 1434. Suo padre, Bernardo, era un ricco mercante di Messina; sua madre, Macalda Colonna, famosa per il suo stile di vita virtuoso, subì forse l’influsso del riformatore francescano S. Matteo Girgenti (21 ott.) ed entrò nel Terz’ordine di S. Francesco, restando a lungo senza figli. Quando finalmente rimase incinta le fu detto da un forestiero che sarebbe riuscita a partorire solo in una stalla; qui dunque si fece condurre quando venne il tempo del parto.

La figlia, battezzata con il nome di Smeralda (o in dialetto siciliano Smaragda) come tributo alla sua bellezza, crebbe emulando le virtù di sua madre; quando un’apparizione di Cristo in croce le suscitò il desiderio di entrare nel convento delle Clarisse (il Secondo ordine di S. Francesco) di S. Maria Basico. Riuscì a entrare solo dopo travagliate vicende: i suoi fratelli avevano idee diverse sul suo futuro e minacciarono di dar fuoco al convento se le suore avessero permesso che Smeralda prendesse i voti; suo padre combinò un matrimonio con un pretendente che però morì.

smeralda - santa eustochiaVerso il 1446 i suoi fratelli rinunziarono ai loro intenti incendiari, e le suore poterono accettarla: prese così l’abito e il nome religioso di Eustochia, ispirandosi alla discepola di S. Girolamo, S. Eustochio Giulia (28 set.). Eustochia si impose un regime di grande austerità personale ma, dato che il convento era sostenuto da ricche famiglie siciliane e che, nel declino generale instauratosi nel XIV secolo, lo stile di vita era lungi dall’essere austero, decise di trasferirsi in un luogo più conforme al suo spirito penitenziale e di devozione alla passione di nostro Signore.

Nel 1457 papa Callisto III le accordò il permesso speciale di entrare in un altro convento vicino, quello di S. Maria Accomandata, dove vigeva la Regola del Primo ordine di S. Francesco sotto la guida dei riformatori osservanti, che all’epoca stavano introducendo una nuova spiritualità nell’ordine. Verso la fine del 1460, la santa, ventisettenne, e Suor Jacopa Pollicino, ventiduenne, figlia di un barone, si trasferirono nel nuovo monastero insieme a Margherita e una nipote, Paola di undici anni. La pazienza di quelle volenterose religiose fu messa a dura prova dai parenti di Suor Jacopa, i quali stimavano una vergogna che la loro figlia avesse lasciato il monastero di Basico per sottostare a una fanatica popolana, dai genitori delle altre giovani che chiesero di unirsi ad esse, e dagli stessi Frati dell’Osservanza i quali, spaventati dalle generali opposizioni, per ben otto mesi le lasciarono senza Messa e senza confessione.

La dimora di S. Eustochia e delle sue prime consorelle nell’ospedale dell’Accomandata durò soltanto circa tre anni e mezzo. A causa del crollo del tetto della chiesa le povere recluse furono costrette a cambiare domicilio. Nel rione della città, denominato Montevergine, esisteva un monastero di Terziarie Francescane le quali avevano la facoltà di passare “a un più stretto ordine di S. Francesco”. Nel 1463 la comunità si trasferì nel convento, costruito a Montevergine, vicino a Messina, grazie al contributo della madre e della sorella di Eustochia.S. Eustochia

Un anno dopo Eustochia compì trent’anni e, essendo questa l’età minima richiesta dai canoni, venne eletta badessa. I primi anni della fondazione furono travagliati: gli osservanti infatti non erano molto inclini a estendere le loro riforme alle religiose, e anzi addirittura rifiutavano il permesso ai preti francescani di celebrare la Messa nel convento. La badessa allora si rivolse direttamente alla Santa Sede, ricevendo da parte dell’arcivescovo di Messina un Breve in cui si obbligavano i frati a celebrare la Messa per le suore, pena la scomunica. Eustochia fu una delle tante suore dell’ordine in Italia (molte delle quali sono già state canonizzate) che, dotate di grande spessore spirituale, assicurarono l’estensione delle riforme alle religiose e la loro applicazione in un genuino spirito di rinnovamento interiore.

La badessa, durante lo studio di un itinerario in Terra Santa, aveva sviluppato una devozione particolare per i luoghi santi, anche se non riuscì mai a visitarli. Il suo insegnamento spirituale era incentrato sulla passione di Cristo, sulla quale aveva scritto anche un trattato, che però è andato perduto; passava inoltre notti intere pregando in ginocchio davanti al Santissimo Sacramento, ed era particolarmente assidua nella cura dei malati messinesi tanto che, ancora prima di morire, era già considerata dalla gente di Messina come sua patrona e protettrice, in particolare dai terremoti.

Quando esercitava le funzioni di badessa Suor Eustochia non dava ordini perentori. Preferiva fare appello alla buona volontà di ogni religiosa dicendo semplicemente: “Chi di voi vorrà fare questo?” Quando le vedeva cadere in qualche colpa, ne soffriva atrocemente perché detestava qualsiasi peccato e non tralasciava di correggerle amorevolmente. Evitava particolarismi anche con sua sorella. Aveva soprattutto in odio ogni ipocrisia e vanagloria. Stava molto attenta a non perdere tempo. Quando la santa meditava la morte di Cristo in croce

eustochia smeralda calafato_01sentiva tanto dolore in tutto il corpo come fosse inchiodato da grossi chiodi spuntati” e “pareva che fosse messa ira una macina, che la stritolava e distruggeva del tutto per l’eccessivo dolore che sentiva”; “il suo cuore, infatti, pareva tutto squagliato di amore e di dolore”; e “le pareva tanto amaro che sentiva un coltello che le trapassava il cuore”.

Non è improbabile che sia stata favorita da Dio oltre che dal dono delle lacrime, anche delle stimmate, della transverberazione (trapassare da parte a parte) del cuore e dello sposalizio spirituale. Per procurare più onore e gloria a Dio la santa avrebbe patito volentieri tutte le pene del purgatorio. Durante la vita andò soggetta a misteriose, lunghe e dolorose malattie con stupore dei medici e delle consorelle. Si trovò più volte in fin di vita per sbocchi di sangue, forse anche per infarti e reumatismi articolari acuti. Sta, tuttavia, il fatto che, più era tormentata da malattie, più sperimentava veri deliqui di amore. Appena recuperava le forze riprendeva a fare aspre penitenze quando il confessore gliele permetteva. Poiché considerava il corpo come “un pessimo nemico”, “sterco e fango”, lo vestiva di poveri panni, lo privava anche delle gioie legittime e più semplici, a mensa non lo nutriva mai a sazietà, in quaresima lo manteneva in vita sovente soltanto con pane e acqua. Per la conversione dei peccatori, il suffragio delle anime del purgatorio e le necessità della Chiesa si disciplinava a sangue, si metteva sotto le vesti rami di rovo o indossava un cilicio fabbricato con cuoio di maiale.

Santa_Eustochia2Nella notte della festa dell’Immacolata sentì “una lanciata al core” motivo per cui le furono amministrati tutti i sacramenti. L’inferma disse a quante l’attorniavano che non sarebbe più guarita. Si preparò, quindi, alla morte meditando la passione del Signore e pregando i versetti più belli del salterio. Morì nel 1468, alla giovane età di trentaquattro anni, e fu sepolta nell’abside della chiesa di  Montevergine, Come date della sua morte compaiono anche il 1485 e il 1490, ma la prima fornita è la più probabile. Attorno al sepolcro della santa avvennero fenomeni curiosi.

Tre giorni dopo la sepoltura, alcune monache, mentre pregavano udirono nel luogo in cui fu posta ripetuti rumori. Quando le competenti autorità ordinarono che fosse riaperta la cassa, il corpo della defunta apparve bianco e rosso come se fosse viva ed emanante un delizioso profumo. Poi, per tre settimane, dal naso di lei fluì una grande quantità di sangue che, raccolto con pannilini, servì per restituire la salute a una cieca e a diversi altri malati. Cessato il flusso di sangue, dal corpo di lei trasudò un liquido speciale per diverse settimane che servì ad alleviare gli infermi dalle loro pene. Il suo corpo è rimasto incorrotto da oltre 500 anni fino al giorno d’oggi. Alla Santa Smeralda Eustochia Calafato crescono ancora oggi i capelli e le unghie che Le vengono tagliati ogni anno in occasione delle celebrazioni in Suo onore il 22 agosto. Nel 1690 l’arcivescovo di Messina scrisse un rapporto dettagliato sulle sue condizioni:

eustochia5

Il suo corpo, da me diligentemente veduto e osservato, è integro, intatto e incorrotto ed è tale che si può mettere in piedi, poggiando sulle piante di essi. Il naso è bellissimo, la bocca socchiusa, i denti bianchi e forti, gli occhi non sembra affatto che siano corrotti, perché sono alquanto prominenti e duri, anzi nell’occhio sinistro si vede quasi la pupilla trasparente. Inalterate le unghie delle mani e dei piedi. Il capo conserva dei capelli e, quello che reca maggiore meraviglia, si è che due dita della mano destra sono distese in atto di benedire, mentre le altre sono contratte verso la palma della mano [accenno ad una benedizione che la beata avrebbe dato con quella mano, dopo la sua morte, ad una suora. Le braccia si piegano sia sollevandole che abbassandole. Tutto il corpo è ricoperto dalla pelle, ma la carne sotto di essa, si rileva al tatto disseccata”.

Nel 1777 il senato cittadino decise di rendere omaggio alla tomba due volte all’anno. Ilsuo culto venne approvato nel 1782. Con il terremoto del 1908 la Chiesa ed il Monastero subirono danni così gravi che si temette per una completa sparizione di quello che era rimasto tra cui le spoglie della Santa. Un Comitato di messinesi presieduto da Annibale ChiesadiMontevergineMaria Di Francia volle far risorgere quelle rovine. Eustochia venne canonizzata, proprio a Messina, da papa Giovanni Paolo II nel 1988, Il suo corpo è ancora esposto per la venerazione dei numerosi visitatori che vengono a renderle omaggio nella ricorrenza della sua morte, ma anche il 22 agosto, anniversario del giorno in cui il senato decise di istituire le visite alla tomba. La sua storia ci è nota grazie a due biografie giunte fino a noi, una delle quali fu scritta a meno di due anni dalla sua morte dalla sua prima discepola, Jacopa Pollicino. Spesso venne rappresentata in opere d’arte, nelle quali appare con una croce in mano, elemento tratto dalla sua devozione alla passione di Cristo, oppure inginocchiata davanti al Santissimo Sacramento, come spesso faceva.

È INVOCATA: – come protettrice dai terremoti

Fonti: Il primo grande dizionario dei santi di Alban Butler /torrese.it / edizionisegno.it/tanogabo.it/

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One comment

  1. adriana ha detto:

    Ringrazio Dio d’avere conosciuto, grazie al Santuario della Madonna di Montevergine, Santa Eustochia Smeralda Calafato.

    Grazie Adriana