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La festa di Santa Lucia

LA FESTA DI SANTA LUCIA

Come viene festeggiata Santa Lucia? Vedremo le differenze tra la Sicilia e la Svezia , tra il nord e il sud della nostra penisola e , persino … da Dante nella Divina Commedia.

La figura di Santa Lucia, nel corso dei secoli, è stata fonte di ispirazione non soltanto sul piano strettamente religioso e teologico, o artistico, ma anche nell’ambito della letteratura colta, tanto che ispirò Dante Alighieri nella sua oltremodo famosa Divina Commedia. Il poeta nel Convivio afferma di aver subìto in gioventù una lunga e pericolosa alterazione agli occhi a causa delle prolungate letture (Convivio, III-IX, 15), ottenendone poi la guarigione per intercessione di Santa Lucia. Gratitudine, speranza e ammirazione indussero quindi il sommo poeta ad attribuirle un ruolo fondamentale non soltanto nella sua vicenda personale, ma anche, allegoricamente e simbolicamente, in quella dell’umanità intera nel suo viaggio oltremondano descritto nella Divina Commedia. Secondo Salvatore Greco Santa Lucia, nelle tre cantiche, diventa il simbolo della “grazia illuminante“, per la sua adesione al Vangelo sino al sacrificio di sé, dunque, “via”, strumento per la salvezza eterna di ogni uomo, oltre che del Dante personaggio e uomo.

Processione di Santa Lucia a Siracusa (Sicilia)

È una festa molto sentita e partecipata che convoglia nella città siciliana una enorme quantità di fedeli. La festa patronale della Santa siracusana comincia ufficialmente la mattina del 12 dicembre con la traslazione del simulacro argenteo della Santa dalla sua cappella in cattedrale, fino all’altare maggiore. La sera vengono poi celebrati, sempre in cattedrale, i vespri solenni, presieduti dall’Arcivescovo, a cui partecipano diversi sacerdoti della diocesi, diaconi, il Seminario Arcivescovile, diverse autorità civili e religiose. Alla fine dei vespri viene distribuita ai fedeli la “cuccìa“, dolce tipico della Sicilia occidentale che viene preparato come da tradizione il giorno della festa della Santa Patrona, introdotto a Siracusa negli anni ottanta del XX secolo. È il 13 dicembre il giorno principale della festa, in cui tutta la città e non solo si stringono attorno alla Santa siracusana. Il simulacro argenteo viene portato a spalla da Ortigia fino alla chiesa di Santa Lucia al Sepolcro localizzato nel quartiere e più specificatamente nella piazza intitolata in sua memoria.

Festa di Santa Lucia ad Aci Catena (Catania)

Il primo simulacro di Santa Lucia, che risale al 1440, viene sostituito con l’attuale nell’anno 1666. Una scultura lignea di enorme pregio artistico che non ha eguali nel territorio circostante, voluto dalla lungimiranza dal can. Francesco Strano e che il popolo santalucioto ha custodito nell’arco dei secoli. La suggestiva processione si conclude sul sagrato della chiesa di Santa Lucia con la benedizione con la reliquia e lo sparo di fuochi pirotecnici.

Le cinque del mattino: il campanone incomincia a produrre i suoi rintocchi dal ritmo sincopato. Si tratta del cosiddetto “cunsulato” che annuncia la solennità del dì di festa. Poco più tardi lo stormo delle campane è accompagnato dallo sparo di tredici salve. Tutto ormai prelude al primo momento topico della giornata: l’incontro dei santalucioti con il simulacro della loro Patrona. Alle ore 8,30. È il momento: il “mastro di vara”, colui che ha materialmente la cura del simulacro e del fercolo, si avvicina alle porte della cappella. Cinque chiavi fanno scattare cinque serrature: la parola passa al parroco che con parole appropriate prepara spiritualmente il momento dell’incontro; quindi, invita alla preghiera. L’”Amen” festoso della liturgia si confonde a questo punto con le voci di giubilo dei fedeli e l’immagine di Santa Lucia viene svelata e traslata all’altare maggiore opportunamente adornato.

Festa di Santa Lucia a Stoccolma – (Svezia)

Le processioni sono guidate da una bambina che impersona Lucia seguita da damigelle e paggetti che indossano vesti bianche e cappelli con stelle dorate. Il corteo è chiuso da bambini vestiti come folletti. È una scena adorabile, con i bambini che cantano canzoni tradizionali natalizie e illuminano l’oscurità con le loro candele. Lucia e le sue damigelle donano brioche allo zafferano e biscotti allo zenzero agli spettatori. Questa tradizione del Settecento si ripete in chiese, scuole, ospedali e luoghi di lavoro in tutto il Paese e non sarebbe Natale in Svezia senza Lucia, che segna il passaggio alle ultime due settimane di Avvento.

Esistono diverse versioni in merito a come questa tradizione sia arrivata in Svezia. Sappiamo che l’aristocrazia svedese settecentesca introdusse questa tradizione che prevedeva che la figlia maggiore vestisse i panni di Lucia e servisse la colazione a letto ai genitori la mattina del 13 dicembre. La tradizione come la conosciamo ora prende piede nel Novecento quando un quotidiano di Stoccolma nel 1927 lancia il primo concorso tra i lettori per votare la Lucia più bella.

Ogni anno viene incoronata una Lucia in ogni cittá. Le candidate sono giovani residenti e vengono pubblicizzate dai quotidiani e TV locali. La Lucia, che viene scelta dal pubblico, e le altre candidate che diventano le sue damigelle, devono saper cantare per poter poi esibirsi nelle piazze della cittá, negli ospedali, nei centri per gli anziani, nei centri commerciali e nelle fabbriche.

A Verona 

Secondo la tradizione popolare veronese, intorno al XIII secolo, in città, in particolare tra i bimbi, era scoppiata una terribile ed incurabile epidemia di “male agli occhi”. La popolazione decise allora di chiedere la grazia a Santa Lucia, con un pellegrinaggio a piedi scalzi e senza mantello, fino alla chiesa di S. Agnese, dedicata anche alla martire siracusana, posta dove oggi c’è la sede del Comune: Palazzo Barbieri. Il freddo spaventava i bambini che non avevano nessuna intenzione di partecipare al pellegrinaggio. Allora i genitori promisero loro che, se avessero ubbidito, la Santa avrebbe fatto trovare, al loro ritorno, tanti doni. I bambini accettarono ed iniziarono il pellegrinaggio; poco tempo dopo l’epidemia si esaurì.

Da quel momento è rimasta la tradizione di portare in chiesa i bambini, per la benedizione degli occhi, il 13 dicembre e ancora oggi, la notte del 12 dicembre, i bambini aspettano l’arrivo di S. Lucia che porta loro gli attesi regali in sella ad un asinello accompagnata dal Castaldo, l’aiutante. Si lascia un piatto sul tavolo con del cibo con cui ristorare sia lei che l’asinello prima di andare a dormire. In quella sera i bambini vanno a letto presto e chiudono gli occhi, nel timore che la Santa, trovandoli ancora svegli, li accechi con la cenere. La mattina dopo, Lucia fa trovare loro il piatto colmo di dolci, fra cui le immancabili “pastefrolle di Santa Lucia”, di varia forma (stella, cavallino, cuore…), nonché l’altrettanto immancabile “ghiaia dell’Adigeed il “carbone dolce” per i bambini “cattivi”. Le formine delle frolle scacciano il male e sono di buon auspicio. Dal secolo scorso si è sviluppata, per l’occasione la tradizionale grande fiera, che ancora oggi si tiene nei tre giorni precedenti il 13 dicembre, in una piazza Bra’ riempita dai “bancheti de Santa Lussia”, ricchi di giocattoli e dolci di ogni tipo.

Nel nord Italia

In alcune regioni dell’Italia settentrionale, particolarmente nel Trentino occidentale e nelle province di Udine, Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Mantova, Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Verona, esiste una tradizione legata ai “doni di santa Lucia“. Secondo la moderna usanza, nata negli anni trenta e consolidatasi nei decenni successivi, i bimbi scrivono una lettera alla santa, elencando i regali che vorrebbero ricevere e dichiarando di meritarseli, essendo stati bravi ed obbedienti durante l’anno.

Per accrescere l’attesa dei bimbi, è uso che i ragazzi più grandi, nelle sere precedenti, percorrano le strade suonando un campanello da messa e richiamando i piccoli al loro dovere di andare subito a letto, ad evitare che la santa li veda e li accechi, gettando cenere nei loro occhi. Allo scopo di ringraziare la santa è uso lasciare del cibo; solitamente delle arance, dei biscotti, mezzo bicchiere di vino rosso e del fieno per l’asino che trasporta i doni. Il mattino del 13 dicembre, al loro risveglio, i bimbi troveranno un piatto con le arance e i biscotti consumati, arricchito di caramelle e monete di cioccolato. Inoltre, a volte nascosti nella casa, i doni che avevano richiesti e che sono dispensati totalmente o parzialmente, secondo il comportamento tenuto.

A Savignano sul Rubicone e a Forlì, invece, la festa di Santa Lucia dà luogo ad una fiera nel centro cittadino, fiera dedicata in primo luogo a torroni, croccanti, altri dolciumi e giocattoli: qui, infatti, la tradizione dei doni di Santa Lucia assume una veste particolare, che riguarda non tanto i bambini quanto le ragazze, a cui soprattutto, in questa occasione, si regala del torrone.

Fonti: wikipedia  / http://www.visitsweden.com/svezia/Local-pages/Italy/Santa-Lucia/

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