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La piccola Audrey Marie Santo

La piccola Audrey Marie Santo

Vergine mistica (1983-2007) 14 aprile

Audrey Marie SantoSoprannominata Little Audrey, all’età di tre anni, in seguito ad un incidente riporta gravi danni cerebrali, ma dopo un pellegrinaggio a Medjugorje, si verificano miracoli incredibili ed inspiegabili. E’ già stato avviato il processo per la sua canonizzazione.

Audrey Santo era la più giovane di quattro figli nati da Linda e Steve Santo. Il 9 agosto 1987, a 3 anni, Audrey stava giocando fuori nel vialetto con il fratellino di 4 anni, Stefano. Quando la mamma Linda vide rientrare in casa il fratellino da solo. Uscì quindi con il figlio dodicenne Matteo in cerca della piccola Audrey. La trovarono a faccia in giù nella piscina del cortile della nonna. Con prontezza il fratello maggiore si tuffò per recuperarla e portarla immediatamente in ospedale.

Video in Inglese

Per tre settimane rimase in coma. In terapia intensiva Little Audrey poteva muovere solo le dita e gli occhi. Ormai anche i medici rassegnati suggerirono ai coniugi Santo di metterla in un istituto che potesse occuparsi di lei 24 ore su 24, ma tutta la famiglia era concorde: la piccola Audrey doveva tornare a casa con loro. Nel mese di novembre, a quasi quattro mesi dall’incidente, riescono a portarla a casa.

Il padre di Audrey, Steve Santo non se la sentì di affrontare la situazione e lasciò la famiglia alcune settimane dopo l’incidente, tornando qualche anno più tardi, ma solo per lasciarla di nuovo poco dopo.

Audrey Marie Santo1Una volta tornata a casa, Audrey aveva bisogno di un’assistenza infermieristica cosstante. Oltre ai familiari, un team di infermieri forniti dalla Commissione del Massachusetts per i Ciechi, si alternavano per prendersi cura di Audrey.

La famiglia ha sempre sostenuto che la piccola si trovasse in uno stato chiamato mutismo acinetico, caratterizzato dall’impossibilità di parlare e di eseguire movimenti su comando, ma pienamente vigile e sveglia. Tuttavia, Edward Kaye, il neurologo pediatrico che l’ebbe in cura per gli otto anni successivi all’incidente sostennne che la sua situazione fosse ben più grave.

Video in francese

Il viaggio a Medjugorje

La famiglia Santo, cattolica, decide circa un anno dopo l’incidente, di portare Audrey a Medjugorje , un luogo di pellegrinaggio popolare nell’allora ex Jugoslavia, dove si diceva che la Vergine Maria appariva periodicamente a sei cattolici locali dal 1981.

Fu un viaggio difficile e costoso da fare con una bambina incapace di quattro anni, ma la mamma Linda è sempre stata una donna forte e credeva fermamente che la Regina della Pace avrebbe potuto guarire Audrey. Ci credeva così tanto, che si era addirittura portata un paio di sandalini per poterli mettere alla bambina per vederla  camminare come tutti gli altri.

Audrey Marie Santo5Audrey fu presente durante una delle apparizioni della Vergine. Secondo la madre era addirittura cosciente di essere lì, perchè l’aveva vista dire ‘sì’ con un cenno del capo. Linda sentiva in cuor suo che Audrey comunicava direttamente con la Vergine Maria accettando il suo stato di anima vittima per la salvezza delle animeAll’improvviso Audrey ebbe un arresto cardiaco, lo spavento fu tale che temettero di averla persa. Tornarono negli Stati Uniti  profondamente provati, ma la fede continuava a non abbandonare il cuore di Linda.

Dopo il loro rientro da Medjugorje, accaddero fatti incredibili, e miracoli inspiegabili nella camera da letto di Audrey e all’interno della casa. Audrey diventa il centro di una serie immagini in casa di Audrey Marie Santocrescente di esperienze mistiche quali guarigioni miracolose, segnalazioni di bilocazione, profumo di rose, e conversioni spirituali.

Almeno tre delle infermiere di Audrey che erano di diverse fedi si sono convertite al cattolicesimo dopo essersi prese cura di lei. Innumerevoli altri pellegrini, sacerdoti, suore, medici, e gli scettici sono stati toccati da Dio attraverso questa bambina che non è in grado di parlare o addirittura sorridere.

Pur essendo attaccata ad un respiratore, riusciva a fermarne il flusso di alimentazione al suo stomaco, cosa che sembra impossibile a livello scientifico, ma non pratico, visto che lo faceva ogni volta che decideva di offrire un digiuno. Stranamente, anche se lei non era in grado di ingoiare alcun cibo solido, dalla data della sua prima comunione riuscì sempre ad ingoiare l’ostia eucaristica ricevendola così quotidianamente.

audrey3Alcune icone poste nella casa di Audrey iniziarono a sanguinare e trasudare olio. Anche una statua di Gesù iniziò a sanguinare, lo stesso accadde spontaneamente in un tabernacolo e sulle ostie consacrate, olio colava lungo le pareti del garage, e la Vergine Maria appare in formazioni di nubi sopra la loro casa.

Linda Santo e un infermiere hanno constatato anche la formazione di stigmate sulla giovane Audrey, anche se non sono mai state analizzate o fotografate, anche guarigioni miracolose sono seguite a queste manifestazioni. Persone affette da gravi malattie o patogie che si sono recate in visita da Audrey pregando accanto a lei hanno testimoniato di essere stati guariti.

Come si sparse la voce di questi miracoli, centinaia di visitatori si recarono a pregare vicino al capezzale di Audrey. Erano diventati così tanti che la famiglia dovette istituire degli orari precisi di visita. In casi particolari “Little Audrey” veniva portata a raduni di preghiera nel vicino stadio universitario o in una grande chiesa, per la Santa Messa.

Gesù in casa di Audrey Marie SantoL’olio trasudato dai molti oggetti vicini ad Audrey, fu raccolto in tazze e dato ai visitatori in batuffoli di cotone. I test effettuati su questi campioni di olio e sangue sono stati inconcludenti.

La posizione di Chiesa cattolica romana

Nel 1999, il vescovo di Worcester, al momento, Daniel P. Reilly, ha pubblicato i suoi risultati preliminari sul caso. In tale relazione, il vescovo ha detto che “La prova più evidente della presenza di Dio nella casa Santo è data dalla cura della famiglia per Audrey.” Per quanto riguarda i presunti miracoli, ha sottolineato come fosse necessario attendere i risultati della commissione che sta analizzando il caso, e ovviamente precisò che pregare un essere umano vivo non era accettabile per la dottrina cattolica, ma era più che mai favorevole a pregare insieme ad Audrey.    

miracolo in casa di Audrey Marie SantoDobbiamo stare attenti a non identificare questo olio come” olio santo”, che potrebbe essere usato per ungere una persona. Il Sacramento dell’Unzione degli infermi , che solo può essere dato da un sacerdote o un vescovo, che usa l’olio benedetto alla Messa crismale, ed è dato a coloro che sono gravemente malati “.

Il vescovo ha lodato le “cure eccellenti che la famiglia ha dato alla figlia. Questa si è manifestata nella sua condizione fisica, per esempio, non ha apparentemente avuto piaghe da decubito negli undici anni in cui è stata costretta a letto.” Sottolineando come il loro “amore costante e la devozione per la loro figlia è un miracolo nel senso ampio del termine. Essi hanno sempre riconosciuto la dignità umana della loro figlia, nonostante le circostanze.” (citazioni tratte dall’ Intervento di Mons Daniel P. Reilly, Vescovo di Worcester )

Una fondazione senza scopo di lucro persegue il processo di santificazione per Audrey. Il Vescovo di Worcester, Robert J. McManus, ha dato un riconoscimento ufficiale alla fondazione.

Beatificazione e Canonizzazione richiederanno almeno due miracoli pienamente documentati e autenticati. Il consiglio di amministrazione della Fondazione Audrey Santo domanda a tutti coloro Audrey Marie Santo3che invocando l’intercessione di Audrey ricevessero miracoli di guarigioni documentabili di farsi avanti.

Audrey Santo è morta per insufficienza cardio-respiratoria il 14 aprile 2007 nella sua casa. Famiglia, amici, e il clero erano al suo fianco. La veglia si è svolta il 17 aprile 2007 e la messa funebre il 18 aprile del 2007 nella Cattedrale di St. Paul a Worcester, in Massachusetts . Al pubblico è stato permesso di partecipare a questi due eventi, ma la sepoltura è avvenuta in modo privato.

Per approfondirehttp://www.medjugorjeusa.org/audrey.htm

Altre immagini:  http://www.medjugorjeusa.org/audreypics.htm

Fonti varie

 

 

ALBERTO BONIFACIO E MEDJUGORJE

ALBERTO BONIFACIO E MEDJUGORJE

alberto bonifacio1Testimonianza di Alberto Bonifacio, uno dei primi pellegrini di Medjugorje. Dopo aver ottenuto una grazia speciale attraverso l’associazione “ARPA” porta aiuti in questa terra da più di 30 anni.     

Sono andato a Medjugorje per la prima volta per l’Immacolata nel 1983 e vi sono tornato altre 374 volte con i convogli della nostra associazione “ARPA”, ho guidato personalmente 253 pellegrinaggi di carità, in favore dei meno fortunati.

La prima volta è stata una esperienza forte, vorrei dire formidabile. La Madonna per la prima volta mi ha dato una grazia che chiedevo a Dio da più di 30 anni. Per me è stata una risposta decisiva e ho capito che nella mia vita era avvenuta una svolta importante.

Lavoravo in banca e ho incominciato a chiedere le mie ferie in modo da poter fare da guida ai pellegrinaggi, affinchè alberto bonifacio e i veggenti di medjguorjealtri facessero la stessa esperienza di fede. Dapprima mi trovavo con amici di Lecco per la preparazione dei pellegrinaggi, in modo che fossero quasi degli esercizi spirituali, e non occasione di ricerca di qualcosa di fantastico come spesso succede in questi luoghi. Questo era un pericolo da evitare anche se vedo che ancora oggi qualche accompagnatore cade in questo errore. Così ho proseguito per diversi anni ad accompagnare i pellegrini.

Poi è scoppiata la guerra nella ex Jugoslavia nel giugno del 1991 esattamente 10 anni dopo il famoso messaggio a Marija scendendo dalla collina il terzo giorno delle apparizioni 26 giugno del 1981: “Pace, pace, pace, riconciliatevi, che ci sia pace tra voi e Dio, che ci sia pace nelle vostre famiglie e pace nel mondo.”

A Medjugorje, con lo scoppio della guerra, la Madonna non è stata ascoltata, come era successo anche a Fatima, per cui era scoppiata la seconda guerra mondiale. Allora io tenevo una trasmissione radiofonica su Radio Maria perchè conoscevo Don Mario che mi aveva cristo risortochiamato a preparare un gruppo di pellegrini.

Particolare del polpaccio sgorgante lacrime del Cristo Risorto di Medjguorje 

Nella mia trasmissione parlavo soprattutto di Medjugorje. Nei primi tempi della guerra non era possibile portare pellegrini a Medjugorje perchè troppo rischioso. Intanto si avvicinava la festa dell’Immacolata alla quale non ero mai mancato dal 1983.

Mi dissi bisogna che ritorni a Medjguorje. Però mi sembrava doveroso portare aiuti ai profughi, rifugiati sulla costa Dalmata dalla Croazia del Nord “e poi anche dalla Bosnia, quando nell’aprile 1992 la guerra sarebbe scoppiata anche li”. L’importante per tutti noi e i miei volontari, era di portare aiuti dove non arrivavano, senza fare discriminazioni etniche e religiose. Per questo la nostra associazione si chiama “Arpa”, Associazione Regina della Pace. La pace non può fare distinzioni fra cattolici, musulmani,
ortodossi……. Noi andiamo dove troviamo povertà e condizioni umane poverissime, in sintonia con i messaggi della Regina della pace a Medjugorje.

ALBERTO BONIFACIO E LA VEGGENTE VICKA

Alberto Bonifacio in compagnia della Veggente Vicka

La guerra è finita alla fine del 1995, ma non sono finite le povertà. In moltissime zone della Bosnia tantissimi sono ancora i profughi che non possono rientrare nelle loro case perchè distrutte e occupate da altri. Nei centri profughi si vive ammassati in situazione veramente terribili, senza acqua, spesso senza cibo. Sono un pò abbandonati a se stessi. Quindi il nostro impegno prosegue.

Difficile fare un elenco. Ci sono ad esempio i 10 campi profughi musulmani che serviamo ogni mese, dove vivono solo orfani e vedove, perchè i mariti sono stati massacrati. Così a Srebrenica, Bratunxac, Vlasenica, Zvornic, e altre città della Bosnia. Lì sono raccolte le vedove musulmane con i loro figli, perchè hanno tantissimi figli, in questo senso dimostrano che possiedono un forte sentimento della sacralità della vita che molti di noi hanno perduto.

Ma aiutiamo anche tantissimi campi profughi di croati e di serbi. Portiamo aiuti e viveri anche in tanti ospedali che hanno bisogno perchè ricevono pochi sussidi e viveri dallo stato che funziona male, alberto bonifacioperchè diviso. A Sarajevo aiutiamo tante famiglie povere con l’associazione Sprofondo, creata da Don Renzo Scapolo sacerdote comasco.

Tornando a Medjugorje e alle apparizioni credo che Dio abbia scelto quel luogo perchè è un punto chiave. Un crocevia di contrasti drammatici, già dal 1500 quando l’Europa rischiò di essere invasa dall’Impero Ottomano e dall’Islam. I Cristiani di quei posti fecero barriera a questa invasione e ancora adesso si trovano al confine. Che le apparizioni continuino da 31 anni non costituisce un problema, perchè la Madonna o Gesù stesso apparvero ad un veggente o ad una persona lungo il corso di tutta la sua vita. Certamente non si possono fare confronti con queste apparizioni, perchè Medjugorje è il compimento di Fatima e le ultime apparizioni di Maria Santissima sulla terra.

Le apparizioni hanno investito direttamente tutta la parrocchia di Medjugorje e ciò rende queste apparizioni diverse dalle altre. Fin dal primo messaggio del giovedì nel marzo 1984 ha detto che era venuta per tutta la parrocchia perchè diventasse il modello delle parrocchie di tutto il mondo.

Alberto Bonifacio e Marco Ripamonti

Alberto Bonifacio e Marco Ripamonti

I messaggi principali sono la preghiera, che deve diventare gioia e normale abitudine quotidiana. Poi vi è l’Eucaristia, che è il centro della vita di Medjugorje, come anche in altri Santuari, perchè la Madonna porta sempre a Gesù Cristo. E con l’Eucaristia il sacramento della penitenza. La Madonna chiede la confessione almeno una volta al mese.

Certi Santi si confessavano una volta al giorno, ma una volta al mese va bene. Poi la Madonna ci invita alla lettura della Bibbia, cioè a meditare e a vivere la Sacra Scrittura.

Un grazie speciale a Marco Ripamonti e il suo amico fraterno Walter Perego che ci hanno suggerito questo articolo.

QUANDO LA SOFFERENZA DIVENTA GRAZIA

QUANDO LA SOFFERENZA DIVENTA GRAZIA

volto mariaIl potere di Dio non ha confini come la Sua bontà infinita. Vedi amica nella FEDE, e’ un po’ difficile per un piastrellista poter raccontare cosa si prova ogni volta che decidiamo di andare a Medjugorje, perché ogni volta è come se fosse la prima volta, ma desidero provarci…

La Mamma della Pace chiama tutti i credenti a pregare. E anch’io e mia moglie abbiamo sentito questa chiamata. La prima volta che siamo stati a Medjugorje è stato nel  2005, da allora non abbiamo più smesso. Siamo stati toccati dalla grazia e abbiamo ricevuto il miracolo più grande: la FEDE, grazie alla quale ci è diventato più facile e necessario pregare. Fede e preghiera sono stati il nostro sostentamento nei momenti più difficili, ma anche nei momenti più belli che il Signore ci ha regalato.

ricchezzaQuando ero giovane pensavo che tutto il mondo fosse mio, lavoro e denaro erano le mie aspirazioni, fino a quando non mi sono ammalato. Ero costretto a rimanere a letto per via di un dolore insopportabile alla schiena. Camminare era sempre stata una cosa normale, in quel momento, capii che anche muovere pochi passi era una grazia. Questa situazione durò per ben 3 anni. Da questa circostanza capii che il Buon Dio mi aveva dato anche un’anima, alla quale non avevo mai pensato, tantomeno avrei mai pensato di poterla mettere al centro della mia vita.

In questo periodo di grande sofferenza ed introspezione ho avuto finalmente tempo. Non potevo più correre dietro ai soliti pensieri e alle solite preoccupazioni, ne erano sorte altre, alle quali non potevo porre rimedio. Più il tempo passava, più imparavo a conoscermi, o meglio, a conoscere quella parte più profonda del mio essere che ora posso distintamente chiamare anima. Ho dovuto lottare contro le mie abitudini e le mie paure per attraversare questa grande prova,  per accettare i miei limiti fino ad abbassarmi alla preghiera e più ancora… alla volontà di Dio.

Couple walking outdoors with walking stickNel 2005 un giorno dissi alla mia amata moglie: “Chicca vorrei andare a Medjugorje a ringraziare la Mamma Celeste perché ha permesso ( per mezzo del Padre ) che io possa camminare ancora.” Mia moglie fu entusiasta della proposta, così prenotai la nave che faceva Chioggia Spalato e dopo un mese circa partimmo, portando con noi l’auto diretti a Medjugorje.

Siamo arrivati verso le 17,00 a destinazione. Già si respirava un’aria diversa, sembrava di essere in un’oasi di pace. Abbiamo preso una camera in una pensione, gente gentile e prima dei pasti, la preghiera di ringraziamento a Dio. Abbiamo subito partecipato alla S. Messa, poi abbiamo fatto un giro nel Paese e con la gioia nel cuore siamo andati a dormire presto, per poter partecipare il giorno seguente alla prima messa del mattino in Croato. Essendo mia moglie di Pola, avrebbe gustato in modo particolare il santo rito, nella sua lingua.

chiesa internoIl mattino seguente eravamo pronti per il rito croato. Pur non comprendendo la lingua fui scosso da una grande commozione e proprio durante la celebrazione eucaristica sentii le lacrime bagnarmi il viso, mi voltai verso mia moglie e mi accorsi che anche lei piangeva di gioia. Ci siamo sentiti come due bambini, con quei goccioloni che ci rigavano un viso luminoso e pieno di gioia. Non si può spiegare a parole quello che provammo.

Decidemmo così di dirigerci verso il Podbrdo, ovvero la collina delle apparizioni, ma quando mi trovai ai piedi di quella scoscesa salita coperta di sassi mi resi conto che non potevo assolutamente salire. Volgendomi verso mia moglie e le dico: “Io non sono capace di salire, va su tu e prega anche per me.” Lei mi guarda e si incammina; io senza rendermene conto cominciai a seguirla. Ero convinto che mi sarei fermato di lì a poco, invece continuavo ad andare avanti, come sorretto da una forza invisibile che mi aveva incantato.

podbrdo3Quando mi sono trovato ai piedi della Mamma Celeste sono scoppiato a piangere, era la prima volta che sentivo una presenza divina vicino a me, anche mia moglie e’ rimasta sbalordita, non credeva ai propri occhi. Non servivano parole, entrambi capivamo, entrambi sapevamo, che la Mamma ci aveva accompagnato e ci aveva dato forza e coraggio.

Per tutto il giorno abbiamo parlato di quello che il Padre mi aveva permesso di fare quel giorno. Alla sera siamo tornati in chiesa a pregare e così quei giorno e’ volato. Ero stanco, ma sentivo dentro una pace, una serenità che avevo provato solo da bambino e ho ringraziato Dio che mi aveva permesso di ritrovare la fede.

Aver ricominciato a camminare era già stata una grazia immensa, ma mi resi conto che il dono più grande era quella gioia che sentivo dentro e che mi faceva e mi fa sentire amato, dandomi la forza necessaria per affrontare le prove della vita con la consapevolezza che Lui non mi abbandona mai, che è sempre con me, nelle gioie come nelle debolezze, nelle prove come nelle vittorie.

Quei cinque giorni sono volati. Unico rammarico… non poter salire il Krizevak, il monte della Croce Bianca. Auguro a tutti voi di Croce Krizevak 1provare la felicità che provo io quando sono a Medjugorje. Per noi ogni volta e’ come fosse la prima volta, torniamo sempre con il cuore arricchito di nuove esperienze.  Qui la Regina della Pace fa dono della sua regale presenza per ricompensare un popolo che ha dato la vita pur di non rinnegare la sua fede durante le numerose guerre ed invasioni, ma il sangue dei numerosi martiri ha fatto fiorire il giardino più bello, un giardino che rimane fiorito anche in inverno grazie alla presenza viva e vera di Maria SS.

Nel mio cuore rimarrà l’esperienza più bella della mia vita e la fede mi fa vivere senza ansie e con quel poco che serve, tutte le altre cose sono in più. W la MAMMA CELESTE. Un abbraccio di amicizia da Chicca e Giuliano Cogo

Ciao Medjugorje terra di pace.

LA RAGAZZA CON LA VALIGIA

LA RAGAZZA CON LA VALIGIA

valigia1Torno indietro di 48 anni. All’epoca  avevo 16 anni e per la prima volta dovetti allontanarmi da casa per lavorare.  Andai in provincia di Varese ed alloggiai in un convitto di Suore. Lavoravo in una fabbrica di filati lino e canapa .

Eravamo tante  ragazze, per la maggior parte della Sardegna, mi trovavo molto bene. Tutti i giorni prima di recarci al lavoro, andavamo nella cappella con le Suore  e pregavamo la Madonna per ringraziarla e a Lei affidavamo la giornata lavorativa che dovevamo affrontare.

Mi divertiva e mi piaceva tanto stare in quel convitto di suore, con tante amiche con le quali condividere  le nostre fragilità  ed anche la nostalgia per l’essere lontani dai nostri cari.  Una certa curiosità o forse anche gelosia, ad un certo punto, me l’aveva creata una  ragazza che stava sempre con un libro  in mano  e si tratteneva nella cappella anche dopo la S. Messa e il Rosario. Un bel giorno la fermai e le chiesi: 

Fanciulla che legge

“Come mai ti trattieni sempre nella  cappella  e porti con te sempre un libro? Mi puoi spiegare il perchè e a cosa ti serve? 

Lei con un sorriso mi rispose che il  libro era il Vangelo  (io non sapevo neanche cosa fosse  il Vangelo) e che se lo avessi voluto me l’avrebbe prestato. Sinceramente io non sapevo che fare con il Vangelo (VEDI L’IGNORANZA?) , ma lei subito mi spiegò

“Appena la cappella è libera , entri, ti leggi una pagina a caso e la mediti”. 

Così feci, entrai nella  cappella e mi misi a sedere  nel primo inginocchiatoio, vicinissimo all’Altare , dietro all’altare c’era un affresco bellissimo, che rappresentava la Madonna col Bambino Gesù tra le sue braccia.  Cominciai a leggere , ma non capivo ciò che leggevo perchè mi sentivo distratta . Il mio sguardo d’improvviso si posò sull’immagine della  Madonna  per un attimo , ma  poi mi proposi di non distrarmi altrimenti non  mi sarei concentrata nella lettura e di conseguenza non avrei capito nulla.

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Così assorta cominciai a sentire come se una  mano mi avesse toccato il mento per sollevare la mia testa e guardare l’affresco della  Madonna, non potevo crederci e nonostante i dubbi, ripresi a leggere e per l’ennesima volta sentii nuovamente la mano, che mi prese il mento e mi sollevò il volto  dicendomi: (da notare che io nella cappella ero sola) ” Guardala “; e così sollevai lo sguardo e vidi  la Madonna che piangeva e  dondolava tra le sue braccia il bambino Gesù . Vedendo quella scena ho avuto paura e scappai; mentre scappavo sentivo dentro di me una voce  che mi implorava di restare ancora lì , non ho avuto il coraggio di rientrare nella cappella, mi misi a sedere nella gradinata che stava di fronte alla cappella e cominciai a piangere come una bambina.

Il caso ha voluto che in quel momento passasse di lì la ragazza che mi aveva prestato il vangelo  e vedendomi piangere mi chiese il motivo di questo pianto.  Da quel momento, che erano le ore 15 circa sino alle 21, non ricordo più nulla, mi sono ritrovata a letto con le suore intorno e la Madre Superiora ai piedi del letto. Aprendo bene gli occhi , chiesi loro:

“Perchè mi trovo a letto e che ci fate  voi quì ? “

Suora_Di_Clausura

La Madre Superiora mi rispose : (mentre le altre suore avevano le mani giunte )

 ” Vedi Maddalena , forse tu sei stata scelta ……”

Appena ho sentito quella frase, cominciai ad urlare dicendo loro che andassero via e che tutto ciò che stava succedendo o accadendo non era per me. Si fecero il segno della  croce e andarono via, io restai a letto perchè avevo la febbre alta.

Quello che mi era accaduto io lo sentivo dentro di me come un fuoco, ma ora penso che, o per  ignoranza o per mancanza di conoscenza di Dio non ho voluto dare il vero senso all’accaduto.  E così passarono gli anni per me, questo ricordo è sempre stato nascosto  nel mio cuore. Solo dopo tanti anni l’ho raccontato ai miei figli Luca e Marzia. Solo ora ho capito  che da allora avevo lacerato una parte di me lasciando un vuoto senza aver seminato e coltivato quell’amore e quella pace che solo Gesù e Maria sanno dare.. Sì , perchè anche io come tante altre persone, mi ero persa per strada.valigia2

Non partecipavo più alla Santa Messa e non pregavo mai il S. Rosario.

Nel 2012 decisi di andare a  MEDJUGORJE, all’inizio ero entusiasta di andarci, ma quando mancavano 5 gg alla partenza, sarà perchè stavo tanto male con la schiena e con le spalle, non volevo più  fare quel pellegrinaggio, in poche parole, mi sentivo una persona molto impedita e dolorante nel fare le cose,  non riuscivo ne a vestirmi senza l’aiuto, tanto meno riuscivo a camminare bene.

I dolori alla  schiena e alle  spalle  erano troppo forti. Ma  poi, all’improvviso dentro di me qualcosa è cambiato; mancavano un paio di giorni alla partenza e decisi di partire comunque con un gruppo meraviglioso per MEDJUGORJE. Pensavo non ci fosse più il posto sul pullman, invece con mia grande sorpresa si era liberato. Ricordo che il giorno della partenza ( non vedevo l’ora di salire sul pullman) sono caduta e mi si sono rotti gli occhiali sul viso, lasciandomi una piccola cicatrice che mi porterò come ricordo. Ma nemmeno davanti a questo ragazzami sono fermata, sanguinante e un po’ dolorante, mi sono rialzata e finalmente sono salita sul pullman.

Pensavo anche che per me sarebbe stato uno strazio (non era  facile viaggiare 14 ore in pullman nelle condizioni in cui ero)  ma appena mi sono seduta già stavo meglio, non sentivo più il mal di schiena ne il fastidioso dolore alle spalle, al contrario, sentivo che dentro di me qualcosa si stava ricreando. La fede si stava riaccendendo e l’Amore che nel mio cuore sembrava essersi assopito, stava riaffiorando.

Più ci avvicinavamo a MEDJUGORJE, e più  sentivo tante emozioni bellissime scorrere  dentro di me. Mi sembrava di riprendere quel viaggio  che era stato interrotto tanti anni prima, come se il tempo si fosse fermato a quegli anni e tutto ciò che vi era nel mezzo fosse stata solo una pausa poco importante. Arrivata a MEDJUGORJE  non stavo più male , tutti i dolori che avevo non li sentivo più, ho scalato i 2  monti senza fatica e senza dolori. La cosa più bella, è che dentro di me sentivo la presenza della Madonna che mi accompagnava in ogni momento della giornata.Medjugorje

Ho pianto tantissimo di gioia perchè quello che ho sentito e provato in quei giorni a MEDJUGORJE, non lo avevo mai provato. Ho capito che la Madonna non mi aveva mai abbandonata, al contrario mi stava aspettando, sapeva che sarei tornata, lo sapeva ed ora ne ho la certezza e so che non voglio lasciarla mai più.

Non finirò mai di ringraziarla, per avermi aiutata a ricucire e riempire di pace e di fede quel solco vuoto del mio cuore. Ora, questo dono ritrovato, grazie alla conversione, non voglio lasciarlo mai più per nessun motivo al mondo.  Mi sono innamorata di Maria e di Gesù. Spero che questo Amore duri tutta l’Eternità.

Maddalena B.

ALTRE TESTIMONIANZE

 

 

LO SPIRITO FILIPPINO

LO SPIRITO FILIPPINO

MEDJUGORJE – PASQUA 2014

podbrdoStupenda questa Pasqua a Medjugorje!! Quanto ho imparato da questi pellegrini Filippini! E quanti doni da “Mamma Mary” e da Gesù!

Eccomi tornata dopo un’esperienza favolosa! Siamo stati accompagnati dallo Spirito Santo per tutto il viaggio e un sacerdote Carismatico che celebrava messa alla Chiesa di Tihaljina, ci ha davvero commosso e riempito di doni e grazie.

Lo spirito dei pellegrini filippini è davvero eccezionale, l’umiltà e la gioia che mi hanno trasmesso non potrò mai descriverla a parole, insieme ad un grande spirito di adattamento son un esempio per tutti noi. Sono partita davvero molto stanca, erano diverse notti che dormivo pochissimo e temevo di non riuscire a trasmettere loro il vero spirito di Medjugorje, ma la Madonna ha spazzato via da tutti noi ogni stanchezza e ogni paura!

Temevo ci sarebbe stato difficile pregare visto che per Pasqua mi aspettavo tantissima gente, ma alla fine non è stato così. Sul Krizevac a causa del brutto tempo c’eravamo solo noi, e sotto una pioggia fortissima, che aveva addirittura creato un piccolo corso d’acqua, non ci siamo fermati fino a che non siamo arrivati in cima.

pasqua 2014 htlUn bimbo di 7 anni dopo essere sceso dalla famosa montagna con estrema facilità senza mai cadere, sotto lo sguardo stupito di tutti ha confessato che non era caduto perchè “Mamma Mary” lo teneva per mano.

Purtroppo non sono riuscita a seguire come avrei voluto con altrettanta assiduità anche il secondo pullman, composto non solo da filippini, ma anche da italiani. Devo però ammettere che quando ho avuto modo di pregare con loro sono stati bravissimi! Mi hanno aiutato tanto nel coinvolgere tutti nella preghiera. Si sono impegnati a pregare anche quelli non abituati a farlo e alcuni mi hanno confessato che qualcosa ha toccato il loro cuore.

pasqua 2014 bus 2

L’unica cosa che mi ha deluso un po’ è stato il trovare così tanti nuovi alberghi 4 stelle, lussuosi e pieni di ogni confort gestiti da gente del posto sui quali speculano imprenditori stranieri. Purtroppo dove c’è il Signore si sa che arriva anche il padrone di questo mondo, per questo non dovremmo voler andare in questi alberghi. 

Io mi impegnerò a portare almeno i miei pellegrini in famiglia, o presso pensioni del posto, gestiti da persone umili e semplici che ti fanno sentire il vero spirito di Medjugorje. Non si può andare in questo luogo per entrare in una “SPA”! Pellegrini esigete un vero pellegrinaggio, fatto di semplicità, di raccoglimento, spirito di aggregazione e adattamento, e davvero le grazie non mancheranno!

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Un abbraccio a tutti i miei pellegrini! Vi ho portati tutti con me, anche voi, lettori di Maria Regina dell’Universo, le vostre intenzioni e le vostre famiglie! Siete nel mio cuore sempre e ogni benedizione, ogni preghiera, ogni sacrificio è anche per tutti voi!!

Con affetto

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1-2 novembre 2013

medj. nov. 2013Nel messaggio del 2 di questo mese la Madonna ci parla molto del Nostro Padre Celeste e del Suo amore per noi. Ebbene con questo gruppo di stranieri posso proprio dire di aver toccato con mano quanto ci ama, e le apparizioni della Madonna confermano ancora di più questo suo amore per noi.

Questa volta la Madonna mi ha chiesto di accompagnare un gruppo di pellegrini filippini, etiopi e del Kamerun, tutti stranieri. La mia preoccupazione era grande, quanto la mia responsabilità. Infatti ho visto subito che la maggior parte di loro non era mai stata a Medjugorje.

Appena salita sul pullman ho visto un clima di grande gioia ed affiatamento. L’organizzatrice del viaggio infatti aveva trasmesso a tutti la sua luce e la sua energia. Una persona davvero fantastica! Quando ho visto che vi era già qualcuno che seguiva il gruppo ho pensato subito che non avrei potuto far nulla per loro, in quanto avevano già chi poteva guidarli, ma sono stata invitata medj. nov. 2013comunque a dare la mia testimonianza e a pregare con loro.

Il viaggio era notturno sia all’andata sia al ritorno e non è stato per nulla facile rimanere sul proprio sedile per tutta la notte in un pullman completo, ma non ho sentito nessuno lamentarsi, a parte una persona che è stata motivo di allegria per tutti. Ogni pellegrino sapeva bene che non potendo assentarsi dal lavoro aveva solo quella opportunità di andare a Medjugorje, approfittando del ponte e questo a loro bastava.

Tutto ciò mi ha fatto davvero riflettere. Quante volte mi sono sentita dire da italiani che non vanno a Medjugorje in pullman perchè è troppo lontano, perchè è faticoso, perchè non possono salire le montagne… a queste persone non importava nulla di ciò che la Madonna avrebbe loro riservato, l’unica cosa che desideravano era potersi sentire vicino a Lei in una terra che consideravano già benedetta dalle Sue mani, e ringraziarla per grazie ricevute tramite la Sua intercessione.

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Durante l’apparizione del 2 in tanti si sono sentiti toccare il cuore. Qualcuno ha confessato di aver visto segni eloquenti della presenza di Maria, ma un’esperienza negativa aveva messo tutti in agitazione. Nonostante le continue raccomandazioni relativamente ai documenti, abbiamo avuto la spiacevole notizia che un ladro aveva derubato uno dei nostri pellegrini.

Il fatto che l’ambasciata era chiusa per il week-end non faceva sperare in bene, ma la Madonna ci ha aiutati e Nordy, l’organizzatrice del viaggio è riuscita a Sarajevo a fare il documento necessario per il rimpatrio! Nel frattempo noi sul Krizevac stavamo pregando una via Crucis sotto una pioggia torrenziale. Ci sentivamo dentro una lavatrice, ma imperterriti siamo giunti fino in cima, quando la pioggia è cessata.

Ringrazio di vero cuore tutto il gruppo per l’affetto ricevuto e l’insegnamento di fede che mi ha dato. La preghiera non è mai venuta a mancare, anzi è stata più forte e sentita che mai. E’ stato come essere una grande e solida famiglia, un’esperienza davvero indimenticabile! Grazie Mamma cara per avermi fatto questo magnifico regalo! Ma soprattutto, grazie Padre Santo, che permetti a Maria SS di visitarci con la sua presenza viva e vera, di darci messaggi che ci insegnano l’amore, di guidarci verso la nostra vera meta: il paradiso dove Tu ci attendi!   

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IL MISTERO DI MEDJUGORJE

IL MISTERO DI MEDJUGORJE

“Se sapeste quanto vi amo, piangereste di gioia”

Questa è la frase, forse più conosciuta dopo “Pregate, pregate, pregate” della Regina della Pace, ed è anche la frase che più si avvicina a quello che è stato per me questo pellegrinaggio. 

Non c’è cosa più bella per un accompagnatore che vedere il proprio gruppo unito, umile, solidale e soprattutto estremamente innamorato di Gesù e di Maria, che trasmette tutto questo con una gioia che scaturisce da un cuore libero da preconcetti, insofferenze o aspettative. La Madonna mi ha dato la grazia di sentire nel cuore la sua commozione nel vedere i suoi figli raccolti intorno a lei e i fazzoletti non bastavano mai.

Anche questa volta i segni della sua presenza in mezzo a noi, non sono mancati.

Per ogni partenza vi sono degli omaggi particolari che ci vengono donati da coloro che purtroppo non possono essere fisicamente con noi. Questa volta ci sono stati regalati dei libri che meditavano la parola del Signore e raccoglievano in fondo alcuni messaggi della Gospa. Nella prima pagina vi era la dedica ad un sacerdote. La mattina dopo il nostro arrivo veniamo accolti da Vicka per sentire la sua testimonianza e pregare con lei. Assistiamo ad una meravigliosa S. Messa, dove abbiamo modo di notare un sacerdote che fa iniziare proprio ad una del nostro gruppo la coroncina della Divina Misericordia, per riempire l’attesa. Dopo la testimonianza di suor Cornelia ci avviamo al pullman e con somma gioia quando siamo tutti seduti entra proprio quello stesso sacerdote per benedirci tutti! La nostra gioia è al culmine, perchè nessun sacerdote ci aveva accompagnato e ci sentivamo un po’ “orfani”. La Vergine aveva sentito il nostro dispiacere e ci stava donando una gioia immensa! La sorpresa però è stata che quel religioso altri non era che il sacerdote a cui era dedicato il nostro libro!!! Maria è davvero grande e non lascia nulla al caso!

krizevacMentre scendevamo con la nostra guida la montagna del Krizevac mi sento dire: “Ecco perchè la gente torna a Medjugorje!” Negli occhi dei miei pellegrini ho avuto modo di vedere la commozione nel sentirsi amati e accolti, nel vedere che davvero quel rosario che a volte ci è sembrato tanto noioso e ripetitivo poteva essere invece fonte di gioia e di pace. Una Via Crucis fatta con amore, immergendosi nel mistero della sofferenza di Cristo può guarire un cuore, lenire le sue ferite e donare salvezza. Ecco il mistero di Medjguorje. Non sono le montagne da scalare, né il sole che alcuni sperano di veder girare, né apparizioni o foto particolari… ma l’amore e la gioia, le testimonianze e la preghiera fatta con il cuore che ti aiutano a salire sempre più in alto fino a desiderare di non tornare più. Come i veggenti spiegano che quando sono con la Madonna non vorrebbero che stare con lei, nonostante amino immensamente i loro figli, mariti, genitori… così è per il pellegrino che va con cuore umile a Medjugorje… sente l’amore di Maria e non vorrebbe più lasciarla.

Al nostro ritorno ecco il passaggio più bello e necessario di un pellegrinaggio: le testimonianze. 

Giuseppe autista di taxi a Bologna ci racconta:

” Faccio già parte di un gruppo di preghiera di taxisti di Bologna che si riunisce ogni tanto, grazie alla buona volontà di un altro convertito a Medjugorje. Ci incontriamo a dire un rosario, ma ancora non andavo a messa la domenica, solo per le feste più importanti del Natale o delle Palme… finchè non sento il desiderio di andare anch’io a Medjugorje. Un mio collega mi dice che sua moglie sta organizzando un gruppo e subito mi aggrego a loro, poichè avevo già avuto modo di conoscerla in uno dei nostri incontri. Premetto che pur non essendo giovanissimo, ero intenzionato a salire le montagne e dopo aver superato la prima (il Podbrdo) desideravo salire anche la seconda, anche se mi avevano detto che era molto più faticosa. Nessuno riuscì a farmi desistere, ma tra la seconda e la terza stazione comincio a sentire un fortissimo dolore al petto, stavo proprio male! Vedo che il resto del gruppo era andato avanti e mi viene paura, mi volto indietro e vedo una signora bionda del nostro gruppo e le dico che proprio non ce la faccio, sto male, voglio aspettarli lì, finchè non scendono. Lei mi guarda con estrema dolcezza e mi dice: “Sei proprio sicuro di non farcela“. Io insisto che non ce la posso fare sto troppo male… e lei mi dice: “Prova a fare qualche passo e vedi, se proprio non ce la fai ti fermi“. Non so se sia stato come me lo ha detto, o quello che ha detto, ma mi sono girato nuovamente verso la montagna e improvvisamente non ho più sentito alcun male, ho cominciato ad andare avanti e sono arrivato fino in cima. Ancora a pensarci mi vengono le lacrime e ci ho messo tanto prima di avere il coraggio di testimoniarlo al gruppo. A casa sono andato dal medico per raccontargli tutto. Lui ovviamente scettico ha voluto subito sottopormi a una visita accurata. Il medico che mi ha fatto l’elettrocardiogramma sotto sforzo addirittura mi ha detto: “Scusi ma per quale motivo lei è venuto qui?” perchè non vi era traccia del probabile attacco di cuore che avevo avuto. Ora ogni anno torno a ringraziare e ogni anno piango di gioia… e la Messa domenicale per me è diventata un appuntamento del quale non posso più fare a meno. ”

Questa è la vera Medjugorje: la forza della fede, della preghiera fatta insieme alla nostra cara Mamma Celeste.

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LA MADONNA MI É APPARSA

LA MADONNA MI É APPARSA

A settembre torno a Medjugorje per il mio 28°stauta marco ripamonti Pellegrinaggio.” La testimonianza di un innamorato di Maria fin dalla più giovane età che viene accontentato per la sua grande perseveranza e ardore nella preghiera.

Ho sempre sentito nel mio cuore fin da bambino un intenso amore per la Madonna, e un desiderio struggente di vederla almeno una volta nella vita. Da quando avevo 10 anni fino ai 18, mi svegliavo sempre la notte intorno alle 2:00 perché sentivo dentro il mio cuore una gioia ed un amore così intensi per la Madonna da non poter più dormire e da allora pregavo intensamente chiedendo a Maria di poterla vedere almeno una volta nella mia vita.
Un giorno nel Maggio del 1999 mia madre mi invitò a partecipare ad un incontro di preghiera che si svolge spesso alle Ghiaie di Bonate dove la Santissima Vergine era apparsa nel 1944 alla piccola Adelaide Roncalli.
Li incontrai un mio grande amico di Merate, Gianluigi Passoni, il quale mi diede da leggere il Marco Ripamonti e Vickalibro di Don Zorza “GRAZIE PER AVERE RISPOSTO ALLA MIA CHIAMATA”, che è la frase con la quale la Madonna di Medjugorje termina ogni volta i suoi messaggi dalla prima apparizione avvenuta il 25 Giugno 1981 ad ora.
Leggere delle innumerevoli conversioni e dei tanti miracoli avvenuti in quel luogo per mano sua e di suo figlio Gesù, fu per me un folgorazione. Continuo per un anno a frequentare quel luogo ed i vari gruppi di preghiera, nel frattempo oltre alle preghiere cominciavano anche grandi profumazioni di rose nella mia stanza. In Luglio del 2000 andai direttamente negli studi di Radio Maria a parlare con Padre Livio Fanzaga, gli parlai del mio desiderio imminente di andare a Medjugorje e del mio incontenibile amore per la Madonna.
Il Sacerdote commosso da tanto ardore mi mise in contatto subito con Ante Ivankovic’, il fratello della veggente Vicka, il quale mi diede appuntamento con la sorella in settembre del 2000 in occasione del mio primo pellegrinaggio in Bosnia Erzegovina. Sono stato con loro per 6 giorni durante il mio primo pellegrinaggio e per me è stata una folgorazione ed una emozione incredibile. Ma il fatto più sorprendente doveva ancora accadermi. Nel Novembre del 2000, un giovedì sera alle ore 21:30 circa, stavo salendo le scale tra il secondo ed il terzo piano nel palazzo di casa vecchia in Via Pascoli, ero con mia cognata quando ad un certo punto sentii una voce nel cuore di una giovane fanciulla che mi chiedeva di uscire sul balcone.
Entrato in casa mi affacciai sul balcone, fu a quel punto che la vidi: in 5 secondi 3 lampi di luce intensissima bianca esplosero in cielo, e tutto ad un tratto mi marco ripamonti alla croce bluapparve lei, la Regina della Pace, bellissima e luminosa con gli occhi incredibilmente azzurri e con un grandissimo sorriso si stagliava nel cielo tutta bianca e circondato da un alone di luce con i piedi che affondavano in una nuvola grigia. Ne fui abbagliato, si era realizzato il desiderio che custodivo nel cuore da quando ero piccolo.
Il giorno dopo ne parlai nel confessionale con Don Felice Viasco ex prevosto di Merate che mi disse: “quello che il Signore ti ha fatto attraverso la sua Santissima Madre è un grandissimo dono per la tua conversione“.
Da allora ho capito che la Madonna è presente nel nostro cuore ogni istante della nostra vita. Le ho aperto il mio cuore e ho cominciato a scrivere servizi su Medjugorje per un editore di Bergamo, ho cominciato in lungo ed in largo in tutta la Brianza a distribuire i suoi messaggi e a testimoniare a tutti la presenza di Maria a Medjugorje, inoltre anche attraverso internet svolgo un intenso lavoro di testimonianza e di vicinanza alle persone afflitte e bisognose ed anche a quelli che si vogliono avvicinare al Signore attraverso la Madonna a Medjugorje.
Dal Settembre del 2000 ho visitato Medjugorje per 27 volte e l’intima amicizia con Vicka e gli altri veggenti si è rafforzata di anno in anno. Io mi sento molto fortunato e testimone della presenza di Maria a Medjugorje, e come ripete la veggente Vicka nessuno Marco Ripamonti e suor Emmanuelarriva a Medjguorje per caso, tutti indistintamente sono stati chiamati per la loro conversione.
Tu pensi sia stato per caso, in realtà è la Vergine che ha preparato tutto. Poi tocca a te rispondere come vuoi. Io ho deciso di testimoniare la mia fede ed i messaggi della Madonna a Medjugorje.
Noi a nostra volta, i suoi apostoli, dobbiamo mettere in guarda tutti gli altri, perché come ripete Maria a Medjugorje, Satana non è mai stato così tanto forte come in questo secolo, dobbiamo incessantemente pregare in difesa dei giovani, dei Sacerdoti e delle famiglie che sono nel mirino delle forze del male e pregare molto.
In conclusione vorrei ringraziare uno per uno tutti gli amici che sono stati con noi in tutti questi anni in pellegrinaggio, ed in particolar modo Alberto Bonifacio l’eroe nascosto della Bosnia Erzegovina con i suoi 400 pellegrinaggi a favore di meno fortunati. Inoltre ringrazio il mio direttore spirituale Padre Albano Giolo, Don Adriano Ferrario e tutti i Sacerdoti che mi sono stati vicino in questi anni.
Infine un grande ringraziamento ad Ante Ivankovic’, Vicka e tutta la sua famiglia per l’accoglienza, la famigliarità e la condivisione di questo grande ed impegnativo cammino di fede.
Con grande affetto e affidandovi tutti sempre alla Regina della Pace, vostro Marco Ripamonti.

Così Medjugorje ha cambiato la mia vita

Così Medjugorje ha cambiato la mia vita

Salvatore, che ci ha mandato questa sua testimonianza, è uno dei chiesa1tanti pellegrini che torna da Medjugorje con un mistero da svelare, ma è anche uno dei pochi che riesce quasi subito in questa impresa, trasformandola in una grazia da condividere.

Partiamo presto, quando è ancora notte, la destinazione è la collina delle apparizioni di Medjugorje. Sono circa le 4 di mattina quando arriviamo ai piedi della collina; una moltitudine di persone rende quasi impossibile raggiungere il punto più vicino alla croce blu. Dal nostro gruppo, composto da 100 persone, ci stacchiamo in 20, e cerchiamo di aprirci un varco, scalando muraglioni di pietra.

Carmensissi (mia moglie) è determinata nel voler raggiungere il posto più vicino alla croce, nessuna difficoltà la fa desistere da questo proposito, così è lei ad indicare il percorso, a tracciare la via. Ad ogni ostacolo mi cede il passo, perché, mi dice: «Devi aiutare le altre persone del gruppo»; altre persone, che non conosciamo, si uniscono a noi percorrendo un tratto di strada insieme, mi offro di aiutare anche loro, convinto che gli ostacoli in gruppo si superano meglio. Alcuni di loro mirjana8si fermano nel posto a loro gradito. Il loro sorriso, la lingua che non conosce confini geografici, è un grazie per il mio aiuto. Un sorriso che conservo come un dono prezioso. Noi proseguiamo, guidati dalla determinazione di Carmensissi.

Arriviamo, in dieci, proprio dietro la croce blu, «il posto è buono», mi dice, e così decidiamo di fermarci in quell’angolo semi nascosto, dove nel frattempo trovano “rifugio”, dalla sera prima, una madre con la sua figlioletta adolescente. Con loro si fa presto a fare amicizia. L’attesa dell’apparizione è scandita dalla recita del Rosario e da una piacevole chiacchierata. La madre ci accoglie come se fossimo i loro angeli custodi. Ad un tratto altre persone si staccano dal gruppo e provano ad avvicinarsi alla croce blu. In quel posto rimaniamo in cinque (oltre a me e a Carmensissi ci sono Rosa, Katia e Gina, facciamo tutti parte dello stesso gruppo partito da Vibo Valentia) «a vigilare», l’affermazione è della mamma di…, su di loro.

Nessuno di noi immagina minimamente che in quel posto, che sembra avvolto da una benedizione speciale, succederà qualcosa di straordinario. Quando si avvicina il momento dell’apparizione ci alziamo in piedi, la bambina si inginocchia su un muretto alto qualche metro e largo poco più di trenta centimetri, gli altri si dispongono dietro e di fianco, senza mai distogliere lo sguardo da lei, per paura che possa cadere; … rimane in equilibrio perfetto. Inizia a piovere, una ragazza del gruppo apre pioggial’ombrello per riparare la bambina dalla pioggia, mentre la madre la invita a non coprirla, «è acqua benedetta, sta arrivando la Madonna». Io rimango dietro, nell’angolo sinistro di quello spazio ristretto. E’ allora che si manifesta l’evento straordinario a noi ignoto fino ad un momento prima. La ragazza è in estasi, l’espressione del suo viso è serena, sorride e piange allo stesso tempo, il suo viso è gioioso, (mai visto un’espressione simile prima d’ora), lo testimonia anche il breve filmato girato da una ragazza del nostro gruppo. La madre l’abbraccia, la stringe forte, forte, forte. E’ allora che comprendiamo che lei sta parlando con la Madonna, o che, comunque, riesce a vederla. Lei non lo dice, ma la sua espressione toglie ogni dubbio.

In quello stesso momento giungono vicino a noi una madre ed un bambino, il piccolo non ha più di sette/otto anni. Sono entrambi bellissimi, il bambino vuole salire sul muretto posto alla mia sinistra, è alto un metro e mezzo circa, da solo non c’è la può fare. Mi offro di aiutarlo, la madre me lo consegna, sorridendo, l’impressione è che me lo voglia affidare in custodia, affinché vigilassi sulla sua incolumità. Lo prendo sulle spalle e lo faccio salire sul muretto, il mio braccio sinistro stringe le sue gambe, per evitare che cada. Continuo ad ammirare la ragazzina, la madre che la stringe forte rende ancora più straordinario l’evento a cui ci è dato il privilegio di assistere. Continua a piovere e una ragazza del gruppo, Katia, mi passa una giacca antipioggia per coprire il bambino. Scopriamo in quel momento che si chiama Cristian, è questa paesaggiol’unica cosa che Carmensissi riesce a fargli pronunciare. Non è italiano, penso, ma neppure inglese, ma in quel momento la nazionalità non conta. Gli copro il capo, lui mi guarda e sorride, dopo un po’ si toglie il cappuccio, l’acqua non lo disturba affatto, il suo sguardo è rivolto nella stessa direzione della ragazza, ma in quel momento non ci faccio caso, lo scoprirò solo successivamente, rivedendo il filmato.

Mi volto, incontro il viso della madre, è in piedi, non smette di pregare un solo istante, mi sorride e da quel sorriso percepisco quanta serenità ci sia in quella donna che, in piedi, è concentrata sulla preghiera. Non ho mai visto, prima di allora, nessuno pregare con tanta intensità, fino al punto di affidare il suo bambino ad uno sconosciuto, fidandosi ciecamente di lui.

La ragazzina cattura la mia attenzione, lo sguardo è su di lei, mentre le mie mani proteggono quel bambino, Cristian, che la madre ha affidato alla mia protezione. Ad un tratto, a pochi metri dal posto in cui ci troviamo, sentiamo abbaiare dei cani, sembra che siano da soli, senza padrone; uno di loro prova ad avvicinarsi al punto in cui ci troviamo. La madre del bambino non si scompone, mentre io temo il peggio per noi, il cane sembra inferocito; lei, molto dolcemente si volta, continuando a pregare, in piedi e con le mani giunte, incrocia lo sguardo del cane senza dire una parola. L’animale cambia direzione e si allontana da noi.preghiera31

Intuiamo che la Madonna è andata via quando la ragazzina si alza, guarda la madre e gli dice, «mi ha dato un messaggio». Lei l’abbraccia forte, la stringe con tutto l’amore di una madre.  Poi, con un gesto di amorevole generosità invita la sua bambina a benedire Carmensissi, quelle parole, e quel gesto, mi distraggono per pochi secondi, continuo a stringere forte il bambino, ma lo sguardo e rivolto a … che bacia Carmensissi. Pochi secondi. Mi volto e il piccolo Cristian non c’è più.

Sono spaventato e una ragazza del gruppo mi tranquillizza, affermando di averlo visto andare via con la madre che lo teneva per mano. Questo mi conforta, il mio pianto è liberatorio perchè temevo il peggio, dentro di me rimane il mistero di come abbia fatto, da solo, a scendere da quel muretto alto oltre un metro e mezzo, e per di più lasciando il giubbotto piegato e senza che io mi rendessi conto di nulla, mentre il braccio sinistro continuava a stringerlo forte. Il tutto avviene in pochi secondi.

Un mistero che mi accompagnerà per tutta la permanenza in quel luogo benedetto, avvolto da una luce stupenda. E’ forte in me il desiderio di capire chi fosse realmente, se si sia trattato di una suggestione o di altro. Ascolto, da Rosita il racconto del bambino di Medjugojrie, e così mi precipito in un negozio, lei mi anticipa, compra il libro e, generosamente, me lo presta affinché io lo possa leggere. Anticipo la lettura del libro sul pullman, per completarla poi durante la notte, seduto in bagno, per non disturbare Carmensissi che è stanca e deve riposare. Non trovo nessuna vicka3risposta. Forse non è il momento, per adesso mi godo il privilegio di aver assistito ad un evento straordinario, con … che dialoga con la Madonna.

Il giorno successivo è in programma un incontro con la veggente Vicka. Il desiderio è di vederla da vicino. C’è tanta gente, e, allora, con Carmensissi troviamo un posticino appartato, dove posizionare una sedia, per farla riposare, di tanto in tanto, considerato anche che, il giorno prima, il pomeriggio dopo l’apparizione, Carmensissi si è fatta la collina della via Crucis a piedi scalzi, il ché è già un miracolo se considero che l’anno precedente, a Medjugorje, è arrivata con le stampelle per via di una malattia rara che, molto spesso, gli impedisce (va) di camminare.

Troviamo posto in un punto distante dal palco, dove possiamo ascoltare bene, anche se la visuale non è delle migliori. Quando Vicka arriva, però, il desiderio di vederla da vicino si avvera. Dietro di noi c’è una porticina che si schiude, esce un uomo della sicurezza che apre un corridoio tra le persone, mentre io e Carmensissi ci troviamo catapultati in prima fila. Vicka percorre velocemente il tratto di strada che la separa dal palco, non disdegna i saluti, sempre di corsa appoggia delicatamente la sua mano sulla mia e, incrociando lo sguardo di Carmensissi le manda un bacio. Coincidenza, suggestione? Forse? O forse no…

In me c’è un pizzico di rammarico per essere costretto a partire da Medjugorje portandomi dietro un mistero non svelato. Almeno non ancora. La prossima destinazione è Loreto, per visitare la Casa di Maria. Forte è in me il desiderio di entrare in quelle sacre mura. Il programma, però, subisce un cambiamento; la
destinazione non è più Loreto ma il santuario di San Gabriele dell’Addolorata, ai piedi del Gran Sasso. All’inizio sono dispiaciuto per questo inaspettato cambiamento, poi tutto cambia. Arriviamo al santuario e, dopo aver visitato la cripta, entriamo in santa gemma Galganichiesa per la assistere la messa. Il mio sguardo incrocia un’opera d’arte, bellissima, la “Crocifissione”, con Maria Addolorata e altri santi ai piedi di Gesù. Resto senza parole, ammutolito, quando tra quelle figure vedo il volto della mamma che, sulla collina Medjugorje, mi ha affidato il suo bambino. Chiedo spiegazioni sull’identità di quella santa, la nostra guida spirituale, mi dice che si tratta di Santa Gemma Galgani, una tra le più grandi mistiche della Chiesa, che dialogava con Gesù e il suo Angelo Custode. La stessa santa che ha vinto sul demonio.

Santa Gemma Galgani

La somiglianza è impressionante, capisco che non si tratta più solo di coincidenza ma di segni, inequivocabili. Il ricordo torna al giorno dell’apparizione, e capisco che, quel giorno, la piccola e dolce … ci ha reso partecipi di un grande evento, fortemente intriso di spiritualità, mentre dentro di me ritornano le parole della madre «nulla succede a caso». Poi, rileggendo attentamente il messaggio del 2 ottobre, riesco a trovare una spiegazione a tutto, dentro di me, dopo aver vissuto la resurrezione dell’anima, cresce la consapevolezza che quel primo pellegrinaggio non sarà l’ultimo, perché la Regina della Pace continua a chiamarmi e io a rispondere. Perché da allora la mia vita è cambiata, in meglio.

Salvatore Berlingieri

 

“Diario di bordo – Rotta Medjugorje”

“Diario di bordo – Rotta Medjugorje”

Qual’è il dono più grande che Dio può donare ad una persona? cuore (7)Forse la guarigione fisica per noi o per i nostri famigliari… Ma la testimone di questa avventura parla di un dono ancora più prezioso: la pace del cuore.

Tutti quelli che erano stati lì dicevano che a Medjugorje si trovava la pace del cuore… mi recai al monte dell’apparizione, ma dopo che la veggente parlò con Maria, non notai nulla di diverso in me, e ne restai un po’ delusa mentre in silenzio ci pensavo e mi recavo alla Comunità Cenacolo. Non sentivo nulla di positivo, e per questo pensavo di non esser degna. Da lì iniziai a sentirmi fisicamente sempre peggio fino a quando nel pomeriggio, dopo la messa nell’Orfanotrofio non riuscii più a muovermi. Un senso di pesantezza estrema e dolore bloccavano i miei muscoli e sentivo dolori atroci ai tendini della mano, del braccio e achillei. Non riuscivo più a muovermi neanche con le due stampelle…Mi prestarono una sedia a rotelle per tornare in albergo, mangiai e andai subito a letto. Dissi agli amici che io sicuramente il giorno dopo non sarei riuscita ad alzarmi dal letto e che quindi non avrei potuto recarmi sul monte dell’apparizione per accompagnare il ragazzo cieco che era diventato il mio compagno di viaggio dal primo giorno che partimmo e che avevo preso sotto la mia ala.

DSCI0779Ebbene il giorno dopo, mi alzai all’alba, non avevo più niente, pronta e felice di poter provare a fare (pensavo) giusto qualche metro di scalata. Pensando e promettendo agli altri che appena mi sarei sentita male o stanca mi sarei fermata. Io non so spiegarlo, iniziai a far la scalata, e sentii man mano che salivo una pace e una felicità interiore mai provata in vita mia. Pregavo per gli altri e salivo, salivo e mi sentivo leggera leggera, non sentivo neanche la forza di gravità, andavo veloce senza problemi con le mie stampelle, e pregavo di cuore come non avevo mai fatto in vita mia… avevo come la sensazione che qualcuno mi stesse prendendo da sotto le ascelle o addirittura in braccio… sensazioni che a parole non si possono descrivere… una felicità assurda, completa… mai provata prima… E la stessa cosa la vedevo in Alfonso…[…]

I miei amici erano dietro e alcuni avevano difficoltà a procedere, io invece proseguivo a passo spedito e a volte mi fermavo per aspettarli continuando a recitare il rosario… e a volte li sorprendevo che mi guardavano e piangevano… Arrivata a valle in pianura
DSCI0774 diedi le mie stampelle a Lella e camminai senza
, tranquilla e per niente stanca dopo due ore e passa di scalata, di quella scalata, di quel monte scosceso e pieno di pietre aguzze e instabili, come se niente fosse, come se fossi stata una persona sana che si stava alzando dal letto proprio qualche istante prima… Il sacerdote che ci
guidava disse è un miracolo
, e io risposi: “non è questo il miracolo“. Il miracolo vero è che ho trovato quello che cercavo da anni e non riuscivo a trovare: la pace nel cuore. E ora ce l’ho…

Accettai quattro anni fa la mia malattia, dicendo con una serenità che aveva dell’assurdo, solo: “Sia fatta la Tua volontà, aiutami ad abbracciare la mia croce“. E’ stata dura passare anni immobile in un letto piena di dolori atroci, ma la mia fede e le preghiera mi hanno salvata, aiutandomi ad aiutare gli altri, i miei ragazzi disabili, che anno dopo anno crescevano di numero sempre più.

Faccio uso quotidiano di stampelle e non posso fare sforzi fisici nelle mie condizioni, pena se nò giorni interi a letto. Non ho mai chiesto la grazia per guarire dalle mie malattie, nè la chiederò perchè penso che ci siano molte altre persone al mondo più bisognose di miracoli e attenzioni da parte di Dio. Io chiedo solo al Signore di darmi tanta pazienza e forza di sopportazione. Sono arrivata a Medjugorje con rabbia nel cuore per le ingiustizie che quotidianamente vedo intorno a me e che non riesco a risolvere, e Lei, mi ha donato quello di cui avevo più bisogno, senza che neanche glielo chiedessi: la serenità nel cuore.

Ero andata proprio lì a dire Grazie per tutte le cose belle che stiamo riuscendo a cielo5realizzare coi miei ragazzi disabili! Ero andata lì con l’obiettivo di aiutare gli altri, volevo trovare una comunità a Medjugorie che mi accettasse per far volontariato all’estero, pensavo fosse quella la cosa più giusta, la cosa che volevo fare da prima che mi ammalassi… E invece… la mia missione era un’altra e l’ho capito solo lì…

Ora sono tornata sul campo di battaglia della vita quotidiana, pronta ad affrontare tutto con più forza, con più dolcezza e con un sorriso ancora più bello, per portare pace e gioia di più agli altri. Capendo che la mia vera missione è qui in Calabria, non in giro per il mondo. Non c’è bisogno di andare lontani. La mia missione è qui in mezzo a voi, perchè anche qui, c’è tanto da fare, c’è tanto da migliorare… c’è tanto d’amare…

Carmensissi Malferà

tratto da “Diario di bordo – Rotta Medjugorje”

 

INTERVISTA AI PELLEGRINI

INTERVISTA AI PELLEGRINI

Due significative interviste ci fanno capire meglio cos’abbia di mix1tanto speciale Medjugorje. Da un ex tossico-dipendente, ex-carcerato e considerato addirittura malato di mente ad una donna italiana che in mezza giornata è stata toccata al cuore da Maria e guarita completamente.

da: Ebook gratuito Ed. 2013 – A cura di: Dott. Mimmo Di Biase – Studio Psicoterapia Lanciano Psicologia e Medjugorje: il ritorno alle origini cristiane “MEDJUGORJE: LA PSICOLOGIA DELLA REGINA DELLA PACE”

G.S. dalla Croazia

Come mai sei qui a Medjugorje?

Veramente a me ha salvato la Madonna, ma proprio la Madonna di Medjugorje, Regina della Pace, perché io mi drogavo, prendevo eroina da dodici anni e vivevo da nove sulla strada e tante volte sono stato in carcere, manicomi, una vita sbagliata e proprio un giorno, dopo tanti anni di inferno, io ho iniziato a pregare, però a Spalato. Io non sapevo Ave Maria, io non sapevo, perché quando ero piccolo andavo in chiesa e dopo, quando ho iniziato a prendere pastiglie, alcool e tutte queste cose, ho dimenticato la famiglia, chiesa, tutto e allora dopo tanti anni, ho iniziato a pregare e pregavo col cuore, pregavo e piangevo, pregavo con lacrime. Ho perso la fiducia in tutti e ho perso la speranza perché allora non sapevo come si soldi1potesse uscire dalla droga, dall’eroina, perché tanti miei amici sono morti, il 90%, la mia generazione, nessuno è uscito dalla droga e allora io ho perso la speranza e tante volte ho pensato al suicidio, una volta ho preso la pistola, l’ho messa in testa e ho premuto il grilletto e il proiettile mi è rimasto in testa, e tagliato le vene tante volte e preso tanta eroina con pastiglie e alcool, perché non avevo speranza e quella vita mi è iniziata a pesare, perché anche mio padre mi ha sbattuto fuori casa nel 1982 e non avevo contatti con la mia famiglia: ero proprio solo come un cane.

Ma ti ha sbattuto fuori casa dopo che hai cominciato a drogarti?

Si, si, dopo sei mesi, dopo che l’ha saputo. Ma lui mi voleva aiutare, però a quei tempi per me l’aiuto era sono soldi, nient’altro. Lui non mi poteva dare tanti soldi quanto ne avessi bisogno e allora lui mi ha mandato la prima volta in carcere. Sono stato tre mesi, uscito peggio di prima e dopo messo in centro psichiatrico, perché mio padre pensava che i dottori mi aiutassero. Sono stato di là anche due, tre mesi, sono uscito anche di là peggio di prima e alla fine lui mi ha trovato un lavoro, perché pensava: va bene adesso va a lavorare, sta otto ore sul lavoro, con gente che lui conosceva. Però io sono andato di là e ho rubato tutto quello che potevo e fatto prestare tanti soldi che non ho restituito e alla fine andavo a lavorare un giorno e due giorni no e così sempre facevo casino e allora anche loro mi hanno sbattuto fuori dal lavoro. Ho rubato a casa tutto quello che avevamo anche e lui alla fine mi ha sbattuto fuori di casa. Così sono stato nove anni sulla strada. Quando ho iniziato a pregare, io pregavo: Madonna, ti prego, o mi prendi su con te, che voleva dire mi fai morire, o mi dai una mano per cambiare la vita. E dopo un po’, non so Man Behind Barsneanch’io, una settimana così, io ero di mattina in un giardino, guardavo le macchine così per rubare qualcosa ed è venuta una signora, ma proprio verso di me. Non sapevo chi fosse, non sapevo se restare o andare via, alla fine sono rimasto, è venuta lei: buon giorno, dice, cerco un ragazzo che chiamano Čiuh, tu lo conosci, puoi aiutarmi a trovarlo? Cercava me! Io la guardo e mi chiedo: chi è quella lì? E io dico: sono io. E lei ha iniziato a piangere e mi ha preso sottobraccio, siamo andati a fare un giro e lei era madre di un mio conoscente, anche lui drogato. La polizia l’ha preso mentre rubava e lui è finito in carcere e la madre spesso andava di là a visitare suo figlio ed è pazzesco questo, perché i drogati sono tanto egoisti e ogni volta che sua madre veniva lui le parlava di me: dai mamma, aiuta un mio amico che è sulla strada da tanti anni, lui tante volte ha provato il suicidio, ma è buono, dai aiutalo, perché anche ai genitori non frega niente di lui. E questa madre mi ha cercato e trovato in questo modo. Mi ha fatto la carta d’identità, perché io ero un barbone e alla fine mi ha comprato un biglietto del pullman per Medjugorje. Sono venuto a Medjugorje, sono andato fino al cancello, perché lei mi ha spiegato che a Medjugorje c’è una comunità di drogati, ma io non sapevo niente di comunità.

Ma sapevi già che la Madonna qui appariva?

Certo. Io pregavo anche quando non avevo i soldi dicevo: dai Signore, dammi qualche soldo per comprare la roba. Quando compravo la roba dicevo: dai Signore, fa che sia roba buona. E solo queste erano le mie preghiere. Ma poi per la prima volta ho pregato per cambiare la vita e la Madonna, proprio la Madonna di Medjugorje, perché alla fine io sono di Spalato, non sono di qui. È proprio strano perché sono rimasto qui, perché tanti ragazzi che entrano in comunità, dopo quando escono tornano al loro paese e giù trovano lavoro, si sposano e vivono una vita cielo1normale, qualcuno anche cade di nuovo, però il 90% torna al suo paese, ma io sono rimasto qui proprio perché qui ho trovato pace, ma proprio una pace profonda. Perché per tutta la mia vita, dentro il mio cuore, c’era odio, ma odio per tutti, odio per mio padre, odio per mia madre che è morta, odio per mia sorella che è morta, odio per mio fratello che è sordomuto, odio per i bambini, odio per i vecchietti, per i ragazzi, per le genti, ma odiavo tutto il mondo. La Madonna mi ha salvato la vita, ha proprio cambiato la mia vita, ma proprio il mio cuore, la mia mente, il mio comportamento con la gente, con le ragazze, con i bambini. Adesso voi mi vedete per la prima volta, non conoscete com’ero prima e non potete neanche immaginare com’ero. I miei pochi amici che ancora si drogano giù a Spalato, quando mi vedono dicono come sono prete!

Quando hai sentito questa pace?

Quando sono entrato in comunità io non capivo che mi ha salvato la Madonna, io pensavo al destino, tutto venuto solo così. E il primo anno, io ho perso sonno, non sapevo parlare, solo gridare, bestemmie e parolacce, sapevo solo questo, ma non sapevo niente, ero limitato in testa, non sapevo chi fosse presidente. Sono stato in manicomio due anni e mezzo e sono uscito e dopo cinque mesi ho ricominciato di nuovo a drogarmi e non potevo dormire, non potevo mangiare, non potevo far niente: ero proprio come uno scemo. Perché, quando sono uscito da questo manicomio, sono uscito con la diagnosi di paranoico-schizofrenico. E io non sapevo in comunità, il primo anno, chi fossi io, chi fosse Dio, cosa fosse la preghiera, cosa fosse la fede perché, da quando avevo vent’anni, non sono stato un giorno normale. Perché, prima dell’eroina, fumavo canne e prendevo pastiglie, mi ubriacavo, facevo proprio pietà, ma ogni giorno, neanche un giorno sono stato normale. In comunità, quando mi alzavo la mattina e guardavo allo specchio, non sapevo chi fossi e dopo, piano piano, i ragazzi mi hanno aiutato tanto. Io volevo tutto in fretta: cambiare modo di vivere, cambiare vita subito, oggi martedì, domani mercoledì, mi sveglio al mattino uomo nuovo e non capivo come ci fosse un passaggio, come dovessi andare piano, passo dopo passo. I ragazzi, suor Elvira, mi hanno aiutato tanto, perché io mi chiedevo: perché devo pregare tre rosari al giorno, io voglio solo togliermi dalla droga e nient’altro. E Elvira mi ha detto: se tu non vuoi pregare, tu siediti in cappella e non preghi, prego io e altri ragazzi pregano per te e dopo, piano piano, ho iniziato a dire un’ Ave Maria, poi due tre, ho detto una decina e, piano piano, ho fatto un cammino.

All’interno della Comunità Cenacolo come è strutturato il programma di guarigione?

Preghiera e lavoro. Quando c’è la preghiera c’è obbedienza, umiltà, amore, incontro l’uno con l’altro, anche con il lavoro.

E che lavori fate?

Ma tutto, muratura, animali, orto, falegnameria, pulizie, cucina, ma tutto, proprio una piccola città e io ho imparato in comunità a fare le icone e così tanti ragazzi che hanno imparato a fare i piastrellisti, adesso lavorano fuori. Martedì e venerdì c’è messa e domenica. Ogni sabato sera, prima era alle dieci, mentre adesso penso alle due di notte, c’è adorazione. Ogni giorno si legge e commenta la parola di Dio e si cerca sempre di parlare di sé, delle proprie cose negative, quelle positive devono vederle gli altri! E spesso vengono anche sacerdoti a fare catechesi, confessioni. È difficile, è più facile cambiare gli altri, ma cambiare se stessi è una cosa proprio…

Ti capitava di avere crisi di astinenza?

Io già da un mese e mezzo non dormivo. Ero proprio cambiato da fare pietà. Avevo crisi di astinenza ed epilessia, ma sono rimasto! Tante volte volevo andare via, però c’era una mano che mi teneva ed era lei e io dopo l’ho capito e anche adesso tante volte, quando vado a dormire e quando mi sveglio al mattino, penso a queste cose ed è stata proprio Lei e nessun altro. Potevo tornare a Spalato e vivere giù e trovare lavoro, ma io mi sento qui a Medjugorje come se fossi nato qui. Quando vado giù a visitare mio padre e mio fratello e i suoi figli, io vado felice, ma quando ritorno qua, mi sento a casa.

E quindi hai ripreso i rapporti con tuo padre…

Si. Quando sono uscito dalla comunità lui non sapeva, lui non voleva sentirmi, perché tante volte ho detto di cambiare vita, di non drogarmi più. Tante volte ho pianto, ma solo per prendere soldi e lui ha perso la fiducia, è normale e in un anno ci siamo sentiti al telefono poche volte. Lui voleva chiamare, ma io non volevo chiamare perché volevo proprio iniziare da zero e quando sono uscito dalla comunità avevo un paio figliol-prodigodi scarpe rotte, un paio di mutande, non avevo un giubbotto invernale, perché sono uscito proprio il giorno del mio compleanno, il 27 novembre 1997, non avevo niente, neanche mille lire, niente e ho trovato lavoro. Sono andato dai frati a chiedere un favore per trovare lavoro e il primo lavoro che ho trovato è stato giù nel bagno pubblico e dopo i frati mi hanno cambiato lavoro, un gradino di più, mi hanno dato scopa e così, pulivo le strade intorno la chiesa. In comunità ero stato operato alla schiena, ma non volevo dire ai frati che ero stato operato, perché avevo paura che non mi prendessero a lavorare e alla fine sono finito di nuovo all’ospedale per essere operato alla schiena a Mostar. I frati l’hanno saputo e mi hanno detto: ma tu sei matto, perché non lo hai detto? Ma questo perché non avevo tanta fiducia nella gente ancora e dopo quattro anni in comunità non avevo fiducia nei frati. Però loro, quando l’hanno sentito, mi hanno pagato l’ospedale e mi hanno fatto l’assicurazione, mi hanno fatto tutto. E dopo ho lavorato un anno nell’ufficio parrocchiale, prendevo appuntamenti per le messe e un giorno è venuto padre Slavko e mi ha detto: ho trovato un buon lavoro per te. E dopo è venuto a parlarmi un dottore di Mostar che voleva aprire un centro e aiutare tossici e lui cercava un ex tossicodipendente che, attraverso la sua storia, la sua vita, la sua esperienza, potesse dimostrare a questi ragazzi come si può uscire dalla droga. Io sono andato lì, ho fatto dei colloqui e adesso lavoro giù a Mostar. Lavoravo da due anni e mezzo e mi dava fastidio l’uso del metadone, perché un drogato non cambia la vita con le pastiglie, può togliere l’astinenza, ma solo questa, nient’altro, ma tutti i ragazzi che si drogano devono cambiare vita, come l’ho cambiata io, come l’hanno cambiata tanti ragazzi che sono usciti dalla comunità. E allora, a me dava fastidio, io volevo fare una comunità e dopo un po’, dopo due anni e mezzo, anche i dottori hanno detto di provare e il vescovo di Mostar mi ha regalato la sua terra. Abbiamo fatto la comunità e adesso c’è la comunità da quasi due anni, due anni il 4 febbraio, io lavoro come capo.

Questa comunità si basa sugli stessi programmi della Comunità Cenacolo?

Contadini_Antonino_Sartini_1930Tutte le comunità hanno programmi simili. Si alza alle sette, la barba ogni due giorni, poi messa, ci si confessa, si lavora. Più o meno è tutto uguale, ci sono poche differenze.

Nella Comunità Cenacolo si usa il metadone?

No, mai.

Neanche nella tua?

No, no, niente. Solo si parla, si lavora, così non c’è tempo di pensare alla droga.

E nella comunità di Mostar la preghiera ha un ruolo importante?

Si, si prega, Ma all’inizio a loro ho detto di pregare solo un rosario, perché tutti questi ragazzi sono venuti dalla strada, come me, e allora io ho detto di pregare un rosario e niente di più, perché non posso dire a un ragazzo che è appena venuto in comunità di pregare tre rosari, andare a confessarsi, sennò mi dice: ma vai al diavolo… E allora tutto piano piano e dopo tre mesi subito, quando si svegliano, prima dicono il rosario e dopo fanno colazione e vanno a lavorare. E sono venuto una volta alle due di pomeriggio e adesso ne pregano tre, ma tutto da soli, io non ho detto niente e così si vede il cambiamento. Sai, quando dico, tu devi, devi, devi, poi non va. Io sono là solo per indirizzare, ma lascio a loro tutto il resto, tante cose loro vedono da soli che non vanno e cambiano.

Tutto questo cambiamento tu lo attribuisci alla Madonna?

Ma chi mi ha cambiato? Sicuro da solo no. I ragazzi mi possono cambiare, però se io non ho qualcosa dentro di me che mi spinge, qualcuno che mi tiene, qualcuno che mi guida… Guarda, io non sono un sacerdote, io sono solo un ragazzo ex drogato che non è scemo, che non è schizofrenico e capisco perché tante cose siano successe, ma ragazzoanche la riappacificazione con mio padre, ma anche con gente a cui ho fatto tanto male, rubato cose, rubati tanti soldi e loro sono venuti da me e mi hanno perdonato, piangevano anche. Ma tantissime cose anche più piccole, impossibile che siano successe solo così, come dal caso, ma anche il mio cambiamento… Io adesso voglio, per gloria della Madonna, per gloria di Dio, aiutare altre persone e dimostrare a queste persone, non solo drogati, ma anche alcolisti, anche quelle persone che non si trovano nella vita e questo è per me un ringraziamento, fare sempre qualcosa per gli altri.

 

A.L. dall’Italia

È la prima volta che vieni qui?

No, è la quarta volta. La prima volta sono venuta nel 2000.

Perché sei tornata?

Qui ho scoperto il tesoro unico di spiritualità e di pace. Mi ha colpito il cuore e adesso, ogni anno, se posso vengo. Ti si sbrogliano dei nodi enormi che magari rischiavi di rimanere in terapia per molti anni, mentre qui in mezza giornata, praticamente risolvi tutto, in modo molto semplice, non traumatico, senza grandi drammi. Pensa che la Madonna mi ha trovato anche un lavoro per poter venire, con traversie particolari, che il caso, non esiste, perché troppo preciso è stato tutto, insomma, aiuta in un modo che nemmeno sogni.

Medjugorje ti ha cambiato la vita in qualche modo?

Mi ha cambiato la vita, perché prima non credevo, cioè andavo in chiesa, però vedevo le persone che mi sembravano piuttosto false, andavano però non credevano concretamente. Sono venuta qui a Medjugorje e ho visto gente povera, semplice, però sincera, quando pregava si voleva bene davvero: ingegneri con operai, le classi tutte statua chiesainsieme. Tutti gli anni torno e mi vengono le lacrime agli occhi: ci devi venire a Medjugorje, sennò non puoi capire. Poi ho sentito un forte amore tra le persone qui, che ci si riesce a capire anche senza tante parole, in modo molto semplice. Poi l’ora di adorazione, la preghiera in comune, il tuo creatore ti trasforma, cioè con un po’ di fede, un briciolo. Io non sono uguale a prima, mi ha aiutato tantissimo Maria, anche perché io ero proprio in un mare di problemi, se non c’era Lei a quest’ora non so dov’ero.

Segui i messaggi della Regina della Pace?

Si, ci provo. Fumavo, più di venti sigarette al giorno, a gennaio sono riuscita a smettere, cosa che ho detto: questo non ci riuscirò mai. Invece sono cose che neanche con la forza di volontà riesci a spiegare.

Hai visto i veggenti?

Ho visto Vicka, molto aperta, più degli altri, più disponibile. Gli altri hanno avuto subito i loro ritmi, lei invece si è data completamente.

Cosa pensi di loro?

veggenti4Mi hanno colpito tantissimo proprio perché erano normali, cioè vedono la Madonna tutti i giorni e sono più normali di me, cioè si fanno meno paranoie di quelle che ho io. Loro hanno una gioia, una trasparenza, una serenità, perché tanto prima o poi una persona la scopri, non è che può per ventidue anni fingere un comportamento. La serenità negli occhi, la emani dal corpo, anche se stai in silenzio e questo mi ha sempre colpito fin dalla prima volta che sono venuta a Medjugorje e mi hanno insegnato tantissimo, anche quando vedo le famiglie che hanno messo insieme nello Spirito.

Hai visto differenze tra la prima volta che sei venuta e adesso?

Ogni cosa che qui vedi la senti dentro di te, come un messaggio particolare. È come se tutto mi parlasse qui e ogni volta che vengo c’è un messaggio particolare.

Sei stata in altri luoghi di apparizioni?

No, vengo qua perché Lei appare qua. A Lourdes è apparsa e ha dato il suo messaggio e adesso sta apparendo qua in particolare. È dappertutto, però qua ha scelto di insegnarci di nuovo a pregare e riavvicinarci a Dio.

Hai visto fenomeni particolari?statua4

Particolare qua ho visto la fede delle persone, questo è il segno più grande: il riuscire, in mezza giornata, a risolvere problemi che ho messo dieci anni, cose assurde… Medjugorje mi ha dato tanto. Non so se conosci quella storia di quel ragazzo, tossicodipendente, suonava in un gruppo rock. La prima volta è venuto a Medjugorje, è entrato in chiesa, si è inginocchiato e si è messo a pregare, ha sentito un gran calore dentro di sé, s’è messo a piangere e non sentiva più lo stimolo alla droga, a bucarsi. È uscito fuori, si sentiva bene, rigenerato. Ha fatto le analisi appena tornato a casa: era come se gli avessero cambiato il sangue. E lui ha fatto questa canzone: “Ti prego abbracciami Gesù”.

Per scaricare e-book gratuito con le informazioni su Medjugorje: http://psicologiaepsicoterapia.wordpress.com/category/ebook-medjugorje/

ABBRACCIAMI GESù

ABBRACCIAMI GESù

II parte della testimonianza di Roberta

abbraccio12La settimana che trascorsi a Medjugorje mi cambiò totalmente la vita. Hai piedi del Krizevac, sentii l’amore della Vergine Maria che mi abbracciava e attraverso le lacrime mi liberava da tutta l’angoscia e l’ansia che avevo trattenuta in cuor mio per mio padre e per quelli che ritenevo essere stati gli errori della mia vita. La tristezza si trasformò in gioia pura e vera, quella che nasce dal cuore e quella che solo Dio può concedere, ma non era tutto, un’altra grazia mi attendeva, il perdono.

Un perdono vero, sincero che mi liberava da un peso enorme che portavo sul cuore, eppure non avevo più alcun dubbio, Dio mi aveva perdonata e mi dava una consapevolezza nuova, una capacità di comprendere ed accettare meglio anche le croci della vita, poiché proprio grazie ad esse ora mi sento rinata.

Un sacerdote che era con noi mi disse: “Sei salita su questo pullman con uno sguardo e torni a casa con un altro, completamente diverso, cerca di non perderlo” Non lo dimenticherò mai.

gioiaTornata a casa mi resi conto che non ero più quella di prima, mi sentivo libera, un’altra persona, desiderosa di ringraziare non solo a parole, ma con i fatti quel Dio che tanto aveva fatto per me toccandomi e sanandomi nel profondo. Ho iniziato perdonando coloro che mi avevano fatto del male e non sembrava affatto difficile, era come se il mio cuore fosse stato cambiato, mi meravigliavo io stessa di quanto fosse vero quel sentimento e più raggiungevo questa consapevolezza più sentivo crescere in me la pace.      

Mio padre rimase con noi ulteriori 18 mesi e ci lasciò vivendo il suo ultimo tempo nella grazia di Dio. Nemmeno i medici ci seppero mai spiegare quanto accaduto, io invece sapevo nel mio cuore che Dio aveva ascoltato la mia preghiera. In punto di morte fece promettere a mia sorella che sarebbe andata a Medjugorje al suo posto.

Il rosario divenne il mio miglior compagno e soprattutto desideravo intensamente pregarlo insieme ad altri, proprio come si faceva a Medjugorje. Lo sentivo come una necessità e mi ritrovai a parlarne con il mio parroco che pur conoscendo la mia timidezza comprese che si trattava di una chiamata e mi invitò a creare un gruppo di preghieragruppo di preghiera2 nella mia parrocchia dedicato proprio alla Regina della Pace. Non credo fosse un caso che iniziò proprio il 15 settembre 2008, festa della Madonna Addolorata, anche perché me ne resi conto solo un anno dopo. In seguito ne nacquero altri 3.

Anche mio padre vi prese parte molte volte prima della sua morte e sono sicura che queste preghiere aiutarono anche la conversione di tutta la nostra famiglia, per una fede più viva e sentita. Mio padre morì con il sorriso sulle labbra, con tutti i sacramenti,  la confessione settimanale, l’eucarestia ogni giorno e l’estrema unzione datagli per ben 2 volte. Anche il mio primo rosario andò con lui, nella tasca della giacca, volevo che fosse una catena dolce che ci teneva uniti tutti a Maria come aveva fatto in quei 18 mesi di grazie.

Questi furono i primi meravigliosi frutti di Medjugorje nella mia vita che fino ad allora era triste ed insignificante, Maria e il Signore avevano dato un senso a tutto quello che sarei stata di lì in avanti una Loro discepola, le loro mani tese. L’ 8 dicembre 2008 sentii nel cuore un desiderio fortissimo di Consacrarmi al Cuore Immacolato di Maria e dopo alcuni giorni di preparazione con grande commozione mi Consacrai alla madre di Gesù presso il Cenacolo Mariano delle Missionarie di Padre Kolbe di Borgonuovo – Bologna, il mio cuore anelava ad appartenere a Maria ed essere un totus tous con Lei.

eucarestia1Durante il secondo pellegrinaggio a MedjugorJe mi fu concessa la grazia di vivere Gesù Eucarestia con la consapevolezza che Lui è realmente presente nel Sacramento e che il mio compito non era terminato. Maria desiderava che portassi a Lei altri pellegrini altre persone bisognose del suo affetto e della mia testimonianza per poter ricevere la mia stessa grazia. Ne ero più che certa, me lo sentivo in cuore, sebbene mi sembrasse un impegno troppo grande per le mie forze era come se dentro di me qualcuno mi stesse
rassicurando che non avrei potuto contare sulle mie forze, ma su quelle della Madre Celeste e allora tutto si sarebbe compiuto secondo la Sua volontà
. Così accettai di fare da tramite per la realizzazione dei Suoi piani.

Lasciai la foto di mio padre ai piedi della Madonna posta sul monte Podbrdo e quella stessa notte lo sognai bellissimo, giovane, sorridente vestito tutto di bianco, di un bianco abbagliante era davanti alla chiesa di Medjugorje e mi diceva: “Hai visto che ce l’ho fatta a venire qui, sono a casa” ricordo questo sogno come fosse ora.

Il messaggio del 2 marzo 2010 che la Madonna diede a Mirjana schiarì ogni mio dubbio. Quelle parole si stamparono non solo nella mia mente, ma anche nel mio cuore

Cari figli, il mio Cuore materno soffre grandemente mentre guardo i miei figli che ostinatamente mettono ciò che è umano davanti a ciò che è Divino, i miei figli che, nonostante tutto ciò che li circonda e nonostante tutti i segni che vengono loro inviati, pensano di poter camminare senza mio Figlio. Non possono! MARIA1Camminano verso la perdizione eterna. Perciò raduno voi che siete disposti ad aprirmi il vostro cuore, che siete disposti ad essere apostoli del mio amore, perché mi aiutiate, perché vivendo l’amore di Dio siate un esempio per coloro che non lo conoscono. Che il digiuno e la preghiera vi diano forza in questo ed io vi benedico con la benedizione materna nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo

Sentii che quel messaggio era proprio mio, mi apparteneva, come il mio cuore ora apparteneva a Lei, e non solo quello, perché le ho donato tutta la mia vita e finchè avrà bisogno di me non tarderò a risponderle: Eccomi!

Ogni giorno non posso che ringraziare il Signore per questa chiamata che mi ha rivolto, chiedo con semplice umiltà di cuore di esserne degna. Tornando alla preghiera semplice dei primi anni della mia vita. È un dolce ricordo nostalgico che rivedo: la mia famiglia riunita in preghiera che con dolcezza mi ha trasmesso i valori cristiani ed il mio grazie commosso va a quel grande uomo che era mio padre, figlio di Dio e della verità….

Arrivederci papà, ti voglio tanto bene.

La prima parte della testimonianza di Roberta su http://biscobreak.altervista.org/2013/02/linfinita-misericordia-di-dio/

L’INFINITA MISERICORDIA DI DIO

L’INFINITA MISERICORDIA DI DIO

(Un grazie speciale a quel grande uomo che era mio padre, figlio di Dio e della Verità)

abbraccio12Il mondo è davvero piccolo per Dio, che unisce a poco a poco i cuori di coloro che lo amano per formare un unico grande cuore, in grado di amare, consolare  e  curare le ferite dei suoi figli. E’ il caso di Roberta, che per grazia ho avuto modo di conoscere ed apprezzarne la storia,  come donna innamorata di Gesù e di Maria.

I. La malattia e l’incontro con Maria

Mi chiamo Roberta e vivo in un piccolo paese fuori Bologna, provengo da una famiglia con un grande credo religioso perciò la mia fede ha radici profonde e nei miei ricordi di ragazzina, rivedo la nostra famiglia unita nella preghiera e la Santa Messa della domenica vissuta nella semplicità e nella genuinità di un piccolo paese di montagna. Ma tutto questo non era bastato a farmi toccare con mano l’infinita Misericordia di Dio.

Il 30 gennaio del 2008, mio padre si ammalò gravemente e la diagnosi fu davvero terribile: pochi mesi di vita. Ricordo i primi mesi di quel calvario tra il letto di casa e il letto d’ospedale, esami su esami e tanta morfina per abbassare la soglia di un dolore incurabile e inoperabile. Ricordo che davanti a noi figlie e a mia madre si faceva forte per non farci vedere che soffriva. Quante volte l’ho visto girarsi dall’altra parte del letto per non mostrarci le lacrime e la forza che mostrava davanti bimbaad un dolore tanto più grande di lui, devastante anche per un fisico robusto come il suo. Insieme alla mia famiglia vivevamo un vero incubo, uno choc che portò via la pace e la serenità ad una famiglia fino ad allora felice. Mio padre era il pilastro di questa famiglia, uomo molto buono e generoso, insieme a mia madre formavano un cuor solo e un anima sola. Ricordo che quando le comunicarono la gravità della malattia si accasciò a terra priva di forze, per poi ripeterci che non ce l’avrebbe fatta a superare questa terribile prova.

Ripercorrendo quei giorni le lacrime ancor oggi scendono sul mio viso, ricordo di una sera in cui mi trovavo da sola in casa, ero così stremata e distrutta dal dolore, cosi’ stanca da non poterne davvero più, ero avvolta solo da quel pensiero che di lì a poco avrei perso il mio amato padre, presa da qualcosa che ricordo ora come più forte di me, cascai a terra in ginocchio ai piedi del mio letto, alzai il mio sguardo al cielo e con le mani giunte, e gli occhi bagnati di lacrime, iniziai a pregare sul serio dopo tanti anni che non lo facevo più. Ricordo molto bene il mio dialogo con Dio e il mio grido d’aiuto, come mai avevo fatto nella vita, quelle parole che fuori uscivano dalla mia bocca erano così vere, forti e bruciavano come il fuoco. Dissi a Gesù:

Se tu esisti davvero è arrivato il momento di dimostrarmelo, di farmi sentire la tua voce e manifestarti a me, questa è la tua occasione.”donna triste

Capisco che si tratta di parole piuttosto audaci, ma in quel momento era la mia anima dilaniata a parlare e non la mia ragione. Terminata questa richiesta di aiuto qualcosa dentro di me mi spinse a credere fortemente che solo Dio poteva aiutarmi, piangevo e riconoscevo davanti a Lui tutti gli errori della mai vita passata, fino al punto da addormentarmi senza più fiato in gola.

Dopo circa una settimana alcuni amici mi parlarono per la prima volta di Medjugorje. Mi sembrò strano non averne mai sentito parlare prima, ma rimasi tanto affascinata da quel racconto che decisi di documentarmi meglio. Una notte sognai la Vergine Maria che era in piedi alla base del mio letto e mi sorrideva beatamente allargando le sue braccia nella mia direzione, come volermi accogliere sotto il suo manto. Al mio risveglio sentii una grande pace e serenità nel cuore e più ripensavo al suo viso sorridente e più la tristezza se ne andava via e la forza e il coraggio mi rinvigorivano. Intanto che la mia ricerca procedeva mi rendevo sempre più conto che si trattava di una vera e propria chiamata. Non riuscivo quasi a pensare ad altro, a parte mio padre che in quei giorni fu colpito anche da un infarto e finì in sala rianimazione con la vita appesa ad un filo, mi pareva un incubo. Continuavo a pregare incessantemente chiedendo a Dio di aspettare, lo imploravo:

Aspetta ti prego non lo chiamare ancora a te, ti prego, aspetta che io possa venire a Medjugorie, e sistemare le cose che non vanno nella mia vita, così lui potrà morire in pace senza pensieri, ti prego Gesù aspetta!!!!!!!”

giradino2Gesù aspettò e aspettò, e aspettò ancora. Mio padre lentamente si riprese, tanto che non sembrava nemmeno più malato, un giorno rientrando a casa dal lavoro lo trovai inginocchiato nel nostro giardino che strappava le erbacce non potevo credere ai miei occhi. In quel momento ebbi solo un pensiero rivolto a Gesù di un infinito ringraziamento:

Grazie Gesù, Grazie, Grazie Gesù, per aver ascoltato il grido della mia supplica, grazie per avermi risposto e non avermi abbandonata, tu sei davvero il mio Dio, il mio tutto”.

Sognai di nuovo la Madonna di Medjugorie, questa volta mi chiamava: “Cara figlia vieni, questa è la strada che devi percorrere non aver paura e vieni da me”. A questo punto avevo la certezza che mi stava aspettando così contattai una mia amica spiegandole le mie sensazioni e mi colpì con queste parole:  “Cara Robby sei già in viaggio verso Medjugorie”. Di lì a pochi mesi partii con mio figlio proprio in occasione del festival dei giovani. Fu la più emozionante e la più gioiosa esperienza della mia vita. Prima di partire la mia amica mi disse:

La mamma del cielo ti ha chiamata, tu hai risposto e ora lei ti sta aspettando, vai da lei e non pensare a niente, buon incontro

Capii cosa intendesse solo una volta giunta a Medjugorje. Fu un bellissimo incontro d’amore e mi resi immediatamente conto che andare a Medjugorje significa rispondere ad un invito, il che è molto più che vedere qualcosa… Nel frattempo il tumore di mio padre avanzava. Temevo l’inevitabile, ma ero certa che non sarebbe successo mentre ero lì. Sentivo vivo dentro di me il desiderio prorompente della preghiera. Mai come allora ebbi la sensazione che cielo e terra fossero tanto vicini! La Via Crucis sul monte Krizevak fu l’inizio di un nuovo percorso della mia Krizevac2esistenza, una presa di coscienza straordinaria che cambiò radicalmente la mia vita. Sentii improvvisamente il dolore della passione di Cristo su di me e una volta arrivati sulla punta della montagna, ai piedi della croce bianca mi accasciai in ginocchio e iniziai a piangere disperatamente. In quel momento innalzai una preghiera a Dio con tutta la fede che sentivo crescermi nel cuore:

Signore se concederai a mio padre di poter vivere più a lungo con noi, facendolo salire al cielo in grazia di Dio, ti prometto che mi dedicherò completamente a Te, sarò strumento nelle Tue mani per avvicinare altre anime a te, per poter portare qualunque persona metterai sul mio cammino qui a Medjugorje”.

Al mio ritorno ad una seconda diagnosi la malattia di mio padre risultò  regredita del 75%. Gli stessi medici affermarono che dovevano rincominciare a studiare la medicina da zero perché si trattava davvero di un fenomeno inspiegabile. Fu in quel preciso istante che mi resi conto di aver toccato con mano l’infinita Misericordia di Dio.

ABBRACCIAMI GESÙ

II parte della testimonianza di Roberta

Su http://biscobreak.altervista.org/2013/02/abbracciami-gesu/ 

 

MEDJUGORJE E L’OMOSESSUALITÀ

MEDJUGORJE e L’OMOSESSUALITÀ

La Madonna non si è mai sbilanciata a parlare di questo Medjugorjeargomento, eppure qualcosa alla ribalta è giunto. Testimonianze seppure poche di giovani che hanno cambiato vita..

La Madonna ci stupisce sempre per la delicatezza che adopera per aiutare i suoi figli a realizzare una rinascita di tutto il loro essere quando si abbandonano a Lei con fiducia. Nella prima testimonianza la conversione è da intendersi come un cambiamento di vita volto a mettere ordine e priorità diverse nel proprio modo di vivere. Da paragonarsi agli eccessi contrari dei già ben noti volti televisivi.

1° TESTIMONIANZA

Samuel, un parrucchiere francese, è venuto in pellegrinaggio l’inverno scorso a Medjugorje e racconta:

“Ero omosessuale. Pur avendo ricevuto nella mia infanzia un’educazione cattolica, la mia vita era molto lontana da Dio. A Parigi frequentavo le discoteche più perverse e la mia più grande preoccupazione era di apparire. A 36 anni, durante un ricovero d’urgenza in ospedale, ho scoperto di essere malato di Aids. In quel momento mi sono ricordato di Dio ma, una volta lasciato l’ospedale, ho continuato per tre anni a cercare l’uomo della mia vita… Infine, di delusione in delusione e di vuoto in vuoto, ho capito che stavo percorrendo una falsa strada. Ho iniziato allora ad orientare la mia vita verso Dio; solo Lui poteva infatti donarmi l’amore di cui avevo disperatamente sete. Desideravo convertirmi e un giorno mi è capitato tra le mani un libro su Medjugorje e ho scoperto che in quel luogo tutti trovano una nuova vita e una nuova speranza. Io, che come tipo ero piuttosto duro, ho pianto tutte le mie lacrime, ero sconvolto. Mi sono quindi recato a Medjugorje e sono stato colpito dall’intensa presenza di Maria, mia Madre, che mi comunicava una grande pace interiore. Da quel momento ogni giorno mi impegno per medjugorje
cambiare il mio cuore e guardare verso Dio. Mi sono convertito da poco, sono ancora molto debole e vulnerabile, ma ogni giorno il mio cuore trabocca di gioia per aver trovato il mio Creatore e mia Madre. Questa malattia che avrebbe potuto uccidermi, Dio l’ha utilizzata per farmi rinascere. A coloro che oggi sono come io ero prima, voglio dire: Dio esiste, è Lui la verità!”. (Dal diario di sr. Emmanuel)

 

Se dunque abbracciare Cristo significa metterlo al primo posto, quindi abbracciare le sue leggi, vuol dire cercare di mettere in pratica i suoi comandamenti. Da qui l’infinito dolore che provano tutti coloro che si trovano in situazioni contrarie a ciò che la Chiesa stessa non approva.

Ecco una toccante lettera inviata da un ragazzo di Malta a Papa Benedetto XVI

Santità, vorrei parlare a nome di quei giovani che come me vivono alla periferia della Chiesa per vari fattori, perché abbiamo orientamenti sessuali diversi o perché veniamo da famiglie rovinate, o perché vittime di abusi sessuali. Fra di noi, numerosi fratelli e sorelle si sono ritrovati a vivere delle esperienze che li hanno allontanati dalla Chiesa. I cattolici ci mettono tutti in un solo calderone, per loro siamo quelli che dicono di credere ma che non vivono all’altezza dell’impegno di fede. Per noi la fede è una realtà difficile da vivere e ci porta grande sofferenza: noi sentiamo che neanche la Chiesa stessa ci riconosce. Una delle nostre ferite più profonde risiede nel fatto che, se le forze politiche sono preparate a riconoscere il nostro desiderio di integrazione, la comunità della Chiesa ci considera un problema. Noi ci sentiamo meno accettati e considerati degni dalla comunità cristiana, di quanto non facciano altri membri della società. Ci rendiamo conto che il nostro modo di vivere mette la Chiesa in una posizione difficile ma riteniamo di dover essere trattati con maggiore krizevac1compassione, senza essere giudicati e con più amore. Siamo portati a credere che viviamo nell’errore, questa mancanza di comprensione da parte di altri cristiani provoca in noi grandi dubbi, non solo nei confronti della comunità ma anche nel nostro rapporto personale con Dio. Ci sentiamo emarginati come se non fossimo stati invitati al banchetto. Dio ci ha chiamato tutti. Santità, ci dica qual è l’appello di Dio per noi; noi vogliamo farvi vedere quanto valida sia la nostra Fede. Anche noi vorremmo dare il nostro contributo alla comunità cattolica: Santità, che cosa dobbiamo fare? 

(http://raivaticano.blog.rai.it/2010/04/19/santita-sono-gay-che-cosa-devo-fare/)

 

La risposta è che l’omosessuale cattolico è chiamato alla castità senza vie di mezzo o mezze misure, al pari di un divorziato oserei aggiungere. Dunque molti non riuscendo a rinunciare alla loro indole vivono come abbiamo letto, questa condizione di emarginazione con grande dolore. Ma c’è anche chi è riuscito a vincere su se stesso, ma è stato comunque pesantemente condannato e giudicato. E’ il caso di Luca di Tolve.

2° TESTIMONIANZA

Il più discusso cambiamento di rotta dopo un viaggio a Medjugorje ce lo ha fornito Luca di Tolve, un 39enne che nel 1990 è stato eletto Mister Gay. Non è altro che l’ennesimo miracolo avvenuto ai piedi del santuario mariano di Medjugorje, secondo quanto lo stesso Luca racconta nel libro da lui scritto, dall’eloquente titolo ‘Ero Gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso‘, edito da Piemme. E’ successo che, durante una sua visita al santuario jugoslavo, Luca, per usare le sue parole, ha ritrovato se stesso ed è diventato eterosessuale. Vittima dell’abbandono da parte del padre quando era un bambino, e del conseguente rapporto sbilanciato, ai limiti del morboso, con la madre, Luca si ritrova a mettere in discussione la propria identità di Luca-di-Tolvegenere e a intraprendere l’esperienza omosessuale. Dopo i primi amori adolescenziali, l’ingresso nell’età adulta coincide con la scelta di vivere senza timori la propria condizione.

Eletto Mister Gay negli anni ’90, si ritrova famoso e molto richiesto a eventi mondani, feste e spettacoli. Un manager di successo che organizzava crociere animate da drag queen e transessuali, un dirigente dell’Arcigay che guadagnava molto bene. La sua nuova vita lo porta a vivere ogni sorta di trasgressione e sfrenatezza. Dietro l’angolo, però, sta in agguato un nemico letale: l’Aids, che senza pietà lo priva nel giro di poco dei migliori amici. Si ritrova con tanta rabbia addosso, soprattutto verso il padre e verso Dio. Un giorno accade che qualcosa si rompe nella dinamica di vita e nel precario equilibrio costruito in quegli anni. Luca rientra in se stesso e decide di intraprendere un percorso di conversione, su base psicologica e religiosa, che lo porta a scoprire e a sanare le ferite di tanti anni, fino a riappropriarsi della sua mascolinità ed eterosessualità. Un cammino faticoso, fatto di dubbi e ricadute, che lo porta fino a Medjugorje: l’incontro con la Madonna lo spinge decisamente sulla strada della conversione, favorendone una completa rinascita interiore. Dopo sofferenze e fatica, Luca incontra anche l’amore a lungo cercato e con Terry inizia una nuova vita.

Ebbene, in seguito a questa ‘conversione’, secondo Luca, intervistato dal quotidiano di Maurizio Belpietro ‘Libero‘, su di lui si è scatenato l’inferno. ‘Perché se uno da etero passa a gay viene salutato come un eroe e se un omosessuale compie il percorso inverso viene tacciato di falsità e ipocrisia?‘, si chiede il neo convertito. ‘Da quando ho dichiarato di aver chiuso con l’omosessualità mi sono trovato tutti contro. L’Arcigay e le altre associazioni di categoria mi guardano come a un rinnegato; gli opinion leaders che ne sostengono la causa mi ritengono un pericoloso grimaldello nelle mani degli atavici sostenitori della vecchia cultura retrograda e omofoba. Ho ricevuto minacce di morte, mi hanno denigrato pubblicamente giornalisti che non ho mai incontrato… ‘, conclude Luca.

LA VIDEO-TESTIMONIANZA DI LUCA

Luca di Tolve, insomma, si sente un perseguitato. Tanto che ha deciso di spiegare la 270341_525275437492408_1998148578_nsua storia, le sue ragioni e i suoi timori in questo libro. Racconta tutta la storia. A partire dalla sua ‘vita precedente‘, fino all’incontro con Dio e la conversione sessuale a Medjugorje, che, a quanto racconta lo stesso Luca, lo hanno portato ad essere odiato, emarginato ma comunque felice. In quanto a Medjugorje ha trovato anche Teresa, sua moglie dal 2008. ( sito ufficiale  )

Vorrei finire questo articolo citando il messaggio della Regina della Pace dato il 25 gennaio 2013:

Cari figli! Anche oggi vi invito alla preghiera. La vostra preghiera sia forte come pietra viva affinché con le vostre vite diventiate i testimoni. Testimoniate la bellezza della vostra fede. Io sono con voi e intercedo presso il mio Figlio per ognuno di voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Fonti: http://medjugorje.altervista.org/doc/testimonianze//028-omosessuale.php

http://attualita.tuttogratis.it/cronaca/guarire-dallomosessualita-grazie-alla-fede-un-gay-a-medjugorje-diventa-etero/P55089/

 

GLI OCCHI AZZURRI DI VERONICA

GLI OCCHI AZZURRI DI VERONICA

Margate, Sudafrica, 9 agosto 1998

“…Invocate il nome di mio Figlio. Ricevetelo nel vostro cuore. sguardoSolo nel nome di mio Figlio sperimenterete il vero benessere e la vera pace nel vostro cuore. Solo cosi conoscerete l’amore di Dio e lo diffonderete. Vi invito a diventare i miei apostoli” (18.3.2000).

Veronica non dorme. Questo dolore che le stringe il cuore la terrà sveglia fino allo spuntare del sole? Per fortuna Alex, suo marito, sembra sprofondato in un sonno ristoratore. Spon­taneamente, Veronica si mette a pregare; o piuttosto a “parlare a Gesù perché nella sua semplicità non conosce altre preghiere se non quelle che le sgorgano dal cuore. Anche quando recita il Padre Nostro, sembra che lo abbia appena inventato,  lo recita con ardore!

E’ ancora notte quando Veronica decide di alzarsi e di anda­re a sedersi in salotto, in una poltrona che sta dinanzi al croci­fisso. Li da libero sfogo al suo cuore. Offre ogni gioia e ogni lacrima a Gesù, l’unico testimone della sua vita intima. Vero­nica ama Gesù in modo indescrivibile. La sua gioia più grande è affidargli le sue faccende quotidiane, i suoi congiunti, la situazione degli uni e degli altri, e poi di interrogarlo: “Gesù, che cosa pensi di questo?”, “In che cosa posso aiutarti?”.

Veronica non calcola il tempo. A che ora ha iniziato a pre­gare? A un tratto, eccola afferrata da qualcosa di insolito. Il suo volto diviene ardente, una luce, sempre più splendente, la abbaglia… Che cosa succede?

Completamente cieca

gli occhi di VeronicaVeronica è nata in Sudafrica, in una famiglia con otto figli, di fede cattolica molto fervida e rigorosa. Tutta la famiglia va a Messa ogni mattina, ai vespri alla sera, e prega insieme il Rosario; la domenica, inoltre, ama mescolarsi alle messe afri­cane, in cui la bellezza dei canti sembra sospendere il tempo. Non si discute questa pietà, che fa parte integrante della loro vita, come mangiare, dormire o lavorare. Ma, fin dalla nasci­ta, a causa di un distacco della retina che le colpisce entrambi gli occhi, rendendola quasi cieca, Veronica comincia a portare la croce. Durante l’infanzia, l’occhio sinistro diviene comple­tamente cieco, mentre l’occhio destro riesce a distinguere il mondo attraverso una sorta di velo grigio scuro. Poi nel 1977 la cecità diventa completa. Ma che bellezza sul suo volto! Nel 1956 sposa Alex, direttore finanziario di una grande azienda di abbigliamento e mette al mondo quattro figli. Alex? Un angelo sceso dal Cielo! Messo da Dio al suo fianco per custo­dirla come un tesoro prezioso, e uno di quei mariti che sanno donare alla loro sposa l’amore tenero e calmo che attingono dal cuore di Dio.

Un nome impronunziabile

Quella notte una luce abbagliante viene dunque a visitare la cieca. Dopo un momento di paura in cui il cuore di Veronica si rende conto che un uomo sta dinanzi a lei, e l’uomo e Gesù. E un’apparizione reale o si tratta di una visione? Non ha importanza! Gesù è ben visibile, e immerso in una tale luce che Veronica è cosciente solo della sua presenza. Con le mani tese verso di lei, Gesù dice:

Vieni, alzati e prega con me!“.volto 35

Allora Gesù le mostra un piccolo villaggio fra le colline. Veronica non capisce niente. Vede una chiesa, due campanili sormontati da una croce, tre finestre ad arco. Vede anche l’intern­o e nota la seconda vetrata a destra, con la Vergine dell’ Annunciazione. Un po’ prima di diventare completamente ceca aveva viaggiato con Alex — in Israele, a Lourdes, a Fati­ma, ecc., ma questa chiesa non le dice proprio niente. E neanche il villaggio.

Gesù, non conosco questo posto!“.

Allora Gesù la guarda sorridendo e le dice:

Medjugorje! Li ti darò  la luce e ti mostrerò la via!“. Poi scompare.

Veronica si siede in poltrona, sconcertata. E’ di nuovo il buio totale. Cerca di capire quello che può succederle. Alex la raggiunge e la trova in lacrime, lacrime di gioia! Si informa sul suo stato e riceve la notizia stupefacente:

Ascolta, Alex. Gesù e venuto a parlarmi, dice che dobbia­mo andare a Medjugorje, camminare con lui e pregare, mi dice che `lì mi sarà data la luce e mi mostrerà la via”’.

Che cosa? Medjugorje?“.

chiesa di san GiacomoAlex glielo fa ripetere tre volte ed entrambi chinano il capo, che nome strano… dove può essere questo luogo?! Veronica fa una descrizione precisa ad Alex, che prende una matita e disegna il villaggio con la chiesa. Nei giorni seguenti, eccoli a caccia di tutte le agenzie di viaggio che riescono a trovare. Ma non ce n’e una in grado di aiutarli! Quel nome resta un enig­ma, nessuno ha la minima idea su quel posto e, meno ancora, sul paese in cui potrebbe trovarsi! Quel nome impronunziabi­le non figura su nessuna carta, su nessun circuito turistico…! Alex passa da un fallimento all’altro. Ma due settimane dopo un amico telefona loro, entusiasta come mai:

Torno da un pellegrinaggio fantastico. E’ un piccolissimo villaggio della Bosnia in cui la Madonna appare ad alcuni gio­vani; bisogna assolutamente che ci andiate, è favoloso! Si chiama Medjugorje“.

Medjugorje? ! ?“.

L’amico spiega come ottenere i visti e, dopo montagne di difficoltà amministrative, Alex e Veronica salgono sull’aereo. Solo un radar li dirige: fare ciò che Gesù ha mostrato a Vero­nica. Giunti a Medjugorje, i nostri due amici noleggiano un’auto ed esplorano il villaggio. Ma Alex non dice niente, si trattiene, esamina… e poi, ad un tratto esclama:

Veronica, proprio cosi, ci siamo! La chiesa, con i due campanili, la grande montagna, e la croce in cima! Ho l’im­pressione di conoscere questo villaggio, è esattamente come l’hai descritto!“.

In auto, sono come due bambini tutti eccitati. Alex descri­ve il villaggio per filo e per segno a Veronica, che lascia pene­trare profondamente in se ogni dettaglio — ogni conferma della sua visione — come un bacio di Gesù sul suo cuore. Il suo caro Gesù non l’ha ingannata! Per due giorni, aggrappata al braccio di Alex, percorre Medjugorje e partecipa a tutti i programmi proposti dalla parrocchia. Alloggiano a casa di Mira Ostojic e vicka youngascoltano con riconoscenza le testimonianze di questa fami­glia che vive con tutto il cuore i messaggi della Gospa. Il terzo giorno Mira li porta a casa di Vicka, che deve rivolgersi ai pellegrini di varie lingue. Alex tenta di proteggere Veronica dalla folla che si accalca attorno alla piccola scala da cui Vicka parlerà.

Ma eccoli entrambi come prigionieri, di fare un movimento, a sinistra o a destra. Quando Vicka va e inizia a pregare, tutti hanno gli occhi fissi su di lei e le persone più basse si alzano in punta di piedi per vederla meglio. Alex mormora all’orecchio di Veronica una descrizione sommaria della scena, ma a un tratto si ferma, sorpreso da ciò vede:

“Veronica, Vicka ti guarda! Ti sorride!”.

Mi sorride?! Oh, se solo la potessi vedere!“.

La cosa più stupefacente, viste le circa cinquecento persone ­presenti quel giorno, è che Vicka non smette di rivolgere i sorrisi a Veronica.

Scende le scale… ti guarda… si dirige verso di te!”.

Oh, Alex, se solo potessi vederla anch’io, sarebbe cosi bello!“, ripete Veronica.

Improvvisamente, sente che una mano le si posa sugli occhi. Di sasso per la sorpresa, si fa tutta ascolto, poiché sente questa lingua strana, questa voce che prega, questa stessa voce che parlava qualche istante prima… E’ Vicka! Vicka che viene a pregare per lei, per i suoi begli occhi azzurri ciechi! Tutta la folla resta col fiato sospeso in attesa di quello che avverrà. Dopo un lungo momento di preghiera, Vicka ritira la mano e Veronica sente che il suo occhio destro ha ripreso vita… lei vede!

Vedo!“, esclama.

Sta sognando? Ma no, tutto questo è ben reale! Il primo oggetto della sua vista ritrovata è il volto di Vicka. Un sorriso meraviglioso l’illumina! Ma questa visione è di breve durata perché Vicka attira Veronica fra le braccia; la stringe con tanta tenerezza che Veronica tocca un po’ di Cielo, un po’ del cuore di Maria che scorre attraverso la sua piccola serva. Alex piange di gioia… Veronica ha recuperato la vista!

La notizia si diffonde come il fuoco in una foresta quando tira un forte vento nel cuore del­l’estate. La sera, dopo la Messa, padre Slavko chiede a Vero­nica di venire al pulpito per recitare il Magnificat’ davanti alla chiesa affollata. Come ha ragione: Veronica è divenuta un magnificat vivente, non smette di ringraziare Dio che le per­mette di slavkovedere di nuovo. Non avrebbe mai sperato in quella guarigione! Ma Gesù non da mai una guarigione fisica senza toccare anche tutto l’essere in qualche modo, poiché tutti i suoi doni sono orientati verso la più grande guarigione che esista: quella dell’ anima, che resta per l’ eternità.

Veronica non cessa di meditare nel cuore la parola ricevuta quella notte a Margate: “Lì ti darò la luce e ti mostrerò la via“. La via?

Dopo l’episodio della guarigione, una via si apre per Alex e Veronica. Spontaneamente si mettono al lavoro per raggiun­gere tutti i cuori che, in Sudafrica, non conoscono ancora l’a­more di Dio. Alcuni mesi dopo, propongo loro di collaborare con noi, saranno la nostra piccola antenna “Children of Medjugorje” in fondo all’Africa. Ma non sapevo quello che facevo… hanno superato ogni attesa! Senza nessuna forma­zione preliminare come apostoli, con pochi mezzi a disposi­zione e talvolta lunghe veglie nella notte, si votano anima e corpo a far conoscere agli altri quello che ha cambiato la loro vita. Grazie a loro, i messaggi di Medjugorje sono penetrati in migliaia di case, salvando vite, risvegliando la fede vacillante o morta di molti, portando la speranza e seminando la gioia con generosità!

Apostoli degli ultimi tempi

A Medjugorje, la Madonna ha i suoi piccoli “profeti” e in  sedici anni di missioni per lei, osservo fra loro alcuni tratti comuni innegabili: sono umili e semplici, regalmente liberi nei confronti del “che cosa dirà la gente”, meditano costantemente la Parola di Dio e i messaggi di Medjugorje, non li ferma nessuna insidia e, cosa sorprendente, sono come avvisati dall’interno su ciò che devono chiedere nella preghiera. Risultato: ottengono quasi tutto ciò che domandano! E’ il piccolo esercito della Madonna, il suo piccolo “gruppo d’assalto” passa dappertutto! La dove i “grandi” hanno bisogno di “grandi” che li raccomandino e aprano loro certe porte, questi piccoli profeti non si preoccupano affatto, hanno gli angeli, i santi, e le cose funzionano totalmente meglio!padre Jozo e i veggenti

Il sole non tramonta mai senza che Veronica abbia un aneddoto ­da raccontare. Non smette di ripetere: “Il Signore ha fatto questo o quello, per questa persona, per quella situazione”… Chiama questo, essere “innestati nel Cielo”. Vede che un sacerdote si comporta con leggerezza? Egli diviene automaticamente il suo figlio spirituale: non avrà tregua e scuoterà Dio e tutti i santi, finchè il sacerdote non cederà, non piangerà i suoi peccati e non ripartirà col piede giusto. Vede un giovane nella depressione, nella droga o nella perversione? Il Signore le suggerisce la causa del  suo male. Quel giovane diventa suo figlio, lei lo porta nel cuore con tenerezza, prega come Mosè sulla montagna, o come profeti che non lasciavano mai in pace Dio. Poi fa in modo di avere un breve colloquio con lui e il giovane rivive! Veronica sa toccare le corde del cuore di Dio, ecco il suo segreto!

Gli occhi di Veronica somigliano a due acquemarine, di un azzurro ancora più puro del Mediterraneo sotto il sole di luglio. Gesù ha guarito solo l’occhio destro? Probabilmente per misericordia! Un giorno, Veronica mi ha confidato che in un certo senso preferirebbe essere cieca, piuttosto che vedente, poiché vedere può diventare una tale distrazione per il cuore! E poi ci sono tante cose brutte oggi! Gesù ne ha tenuto conto: ha conservato l’occhio cieco solo per se, perché Veronica lo con­templi dall’interno e attinga la sua forza in lui; ha ripristinato la vista dell’altro occhio per permettere a Veronica di incontrare la miseria del mondo e posare su di essa la bellezza di Dio.

 

Note

1. II racconto di questa guarigione è stato pubblicato sulla rivista Glas Mira, Zagreb 1999.

2. Vedi foto. (la foto di Veronica purtroppo non è pubblicabile)

3. Questi apostoli della Gospa ricordano gli apostoli degli ultimi tempi descritti da san Luigi Maria Grignon de Montfort nel libro profetico “Tratta­to della vera devozione a Maria“:

154/”Questi saranno piccoli e poveri secondo il mondo, infimi davanti a tutti come il calcagno, calpestati e maltrattati come il calcagno tuo in con­fronto alle altre membra del corpo. In cambio saranno ricchi di grazia divina, che Maria comunicherà loro … e cosi fortemente sostenuti dall’aiuto di Dio, che con l’umiltà del loro calcagno, uniti a Maria, schiacceranno il capo del diavolo e faranno trionfare Gesù Cristo.esterno della chiesa di San Giacomo a Medjugorje

[58]Saranno veri apostoli degli ultimi tempi. Ad essi il Signore degli eserciti darà la parola e la forza per operare meraviglie e riportare gloriose vittorie sui suoi nemici. Dormiranno senza oro e argento… Tuttavia avranno le ali argentate della colomba per volare, con la retta intenzione della gloria di Dio e della salvezza delle anime, la dove li chiamerà lo Spirito Santo. Lasceranno nei luoghi dove hanno predicato soltanto l’oro della carità, che è il compimento della Legge.

[59]Infine, sappiamo che saranno veri discepoli di Gesù Cristo secondo le orme della sua povertà, umiltà, disprezzo del mondo e carità, insegne­ranno la via stretta di Dio nella pura verità, secondo il santo Vangelo, e non secondo i canoni del mondo; senza preoccupazioni e senza guarda­re in faccia a nessuno; senza risparmiare, seguire o temere alcun morta­le, per potente che sia. Avranno in bocca la spada a due tagli della paro­la di Dio e porteranno sulle spalle lo stendardo insanguinato della Croce, il crocifisso nella mano destra, La corona nella sinistra, i sacri nomi di Gesù e Maria sul cuore, la modestia e la mortificazione di Gesù Cristo in tutta la loro condotta. Ecco i grandi uomini che verranno e che Maria formerà su ordine dell’Altissimo, per estendere il suo dominio. Ma quando e come avverrà tutto questo?… Dio solo lo sa.”.

UN INCONTRO DECISIVO

UN INCONTRO DECISIVO

Tutto quello che non viene donato va perduto…ed è propriogospa-copia-300x215
cosi. Il Signore è grande e compie meraviglie soprattutto attraverso l’intercessione della Sua e nostra Madre. Io credo che in ogni passo della nostra vita se ci fidiamo a Loro veramente,  proprio come diceva Giovanni Paolo II, essa diviene un capolavoro.

La prima volta che sentii parlare di Medjugorje fu da un’amica: “Medju -che?….” Beh, la parola oggi è entrata nel vocabolario comune, ormai tutti conoscono o hanno sentito parlare di questo straordinario posto dove da oltre trent’anni si dice che appaia la Madonna, ma una volta non era proprio cosi, e questa parola suonava come qualcosa di strano, di decisamente strano! Incuriosita dai racconti di questa mia amica ho sentito dentro di me il desiderio di informarmi meglio, di interessarmi a tutto ciò che riguardava questo posto.

Sono sicura che nulla accade per caso e quando incontri persone o vieni a conoscenza di cose che ti lasciano un segno e ti fanno pensare a lungo e mettono questa smania di cercare… non sia proprio un caso, ma una chiamata. Si dice infatti che la Madonna chiama a Medjugorje e io di questo ne sono profondamente convinta. Sono quelle che io amo definire: “Diocoincidenze”.

La Mamma mi ha preso per mano, è entrata nel mio cuore in punta di piedi quasi non volesse disturbare , facendo nascere in me un desiderio sempre più forte di conoscerla meglio e quando ha visto che le ho spalancato le porte del mio cuore è entrata in esso e non ci è più uscita.

preghiera (4)Nel mio percorso sono stata  aiutata molto dalla preghiera,  e più pregavo, più sentivo la necessità di riconciliarmi con Dio e di averlo in me nella Santa Comunione. E ancora cercavo, cercavo informazioni, cercavo di parlare con chi era stato a Medjugorje , volevo capire sempre meglio cosa fosse stato per queste persone questo posto, cosa aveva significato, perché volevano tornarci…

All’inzio del mio cammino mi hanno aiutato tantissimo 2 libri di Suor Emmanuel: “Il trionfo del cuore” e “Il piccolo bambino di Medjugorje.” E’ stata una bellissima esperienza che ha aumentato in me il desiderio di avvicinarmi a questo posto dal quale ne risultava una sensazione di amore infinito.

Nel mio passato mi è capitato di tutto e di più, mi sono sentita a volte abbattuta, a volte delusa, sconfitta, derisa, cose che a tutti capitano, ma di certo questa è la vita. Non sono le apparizioni che possono toglierti la croce che in questa vita siamo costretti a portare sulle nostre spalle, ma di certo i messaggi della Madonna mi hanno aiutato ad avere fiducia, a sperare, a credere in un aiuto che non è mai venuto meno, anche quando sembrava impossibile che vi fosse una soluzione.

La prima volta che sono andata a Medjugorje anch’io speravo di avere dei segni forti, come vedere il sole girare o chissà cos’altro, … ma già dopo il primo giorno e con le testimonianze di chi aveva già vissuto questa esperienza ed era tornato in questo meraviglioso luogo, ho capito che non era l’atteggiamento giusto, che ciò che realmente desideravo era sentirmi vicina a Maria, avvolta dalla Sua grazia. Così ho lasciato perdere i segni e i soli e mi sono concentrata sulla padrona di casa: Maria Santissima.Cuore (5)

Medjugorje , può essere un’esperienza indimenticabile e duratura, perché se accetti di abbracciare i suggerimenti della Madonna, per quanto difficili ti possano sembrare da principio, poi ti accorgi che nessuno dei suoi suggerimenti era stato dato a caso, che tutto ha un valore immenso nella tua vita e tutto cambia, perché sei sotto la Sua protezione e intercessione. Ti senti in comunione con Dio e capisci che non devi temere nulla, perché hai la piena fiducia in un Dio che non ti lascia solo nelle difficoltà, perché sei veramente Suo figlio e hai la consapevolezza che Lui per te vuole solo il meglio.

Quanto è difficile dire quel SI….UN SI PIENO SOFFERTO UN SI COLMO DI SPERANZE E PAURE, PIù PAURE CHE SPERANZE..….ma se davvero ci facciamo accompagnare da Maria in questo viaggio… nulla più sarà come prima!  Medjugorje mi ha insegnato questo! Mi ha insegnato ad aprire il cuore, ad fidarmi della Madonna…..di questa mamma che ci fa le coccole di questo posto dove tu senti che DIO TI AMA ALLA FOLLIA E CHE TI VUOLE SALVARE, dalle tue paure, dalle angosce e da tutte le frustrazioni.

Qualcuno potrà dirmi: “Beh, facile a Medjugorje… ma quando torni a casa? Quando ti trovi in mezzo a persone che ti guardano di sbieco se dici che vai a messa anche solo la domenica, che vuoi pregare …??” Medjugorje è ovunque nel mondo , io parlo di Medjugorje ma potrei dire, Venezia, Bologna, Trieste, America, Canada……Medjugorje è lo stato del tuo cuore, è ovunque. Se inizi il cammino con serietà e fiducia vedrai cambiare il mondo intorno a te e con digiuno e preghiere anche quelli che ti deridevano o ti trattavano male per la tua fede verranno da te per chiederti consigli, per avere conforto e a volte, come nel mio caso, potresti avere la grazia di vederli iniziare a pregare, vederli seguirti in chiesa la domenica, confessarsi o… decidere di abbracciare un cammino che mai avresti immaginato potessero prendere.

croce blu2012Io questo lo posso testimoniare, perché ho visto queste conversioni con i miei occhi e di questo rendo lode a Dio e lo ringrazio con tutto il cuore perché non solo ho avuto modo di lavorare al fianco di Maria, ma ho avuto anche la grande grazia di vederne alcuni risultati. Ma senza unire tutte le richieste di Maria sono sicura che ciò non sarebbe stato uguale. Non si può prendere solo ciò che piace, voglio dire: Prego ma non digiuno, vado in chiesa ma mi confesso solo a Dio,…” No, Lei chiede tutto, ma perché sa che solo così può dare molto di più di quanto ci possiamo immaginare…

Ho visto persone che non credevano, e mai avrei pensato… andare a Medjugorje senza una spiegazione, ma andarci perché “Lei ” le aveva chiamate; ho visto cuori duri, cambiare grazie alla preghiera , la messa e il digiuno… ho visto cose che noi come essere umani non possiamo spiegare… A volte è necessario prenderlo per sfinimento, ma se si fa ciò che la Madonna chiede… il miracolo si compie.

 

MAMMA, ASPETTO UN BAMBINO

MAMMA ASPETTO UN BAMBINO…

Tempo fa vi avevo proposto questa toccante lettera di una bambina dentro la rosanonna-mamma, qualcuno mi ha chiesto cosa è successo, dopo quel tragico giorno,…

Oggi mia figlia mi ha detto: “Mamma, sono in cinta, ma non cercare di convincermi perché ho già preso la mia decisione… ho parlato con L. e mi ha convinta che non possiamo tenerlo, che non siamo in grado di badare nemmeno a noi stessi figuriamoci ad un bambino. Io sto ancora studiando e lui ha un lavoro precario, di vivere con te o con sua madre non se ne parla proprio, siamo ancora giovani per distruggere così il nostro futuro…!”

Stava andando avanti a ruota libera, come se volesse convincere più se stessa che me. Io ero raggelata, in una frazione di secondo penso che mi si fosse raggelato il sangue e non riuscivo a dire una parola, ma le sue entravano nella mia mente come un eco lontano e ho ripensato al mio bambino mai nato a quel bambino che io avevo rifiutato quando avevo poco più della sua età perché mi avevano detto che non era nulla che non era ancora  niente, perché avevo ceduto alla paura…

Piangere-per-sfogarsi“Ma mi stai ad ascoltare?? Hai sentito cosa ti ho detto? Non hai niente da dire? Tanto comunque ho già deciso e ho già anche parlato con il ginecologo, ha detto che ci penserà lui, lui ha capito che per noi sarebbe impossibile tenerlo!”

Poi è crollata, in un pianto liberatorio e io con lei pur senza singhiozzi non vedevo nemmeno più tanto i miei occhi erano pieni di lacrime, ma la mia bocca non si apriva, non riusciva a pronunciare una sola parola fino al momento in cui mi ha detto, cambiando tono: “Aiutami, mamma….”

“Amore mio … asciugati le lacrime e ascoltami tu per un momento. Io non posso in alcun modo forzare la tua volontà, ma posso dirti quale è stata la mia esperienza.”  Lei  mi ha guardata stravolta, in effetti non le avevo mai osato confessare il mio più grande peccato, quello per il quale ora lotto ancora con il mio io per perdonarmi pur sapendo che Dio lo ha fatto con me.  

“Avevo appena avuto te, eri piccola io ero ancora molto giovane e influenzabile nonostante mostrassi un carattere piuttosto forte.  Avevo ricevuto un’offerta di lavoro presso la mia attuale azienda, ma bisognava fare uno stage fuori e dovevo lasciarti per un po’ e vederti solo di sfuggita il fine settimana, ma avevo assoluto bisogno di quel lavoro e l’ho fatto. Tu me l’hai fatta pagare sai… Non volevi più tornare a casa quando sono tornata e nel giro di pochi giorni sono rimasta in cinta di nuovo, l’azienda mi Donna_tristeavrebbe messa a casa, rischiavo di buttare al vento tutti quei sacrifici, tutta la mia vita. Avevo problemi anche con tuo padre che non ne voleva sapere di altre spese in un periodo tanto grigio, avrei voluto andare in chiesa, ma a che scopo visto che sapevo già cosa mi avrebbero detto,.. Con te era stato diverso, non avevo mai dubitato di potercela fare con o senza tuo padre al fianco, ma con questo figlio non me la sono sentita e ho fatto l’errore più grande della mia vita.”

Con mio grande stupore le parlavo con estrema calma, come se stessi descrivendo la storia di qualcun altro. E stranamente la vedevo attenta, forse voleva farmi mille domande, ma taceva con gli occhi ancora bagnati, io le sorridevo e mi sembrava come quando in cielo compare il sole mentre piove.  “Vedi le persone con cui ho parlato, tua nonna per esempio, le amiche, tutti mi dicevano che erano disposti a darmi una mano, che mi avrebbero aiutata, ma la sola cosa che desideravo sentirmi dire era: “Ce la puoi fare!” Strano vero? Quanto ho desiderato che tuo padre mi prendesse le mani e mi dicesse:  “Ce la possiamo fare, così come ce l’abbiamo fatta la prima volta.”  Ma non è stato così. Io mi sentivo coraggiosa, dicevo, non l’ho mai fatto, non sarà nulla mi hanno detto che non è nulla che non è ancora niente, cercavo di mettere a tacere la mia coscienza dicendo a me stessa che non potevo permettermi di perdere il lavoro un’altra volta, perché essendo in prova mi avrebbero subito messo a casa, anche per il tuo bene… ma il dolore che mi lacerava dentro era enorme. Tuo padre mi lasciò in una gravidanzaclinica quella mattina e andò al lavoro pensando che capitavano tutte a lui e quella era l’ennesima bega, mentre io in quella stanza ero l’ultima e fino all’ultimo mentre aspettavo il mio turno dopo aver passato colloqui umilianti e sguardi sprezzanti di medici e infermieri fissavo la porta nella speranza di veder entrare tuo padre che mi portava via, perché da sola non avevo nemmeno la forza di alzarmi in piedi.

Poi è arrivato il mio turno, mi hanno aiutata ad entrare, piangevo come una fontana e tremavo così forte che si sono visti costretti a farmi l’anestesia totale perché era come se sentissi il grido dell’inferno straziarmi le viscere. (sai quando ho sentito la testimonianza di Gloria Polo ho capito che era proprio quel grido) Quando mi sono svegliata era tutto passato, come se non fosse accaduto niente, mi sono detta bene, mi sento splendidamente, non ho più alcun sintomo, allora è andato tutto bene, sono a posto… ma non era così. Continuavo a sentire quel grido anche la notte e non potevo dormire, ero diventata nervosa, cattiva, insofferente, provai ad andare dal confessore e questi non mi diede nemmeno l’assoluzione. Avevo perso la pace, e con essa la voglia di vivere, la gioia, tutto…”

“Ma ne sei uscita, ora non sei più così!” questo mi ha detto! Ti rendi conto? Di nuovo mi è venuto un sorriso per l’ingenuità che ha dimostrato, mi sembrava davvero tornata la mia bambina, quella che allungava il nasino sopra la tavola per vedere cosa preparavo di buono… “ Tesoro mio, da quell’errore non se ne esce senza una grazia di Dio. Ora ti chiedo, se avessi un figlio tra le tue braccia lo affogheresti con le tue mani solo perché pensi di non avere un domani il pane per sfamarlo? O daresti questo compito ad un altro per sentirti più sollevata? Non credo proprio, ma il bambino che porti in grembo è già vivo, ha un cuore che batte e un desiderio di vederti che supera il tuo. Vuoi img_59832davvero macchiarti di un delitto tanto grave? Pensi di essere meno colpevole del talebano che si fa saltare in aria per uccidere gente che nemmeno conosce, quando tu per aver comoda la tua vita uccidi ciò che è parte di te, tuo figlio?”

Pensi sia stata troppo dura? In fin dei conti le ho solo posto innanzi il mio grande dilemma, il mio rimorso eterno che è dato dalla mia colpa. Io confido nella misericordia di Dio e credo fermamente nel suo perdono, ma so che come mi hai detto tu, se si rompe una finestra poi bisogna anche metterci la buona volontà per ripagarla anche se non si avranno mai  i mezzi sufficienti per farlo.Ora non so cosa deciderà di fare, l’ho messa nelle mani del Signore e con lei tutte le ragazze, donne e madri che sono nella stessa condizione. […] 

Questa mamma alla fine ha ceduto alle pressioni della famiglia del suo ragazzo e ha perso il suo bambino. I due ragazzi si sono lasciati e poi riavvicinati, ma la perdita era stata tanto devastante da creare una voragine anche tra loro. La nonna ha subito una seconda volta questa terribile perdita, ha fatto dire una messa per questo bambino mai nato e ora stanno cercando di superare lei e la figlia, insieme a Maria, questa grave situazione. Con l’aiuto della Madonna questa ragazza che sembrava irrimediabilmente compromessa cerca di dare la sua testimonianza e fermare altre ragazze che vorrebbero fare la stessa scelta. Qualche volta ce la fa a dissuaderle, altre volte no, e ogni volta che non ce la fa per lei è come perdere nuovamente il suo bambino. E’ comunque riuscita a formarsi una famiglia, a parlare di questa sua brutta esperienza anche con il marito e questo è stato molto importante per poter lasciare il giusto spazio anche a questo piccolo bimbo mai nato che ora è sempre presente in mezzo a loro in modo più sereno seppur in una cornicetta vuota tra le altre.

I BACI DI GIUDA

I BACI DI GIUDA

Ho 63 anni , non ho avuto una vita facile, anzi… da bambina non mi sentivo amata  dalla  mamma, la quale aveva una grande predilezione per i suoi primi figli (miei fratelli maggiori) mentre per me e mio fratello gemello… ci sopportava e se doveva scegliere dei due preferiva mio fratello, perché porta il nome del mio nonno (il suo papà). Non posso pensare che veramente non mi volesse bene ma non lo sapeva dimostrare. Oggi lei è in cielo e prego che Dio l’abbia in gloria perché sicuramente non l’ha fatto con l’intenzione di farmi del male. Il mio papà l’ho adorato ma era, per il 4bambina-triste4quieto vivere, debole e non sapeva imporsi davanti alle ingiustizie della mamma. Ho cercato in tutti i modi di farmi amare,ero una bambina affettuosa ma lei non accettava i miei baci, non ho mai capito perché mi dicesse che erano baci di Giuda.

Credo che il non sentirsi amati da bambini crei grossi problemi di insicurezza e di ingombro in seguito, infatti sono sempre stata alla ricerca di amore,frequentavo la mia parrocchia, l’oratorio di suore che era accanto ed avevo un bel rapporto con tutti specialmente con le persone che mi dimostravano affetto. La mia nonna paterna dalla quale mi rifugiavo nei miei momenti tristi, mi capiva molto bene e cercava di supplire alla mia mancanza di affetto, ricordo che con lei andavo al Rosario, alla S. Messa, ecc. e mi vantavo quando alcune Domeniche prendevo sino a 3 Messe.

Ero ancora molto giovane ma sognavo spesso di farmi una famiglia tutta mia a 17 anni, spinta anche dal sentirmi dire sempre di sposarmi e di uscire di casa incontrai un ragazzo ed in breve tempo mi sposai. Ebbi subito la mia bimba, ma mi accorsi ben
paurapresto di essermi sposata con un alcolista del quale avevo anche paura. Provai così nuovamente la miseria e le umiliazioni, ed ancora una volta sentii di essere un  problema per la mia famiglia d’origine (come lo era stata la mia nascita) tanto che con l’intervento del mio papà mi sono separataDa allora mi sono allontanata da Dio, frequentavo lo stesso la  S. Messa ma sentivo che non facevo più parte della Chiesa.Abitando in un piccolo centro, tutti sapevano e mi sentivo giudicata, allora più di adesso, ed ero infelice. Non volevo sentirmi colpevole per quello che avevo fatto della mia vita e pur non dimenticando Dio, non riponevo più alcuna fiducia in Lui e decisi di incamminarmi per la mia strada. Una strada sicuramente sbagliata così come poi si è dimostrata di essere.

Avevo 20 anni quando incontrai un uomo molto più grande di me, mi innamorai, quest’uomo divenne il mio maestro di vita. Mi sentii finalmente amata, ebbi un figlio, ma eravamo entrambi separati ed il nostro cruccio rimaneva per entrambi quello di non appartenere più alla chiesa di Dio. Questa convivenza è durata quasi 18 anni, per questo sono stata rinnegata dalla mia famiglia per un lungo periodo, solo l’intervento della mia cara nonna ha fatto si che i miei conoscessero preghierealmeno mio figlio ed in un certo senso mi perdonassero, anche se erano sempre pronti a rinfacciarmi quello che avevo fatto.

Abbiamo comunque cercato di dare ai figli un’educazione anche religiosa, perché, anche se non potevamo accostarci ai Sacramenti, ritenevamo importante che loro conoscessero Gesù. Per questo cammino devo ringraziare anche un sacerdote salesiano che ci ha seguiti. La vita è andata avanti così sino a quando con una brutta malattiail Signore l’ha chiamato a se. Allora i miei ragazzi erano giovani ed io mi adoperai in tutti i modi per sostenerli e siccome sino ad allora avevo aiutato il padre di mio figlio nel suo lavoro, con la sua morte ero rimasta senza nulla. Avevo bisogno di lavorare e m’inventai di aprire un lavasecco, in fondo, mi dicevo, lavare e stirare lo so fare.

Fine prima parte

QUANDO PENSI CHE NON CI SIA VIA D’USCITA…

Non conosco il Purgatorio ma credo che quello che ho provato durante quegli anni sia molto simile, una grana ogni giorno, difficoltà economiche di tutti i generi. Nello stesso tempo pregavo ma pensavo che Dio non poteva ascoltarmi, sbagliando, perché invece proprio nelle grosse difficoltà Lui era presente e me lo dimostrava. Io in quel momento non mi rendevo conto. Ero caduta in uno stato depressivo, e in questo stato anche i rapporti con i miei figli erano peggiorati, specialmente con mia figlia, non ci capivamo più, nessuno della mia famiglia mi aiutava anzi…ancora oggi i rapporti con i miei fratelli sono molto burrascosi ed io mi auguro che Gesù Misericordioso provveda perché anche fra noi regni un po’ di pace.

Finalmente Dio ha voluto che mettessi un po’di ordine nella mia vita, ero rimasta anche vedova del padre di mia figlia, che è morto prematuramente a soli 52 anni ed il Signore mi ha fatto incontrare un vedovo, anche questo però molto più grande di me, una persona distinta e perbene che mi ha voluto molto bene e mi ha potuto assicurare un’avvenire decoroso, cosa che non avrei mai avuto dato le mie precedenti esperienze. Ci siamo sposati con la Benedizione di Dio  nel 2003 finalmente mi sentivo a posto anche con Dio.  La nostra vita insieme è durata circa 15 anni nel frattempo mio figlio si è sposato e mi ha fatto diventare nonna di una bellissima bimba della quale io mi curavo ogni giorno, ero serena e felice. Nel 2005 il Signore ha chiamato a se mio marito e questo è stato sicuramente un grosso dispiacere, ma era anche in previsione data la sua età. Purtroppo però nel contempo mia nuora decise di portare la bimba al nido ( per gelosia nei miei confronti) e perdere in un solo colpo tutti gli affetti, sono precipitata, e stavolta molto pesantemente di nuovo nella depressione.

Avevo tanta rabbia verso mio figlio e mia nuora perchè non avevano avuto nessuna remora nel farmi del male, ma ancora mi consolava il fatto che comunque avrei potuto vedere la bimba anche tutti i giorni perché abitavano vicino, l’altra bastonata invece l’ho presa quando a seguito di uno sfratto hanno deciso di andare ad abitare fuori città, in quel momento tutto il mondo mi è crollato addosso. Per loro è stato l’inizio dei loro guai (dei quali oggi io prego che possano risolvere) per me l’intenso dolore che provavo è stato l’avvicinarmi a Dio. Ho cominciato a seguire Radio Maria quasi tutto il giorno e pregavo.. pregavo…  e sempre di più sentivo che la Madonna mi chiamava a Medjugorje, mi interessavo per raggiungerla ma trovavo sempre dei viaggi costosi, finchè un giorno una carissima ragazza che mi sentiva spesso dire che avrei voluto andare in pellegrinaggio a Medjugorje mi ha detto che una sua amica organizzava un pellegrinaggio a soli 250.00 €, non ho esitato e mi sono messa subito in contatto con lei.

In maggio sono partita e quando sono stata lì ero come inebetita ed allora rivolgendomi a Maria ho detto: Tu mi hai chiamato io non oso chiederti nulla se non quello che è bene per me, tu conosci tutto di me… e Lei da amorosa Madre mi ha guidato in  quei pochissimi giorni a fare tutto quello che per me era bene. Innanzi tutto a perdonare me figura Medjstessa e a perdonare chiunque mi aveva fatto del male, a credere che non siamo mai soli, che Gesù è sempre con noi e ci perdona anche quando lo abbiamo messo da parte e che basta invocarlo con il cuore sincero per sentire la Sua presenza. Credo che quei giorni siano stati per me i giorni più belli della mia vita. Ero partita con le spalle pesanti, talmente era grosso il fardello che  portavo sopra, sono ritornata a casa leggera come una piuma, anzi non sarei più tornata a casa. Grazie Maria, grazie Gesù, non vi lascerò mai più.

 Questa mia testimonianza vuole essere solo un modo per dire a tutti quelli che leggeranno, che a Medjugorje non s’incontra solo Maria, ma s’impara ad amare ancora di più Gesù, Suo Figlio e nostro Salvatore.  Oggi sono rinata,  riesco con l’aiuto di Maria a vivere diversamente i problemi che ogni giorno si presentano, i miei desideri, come per esempio avere più affetto dai miei figli, che sono molto assenti nella mia vita, anche se credo di aver dato loro tutto quello che mi era possibile dare. Con la preghiera chiedo a Dio la grazia di illuminarli e sono certa che Egli provvederà. I rapporti con mia figlia invece sono molto migliorati e di questo ringrazio Dio. So che Gesù non mi lascia mai e mi riempie ogni giorno del Suo Amore e questa carenza la supplisce molto bene. Vi Amo Gesù e Maria.

FINE

 

UNA SVOLTA EPOCALE!

UNA SVOLTA EPOCALE

GOSPA-2Mi chiamo Monica, ho 41 anni sono sposata da 21, con tre figli dai 20 ai 12 anni. Dopo l’invito della Madonna a dare una viva testimonianza di quello che il Signore ha compiuto nella nostra vita, mi sono sentita in dovere di dare anch’io la mia, visto che sta scritto: “a chi tanto ha ricevuto, tanto verrà chiesto”…

Voglio partire dall’inizio, dalla mia infanzia passata serena accanto ad una nonna che mi aveva insegnato a pregare e ad amare il Signore. I genitori erano occupati nel lavoro, ma con la mia nonna andavo in pellegrinaggio anche solo di un giorno in pullman o mi trovavo a casa di sue amiche a pregare. Poi sono cresciuta. Non ho mai avuto molto amicizie, ero un tipo piuttosto solitario, anche in chiesa andavo la domenica, ma non mi ero mai legata a gruppi parrocchiali e quando ho incominciato a lavorare diventava già impegnativo assistere alla Messa domenicale, ma le mie preghiere la sera erano rimaste un rito e i miei dialoghi con Dio una necessità.

Poi gli dissi un giorno: “O mi fai trovare un marito o mi sposo con Te”! Faccio ridere tutti quando lo dico, perché aggiungo che nel giro di poco conobbi mio marito e mi sposai subito dopo, e affermo “Poteva anche sopportarmi come sorella, ma non come moglie!!” Ovviamente so bene che non si sposa Cristo solo perché non si trova un compagno su questa terra, ci vuole ben altro, ed è per questo forse che un piccolo rimpianto nel cuore è rimasto.

Moglie e madre mi chiudevo dietro al: “Non ho tempo di andare a Messa, sono stanca, già non dormo a sufficienza, ora la chiesa è lontana…” Una scelta sbagliata mi aveva allontanata da Dio e questo aveva reso il mio cuore più duro ed insensibile. Giorno dopo giorno in me si stava formando una corazza che mi faceva vedere tutto nero, tutto brutto, tutto insopportabile.

Con la nascita della mia ultima figlia toccai il fondo. Il matrimonio non andava bene, il lavoro ancora peggio, e con i miei figli mi sentivo un’inetta… Un amico di mio marito venuto a casa nostra mi parlò della sua esperienza: Medjugorje. Considerato un uomo pieno di vizi era tornato che sembrava un santo e regalava santini appena poteva.. mi parlò di P. Livio, di radio Maria… Ero scettica, poi ascoltando le catechesi del venerdì sera mi convinsi che se davvero la Madonna aveva un posto sulla terra, questo doveva essere Medjugorje e così feci la proposta a mio marito: “O mi lasci andare 4 giorni a Medjugorje, o vado a Ibiza da sola, ma non so se poi ho la forza di tornare indietro…” Ovviamente mi permise di andare, anche se non era sicuro se stessi dicendo sul serio o fosse uno scherzo.

Mi riempì dei suoi: “..ma si pregherà sempre,… sei sicura che ce la farai?” Mi aveva preoccupata, ma non mi fermai e decisi di andare avanti, da sola. Non conoscevo nessuno eppure mi sembrava di essere in aereo e non in pullman, tanto volava il tempo.Se esiste il dono delle lacrime penso di averlo ricevuto, perché dalla prima messa (non eravamo ancora a Medjugorje) fin oltre il mio ritorno non ho fatto altro che piangere, non riuscivo a fermarmi, ormai anche il sacerdote che ci accompagnava non ne poteva più di me, ma non ci potevo fare niente.

Tornata a casa, era il 27 ottobre 2000,mio marito che prendeva in giro i cristiani (per lui tutti bigotti) mentre raccontavo ai bambini la mia esperienzami disse: “Ora diciamo la preghiera prima di mangiare!” Io lo guardai sbalordita. Lui si guardò le spalle come se ci fosse stato qualcun altro dietro di lui a dire quelle parole, ma i bambini festanti stavano già dicendo: “Che bello, come nei film alla televisione!!”  E così iniziò il nostro percorso, un cammino nuovo e tutto da scoprire. E quando si dimenticava la preghiera erano i bambini a dire: “Papà ti sei dimenticato la preghiera” e lui doveva dirla, perché era stata sua l’idea.

Fine prima parte.

2 MIRACOLI

Quando metti da parte Dio nella tua vita perché ciò che ti chiede è ciò che tu non vuoi fare… non puoi che cadere in quello che io ho definito il mio periodo di “Buio spirituale”. Una fase in cui ti senti persa, senza una guida, senza qualcuno che ti sappia veramente capire. E’ come se Dio non esistesse o se esiste ti dici che di sicuro non ha tempo da perdere con te, forse perché non stai simpatica nemmeno a Lui, o semplicemente non riesci a capire cosa voglia da te se non … cosa pretende…

E’ una fase di profondo egoismo, perché in realtà sai bene cosa vuole da te, solo non vuoi cambiare o non vuoi umiliarti in una vera e sincera confessione perché pensi che le tue scelte siano la cosa migliore o semplicemente perchépensi di sapere meglio di lui cosa è meglio per te. Ebbene in questa fase Dio non mi aveva dimenticata, infatti per ben 2 volte mi fece capire che mi amava e desiderava che tornassi da Lui con 2 meravigliosi quanto incredibili miracoli.

Entrambi riguardano la mia figlia di mezzo. Al quinto mese di gravidanza a causa di una iniezione sbagliata per due mesi non si era alimentata se non attraverso la placenta. I danni potevano essere irreparabili. Una catena di preghiere parte in ogni dove, amici, parenti, religiosi e religiose tutti iniziano a pregare affinchè questa bimba di appena di 1,5 kg, poco più di un arrostino, possa sopravvivere e con lei anch’io, che mi riprendo però più in fretta.

Santa Caterina da Bologna la nostra protettrice aveva interceduto presso Dio ottenendoci insieme alla Madonna il dono di questa figlia, e non solo, si trattava di una bambina sana e forte! Ricordo bene il giorno prima della bella notizia che il peggio era passato. Ancora devastata dalle parole dei medici che mi continuavano a dire: “Questa bambina non si riprende, non ce la fa…” Quella sera avevo rivolto gli occhi al crocifisso che ho sopra la porta di casa, mi ero inginocchiata e con grande umiltà avevo detto al Signore: “Tu sai quanto io abbia desiderato questa bambina, fin dalla mia giovinezza, so di non meritarmi nulla, perciò se vuoi portarla con te è giusto, ma solo ti chiedo di non farla più soffrire, in un modo o nell’altro.

Ero veramente sincera in queste mie parole, le sentivo vere dentro di me. Il giorno dopo la bella notizia: “La bambina è fuori pericolo, ora deve solo acquistare peso e potrà uscire!” Non vi posso descrivere la meraviglia degli stessi dottori che non si spiegavano comeun esserino tanto piccino con lo stomaco piccolissimo, il cuore sviluppato a metà.. e una serie di altri problemi avesse superato la crisi e stesse finalmente bene.

Ma non fu l’unica volta che questa figlia ci mise in ansia sul suo futuro. Aveva 9 anni quando il giorno di Natale ci siamo accorti che non ci vedeva più da un occhio. Dopo averla portata dal nostro medico di fiducia ecco che di nuovo ci crolla il mondo addosso. Sembra che si tratti di qualcosa di molto serio e la sua vita è di nuovo in grave pericolo. Si ricomincia tutti a pregare, ovunque trovavo persone che anche se non mi conoscevano pregavano per la nostra bambina. Alla fine la sera prima della Tac come sempre le chiedo cosa vede da entrambi gli occhi e lei mi dice che ci vede! Non riesco a crederle, dopo tanti giorni d’angoscia sembra che di nuovo ci veda, e non se n’era nemmeno resa conto!!

Come potete ben vedere di grazie ne avevo ricevute, eppure in cuor mio ringraziavo, si,ma pensando di non meritarmi nulla, perché non era per me, come accogliere un dono per appoggiarlo da parte senza nemmeno aprirlo. Mi dicevo se l’ho ricevuto non è per me,non è perché Dio ama me, ma quelle persone più buone di me che lo hanno permesso… E io continuavo a stargli lontana…

Fine seconda parte

LA CAREZZA DI UNA MADRE

Dopo avervi parlato di questi due momenti fondamentali nella mia vita, posso concludere la mia esperienza dicendo cosa è davvero cambiato in me dopo Medjugorje. cuore3Innanzi tutto ho avuto la consapevolezza che ciò che sentivo mancare nella mia vita, era l’amore… Vi chiederete come si possa esserne privi con un marito, tre figli, dei genitori presenti,… ebbene sì, mi mancava l’amore, un amore che non si può trovare su questa terraperché è quella parte del tuo cuore che cerca Dio.

Mi sono resa conto che la mia insoddisfazione non poteva essere colmata da un comune essere umano, fosse un genitore, un marito, e neppure da un figlio. Solo con Dio non sentivo più quel vuoto dentro di me, stavo bene in Sua compagnia, sorridevo, mi sentivo come una comune adolescente innamorata, che vede tutto bello, il mondo aveva ripreso colore. Sono arrivata alla consapevolezza che Dio mi ama sempre, mi ama che sia bella o brutta, divertente o annoiata, ricca o povera, riempie i miei silenzi e sa ascoltarmi come nessun altro a questo mondo. L’unica cosa che non riuscivo a capire era se davvero mi potesse rispondere, se davvero questa comunicazione esistesse o era solo “l’amico immaginario” di cui mi ero sentita accusare.

L’unico modo per scoprirlo era mettermi nelle mani di Sua Madre Maria SS. Eccomi dunque a fare nuovamente un patto e questa volta proprio con Lei, sulla collina delle apparizioni davanti ad una riproduzione di quella Madonnina che alza la mano come per chiamarti e chiederti fiducia. “ Io Madre cara mi metto nelle Tue mani, Ti dono il mio cuore,tutta me stessa, e Ti prometto di impegnarmi a fare ciò che chiedi, ma Tu fammi comprendere che davvero questa è la strada giusta, che è ciò che Dio vuole da me, donandomi la perseveranza e tanta fede.”

Quello che è accaduto una volta a casa ve l’ho detto, ma è solo il principio, perché nel giro di poco tempo ho visto cambiare tutta la mia famiglia. Io quasi mi sarei frustata piuttosto che rinunciare alle due orette davanti alla tv da sola a stirare, era un momento di relax tutto mio, invece secondo la promessa dovevo dire il rosario, lo avevo promesso alla Madonna, dunque avanti con le ave Maria, ma che fatica!!! il digiuno, anche quello non era cosa da nulla, soprattutto se considerate che avevo dei bambini piccoli che per giunta facevano fatica a mangiare e dovevo spesso imboccarli…!!

Incominciare vi garantisco che è stato faticosissimo! Poi mi sono sentita io che se anche avevo già detto il mio rosario quando stiravo non potevo più fare a meno di dirne un altro, la tv.. non ce la facevo a guardarla, mi sembrava di perdere del tempo. Per quanto riguarda il digiuno un pasto non mi soddisfaceva più, volevo fare di piùdare di più e così un pasto è diventato una giornata e un giorno sono diventati due.

Intanto la grazia scorreva a fiumiMio marito decide di venire con me a Medjugorje. Dopo pochi mesi dal mio ritorno, comincia a frequentare la Messa domenicale a confessarsi,… e con me è venuto ben due volte in pellegrinaggio dalla Madonna. Mia mamma che si era rinchiusa nelle sue sofferenze fisiche e non andava nemmeno più in chiesa la domenica se non saltuariamente, comincia a rifrequentare la parrocchia, va a Messa durante la settimana, all’adorazione, entra nei gruppi caritativi, insomma io stessa ne rimango sbalordita, l’unica cosa che le avevo detto era un: “Almeno la Messa la domenica!” Lo stesso dissi anche alla sorella di mia mamma che iniziava sempre tardi il lavoro, e quindi mi rispose che non aveva nessuna intenzione disvegliarsi presto, tantomeno voleva andare la sera… poi mi accorgo che era entrata nel coro e addirittura era diventata catechista…!!

Non mi sembrava più la mia famiglia, per quel che mi riguarda io non ero certo stata insistente, anzi, solo avevo pregato, digiunato, fatto la mia confessione mensile, letto la bibbia in casa con i miei figli, pregato il rosario ogni tanto anche con loro… Forse queste grazie sarebbero arrivate ugualmente, io non ne avrò mai la certezza se non quando sarò al cospetto di Dio, ma la fede mi dice che era la mia risposta,era una semplice carezza della mia cara Mammaquel “ti voglio bene” che mi scalda il cuore e mi fa desiderare di andare avanti, di continuare nel mio cammino di preghiera, silenzio e raccoglimento, digiuno e offerta agli altri con un servizio attento e gioioso. Allora mi sono detta: “ è vero! Se segui quello che la Madonna dice, verrai ripagato 10 volte tanto e anche di più! La conversione dei cuori può arrivare!”

FINE