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VERGINE DI CUAPA

VERGINE DI CUAPA

Nicaragua – 15 aprile 1980

Nei primi giorni di maggio 1980 – scrive Bernardo – mi sentivo triste: avevo problemi economici, problemi di lavoro, e ancora di più problemi spirituali. E mi sentivo annoiato. Avevo persino detto al mattino che volevo morire“. Queste le parole e lo stato d’animo del veggente di Cuapa prima delle apparizioni.

Cuapa è un paese di un centinaio di case, abitato prevalentemente da contadini, nel dipartimento nicaraguense di Chontales, ad est della capitale Managua. Le apparizioni della Madonna a Cuapa ebbero luogo nel 1980, quando il Nicaragua era amministrato da un governo comunista che aveva fatto di tutto per distruggere la fede cattolica nel paese. Si voleva stabilire una “chiesa popolare” separata da Roma. Inoltre il paese era lacerato dalla guerra civile, il sangue scorreva mentre la miseria e l’odio si diffondevano dappertutto.

Nel 1972 il paese era stato colpito da un’altra tragedia, un terremoto catastrofico che aveva semi-distrutto la capitale causando oltre 6.000 vittime e circa 100.000 senza tetto. Con i suoi quattro milioni di abitanti, il Nicaragua oggi è uno dei paesi più poveri dell’America Latina, la guerra che ha sconvolto il paese tra il 1982 e il 1990 e le molte calamità naturali sono le cause principali della sua miseria.

IL VEGGENTE

Bernardo Martínez nacque proprio a Cuapa nel 1931. Sua nonna lo allevò ed educò cristianamente. Era un contadino semplice e umile, pio e servizievole, che nel tempo libero aiutava nella chiesa come sacrestano. Fin da piccolo Bernardo era desideroso di diventare sacerdote, ma in gioventù non poté realizzare questo suo desiderio. Il 20 agosto del 1995, a distanza di 15 anni dalla fine delle apparizioni e quando aveva ormai 64 anni, venne ordinato sacerdote nella Cattedrale di León, in Nicaragua. Morì il 30 ottobre del 2000, poco tempo dopo aver appreso dai medici dell’Ospedale Germano-Nicaraguense di Managua che non gli restava molto da vivere a causa dell’aggravarsi dei suoi problemi di salute. Dopo il funerale, la salma venne trasferita nella sua città natale, dove il 1 novembre venne tumulata nella Cappella delle apparizioni di Cuapa.

PRIMI FENOMENI

Una notte di marzo del 1980, Bernardo Martínez, entrando nella cappella di cui era sacrestano, notò una luce insolita che proveniva dalla statua del Vergine. La cosa gli sembrò strana, ma pensò che l’aiutante del parroco avesse lasciato le luci accese. Lo stesso fenomeno accadde di nuovo all’inizio del mese di aprile, questa volta l’uomo pensò che fosse colpa di un’altra signora che aiutava nella chiesa. Il giorno 15 di aprile il fenomeno si ripeté una terza volta, ma Bernardo questa volta si accorse che la luce proveniva dalla statua.

L’uomo parlò di questo fatto singolare con alcune persone del gruppo con cui si riuniva abitualmente per pregare il Rosario, chiedendogli di non rivelarlo a nessuno. Ma la voce ben presto si sparse per tutta Cuapa e Bernardo ebbe molti problemi e sofferenze a causa di questo, perché molti si burlavano di lui.

PRIMA APPARIZIONE

All’inizio di maggio, Bernardo si sentiva triste. Aveva problemi finanziari e spirituali, ed era disoccupato. Anche la sua famiglia lo accusava di non fare progressi dal punto di vista finanziario, per il fatto di essersi fatto coinvolgere nel lavoro in sacrestia, un incarico che lui considerava come un servizio a Dio, senza pensare a riceverne benefici economici. A causa di tutti questi problemi in certi momenti aveva persino desiderato di morire.

La notte del 7 maggio, Bernardo non riusciva quasi a dormire. Quella mattina si alzò molto presto per andare al fiume a pescare. Si sentiva felice, immerso com’era in un atmosfera di pace e di tranquillità, nonostante la pioggia che lo costrinse a cercare riparo sotto un albero. Verso le tre del pomeriggio, dopo aver pescato, raccolti alcuni frutti e recitato il Rosario, vide dei lampi e una nube luminosa che scendeva dall’alto per posarsi su un cumulo di pietre, vicino a un cedro. Su di essa c’era una bella Signora a piedi scalzi; il suo vestito era lungo e bianco, con maniche lunghe e aveva un cordone celeste che le cingeva la vita. Un velo color crema, molto chiaro e con i bordi dorati, le copriva la testa. Le sue mani erano giunte sul petto. Bernardo non ebbe paura, ma pensò che qualcuno avesse portato la statua dalla chiesa per fargli uno scherzo o che stesse sognando. Ma non c’era nessuno nei paraggi e lui era ben sveglio.

Si accorse che la statua muoveva gli occhi e che pareva essere viva. Si rese anche conto che lui non riusciva più né a muoversi, né a parlare. La Signora stese le mani verso il basso e da esse si emanarono dei raggi più luminosi del sole. Quando poi diresse i raggi verso il petto di Bernardo, egli riuscì a parlare di nuovo e così le chiese come si chiamava. Lei, con la voce più dolce che Bernardo avesse mai sentito, rispose: “Mi chiamo Maria“. Bernardo le chiese da dove veniva, “Vengo dal Cielo. Sono la Madre di Gesù” – disse la Signora. E quando le domandò cosa volesse, lei rispose: “Voglio che recitiate il Rosario tutti i giorni…non solo a maggio. Voglio che lo recitiate permanentemente, in famiglia…compresi i bambini che hanno l’uso della ragione…ad un’ora fissa, quando non ci sono problemi con le faccende di casa“. Gli spiegò che al Signore non piacciono le preghiere recitate superficialmente o meccanicamente. Per questo gli raccomandò di pregare il Rosario con la lettura dei passi biblici, mettendo in pratica la Parola di Dio.

Continuò dicendo: “Amatevi gli uni gli altri. Adempite al vostri doveri. Fate pace. Non chiedete la pace al Signore perché se non siete voi a farla, non avrete pace“. Poi gli disse: “Rinnova i Cinque Primi Sabati. Quando l’avete fatto avete ricevuto molte grazie“.

E infine disse: “Il Nicaragua ha sofferto molto dopo il terremoto. Su di esso grava la minaccia di altre sofferenze. Continuerete a soffrire se non cambiate – e dopo una breve pausa aggiunse – Figlio mio, recita il Rosario per tutto il mondo. Di’ a credenti e non credenti che gravi pericoli minacciano il mondo. Chiedo al Signore che plachi la Sua giustizia, ma se voi non cambiate abbrevierete la venuta della Terza Guerra Mondiale“.

Bernardo, avendo capito che a lui sarebbe spettato il compito di comunicare quei messaggi alla gente, disse alla Madonna che non voleva problemi perché ne aveva già molti nella chiesa e la pregò di rivolgersi ad un’altra persona. Ma la Madonna gli rispose: “No, perché il Signore ha scelto te per dare questo messaggio“. Il veggente allora le riferì il desiderio di una sua conoscente di poterla vedere, ma la Vergine rispose: “No, non tutti possono vedermi. Lei mi vedrà quando la porterò in Cielo, però che reciti il Rosario come io chiedo“. Bernardo per paura di non essere creduto non disse niente a nessuno di questa apparizione.

Il 16 maggio, la Vergine Maria tornò ad apparirgli e gli disse: “Perché non hai detto ciò che ti avevo incaricato di dire?” Bernardo replicò: “Signora, è che ho paura. Ho paura che di essere oggetto della derisione della gente, ho paura che si burlino di me, che non mi credano. Chi non ci crede, si burlerà di me, dirà che sono pazzo“. La Vergine allora disse: “Non aver paura, io ti aiuterò; dillo al sacerdote“. E dopo queste parole sparì.

Bernardo a quel punto confidò tutto a due signore della chiesa ed esse lo incoraggiarono a dire tutto al parroco e a coloro che fossero andati a casa sua per sentire lo straordinario racconto. Il parroco dal canto suo gli consigliò di farsi il segno della croce la prossima volta, nel caso fosse una tentazione del maligno.

SECONDA APPARIZIONE

L’8 giugno Bernardo si recò nel luogo delle apparizioni con alcune persone ed iniziò a pregare il Rosario. Ma con sua grande delusione quel giorno la Madonna non apparve.

Quella stessa notte la Signora gli andò in sogno. Bernardo nel sogno le domandò che cosa volesse e lei gli ripeté lo stesso messaggio che gli aveva dato la prima volta. Quindi, il veggente le presentò alcune delle richieste che aveva ricevuto dalla gente. Lei rispose: “Alcune si realizzeranno, altre no“.

Poi la Vergine disse: “Guarda il cielo“. A quel punto il veggente ebbe la visione di un’enorme folla di persone; erano in una grande festa, tutti molto felici, e cantavano qualcosa di bellissimo che però lui non riusciva a capire. I loro corpi irradiavano luce. “Guarda – disse la Vergine -, queste sono le prime comunità, quando incominciò il Cristianesimo. Sono i primi catecumeni. Molti di essi martiri. Desiderate voi essere martiri?“. Bernardo rispose di sì, anche se non sapeva bene che cosa volesse dire essere martiri. Poi il veggente vide un altro gruppo di persone, indossavano abiti bianchi, avevano il Rosario e pregavano. La Vergine gli disse: “Questi sono i primi ai quali diedi il Rosario. Voglio che anche voi recitiate il Rosario così“. Un terzo gruppo vestiva indumenti color caffè, a Bernardo sembravano dei francescani, anch’essi avevano il Rosario e pregavano. La Signora disse: “Questi hanno ricevuto il Rosario dalle mani dei primi“. Un altro gruppo era composto di uomini, donne, giovani e bambini. Era una immensa processione, con un numero tanto grande di persone che era impossibile contarle. Anch’essi avevano il Rosario in mano. Bernardo sentì il desiderio di far parte di quel gruppo perché erano vestiti come lui, ma guardò le sue mani e vide che erano nere, mentre quelle persone irradiavano luce. Bernardo espresse alla Vergine il suo desiderio di far parte di quel gruppo, ma lei rispose: “No, ancora non sei pronto. Prima devi dire alla gente ciò che hai visto e sentito. Ti ho mostrato la gloria del Signore e questo acquisirete voi se obbedite al Signore, alla Parola del Signore, se perseverate nella recita del Santo Rosario e mettete in pratica la Parola del Signore“. E dopo aver detto questo sparì.

Il 24 giugno, dopo che Bernardo aveva molto insistito, il parroco gli diede finalmente l’autorizzazione a raccontare alla gente ciò che gli aveva detto la Signora.

TERZA APPARIZIONE

L’8 luglio Bernardo si recò sul luogo delle apparizioni assieme ad altre persone, circa quaranta. Ma anche questa volta la Madonna non apparve. Quella notte, in sogno gli apparve un angelo che lo rassicurò sul fatto che le sue preghiere a favore di un ragazzo di Cuapa, che si trovava in prigione, erano state ascoltate. Bernardo presentò all’angelo un’altra richiesta da parte di una sua cugina; riguardava lei (aveva avuto alcuni problemi col suo lavoro di insegnante), il padre e un fratello (entrambi vittime dell’alcolismo). L’angelo predisse a Bernardo che il cugino sarebbe morto assassinato, profezia che si sarebbe realizzata, parola per parola, il 9 settembre 1980, esattamente a un mese e un giorno di distanza dall’apparizione.

L’8 agosto non vi fu apparizione, perché il fiume si era ingrossato a causa della pioggia ed era impossibile attraversarlo, ma Bernardo e le persone che lo accompagnavano recitarono ugualmente il Rosario, come avevano fatto le volte precedenti.

QUARTA APPARIZIONE

L’8 settembre Bernardo torna sul luogo delle apparizioni accompagnato da molte persone, c’erano anche dei bambini. Appena finito di recitare il Rosario, la Madonna si manifestò, ma questa volta con l’aspetto di una bambina di sette-otto anni. Era bellissima, vestiva una tunica di color crema chiaro e non aveva il velo, né la corona e neanche il manto. Con voce dolcissima tornò a fare le stesse raccomandazioni.  Bernardo allora chiese alla Madonna di permettere anche agli altri di vederla, ma lei rispose: “No. E’ sufficiente che tu dia loro il messaggio, perché chi non crede anche se mi vede non crederà“.

Il veggente le chiese se volesse la costruzione di un santuario in suo onore in quel luogo, ma lei rispose: “Il Signore non vuole santuari materiali; vuole santuari vivi, che siete voi. Restaurate il sacro santuario del Signore. In voi il Signore ha tutto il suo compiacimento. Amatevi. Amatevi gli uni gli altri. Perdonatevi. Fate Pace. Non limitatevi solo a chiederla, fatela!“.

Bernardo chiese che cosa doveva fare dei soldi che aveva ricevuto per la costruzione del santuario. Lei rispose che sarebbero dovuti essere utilizzati per la costruzione della cappella di Cuapa e aggiunse che da quel momento in poi non avrebbe dovuto accettare più niente da nessuno. L’uomo chiese anche se doveva continuare il catecumenato. La Madonna gli rispose di non lasciarlo e aggiunse che a poco a poco ne avrebbe compreso il valore. A quel punto la nube si levò in alto, come le altre volte, e lei scomparve.

QUINTA APPARIZIONE

L’8 di ottobre la Vergine non apparve, come lei aveva già preannunciato a Bernardo durante l’apparizione precedente. Il 13 di ottobre un gruppo di una cinquantina di persone accompagnò il veggente sul luogo delle apparizioni. Il cielo era molto nuvoloso, come se stesse per piovere. Dopo il Rosario tutti i presenti videro un grande cerchio luminoso. Pareva provenire dall’alto e si proiettava sul terreno e sui presenti come farebbe il fascio luminoso di una torcia. Guardando in alto Bernardo vide che un altro cerchio si era formato in cielo. Questo cerchio emetteva luci di tutti i colori.

La Vergine era sospesa su una nube e una nube trasparente le circondava tutto il corpo. Aveva l’aspetto di una giovane di 15 anni, bellissima, con una corona di 12 stelle, il velo azzurro, il vestito bianco e lungo. I piedi poggiavano sulla nube, aveva le mani rivolte verso il basso, ed emetteva raggi di luce. I suoi occhi erano azzurri; la voce incomparabilmente dolce e soave. Una delle signore presenti disse: “Vedo come un’ombra umana“. Una bambina disse a la madre di vedere la Signora che la stava chiamando.

Bernardo disse alla Madonna: “Signora, lasciate che tutta questa gente vi veda, così che possano credere, perché a me non credono. A me dicono che quello che mi appare è il diavolo e che voi siete morta e sepolta e fatta polvere come qualsiasi mortale“. Nel sentire questo, la Madonna si portò le mani al petto, il suo viso assunse un’espressione molto triste e pianse. Bernardo si scusò: “Perdonatemi Signora per quello che vi ho detto. E’ colpa mia. Siete arrabbiata con me? Perdonatemi. Perdonatemi!“. “Non sono arrabbiata, né mi arrabbio” rispose Lei. Bernardo le disse: “Perché piangete? Vi vedo piangere“. Lei rispose: “Mi dà tristezza la durezza di cuore di quelle persone. Ma tu devi pregare per loro perché cambino“.

Anche Bernardo si mise a piangere, si sentiva colpevole, non sopportava di vederla piangere. Allora la Signora disse: “Recitate il Rosario, meditate i misteri. Ascoltate la Parola di Dio che è contenuta in essi. Amatevi. Amatevi gli uni gli altri. Perdonatevi a vicenda. Fate pace. Non chiedete la pace senza farla, perché se non la fate è inutile chiederla. Adempite ai vostri doveri. Mettete in pratica la Parola del Signore. Cercate di piacere a Dio. Servite il prossimo“.

Bernardo allora le parlò delle tantissime richieste che aveva ricevuto dalle persone di Cuapa. La Madonna gli rispose: “Mi chiedono cose senza importanza. Chiedano fede, affinché abbiano la forza di portare ciascuno la sua croce. Le sofferenze di questo mondo non possono essere tolte. Le sofferenze sono la croce che voi dovete portare. La vita è così. Ci sono problemi con il marito, con la moglie, con i figli, con i fratelli. Parlatene, discutetene, perché i problemi vengano risolti in pace. Non ricorrete alla violenza. Non ricorrete mai la violenza. Chiedete la fede per avere pazienza“. Poi aggiunse: “Non mi rivedrai più in questo luogo“.

Bernardo si rattristò e pensando che quella sarebbe stata l’ultima volta che la vedeva gridò: “No! Non ci lasciate, Madre mia! No, non ci lasciate, Madre mia!“. La Madonna terminò dicendo: “Non siate afflitti. Io sono con voi anche se non mi vedete. Sono la Madre di tutti voi, peccatori. Amatevi gli uni gli altri. Perdonatevi a vicenda. Fate pace, perché diversamente non avrete pace. Non ricorrete alla violenza. Non ricorrete mai alla violenza. Il Nicaragua ha sofferto molto dopo il terremoto e continuerà a soffrire se voi non cambiate. Se voi non cambiate abbrevierete la venuta della Terza Guerra Mondiale. Prega, prega, figlio mio, per tutto il mondo. Il mondo è minacciato da gravi pericoli. Una madre non dimentica mai i suoi figli. E io non ho dimenticato ciò che state soffrendo. Sono la Madre di tutti voi, peccatori. Invocatemi con queste paroleSantissima Vergine, tu sei mia Madre, la Madre di tutti noi peccatori”.Dopo aver detto questo si levò lentamente fino a sparire.

POSIZIONE DELLA CHIESA

I Vescovi nicaraguensi sono unanimemente favorevoli alla devozione che si è andata sviluppando dal 1980 nella cappella di Cuapa, Chontales, presso il luogo dove è apparsa la Madonna al veggente Bernardo Martinez. Persino l’ambasciatore del Giappone in Nicaragua, Ryo Eawade, pur essendo di fede buddista-scintoista, ha dichiarato di sentirsi sorretto spiritualmente dalla devozione alla Madonna di Cuapa, allo scopo di riportare la pace in quel Paese.

Le conversioni a Cuapa furono tantissime. Nonostante i tanti tentativi di screditare le apparizioni, la Vergine di Cuapa ormai è diventata oggetto di culto in Nicaragua, i credenti la amano e la invocano costantemente. Il 13 novembre 1982, Monsignor Pablo Antonio Vega, Vescovo di Juigalpa, ha dato la sua approvazione ufficiale alle apparizioni di Cuapa. Successivamente le apparizioni sono state riconosciute anche dalla Conferenza Episcopale Nicaraguense ed il sito è diventato santuario nazionale.

FONTIhttp://profezie3m.altervista.org/ptm_cuapa.htmhttp://www.preghiereagesuemaria.it/sala/la%20vergine%20di%20cuapa.htm

DOMENICA DELLE PALME 2017

DOMENICA DELLE PALME 2017

9 aprile 2017

Papa_palmeLa domenica prima della Pasqua da inizio alla Settimana Santa, sembra però essere una ricorrenza tanto famosa quanto ricca di curiosità, come i “parmureli”. Come verrà celebrata quest’anno da Papa Francesco?

E’ detta anche domenica De Passione Domini (della Passione del Signore). O seconda Domenica di Passione. Questa festività è osservata non solo dai Cattolici, ma anche dagli Ortodossi e dai Protestanti. In questo giorno la Chiesa ricorda il trionfale ingresso di Gesù a Gerusalemme in sella ad un asino, osannato dalla folla che lo salutava agitando rami di palma (cfr. Gv 12,12-15).

Per questo motivo si cominciano le funzioni con una processione che parte all’esterno parmureli1della chiesa, ricordando proprio la folla, radunata dalle voci dell’arrivo di Gesù, stese a terra i mantelli, mentre altri tagliavano rami dagli alberi di ulivo e di palma, abbondanti nella regione, e agitandoli festosamente gli rendevano onore.

Alcune donne intrecciano i rami di palma per creare i “parmureli”

A Roma, per l’occasione Papa Francesco, non solo benedirà gli ulivi che provengono da Terlizzi (Puglia), ma anche le palme bianche, che arrivano dalle città di Sanremo e Bordighera (Liguria). Le stesse palme vengono intrecciate e regalate per l’occasione al Santo Padre, ai cardinali e vescovi, oltre che ai fedeli presenti sul sagrato di San Pietro, fino a formare quelli che vengono chiamati i “Parmureli”. Si tratta di tre palme che simboleggiano la SS Trinità e vogliono essere un ringraziamento per il privilegio ottenuto il 10 settembre 1586 dal Capitano Benedetto Bresca.

Il Bresca si trovava a Roma al momento in cui veniva innalzato l’obelisco egizio, alto 26 metri e pesante 350 tonnellate. Papa Sisto V aveva dato ordine di non parlare, minacciando pene severe, per evitare problemi durante la delicata parmurelioperazione, ma il coraggioso capitano, che conosceva bene le problematiche delle corde sotto sforzo, urlò il suo suggerimento: bagnare le corde. Questo salvò l’esito dell’operazione e per riconoscenza, ottenne, secondo quanto da lui stesso desiderato, il privilegio di essere il fornitore ufficiale delle palme pasquali al Pontefice.

Il Capitano consegnava di persona con la propria nave le palme al santo Padre e la tradizione continuò fino agli anni ’70. Dopo una breve pausa venne ripristinata l’usanza, con la differenza che erano le monache camaldolesi ad intrecciare le palme mentre oggi il compito è riservato ad una cooperativa che ne confeziona più di 3000 ogni anno.

I parmureli liguri, vengono scambiati anche in molte regioni d’Italia tra i fedeli, in segno di pace.

In Occidente la domenica delle palme era riservata a cerimonie prebattesimali, infatti, il battesimo era amministrato a Pasqua; e all’inizio solenne della Settimana Santa, quindi benedizione e processione delle palme entrarono in uso molto più tardi: dapprima in Gallia (secolo VII-VIII) dove Teodulfo d’Orléans compose l’inno “Gloria, laus et honor” e poi a Roma dalla fine dell’XI secolo.

ulivo

Generalmente i fedeli portano a casa i rametti di ulivo e di palma benedetti, per conservarli quali simbolo di pace, scambiandone parte con parenti ed amici. In alcune regioni, si usa che il capofamiglia utilizzi un rametto, intinto nell’acqua benedetta durante la veglia pasquale, per benedire la tavola imbandita nel giorno di Pasqua.

Nel vangelo di Giovanni: 12,12-15, si narra che la popolazione abbia usato solo rami di palma che, a detta di molti commentari, sono simbolo di trionfo, acclamazione e regalità. Sembra che i rami di ulivo siano stati introdotti nella tradizione popolare, a causa della scarsità di piante di palma presenti, specialmente in Italia. Ad ogni modo un’antica antifona gregoriana canta: «Pueri Hebraeorum portantes ramos olivarum obviaverunt Domino» (“Giovani ebrei andarono incontro al Signore portando rami d’ulivo”).

Nelle zone in cui non cresce l’ulivo, come l’Europa settentrionale, i rametti sono sostituiti da fiori e foglie intrecciate.

domenica-delle-palmeDomenica 9 aprile 2017

– Domenica delle Palme e della Passione del Signore

Nella processione con i rami d’ulivo ricordiamo il solenne ingresso di Gesù in Gerusalemme accolto dalla folla con il grido: Osanna!

Piazza San Pietro alle ore 10.00 – CAPPELLA PAPALE- Benedizione delle Palme, Processione e Santa Messa.

Fonti: VARIE

MADONNA DELLA ROCCA

MADONNA DELLA ROCCA

Alessandria della Rocca (AG) 30 marzo

La storia racconta che nel 1620 la Madonna apparve ad una giovane donna cieca di Alessandria ridonandole la vista in cambio di una chiesa nel luogo del ritrovamento di una sua statua nascosta nella roccia di una collina.

I cittadini di Alessandria della Rocca dopo aver visto il miracolo di guarigione della donna cieca credettero alle sue parole e scavarono nel punto indicato dalla Madonna trovando una bella statua alta cm. 60, in marmo pario che sembra risalga all’epoca bizantina e raffigura la vergine Maria avvolta da un manto fregiato e panneggiato con in braccio Gesù bambino, che ha lo sguardo rivolto verso la madre.

Probabilmente la piccola statua fu nascosta sulla “rocca ncravaccata” per preservarla dalla furia distruttiva dei saraceni e poi lì ritrovata. L’episodio del ritrovamento non è attestato da fonti storiche ma è testimoniato dalla tradizione orale:

«Una povera vedova, per il popolo Rosa Innominati, in età avanzata portò un giorno la figlia cieca Angelina a raccogliere della verdura nella zona detta “rocca ncravaccata”. Arrivati sul posto, Rosa fece sedere la figlia raccomandandole di non muoversi finché non fosse tornata. Ad Angelina apparve un angelo che le disse che sarebbe venuta la Vergine col suo bambino. Non appena apparve, la Vergine le disse di andare in paese e riferire ai sacerdoti e al popolo di andare e scavare in quel luogo dove avrebbero trovato un simulacro, e avrebbero eretto un santuario dove custodirlo e venerarlo. Angelina turbata pensava che i sacerdoti e il popolo non l’avrebbero mai creduta perché era cieca ma ecco che subito riacquistò immediatamente la vista. Andò incontro alla madre e ambedue tornarono in paese e raccontarono l’accaduto. Subito fu organizzata una processione fino alla caverna indicata dalla Vergine. Scavarono ma per la fretta urtarono, con uno strumento di lavoro, contro il simulacro, spezzando il braccio della vergine all’altezza del polso e il braccio sinistro del bambino all’altezza del gomito».

Nel 1820, con l’accordo del popolo, degli Eremiti iniziarono la costruzione di un bellissimo santuario. Peccato però che il barone di Resuttana, avendo saputo del ritrovamento, rivendicò il simulacro perché il ritrovamento era avvenuto nella sua proprietà. Lo portò a Palermo dove rimase fino al 1873, e al suo posto mandò una copia.

L’originale venne poi restituita al Santuario in data 30 marzo 1873. Dalla terza domenica di quaresima fino al pomeriggio di pasqua e dal venerdì dell’ultima settimana di agosto fino alla prima domenica di ottobre, la statua originale si trova nella chiesa madre, dove abitualmente si può vedere la copia mandata dal barone. Poco tempo dopo il suo ritrovamento la Vergine fu eletta principale protettrice del paese. La statua tornò con una festa solenne al suo santuario il 30 marzo 1873.

Nel 1939, al termine del Congresso Eucaristico Mariano, l’immagine sacra fu incoronata e, nel 1956, fu consacrato il nuovo tempio.

Esiste un antico rosario dedicato a Madonna dâ rocca in lingua siciliana, ancora oggi recitato nei nove giorni di preghiera (novena) che precedono la festa della madonna l’ultima settimana di agosto. Essa è divisa in due parti: una religiosa il venerdì, sabato e domenica, e una folkloristica il lunedì e martedì (con manifestazioni sportive e bande musicali). La tradizione risale al 1630, quando nell’ultima domenica di agosto si ringraziava la vergine per il raccolto.

IL ROSARIO DELLA MADONNA DELLA ROCCA

Sui grani piccoli:

solista: e lu cori ca tutti ni tocca, vergini santa maria ri la rocca

tutti: ri la rocca regina maria, vui salvati l’arma mia.

Sui grani grossi:

marunnuzza ri la rocca chiamata, nta la rocca nata la rocca fusti truvata, ‘mbrazza tiniti Gesù bamminu, chi fa grazi, chi fa grazi ri cuntinuu, pi la grazia chi vurria vui salvati l’arma mia.

 

Il culto della Madonna della rocca si diffuse rapidamente anche ai comuni vicini. Se ne hanno tracce a Canicattì, dove esisteva una cappella dedicata alla Madonna della rocca, che poi nei secoli venne trasformata prima in chiesa e infine in convento cappuccino dove alloggiò peraltro il venerabile Gioacchino La Lumia; e a Corleone, dove tuttora l’ultima domenica di agosto viene celebrata la festa della Madonna della rocca.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_della_Madonna_della_Rocca_(Alessandria_della_Rocca); http://www.wherewewalked.info/feasts/03-March/03-30.htm

 

 

SANTA MARIA IN ARACOELI

SANTA MARIA IN ARACOELI

Roma – 29 marzo

Secondo la leggenda la Vergine Maria apparve con il Bambino in braccio ad Ottaviano Augusto dicendo «Questa è l’ara del figlio di Dio». Da qui la nascita di questa chiesa che conteneva il famoso Santo Bambino” di legno del Getzemani.

La basilica di Santa Maria in Aracoeli è una delle chiese di Roma; sorge sul colle del Campidoglio. Il nome originario era Santa Maria in Capitolio; la chiesa faceva parte del complesso di edifici del monastero che si era insediato sul colle capitolino mentre il resto delle costruzioni romane antiche andava in rovina.

In questo luogo sorgeva una delle dimore dell’imperatore che qui convocò la Sibilla Tiburtina per chiedere consiglio giacchè il Senato intendeva tributargli onori divini. La Sibilla rispose all’appello di Augusto con queste parole:

Vi sono indizi che presto dal sole scenderà il Re dei secoli venturi e la vera giustizia sarà fatta” mentre veniva pronunciata questa profezia Augusto vide aprirsi il cielo e apparire una donna con in braccio un bambino circonfuso di luce e udì due voci gridare: “Questa è la Vergine che porterà nel suo grembo il Salvatore del mondo. Questo è l’altare del Figlio di Dio”

Anche Sant’Antonio da Padova, in un sermone per l’Epifania, parla di questa tradizione scrivendo: Si racconta che Ottaviano Augusto, su indicazione della Sibilla, abbia veduto in cielo una vergine, gravida di un figlio e che da allora vietò che lo chiamassero Signore, perché era nato “il Re dei re e il Signore dei signori” (Ap 19,16).

Insomma questo sarebbe il nucleo originario della Basilica, fondato addirittura prima della nascita di Cristo ed è per questo che Santa Maria in Ara Coeli è, probabilmente, la chiesa più antica di Roma e costruita sulle rovine del Tempio di Giunone Moneta, che sorgeva sull’Arx, una delle due alture del Colle Capitolino. L’identificazione del sito non è però certa; secondo altri studi la chiesa sorgerebbe infatti dove si trovava l’antichissimo Auguraculum, luogo dal quale gli Auguri prendevano gli auspici osservando il volo degli uccelli.

E’ probabilmente in seguito a questa leggenda che le Sibille vengono rappresentate insieme ai profeti, basti pensare agli affreschi della Cappella Sistina di Michelangelo. Si dice nei Mirabilia:

« Questa visione avvenne nella camera dell’imperatore Ottaviano, dove ora è la chiesa di S. Maria in Capitolio. Per questa ragione la chiesa di S. Maria fu detta Ara del cielo. (ndr. altare del cielo)»

Tra le diverse vicissitudini che investirono questo edificio ricordiamo che durante l’occupazione di Roma, nel 1797, i Francesi s’impossessarono del colle, cacciando i frati francescani e riducendo la chiesa a stalla, tanto che gran parte delle decorazioni che la impreziosivano andarono distrutte. Mentre con l’Unità d’Italia la proprietà del convento passando allo Stato, la trasformò in caserma e comando dei Vigili urbani.

Oggi dietro il tempietto di Sant’Elena, troviamo una vera e propria meta di pellegrinaggio: la cappella del Bambinello o, più confidenzialmente per i romani, “Er Pupo”. Una scultura in legno del bambin Gesù intagliata nel XIV secolo da un frate francescano con il legno d’olivo del Giardino dei Getsemani e ricoperta di preziosi ex voto.

Nel 1974: una donna si portò a casa il bambinello sostituendolo con una copia, ma la sparizione non dura a lungo. A mezzanotte della stessa giornata le campane cominciano a suonare e i frati francescani ritrovano il bambinello sano e salvo di fronte al portone della chiesa. Passano venti anni e un giorno, poco prima che la statua sparisca definitivamente nel febbraio del 1994, vengono rubati tutti gli ex voto.

Al suo posto c’è ora una copia, ma la devozione non è mai mutata e a testimoniarlo i tanti nuovi ex voto. Ancora oggi i francescani raccolgono le lettere indirizzate al piccolo Gesù; poi le bruciano, senza aprirle, perchè non vogliono intromettersi in questo dialogo che di generazione in generazione continua senza interrompersi mai.

Qui si svolge, ogni fine d’anno, il Te Deum di ringraziamento del popolo romano.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_Santa_Maria_in_Aracoelihttps://paroleinviaggioblog.wordpress.com/2015/02/10/tra-spiritualita-e-leggenda-santa-maria-in-ara-coeli/

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MADONNA DELLA SPINA

MADONNA DELLA SPINA

(Champagne-Ardenne )Francia – 24 marzo

Il santuario della Madonna della Spina situato sul povero altopiano che si affaccia sul fiume Vesle, da sempre luogo di pellegrinaggio, grazie al ritrovamento della famosa statua di pietra della Vergine in un rovo.

Su questo terreno incolto, le mandrie pascolavano in mezzo ai cespugli di biancospino all’ombra di una cappella dedicata a San Giovanni Battista già nel 1230. Secondo la tradizione orale tramandata e redatta poi nel 1721 dall’abate Baugier, l’origine della costruzione del santuario si deve alla scoperta di una statua miracolosa della Vergine, alla vigilia dell’Annunciazione del 1400.

Il racconto prevede che il 24 marzo 1400 alcuni pastori furono attratti da una luce misteriosa apparsa su di un cespuglio di rovi, all’interno del quale trovarono una statua di pietra della Vergine Maria con in braccio il Bambino Gesù. Si tratta di una statua gotica, risalente con tutta probabilità al 1300 e considerato che in quella zona vi era già un famoso santuario si può prevedere che facesse parte del suo tesoro.

Solo 6 anni dopo il ritrovamento iniziarono i lavori per la costruzione di una chiesa completata poi solo nel 1527. L’edificio gotico domina i campi di Champagne e Papa Pio X la elevò a Basilica Minore nel 1914.

Se oggi nella piana di Champagne l’aspetto di questa Basilica provoca ammirazione e sorpresa, ci si chiede con non meno stupore come, sia stato possibile che nei giorni peggiori della Guerra dei Cent’anni, gli organizzatori dei pellegrinaggi siano stati in grado di progettare, ideare ed acquisire i mezzi necessari per creare un edificio tanto curato e meraviglioso.

Oggi come ieri, la preghiera fiduciosa alla Madonna della Spina ottiene molte grazie: guarigioni fisiche e spirituali, e come spesso accade per ogni santuario vi è un’acqua considerata salvifica che i pellegrini possono attingere da un pozzo.

La festa della Madonna della Spina si celebra l’8 maggio con il rosario e la Santa Messa, oltre ad un pellegrinaggio diocesano la Domenica seguente.

Fonti: http://www.wherewewalked.info/feasts/03-March/03-24.htm; http://www.ars-sanctuaires-catholiques.fr/sanctuaire/item/105-notre-dame-de-lepine;

 

 

LA PATRONA DEL PARADISO

LA PATRONA DEL PARADISO

Nostra Signora della Concezione di Ujarrás

Ujarrás (Costa Rica) 23 marzo

Nel XVI secolo un pescatore indiano alla foce del fiume Pacuare, notò una scatola di legno che veniva spinta a riva dalle onde. All’interno vi era quella che poi venne chiamata Nostra Signora della Concezione di Ujarrás, la Patrona del Paradiso. Grazie a Lei Ujarrás diventò la culla della fede mariana in Costa Rica.

Ujarrás è un villaggio sito nella valle di Orosí nel centro della Costa Rica, a sud-est della capitale provinciale di Cartago. Si trova nel bel mezzo della Cordillera de Talamanca e la catena centrale vulcanica. Questo pezzo di territorio fu abitato da aborigeni e governato da un capo “Guarco” fino all’arrivo e alla dominazione degli spagnoli.

Nel XVI secolo un pescatore indiano alla foce del fiume Pacuare, notò una scatola di legno che veniva spinta a riva dalle onde. Senza aprirla la mostrò agli altri amici e decise di portarla a Cartagine. Lungo il tragitto si fermò per riposare ad Ujarrás, ma quando fu il momento di ripartire la scatola era diventata così pesante che nessuno sembrava in grado di spostarla. Confuso si recò al convento dei Francescani a Cartagine, per chiedere consiglio ai monaci i quali suggerirono di seguire i desideri della Vergine ed eresse così un piccolo eremo di paglia.

Un’altra versione prevede che sia stata getta in mare, per non farla cadere nelle mani dei pirati e che la scatola contenesse addirittura tre immagini, una delle quali arrivò ad Ujarrás, una in Nicaragua, con il nome di nostra signora del Vecchio, mentre della terza non se ne sa nulla.

La chiesa primitiva fu costruita tra il 1575 e il 1580 e rinnovata nel 1638-1640 dal governatore Gregorio Sandoval, mentre la chiesa in muratura che conosciamo è stata fatta dal Governatore Gómez de Lara. La fama e la devozione aumentarono in seguito alle numerose grazie che Nostra Signora della Concezione di Ujarrás e più brevemente la “Regina delle Valli” elargiva con amore ai suoi devoti. Si dice anche che quando il pirata inglese Henry Morgan attaccò il villaggio nel 1666, la Vergine Maria apparve con un esercito mentre si stava svolgendo una processione per chiedere la sua intercessione, respingendo così l’attacco. Per questa ragione venne chiamata “Rescue Ujarrás”.

Durante l’eruzione del vulcano Irazu nel 1723 nuovamente la Santa Madre venne in soccorso dei suoi fedeli che la supplicavano con preghiere e penitenze.

Nel 1833, il paese fu oggetto di una devastante alluvione.  Ancora una volta un caso straordinario fece pensare ad un suo miracoloso intervento. Le campane suonarono da sole al momento opportuno attirando l’attenzione di tutti, che riuscirono a mettersi tutti in salvo prima che accadesse l’irreparabile.

Dopo questo fatto però si decise per lo spostamento della popolazione in una zona che doveva essere più vivibile e meno pericolosa, tuttavia, sembrò più una mossa politica che una reale necessità, infatti lo spostamento non migliorò le condizioni della popolazione indigena di Ujarrás, per lo più meticci, che si estinse nei primi anni del 18 ° secolo.

Rimangono le rovine della chiesetta a testimonianza della storia di questa città. Grazie agli sforzi del famoso sacerdote Florencio del Castillo, presidente della Corte di Cadice nato qui, a Ujarrás venne eretta una nuova chiesa nel 1813.

Ogni anno una massa annuale si tiene la Domenica più vicina al 14 aprile per celebrare la festa della Virgen de Ujarrás: Patrona del Paradiso.

Fonti: http://www.mariancalendar.org/our-lady-of-ujarras-costa-rica/; https://en.wikipedia.org/wiki/Ujarr%C3%A1s

 

 

 

 

NOSTRA SIGNORA DEL SEGNO

NOSTRA SIGNORA DEL SEGNO

Kursk/New York – 21 marzo 1898

Nella notte del 21 Marzo 1898 (8 marzo nel calendario liturgico russo), una bomba anarchica esplose sotto l’icona della Madre di Dio di Kursk distruggendo buona parte della chiesa della sua cupola, eppure la preziosa immagine e la sua copertura in vetro rimasero illese.

La miracolosa icona della Madonna di Kursk è particolarmente venerata nella Russia occidentale. Venne scoperta per la prima volta l’8 settembre 1295.

Dopo l’invasione mongola, nel 13° sec. la provincia devastata di Kursk si era svuotata di persone e la città principale, Kursk, era diventata un deserto. Solo alcuni cacciatori vi andavano in cerca di animali selvatici. Alcuni uomini provenienti da Rylsk, a circa 75 miglia a sud-ovest dalle rovine di Kursk, si erano spinti sino in quella zona durante una battuta di caccia, quando uno di loro aveva notato l’icona distesa a faccia in giù alla radice di un albero, lungo la riva del fiume Skal.

Quando  tentò di sollevarla subito vide sgorgare una sorgente. Il cacciatore si rese conto che si trattava di un’icona del tipo “segno” venerata nella città di Novgorod e toccato nel più profondo del cuore al vedere quall’acqua purissima, decise di costruire una cappella in grado di ospitare la straordinaria icona proprio nel punto preciso in cui l’aveva rinvenuta.

In seguito alla costruzione della cappellina arrivarono anche numerosi pellegrini e si ebbero così le prime grazie e i primi miracoli. Il principe Vasily Shemyaka di Rylsk incuriosito dalla fama di quell’immagine, ordinò che l’icona fosse portata nella sua città con una solenne processione alla quale egli non volle però partecipare. Questo gesto irriverente lo portò alla momentanea cecità, che guarì solo nel momento in cui, pentito, chiese perdono. Decise perciò costruire una chiesa più bella, al fine di farla venerare da più persone e in modo più dignitoso, ma ogni volta la sacra icona tornava misteriosamente al suo posto nella cappelletta.

Nell’anno del 1383, la provincia di Kursk fu nuovamente invasa dai Tartari i quali cercarono di bruciare la cappella. Ogni loro sforzo però risultò inutile, e superstiziosi dettero la colpa al sacerdote Bogoliub, accusandolo di stregoneria. Il religioso cercò di giustificarsi parlando della miracolosa icona ma i tartari increduli la tagliarono in due gettandone via i pezzi. Fu dunque loro possibile bruciare la cappella e portare via come prigioniero il povero sacerdote.

Durante la prigionia, il riuscì a conservare la fede, rimettendosi completamente nelle mani della Madre di Dio.  Ora un giorno mentre si trovava intento a custodire un gregge cantava come al solito le sue lodi alla Vergine. Degli emissari dello Zar lo sentirono e decisero di riscattarlo dalla sua prigionia e lo lasciarono tornare alla sua cappelletta, dove trovati i pezzi della Madonna del Segno li raccolse e miracolosamente si riunirono lasciando comunque il segno della spaccatura.

Dopo aver saputo del miracolo gli abitanti di Rylsk vollero tentare nuovamente l’impresa di portare nella loro città la Madre di Dio, la quale però ancora una volta tornò al suo posto nella foresta. Si decise quindi di costruire una nuova cappella più grande sul sito originale e qui rimase per circa 200 anni.

Nel 1597, lo zar decise di ricostruire la città di Kursk iniziando con la formazione di un monastero: il Kursk Root Hermitage accanto alla cappella. Quando i tartari distrussero l’eremo nel 1611, l’icona venne portata a Mosca e nascosta fino al 1618, quando finalmente venne ricostruito il monastero, anche se una copia venne lasciata al suo posto. Ogni anno il nono venerdì dopo la Pasqua una processione festeggia il ricordo del ritorno dell’icona di Nostra Signora del Segno.

Nella notte del 21 Marzo 1898 (8 marzo nel calendario liturgico russo), una bomba anarchica esplose sotto l’icona della Madre di Dio di Kursk distruggendo buona parte della chiesa della sua cupola, eppure la preziosa immagine e la sua copertura in vetro rimasero illese. Fu così che invece di calare, la sua venerazione aumentò ulteriormente.

Dopo la rivoluzione russa, nel 1919, i vescovi ortodossi portarono l’Icona in Serbia. L’anno successivo l’Armata Bianca contro-rivoluzionaria portò l’icona nella loro roccaforte in Crimea. Purtroppo però ebbero una dura sconfitta e riportarono l’icona in Serbia dove rimase fino al 1944, quando accompagnò il clero ortodosso in esilio. Negli anni successivi peregrinò per molti paesi europei fino ad arrivare nel 1957 oltre oceano, ed esattamente a New York, nella chiesa della Madre di Dio del Segno a New York City, una Cattedrale ortodossa russa in territorio americano.

La Vergine del Segno è un’icona del tipo “segno”, con il bambino di fronte a sua madre e allo stesso tempo di fronte allo spettatore. La sua festa principale si celebra il 10 dicembre del calendario gregoriano. 

FONTI: http://www.wherewewalked.info/feasts/03-March/03-21.htm; http://www.kurskroot.com/kursk_root_icon.html

 

MADONNA DI BOTSZOWIECKA

MADONNA DI BOTSZOWIECKA

Polonia – 20 marzo 1624

Come molti oggetti sacri dell’Europa orientale, la storia di questo dipinto riflette quello della sua tormentata regione. La sua sopravvivenza la deve infatti alle sue molte fughe.

Il dipinto della Madonna di Botszowiecka è una pittura rinascimentale dipinta ad olio su tela poi incollata a delle tavole di pino. Le sue dimensioni sono 102×85 cm. Si pensa sia un opera di Lucas Cranach il Vecchio, un artista tedesco di primo piano che eccelleva in questo tipo di rappresentazioni mariane.

Sottratta alle spietate invasioni dei tartari e al loro scempio per finì nelle mani di Hetman Marcin Kazanowski. Non molto tempo dopo, il 20 marzo 1624 l’icona venne posta nel convento carmelitano di Bołszowce, nel sud-est della Polonia. Vi rimase fino alla Seconda Guerra Mondiale, quando un attacco russo, nel 1916 distrusse quasi completamente la città di Botszowce ora Bilshivtsi. Per evitare che il miracoloso dipinto venisse distrutto o quantomeno danneggiato dalla spietata occupazione sovietica i padri Carmelitani in fuga dall’esercito bolscevico, la trasferirono nella chiesa del Carmine nella città di Lviv.

Nel 1945 però, la chiesa fu chiusa e cambiò nuovamente ubicazione, questa volta a Cracovia. Il 21 luglio 1968 venne affidata alla Chiesa di Santa Caterina a Danzica. Qui in seguito ad un incendio scoppiato nel 2006, si temette per questa preziosa immagine, ma al contrario di ogni aspettativa, si salvarono miracolosamente molti oggetti sacri tra cui proprio il dipinto della Madonna di Bołszowce.

L’immagine è stata rivestita d’oro e d’argento con pietre preziose in occasione della sua incoronazione nel 1777. Mostra così solo il volto e le mani della Vergine e del Bambino Gesù. Gli occhi sono tutti rivolti verso l’osservatore. Il Bambino Gesù è stato dipinto su di una nuvola e riporta caratteristiche del viso in tutto simili quelle della Vergine. Successivamente Tomasz Pławczyk ne fece una copia per i francescani in Ucraina.

Fonti: http://www.wherewewalked.info/feasts/03-March/03-20.htm; http://www.gdansk.karmelici.pl/matka-boza-bolszowiecka-249

 

MADONNA DI MESSINA

MADONNA DI MESSINA

Mons, Belgio – Domenica prima dell’Assunzione

La tradizione racconta che un pellegrino portò dalla Sicilia un quadro della Madonna per posizionarlo poi al suo arrivo nel cimitero della città, ma eventi inspiegabili ne modificarono la sua collocazione.

La tradizione racconta che un pellegrino belga, venne in possesso a Messina di un quadro della Madonna con il Bambino che prese il nome della città nella quale fu trovato. Una volta rientrato a Mons decise di posizionare il quadro nel cimitero della chiesa di San Nicola, ma una serie di miracoli e guarigioni inspiegabili spinsero il parroco nel 1622 a dargli un posto d’onore all’interno della chiesa.

La chiesa di Saint-Nicolas-en-Bertaimont era inizialmente solo una piccola cappella costruita nel sobborgo di Bertaimont nel 1182, e dedicata a San Nicola. Con la crescita della città nel secolo successivo, la periferia si era espansa e con essa la necessità di un luogo più grande tanto che la piccola cappella fu elevata a parrocchia nel 1227. Subisce numerosi danneggiamenti nel corso degli anni, grazie alla sua posizione al di fuori delle mura della città. Fu distrutta nel 1668 e per questo motivo venne ricostruito un secondo edificio nel 1673 bombardato durante l’assedio di Luigi XIV nel 1691 e successivamente durante la rivoluzione francese venne in parte distrutta e chiusa tra il 1796-1799.

Sotto Napoleone, il culto alla Madonna di Messina venne ripristinato, ma ormai non vi era più nessuna chiesa, quindi la sacra immagine venne spostata poco lontano in una chiesetta in attesa che la parrocchia fosse ricostruita nel 1803 e solo dal 1851 prese l’aspetto attuale.

L’immagine mostra la Vergine seduta con in grembo il Bambino Gesù che offre ad una suora inginocchiata ai loro piedi, una borsa. Questo ci suggerisce che probabilmente vi fosse una storia relativa ad un intervento della provvidenza divina a favore di un convento, magari salvato dalle preghiere di una religiosa. Non abbiamo comunque alcun documento che ci possa narrare la sua vera storia.

Questo però non ha limitato la devozione popolare per questa immagine tanto che nel 1992 il nome della chiesa è stato cambiato ufficialmente da San Nicola a Notre-Dame de Messines. Inizialmente, la città di Mons celebrava la sua festa il 2 luglio, ma dal 1771 la festa si è spostata alla domenica prima del giorno in cui si celebra l’Annunciazione dell’Angelo a Maria Vergine.

I festeggiamenti prevedono un vero e proprio festival con giochi popolari e vendita di giocattoli fatti a mano, cibo tipico e la cosiddetta danza dei “giganti”.

Fonti: http://www.mariancalendar.org/notre-dame-de-messines-mons-hainaut-wallonia-belgium/; http://www.pss-archi.eu/immeubles/BE-53053-44301.html; https://jeuxdepistemons.wordpress.com/2013/12/28/eglise-de-messines/

IL PIANTO DELLA VERGINE DI GYOR

IL PIANTO DELLA VERGINE DI GYOR

Ungheria – 17 marzo 1697

Il 17 marzo 1697, la Madonna irlandese cominciò a piangere durante la Santa Messa nella Cattedrale di Gyor, dove per tre ore migliaia di persone hanno visto le lacrime di sangue cadere sul bambino addormentato posto sotto le sue mani in preghiera. Purtroppo quando le lacrime cessarono ne vennero rimossi i segni.

Per tornare alle origini di questo quadro bisogna andare agli anni della prima rivoluzione inglese, il cui conflitto venne combattuto in Gran Bretagna tra il 1642 e il 1651, nell’ambito delle cosiddette Guerre dei tre regni.

Carlo I, sostenuto dall’arcivescovo di Canterbury William Laud e dal Consiglio della Corona, tentò di racimolare denaro attraverso l’imposizione di nuovi tributi e combatté strenuamente il puritanesimo, applicando una pesante censura ai testi religiosi allora in circolazione. Tentò inoltre di diffondere l’Anglicanesimo in Scozia, regione di fede calvinista, provocando una rivolta. Carlo I si trovò costretto a convocare il Parlamento per chiedere l’approvazione di ulteriori tasse necessarie a formare un esercito da inviare contro gli insorti. Ciò avvenne il 13 aprile 1640, ma il 5 maggio dello stesso anno, a causa delle proteste dei parlamentari, il monarca sciolse l’assemblea.

Gli scozzesi riuscirono ad arrestare il re vendendolo ai parlamentari, egli però riuscì a fuggire, nonostante tutto la guerra continuò ancora per un anno. Alla fine vinsero i parlamentari. Il leader di questi ultimi era Oliver Cromwell, che espulse dal parlamento i seguaci del re. Il parlamento condannò a morte il sovrano e fu proclamata la repubblica inglese o Commonwealth , di cui Cromwell assunse la guida con il titolo di Lord Protettore del Regno.

Nel 1649 Walter Lynch, vescovo cattolico di Clonfert, in Irlanda, fu costretto a fuggire e prese con se in esilio il dipinto della Consolatrice degli Afflitti. A Vienna incontrò il vescovo di Gyor, che lo invitò in Ungheria dove rimase fino al 1663, giorno della sua nascita al cielo. Fu quindi sepolto nella cattedrale di Gyor dove potè rimanere accanto al suo amato dipinto. 

Il giorno della risoluzione parlamentare ebbe luogo il 17 marzo 1697 giorno di San Patrizio apostolo e patrono dell’Irlanda, e proprio in questa importante data durante la Santa Messa che si svolse alle 6 del mattino nella Cattedrale di Gyon gli occhi della Madonna Consolatrice degli Afflitti del vescovo Lynch cominciarono a lacrimare sangue. Questo evento prodigioso terminò solo tre ore dopo, dando la possibilità ad una grande folla di persone, anche di religioni differenti, di assistere al miracolo, visto che si trattava di un giorno festivo.

A controllare che non si trattasse di una truffa vi erano anche i soldati del castello, con il capitano Heister Sigbert. L’immagine venne scostata dal muro e diversi sacerdoti si riunirono per esaminarla. Inizialmente si pensò ad una fusione dell’inchiostro, ma nonostante cercassero di cancellarne i segni questi continuavano a crearsi bagnando perfino la veste bianca del vescovo Ferenc Zichy, in seguito incorniciata è tutt’oggi visibile.

A metà del 1900 la tela fu data in mano ad un professore in chimica che cercò di analizzare i resti sulla tunica e i risultati rilevarono che si trattava di una miscela formata da lacrime umane e sangue.

L’immagine venne traportata a Vienna, dove il 7 luglio 1697 si fece una grande processione per la città prima di restituirla a Győr.

 

Il Santo Padre Giovanni Paolo II inviò il Cardinale Gilberto Agustino come legato pontificio per elevare la Chiesa di Gyor al rango di Basilica Minore. Il 7 settembre 1996, anche il papa si recò in visita a Gyor per pregare davanti all’immagine miracolosa della Santa Vergine Maria.

Fonti: http://gyor.egyhazmegye.hu/egyhazmegyenk/tortenet/konnyezo-szuzanya-bucsuja; http://www.wherewewalked.info/feasts/03-March/03-17.htmhttps://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_civile_inglese

 

 

 

MADRE DI DIO DEVPETERUV

MADRE DI DIO DEVPETERUV

Batyushkovo, Mosca – 13 marzo

Si dice sia apparsa miracolosamente la tenera icona Devpeteruv, per essere poi rubata, imbrattata, tagliata, bruciata, rubata… eppure ella comunque sempre torna per elargire grazie a chi la invoca con amore.

La Vergine Devpeteruv è un’immagine tenerissima, che mostra la Madre di Dio guancia a guancia con il figlio, come nell’icona della Madonna di Vladimir.

La tradizione riporta l’apparizione miracolosa dell’immagine stessa avvenuta il 29 febbraio 1392 (13 marzo nel calendario moderno), ma non ci sono informazioni disponibili circa la sua storia o l’origine del suo nome.

La prima testimonianza scritta che ne parla la colloca nella Chiesa di San Nicola, la quale fu costruita nel 1666 a Batyushkovo, un villaggio a 35 miglia da Mosca.

Nel 1930, purtroppo vi fu un furto e i ladri aggredirono uccidendolo il custode portando via l’icona con la sua preziosa copertura ricca di pietre preziose. Successivamente l’immagine venne ritrovata poco lontano. Era stata gettata nel fango e privata dei suoi ricchi ornamenti.

Una volta recuperata e ripulita venne posta in una nicchia con grande rispetto ed onore, ma nel 1939, il regime sovietico trasformò la chiesa in una stalla per una fattoria collettiva e tutte le icone in essa contenute vennero tagliate e bruciate.

Madonna di Vladimir

Madonna di Vladimir

Solo nel 1997 l’edificio venne restaurato con l’aggiunta di cupole a cipolla blu per essere restituite alla Chiesa ortodossa russa.

Un parrocchiano che si era affidato fiducioso nella preghiera alla Vergine Devpeteruv venendo esaudito e decise per ringraziarla di commissionare all’iconografo V. Kharlamov una nuova immagine della Madonna che venne posta su di un pilastro a nord della Chiesa di San Nicola nel 1999.

Nel 2001, un ragazzo di nome Vitali è uscito dal coma dopo che la madre aveva pregato davanti all’icona. Questo miracolo è stato raffigurato con altri 16 intorno ai bordi della nuova immagine della Madonna di Devpeteruv dall’iconografo O. Gundeevoy nel 2002.

Nel 1685, San Pitirim si fece una copia della Vergine di Devpeteruvskaya per portarla a Tambov, 300 miglia a sud est di Mosca, quando venne nominato Vescovo. La sua festa è celebrata solo in questa chiesa il 28 luglio e il 10 agosto.

Fontehttp://www.wherewewalked.info/feasts/03-March/03-13.htm

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Madonna di Vladimir

SANTA MARIA DEI MIRACOLI D’ANDRIA

SANTA MARIA DEI MIRACOLI D’ANDRIA

Provincia di Barletta-Andria-Trani – 10 marzo 1576

Il Santuario si trova ad Andria una provincia italiana della Puglia settentrionale, il cui capoluogo è congiunto fra le città di Barletta, Andria e Trani, unico caso in Italia. Qui si conserva un’icona bizantina della Vergine con il Bambino ritenuta miracolosa. 

Durante la dominazione bizantina giunsero nel Salento i monaci Basiliani, così detti da San Basilio il fondatore dell’ordine. Nel 726 l’imperatore bizantino Leone III Isaurico, emanò un editto con il quale ordinava la distruzione delle immagini sacre e delle icone in tutte le province dell’Impero. Mosaici e affreschi furono distrutti a martellate, le icone fatte a pezzi e gettate nel fuoco; furono eliminate molte opere d’arte e uccisi diversi monaci. Motivo del provvedimento era quello di stroncare il commercio delle immagini e combattere una venerazione considerata superstizione e idolatria. Questa lotta, detta iconoclasta, mise in fuga dall’Oriente migliaia di monaci, che per sfuggire alla persecuzione si rifugiarono nelle estreme regioni meridionali dell’Italia e nel Salento.

Un’altra ragione che costrinse gruppi di popolazioni greche, africane e siriane a fuggire dalle loro terre, già nel VII secolo, fu l’incalzare dei Musulmani. I Basiliani, per scampare alle persecuzioni, furono costretti a nascondersi in luoghi solitari come grotte, foreste e sulle pendici delle colline, che divennero luogo d’alloggio e di preghiera. A volte, quando non potevano adattare grotte naturali, scavavano nella roccia più friabile, dove creavano dei rifugi simili a pozzi. Questi rifugi naturali, adattati a dimore, furono chiamati “laure”. Qui i monaci continuarono a praticare il loro culto. All’ingresso delle laure c’era sempre un’immagine della Madonna detta “Vergine Portinaia” destinata, secondo i monaci, a custodire il rifugio.

Il sabato 10 marzo del 1576 venne riscoperta la laura basiliana di Santa Margherita in lama, in seguito alla ricerca condotta dopo l’apparizione in sogno della Madonna ad un ragazzo del luogo. Nella laura venne scoperta un’icona bizantina con l’immagine della Madonna con il Bambino, di fronte alla quale venne posizionata una lampada che i tre scopritori si impegnarono a tener accesa a turno.

Passato del tempo, uno dei tre si dimenticò di rifornire d’olio la lampada, che fu trovata ugualmente ardente e colma d’olio. L’evento, ritenuto miracoloso, venne riferito al vescovo di Andria, Luca Fieschi. Il 6 giugno dello stesso anno della scoperta venne celebrata una messa nella quale l’immagine della Vergine ebbe il nome di “Santa Maria dei Miracoli d’Andria”.

Il vescovo affidò l’immagine ai padri benedettini cassinesi della chiesa dei Santi Severino e Sossio di Napoli, che costruirono una prima chiesa, detta “della Crocifissione”. Nella prima metà del XVII secolo, per ospitare i numerosi fedeli che venivano in pellegrinaggio presso l’immagine miracolosa, venne costruita una seconda chiesa, detta “superiore”, progettata dall’architetto bergamasco Cosimo Fanzago ed un grande convento, oggi sede dell’istituto tecnico agrario provinciale “Umberto I” e della sede della provincia di Barletta-Andria-Trani.

In seguito ai danni subiti dalla città nel 1799 da parte delle truppe francesi della Repubblica Napoletana e delle truppe del duca di Andria, Ettore Carafa, ed in seguito alla soppressione degli ordini religiosi da parte di Gioacchino Murat, la chiesa venne abbandonata.

Il vescovo di Andria Giuseppe Cosenza si curò di ripristinare il culto della Madonna dei Miracoli d’Andria e nel 1837, con il consenso del re di Napoli Ferdinando II, affidò il santuario ai padri agostiniani di Napoli, che intrapresero subito i restauri della chiesa.

Nel 1855 Andria si salvò sia dall’epidemia di colera che aveva colpito la Puglia, sia dalla distruzione dei vigneti per una malattia parassitaria della pianta. Questo venne ritenuto un secondo miracolo e due corone d’oro furono poste sul capo della Madonna e del Bambino. Sul seno della Vergine venne inoltre posta una rosa d’oro offerta dal re, anch’egli devoto della Vergine, con una cerimonia che si tenne il 3 maggio del 1857. Nel 1857 il vescovo Longobardi ritenne che la Madonna avesse salvato Andria da un terremoto e la Madonna dei Miracoli venne dichiarata compatrona della città insieme a San Riccardo d’Andria.

Dopo la confisca dei conventi e dei beni ecclesiastici da parte del nuovo Regno d’Italia nel 1866, il convento venne lasciato dagli agostiniani e la chiesa venne affidata ad un sacerdote cappellano. I fedeli donarono una statua d’argento alla chiesa, trafugata nel 1983, e nuovamente ricostituita. Nel 1886, il santuario versava in gravi condizioni, e perciò furono richiamati gli agostiniani che subito costruirono un nuovo convento, oggi sede del centro d’accoglienza “Villa Santa Monica”. Nel 1907, in occasione del cinquantesimo anniversario della incoronazione dell’immagine il santuario venne elevato a basilica minore.

Il santuario è sviluppato su tre livelli. Il livello inferiore con la chiesa rupestre di Santa Margherita (IX secolo) è il più antico. In questa laura basiliana, troviamo un’interessante sala a tre navate con decorazioni tratte dalla Genesi. Fu in questa grotta che venne rinvenuta e tuttora è presente la sacra l’icona bizantina della Madonna con il Bambino, incoronata da dodici stelle (rappresentanti i dodici apostoli), alla destra il sole (rappresentante il Cristo) e alla sinistra la luna (rappresentante la stessa Vergine).

Il livello medio (Tempietto)(XVI secolo) ha tre arcate in marmi policromi. Di particolare interesse la cappella della Crocifissione con bellissimi affreschi. Il livello superiore del XVIII secolo fu progettato da Cosimo Fanzago (1591-1678).

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_di_Santa_Maria_dei_Miracoli_(Andria)

 

VERGINE ODEGITRIA

VERGINE ODEGITRIA

Ovvero Maria SS di Costantinopoli di Bari – Primo martedì di Marzo

Vergine Odigitria deriva dal greco e significa colei che conduce, mostrando la direzione. Anche questa presunta opera di San Luca con Maria SS mentre tiene in braccio il Bambino Gesù, seduto in atto benedicente, con in mano una pergamena arrotolata e che la Vergine indica con la mano destra.

Secondo la tradizione l’icona giunse a Bari nell’VIII secolo nel periodo dell’eresia di Leone III l’Isaurico, l’imperatore d’Oriente dal 717 al 741 che comandò la distruzione delle immagini sacre. Tra queste immagini vi era quella della Madonna dell’Odegitria, Maria che mostra la Via, la Via al Cielo che è Cristo. La raffigurazione della Madonna era venerata a Costantinopoli, probabilmente in un grande Santuario al quale si accedeva attraverso una grande strada simbolo del Cristo-Via.

L’icona custodita a Bari certamente non è quella di Costantinopoli che pare sia andata distrutta quando i turchi occuparono la città. Una leggenda del Settecento, attribuita all’abate Calefati, narra di due monaci, che volendo trasferire l’icona in luogo sicuro, s’imbarcarono su una nave che, per volere divino, fu dirottata sulle coste baresi dove il vescovo dell’epoca accolse la Madonna e la portò nella Chiesa Cattedrale dove è, da allora, venerata.

L’immagine attuale risale al 1500. L’originale probabilmente era più grande e la Vergine doveva essere seduta su un trono. Nel 1700 il quadro fu modificato sovrapponendogli una copertura metallica. La mano che sull’originale era all’altezza delle ginocchia, è stata nascosta e rifatta nel 1700 all’altezza del petto, questa modifica è venuta alla luce a seguito di un esame radiografico che rivelò il cambiamento della posizione della mano che si decise di cancellare per far apparire l’originale. Ai fedeli tuttavia è mostrata mediante un artificio tecnico l’icona tradizionale e cioè quella con la mano all’altezza del petto.

L’icona aveva avuto una ricognizione il 21 giugno 1932 alla presenza dell’arcivescovo Curi, della Commissione Capitolare, del Direttore del Museo Archeologico Provinciale di Bari prof. Gervasio e del pittore Antonio Lanave, incaricato di eseguire il restauro. Nuovi restauri sono stati effettuati nel 1991 in preparazione del settimo centenario della consacrazione della Cattedrale. Il restauro è stato personalmente eseguito dal dott. Fabrizio Vona, responsabile del Laboratorio di Restauro della Sovrintendenza ai Monumenti. La ricognizione, avvenuta il 25 giugno 1991 fu voluta dall’arcivescovo Magrassi e dal Capitolo Metropolitano affinché nel secolo XX si proceda con mezzi tecnologici ultra avanzati a stabilire l’antichità e la verità storica della Icona, nonché i vantaggi e gli svantaggi degli interventi precedenti.

Il 19 settembre 1772 l’icona ebbe l’omaggio della corona aurea del Capitolo Vaticano; il 17 aprile 1818, con Decreto della Sacra Congregazione dei Riti fu dichiarata Patrona e Protettrice della Città e della Provincia di Bari. Giovanni Paolo II, nella visita apostolica compiuta a Bari il 26 febbraio 1984, dopo la celebrazione eucaristica nei pressi dello stadio della Vittoria, incoronò l’Icona dell’Odegitria (Madonna e Bambino) con corone di oro, da Lui offerte.

Ogni anno la Beata Vergine Maria Odegitria, è celebrata con solennità nel primo martedì di marzo, secondo l’antica tradizione, e con il solenne ottavario che la prolunga e che è caratterizzato dai pellegrinaggi delle parrocchie dell’arcidiocesi. Le celebrazioni sono presiedute dall’arcivescovo.

Fonti: https://www.arcidiocesibaribitonto.it/diocesi/patroni/maria-santissima-di-costantinopoli-odegitria

 

NOSTRA SIGNORA DELLE VITTORIE DI YAPOUNDÉ

NOSTRA SIGNORA DELLE VITTORIE DI YAPOUNDÉ

Camerun – 4 marzo del 1952

La prima pietra della cattedrale è stata posta il 4 marzo del 1952 in ringraziamento alla Madonna per averli risparmiati durante il secondo conflitto mondiale. Mentre il 13 maggio 1986 alcuni adolescenti ebbero delle apparizioni della Vergine.    

Yaoundé è la vivace capitale del Camerun. Come molte delle grandi città africane, è una metropoli in continuo movimento, caotica, trafficata e affollata di persone. Il suo clima tropicale è tuttavia reso più sopportabile dall’altitudine che supera i 700 metri sul livello del mare.

Fondata alla fine del XIX secolo come colonia da alcuni tedeschi, divenne in poco tempo un importante centro per il commercio e l’esportazione dell’avorio. In seguito alla prima guerra mondiale, la città passò dal dominio tedesco a quello francese e dal 1922 divenne capitale del Camerun francese e dal 1960 della Repubblica indipendente del Camerun.

Importanti sono anche i luoghi di culto, molti dei quali dedicati proprio alla Madonna, come la Cattedrale della Madonna della Vittoria, il santuario mariano per eccellenza e la grotta mariana di Mvolyé.

Dal 1922 fino alla sua morte nel 1943, il sacerdote francese François-Xavier Vogt fu Vicario Apostolico del Camerun. Durante la seconda guerra mondiale, espresse il voto di costruire un santuario alla Madonna se il conflitto avesse risparmiato il Camerun – un voto adempiuto dopo la sua morte.

Il 4 marzo 1952, mons. René Graffin pose la prima pietra della futura Cattedrale di Nostra Signora delle Vittorie nella capitale Yaoundé. Nel 1955 Yaoundé divenne un arcivescovado cattolico, piuttosto che un vicariato missionario, e mons. Graffin divenne il primo arcivescovo.

Dopo la sua morte nel 1961, la Chiesa ha dato Yaoundé il suo primo arcivescovo nativo, Jean Zoa, che nel 1978 chiese ad un altro prelato nativo, Engelbert Mveng, di creare un’immagine della Madonna per la Cattedrale.

Engelbert, gesuita, scrittore e poeta, cercò di creare un’immagine che potesse avvicinarsi alla storia della fede ed ai costumi africani creando un mosaico che ricordasse la rivelazione: “… Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle....” (Ap. 12,1) Il Congresso panafricano dei laici cattolici ha adottato il immagine come logo.

Nostra Signora delle Vittorie Cattedrale ha celebrato il suo 50° anniversario nel 2002.

Il 13 maggio 1986, nelle vicinanze di Yaoundé un fatto incredibile destò l’attenzione su questo paese. Sei adolescenti dichiararono di aver visto la Madonna per nove giorni consecutivi. Uno di questi era Belinga Luc Marc, alunno delle elementari il quale dichiarò:

Era circa l’una del pomeriggio; non c’era il sole e non soffiava il vento. L’abbiamo vista in cima ad un albero, vestita di un bianco immacolato. Era accompagnata da uomini anche loro vestiti di bianco. Sembravano fluttuare in aria. ” Solo i ragazzi furono però in grado di vederla.

Fontihttps://it.wikipedia.org/wiki/Cattedrale_di_Nostra_Signora_delle_Vittorie_(Yaound%C3%A9); http://www.wherewewalked.info/feasts/03-March/03-04.htm; http://www.cartemarialedumonde.org/it/sanctuary/nsimalen-yaounde

Santa Maria tra le rovine

SANTA MARIA TRA LE ROVINE

Chiesa di San Kolumba Colonia – 2 marzo 1945

Il 2 marzo 1945, i bombardieri britannici distrussero la chiesa di San Kolumba a Colonia, ma miracolosamente tra le macerie venne ritrovata la statua della Vergine, seppure in parte danneggiata. La chiesa venne dunque ricostruita e la Vergine restituita alla venerazione dei fedeli.

San Kolumba è stata una delle più grandi chiese parrocchiali di Colonia. Le sue origini risalgono all’anno 980. Durante la seconda guerra mondiale la chiesa fu quasi completamente distrutta. Nel 1947 la Cappella della Madonna venne ricostruita e le venne dato il nome di “Santa Maria tra le rovine “.

Una leggenda narra che Santa Colomba di Sens, una vergine martire del 274 dC venne salvata da un orso durante un tentativo di stupro. Memore di questa leggenda dalla quale ebbe ad ampliarsi la stessa città di Colonia vi è la famosa scultura di Gottfried Bohm, di un orso che oggi è collocata su di una sporgenza sopra la porta di ingresso della Cappella dedicata alla Vergine.

La chiesa di San Kolumba, una delle più grandi di Colonia fu la prima Cattedrale subendo nel corso degli anni molteplici alterazioni strutturali ed estensioni. Dalla piccola chiesa originale ad una navata si arrivò a ben cinque navate, per via della sempre crescente necessità di ospitare un numero maggiore di fedeli.

Oggi la chiesa di San Kolumba è diventata un simbolo degli orrori della guerra. La prima pietra usata per la ricostruzione dell’edificio fu messa il 1° ottobre 2003 e il 15 settembre 2007 è stato aperto per la prima volta il Museo Diocesano Arcivescovile.

Fonti: http://www.wherewewalked.info/feasts/03-March/03-02.htm; https://de.wikipedia.org/wiki/St._Kolumba_(K%C3%B6ln)

NOSTRA SIGNORA DEI RIMEDI

NOSTRA SIGNORA DEI RIMEDI

27 febbraio 1738 proclamata patrona di Chiclana de la Frontera

Nostra Signora dei Rimedi a Chiclana de la Frontera in Andalusia (Spagna) è una statuina molto piccola, ma dall’alto valore religioso. Secondo la leggenda fu trovata da un pastore attratto da una straordinaria luce sotto una palma.

L’immagine della Vergine Incoronata dei Rimedi si trova nella parrocchia della Santissima Trinità, del XVII secolo. Nel 1500, una luce misteriosa guidò un pastore che si trovava in un luogo conosciuto come Los Palmaretes, per le molte palme, alla piccola immagine in piedi della Vergine. La luce si trovava proprio su di una palma e a i suoi piedi scavando trovò la statuina miracolosa. Un sacrario crebbe intorno a quella che venne chiamata Nostra Signora dei Rimedi.

Venne poi condotta solennemente in processione alla Chiesa del vecchio ospedale della Confraternita di San Martino. Dal 1577 vi si stabilì la vecchia comunità Ospedaliera di monaci agostiniani eremiti. Questi ornati della sacra cintura alla vita, segno distintivo del loro ordine, furono i propulsori e annunciatori di devozione e di culto per questa piccola statua della Vergine.

Vennero raccolte le testimonianze di alcuni miracoli operati da questa sacra immagine alla quale venne dato il titolo di Beata Vergine dei Rimedi proprio in seguito ad uno di questi. Nel 1738, una terribile siccità colpì la regione. Il 13 febbraio l’amministrazione comunale decise di indire una novena, portando in processione la statua della Madonna dei Rimedi e Gesù Nazareno dal monastero agostiniano alla chiesa principale per 9 giorni consecutivi.

Alla conclusione della rituale, il 24 febbraio, la pioggia cominciò a cadere. Ancora pioveva il 27 febbraio quando il consiglio si riunì per eleggerla patrona di Chiclana de la Frontera. Papa Benedetto XV confermò il suo patrocinio sulla città il 12 giugno 1916 e in ricordo di questa occasione vengono organizzate durante l’estate vari culti e le attività straordinarie.

Si può prevedere che questa piccola statuetta della Madonna sia stata nascosta al tempo delle invasioni dei Mori da parte dei primi cristiani spagnoli. La città di Chiclana onora la Madonna dei Rimedi con una processione annuale in occasione della festa della Natività di Maria, l’8 settembre.

Fonti: http://www.wherewewalked.info/feasts/02-February/02-27.htm;  https://es.wikipedia.org/wiki/Patrona_de_Chiclana_de_la_Frontera; https://cadizpedia.wikanda.es/wiki/Nuestra_Se%C3%B1ora_de_los_Remedios_(Chiclana_de_la_Frontera)

 

MADONNA DEI RIMEDI DI PALERMO

MADONNA DEI RIMEDI DI PALERMO

26 febbraio 1950

Nel 1064, la Madonna apparve consigliando di accendere un fuoco per sconfiggere un terribile morbo suscitato da ragni velenosi. Il 26 febbraio 1950 il Cardinale Ruffini grande devoto mariano dona al tempio il più grande tesoro, il simulacro della Madonna.

Ruggero I° re dei Normanni, conquistata col fratello Roberto il Guiscardo la Calabria verso la metà del sec. XI, muove verso la Sicilia, da due secoli in possesso dei Saraceni. La vittoria lo accompagna dovunque, e cosi di tappa in tappa si avvicina a Palermo tenuta saldamente dagli Arabi.

Durante l’assedio lungo e difficile, tra gli accampamenti normanni si diffonde un terribile morbo, causato da insetti velenosi (una specie di ragni). Trovati inutili i rimedi umani, il pio Ruggero si rivolge alla Madonna. Questa gli appare e gli suggerisce di accendere un fuoco tra gli accampamenti. Il morbo scompare (1064). Nel 1072 Ruggero entra in Palermo e fa erigere un tempietto alla Madonna, con l’iscrizione: “Alla Madre di Dio e di misericordia” sotto il titolo di “Rimedio di S. Maria”, che divenne in seguito “Madonna dei Rimedi”. Questo titolo rimase, mentre non sappiamo le vicende del tempio ruggeriano.

All’inizio del 1600 era viceré di Sicilia Don Fernando Paceco Duca di Villena. In un’ora di grandi angustie fece venire da Roma un suo grande amico e consigliere, il rev. P. Domenico di Gesù Maria, dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, e n’ebbe tanto conforto che offri al rev. Padre una “fondazione”. E cosi negli anni 1610-1611 ebbe inizio il nuovo monastero la dove un tempo sorgeva “la Madonna dei Rimedi”.

Presto però il Villena ebbe a successore D. Pietro Giron Duca d’Ossuna, che si mostrò contrarissimo a tale fondazione in quel posto “per ragioni militari, ed era deciso di allontanare senz’altro i Monaci, che timorosi e fiduciosi attendevano salvezza dalla Madonna.

II viceré ebbe una visione o rivelazione, con le chiarissime parole: “Perché molestare i miei figli e cacciarli da un luogo a me consacrato ? Non basto forse io a difendere il tuo palazzo e la città dal nemico?”. Da quel momento il viceré divenne valido difensore e benefattore munifico e del monastero e del tempio, che sorse grande e maestoso, nello stile rinascimentale siciliano proprio del 600: e fu inaugurato con ogni solennità nel 1625 col titolo di ” Madonna dei Rimedi”.

La Spagna con i suoi viceré aveva inciso moltissimo nell’animo religioso dei palermitani: per questo la voce popolare ha battezzato la nostra chiesa e la vasta piazza antistante col nome di S. Teresa, perché proprio mentre fervevano i lavori di costruzione saliva agli onori degli altari la grande Teresa d’Avila: beatificata 1619 e canonizzata 1622. Tutta la città si fece partecipe delle grandi feste di circostanza e si andò a vedere “I monaci di S. Teresa, e la chiesa dei monaci di S. Teresa“, e così l’appellativo rimase! […]

Per oltre 200 anni il tempio ebbe vita prosperosa: fino al tempo della Rivoluzione delle idee e delle istituzioni (meta dell’800). Nel 1860 Garibaldi entrava trionfalmente in Palermo, e il nostro monastero veniva invaso dalle nuove soldatesche, sostituendo quelle regie borboniche che da qualche tempo ne occupavano una parte. Nel 1866, con l’unita d’Italia, un decreto di soppressione degli Ordini religiosi cacciava gli ultimi monaci e spegneva la lampada del tempio. Questo venne adibito via a deposito, a dormitorio, a stalla... Quadri, altari, suppellettili, ecc., tutto venne asportato, tutto restò profanato. Cosi per 89 anni.

Tale oltraggio alla religione e all’arte cessava per l’opera del Card. Ernesto Ruffini che con il solito coraggio superando innumerevoli difficoltà, coadiuvato anche dal Presidente della Regione On. Alessi, riusciva a riscattare il tempio dal Ministero della Difesa: 1948, e poco dopo lo consegnava alla cure degli antichi proprietari, i Carmelitani Scalzi (i monaci di S. Teresa) che proprio allora dal Veneto scendevano in Sicilia per interessamento del Comm. Bartolini di Roma e dei Superiori dell’Ordine. Cosi la Madonna un’altra volta si dimostrava veramente “la Madonna dei Rimedi”.

Santa Teresa d’Avila

Il 26 febbraio 1950 il Cardinale dona al tempio il più grande tesoro, il simulacro della Madonna, squisita opera gaginiana, che stava nel cortile dell’Arcivescovado. L’attenzione e la devozione dei fedeli si fanno entusiasmo, che venne incoronato il 16 luglio dell’anno successivo con un diadema d’argento.

Il 16 maggio 1953, festa di S. Simone Stok (il Santo che nel 1251 ebbe dalla Madonna il S. Scapolare come segno di protezione e di salvezza : il tempio viene dichiarato ufficialmente con apposito Decreto del Cardinale Santuario mariano cittadino e diocesano.

La festa della Madonna dei Rimedi è la Natività di Maria, l’8 settembre.

Alla morte del Card. Ruffini il devotissimo della Madonna nel suo Testamento esprime la sue ultima volontà di restare sempre “nel tempio del suo voto”, dettando lui stesso l’epigrafe per la tomba:

 ” Ernesto Card. Ruffini Arcivescovo di Palermo e Amministratore Apostolico di Piana degli Albanesi 19-1-1888 – m. 11-6-1967 Tanto amò la Madonna in vita ché ha voluto essere sepolto accanto a Lei “.

La Preghiera composta da Sua Santità Pio XII

O Madre clemente e pia, la cui anima fu trapassata dalla spada del dolore, eccoci, noi poveri malati accanto a te, sul Calvario del tuo Gesù.

Eletti alla sublime grazia della sofferenza e desiderosi di compiere anche in noi quel che manca alla passione di Cristo, a pro del corpo di lui che è la Chiesa (Cfr. Col. i, 24), noi consacriamo a te le nostre persone e le nostre pene, affinché tu ponga le une e le altre sull’altare della Croce del tuo divin Figlio, umili ostie di propiziazione per la salute spirituale nostra e dei fratelli.

Accogli, o Madre addolorata, questa nostra consacrazione, e convalida nei nostri cuori la grande speranza che, come siamo partecipi dei patimenti di Cristo, cosi possiamo aver parte al suo conforto nella presente e nella eterna vita. Cosi sia !

PREGHIERA
alla Madonna dei Rimedi del Card. Ruffini

Maria, Madre di Gesù, vedi da quanti mali sono preso e circondato.

Innumerevoli colpe hanno macchiato l’anima mia, smoderate passioni minacciano di travolgermi ancora nel peccato, lusinghe ognor crescenti mi trascinano, incauto, verso l’errore e la corruzione.

Tu che sei il Rifugio dei peccatori, l’Aiuto dei Cristiani e la Mediatrice di tutte le grazie, porgi a me, misero, il rimedio del tuo soccorso.

Madre mia, fiducia mia, mostra che sei mia Madre infiammando d’amor di Dio il mio cuore. Cosi sia.

FONTE: http://www.mariadinazareth.it/apparizione%20palermo.htm

 

 

 

MADONNA DELLA ROCCA

MADONNA DELLA ROCCA

Cornuda (TV) 25 febbraio

Il santuario della Madonna della Rocca si trova a nord-ovest del centro di Cornuda, in provincia di Treviso. Il 25 febbraio si ringrazia ogni anno  la Madonna per la protezione accordata alla città durante il terremoto del 1695. Un tempo si saliva scalzi al santuario.

Il Santuario della Madonna della Rocca sorge su una collina a 349 m d’altitudine, su un punto particolarmente panoramico. La gestione del santuario è affidata alle missionarie dell’Immacolata, officiate da un rettore.

Sul luogo dove oggi sorge il santuario anticamente si trovava un fortilizio (da cui l’appellativo). Una bolla pontificia del 1245 dimostra che ancor prima della demolizione della rocca esisteva una chiesetta intitolata alla Vergine. La tradizione asserisce che la chiesa fu edificata quando su una pietra poco distante apparve la Madonna; su quella stessa pietra è stata a lungo radicata una rigogliosa quercia, che la leggenda vuole originaria della Terrasanta; è crollata il 18 maggio 2008, mezz’ora prima della discesa della Statua della Madonna dal Santuario alla chiesa di Cornuda.

La chiesa fu in seguito donata alla parrocchia di Cornuda dal nobile Annibale Scala (1247). Nel 1450 fu restaurata dalla nobildonna Caterina da Coderta e divenne un eremo maschile. Quindici anni dopo ai monaci succedettero le monache. Una bolla papale del 1492 vietava alle suore di abbandonare l’abbazia, ma l’ordine fu spesso trasgredito e, nonostante le varie altre misure prese, il luogo restò noto per l’indisciplina delle occupanti. Dopo la guerra della Lega di Cambrai, la comunità fu dispersa e il monastero soppresso. Il santuario fu affidato allora a un sacerdote che, dal 1650, portava il titolo di priore e poi di rettore.

Tra l’8 e il 9 maggio 1848 la zona ai piedi del santuario fu teatro di uno scontro (noto come battaglia di Cornuda) che oppose appena 2.000 patrioti guidati da Andrea Ferrari e 22.000 soldati austro-ungarici del generale Nugent. Come prevedibile, la battaglia fu una disfatta per gli italiani, sebbene lodevole fosse il loro eroismo; gli imperiali saccheggiarono poi il santuario e torturarono il rettore don Mansueto Zannini, morto poco dopo per le sofferenze. La vicinanza al fronte del Piave durante la grande guerra pure provocò ingenti danni all’edificio.

Il complesso è costituito da un nucleo medievale, probabilmente la chiesetta originaria, e da aggiunte del tardo Seicento. Nella cantoria della Chiesetta è posizionato un pregevole organo di Gaetano Callido proveniente da san Marino arrivato in dono al musicista e rettore della Basilica don Orazio Mondin nel 1972. il restauro e l’istallazione opera di Girotto Silvano e figlio Alessandro. Il luogo è da secoli meta di pellegrinaggio in quanto conserva la miracolosa immagine della Madonna. Tutt’oggi ciascuna delle sei parrocchie del circondario lo raggiungono con una processione una volta all’anno il 25 febbraio, per ringraziare la Madonna della protezione nel terremoto del 1695. Un tempo si saliva scalzi al santuario.

Fontehttps://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_della_Madonna_della_Rocca_(Cornuda)

 

SANTA MARIA DELLA STECCATA

SANTA MARIA DELLA STECCATA

Parma – Chiesa consacrata il 24 febbraio 1539

La basilica minore di Santa Maria della Steccata, dal 1718 sede dell’Ordine costantiniano di San Giorgio, fu eretta nel luogo in cui vi era inizialmente un piccolo oratorio che venerava l’immagine di San Giovanni Battista

Sul sito dell’attuale chiesa della Steccata esisteva sin dal 1392 un oratorio eretto per ospitare una venerata immagine di san Giovanni Battista dipinta a fresco sulla parete esterna di una casa di Strada san Barnaba (oggi via Garibaldi): l’edificio divenne poi sede di una Confraternita intitolata alla Vergine Annunciata e finalizzata alla distribuzione di doti matrimoniali per le fanciulle nubili povere e prive della protezione paterna.

Verso la fine del XIV secolo sulla facciata dell’oratorio venne realizzato il dipinto di una Madonna allattante, che divenne presto oggetto di particolare devozione da parte dei parmigiani; dal fatto che l’area dell’edificio era protetta da una staccionata, realizzata forse proprio per regolare l’afflusso dei numerosi pellegrini, quella Vergine iniziò ad essere invocata col titolo di Madonna della Steccata.

Per meglio custodire la preziosa immagine, nel 1521 i congregati decisero di far erigere un grandioso santuario. Il 4 aprile del 1521 il vescovo di Lodi Nicolò Urbani pose la prima pietra dell’edificio: i lavori vennero affidati agli architetti Bernardino e Giovan Francesco Zaccagni da Torrechiara, che avevano già diretto il cantiere della chiesa abbaziale di San Giovanni, e dal 1525 proseguirono sotto la supervisione di Gian Francesco d’Agrate; la cupola venne realizzata invece tra il 1526 ed il 1527 da Antonio da Sangallo il Giovane, che era stato inviato a Parma da papa Clemente VII per alcuni lavori di architettura militare. La chiesa venne consacrata il 24 febbraio del 1539 dal cardinale Gian Maria Ciocchi del Monte, legato papale a Parma e Piacenza.

Nel 1718, papa Clemente XI sottrasse il santuario alla Congregazione che l’aveva voluta per donarla al duca Francesco di Parma e Piacenza, che ne fece la sede dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio, l’ordine equestre il cui gran magistero era stato ceduto nel 1699 da Andrea Flavio Comneno ai Farnese.

L’edificio è impostato su una pianta a croce greca, con bracci posti sugli assi cardinali e chiusi da quattro grandi absidi simmetriche, e tra i bracci sorgono quattro cappelle quadrangolari da sempre destinate al culto.

Particolare della Basilica di Santa Maria della Steccata

È difficile stabilire a chi spetti la paternità dettagliata del progetto della chiesa, il cui impianto ricorda la soluzione concepita dal Bramante per San Pietro in Vaticano; Vasari, nelle Vite, afferma che fu fatta, “come si dice, con disegno ed ordine di Bramante”. La cupola centrale del Sangallo è invece di chiara derivazione romana.

La pianta ricorda, anche per la mancanza di un campanile, la chiesa della Consolazione di Todi, tuttavia vi sono numerose differenze: tra gli arconi della crociera e le absidi sono inserite delle sezioni di volta a botte mentre sull’esterno degli angoli della croce ci sono delle cappelle; da ciò si può dedurre che le spinte non convogliano sui muri esterni dell’edificio, come invece avviene a Todi.

 

Nel 1813, le ceneri di Ottavio Farnese furono spostate in Steccata, dopo l’abbattimento della chiesa di San Pietro Martire, voluto da Ferdinando di Borbone per ampliare il Palazzo della Pilotta. Nel 1823, per volere di Maria Luigia d’Austria, venne realizzata una cripta per conservare i sepolcri dei duchi e dei principi delle case Farnese e Borbone-Parma (le ceneri vennero trasferite dalla chiesa di Santa Maria del Tempio). Nel 1851 venne collocato presso l’ingresso della chiesa il gruppo con la Pietà di Tommaso Bandini, dedicato alla memoria di Maria Luigia. Nel 1905 vi venne traslato anche il monumento funebre ad Adamo di Neipperg, marito morganatico della duchessa, realizzato da Lorenzo Bartolini nel 1831 per la chiesa di San Ludovico.

FONTE: https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_Santa_Maria_della_Steccata

 

 

MADONNA DELLE GRAZIE DI ANDERLECHT

MADONNA DELLE GRAZIE DI ANDERLECHT

Belgio – 21 febbraio

Tutto inizia con il gesto di devozione di un vecchio contadino che inserisce all’interno di un albero una statua della Madonna con il Bambino. Un bagliore attirerà poi i pellegrini che verranno ricompensati da numerose grazie.

Nel 1443, Pierre Van Assche, un vecchio contadino piantò un tiglio e due alberi di biancospino su una collina nella zona di Scheut (oggi un quartiere di Anderlecht) lungo la strada per Bruxelles.

In uno di questi alberi (che la tradizione a volte trasforma in una quercia) inserì una statuetta lignea della Vergine con il Bambino.

Nel 1449, la notte prima della Pentecoste, alcuni paesani videro un bagliore provenire dal luogo dove si trovava la statuetta, fu così che iniziarono i pellegrinaggi alla Madonna delle Grazie.

Il 21 febbraio, 1450, Carlo il Temerario, allora conte di Charolais, pose la prima pietra per una cappella per poter celebrare la prima Messa.

La chiesa gotica della Madonna delle Grazie fu consacrata nel 1531. A causa delle guerre di religione venne abbandonata nel 1578.

Danneggiata per essere poi ricostruita nel corso del 1580 durante la Riforma, la cappella è stata venduta sotto la Repubblica francese intorno al 1795, mentre il monastero venne trasferito a Bruxelles. L’area circostante rimase rurale fino al 20° secolo.

La Congregazione del Cuore Immacolato di Maria , fondato nel 1862, si stabilì in una casa sul Ninoofsesteenweg di Scheut. I missionari che si sono recati ad evangelizzare la Cina ne portarono con loro una copia così anche nelle missioni venne conosciuta come Scheutists. L’antica cappella è stata incorporata nella chiesa di Scheutist demolita nel 1974.

Nonostante tutte le sue vicissitudini, la statuetta è sopravvissuta ed ora si trova nella cappella di Notre Dame de Grâce nella Chiesa Collegiata di Sts. Peter e Guy in Anderlecht.

Il 12 settembre o comunque il sabato più vicino alla sua festa, un corteo medievale passa attraverso le strade della città.

Fontihttp://www.wherewewalked.info/feasts/02-February/02-21.htmhttps://nl.wikipedia.org/wiki/Scheut_(Anderlecht)