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Archive for ARTICOLI VARI

Madonna di Boulogne

MADONNA DI BOULOGNE

Francia, 10 luglio

La Nostra Signora di Boulogne apparve su una barca a vela nel settimo secolo chiedendo a S. Ide la costruzione di una chiesa. Nel XIII secolo era un luogo di pellegrinaggio delle dimensioni della Lourdes di oggi.

Boulogne-sur-Mer si trova nel Passo di Calais, diocesi di Arras. Questo santuario è una delle tre cattedrali della diocesi, insieme a quella di Arras e di St Omer, la sua storia è stata attraverso i secoli una testimonianza di fede, conversione, riconciliazione, pace.

Alcuni manoscritti del tardo Medioevo narrano la storia di questa Vergine seppure con alcune varianti:

Una signora molto bella arriva in barca dal mare in una piccola barca senza vele. A coloro che la vedono e le chiedono il nome, Essa risponde che è il “sostegno dei peccatori, una fonte di grazia e fonte di misericordia.” Dopo di che aggiunge: “Voglio che una luce divina scenda su di voi e sulla vostra città…. Amici, costruite una chiesa a mio nome

Un’altro racconto narra che intorno all’anno 636, al tempo del re Dagoberto e San Omer era vescovo di questa regione, in un tardo pomeriggio gli abitanti erano riuniti in una cappella coperta di canne e rami, situati nella parte superiore della città, quando la Madre di Dio apparve invitandoli ad andare verso la riva del mare, dove avrebbero trovato una barca. Essi andarono e ne trovarono una senza vela, senza remi senza alberi che trasportava una Vergine di legno, circa tre metri di altezza con Gesù che teneva teneramente nel braccio sinistro. Entrambi con un’impressione straordinaria di calma, pace e felicità. (Fonte: sito della cattedrale) Entro il 1100, la contessa di Boulogne Ide, che più tardi divenne S. Ide, costruì una chiesa romana. Il lavoro è durato 200 anni. Il coro gotico chiude l’inizio del Quattrocento.

Nei secoli successivi Boulogne diventò una tappa nel cammino Santiago de Compostela, in particolar modo per i pellegrini provenienti dall’Inghilterra o dal Belgio, dalla Spagna o dall’Italia.

La cattedrale della Madonna di Boulogne dopo varie vicissitudini venne completamente distrutta durante la Rivoluzione Francese quando le chiese e i conventi furono dichiarati proprietà statale. I mobili furono venduti e distrutti. La statua fu bruciata nel 1793. La cattedrale divenne un arsenale, un deposito, per poi essere venduta a commercianti stranieri della città, che la demolirono pezzo per pezzo.

La mano destra della statua, però, essendo caduta precedentemente, rimane l’unico pezzo originale della statua, che viene a tutt’oggi conservato in un reliquiario sotto la cupola. 

Nel 1820 un abate benedettino (Abbot Haffreingue) sentì come una chiamata interiore a ricostruire quelle antiche mura. Dedicò così tutta la sua vita alla ricostruzione del santuario, per portarlo così all’antico splendore, ma si può dire che ciò avvenne solo tra il 1943 e il 1948, quando 4 immagini della Madonna pellegrina di Boulogne attraversarono tutta la Francia, fermandosi in 16.000 parrocchie.

Con i soldi donati dalla sua famiglia, acquistò la terra e le macerie della cattedrale e per cominciare costruì una piccola cappella. Un generoso donatore donò una somma di 48.000 franchi e dopo questa ne arrivarono altre da tutta la Francia e persino l’Inghilterra. Ricominciarono così i pellegrinaggi e le donazioni aumentarono ancora. Ma l’abate Haffreingue era molto modesto e fece scrivere all’esterno della cattedrale, sotto il portale centrale “A domino factum est”: questo è il lavoro del Signore.

Dal 1943 al 1948 quattro riproduzioni della Vergine di Bologna, chiamate anche “Madonna del Grande Ritorno”, ciascuna montata su un’auto, hanno percorso 120.000 km. In tutta la Francia visitarono 16.000 parrocchie risvegliando la fede, la preghiera e la conversione di molti.

La statua della Vergine fu portata in un pellegrinaggio marittimo con una barca durante la seconda guerra mondiale per chiedere la fine del conflitto.

Fonte: http://forosdelavirgen.org/162/nuestra-senora-de-boulogne-francia-10-de-julio/

 

 

ISTITUZIONE DELL’ANGELUS

ISTITUZIONE DELL’ANGELUS

28-29 giugno 1456

L’istituzione di questa pia pratica religiosa, che ricorda l’Incarnazione del Verbo; come nacque, come si diffuse, la pia pratica con il video e la storia.

Il nome deriva dalla parola iniziale del testo in latino, Angelus Domini nuntiavit Mariae. L’Angelus ricorda l’evento salvifico per cui, secondo il disegno del Padre, il Verbo, per opera dello Spirito Santo, si fece uomo nel grembo di Maria Vergine.

L’origine di questa pratica devozionale è da collocarsi, probabilmente, nei monasteri medievali. Mentre i monaci coristi cantavano le ore liturgiche, composte essenzialmente di salmi (conosciuti a memoria) e di antifone, i conversi, spesso illetterati, interrompevano le loro occupazioni manuali e si univano alla preghiera.

Sembra che l’istituzione dell’Angelus sia stata attribuita a Papa Urbano II, da Papa Giovanni XXII, ma ufficialmente e su vasta scala venne messa in pratica con Papa Callisto tra il 28 e il 29 giugno del 1456 quando invitò tutti ad invocare l’intercessione della Madre di Dio attraverso questa secolare preghiera inizialmente recitata solo al tramonto.

S’intendeva così trovare protezione e grazia presso la Santa Vergine durante un periodo storico particolarmente inqueto e travagliato. L’impero turco infatti minacciava l’Europa e la pace del continente.  La recita tripla fu ratificata dal re Luigi XI di Francia, il quale nel 1472 ordinò che fosse recitata tre volte al giorno.

A partire dal pontificato di papa Paolo VI, alcune emittenti radiofoniche e televisive, anche in Eurovisione, iniziarono a trasmettere la recita dell’Angelus: ogni domenica il Papa a mezzogiorno tiene un breve discorso al termine del quale recita l’Angelus che, nel Tempo Pasquale, viene sostituito dal Regina Coeli.

Angelus di Jean-François Millet

Questa pia pratica include un’indulgenza parziale per i fedeli che recitano l’Angelus all’aurora, al mezzogiorno e al tramonto – o il Regina Coeli nel tempo pasquale.

L’Angelus di Jean-François Millet, è un dipinto realizzato nel 1858-1859 e conservato nel Museo d’Orsay di Parigi, è una delle sue più note opere e che meglio raffigura questa fervente devozione. Mostra infatti una coppia di contadini, intenti nella preghiera, che hanno interrotto il duro lavoro dei campi al suono delle campane che annunciavano l’Angelus. Dichiarerà in seguito Millet:

« L’Angelus è un quadro che ho dipinto ricordando i tempi in cui lavoravamo nei campi e mia nonna, ogni volta che sentiva il rintocco della campana, ci faceva smettere per recitare l’angelus in memoria dei poveri defunti »

Nel Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica tre brevi testi raccontano gli episodi, recitandoli come versetti e responsorio, alternati con la preghiera dell’Ave Maria. Tale devozione viene recitata tre volte al giorno, all’alba, a mezzogiorno ed al tramonto. In tali orari una campana, talvolta detta “campana dell’Angelus” o “campana dell’Ave Maria”, viene suonata. Al termine dell’Angelus si può recitare il Gloria per tre volte ed il Requiem aeternam una volta per le anime dei fedeli defunti. Talvolta è in uso aggiungere anche la recita dell’Angelo di Dio.

PREGHIERA DELL’ANGELUS

V/. L’Angelo del Signore portò l’annunzio a Maria

R/. Ed ella concepì per opera dello Spirito Santo.

Ave, Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

V/. “Eccomi, sono la serva del Signore.

R/. “Si compia in me la tua parola.

Ave, Maria…

V/. E il Verbo si fece carne.

R/. E venne ad abitare in mezzo a noi.

Ave, Maria…

V/. Prega per noi, santa Madre di Dio.

R/. Perché siamo resi degni delle promesse di Cristo.

Preghiamo. Infondi nel nostro spirito la tua grazia, o Padre; tu, che nell’annunzio dell’angelo ci hai rivelato l’incarnazione del tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce guidaci alla gloria della risurrezione. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Fonti: http://www.roman-catholic-saints.com/institution-of-the-angelus.html; https://it.wikipedia.org/wiki/Angelus; https://it.wikipedia.org/wiki/L%27Angelus_(Millet)

MADONNA DELLA CAVA DI PIETRAPERIZIA

MADONNA DELLA CAVA DI PIETRAPERIZIA

Ancora una volta sembra che la Madonna voglia essere ritrovata amata o onorata in un determinato posto dando segni eloquenti della sua presenza, della sua volontà e del suo amore.

Maria Santissima della Cava è la principale Patrona insieme a San Rocco del paese di Pietraperizia. Viene ricordata con maggior devozione durante l’estate e celebrata il 14 agosto di ogni anno, vigilia dell’Assunta con una messa solenne notturna presso l’omonimo santuario sito in contrada Cava, a circa 4 km dal centro abitato del paese e generalmente presieduta dal vescovo della diocesi di Piazza Armerina. La sera del 15 agosto un palio storico viene portato in processione per le vie del paese.

Secondo la leggenda, un muto trapanese ebbe in sogno la Madonna, la quale gli indicò il punto esatto dove egli, scavando, avrebbe trovato una sua effigie. L’uomo di Trapani così si mise in viaggio e giunto a Pietraperzia nel luogo ove oggi sorge il santuario, scavò e ritrovando la sacra icona ebbe in dono la parola.

Si narra anche che nel tentativo di riportare a Trapani l’immagine, questa cadde più volte dal carro facendo intendere all’uomo che la volontà della Madonna fosse di rimanere in quel luogo e così venne costruita una cappella con un cortile e delle cellette per gli eremiti detti della Cava e solo successivamente un convento per ospitare i padri Agostiniani. In realtà non vi sono fonti certe riguardo al suo ritrovamento, anche se probabilmente tale immagine fu realmente seppellita al fine di preservarla dall’iconoclastia del VIII sec d.C.

L’immagine consiste in un dipinto murale o affresco, raffigurante una Madonna con Bambino, nell’atto di allattare. Gli sguardi sono rivolti verso l’osservatore ed entrambi appaiono benedicenti. Il Bambin Gesù reca in mano un globo crucigero, tipico elemento iconografico attribuito spesso alla figura di Cristo bambino. È collocato sull’altare maggiore del Santuario, contornato da un trono in legno di cipresso, artisticamente intagliato e decorato in oro zecchino.

Il dipinto conserva nella composizione e nella rappresentazione dei chiari riferimenti a un’iconografia bizantina, risultati ancora più evidenti dall’importante e recente restauro alla quale l’opera è stata sottoposta nel 2014. Tuttavia detti lavori, hanno evidenziato come, probabilmente, la composizione generale delle figure potesse essere diversa; infatti le ripetute fratture e rifacimenti amatoriali susseguitisi nei secoli, potrebbero aver compromesso soprattutto la porzione in basso a sinistra, ove la disposizione dell’arto della Madonna appare del tutto innaturale.

La cappella originaria infatti fu rifatta ed ampliata diverse volte con delle porte alla francese che davano a ponente. Nel 1687 i padri Agostiniani abbandonarono il santuario in seguito alla soppressione di tale ordine. Proprio in quell’anno fu deciso di prelevare l’Immagine e trasferirla nel centro abitato, presso la chiesa del reclusorio delle orfane (oggi Chiesa di Maria SS. del Soccorso, vulgo Carmine). Quando la lettiga dove viaggiava il dipinto giunse nelle vicinanze di Pietraperzia, fu ribaltata dalle mule imbizzarrite, provocando varie fratture alla pietra dipinta, documentate anche dai restauri. Ancora una volta tale avvenimento venne interpretato come una volontà divina, così la Sacra Immagine fu ricomposta nel luogo originario.

Nel 1721 furono portati a compimento i lavori di ampliamento del Santuario. In questo periodo si ebbe la nomina di Patrona della città. Tali avvenimenti sono raccontati e raffigurati in due affreschi, collocati nella cappella dedicata alla Madonna della Cava, presso la Chiesa Santa Maria Maggiore di Pietraperzia, e gli stessi sono riproposti, ma con dei bassorilievo in gesso, ai lati dell’altare del Santuario, opere di Giuseppe Fantauzzo di Barrafranca (1851 – 1899).

Il restauro recente restauro ha così portato alla luce un’immagine molto diversa da quella tramandata nei secoli e trasformata dai molteplici interventi.

La tradizione è documentata dal libro di frate Dionigi da Pietraperzia (1744 – 1801), storico pietrino e minore riformato della Provincia di Val di Noto, pubblicato nel 1776 e che ha per titolo Relazione critico-storica della prodigiosa invenzione d’una immagine di Maria Santissima chiamata comunemente della Cava di Pietrapercia. Dalle sue ricerche, il Dionigi deduce che la data del ritrovamento sia da collocare prima del 1222, avendo ritrovato un rescritto del 1227 da cui si evince che la contrada dove oggi sorge il santuario si chiamasse già nel 1222 Madonna della Cava. Non si sa per certo dunque se il nominativo Cava sia dovuto al ritrovamento per via degli scavi (quindi da cavata) o dalla contrada che già doveva portare il nome di Feudo della Cava.

La chiesa contiene anche altri beni artistici tra i quali: un piedistallo di acquasantiera con sculture attribuite ad Antonello Gagini; due tele di grandi dimensioni raffiguranti ľIncoronazione della Vergine del Rosario (1716) e ľAssunzione di Maria Vergine al cielo (fine XVIII sec.); un organo a canne del 1845, costruito dalla ditta Gueli di Caltanissetta.

La devozione da parte dei pietrini per la Madonna della Cava è considerevole. Essi sono soliti, dal mese di maggio e per tutta l’estate, recarsi spesso al Santuario in pellegrinaggio a piedi, come forma di devozione o per grazia ricevuta, e durante il quale viene recitato il Santo Rosario, con formule anche in dialetto pietrino. Inoltre nel mese di maggio si può assistere ai caratteristici Sabati, pellegrinaggi organizzati dalle Associazioni dei Camionisti e dei Trattoristi, i quali partono da Pietraperzia con i propri mezzi di lavoro e si recano al Santuario coinvolgendo tutta la comunità; evoluzioni moderne dell’ormai tramontato Sabato dei Carrettieri, dove lo stesso iter odierno veniva percorso con i mezzi di lavoro di allora.

Fontehttps://it.wikipedia.org/wiki/Madonna_della_Cava

SANTA MARIA DI ANZANO

SANTA MARIA DI ANZANO

Anzano (FG) 1° Lunedì di Pentecoste

Forse nascosta per salvarla alla follia iconoclasta Santa Maria di Anzano ha scelto da se stessa il luogo nel quale rimanere e l’affetto della popolazione le ha dato modo di elargire grazie senza numero ai suoi devoti.

Il primo documento in cui si parla di Santa Maria di Anzano (sancteque marie de anzano), risale al 1131 e trattasi di una pergamena conservata presso La Biblioteca Nazionale di Cava dei Tirreni (SA). L’anno 1131, con tutta probabilità potrebbe, dunque, essere considerato anche l’anno a cui far risalire l’origine della Chiesa di Anzano.

La tradizione popolare vuole che la statua sia stata ritrovata in un folto bosco e da allora venerata come Santa Maria di Anzano, in relazione alla denominazione del luogo in cui fu ritrovata. Probabilmente la statua fu nascosta nel bosco dai fedeli della vecchia Anzano durante le persecuzioni iconoclaste, avvenute negli anni 726-84.

Dal libro “Anzano di Puglia” di Mons. Don Rocco Staffiere abbiamo la descrizione delle origini e la leggenda del ritrovamento della Vergine.

«Dove ora trovasi Anzano era, un tempo, bosco folto… V’era qualche casetta, qua e là, ove i mandriani e pastori portavano a sera i buoi o il gregge, ed i centri abitati erano alquanto lontani. Alcuni «villani» di Trevico, città antica e sede vescovile, di Zungoli e della contrada Scampata presso Città di Contra (così detta perché, forse, a differenza della circostante zona boschiva, era senza alberi, come ora: è l’attuale Scampitella) s’erano uniti a pascolare insieme i loro buoi, o si recavano insieme a qualche fiera… Il bosco era attraversato da una sola strada mulattiera che, lastricata a selce, immetteva sulla via romana Erculea o Eclanense. Entrati nel bosco, dietro le loro mandrie, quei villani nel fitto degli alberi e dei rovi videro una statua maestosamente seduta su di una sedia regale con braccioli, con sul ginocchio sinistro un bambino che sostiene a sua volta con la destra un piccolo mappamondo sormontato dalla croce, tutta ricoperta da un manto azzurro trapunto di stelle: era la Madonna…

Nella semplicità della loro fede, nella grandezza del loro amore filiale verso la Madre di Dio, cui sempre i semplici ed i buoni ricorrono, si rivolsero subito al vescovo di Trevico, che, recatosi sul posto con tutto il clero di quella città, cercò di far trasportare quella bella, maestosa, pesante statua a Trevico, su di un carro agricolo tirato da buoi. Il carro si mosse, ma dopo un tratto di strada non lungo (ancora oggi viene indicato quel posto, a «Macinante», là dove tuttora i pellegrini trevicani vengono incontrati dalla Madonna quando arrivano numerosi in devoto pellegrinaggio annuale, a piedi!), il carro si arrestò e fu impossibile, col pungolo, con la voce, con l’aiuto delle robuste braccia dei mandriani, costringere buoi e carro a muoversi ancora. Si tentò, allora, di immettersi sulla via Erculea, facilmente praticabile coi carri e coi cocchi, e di portare la statua della Madonna a Zungoli. Fu inutile anche questo tentativo! A cento metri dall’immissione sulla via Erculea, al posto ora detto « Casino », buoi e carro non si mossero più! Il terzo, ultimo tentativo, quello di recarsi verso Scampata o Scampitella, ebbe lo stesso effetto: carro e buoi non si mossero dal posto ora detto «Masserie».

Si comprese, allora, che la Madonna voleva restare là, ov’era stata ritrovata; la si riportò. In quel posto fu costruita subito una chiesetta che divenne un faro di richiamo per tutti i buoni mandriani e villani circostanti; là uomini, donne e bambini si raccoglievano a sera, ai piedi della loro Madonna che fu chiamata S. Maria in Silice (dalla via lastricata a selce, o selciato: silex, silicis), a cantare le lodi e benedizioni di Lei; là accorrevano, con gli altri, i cittadini della vicina Anxanum-Anzano; là si raccoglievano ogni anno, nel giorno anniversario del rinvenimento della statua – il lunedì di Pentecoste -, portando con se i loro sacerdoti, tutti gli abitanti di Trevico, di Zungoli, di Scampitella e della vicinissima Anzano

Intorno a quella prima chiesetta i semplici contadini abbatterono gli alberi, dissodarono la terra, costruirono le loro abitazioni quasi sempre fatte di pietre e fango o di travi rivestite di culmo – la miseria ed i continui terremoti li costringevano a tanto! -, onde è restato celebre Anzano come il paese dei «pagliai»; quelle prime povere case, quei pagliai e quei contadini vennero crescendo di numero col tempo, specialmente con l’immigrazione massiccia dei restanti cittadini dell’Anzano distrutta ed abbandonata, e formarono un villaggio.

È questa la leggenda, semplice e comune a tanti altri paesi di questo nostro Meridione cattolico e mariano, leggenda che ogni anzanese ha appreso, fino a qualche anno fa, sulle ginocchia della mamma, quando durante le lunghe sere invernali, durante la quaresima specialmente, tutti nelle famiglie recitavano il Rosario alla Madonna con canto monotono e nostalgico. E’ questa la leggenda che si confonde con la storia del paese, che si ripete da padre a figlio, che indica nel posto attuale del battistero parrocchiale il luogo del rinvenimento della statua della Madonna e che è in parte suffragata dal fatto che ancor oggi, a distanza di anni e di secoli, gli abitanti di Trevico, di Zungoli e di Scampitella, guidati dai loro sacerdoti, nel giorno dedicato alla festa della Madonna di Anzano, o S. Maria di Anzano – il lunedì di Pentecoste, come si è detto – muovono in pio e numeroso pellegrinaggio verso Anzano, vengono ricevuti dalla Statua che in processione va loro incontro nei tre posti indicati dalla tradizione ove il carro si sarebbe fermato per non più muoversi verso i rispettivi paesi.

Ma questa tradizione, vivaddio, si inserisce bene nel contesto storico, trova conferma nei fatti storici che abbiamo riferito e che riferiremo ancora; a sua volta essa sola riesce a spiegarci alcuni fatti che diversamente risulterebbero incomprensibili».

Nel 1930 la Chiesa fu completamente distrutta dal terremoto del Vulture. In tale occasione fu gravemente danneggiata anche l’antica statua della Madonna di Anzano, di cui poi si sono perse le tracce dopo essere stata data o venduta ad un restauratore dall’allora parroco di Anzano Don Rocco Staffiere. Sulle rovine della vecchia chiesa, subito dopo il terremoto, fu edificata l’attuale Chiesa, in stile gotico. Allo stesso periodo risale anche l’attuale statua raffigurante la Madonna di Anzano. L’attuale campanile fu costruito successivamente alla chiesa ed inaugurato nel 1948.

Il riconoscimento della Chiesa di Anzano a Santuario Mariano risale al 21 novembre 1820, anno in cui il Papa Pio VII, riconosce alla chiesa di Anzano un raro privilegio, quello di “Giubileo perpetuo” per cui, ai fedeli che visitano la chiesa nel giorno della festa della purificazione della Beata Vergine Maria (due febbraio) è concessa l’indulgenza plenaria perpetua. A ricordo di tale privilegio, all’ingresso dell’attuale Chiesa, sulla sinistra, c’è una lapide di marmo con una scritta in latino la cui traduzione è la seguente:

D. N. Papa Pio VII – A tutti i fedeli in Cristo veramente pentiti e confortati dalla Santa Comunione, che visitano questa chiesa di Anzano nella festa della purificazione della B.V.M. e che pregano secondo le intenzioni di sua santità, è concessa l’indulgenza plenaria ai fedeli applicabile anche ai defunti. Dai primi vespri a tutta l’ottava della stessa festività. – Ciriaco Arciprete Rossi umilmente pregante nel giorno 21 novembre nell’anno R S 1820 amorevolmente in eterno.

Maggiori informazioni: file:///C:/Users/Monica/Downloads/Parrocchia.pdf

 

 

VERGINE DEI DOLORI DI CHANDAVILA

VERGINE DEI DOLORI DI CHANDAVILA

La Codosera – Spagna – 27 maggio

Nel maggio 1945, proprio alla fine della seconda guerra mondiale, la Santa Vergine apparve a Chandavila (Spagna) a due ragazze contemporaneamente ma in due posti differenti – Marcelina Barroso Exposito (ora suora di clausura) e Afra Brígido Blanco – sotto il titolo di Madonna dell’Addolorata.

La Codosera è un comune della provincia di Badajoz in Extremadura. Si trova a NW di Badajoz, al confine con il Portogallo. Le apparizioni della Santa Vergine a Chandavila iniziarono ufficialmente nel 1945, ma già settantacinque anni prima nel giugno del 1870, una ragazza disse di vedere la Vergine a “Valleseco”.

APPARIZIONI A MARCELLINA

Erano le tre del pomeriggio del 27 maggio 1945, quando la giovane Marcelina Exposito Barroso con la cugina Agustina Gonzalez (entrambi di La Codosera), camminavano verso il villaggio di “Marco” per completare un costume alla madre. Avevano percorso circa due miglia, quando, attraversando il posto chiamato Chandavila, notò una forma scura, distante duecento metri a destra della strada. Cercò di non prestarvi attenzione ma una forza interiore la spinse a vedere meglio. Si accorse così che quella sagoma luminosa aveva le sembianze della Vergine Addolorata, metà sollevata nel tronco di un castagno, circondate da costellazioni luminose, con un mantello nero ricamato di stelle. Il suo volto rifletteva una tristezza mortale e divina.

Scomparsa la visione, la ragazza corse al villaggio, insieme alla cugina, anche se lei non aveva visto nulla. Cercò di non dire niente a casa ma non riuscì a mantenere il segreto che rivelò così alla madre e presto la notizia si diffuse in tutto il paese.

Il 4 giugno al mattino, dopo nove giorni dalla prima apparizione, nuovamente a Chandavila, Marcelinita rivede la Vergine, la quale le chiese di tornare la sera, e di fare un sacrificio alla presenza di tutti.

Quella sera molte persone spagnoli e portoghesi seguirono la veggente verso il luogo dell’apparizione. La Santa Vergine apparve nel cielo azzurro quando ancora distavano una sessantina di metri da Auburn e le chiese di camminare in ginocchio fino all’albero dell’apparizione assicurandola dicendo: “Non temere, niente ti accadrà, perchè ti metterò davanti un tappeto di canne e di erbe in modo che tu non ti faccia male“.

Marcelina Exposito Barroso

Dal ruscello la ragazza cominciò quindi a camminare sulle ginocchia mentre davanti a lei le persone si spostavano per farle strada. Sua madre, la signora Agustina, presente, svenne nel vedere il comportamento anomalo della figlia. Marcelinita rimase per dieci minuti in ginocchio accanto all’albero dove ebbe la visione di una chiesa sul cui altare era posta la Santa Vergine che le chiese di bagnare le dita nell’acqua santiera e tutti i presenti videro il suo gesto.

Le chiese poi se voleva seguirla e senza esitazione rispose: “Sì, signora, ora“, la Vergine sorridendo l’abbracciò e la baciò sulla fronte. Marcelinita sentì sul viso il mantello della Madre di Dio e Le chiese la costruzione di una cappella in suo onore.

Una volta terminata l’estasi, Marcelina, parlava con i suoi amici, come se nulla fosse accaduto. Le ginocchia di Marcelina non avevano alcun segno o alcun graffio, pur avendo percorso duecento metri, anche se molti giovani (e anche il pastore di Codosera, Juan Antonio Galán e Guy) tentarono di imitarla non vi riuscirono per via dei tagli e delle ferite.

Marcelina ebbe altri incontri con la Vergine, divenne poi religiosa nella Congregazione delle Suore della Croce, il 2 agosto 1975, a Siviglia, dedicata alla cura di malati, orfani, poveri e anziani. Con il nome di Suor Mary della Misericordia della Croce. Oggi è in clausura nel Convento a Ciudad Real.

APPARIZIONI AD AFRA

Afra Brígido White, è nata il 21 gennaio 1928 e aveva diciassette anni quando il 30 maggio (festa del Corpus Domini), alle tre del pomeriggio (contemporaneamente alla comparsa della Vergine a Marcelina), decise di andare a Chandavila con i suoi amici.

All’arrivo le parve di vedere, tra le nuvole, una cappella con la forma esatta di una croce. Il giorno dopo, si trovava esattamente nello stesso luogo, dove molte persone erano già riunite per l’apparizione di Marcelina. Brown si sedette e vide fuori dalle nuvole un oggetto scuro che si avvicinava lasciando intravedere l’immagine della Vergine Dolorosa, di profilo, con la faccia rivolta a destra. Per lo stupore nel vederla avvicinarsi a lei Afra svenne.

Pochi giorni dopo muore la nonna e vedendo il suo grande dolore i suoi amici la convincono a tornare a Chandavila. Era il 17 giugno, e il fenomeno si ripete identico alla volta precedente, solo che questa volta entra in estasi ed inizia a camminare sulle ginocchia a fianco del ruscello fin quando la Santa Vergine gli chiede di alzarsi e avvicinarsi al castagno dove Marcelinita era presente all’apparizione e dopo aver rivelato un segreto la vede mandare un bacio a Marcelina.

Nelle apparizioni successive, la Vergine chiese il Santo Rosario e la costruzione di una cappella in quel luogo, e il sacrificio di cantare alla Messa del 4 settembre, celebrata dal Parroco del La Codosera.

Durante una Via Crucis, Afra, entrò in estasi alla XI stazione, davanti ad un quadro della Santissima Trinità, e vide la condizione di nostro Signore Gesù Cristo e la sua crocifissione, sentendo un dolore acuto sui palmi delle mani. A seguito di ciò, ricevette le stimmate sotto forma di piaghe sulle palme delle mani simili ai segni dei chiodi, poi un’altra ferita sul fianco, gocciolante sangue, che le causò grande dolore oltre alle ferite nei piedi.

Il sangue sgorgava più copioso principalmente il venerdì. Afra è stata sottoposta a esami medici, ma le ferite non sembravano essere curabili in più emanavano un soave profumo.

Dedicò il resto della sua vita alla cura dei malati in un ospedale di Madrid fino alla sua morte il 23 agosto 2008, all’età di 80 anni, dopo una lunga malattia.

CHIESA

Conseguentemente alle apparizioni iniziarono numerose conversioni. La prima cappella racchiudeva il castagno dove la Vergine si era manifestata. La costruzione della chiesa odierna di grandi proporzioni, è iniziata il 27 maggio 1947. E’ dominata da una statua di Nostra Signora dei Dolori, proprio come l’avevano vista i veggenti ed è un opera dell’artista mariano Don Genaro Gumiel Lazarus,

La curia diocesana di Badajoz, pur permettendo la costruzione del Santuario, non si è ancora pronunciato ufficialmente in merito a questi fatti. 

Ogni anno, il 27 maggio è un pellegrinaggio, festoso e religioso, alle molte persone che frequentano l’intera regione e il Portogallo.

Fonti: : http://forosdelavirgen.org/99/virgen-dolorosa-de-la-codosera-espana-27-de-mayo/; http://www.mariancalendar.org/virgen-de-los-dolores-de-chandavila-virgin-of-sorrows-la-codosera-badajoz-extremadura-spain/http://www.historiadelacodosera.es/chandavila.htm

 

 

 

MADONNA DELLA GROTTA DI MARTA

MADONNA DELLA GROTTA DI MARTA

Marta (VT) – 19 maggio 1948

Sulle rive del lago di Bolsena, tra Viterbo e Montefiascone, nel paese di Marta (Vt) si sono verificati più di trecento guarigioni e miracoli certificati dopo le apparizioni per tre giorni consecutivi della Santa Vergine Maria insieme a santi e anime del purgatorio.

Il 19 maggio 1948, tre bimbe, Ivana, Brunilde e Maria Antonietta, di otto-nove anni, all’uscita da scuola, decisero di andare a cogliere i fiori per la processione del Corpus Domini. Queste bimbe, per il Corpus Domini colsero i fiori per l’infiorata in onore del Corpo di Cristo e si accorsero, guidate da una delle loro mamme, che l’infiorata sarebbe avvenuta la settimana successiva. Deposero quindi la cesta con i fiori in una cantina perchè si conservassero. Nel mentre posavano il cesto videro una luce fortissima e sul muro un quadro con Maria in braccio Gesù Bambino. Corsero a dirlo alle loro mamme, a tutti a tal punto che il giorno dopo ci volle l’ordine pubblico per “arginare” le visite, gli episodi miracolosi accaduti subito a innumerevoli persone, circa 300.

Nella Grotta di Marta “C’era chi vedeva una luce, chi la Vergine Maria, chi S. Giuseppe, chi anime di trapassati”, da parte di persone giunte anche dai paesi limitrofi. Molti andarono in estasi, per primo Orlando Maurizi, al quale la Madonna disse che il giorno seguente sarebbero accaduti due miracoli: una bambina guarì da un male incurabile e il sole cominciò a roteare divenendo di mille colori, quando soprattutto si disse che non era vero nulla poichè era stato fatto un solo miracolo e nessuno aveva avuto visioni. L’episodio confutò subito tutto e mise tutti, circa quaranta mila fedeli accorsi, davanti all’evidenza e all’assoluto privilegio di avere visto e di credere.

Vennero istituite anche commissioni d’inchiesta con l’allora parroco don Liberato Tarquini ma ci voleva poco per capire che persone lontane venivano misteriosamente avocate in questo luogo, esaudendo loro grazie, per prima la luce nell’anima. Nella storia mariana non è mai accaduto che vi fossero apparizioni e miracoli per tre giorni di seguito. Da quel giorno la Madonna, rappresentata da una bellissima statua bianca e azzurra, non ha mai smesso di elargire grazie, per il tramite della preghiera all’immagine.

Il diario della Grotta delle apparizioni di Marta cita ad esempio: episodi di veggenti Gabriele Paoletti, steso in fondo alla grotta con la faccia contro il suolo e braccia e mani aperte che non si distoglieva dalla sua estasi neppure pestando il suo corpo come è accaduto a tanti qui. Apparizioni tra cui quella a due fidanzati per caso a Marta il 14 novembre 1992. Ad Andrea Sborchia fu affidato il compito di recarsi a piedi e scalzo alla tenuta di San Savino a quindici chilometri tra rovi e sentieri tortuosi di cui nei suoi piedi non restavano alla fine traccia.

Ai miscredenti è riservato un trattamento speciale: a chi ha pensato fosse una buffonata e una bella trovata quella della Grotta di Marta, come l’autista di un bus che andava nel vicino Valentano, è stato riservato un accentuato nervosismo sedato solo con il recarsi alla grotta e chiedendo perdono a Maria per avere dubitato.

Elena Russo nata a Viterbo nel 1987, fu guarita dall’artrite reumatoide, malattia agli esordi, che gli impediva il funzionamento di un ginocchio e che sparì, nonostante il parere di malattia permanente dei vari specialisti cui i genitori l’avevano fatta visitare.

Ed ancora sono stati graziati tra i tanti Guerrino Dolci di Marta che guarì da un’embolia nella regione oculare, Vincenzina Canonico di Napoli da un esaurimento nervoso, Moreno De Grossi di Marta che in un incidente stradale ebbe i timpani perforati e che tornò ad udire perfettamente dopo avere messo nelle orecchie un batuffolo di ovatta precedentemente posto nelle mani della Madonna: fu incredibile. Anche questo fatto, con certificati medici, fa comprendere chiaramente come nella notte precedente all’intervento l’orecchio, il timpano, gli si ricostruì perfettamente da solo senza la necessità di alun bisturi.

E ancora Angela che ponendo una corona di rosario tenuta nelle mani della statua della Vergine riuscì a guarire il marito da una grave forma di cervicale; Mario Prugnoli stesso, salvato da un male al fegato, fino certamente a 97 anni non ha avuto un dolore, che forse sarebbe naturale per età o anche solo per l’essere stato, quanto meno, nell’umidità della grotta tutti i giorni.

Fino, poi, ad esempio ancora grazie certificate a Giovanni Dolci e la moglie che si videro salvo un figlio da un incidente stradale; a Lorenzo il bambino guarito dalle lunghe otiti; Ilde Sassara di Torino e la sua nipotina salvatesi da una scarpata a seguito di incidente automobilistico; una mamma che riuscì ad avere un figlio dopo molti anni dopo l’invocazione a Maria; Maria Angeloni che si salvò a seguito di un incidente domestico da un trauma cranico e conseguente operazione ove i medici non vedevano guarigione; la signora a cui venne salvata la mamma di sessanta anni da aneurisma celebrale, in coma, poi miracolosamente divenuta operabile, quindi tornata a casa senza alcuna ripercussione.

Vedi anche http://www.meteomarta.altervista.org/portale/grotta-delle-apparizioni-o-madonna-della-grotta-di-marta

Fonte: http://www.serraclubitalia.com/2015/04/14/la-santa-grotta-della-madonna-di-marta-il-suo-contesto-ed-i-suoi-miracoli-2/

 

La Vergine di Luján

La Vergine di Luján

Madre dei poveri e degli umili  – ARGENTINA

III° sab dopo pasqua

La tradizione sulla devozione della Madonna di racconta che Antonio Farías Sáa, un contadino di Santiago del Estero, nel secondo decennio del 1600 volle costruire un altare devozionale nella sua casa e per questo ordinò a San Paolo, in Brasile, una statua raffigurante l’Immacolata Concezione di Maria.

Verso il 1630 giunse nel porto di Buenos Aires una caravella. La guidava un marinaio che portava con sé dal Brasile due statuette di terracotta: una, raffigurante “Nostra Signora della Consolazione“, l’altra che rappresentava l’”Immacolata Concezione“. Le statuette erano destinate ad un portoghese che abitava a Sumampa.

Dopo tre giorni di viaggio, la carovana diretta verso il Tucumán giunge al rio Luján, dove passò la notte in una fattoria a 67 km circa da Buenos Aires. All’alba i carrettieri si dispongono per riprendere il cammino, ma il carro che trasportava la statua non riusciva ad andare avanti nonostante fossero stati aggiunti altri buoi da traino.

Allora, tirano giù le casse, e i carri si muovono senza fatica. Ripetono più volte questa operazione e si accorgono che soltanto alla presenza di una cassa il carro non ne vuole sapere di ripartire. Aprono la cassa per vederne il contenuto: vi appare la piccola statua di 58 cm raffigurante l’Immacolata Concezione. Maria è rivestita di una tunica rossa e di un manto azzurro seminato di stelle, le mani sono giunte dinanzi al petto e i piedi poggiano sopra delle nuvole, tra le quali spuntano la luna e quattro testoline di Angeli. Il disegno di Dio ormai è chiaro! La statua fu consegnata a Don Rosendo de Oramas che la sistemò con tutti gli onori nella sua casa.

Dopo che dalle zone vicine cominciarono ad accorrere i pellegrini per venerare la miracolosa immagine, Don Rosendo decise di costruire la cappella dove la statua fu custodita dal 1630 fino al 1674 e dove Maria venne chiamata col titolo di “Estanciera e “Patroncita Morena”.

Nel 1674 Ana de Matos, vedova del capitano spagnolo Marcos de Sequeira e proprietaria di possedimenti sulla riva destra del Luján, dispiaciuta per l’abbandono nel quale versava la cappella della Vergine e constatato il disinteresse da parte delle autorità civili ed ecclesiastiche, chiese a Juan de Oramas, amministratore delle proprietà del defunto Don Rosendo, di poter prendersi cura lei della statua della Vergine, assicurando la costruzione sulla sua proprietà di una cappella dignitosa e di ambienti per l’accoglienza dei pellegrini.

Dopo il trasferimento della statua nella nuova cappella costruita sui possedimenti di Ana de Matos si verificarono continui inspiegabili ritorni della statua sul luogo del miracolo del 1630 fino a quando il vescovo di Buenos Aires Cristóbal de Mancha y Velazco, e il governatore di Rio de la Plata, José Martínez de Salazar, non organizzarono un trasferimento solenne ed ufficiale del simulacro nella nuova cappella.

La cappella fu ricostruita varie volte in ragione del sempre più consistente numero di pellegrini che si recavano a Luján, fino a quando, nel 1890, Padre Jorge María Salvaire non cominciò la costruzione nell’attuale Basilica di Nuestra Señora de Luján.

Lo stesso Padre Salvaire aveva presentato a Papa Leone XIII nel 1886 la richiesta da parte dei Vescovi e dei fedeli del Rio de la Plata perché concedesse l’incoronazione del simulacro della Vergine. Il Papa acconsentì benedicendo lui stesso la corona e concedendo un Ufficio ed una Messa propri per la festa della Vergine di Luján che fu stabilita al sabato prima della IV domenica dopo Pasqua. L’incoronazione della statua fu celebrata nel maggio 1887.

Oggi non c’è luogo in Argentina, nelle case, nelle stazioni, negli uffici pubblici, in cui non sia presente la caratteristica immagine della Madonna di Luján; segno evidente della diffusione del culto e della profonda devozione del popolo argentino per la Madre di Gesù.

Fonti: http://it.cathopedia.org/wiki/Nuestra_Se%C3%B1ora_de_Luj%C3%A1nhttp://www.mariadinazareth.it/www2005/santuari%20mariani%20nel%20mondo/lujan.htm

MADONNA DI GRUSHEW

MADONNA DI GRUSHEW

Ucraina (ex URRS) 12 maggio 191426 aprile 1987

Una Donna vestita di nero con un Bambino in braccio appare su una delle facce della torre ottagonale che copre la cupola di una cappella chiusa al culto dal regime comunista. Rimarrà visibile a più di mezzo milione di persone per un mese intero.

La Santa Vergine apparve nel 1806, allontanando un’epidemia di colera e facendo zampillare ai piedi di un salice acque salutari E in ricordo di questa apparizione e del miracolo era stata costruita una cappella. Ma la Vergine era già apparsa in questo villaggio nel XVI secolo al tempo della guerra dei cosacchi contro il re di Polonia e i pellegrini vi si recavano tre volte all’anno per chiedere perdono o guarigione.

Il 12 maggio 1914, alla vigilia dello scoppio della guerra mondiale, la Vergine apparve a 22 contadini. La visione durò fino al giorno successivo. I veggenti ricevettero un messaggio profetico, che preannunciava tempi dolorosi per il mondo e per l’Ucraina in particolare. Ella predisse loro la perdita di sovranità dell’Ucraina per 80 anni: per otto decenni ci sarebbero state sofferenze e persecuzioni, al termine delle quali la cristianità avrebbe trionfato e l’Ucraina sarebbe tornata libera. Inoltre, disse loro che lo scoppio della guerra mondiale era imminente e che la Russia sarebbe diventata un paese senza Dio.

Il 26 aprile 1987 la Madonna appare a Maria Kyzyn una ragazzina di appena 12 anni (1976). Maria, mentre sta uscendo da casa per recarsi a scuola, nota una strana luce sulla cappella sconsacrata (chiusa al culto dal regime nel 1947) che confina col giardino di casa sua. Si sofferma ad osservarla, quando, all’improvviso scorge, su una delle facce della torre ottagonale che copre la cupola della cappella, una figura: è una Donna vestita di nero con un Bambino in braccio.

La Madonna appariva in tutto simile a quella della cosiddettaVergine della Tenerezza”, un’icona donata circa l’anno mille a Vladimiro il Grande, principe di Kiev, da sua moglie Anna, dopo la conversione di quel popolo al Cristianesimo, culminata con un “battesimo in massa” nelle acque del fiume Dniepr. E’ la più antica e venerata immagine sacra Ucraina.

La piccola rientra di corsa dalla madre Miroslava e l’avverte. La madre esce e, riconosciuta la Madonna, invita la figlia ad inginocchiarsi a pregare. L’immagine della Vergine è rimasta visibile a tutti per un mese, ora nel vano di una finestra del campanile, ora sulla sommità della cupola, ora nel cielo sopra la chiesetta. Testimoni diretti dell’evento miracoloso sono state almeno mezzo milione di persone.

Pellegrini si bagnano alla fonte salvifica di Grushew

Il 13 maggio, anniversario dell’apparizione di Fatima, sugli schermi della televisione locale va in onda un servizio denigratorio sul fenomeno di Grushew, proprio per scoraggiare i pellegrini: ma durante tale programma, sul video apparve l’immagine della Madonna, che tutti i telespettatori della regione poterono osservare.

Occorre ricordare che l’apparizione del 26 aprile si è verificata nello stesso giorno e nella stessa ora in cui ebbe luogo un anno prima il disastro di Chernobyl. Il ché potrebbe sembrare una curiosa coincidenza se la Vergine, in un suo ammonimento, non vi avesse fatto esplicito accenno.

La Madonna ha dato a Maria, nel corso delle numerose apparizioni che la giovane veggente ha avuto, diversi messaggi: talvolta piangendo ha chiesto penitenza per la remissione dei peccati dell’umanità; in altre occasioni ha invitato alla preghiera e al perdono per la conversione della Russia; alla recita del Santo Rosario, arma potente contro satana. Ha invitato a non dimenticare coloro che sono morti nel disastro di Chernobyl, che è stato un avvertimento e un segno per il mondo intero.

Il regime comunista fece di tutto per impedire ai veggenti di sostare sul posto e per scoraggiare il pellegrinaggio: ha innalzato barricate, ha scavato fossati lungo tutte le strade di accesso al villaggio e allargato il perimetro della zona vietata ai pellegrini. Ma tutto ciò non arrestò l’afflusso dei fedeli: una fonte governativa ha parlato della presenza di 45.000 persone al giorno, che provenivano anche da molto lontano. La chiesa di Hrushiv è uniate, ovvero appartenente alla comunità cattolica di rito greco fedele alla Chiesa di Roma e molto perseguitata dal regime sovietico. Non appena la notizia dell’apparizione si diffuse, però, anche gli ortodossi accorsero sul luogo del miracolo.

Il primate della Chiesa ucraina, il cardinale Lubachivsky, pur non avendo espresso un giudizio definitivo sugli eventi di Grushew, ha apprezzato il fatto che in seguito alle apparizioni la fede della gente si sia rafforzata.

Non è la prima volta che la Madonna appare in Ucraina in questo dopoguerra. Essa è apparsa per 11 volte a Seredne, sempre nell’Ucraina occidentale, nel 1954-55, a una giovane veggente di nome Anna, dandole un messaggio che non differisce sostanzialmente da quelli di Fatima e di Medjugorje. E l’anno scorso si è parlato di apparizioni anche in un’altra località vicino a Gruscevo.

Dai messaggi dell’aprile 1988:

E’ per tramite vostro e del sangue dei martiri che avverrà la conversione della Russia. Pentitevi e amatevi gli uni e gli altri. Stanno per arrivare i tempi che sono stati preannunciati come quelli della fine del tempo. Guardate la desolazione che circonda il mondo: i peccati, l’accidia, il genocidio… Se per la Russia non c’è ritorno al cristianesimo, ci sarà una terza guerra mondiale e il mondo intero si troverà davanti alla rovina“.

Insegnate ai bambini a pregare. Insegnate loro a vivere nella verità e vivete voi stessi nella verità. Dite il Santo Rosario. E’ l’arma contro satana… Sono venuta a confortarvi e a dirvi che le vostre sofferenze ben presto finiranno. Io vi proteggerò per la gloria e il futuro del Regno di Dio sulla terra, che durerà mille anni. Il Regno del Cielo e della Terra è a portata di mano. Verrà solo attraverso la penitenza e il pentimento dei peccati… Molti vengono come falsi messia e falsi profeti. Siate attenti… Io non faccio distinzioni di razza o religione. Voi qui in Ucraina avete ricevuto la conoscenza dell’unica, vera, Chiesa apostolica… Il Dio Eterno vi chiama. Ecco perché sono stata mandata a voi… nonostante le lunghe persecuzioni che avete subito non avete perduto la fede, la speranza e la carità“.

Bisogna riflettere all’epopea di fede e di martirio vissuta tra i cattolici ucraini durante questo terribile “ottantennio” che sta per chiudersi: essi hanno davvero meritato la predilezione della Vergine e possono celebrare, sia pure in silenzio ma con rinnovata speranza, il millenario della conversione della Russia al Vangelo.

Fontehttp://www.mariadinazareth.it/apparizione%20Grushew/le%20apparizioni.htm

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APPARIZIONI DI EL ESCORIAL
IGORESVSKAYA

VERGINE DI CUAPA

VERGINE DI CUAPA

Nicaragua – 15 aprile 1980

Nei primi giorni di maggio 1980 – scrive Bernardo – mi sentivo triste: avevo problemi economici, problemi di lavoro, e ancora di più problemi spirituali. E mi sentivo annoiato. Avevo persino detto al mattino che volevo morire“. Queste le parole e lo stato d’animo del veggente di Cuapa prima delle apparizioni.

Cuapa è un paese di un centinaio di case, abitato prevalentemente da contadini, nel dipartimento nicaraguense di Chontales, ad est della capitale Managua. Le apparizioni della Madonna a Cuapa ebbero luogo nel 1980, quando il Nicaragua era amministrato da un governo comunista che aveva fatto di tutto per distruggere la fede cattolica nel paese. Si voleva stabilire una “chiesa popolare” separata da Roma. Inoltre il paese era lacerato dalla guerra civile, il sangue scorreva mentre la miseria e l’odio si diffondevano dappertutto.

Nel 1972 il paese era stato colpito da un’altra tragedia, un terremoto catastrofico che aveva semi-distrutto la capitale causando oltre 6.000 vittime e circa 100.000 senza tetto. Con i suoi quattro milioni di abitanti, il Nicaragua oggi è uno dei paesi più poveri dell’America Latina, la guerra che ha sconvolto il paese tra il 1982 e il 1990 e le molte calamità naturali sono le cause principali della sua miseria.

IL VEGGENTE

Bernardo Martínez nacque proprio a Cuapa nel 1931. Sua nonna lo allevò ed educò cristianamente. Era un contadino semplice e umile, pio e servizievole, che nel tempo libero aiutava nella chiesa come sacrestano. Fin da piccolo Bernardo era desideroso di diventare sacerdote, ma in gioventù non poté realizzare questo suo desiderio. Il 20 agosto del 1995, a distanza di 15 anni dalla fine delle apparizioni e quando aveva ormai 64 anni, venne ordinato sacerdote nella Cattedrale di León, in Nicaragua. Morì il 30 ottobre del 2000, poco tempo dopo aver appreso dai medici dell’Ospedale Germano-Nicaraguense di Managua che non gli restava molto da vivere a causa dell’aggravarsi dei suoi problemi di salute. Dopo il funerale, la salma venne trasferita nella sua città natale, dove il 1 novembre venne tumulata nella Cappella delle apparizioni di Cuapa.

PRIMI FENOMENI

Una notte di marzo del 1980, Bernardo Martínez, entrando nella cappella di cui era sacrestano, notò una luce insolita che proveniva dalla statua del Vergine. La cosa gli sembrò strana, ma pensò che l’aiutante del parroco avesse lasciato le luci accese. Lo stesso fenomeno accadde di nuovo all’inizio del mese di aprile, questa volta l’uomo pensò che fosse colpa di un’altra signora che aiutava nella chiesa. Il giorno 15 di aprile il fenomeno si ripeté una terza volta, ma Bernardo questa volta si accorse che la luce proveniva dalla statua.

L’uomo parlò di questo fatto singolare con alcune persone del gruppo con cui si riuniva abitualmente per pregare il Rosario, chiedendogli di non rivelarlo a nessuno. Ma la voce ben presto si sparse per tutta Cuapa e Bernardo ebbe molti problemi e sofferenze a causa di questo, perché molti si burlavano di lui.

PRIMA APPARIZIONE

All’inizio di maggio, Bernardo si sentiva triste. Aveva problemi finanziari e spirituali, ed era disoccupato. Anche la sua famiglia lo accusava di non fare progressi dal punto di vista finanziario, per il fatto di essersi fatto coinvolgere nel lavoro in sacrestia, un incarico che lui considerava come un servizio a Dio, senza pensare a riceverne benefici economici. A causa di tutti questi problemi in certi momenti aveva persino desiderato di morire.

La notte del 7 maggio, Bernardo non riusciva quasi a dormire. Quella mattina si alzò molto presto per andare al fiume a pescare. Si sentiva felice, immerso com’era in un atmosfera di pace e di tranquillità, nonostante la pioggia che lo costrinse a cercare riparo sotto un albero. Verso le tre del pomeriggio, dopo aver pescato, raccolti alcuni frutti e recitato il Rosario, vide dei lampi e una nube luminosa che scendeva dall’alto per posarsi su un cumulo di pietre, vicino a un cedro. Su di essa c’era una bella Signora a piedi scalzi; il suo vestito era lungo e bianco, con maniche lunghe e aveva un cordone celeste che le cingeva la vita. Un velo color crema, molto chiaro e con i bordi dorati, le copriva la testa. Le sue mani erano giunte sul petto. Bernardo non ebbe paura, ma pensò che qualcuno avesse portato la statua dalla chiesa per fargli uno scherzo o che stesse sognando. Ma non c’era nessuno nei paraggi e lui era ben sveglio.

Si accorse che la statua muoveva gli occhi e che pareva essere viva. Si rese anche conto che lui non riusciva più né a muoversi, né a parlare. La Signora stese le mani verso il basso e da esse si emanarono dei raggi più luminosi del sole. Quando poi diresse i raggi verso il petto di Bernardo, egli riuscì a parlare di nuovo e così le chiese come si chiamava. Lei, con la voce più dolce che Bernardo avesse mai sentito, rispose: “Mi chiamo Maria“. Bernardo le chiese da dove veniva, “Vengo dal Cielo. Sono la Madre di Gesù” – disse la Signora. E quando le domandò cosa volesse, lei rispose: “Voglio che recitiate il Rosario tutti i giorni…non solo a maggio. Voglio che lo recitiate permanentemente, in famiglia…compresi i bambini che hanno l’uso della ragione…ad un’ora fissa, quando non ci sono problemi con le faccende di casa“. Gli spiegò che al Signore non piacciono le preghiere recitate superficialmente o meccanicamente. Per questo gli raccomandò di pregare il Rosario con la lettura dei passi biblici, mettendo in pratica la Parola di Dio.

Continuò dicendo: “Amatevi gli uni gli altri. Adempite al vostri doveri. Fate pace. Non chiedete la pace al Signore perché se non siete voi a farla, non avrete pace“. Poi gli disse: “Rinnova i Cinque Primi Sabati. Quando l’avete fatto avete ricevuto molte grazie“.

E infine disse: “Il Nicaragua ha sofferto molto dopo il terremoto. Su di esso grava la minaccia di altre sofferenze. Continuerete a soffrire se non cambiate – e dopo una breve pausa aggiunse – Figlio mio, recita il Rosario per tutto il mondo. Di’ a credenti e non credenti che gravi pericoli minacciano il mondo. Chiedo al Signore che plachi la Sua giustizia, ma se voi non cambiate abbrevierete la venuta della Terza Guerra Mondiale“.

Bernardo, avendo capito che a lui sarebbe spettato il compito di comunicare quei messaggi alla gente, disse alla Madonna che non voleva problemi perché ne aveva già molti nella chiesa e la pregò di rivolgersi ad un’altra persona. Ma la Madonna gli rispose: “No, perché il Signore ha scelto te per dare questo messaggio“. Il veggente allora le riferì il desiderio di una sua conoscente di poterla vedere, ma la Vergine rispose: “No, non tutti possono vedermi. Lei mi vedrà quando la porterò in Cielo, però che reciti il Rosario come io chiedo“. Bernardo per paura di non essere creduto non disse niente a nessuno di questa apparizione.

Il 16 maggio, la Vergine Maria tornò ad apparirgli e gli disse: “Perché non hai detto ciò che ti avevo incaricato di dire?” Bernardo replicò: “Signora, è che ho paura. Ho paura che di essere oggetto della derisione della gente, ho paura che si burlino di me, che non mi credano. Chi non ci crede, si burlerà di me, dirà che sono pazzo“. La Vergine allora disse: “Non aver paura, io ti aiuterò; dillo al sacerdote“. E dopo queste parole sparì.

Bernardo a quel punto confidò tutto a due signore della chiesa ed esse lo incoraggiarono a dire tutto al parroco e a coloro che fossero andati a casa sua per sentire lo straordinario racconto. Il parroco dal canto suo gli consigliò di farsi il segno della croce la prossima volta, nel caso fosse una tentazione del maligno.

SECONDA APPARIZIONE

L’8 giugno Bernardo si recò nel luogo delle apparizioni con alcune persone ed iniziò a pregare il Rosario. Ma con sua grande delusione quel giorno la Madonna non apparve.

Quella stessa notte la Signora gli andò in sogno. Bernardo nel sogno le domandò che cosa volesse e lei gli ripeté lo stesso messaggio che gli aveva dato la prima volta. Quindi, il veggente le presentò alcune delle richieste che aveva ricevuto dalla gente. Lei rispose: “Alcune si realizzeranno, altre no“.

Poi la Vergine disse: “Guarda il cielo“. A quel punto il veggente ebbe la visione di un’enorme folla di persone; erano in una grande festa, tutti molto felici, e cantavano qualcosa di bellissimo che però lui non riusciva a capire. I loro corpi irradiavano luce. “Guarda – disse la Vergine -, queste sono le prime comunità, quando incominciò il Cristianesimo. Sono i primi catecumeni. Molti di essi martiri. Desiderate voi essere martiri?“. Bernardo rispose di sì, anche se non sapeva bene che cosa volesse dire essere martiri. Poi il veggente vide un altro gruppo di persone, indossavano abiti bianchi, avevano il Rosario e pregavano. La Vergine gli disse: “Questi sono i primi ai quali diedi il Rosario. Voglio che anche voi recitiate il Rosario così“. Un terzo gruppo vestiva indumenti color caffè, a Bernardo sembravano dei francescani, anch’essi avevano il Rosario e pregavano. La Signora disse: “Questi hanno ricevuto il Rosario dalle mani dei primi“. Un altro gruppo era composto di uomini, donne, giovani e bambini. Era una immensa processione, con un numero tanto grande di persone che era impossibile contarle. Anch’essi avevano il Rosario in mano. Bernardo sentì il desiderio di far parte di quel gruppo perché erano vestiti come lui, ma guardò le sue mani e vide che erano nere, mentre quelle persone irradiavano luce. Bernardo espresse alla Vergine il suo desiderio di far parte di quel gruppo, ma lei rispose: “No, ancora non sei pronto. Prima devi dire alla gente ciò che hai visto e sentito. Ti ho mostrato la gloria del Signore e questo acquisirete voi se obbedite al Signore, alla Parola del Signore, se perseverate nella recita del Santo Rosario e mettete in pratica la Parola del Signore“. E dopo aver detto questo sparì.

Il 24 giugno, dopo che Bernardo aveva molto insistito, il parroco gli diede finalmente l’autorizzazione a raccontare alla gente ciò che gli aveva detto la Signora.

TERZA APPARIZIONE

L’8 luglio Bernardo si recò sul luogo delle apparizioni assieme ad altre persone, circa quaranta. Ma anche questa volta la Madonna non apparve. Quella notte, in sogno gli apparve un angelo che lo rassicurò sul fatto che le sue preghiere a favore di un ragazzo di Cuapa, che si trovava in prigione, erano state ascoltate. Bernardo presentò all’angelo un’altra richiesta da parte di una sua cugina; riguardava lei (aveva avuto alcuni problemi col suo lavoro di insegnante), il padre e un fratello (entrambi vittime dell’alcolismo). L’angelo predisse a Bernardo che il cugino sarebbe morto assassinato, profezia che si sarebbe realizzata, parola per parola, il 9 settembre 1980, esattamente a un mese e un giorno di distanza dall’apparizione.

L’8 agosto non vi fu apparizione, perché il fiume si era ingrossato a causa della pioggia ed era impossibile attraversarlo, ma Bernardo e le persone che lo accompagnavano recitarono ugualmente il Rosario, come avevano fatto le volte precedenti.

QUARTA APPARIZIONE

L’8 settembre Bernardo torna sul luogo delle apparizioni accompagnato da molte persone, c’erano anche dei bambini. Appena finito di recitare il Rosario, la Madonna si manifestò, ma questa volta con l’aspetto di una bambina di sette-otto anni. Era bellissima, vestiva una tunica di color crema chiaro e non aveva il velo, né la corona e neanche il manto. Con voce dolcissima tornò a fare le stesse raccomandazioni.  Bernardo allora chiese alla Madonna di permettere anche agli altri di vederla, ma lei rispose: “No. E’ sufficiente che tu dia loro il messaggio, perché chi non crede anche se mi vede non crederà“.

Il veggente le chiese se volesse la costruzione di un santuario in suo onore in quel luogo, ma lei rispose: “Il Signore non vuole santuari materiali; vuole santuari vivi, che siete voi. Restaurate il sacro santuario del Signore. In voi il Signore ha tutto il suo compiacimento. Amatevi. Amatevi gli uni gli altri. Perdonatevi. Fate Pace. Non limitatevi solo a chiederla, fatela!“.

Bernardo chiese che cosa doveva fare dei soldi che aveva ricevuto per la costruzione del santuario. Lei rispose che sarebbero dovuti essere utilizzati per la costruzione della cappella di Cuapa e aggiunse che da quel momento in poi non avrebbe dovuto accettare più niente da nessuno. L’uomo chiese anche se doveva continuare il catecumenato. La Madonna gli rispose di non lasciarlo e aggiunse che a poco a poco ne avrebbe compreso il valore. A quel punto la nube si levò in alto, come le altre volte, e lei scomparve.

QUINTA APPARIZIONE

L’8 di ottobre la Vergine non apparve, come lei aveva già preannunciato a Bernardo durante l’apparizione precedente. Il 13 di ottobre un gruppo di una cinquantina di persone accompagnò il veggente sul luogo delle apparizioni. Il cielo era molto nuvoloso, come se stesse per piovere. Dopo il Rosario tutti i presenti videro un grande cerchio luminoso. Pareva provenire dall’alto e si proiettava sul terreno e sui presenti come farebbe il fascio luminoso di una torcia. Guardando in alto Bernardo vide che un altro cerchio si era formato in cielo. Questo cerchio emetteva luci di tutti i colori.

La Vergine era sospesa su una nube e una nube trasparente le circondava tutto il corpo. Aveva l’aspetto di una giovane di 15 anni, bellissima, con una corona di 12 stelle, il velo azzurro, il vestito bianco e lungo. I piedi poggiavano sulla nube, aveva le mani rivolte verso il basso, ed emetteva raggi di luce. I suoi occhi erano azzurri; la voce incomparabilmente dolce e soave. Una delle signore presenti disse: “Vedo come un’ombra umana“. Una bambina disse a la madre di vedere la Signora che la stava chiamando.

Bernardo disse alla Madonna: “Signora, lasciate che tutta questa gente vi veda, così che possano credere, perché a me non credono. A me dicono che quello che mi appare è il diavolo e che voi siete morta e sepolta e fatta polvere come qualsiasi mortale“. Nel sentire questo, la Madonna si portò le mani al petto, il suo viso assunse un’espressione molto triste e pianse. Bernardo si scusò: “Perdonatemi Signora per quello che vi ho detto. E’ colpa mia. Siete arrabbiata con me? Perdonatemi. Perdonatemi!“. “Non sono arrabbiata, né mi arrabbio” rispose Lei. Bernardo le disse: “Perché piangete? Vi vedo piangere“. Lei rispose: “Mi dà tristezza la durezza di cuore di quelle persone. Ma tu devi pregare per loro perché cambino“.

Anche Bernardo si mise a piangere, si sentiva colpevole, non sopportava di vederla piangere. Allora la Signora disse: “Recitate il Rosario, meditate i misteri. Ascoltate la Parola di Dio che è contenuta in essi. Amatevi. Amatevi gli uni gli altri. Perdonatevi a vicenda. Fate pace. Non chiedete la pace senza farla, perché se non la fate è inutile chiederla. Adempite ai vostri doveri. Mettete in pratica la Parola del Signore. Cercate di piacere a Dio. Servite il prossimo“.

Bernardo allora le parlò delle tantissime richieste che aveva ricevuto dalle persone di Cuapa. La Madonna gli rispose: “Mi chiedono cose senza importanza. Chiedano fede, affinché abbiano la forza di portare ciascuno la sua croce. Le sofferenze di questo mondo non possono essere tolte. Le sofferenze sono la croce che voi dovete portare. La vita è così. Ci sono problemi con il marito, con la moglie, con i figli, con i fratelli. Parlatene, discutetene, perché i problemi vengano risolti in pace. Non ricorrete alla violenza. Non ricorrete mai la violenza. Chiedete la fede per avere pazienza“. Poi aggiunse: “Non mi rivedrai più in questo luogo“.

Bernardo si rattristò e pensando che quella sarebbe stata l’ultima volta che la vedeva gridò: “No! Non ci lasciate, Madre mia! No, non ci lasciate, Madre mia!“. La Madonna terminò dicendo: “Non siate afflitti. Io sono con voi anche se non mi vedete. Sono la Madre di tutti voi, peccatori. Amatevi gli uni gli altri. Perdonatevi a vicenda. Fate pace, perché diversamente non avrete pace. Non ricorrete alla violenza. Non ricorrete mai alla violenza. Il Nicaragua ha sofferto molto dopo il terremoto e continuerà a soffrire se voi non cambiate. Se voi non cambiate abbrevierete la venuta della Terza Guerra Mondiale. Prega, prega, figlio mio, per tutto il mondo. Il mondo è minacciato da gravi pericoli. Una madre non dimentica mai i suoi figli. E io non ho dimenticato ciò che state soffrendo. Sono la Madre di tutti voi, peccatori. Invocatemi con queste paroleSantissima Vergine, tu sei mia Madre, la Madre di tutti noi peccatori”.Dopo aver detto questo si levò lentamente fino a sparire.

POSIZIONE DELLA CHIESA

I Vescovi nicaraguensi sono unanimemente favorevoli alla devozione che si è andata sviluppando dal 1980 nella cappella di Cuapa, Chontales, presso il luogo dove è apparsa la Madonna al veggente Bernardo Martinez. Persino l’ambasciatore del Giappone in Nicaragua, Ryo Eawade, pur essendo di fede buddista-scintoista, ha dichiarato di sentirsi sorretto spiritualmente dalla devozione alla Madonna di Cuapa, allo scopo di riportare la pace in quel Paese.

Le conversioni a Cuapa furono tantissime. Nonostante i tanti tentativi di screditare le apparizioni, la Vergine di Cuapa ormai è diventata oggetto di culto in Nicaragua, i credenti la amano e la invocano costantemente. Il 13 novembre 1982, Monsignor Pablo Antonio Vega, Vescovo di Juigalpa, ha dato la sua approvazione ufficiale alle apparizioni di Cuapa. Successivamente le apparizioni sono state riconosciute anche dalla Conferenza Episcopale Nicaraguense ed il sito è diventato santuario nazionale.

FONTIhttp://profezie3m.altervista.org/ptm_cuapa.htmhttp://www.preghiereagesuemaria.it/sala/la%20vergine%20di%20cuapa.htm

DOMENICA DELLE PALME 2017

DOMENICA DELLE PALME 2017

9 aprile 2017

Papa_palmeLa domenica prima della Pasqua da inizio alla Settimana Santa, sembra però essere una ricorrenza tanto famosa quanto ricca di curiosità, come i “parmureli”. Come verrà celebrata quest’anno da Papa Francesco?

E’ detta anche domenica De Passione Domini (della Passione del Signore). O seconda Domenica di Passione. Questa festività è osservata non solo dai Cattolici, ma anche dagli Ortodossi e dai Protestanti. In questo giorno la Chiesa ricorda il trionfale ingresso di Gesù a Gerusalemme in sella ad un asino, osannato dalla folla che lo salutava agitando rami di palma (cfr. Gv 12,12-15).

Per questo motivo si cominciano le funzioni con una processione che parte all’esterno parmureli1della chiesa, ricordando proprio la folla, radunata dalle voci dell’arrivo di Gesù, stese a terra i mantelli, mentre altri tagliavano rami dagli alberi di ulivo e di palma, abbondanti nella regione, e agitandoli festosamente gli rendevano onore.

Alcune donne intrecciano i rami di palma per creare i “parmureli”

A Roma, per l’occasione Papa Francesco, non solo benedirà gli ulivi che provengono da Terlizzi (Puglia), ma anche le palme bianche, che arrivano dalle città di Sanremo e Bordighera (Liguria). Le stesse palme vengono intrecciate e regalate per l’occasione al Santo Padre, ai cardinali e vescovi, oltre che ai fedeli presenti sul sagrato di San Pietro, fino a formare quelli che vengono chiamati i “Parmureli”. Si tratta di tre palme che simboleggiano la SS Trinità e vogliono essere un ringraziamento per il privilegio ottenuto il 10 settembre 1586 dal Capitano Benedetto Bresca.

Il Bresca si trovava a Roma al momento in cui veniva innalzato l’obelisco egizio, alto 26 metri e pesante 350 tonnellate. Papa Sisto V aveva dato ordine di non parlare, minacciando pene severe, per evitare problemi durante la delicata parmurelioperazione, ma il coraggioso capitano, che conosceva bene le problematiche delle corde sotto sforzo, urlò il suo suggerimento: bagnare le corde. Questo salvò l’esito dell’operazione e per riconoscenza, ottenne, secondo quanto da lui stesso desiderato, il privilegio di essere il fornitore ufficiale delle palme pasquali al Pontefice.

Il Capitano consegnava di persona con la propria nave le palme al santo Padre e la tradizione continuò fino agli anni ’70. Dopo una breve pausa venne ripristinata l’usanza, con la differenza che erano le monache camaldolesi ad intrecciare le palme mentre oggi il compito è riservato ad una cooperativa che ne confeziona più di 3000 ogni anno.

I parmureli liguri, vengono scambiati anche in molte regioni d’Italia tra i fedeli, in segno di pace.

In Occidente la domenica delle palme era riservata a cerimonie prebattesimali, infatti, il battesimo era amministrato a Pasqua; e all’inizio solenne della Settimana Santa, quindi benedizione e processione delle palme entrarono in uso molto più tardi: dapprima in Gallia (secolo VII-VIII) dove Teodulfo d’Orléans compose l’inno “Gloria, laus et honor” e poi a Roma dalla fine dell’XI secolo.

ulivo

Generalmente i fedeli portano a casa i rametti di ulivo e di palma benedetti, per conservarli quali simbolo di pace, scambiandone parte con parenti ed amici. In alcune regioni, si usa che il capofamiglia utilizzi un rametto, intinto nell’acqua benedetta durante la veglia pasquale, per benedire la tavola imbandita nel giorno di Pasqua.

Nel vangelo di Giovanni: 12,12-15, si narra che la popolazione abbia usato solo rami di palma che, a detta di molti commentari, sono simbolo di trionfo, acclamazione e regalità. Sembra che i rami di ulivo siano stati introdotti nella tradizione popolare, a causa della scarsità di piante di palma presenti, specialmente in Italia. Ad ogni modo un’antica antifona gregoriana canta: «Pueri Hebraeorum portantes ramos olivarum obviaverunt Domino» (“Giovani ebrei andarono incontro al Signore portando rami d’ulivo”).

Nelle zone in cui non cresce l’ulivo, come l’Europa settentrionale, i rametti sono sostituiti da fiori e foglie intrecciate.

domenica-delle-palmeDomenica 9 aprile 2017

– Domenica delle Palme e della Passione del Signore

Nella processione con i rami d’ulivo ricordiamo il solenne ingresso di Gesù in Gerusalemme accolto dalla folla con il grido: Osanna!

Piazza San Pietro alle ore 10.00 – CAPPELLA PAPALE- Benedizione delle Palme, Processione e Santa Messa.

Fonti: VARIE

MADONNA DELLA ROCCA

MADONNA DELLA ROCCA

Alessandria della Rocca (AG) 30 marzo

La storia racconta che nel 1620 la Madonna apparve ad una giovane donna cieca di Alessandria ridonandole la vista in cambio di una chiesa nel luogo del ritrovamento di una sua statua nascosta nella roccia di una collina.

I cittadini di Alessandria della Rocca dopo aver visto il miracolo di guarigione della donna cieca credettero alle sue parole e scavarono nel punto indicato dalla Madonna trovando una bella statua alta cm. 60, in marmo pario che sembra risalga all’epoca bizantina e raffigura la vergine Maria avvolta da un manto fregiato e panneggiato con in braccio Gesù bambino, che ha lo sguardo rivolto verso la madre.

Probabilmente la piccola statua fu nascosta sulla “rocca ncravaccata” per preservarla dalla furia distruttiva dei saraceni e poi lì ritrovata. L’episodio del ritrovamento non è attestato da fonti storiche ma è testimoniato dalla tradizione orale:

«Una povera vedova, per il popolo Rosa Innominati, in età avanzata portò un giorno la figlia cieca Angelina a raccogliere della verdura nella zona detta “rocca ncravaccata”. Arrivati sul posto, Rosa fece sedere la figlia raccomandandole di non muoversi finché non fosse tornata. Ad Angelina apparve un angelo che le disse che sarebbe venuta la Vergine col suo bambino. Non appena apparve, la Vergine le disse di andare in paese e riferire ai sacerdoti e al popolo di andare e scavare in quel luogo dove avrebbero trovato un simulacro, e avrebbero eretto un santuario dove custodirlo e venerarlo. Angelina turbata pensava che i sacerdoti e il popolo non l’avrebbero mai creduta perché era cieca ma ecco che subito riacquistò immediatamente la vista. Andò incontro alla madre e ambedue tornarono in paese e raccontarono l’accaduto. Subito fu organizzata una processione fino alla caverna indicata dalla Vergine. Scavarono ma per la fretta urtarono, con uno strumento di lavoro, contro il simulacro, spezzando il braccio della vergine all’altezza del polso e il braccio sinistro del bambino all’altezza del gomito».

Nel 1820, con l’accordo del popolo, degli Eremiti iniziarono la costruzione di un bellissimo santuario. Peccato però che il barone di Resuttana, avendo saputo del ritrovamento, rivendicò il simulacro perché il ritrovamento era avvenuto nella sua proprietà. Lo portò a Palermo dove rimase fino al 1873, e al suo posto mandò una copia.

L’originale venne poi restituita al Santuario in data 30 marzo 1873. Dalla terza domenica di quaresima fino al pomeriggio di pasqua e dal venerdì dell’ultima settimana di agosto fino alla prima domenica di ottobre, la statua originale si trova nella chiesa madre, dove abitualmente si può vedere la copia mandata dal barone. Poco tempo dopo il suo ritrovamento la Vergine fu eletta principale protettrice del paese. La statua tornò con una festa solenne al suo santuario il 30 marzo 1873.

Nel 1939, al termine del Congresso Eucaristico Mariano, l’immagine sacra fu incoronata e, nel 1956, fu consacrato il nuovo tempio.

Esiste un antico rosario dedicato a Madonna dâ rocca in lingua siciliana, ancora oggi recitato nei nove giorni di preghiera (novena) che precedono la festa della madonna l’ultima settimana di agosto. Essa è divisa in due parti: una religiosa il venerdì, sabato e domenica, e una folkloristica il lunedì e martedì (con manifestazioni sportive e bande musicali). La tradizione risale al 1630, quando nell’ultima domenica di agosto si ringraziava la vergine per il raccolto.

IL ROSARIO DELLA MADONNA DELLA ROCCA

Sui grani piccoli:

solista: e lu cori ca tutti ni tocca, vergini santa maria ri la rocca

tutti: ri la rocca regina maria, vui salvati l’arma mia.

Sui grani grossi:

marunnuzza ri la rocca chiamata, nta la rocca nata la rocca fusti truvata, ‘mbrazza tiniti Gesù bamminu, chi fa grazi, chi fa grazi ri cuntinuu, pi la grazia chi vurria vui salvati l’arma mia.

 

Il culto della Madonna della rocca si diffuse rapidamente anche ai comuni vicini. Se ne hanno tracce a Canicattì, dove esisteva una cappella dedicata alla Madonna della rocca, che poi nei secoli venne trasformata prima in chiesa e infine in convento cappuccino dove alloggiò peraltro il venerabile Gioacchino La Lumia; e a Corleone, dove tuttora l’ultima domenica di agosto viene celebrata la festa della Madonna della rocca.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_della_Madonna_della_Rocca_(Alessandria_della_Rocca); http://www.wherewewalked.info/feasts/03-March/03-30.htm

 

 

SANTA MARIA IN ARACOELI

SANTA MARIA IN ARACOELI

Roma – 29 marzo

Secondo la leggenda la Vergine Maria apparve con il Bambino in braccio ad Ottaviano Augusto dicendo «Questa è l’ara del figlio di Dio». Da qui la nascita di questa chiesa che conteneva il famoso Santo Bambino” di legno del Getzemani.

La basilica di Santa Maria in Aracoeli è una delle chiese di Roma; sorge sul colle del Campidoglio. Il nome originario era Santa Maria in Capitolio; la chiesa faceva parte del complesso di edifici del monastero che si era insediato sul colle capitolino mentre il resto delle costruzioni romane antiche andava in rovina.

In questo luogo sorgeva una delle dimore dell’imperatore che qui convocò la Sibilla Tiburtina per chiedere consiglio giacchè il Senato intendeva tributargli onori divini. La Sibilla rispose all’appello di Augusto con queste parole:

Vi sono indizi che presto dal sole scenderà il Re dei secoli venturi e la vera giustizia sarà fatta” mentre veniva pronunciata questa profezia Augusto vide aprirsi il cielo e apparire una donna con in braccio un bambino circonfuso di luce e udì due voci gridare: “Questa è la Vergine che porterà nel suo grembo il Salvatore del mondo. Questo è l’altare del Figlio di Dio”

Anche Sant’Antonio da Padova, in un sermone per l’Epifania, parla di questa tradizione scrivendo: Si racconta che Ottaviano Augusto, su indicazione della Sibilla, abbia veduto in cielo una vergine, gravida di un figlio e che da allora vietò che lo chiamassero Signore, perché era nato “il Re dei re e il Signore dei signori” (Ap 19,16).

Insomma questo sarebbe il nucleo originario della Basilica, fondato addirittura prima della nascita di Cristo ed è per questo che Santa Maria in Ara Coeli è, probabilmente, la chiesa più antica di Roma e costruita sulle rovine del Tempio di Giunone Moneta, che sorgeva sull’Arx, una delle due alture del Colle Capitolino. L’identificazione del sito non è però certa; secondo altri studi la chiesa sorgerebbe infatti dove si trovava l’antichissimo Auguraculum, luogo dal quale gli Auguri prendevano gli auspici osservando il volo degli uccelli.

E’ probabilmente in seguito a questa leggenda che le Sibille vengono rappresentate insieme ai profeti, basti pensare agli affreschi della Cappella Sistina di Michelangelo. Si dice nei Mirabilia:

« Questa visione avvenne nella camera dell’imperatore Ottaviano, dove ora è la chiesa di S. Maria in Capitolio. Per questa ragione la chiesa di S. Maria fu detta Ara del cielo. (ndr. altare del cielo)»

Tra le diverse vicissitudini che investirono questo edificio ricordiamo che durante l’occupazione di Roma, nel 1797, i Francesi s’impossessarono del colle, cacciando i frati francescani e riducendo la chiesa a stalla, tanto che gran parte delle decorazioni che la impreziosivano andarono distrutte. Mentre con l’Unità d’Italia la proprietà del convento passando allo Stato, la trasformò in caserma e comando dei Vigili urbani.

Oggi dietro il tempietto di Sant’Elena, troviamo una vera e propria meta di pellegrinaggio: la cappella del Bambinello o, più confidenzialmente per i romani, “Er Pupo”. Una scultura in legno del bambin Gesù intagliata nel XIV secolo da un frate francescano con il legno d’olivo del Giardino dei Getsemani e ricoperta di preziosi ex voto.

Nel 1974: una donna si portò a casa il bambinello sostituendolo con una copia, ma la sparizione non dura a lungo. A mezzanotte della stessa giornata le campane cominciano a suonare e i frati francescani ritrovano il bambinello sano e salvo di fronte al portone della chiesa. Passano venti anni e un giorno, poco prima che la statua sparisca definitivamente nel febbraio del 1994, vengono rubati tutti gli ex voto.

Al suo posto c’è ora una copia, ma la devozione non è mai mutata e a testimoniarlo i tanti nuovi ex voto. Ancora oggi i francescani raccolgono le lettere indirizzate al piccolo Gesù; poi le bruciano, senza aprirle, perchè non vogliono intromettersi in questo dialogo che di generazione in generazione continua senza interrompersi mai.

Qui si svolge, ogni fine d’anno, il Te Deum di ringraziamento del popolo romano.

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_Santa_Maria_in_Aracoelihttps://paroleinviaggioblog.wordpress.com/2015/02/10/tra-spiritualita-e-leggenda-santa-maria-in-ara-coeli/

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MADONNA DELLA SPINA

MADONNA DELLA SPINA

(Champagne-Ardenne )Francia – 24 marzo

Il santuario della Madonna della Spina situato sul povero altopiano che si affaccia sul fiume Vesle, da sempre luogo di pellegrinaggio, grazie al ritrovamento della famosa statua di pietra della Vergine in un rovo.

Su questo terreno incolto, le mandrie pascolavano in mezzo ai cespugli di biancospino all’ombra di una cappella dedicata a San Giovanni Battista già nel 1230. Secondo la tradizione orale tramandata e redatta poi nel 1721 dall’abate Baugier, l’origine della costruzione del santuario si deve alla scoperta di una statua miracolosa della Vergine, alla vigilia dell’Annunciazione del 1400.

Il racconto prevede che il 24 marzo 1400 alcuni pastori furono attratti da una luce misteriosa apparsa su di un cespuglio di rovi, all’interno del quale trovarono una statua di pietra della Vergine Maria con in braccio il Bambino Gesù. Si tratta di una statua gotica, risalente con tutta probabilità al 1300 e considerato che in quella zona vi era già un famoso santuario si può prevedere che facesse parte del suo tesoro.

Solo 6 anni dopo il ritrovamento iniziarono i lavori per la costruzione di una chiesa completata poi solo nel 1527. L’edificio gotico domina i campi di Champagne e Papa Pio X la elevò a Basilica Minore nel 1914.

Se oggi nella piana di Champagne l’aspetto di questa Basilica provoca ammirazione e sorpresa, ci si chiede con non meno stupore come, sia stato possibile che nei giorni peggiori della Guerra dei Cent’anni, gli organizzatori dei pellegrinaggi siano stati in grado di progettare, ideare ed acquisire i mezzi necessari per creare un edificio tanto curato e meraviglioso.

Oggi come ieri, la preghiera fiduciosa alla Madonna della Spina ottiene molte grazie: guarigioni fisiche e spirituali, e come spesso accade per ogni santuario vi è un’acqua considerata salvifica che i pellegrini possono attingere da un pozzo.

La festa della Madonna della Spina si celebra l’8 maggio con il rosario e la Santa Messa, oltre ad un pellegrinaggio diocesano la Domenica seguente.

Fonti: http://www.wherewewalked.info/feasts/03-March/03-24.htm; http://www.ars-sanctuaires-catholiques.fr/sanctuaire/item/105-notre-dame-de-lepine;

 

 

LA PATRONA DEL PARADISO

LA PATRONA DEL PARADISO

Nostra Signora della Concezione di Ujarrás

Ujarrás (Costa Rica) 23 marzo

Nel XVI secolo un pescatore indiano alla foce del fiume Pacuare, notò una scatola di legno che veniva spinta a riva dalle onde. All’interno vi era quella che poi venne chiamata Nostra Signora della Concezione di Ujarrás, la Patrona del Paradiso. Grazie a Lei Ujarrás diventò la culla della fede mariana in Costa Rica.

Ujarrás è un villaggio sito nella valle di Orosí nel centro della Costa Rica, a sud-est della capitale provinciale di Cartago. Si trova nel bel mezzo della Cordillera de Talamanca e la catena centrale vulcanica. Questo pezzo di territorio fu abitato da aborigeni e governato da un capo “Guarco” fino all’arrivo e alla dominazione degli spagnoli.

Nel XVI secolo un pescatore indiano alla foce del fiume Pacuare, notò una scatola di legno che veniva spinta a riva dalle onde. Senza aprirla la mostrò agli altri amici e decise di portarla a Cartagine. Lungo il tragitto si fermò per riposare ad Ujarrás, ma quando fu il momento di ripartire la scatola era diventata così pesante che nessuno sembrava in grado di spostarla. Confuso si recò al convento dei Francescani a Cartagine, per chiedere consiglio ai monaci i quali suggerirono di seguire i desideri della Vergine ed eresse così un piccolo eremo di paglia.

Un’altra versione prevede che sia stata getta in mare, per non farla cadere nelle mani dei pirati e che la scatola contenesse addirittura tre immagini, una delle quali arrivò ad Ujarrás, una in Nicaragua, con il nome di nostra signora del Vecchio, mentre della terza non se ne sa nulla.

La chiesa primitiva fu costruita tra il 1575 e il 1580 e rinnovata nel 1638-1640 dal governatore Gregorio Sandoval, mentre la chiesa in muratura che conosciamo è stata fatta dal Governatore Gómez de Lara. La fama e la devozione aumentarono in seguito alle numerose grazie che Nostra Signora della Concezione di Ujarrás e più brevemente la “Regina delle Valli” elargiva con amore ai suoi devoti. Si dice anche che quando il pirata inglese Henry Morgan attaccò il villaggio nel 1666, la Vergine Maria apparve con un esercito mentre si stava svolgendo una processione per chiedere la sua intercessione, respingendo così l’attacco. Per questa ragione venne chiamata “Rescue Ujarrás”.

Durante l’eruzione del vulcano Irazu nel 1723 nuovamente la Santa Madre venne in soccorso dei suoi fedeli che la supplicavano con preghiere e penitenze.

Nel 1833, il paese fu oggetto di una devastante alluvione.  Ancora una volta un caso straordinario fece pensare ad un suo miracoloso intervento. Le campane suonarono da sole al momento opportuno attirando l’attenzione di tutti, che riuscirono a mettersi tutti in salvo prima che accadesse l’irreparabile.

Dopo questo fatto però si decise per lo spostamento della popolazione in una zona che doveva essere più vivibile e meno pericolosa, tuttavia, sembrò più una mossa politica che una reale necessità, infatti lo spostamento non migliorò le condizioni della popolazione indigena di Ujarrás, per lo più meticci, che si estinse nei primi anni del 18 ° secolo.

Rimangono le rovine della chiesetta a testimonianza della storia di questa città. Grazie agli sforzi del famoso sacerdote Florencio del Castillo, presidente della Corte di Cadice nato qui, a Ujarrás venne eretta una nuova chiesa nel 1813.

Ogni anno una massa annuale si tiene la Domenica più vicina al 14 aprile per celebrare la festa della Virgen de Ujarrás: Patrona del Paradiso.

Fonti: http://www.mariancalendar.org/our-lady-of-ujarras-costa-rica/; https://en.wikipedia.org/wiki/Ujarr%C3%A1s

 

 

 

 

NOSTRA SIGNORA DEL SEGNO

NOSTRA SIGNORA DEL SEGNO

Kursk/New York – 21 marzo 1898

Nella notte del 21 Marzo 1898 (8 marzo nel calendario liturgico russo), una bomba anarchica esplose sotto l’icona della Madre di Dio di Kursk distruggendo buona parte della chiesa della sua cupola, eppure la preziosa immagine e la sua copertura in vetro rimasero illese.

La miracolosa icona della Madonna di Kursk è particolarmente venerata nella Russia occidentale. Venne scoperta per la prima volta l’8 settembre 1295.

Dopo l’invasione mongola, nel 13° sec. la provincia devastata di Kursk si era svuotata di persone e la città principale, Kursk, era diventata un deserto. Solo alcuni cacciatori vi andavano in cerca di animali selvatici. Alcuni uomini provenienti da Rylsk, a circa 75 miglia a sud-ovest dalle rovine di Kursk, si erano spinti sino in quella zona durante una battuta di caccia, quando uno di loro aveva notato l’icona distesa a faccia in giù alla radice di un albero, lungo la riva del fiume Skal.

Quando  tentò di sollevarla subito vide sgorgare una sorgente. Il cacciatore si rese conto che si trattava di un’icona del tipo “segno” venerata nella città di Novgorod e toccato nel più profondo del cuore al vedere quall’acqua purissima, decise di costruire una cappella in grado di ospitare la straordinaria icona proprio nel punto preciso in cui l’aveva rinvenuta.

In seguito alla costruzione della cappellina arrivarono anche numerosi pellegrini e si ebbero così le prime grazie e i primi miracoli. Il principe Vasily Shemyaka di Rylsk incuriosito dalla fama di quell’immagine, ordinò che l’icona fosse portata nella sua città con una solenne processione alla quale egli non volle però partecipare. Questo gesto irriverente lo portò alla momentanea cecità, che guarì solo nel momento in cui, pentito, chiese perdono. Decise perciò costruire una chiesa più bella, al fine di farla venerare da più persone e in modo più dignitoso, ma ogni volta la sacra icona tornava misteriosamente al suo posto nella cappelletta.

Nell’anno del 1383, la provincia di Kursk fu nuovamente invasa dai Tartari i quali cercarono di bruciare la cappella. Ogni loro sforzo però risultò inutile, e superstiziosi dettero la colpa al sacerdote Bogoliub, accusandolo di stregoneria. Il religioso cercò di giustificarsi parlando della miracolosa icona ma i tartari increduli la tagliarono in due gettandone via i pezzi. Fu dunque loro possibile bruciare la cappella e portare via come prigioniero il povero sacerdote.

Durante la prigionia, il riuscì a conservare la fede, rimettendosi completamente nelle mani della Madre di Dio.  Ora un giorno mentre si trovava intento a custodire un gregge cantava come al solito le sue lodi alla Vergine. Degli emissari dello Zar lo sentirono e decisero di riscattarlo dalla sua prigionia e lo lasciarono tornare alla sua cappelletta, dove trovati i pezzi della Madonna del Segno li raccolse e miracolosamente si riunirono lasciando comunque il segno della spaccatura.

Dopo aver saputo del miracolo gli abitanti di Rylsk vollero tentare nuovamente l’impresa di portare nella loro città la Madre di Dio, la quale però ancora una volta tornò al suo posto nella foresta. Si decise quindi di costruire una nuova cappella più grande sul sito originale e qui rimase per circa 200 anni.

Nel 1597, lo zar decise di ricostruire la città di Kursk iniziando con la formazione di un monastero: il Kursk Root Hermitage accanto alla cappella. Quando i tartari distrussero l’eremo nel 1611, l’icona venne portata a Mosca e nascosta fino al 1618, quando finalmente venne ricostruito il monastero, anche se una copia venne lasciata al suo posto. Ogni anno il nono venerdì dopo la Pasqua una processione festeggia il ricordo del ritorno dell’icona di Nostra Signora del Segno.

Nella notte del 21 Marzo 1898 (8 marzo nel calendario liturgico russo), una bomba anarchica esplose sotto l’icona della Madre di Dio di Kursk distruggendo buona parte della chiesa della sua cupola, eppure la preziosa immagine e la sua copertura in vetro rimasero illese. Fu così che invece di calare, la sua venerazione aumentò ulteriormente.

Dopo la rivoluzione russa, nel 1919, i vescovi ortodossi portarono l’Icona in Serbia. L’anno successivo l’Armata Bianca contro-rivoluzionaria portò l’icona nella loro roccaforte in Crimea. Purtroppo però ebbero una dura sconfitta e riportarono l’icona in Serbia dove rimase fino al 1944, quando accompagnò il clero ortodosso in esilio. Negli anni successivi peregrinò per molti paesi europei fino ad arrivare nel 1957 oltre oceano, ed esattamente a New York, nella chiesa della Madre di Dio del Segno a New York City, una Cattedrale ortodossa russa in territorio americano.

La Vergine del Segno è un’icona del tipo “segno”, con il bambino di fronte a sua madre e allo stesso tempo di fronte allo spettatore. La sua festa principale si celebra il 10 dicembre del calendario gregoriano. 

FONTI: http://www.wherewewalked.info/feasts/03-March/03-21.htm; http://www.kurskroot.com/kursk_root_icon.html

 

MADONNA DI BOTSZOWIECKA

MADONNA DI BOTSZOWIECKA

Polonia – 20 marzo 1624

Come molti oggetti sacri dell’Europa orientale, la storia di questo dipinto riflette quello della sua tormentata regione. La sua sopravvivenza la deve infatti alle sue molte fughe.

Il dipinto della Madonna di Botszowiecka è una pittura rinascimentale dipinta ad olio su tela poi incollata a delle tavole di pino. Le sue dimensioni sono 102×85 cm. Si pensa sia un opera di Lucas Cranach il Vecchio, un artista tedesco di primo piano che eccelleva in questo tipo di rappresentazioni mariane.

Sottratta alle spietate invasioni dei tartari e al loro scempio per finì nelle mani di Hetman Marcin Kazanowski. Non molto tempo dopo, il 20 marzo 1624 l’icona venne posta nel convento carmelitano di Bołszowce, nel sud-est della Polonia. Vi rimase fino alla Seconda Guerra Mondiale, quando un attacco russo, nel 1916 distrusse quasi completamente la città di Botszowce ora Bilshivtsi. Per evitare che il miracoloso dipinto venisse distrutto o quantomeno danneggiato dalla spietata occupazione sovietica i padri Carmelitani in fuga dall’esercito bolscevico, la trasferirono nella chiesa del Carmine nella città di Lviv.

Nel 1945 però, la chiesa fu chiusa e cambiò nuovamente ubicazione, questa volta a Cracovia. Il 21 luglio 1968 venne affidata alla Chiesa di Santa Caterina a Danzica. Qui in seguito ad un incendio scoppiato nel 2006, si temette per questa preziosa immagine, ma al contrario di ogni aspettativa, si salvarono miracolosamente molti oggetti sacri tra cui proprio il dipinto della Madonna di Bołszowce.

L’immagine è stata rivestita d’oro e d’argento con pietre preziose in occasione della sua incoronazione nel 1777. Mostra così solo il volto e le mani della Vergine e del Bambino Gesù. Gli occhi sono tutti rivolti verso l’osservatore. Il Bambino Gesù è stato dipinto su di una nuvola e riporta caratteristiche del viso in tutto simili quelle della Vergine. Successivamente Tomasz Pławczyk ne fece una copia per i francescani in Ucraina.

Fonti: http://www.wherewewalked.info/feasts/03-March/03-20.htm; http://www.gdansk.karmelici.pl/matka-boza-bolszowiecka-249

 

MADONNA DI MESSINA

MADONNA DI MESSINA

Mons, Belgio – Domenica prima dell’Assunzione

La tradizione racconta che un pellegrino portò dalla Sicilia un quadro della Madonna per posizionarlo poi al suo arrivo nel cimitero della città, ma eventi inspiegabili ne modificarono la sua collocazione.

La tradizione racconta che un pellegrino belga, venne in possesso a Messina di un quadro della Madonna con il Bambino che prese il nome della città nella quale fu trovato. Una volta rientrato a Mons decise di posizionare il quadro nel cimitero della chiesa di San Nicola, ma una serie di miracoli e guarigioni inspiegabili spinsero il parroco nel 1622 a dargli un posto d’onore all’interno della chiesa.

La chiesa di Saint-Nicolas-en-Bertaimont era inizialmente solo una piccola cappella costruita nel sobborgo di Bertaimont nel 1182, e dedicata a San Nicola. Con la crescita della città nel secolo successivo, la periferia si era espansa e con essa la necessità di un luogo più grande tanto che la piccola cappella fu elevata a parrocchia nel 1227. Subisce numerosi danneggiamenti nel corso degli anni, grazie alla sua posizione al di fuori delle mura della città. Fu distrutta nel 1668 e per questo motivo venne ricostruito un secondo edificio nel 1673 bombardato durante l’assedio di Luigi XIV nel 1691 e successivamente durante la rivoluzione francese venne in parte distrutta e chiusa tra il 1796-1799.

Sotto Napoleone, il culto alla Madonna di Messina venne ripristinato, ma ormai non vi era più nessuna chiesa, quindi la sacra immagine venne spostata poco lontano in una chiesetta in attesa che la parrocchia fosse ricostruita nel 1803 e solo dal 1851 prese l’aspetto attuale.

L’immagine mostra la Vergine seduta con in grembo il Bambino Gesù che offre ad una suora inginocchiata ai loro piedi, una borsa. Questo ci suggerisce che probabilmente vi fosse una storia relativa ad un intervento della provvidenza divina a favore di un convento, magari salvato dalle preghiere di una religiosa. Non abbiamo comunque alcun documento che ci possa narrare la sua vera storia.

Questo però non ha limitato la devozione popolare per questa immagine tanto che nel 1992 il nome della chiesa è stato cambiato ufficialmente da San Nicola a Notre-Dame de Messines. Inizialmente, la città di Mons celebrava la sua festa il 2 luglio, ma dal 1771 la festa si è spostata alla domenica prima del giorno in cui si celebra l’Annunciazione dell’Angelo a Maria Vergine.

I festeggiamenti prevedono un vero e proprio festival con giochi popolari e vendita di giocattoli fatti a mano, cibo tipico e la cosiddetta danza dei “giganti”.

Fonti: http://www.mariancalendar.org/notre-dame-de-messines-mons-hainaut-wallonia-belgium/; http://www.pss-archi.eu/immeubles/BE-53053-44301.html; https://jeuxdepistemons.wordpress.com/2013/12/28/eglise-de-messines/

IL PIANTO DELLA VERGINE DI GYOR

IL PIANTO DELLA VERGINE DI GYOR

Ungheria – 17 marzo 1697

Il 17 marzo 1697, la Madonna irlandese cominciò a piangere durante la Santa Messa nella Cattedrale di Gyor, dove per tre ore migliaia di persone hanno visto le lacrime di sangue cadere sul bambino addormentato posto sotto le sue mani in preghiera. Purtroppo quando le lacrime cessarono ne vennero rimossi i segni.

Per tornare alle origini di questo quadro bisogna andare agli anni della prima rivoluzione inglese, il cui conflitto venne combattuto in Gran Bretagna tra il 1642 e il 1651, nell’ambito delle cosiddette Guerre dei tre regni.

Carlo I, sostenuto dall’arcivescovo di Canterbury William Laud e dal Consiglio della Corona, tentò di racimolare denaro attraverso l’imposizione di nuovi tributi e combatté strenuamente il puritanesimo, applicando una pesante censura ai testi religiosi allora in circolazione. Tentò inoltre di diffondere l’Anglicanesimo in Scozia, regione di fede calvinista, provocando una rivolta. Carlo I si trovò costretto a convocare il Parlamento per chiedere l’approvazione di ulteriori tasse necessarie a formare un esercito da inviare contro gli insorti. Ciò avvenne il 13 aprile 1640, ma il 5 maggio dello stesso anno, a causa delle proteste dei parlamentari, il monarca sciolse l’assemblea.

Gli scozzesi riuscirono ad arrestare il re vendendolo ai parlamentari, egli però riuscì a fuggire, nonostante tutto la guerra continuò ancora per un anno. Alla fine vinsero i parlamentari. Il leader di questi ultimi era Oliver Cromwell, che espulse dal parlamento i seguaci del re. Il parlamento condannò a morte il sovrano e fu proclamata la repubblica inglese o Commonwealth , di cui Cromwell assunse la guida con il titolo di Lord Protettore del Regno.

Nel 1649 Walter Lynch, vescovo cattolico di Clonfert, in Irlanda, fu costretto a fuggire e prese con se in esilio il dipinto della Consolatrice degli Afflitti. A Vienna incontrò il vescovo di Gyor, che lo invitò in Ungheria dove rimase fino al 1663, giorno della sua nascita al cielo. Fu quindi sepolto nella cattedrale di Gyor dove potè rimanere accanto al suo amato dipinto. 

Il giorno della risoluzione parlamentare ebbe luogo il 17 marzo 1697 giorno di San Patrizio apostolo e patrono dell’Irlanda, e proprio in questa importante data durante la Santa Messa che si svolse alle 6 del mattino nella Cattedrale di Gyon gli occhi della Madonna Consolatrice degli Afflitti del vescovo Lynch cominciarono a lacrimare sangue. Questo evento prodigioso terminò solo tre ore dopo, dando la possibilità ad una grande folla di persone, anche di religioni differenti, di assistere al miracolo, visto che si trattava di un giorno festivo.

A controllare che non si trattasse di una truffa vi erano anche i soldati del castello, con il capitano Heister Sigbert. L’immagine venne scostata dal muro e diversi sacerdoti si riunirono per esaminarla. Inizialmente si pensò ad una fusione dell’inchiostro, ma nonostante cercassero di cancellarne i segni questi continuavano a crearsi bagnando perfino la veste bianca del vescovo Ferenc Zichy, in seguito incorniciata è tutt’oggi visibile.

A metà del 1900 la tela fu data in mano ad un professore in chimica che cercò di analizzare i resti sulla tunica e i risultati rilevarono che si trattava di una miscela formata da lacrime umane e sangue.

L’immagine venne traportata a Vienna, dove il 7 luglio 1697 si fece una grande processione per la città prima di restituirla a Győr.

 

Il Santo Padre Giovanni Paolo II inviò il Cardinale Gilberto Agustino come legato pontificio per elevare la Chiesa di Gyor al rango di Basilica Minore. Il 7 settembre 1996, anche il papa si recò in visita a Gyor per pregare davanti all’immagine miracolosa della Santa Vergine Maria.

Fonti: http://gyor.egyhazmegye.hu/egyhazmegyenk/tortenet/konnyezo-szuzanya-bucsuja; http://www.wherewewalked.info/feasts/03-March/03-17.htmhttps://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_civile_inglese

 

 

 

MADRE DI DIO DEVPETERUV

MADRE DI DIO DEVPETERUV

Batyushkovo, Mosca – 13 marzo

Si dice sia apparsa miracolosamente la tenera icona Devpeteruv, per essere poi rubata, imbrattata, tagliata, bruciata, rubata… eppure ella comunque sempre torna per elargire grazie a chi la invoca con amore.

La Vergine Devpeteruv è un’immagine tenerissima, che mostra la Madre di Dio guancia a guancia con il figlio, come nell’icona della Madonna di Vladimir.

La tradizione riporta l’apparizione miracolosa dell’immagine stessa avvenuta il 29 febbraio 1392 (13 marzo nel calendario moderno), ma non ci sono informazioni disponibili circa la sua storia o l’origine del suo nome.

La prima testimonianza scritta che ne parla la colloca nella Chiesa di San Nicola, la quale fu costruita nel 1666 a Batyushkovo, un villaggio a 35 miglia da Mosca.

Nel 1930, purtroppo vi fu un furto e i ladri aggredirono uccidendolo il custode portando via l’icona con la sua preziosa copertura ricca di pietre preziose. Successivamente l’immagine venne ritrovata poco lontano. Era stata gettata nel fango e privata dei suoi ricchi ornamenti.

Una volta recuperata e ripulita venne posta in una nicchia con grande rispetto ed onore, ma nel 1939, il regime sovietico trasformò la chiesa in una stalla per una fattoria collettiva e tutte le icone in essa contenute vennero tagliate e bruciate.

Madonna di Vladimir

Madonna di Vladimir

Solo nel 1997 l’edificio venne restaurato con l’aggiunta di cupole a cipolla blu per essere restituite alla Chiesa ortodossa russa.

Un parrocchiano che si era affidato fiducioso nella preghiera alla Vergine Devpeteruv venendo esaudito e decise per ringraziarla di commissionare all’iconografo V. Kharlamov una nuova immagine della Madonna che venne posta su di un pilastro a nord della Chiesa di San Nicola nel 1999.

Nel 2001, un ragazzo di nome Vitali è uscito dal coma dopo che la madre aveva pregato davanti all’icona. Questo miracolo è stato raffigurato con altri 16 intorno ai bordi della nuova immagine della Madonna di Devpeteruv dall’iconografo O. Gundeevoy nel 2002.

Nel 1685, San Pitirim si fece una copia della Vergine di Devpeteruvskaya per portarla a Tambov, 300 miglia a sud est di Mosca, quando venne nominato Vescovo. La sua festa è celebrata solo in questa chiesa il 28 luglio e il 10 agosto.

Fontehttp://www.wherewewalked.info/feasts/03-March/03-13.htm

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Madonna di Vladimir

SANTA MARIA DEI MIRACOLI D’ANDRIA

SANTA MARIA DEI MIRACOLI D’ANDRIA

Provincia di Barletta-Andria-Trani – 10 marzo 1576

Il Santuario si trova ad Andria una provincia italiana della Puglia settentrionale, il cui capoluogo è congiunto fra le città di Barletta, Andria e Trani, unico caso in Italia. Qui si conserva un’icona bizantina della Vergine con il Bambino ritenuta miracolosa. 

Durante la dominazione bizantina giunsero nel Salento i monaci Basiliani, così detti da San Basilio il fondatore dell’ordine. Nel 726 l’imperatore bizantino Leone III Isaurico, emanò un editto con il quale ordinava la distruzione delle immagini sacre e delle icone in tutte le province dell’Impero. Mosaici e affreschi furono distrutti a martellate, le icone fatte a pezzi e gettate nel fuoco; furono eliminate molte opere d’arte e uccisi diversi monaci. Motivo del provvedimento era quello di stroncare il commercio delle immagini e combattere una venerazione considerata superstizione e idolatria. Questa lotta, detta iconoclasta, mise in fuga dall’Oriente migliaia di monaci, che per sfuggire alla persecuzione si rifugiarono nelle estreme regioni meridionali dell’Italia e nel Salento.

Un’altra ragione che costrinse gruppi di popolazioni greche, africane e siriane a fuggire dalle loro terre, già nel VII secolo, fu l’incalzare dei Musulmani. I Basiliani, per scampare alle persecuzioni, furono costretti a nascondersi in luoghi solitari come grotte, foreste e sulle pendici delle colline, che divennero luogo d’alloggio e di preghiera. A volte, quando non potevano adattare grotte naturali, scavavano nella roccia più friabile, dove creavano dei rifugi simili a pozzi. Questi rifugi naturali, adattati a dimore, furono chiamati “laure”. Qui i monaci continuarono a praticare il loro culto. All’ingresso delle laure c’era sempre un’immagine della Madonna detta “Vergine Portinaia” destinata, secondo i monaci, a custodire il rifugio.

Il sabato 10 marzo del 1576 venne riscoperta la laura basiliana di Santa Margherita in lama, in seguito alla ricerca condotta dopo l’apparizione in sogno della Madonna ad un ragazzo del luogo. Nella laura venne scoperta un’icona bizantina con l’immagine della Madonna con il Bambino, di fronte alla quale venne posizionata una lampada che i tre scopritori si impegnarono a tener accesa a turno.

Passato del tempo, uno dei tre si dimenticò di rifornire d’olio la lampada, che fu trovata ugualmente ardente e colma d’olio. L’evento, ritenuto miracoloso, venne riferito al vescovo di Andria, Luca Fieschi. Il 6 giugno dello stesso anno della scoperta venne celebrata una messa nella quale l’immagine della Vergine ebbe il nome di “Santa Maria dei Miracoli d’Andria”.

Il vescovo affidò l’immagine ai padri benedettini cassinesi della chiesa dei Santi Severino e Sossio di Napoli, che costruirono una prima chiesa, detta “della Crocifissione”. Nella prima metà del XVII secolo, per ospitare i numerosi fedeli che venivano in pellegrinaggio presso l’immagine miracolosa, venne costruita una seconda chiesa, detta “superiore”, progettata dall’architetto bergamasco Cosimo Fanzago ed un grande convento, oggi sede dell’istituto tecnico agrario provinciale “Umberto I” e della sede della provincia di Barletta-Andria-Trani.

In seguito ai danni subiti dalla città nel 1799 da parte delle truppe francesi della Repubblica Napoletana e delle truppe del duca di Andria, Ettore Carafa, ed in seguito alla soppressione degli ordini religiosi da parte di Gioacchino Murat, la chiesa venne abbandonata.

Il vescovo di Andria Giuseppe Cosenza si curò di ripristinare il culto della Madonna dei Miracoli d’Andria e nel 1837, con il consenso del re di Napoli Ferdinando II, affidò il santuario ai padri agostiniani di Napoli, che intrapresero subito i restauri della chiesa.

Nel 1855 Andria si salvò sia dall’epidemia di colera che aveva colpito la Puglia, sia dalla distruzione dei vigneti per una malattia parassitaria della pianta. Questo venne ritenuto un secondo miracolo e due corone d’oro furono poste sul capo della Madonna e del Bambino. Sul seno della Vergine venne inoltre posta una rosa d’oro offerta dal re, anch’egli devoto della Vergine, con una cerimonia che si tenne il 3 maggio del 1857. Nel 1857 il vescovo Longobardi ritenne che la Madonna avesse salvato Andria da un terremoto e la Madonna dei Miracoli venne dichiarata compatrona della città insieme a San Riccardo d’Andria.

Dopo la confisca dei conventi e dei beni ecclesiastici da parte del nuovo Regno d’Italia nel 1866, il convento venne lasciato dagli agostiniani e la chiesa venne affidata ad un sacerdote cappellano. I fedeli donarono una statua d’argento alla chiesa, trafugata nel 1983, e nuovamente ricostituita. Nel 1886, il santuario versava in gravi condizioni, e perciò furono richiamati gli agostiniani che subito costruirono un nuovo convento, oggi sede del centro d’accoglienza “Villa Santa Monica”. Nel 1907, in occasione del cinquantesimo anniversario della incoronazione dell’immagine il santuario venne elevato a basilica minore.

Il santuario è sviluppato su tre livelli. Il livello inferiore con la chiesa rupestre di Santa Margherita (IX secolo) è il più antico. In questa laura basiliana, troviamo un’interessante sala a tre navate con decorazioni tratte dalla Genesi. Fu in questa grotta che venne rinvenuta e tuttora è presente la sacra l’icona bizantina della Madonna con il Bambino, incoronata da dodici stelle (rappresentanti i dodici apostoli), alla destra il sole (rappresentante il Cristo) e alla sinistra la luna (rappresentante la stessa Vergine).

Il livello medio (Tempietto)(XVI secolo) ha tre arcate in marmi policromi. Di particolare interesse la cappella della Crocifissione con bellissimi affreschi. Il livello superiore del XVIII secolo fu progettato da Cosimo Fanzago (1591-1678).

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_di_Santa_Maria_dei_Miracoli_(Andria)