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MADONNA DELLE GRAZIE DI BERCETO

MADONNA DELLE GRAZIE DI BERCETO

(Parma) 03 luglio traslazione della Statua miracolosa

Risultati immagini per MADONNA DELLE GRAZIE DI BERCETO Qui la devozione ha inizio nel momento in cui da ricovero per pellegrini e viandanti, il convento agostiniano si trasforma in santuario mariano. Iniziano così a fioccare le grazie per i tanti devoti che accorrono fiduciosi alla Madre Celeste.

Il Santuario della Madonna delle Grazie a Berceto in provincia di Parma, uno dei più importanti crocevia dell’Appennino Parmense, un tempo, complesso conventuale degli Agostiniani, nel 1839 subì lavori di ampliamento e divenne Seminario Minore. Il Seminario, facilmente raggiungibile grazie alla vicinanza dell’Autostrada (A 15) uscendo al casello “Berceto”, è situato a pochi passi dal bellissimo centro storico montano, sul cammino della Via Francigena, nei pressi dei sentieri degli antichi pellegrini, nelle montagne dell’Appennino parmense, vicino al Passo della Cisa.

La devozione alla «Madonna delle Grazie» affonda le proprie radici da quando il convento dei padri agostiniani preesistente, fuori le mura di Berceto, da ricovero per i pellegrini ed i viandanti, si trasformò in un santuario mariano. Da allora, i bercetesi d’oggi e di ieri, si sono rivolti tutti alla Vergine Maria con suppliche e preghiere, vedendo, in molti casi, esaudite le loro richieste con grande elargizione e magnanimità; ne è la riprova i molti ex-voto affissi all’interno del Santuario e le lapidi più o meno grandi erette lungo la via per il Seminario.

A Berceto in provincia di Parma, ogni anno la prima domenica dopo il 2 di Luglio viene celebrata la “Festa del Voto”, mentre il 3 luglio ricorre la traslazione della della Madonna delle Grazie, nel Santuario Vescovile di Berceto (Parma), presso la sede estiva del Seminario di Parma.

La celebrazione, sia civile che religiosa molto antica, è in pratica lo “scioglimento del Voto”  fatto nel 1630 alla “Beata Vergine Maria delle Grazie” (Nostra Signora di Berceto – Madonna delle Grazie), per scongiurare il contagio della peste.

L’obbligo dell’osservanza del Voto alla Beata Vergine Maria delle Grazie, ha origine secolare, nato nel 1630 quando gli abitanti di Berceto, per scongiurare il contagio della peste che aveva colpito la zona “per placare l’ira di Dio e per ottenere il perdono de’ peccati e la liberazione dalli presenti mali di peste e contagio”, fecero Voto alla Madonna della Grazie (venerata nella chiesa dei Padri Agostiniani, oggi Santuario), con solenne cerimonia pubblica in tutto il paese e Rogito d’Impegno a far festa alla Madonna il 2 di luglio di ogni anno a venir (oggi portata alla domenica successiva per necessità pubbliche).

Curiosità

Una leggenda racconta che l’immagine della Madonna delle Grazie fu scoperta da diversi pastori e contadini, nella notte dei tempi, al Passo della Cisa, proprio a cavallo del confine con la Lunigiana, in un boschetto di faggi. Nasceva una disputa, per la bella statua, tenuto conto che le persone di Pontremoli la ritenevano loro e quelle di Berceto altrettanto.

Prima che gli animi si scaldassero e arrivassero a sanguinosi scontri una persona saggia fece una proposta che accontentò le due fazioni: aggiogare insieme due giovani buoi. Uno di Pontremoli e uno di Berceto e lasciare che andassero senza guida. Dove si fossero fermati sarebbe diventato il luogo prescelto dalla Madonna.

Fu posto in atto questo lodo e i buoi, mai stati aggiogati insieme, con sicurezza si diressero verso Berceto. Ad oltre un km dal Duomo si “inchiodarono” in un luogo impervio e pieno di rovi e nulla valsero le azioni degli uomini per farli smuovere.

La Madonna aveva scelto. Nel luogo venne costruito un Santuario e successivamente un Convento Agostiniano. Il culto per la Madonna delle Grazie si diffuse rapidamente in tutte le vallate e anche la gente di Lunigiana continuava a ritenerla anche la sua Madonna. Si decise di festeggiare l’evento ogni anno scegliendo la prima domenica dopo l’8 di settembre.

Il Santuario della Madonna delle Grazie si affaccia sull’antico tracciato di Strada Romea ed è l’unico Santuario con titolo vescovile della Diocesi di Parma. 

nel parco del Santuario ecco una piacevole sorpresa, caprioli al pascolo.

Dall’esterno possiamo osservare la facciata di questo santuario in stile neoromanico-impero ed il campanile, costruito più alto del precedente; questi due elementi fanno parte invece dei restauri apportati nel 1862.

All’interno di impianto seicentesco possiamo trovare il suggestivo abside poligonale. Rari esemplari troviamo i due lampadari di stile genovese (primi ‘800), che un tempo erano invece molto comuni in zona. Opera di Giovanni Baratta da Carrara sono nella parete dell’abside la splendida ancona ed i gradini dell’altare maggiore in marmo. Il nome di Giovanni Baratta compariva già un una lapide dedicatoria con la qualifica di “Architecto”.

Di notevole interesse anche il rilievo fittile della Madonna col Bimbo. Il santuario conserva inoltre pregevoli oggetti in argento tra cui un calice con stemma e sigle, un turibolo e una navicella.

Fonti: http://www.darino.it/; http://www.viaggispirituali.it/2010/01/santuario-madonna-delle-grazie-berceto-parma/; https://www.gazzettadiparma.it/news/provincia/76526/A-Berceto-la–Festa-della.html; http://www.valgotrabaganza.it/wordpress/?p=117440

 

 

 

 

SANTA MARIA DELL’OLMO

SANTA MARIA DELL’OLMO

Cava dei Tirreni – 17 giugno

Festa della Incoronazione della Madonna dell’Olmo. Questo importante Santuario delle genti salernitane affonda le sue origini nell’alto Medioevo. Oggi il Santuario è custodito dai Padri Filippini.

L’origine del culto alla Vergine risale all’XI secolo, quando fu ritrovato da alcuni pastori, un quadro impigliato tra i rami di un frondoso olmo (da cui il titolo Madonna dell’Olmo). Trasportato nella chiesa di S. Cesareo, o di Vetranto secondo alcuni, il quadro miracolosamente sarebbe ritornato sul luogo del ritrovamento. Questo secondo la tradizione, ma storicamente è accertata la presenza di un’edicola della Madonna da tempi più antichi. La prima data storica del Santuario risale al 1482 quando passò S. Francesco di Paola che pose la prima pietra del Santuario. Fu officiato fino al XIX secolo dai Padri minimi, successivamente dai Padri dell’Oratorio di San Filippo Neri.

Nel racconto che fa lo storico cavese Agnello Polverino nel suo libro “Memorie istoriche della Invenzione e Miracoli di Santa Maria dell’Olmo”, si legge così:

“In una oscura notte, mentre alcuni pastori del casale di Mitigliano ed altri di S. Adiutore custodivano in campagna il loro gregge, videro da ambedue quelli eminenti luoghi nella bassa valle un insolito splendore come di molte luminose facelle. A quella vista sorpresi e meravigliati, non sapevano a che attribuire ciò che osservavano; e nel giorno seguente, comunicatasi la goduta visione, stimarono giudizio di ognuno essere quel fenomeno cosa miracolosa ed attesero impazienti la futura notte per osservarlo di nuovo, come esattamente avvenne per quella e per molte altre volte nel modo stesso. Stimarono intanto di tutto l’accaduto fare esatta e minuta relazione al Reverendissimo Abate del Venerabile Monastero della SS. Trinità. L’Abate Pietro incaricò varie persone onde colla guida di pastori fossero testimoni di quanto quelli asserivano. Si accinsero all’opera, ed ecco agli occhi di costoro anche apparire all’ora solita quei lumi stessi che solevano vedersi dai pastori. Ritornati al santo Abate, confermarono l’accaduto e questi risolvette di recarsi a scoprire il tutto con solennità. Infatti, giunto il tempo della sospirata comparsa, si condusse personalmente con tutti i suoi esemplari religiosi in solenne processione nel mentovato luogo; nel quale, restando permanente la luce e non più fuggitiva, videro la Santa Immagine di Maria nel mezzo dei rami di un olmo circondata d’ogni intorno di lucentissime facelle.

Dal 1672 la Madonna dell’Olmo è dichiarata Patrona della Città e precisamente dalle Delibere comunali si apprende che il 21 maggio 1672, su proposta del Sindaco Fulvio Atenolfi, il Governo della Città stabilì di prendere “per particolare Protettrice la Gloriosa Vergine Madre di Dio sotto il titolo di Santa Maria dell’Olmo”; dal 1931 il Santuario è dichiarato Basilica Minore.

È questa miracolosa immagine, di colore bruno, di volto grave, con un neo sul viso, nella parte destra e propriamente sotto la gola, col manto azzurro, con una stella dorata a man destra, coi suoi finimenti anche dorati, col suo Bambino Gesù in atto di stringerselo al seno unita guancia a guancia. Tutti genuflessi venerarono in quella nuova figura la gran Signora del Paradiso col cuor divoto ed animo riconoscente”.

L’immagine della nostra patrona è caratteristica: un mezzo busto della Vergine, di color bruno, di volto grave, con un neo sul volto dalla parte destra, col manto azzurro sul quale spicca una stella all’altezza dell’omero destro, e col Bambino Gesù in atto a stringerlo al seno, unito guancia a guancia. La figura è incastonata nel fronzuto intreccio dei rami di un olmo, che deve aver dato origine alla leggenda che troviamo agli albori della sua storia.

Fonti: http://www.cavasmart.it/storia-madonna-dellolmo-la-leggenda-del-quadro-miracoloso/; http://www.latheotokos.it/programmi/FESTE_MARIANE/16—30-giugno.htmlhttps://it.wikipedia.org/wiki/Cava_de%27_Tirreni

 

 

BEATA VERGINE DELL’AIUTO

BEATA VERGINE DELL’AIUTO

BOBBIO (Piacenza) 5 giugno 1611

La storia del santuario inizia con un “miracolo”. Il proprietario di un vigneto fece dipingere una madonna su di un muro che delimitava la sua proprietà. L’immagine della Madonna in trono però, cambiò i suoi lineamenti e il colore del volto e guarigioni inspiegabili.

Corgnate di Bobbio è il nome dell’amena campagna che, appena fuori di Porta Nova, si estende fino al torrente Dorbida, degradando leggermente verso il fiume Trebbia. Proprio qui, nella seconda metà del 1400, sorge il Santuario della Madonna dell’Aiuto. In questa zona un certo Adriano Repetino di Belosso, abitante in Bobbio, possiede un vigneto. La proprietà confina, da un lato, con la strada pubblica, per cui con evidente scopo di difendere il vigneto dalle incursioni dei passanti, l’Adriano costruisce un muro di protezione, al fondo del quale, in direzione di Piacenza, adatta una finestra cieca e dentro vi fa dipingere un’Immagine sacra. Vi è raffigurata la Madonna seduta su uno sgabello, con sulle ginocchia il Bambino Gesù che con la destra benedice, mentre nella sinistra stringe un mazzolino di fiori campestri. È l’Immagine che ancora oggi costituisce il centro spirituale del Santuario.

L’autore è ignoto, ma facilmente è uno del posto; egli rivela buon gusto nella scelta dei colori che gradevolmente si fondono in bella armonia. Il volto della Madonna è soffuso di una mirabile serenità, mentre quello del Bambino, riuscito meno bene, sembra avere un’aria un po’ corrucciata. L’insieme della composizione pittorica però è sufficientemente espressivo; l’atteggiamento seduto, molto usato a quei tempi, ispira riposo e tranquillità.

All’inizio dell’estate del 1472 questo dipinto di Corgnate fa parlare di sé, attirando l’attenzione dell’intera cittadina di Bobbio e dei paesi vicini. Che cosa sia successo lo possiamo sapere solo in parte, da tre Atti notarili rogati dal notaio Giovanni da Villori, giunti a noi in una trascrizione cartacea, nei quali si «parla di mutazioni di colore dell’immagine, seguite da un notevole movimento devozionale e da molte guarigioni di malati».

Mancando il Vescovo, morto nella primavera di quell’anno, il Vicario capitolare Pietro Balbi promuove subito un’inchiesta, dall’esito positivo, sui fatti di Corgnate e chiede ad Adriano Repetino un pezzo del vigneto per costruirvi una chiesa. La donazione è fatta verbalmente e subito si inizia la costruzione della chiesa; il 18 di Agosto vengono redatti i tre Atti notarili, per la regolarizzazione giuridica della donazione, e viene assegnato alla nuova chiesa il nome: «dell’Annunciazione di Maria».

All’inizio del 1600 la Madonna di Corgnate ritorna alla ribalta con fatti che suscitano entusiasmo in tutta l’area attorno a Bobbio. Testimone privilegiato e responsabile di quanto si è verificato in Corgnate è il Vescovo di Bobbio, Marcantonio Bellini, che così narra nel suo diario: «5 giugno: venne riferito al vescovo che vi era un grande accorrere di persone, perché, secondo le voci raccolte, oggi alle ore 15 il volto della sacra Immagine si era coperto di sudore ed alcuni avevano ricevuto guarigioni prodigiose.»

Dopo il canto del vespro e del mattutino nella cattedrale, il vescovo insieme al clero e ad una moltitudine di persone si portò alla predetta sacra Immagine, la quale si trova fuori della città vicino alla chiesa di S. Maria di Corgnate, in un piccolo tempio prima protetto da un cancello di ferro; per la singolare devozione del popolo e per le molte grazie quivi ottenute, questa Immagine era divenuta celebre e frequentata. Appena giunto, vi trovò una moltitudine di persone e constatò che molti facevano elemosine ed offerte. Il vescovo con diligenza interrogò i presenti dell’accaduto e, a parte, interrogò pure il presbitero Giuseppe Bertolasio, cappellano della chiesa. Al fine di provvedere temporaneamente, in attesa di una matura decisione, egli decretò e ordinò di assumere opportune informazioni e nominò i sotto descritti deputati per la conservazione e la cura delle elemosine; stabilì pure che da ora in poi si sarebbe chiamata Beata Vergine dell’Aiuto».

I miracoli si moltiplicano, la devozione dei fedeli cresce; la piccola chiesa iniziale si trasforma e diventa lo splendido Santuario attuale, consacrato solennemente il 13 luglio del 1738. La Madonna dell’Aiuto, incoronata nel 1947 con grande riconoscenza per la protezione concessa alla Città durante la guerra, è proclamata Patrona principale di Bobbio, dietro deliberazione unanime del Consiglio Comunale. Nel 1970 il Papa Paolo VI eleva il Santuario della Madonna dell’Aiuto a Basilica. Il riconoscimento pontificio pone così il Santuario tra i monumenti più significativi della devozione mariana in Italia.

Fonti http://www.donbosco-torino.it/ita/Maria/calendario/2002-2003/6-Bobbio_Madonna_Vigna.html; https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_della_Madonna_dell%27Aiuto_(Bobbio)

 

 

MADONNA DEL DIVINO AMORE

MADONNA DEL DIVINO AMORE

Chiesa di Sant’Ignazio a Roma – 4 giugno 1944

Si ricorda oggi la Consacrazione della Città alla Madonna del Divino Amore fatta dal Papa Pio XII. Testimonianza della devozione dei Romani alla Madonna che ha protetto la Città durante il periodo bellico. Nel vasto comprensorio, su di una collinetta il proto Santuario degli zingari, che vi fanno un pellegrinaggio annuale molto suggestivo.

Si ricorda oggi la Consacrazione della Città alla Madonna fatta dal Papa Pio XII nella Chiesa di S. Ignazio, davanti al quadro taumaturgo della Madonna del Divino Amore, esule dal suo Santuario di Castel di Leva, per eventi bellici. La consacrazione della Città di Roma fu fatta il 4 Giugno 1944, nel momento più tragico della guerra 1939-45. I Romani hanno sempre professato una tenera devozione alla Madonna del Divino Amore. In occasione del Giubileo del 2000 il Papa Giovanni Paolo II vi consacra un nuovo, moderno e grandioso Santuario. Roma è tutta un santuario mariano, ma quello del Divino Amore è una testimonianza della vivissima devozione dei Romani alla Madonna che ha protetto la Città nel periodo bellico.

Il santuario della Madonna del Divino Amore è composto da due chiese: quella antica del 1745 e quella nuova del 1999. È una meta di pellegrinaggio cara ai romani: ogni sabato, dal primo dopo Pasqua all’ultimo di ottobre, si tiene un pellegrinaggio notturno a piedi con partenza a mezzanotte da piazza di Porta Capena, nei pressi del Circo Massimo. All’alba, dopo aver percorso 14 km si giunge al santuario dove si celebra la messa del pellegrino.

Il primo miracolo

La torre del miracolo

Secondo la leggenda, nella primavera del 1740 un pellegrino, diretto alla basilica di San Pietro, si smarrisce nell’inospitale e insalubre campagna nei pressi di Castel di Leva, circa 12 km a sud di Roma. Scorti alcuni casali e un castello diroccato in cima ad una collina, il viandante vi si dirige sperando di trovare qualcuno che gli dia informazioni per trovare la giusta strada. Viene però assalito da un branco di cani rabbiosi che lo circondano. Il pellegrino, alzando lo sguardo, si accorge che sulla torre del castello c’è un’icona che raffigura la Vergine con il Bambino, sovrastata dalla colomba dello Spirito Santo. Invoca perciò la Madonna che lo salvi da quel pericolo. Le bestie che gli sono addosso di colpo si fermano e si dileguano. I pastori che sono nella zona, richiamati dalle urla del viandante, accorrono sul posto e, ascoltato il suo racconto, lo rimettono sulla strada per Roma. Il nome del pellegrino è ignoto ma la notizia dell’accaduto si diffuse ben presto in città tanto che l’icona della Madonna a Castel di Leva divenne ben presto meta di pellegrinaggio.

Il 5 settembre 1740 l’icona viene tolta della torre e portata nella vicina tenuta detta “La Falconara“, dove si trova la chiesetta di Santa Maria ad Magos.

Il 19 aprile 1745, lunedì di Pasqua, l’icona viene trasferita in un luogo vicino alla torre, che oggi è ancora in piedi, dove intanto è stata costruita una nuova chiesa, opera di un architetto sconosciuto. L’affresco viene intronizzato nell’altare maggiore, dove attualmente si trova. La partecipazione della gente venuta da Roma e dai vicini Castelli è tale che papa Benedetto XIV decide di concedere l’indulgenza plenaria non solo per il giorno del trasferimento ma anche per i sette giorni successivi.

La custodia del nuovo santuario è inizialmente problematica data la sua posizione in un posto isolato, facile preda di banditi e briganti: decine di ordini religiosi furono interpellati, ma nessuno se la sentì di affrontare un tale incarico.

Il nuovo santuario viene affidato prima ad un custode eremita, poi, nel 1805, a sacerdoti che vi dimorano solo nel periodo della Pentecoste, quando i pellegrinaggi sono più numerosi. Nel 1840, anno del centenario dal primo miracolo, la chiesa e l’altare vengono restaurati, gli stucchi nuovamente indorati, sono installati altri due altari e numerosi confessionali. Da Roma vengono portati drappi, damaschi e altri arredi sacri. Anche la via Ardeatina, che porta al santuario, ridotta in un pessimo stato, viene risistemata. I festeggiamenti, cui partecipa anche re Michele di Portogallo iniziano il 7 giugno 1840, domenica di Pentecoste, per terminare 7 giorni dopo.

Dopo i festeggiamenti per il centenario si apre una stagione di declino: intorno al Santuario, soprattutto nei giorni vicini alla Pentecoste, vengono allestite bancarelle di porchetta, di pecorino, di fave e di vino accompagnate dal fenomeno delle “madonnare” ossia popolane romane, per lo più erbivendole e lavandaie, che festeggiavano la loro particolare festa annuale proprio nel lunedì di Pentecoste.

Questa commistione tra sacro e profano (il pellegrinaggio al Divino Amore era diventato ormai sinonimo di “gita fuori porta”) portò ad una progressiva decadenza del santuario nei primi decenni del Novecento che cadde quasi nell’oblio. Nel 1930, quando il santuario passa alla dipendenza del vicariato, viene inviato sul posto, con l’obbligo di residenza, un rettore che dal 1932 diventa anche parroco della parrocchia del Divino Amore. Il primo rettore del santuario è stato il giovane sacerdote don Umberto Terenzi (di cui è ora in corso il processo di canonizzazione), che era sopravvissuto ad un incidente stradale proprio nei pressi del santuario.

4 giugno 1944: un voto per la salvezza di Roma

Gli eventi della seconda guerra mondiale coinvolgono anche la Madonna del Divino Amore. Dopo che, all’indomani dell’8 settembre 1943, la zona del Santuario era stata bombardata, l’icona della Madonna fu portata a Roma il 24 gennaio 1944. Accolta trionfalmente in città dal popolo, l’immagine viene dapprima portata nella chiesetta della Madonna del Divino Amore, che si trova nei pressi di piazza Fontanella Borghese, ma in maggio, dato l’enorme afflusso di fedeli, viene trasferita in San Lorenzo in Lucina.

Papa Pio XII, vista l’imminenza della battaglia per la conquista di Roma tra i nazisti e gli Alleati, invita solennemente i romani a pregare per la salvezza della città durante l’ottavario della Pentecoste e la novena della Madonna del Divino Amore, iniziate quell’anno il 28 maggio 1944. L’affluenza a San Lorenzo in Lucina in quei giorni aumenta così tanto (il giornale La Civiltà Cattolica riferisce di 15.000 comunioni distribuite quotidianamente) che si è costretti a trasferire l’immagine della Madonna nella più ampia Sant’Ignazio di Loyola a Campo Marzio. Il 4 giugno, lo stesso giorno in cui termina l’ottavario, si decide la sorte di Roma.

Alle 18, nella chiesa gremitissima di Sant’Ignazio, viene letto il testo del voto dei romani alla Madonna del Divino Amore affinché la città venga risparmiata dalla distruzione della guerra. I fedeli promettono di correggere la propria condotta morale, di erigere un nuovo santuario e di realizzare un’opera di carità a Castel di Leva. Il voto viene espresso in gran fretta, per via del coprifuoco che sarebbe scattato alle 19. A leggere il voto, in luogo del Papa (impossibilitato a lasciare il Vaticano per il pericolo della deportazione), è il camerlengo dei parroci, padre Gremigni. Quella stessa sera i tedeschi lasciano Roma e le truppe alleate fanno il loro ingresso trionfale in città. L’11 giugno, come per oltre quattro mesi avevano fatto migliaia di romani, papa Pio XII può recarsi nella chiesa di Sant’Ignazio e celebrare una messa di ringraziamento alla Madonna del Divino Amore cui viene dato il titolo di Salvatrice dell’Urbe. Durante l’omelia il pontefice disse:

«Noi oggi siamo qui non solo per chiederLe i suoi celesti favori, ma innanzitutto per ringraziarLa di ciò che è accaduto, contro le umane previsioni, nel supremo interesse della Città eterna e dei suoi abitanti. La nostra Madre Immacolata ancora una volta ha salvato Roma da gravissimi imminenti pericoli; Ella ha ispirato, a chi ne aveva in mano la sorte, particolari sensi di riverenza e di moderazione; onde, nel mutare degli eventi, e pur in mezzo all’immane conflitto, siamo stati testimoni di una incolumità, che ci deve riempire l’animo di tenera gratitudine verso Dio e la sua purissima Madre.»

L’adempimento del voto

Finita la guerra, sotto l’impulso del rettore don Umberto Terenzi, il santuario a Castel di Leva rinasce: nasce il seminario degli oblati del Divino Amore (che da allora custodiscono e animano il santuario), la Congregazione delle figlie della Madonna del Divino Amore (ancora oggi impegnate nel servizio alle opere di carità nate intorno al santuario come la scuola per l’infanzia, accoglienza e assistenza delle minori in difficoltà).

Don Terenzi tentò di provvedere alla costruzione di un nuovo santuario per assolvere al voto fatto alla fine della guerra, ma le difficoltà burocratiche e le difficoltà logistiche gli impedirono sempre di realizzare quest’opera.

Si dovrà aspettare l’8 gennaio 1996 perché il cardinale vicario Camillo Ruini ponga la prima pietra di quello che, per il Giubileo del 2000, è diventato il nuovo santuario. La struttura, in grado di accogliere oltre 1500 pellegrini, è stata realizzata ai piedi della collina, fuori dalle antiche mura, senza violare il paesaggio della campagna romana e il complesso monumentale settecentesco. Il nuovo santuario è stato progettato dal frate francescano e sacerdote Padre Costantino Ruggeri (1925-2007), pittore, scultore, vetratista, “bâtisseur d’églises”.

Il santuario degli Zingari

Nel vasto comprensorio del Divino Amore, su una collinetta esterna al recinto del santuario, è stato dedicato, nel 2004, un singolare luogo di culto all’aperto, detto santuario degli Zingari, dedicato a Zeffirino Giménez Malla, gitano cattolico fucilato nel 1936, durante la guerra civile spagnola, beatificato nel 1997.

Si tratta di uno spazio circolare delimitato da poche murature in tufo che definiscono spazi essenziali del culto: due stipiti che segnano l’ingresso, due emicicli a doppia gradinata per i fedeli, un altare centrale, un ambone e una croce in legno grezzo, e in fondo, nel luogo absidale, una scultura in bronzo che rappresenta il beato titolare. Gli elementi decorativi sono costituiti, oltre che dal bronzo già detto, da pannelli in ceramica con i simboli degli evangelisti sull’ambone e da una maiolica in memoria dei 500.000 zingari sterminati dal nazismo.

Il 4 maggio vi si tiene un pellegrinaggio annuale degli zingari cattolici, che del resto frequentavano già il santuario antico.

Edicole

La devozione del popolo romano a questa Madonna si manifesta anche con numerose edicole sparse per tutta la città; per alcune di queste la pietà popolare ha tappezzato i muri circostanti, negli anni, di fitte minuscole lapidi “per grazia ricevuta”. Una grandissima quantità di questi ex voto, ad esempio, erano attaccati sulle mura aureliane nei pressi del Policlinico; dopo gli anni ’70 furono smontati e trasferiti e in parte rimontati sul muro esterno del santuario.

PREGHIERA ALLA MADONNA DEL DIVINO AMORE

Per maggiori informazioni visitate il sito del Santuario

Fonti: http://www.latheotokos.it/programmi/FESTE_MARIANE/1—15-giugno.htmlhttps://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_della_Madonna_del_Divino_Amore

 

 

Gua Maria Sumber Kahuripan

Gua Maria Sumber Kahuripan

30 maggio

Gua Maria Sumber KahuripanGua Maria, ovvero “Grotta di Maria”. Chi l’avrebbe detto che nel bel mezzo dell’Indonesia si poteva trovare una riproduzione della grotta di Lourdes e una chiesa dedicata San Francesco d’Assisi?

La “Grotta di Maria” qui chiamata Gua Maria, si trova nella parte inferiore della chiesa di San Francesco d’Assisi a Cibadak, esattamente dietro la scuola Mardi Yuana.

L’edificio è magnifico e domina la valle. La chiesa può ospitare circa 300 persone. Sulla sinistra hanno adibito un edificio con servizi igienici per l’arrivo delle grandi comitive di pellegrini. La grotta si raggiunge attraverso una scalinata e al centro del campo domina la statua di S. Francesco d’Assisi (patrono della parrocchia). St. Francesco è conosciuto come un amante degli animali e in grado di comunicare con loro.

Gua Maria Sumber Kahuripan1

Statua di San Francesco

Gua Maria Sumber Kahuripan fonte

Fonte di acqua potabile

Spesso alle 11.00 del mattino viene celebrata una messa speciale per i pellegrini che arrivano dalle varie località, da maggio ad ottobre, periodo ideale per visitare queste zone dell’Indonesia.

Prima della celebrazione vengono consegnati dei fogli sui quali i pellegrini possono scrivere le loro intenzioni di preghiera che poi verranno poste in un contenitore di fronte all’altare. Successivamente finita la celebrazione ci si riunisce davanti all’altare per ricevere la benedizione dell’acqua e degli oggetti religiosi da parte del sacerdote.

Come a Lourdes sul lato sinistro della grotta troviamo una fonte d’acqua di montagna, si dice sia la migliore dell’isola di Java, infatti può essere utilizzata senza bisogno di bollirla. E’ qui che i pellegrini prendono raccolgono l’acqua, la bevono e la portano a casa dopo la benedizione del sacerdote.

Gua Maria Sumber Kahuripan2

Via Crucis

Scendendo le scale di cemento, c’è una piccola sala di preghiera con un’altra statua della Vergine Maria, anche in questo luogo troviamo un bagno. Questi servizi non sono un caso, perchè per i balinesi è un segno molto importante, che si unisce alla preghiera, è il simbolo della pulizia interiore che si trasferisce all’esterno. Quindi un segno di purificazione che diventa un passaggio indispensabile e necessario. Una doccia che i balinesi fanno vestiti, grazie anche ad una sorgente di acqua calda, proprio a significare un secondo battesimo, un lavaggio dello spirito.

La grotta è stata inaugurata da mons. Michael C. Angkur, OFM, Vescovo Bogor il 30 maggio 2004, la grotta di Maria Kahuripan (in lingua Sudanese significa la vita) dovrà essere migliorata e sviluppata, soprattutto in considerazione del fatto che è l’unica grotta di Maria con sorgenti di acqua calda, perché ci permette di sostenere lo sviluppo di questo santuario mariano con la sua parrocchia.

Gua Maria Sumber Kahuripan3

Fontehttp://ziarah-santa-maria.blogspot.it/2011/12/gua-maria-sumber-kahuripan.html

N.S. DELLE GRAZIE MELLEA DI FARIGLIANO

N.S. DELLE GRAZIE MELLEA DI FARIGLIANO 

20 maggio 153710 aprile 1637 – (CN)

Un secolo dopo la prima Apparizione, il 10 aprile 1637, la Madonna appare una seconda volta ad un giovane, di lì a poco la costruzione del Santuario e Don Bosco fu invitato a fondarvi una scuola.  

L’avvenimento che porta alla notorietà il piccolo borgo di Mellea, situato sulla statale che collega Carrù a Farigliano, in provincia di Cuneo, accade il 20 maggio 1537. Mellea è un nome comune che si incontra in altre località vicine e che richiama istintivamente il miele; forse vuole significare un luogo ricco di piante dall’intenso profumo e ricche di nettare per le api, come le acacie, i tigli, i ciliegi. Mellea è adagiata proprio in mezzo al verde di queste piante, su una delle terrazze formate in questo luogo dal fiume Tanaro.

Un certo Antonio da Momigliano, provincia di Chambéry, residente in Farigliano, molto malato e tanto storpio da essere costretto a camminare carponi, aiutandosi con le mani, il 20 maggio 1537 decide di recarsi, accompagnato da un amico, a Carrù in cerca di qualche rimedio al suo lungo e disperato male. È la domenica di Pentecoste. Oltrepassato il Tanaro, con grande fatica riesce ad arrancare su per le balze boscose della scarpata alla cima della quale si trova la città di Carrù.

Giunto alla seconda terrazza, quella che oggi è denominata Pianmezzano, esausto per la fatica, si ferma nel folto della boscaglia per riposare, prima di affrontare l’ultima salita. Improvvisamente in un’abbagliante luce gli appare una Signora vestita di bianco, seduta su di un sasso. Antonio, attonito ed abbagliato, non sa rendersi conto di quanto gli stia accadendo, ma spinto da un’ispirazione del cuore, fissa il suo sguardo sulla bianca Signora che lo guarda con dolcezza e gli chiede dove stia andando e per quale motivo. Pieno di fede e di fiducia, Antonio dice che va in cerca di chi possa dargli un po’ di sollievo nella sua malattia.

La Signora allora si manifesta e gli dice: “Levati in piedi, perché qui vi è una Vergine che fa miracoli”. A quelle parole, Antonio si rizza in piedi sulle gambe che da tanto tempo non lo reggevano, e si sente guarito. È facile immaginare il suo stato d’animo: piange di gioia e non si stanca di baciare il sasso sul quale ha visto seduta la Madonna. Manda il compagno a recare la notizia dell’accaduto a Farigliano, ma lui non si muove da quel luogo e continua a ringraziare per la guarigione ottenuta.

Da Farigliano e dai paesi vicini la gente accorre, recando malati di ogni genere, pieni di speranza nella guarigione. Tra questi si conserva il ricordo di un certo Marco Cornero di Fossano, amico di Antonio ed anche lui rattrappito nelle membra, che a stento riesce a muoversi con le stampelle. Giunto vicino all’amico lo supplica di fargli vedere la Madonna e di chiedere per lui la guarigione. Antonio gli indica il masso sul quale è apparsa la Signora, e ad un certo momento grida: Eccola!Marco non la vede, ma si sente guarito da tutti i suoi mali. Pieno di gioia e di riconoscenza appende le stampelle, ormai inutili, ai rami di un albero vicino a quel masso.

I fatti straordinari in quel luogo si susseguono e l’afflusso dei fedeli cresce continuamente, tanto che le autorità di Farigliano decidono di ricorrere al Vescovo di Alba, dal quale dipendono, perché riconosca la verità dei fatti, e conceda l’autorizzazione a costruire una cappella sul posto. Il Vescovo, Mons. Marco Girolamo Vida, già al corrente dell’evento istituisce un regolare processo ed invia un suo delegato a prendere le necessarie informazioni sui singoli fatti, affinché non si nasconda qualche inganno. A conclusione dell’indagine, il Vescovo dichiara veri ed autentici i fatti accaduti e concede l’autorizzazione alla costruzione di una cappella dedicata alla beata Vergine.

Intanto, quasi a dimostrazione del gradimento da parte della Madonna, i prodigi continuano. Mentre si costruisce la cappella, la figlia di un certo Gallo Brignone di Clavesana, che può muoversi unicamente con l’aiuto delle stampelle, è improvvisamente guarita; un soldato, agli ordini del capitano Fantone, è guarito dalla paralisi ad un braccio, ed un giovane sordo e muto riacquista la parola e l’udito. In pochi mesi la cappella è costruita ed è affidata alla Società dei Fratelli Disciplinati di Farigliano.

Un secolo dopo, il 10 aprile 1637, la Madonna appare una seconda volta ad un giovane Giovanni Ferrero di Biagio, di Farigliano. Il fatto è documentato, con atto autentico, dal notaio ducale di Farigliano, Bernardo Mancardi. Viene costruito l’attuale Santuario con l’annesso Convento che ben presto acquistano notorietà per i numerosi prodigi avvenuti. Per la custodia ed il servizio religioso sono chiamati i monaci Cistercensi dell’Abbazia di Vicoforte di Mondovì, e dal 15 febbraio 1647 i Frati Minori Francescani, che vi rimangono fino al presente, tranne il periodo della soppressione napoleonica ed il periodo dell’incameramento dei beni ecclesiastici del 1850. In questo secondo periodo l’Amministrazione Comunale di Farigliano invita Don Bosco a fondarvi una scuola e nel frattempo ad assicurare il servizio religioso nel Santuario. Difficoltà di vario genere impediscono che ciò avvenga, ma sappiamo che il Santo ha visitato di persona il Santuario, usufruendo di uno dei primi treni che percorrono la linea ferroviaria Torino-Ceva (1874).

 

Molto interessante, per la storia del Santuario, è il Libro dei Miracoli, manoscritto conservato nell’Archivio del Convento, che contiene “le memorie autentiche riguardanti le apparizioni miracolose”, le deposizioni cioè fatte con giuramento davanti al pubblico Notaio. Il P. Emanuele Battaglioni lo riporta nel recente suo libro2 trascritto integralmente, con grande pazienza, dal P. Maurilio Sacchi.

Don Mario Morra

Fontehttp://www.donbosco-torino.it/ita/Maria/calendario/2000-2001/La%20Madonna%20di%20Mellea%20di%20Farigliano.html

NOSTRA SIGNORA DELLA FORTUNA

NOSTRA SIGNORA DELLA FORTUNA

Genova – 17 Gennaio 1636

Il simulacro raffigurante Nostra Signora della Fortuna, molto venerata a Genova, in realtà altro non era che la polena di una nave irlandese d’alto borgo.

In alcuni casi le polene avevano lo scopo di indicare il nome della nave che la ospitava a persone che non sapevano leggere. Per il marinaio è l’anima stessa della nave a cui venivano attribuiti poteri soprannaturali e un profondo significato mistico. I marinai, infatti, erano convinti che la polena, protesa in avanti a proteggere la nave, li avrebbe difesi dalle tempeste, dalle sciagure naturali, dalle temibili correnti marine ed essi stessi se ne prendevano cura perché pensavano che, se questa scultura fosse stata danneggiata per un qualsiasi motivo, avrebbe portato sfortuna a tutto l’equipaggio.  Quando ci si rese conto che queste figure rischiavano di mettere a repentaglio la stabilità della nave, le polene divennero prima meno elaborate e poi scomparvero quasi del tutto.

La nostra storia inizia il 17 Gennaio 1636 quando tra i rigori inclementi dell’inverno nel mare di Genova infuria una tempesta, che terminerà solo il giorno successivo davanti agli sguardi attoniti dei genovesi che contemplano gli esiti del naufragio. E là, nelle acque della Darsena, vanno alla deriva i legni spezzati e i resti di navi che un tempo sfidavano il mare. Tra tanta distruzione, sull’acqua galleggia una statua, è l’immagine di Maria, che tiene in braccio il suo Bambino. Egli tra le dita sorregge il mondo, Lei con l’altra mano stringe un rosario.

Questa storia è narrata da Don Lorenzo Zignago e si può ritrovare anche in alcuni documenti coevi. Stranamente la statua era l’unica cosa che risultò essere rimasta intatta infatti sotto gli occhi stupiti dei presenti era stata sbalzata dalla violenza delle onde fino alla darsena superando miracolosamente indenne un galeone che ne ostruiva la bocca. Si trattava della polena di una nave irlandese ancorata in porto. Era necessario portare la statua della Madonna a terra il prima possibile. A farlo fu un uomo di Levanto, un venditore di vino, a tutti noto come il Figlio del Merlo, sarà lui a condurre a riva la Statua di Nostra Signora della Fortuna.

Messa all’asta, fu acquistata da due marinai che in seguito la depositarono nei locali di un magazzino che apparteneva alla famiglia Lomellini, e lì fu dimenticata per moltissimi anni.

Un giorno, una bimba di circa sette anni che abitava in un piano alto di quell’edificio, cadde disgraziatamente da una finestra precipitando nel vuoto ma, miracolosamente restò illesa. La bimba raccontò che una bella signora vestita d’azzurro, era uscita dal magazzino e l’aveva stretta tra le braccia impedendole di schiantarsi al suolo e amorevolmente l’aveva poggiata a terra.

Nessuno si ricordava più della polena che era ormai ricoperta di polvere e ragnatele, tanto che la sua antica forma era ormai irriconoscibile. La gente accorsa s’inginocchiò commossa davanti a quel monco simulacro recuperato dal magazzino e ringraziò colei che da quel momento in poi fu considerata una Madonna miracolosa.

Spolverata, rivestita e completata della parte mancante, la statua/polena fu portata dapprima nella Chiesa medievale di San Vittore e in seguito sull’altare Maggiore della Chiesa di San Carlo in Via Balbi, dove si dice si sia mossa da sola per posarsi sul piedistallo che era stato per lei preparato. Nel luogo a Lei dedicato troverete dipinti che narrano le circostanze che la condussero tra di noi.

Il titolo di Madonna della Fortuna lo si fa risalire alla buona sorte, oppure al fatto che sia uscita indenne dalla violenza distruttiva di un fortunale (vento da 103 a 117 km/orari, mare forza dieci con onde altissime).  Essa dispensa ancora i suoi favori e le sue grazie e ancora si narra di un’altra giovinetta caduta da una finestra e salvata da Lei, le cronache parlano anche di uno storpio che grazie a Lei ritrovò la salute.

Fonti: http://www.biagiogamba.it/?p=1397https://dearmissfletcher.wordpress.com/2017/09/11/genova-1636-i-prodigi-di-nostra-signora-della-fortuna/

NOSTRA SIGNORA DEL SOUFANIEH

NOSTRA SIGNORA DEL SOUFANIEH

Damasco (Siria) 22 novembre 1982

Il 22 Novembre 1982 Myrna pregava con altri membri della sua famiglia mentre era in visita dalla sua cognata malata quando improvvisamente tutto il suo corpo rabbrividì come se una forza fosse uscita da lei (seconda la sua espressione). L’olio cominciò a colare dalle sue mani per la prima volta.

Maria Kourbet Al-Akhras, chiamato Myrna nella sua famiglia, è nata nel 1964, da padre greco-cattolico e da madre greco-ortodossa. Ha avuto un’infanzia normale e non ha mai avuto malattie serie, ne incidenti. Di livello intellettuale medio, abbandonò gli studi un anno prima di completare il diploma. Di conoscenza religiosa molto elementare, di carattere gioviale, sposa Nicolas Nazzour, un greco-ortodosso nel mese di Maggio del 1982, vigilia della prima domenica dell’avvento all’età di 18 anni.

Dal 22 Novembre 1982, nella sua semplice casa del quartiere cristiano di Soufanieh in Damasco, città famosa nella storia del Cristianesimo, per la conversione di San Paolo, accadono alcuni fenomeni che fanno rivivere ai suoi abitanti, le grazie dei primi Cristiani: scorre olio da un’icona della Vergine Maria e dalle mani di Myrna Nazzour che rivive la Passione di Cristo con stigmate e visioni della Vergine.

Il primo evento cominciò il 22 Novembre 1982. Myrna pregava con altri membri della sua famiglia mentre era in visita dalla sua cognata malata quando improvvisamente sentì un fenomeno strano e indescrivibile: tutto il suo corpo rabbrividì come se una forza fosse uscita da lei (seconda la sua espressione). L’olio cominciò a colare dalle sue mani per la prima volta.

Il secondo evento avvenne nella casa di Myrna e Nicolas in Soufanieh. Cominciò il 27 Novembre 1982, coincidendo con la data dell’anniversario dell’apparizione della Vergine Maria a Santa Catherine Labouré, nel 1830, in Rue du Bac a Parigi (Francia). L’olio cominciò a trasudare da una piccola replica della Vergine di Kazan (6x8cm), comprata a Sofia (Bulgaria) da Nicolas nel Luglio del 1980, nella chiesa ortodossa Alessandro Nevsky.

Questo trasudare lentamente della replica, seguì il ritmo del ciclo liturgico delle feste cristiane che durò fino al 26 Novembre del 1990. Durante questi anni però, la trasudazione d’olio ebbe un’interruzione che andò dal 27 Novembre 1985 al 25 Novembre 1986, ma nonostante ciò l’atmosfera di pace e di preghiera non ebbe soste. Non una goccia d’olio trasudò durante questo periodo e nessun segno delle apparizioni. Questo periodo spiega una parte del messaggio di Cristo del 26 Novembre 1985: “…e se la Mia assenza dura, e la luce scompare da te, non temere, questo sarà per la Mia glorificazione.”

L’olio è segno di abbondanza, di gioia. Purifica e calma; guarisce e conforta, rinforza e dona la luce. L’olio è segno sacro per eccellenza. É sinonimo e simbolo dello Spirito Santo. Il Santo Crisma di cui l’unzione è il segno sacramentale, e sigillo e dono dello Spirito Santo, si usa durante il Battesimo e la Cresima, per l’unzione dei malati e per ordinazioni sacerdotali. Serve all’unzione dei Re.

L’olio trasuda da Myrna durante la preghiera quando parla riguardo al fenomeno o durante le estasi. Flussi d’olio sulle mani di Myrna, sulla fronte, nel collo, occhi, stomaco, il terzo giorno di un triduo di digiuno assoluto, il 26 – 29 Novembre 1984), sui piedi (una volta).

Sono fuoriusciti flussi d’olio anche su più di mille riproduzioni fotografiche dell’Icona, come pure dal terreno e dal terrazzo del luogo dove la Santa Vergine è apparsa. Fluisce da un libro di preghiere; dalla parte posteriore del muro dove è situata l’Icona blu; dai vetri che chiudono le due nicchie (l’uno nell’ingresso e l’altro nella sala); dal cotone di una scatola, destinato ad essere distribuito agli ammalati; da una medaglia che Myrna portò al collo, ecc….. queste trasudazioni sono avvenute in quasi tutti i paesi in cui la veggente ha portato la sua testimonianza.

Tutto ciò è avvento durante la preghiera (prima o dopo), ma non ogni volta che Myrna o le altre persone pregano; durante le estasi (per Myrna), durante le conversazioni sulla Santa Vergine. Dalla replica dell’icona o dalle sue riproduzioni fotografiche fuori della preghiera, con cristiani e qualche volta in case musulmane.

Sei (6) analisi scientifiche sono state condotte su questa doppia fonte d’olio (l’uno dell’icona e l’altro dal corpo di Myrna): due in Siria, due in Germania, uno a Parigi in Francia ed un altro a Roma, Italia. I risultati sono identici: 100% olio d’oliva puro.

Furono guarite alcune malattie ossee, un caso di cancro, un caso di gravidanza con la presenza di una quantità rilevante di fibromi, per tutti questi casi vi sono le certificazioni mediche.

In risposta al fenomeno dell’olio, una grande reazione spirituale, avviene attraverso la preghiera. Le persone pregano in un’atmosfera di pace e non solo nella casa di Nostra Signora in Soufanieh, ma anche nelle case dove l’olio si è manifestato. Le famiglie ritrovano cosí la preghiera comune. Riguardo alle guarigioni spirituali, ne vediamo tutti i giorni i frutti che sono ammirabili.

La Santa Vergine è apparsa cinque volte. Queste messaggi sono in piena armonia col Vangelo, nel loro spirito profondo, e il loro pressante richiamo alla Fede, all’Amore, all’annuncio dell’Emmanuele, alla penitenza, all’unità, alla gioia nel Signore, al mutuo perdono e all’Unità della Chiesa.

Tutte le apparizioni sono avvenute sulla terrazza, di notte. Soltanto Myrna vedeva la Santa Vergine. Un’atmosfera intensa di preghiera e di pace prevale durante le apparizioni, intorno a lei al resto della casa.

L’apparizione si manifestò sul ramo orizzontale di un albero di eucalipto, situato sul bordo del fiume, a circa quindici metri a sud della casa. Per primo apparve un globo di luce, che a sua volta si aprì per lasciare vedere in alto una sorta di mezzaluna blu che scomparve all’arrivo della Santa Vergine seduta sul ramo, poi in piedi e in fine, in cammino verso il terrazzo della casa, lasciando dietro di se una scia di luce. Attraversò la ringhiera di ferro e si fermò sul terrazzo.

Il passaggio della Santa Vergine attraverso la ringhiera di ferro, suscitò in Myrna un problema: “Come può attraversare un corpo umano una ringhiera di ferro ?” La Vergine era vestita di bianco, con una cintura blu, in testa un cappuccio che faceva parte del vestito, portando sulla spalla destra uno scialle blu, un po’ come sul quadro dell’Annunciazione del Murillo.

Teneva nella sua mano destra, tra il medio e l’anulare, un rosario di color cristallo. Il braccio destro era piegato all’altezza del torace ed il braccio sinistro era rivolto in basso, i suoi piedi erano invisibili. La Santa Vergine consegnò il Suo messaggio a Myrna e tutto ciò che le disse fu impercettibile per le persone presenti. Myrna ripetè lentamente il messaggio udito. Alla fine della visione, la Vergine Santa ritornò all’eucalipto, indietreggiando. Una volta raggiunto il ramo, scomparve e subito dopo anche il globo luminoso.

Annunciazione del Murillo tra il 1648 e il 1655 circa, Madrid, Museo del Prado

La lunghezza di questi messaggi varia da una frase a un paragrafo. Una di queste si è persa durante un’estasi. Emotivamente scossa dalla preghiera di una musulmana, Myrna non ha potuto ricordare il messaggio rivelatole in questa occasione. Le comunicazioni sono confidate in lingua letteraria arabo o in dialetto arabo. Il vocabolario è molto semplice. La Santa Vergine ha confidato a Myrna un segreto che dovrà tenere fino alla sua morte. Spesso prima di consegnare i messaggi, Myrna dice (ad esempio) “Cristo mi ha dato un messaggio del quale non ho capito nulla.”

In generale, durante queste estasi, Myrna vede la Santa Vergine o Cristo. Di solito l’estasi è preceduta da un’essudazione d’olio dalle mani, dalla faccia e dal collo di Myrna. Quando stà per vedere Cristo, l’olio esce anche attraverso i suoi occhi che gli bruciano prima che vada in estasi. Questo periodo è seguito dall’estasi stessa, cioè la stato di distacco con il mondo esterno. Myrna durante questa fase, non vede, non sente e non ha tatto (senzazione). Il suo corpo è rigido. Lei vede Cristo nella forma di una persona fatta in progressione di luce, ma senza distinguere la sua faccia (il suo volto). Questo caso non si verifica con la Santa Vergine.

Quando dopo aver visto Cristo, lei ritorna al suo stato normale, richiede del tempo prima di ricuperare la sua vista normale: la luce interiori l’impedisce di vedere qualsiasi cosa. Ella era rimasta in questo stato per 72 ore consecutive, dal 26 al 29 Novembre del 1984. Spesso, da uno a quattro medici erano presenti durante queste estasi. Numerosi testi medici sono stati eseguiti principalmente sulla sua vista, sensibilità e sui suoi riflessi : tutti sono risultati negativi. La durata delle estasi ha variato tra i 5 e 90 minuti, mentre per le prime due estasi del lunedì 24 Ottobre del 1983, non se ne è calcolato il tempo. La maggior parte di queste estasi, sono state filmate su video-cassette.

Le estasi furono accompagnate, per la maggior parte del tempo, da comunicazioni che compendiano le realità cristiane : – Trinità, Creazione, IncarnazionePaternità divina, Mediazione di MariaMeritare il Regno dei Cieli Ritorno al Signore  – Necessità di Preghiera e di digiunoSantità del Matrimonio – Appello incalzante per l’unità della Chiesa – Il ruolo del Laicato nelle Opere di Unità.

Prima Apparizione – 15 Dicembre 1982 – Il messaggio fu perso perchè Myrna fu presa dal panico.

Seconda ApparizionePrimo Messaggio della Santa Vergine – 18 Dicembre 1982 – ore 23h 37

Figli miei, pensate a Dio. Dio è con noi. Voi sapete tutto, eppure non sapete niente. La vostra sapienza è incompleta. Eppure il giorno verrà e voi saprete tutto, come Dio sa tutto di me. Fate del bene a coloro che fanno il male. E non fate torto a nessuno. Vi ho dato l’olio, e ve ne darò più di quanto me ne avete domandato. Pentitevi e abbiate fede. Abbiate fede e pensate a me nella vostra gioia. Annunciate mio Figlio, l’Emmanuele. Colui che lo annuncerà sarà salvato, colui che non lo annuncerà, la sua fede sarà vana. Amatevi gli uni e gli altri. Non sto chiedendovi soldi da dare alla Chiesa, come non vi chiedo soldi da distribuire ai poveri. Vi chiedo amore. Coloro che distribuiscono soldi ai poveri ed alla Chiesa senza amore, coloro non valgono niente. Io visiterò le case più spesso perchè, coloro che vanno in Chiesa delle volte non ci vanno per pregare. Io, personalmente, non vi sto chiedendo di costruirmi una chiesa, ma un luogo di pellegrinaggio. Date con generosità. Non private nessuno di coloro che vi chiedono aiuto.

Messaggio di Cristo – alla vigilia del terzo anniversario del Fenomeno, il 26 Novembre 1985

Figlia mia, vuoi essere messa in croce o vuoi essere glorificata?“. Risposta: glorificata. Il Cristo sorride e dice: preferisci essere glorificata dalla creatura o dal Creatore? Risposta: dal Creatore. Il Cristo: questo si avvererà attraverso la crocifissione. Tutte le volte che tu guardi le creature, lo sguardo del Creatore si allontana da te. Voglio, figlia mia, che tu ti applichi alla preghiera e che tu ti disprezzi. Colui che si disprezza guadagna forza ed elevazione. Io sono stato crocifisso per amore per voi e voglio che voi portiate e sopportiate la vostra croce per me, volontariamente, con amore e pazienza e che attendiate la mia venuta. Colui che partecipa con me alla sofferenza, lo farò partecipare alla gloria. Non c’è salvezza che attraverso la croce. Non avere paura, figlia mia, ti farò partecipe delle mie ferite, per ripagare i debiti dei peccatori. È la fonte da cui si disseta ogni anima. E se la mia assenza si prolunga e la luce si eclissa per te, non preoccuparti, questo avverrà per la mia glorificazione. Vai alla terra dove la corruzione si è generalizzata e abbi la pace di Dio“.

Messaggio di Cristo, il 26 Novembre 1988

Figli miei Tutto ció che fate, é fatto per amore mio? Non dite: che faccio? perché ció è opera mia. Dovete digiunare e pregare perché è nella preghiera che vi troverete di fronte alla mia Veritá, e affrontate tutti i colpi. Pregate per coloro che hanno dimenticato la promessa che mi hanno fatto, perché essi diranno:perché non ho sentito la Tua presenza Signore mentre eri con me?Tutto ció che voglio é che vi riuniate tutti in me come io sono in ognuno di voi. Per quanto riguarda, te figlia mia, ti lascerò. Non temere se non sentirai la mia voce per un po’ di tempo, ma sii forte e che la tua lingua sia una spada che parla in nome mio. E sii sicura che io sono con te e con voi tutti

Per saperne di più visita il sito: http://www.soufanieh.com/ITALIAN/general.htm

 

MADONNA DI MONDOVI’

MADONNA DI MONDOVÌ

30 ottobre

Questo modesto dipinto fu fatto su di una colonna da un fornaciaio per propiziare la buona cottura dei mattoni dando poi origine ad uno dei santuari più importanti del piemonte: Il santuario di Vicoforte, noto anche come santuario basilica della Natività di Maria Santissima o santuario-basilica Regina Montis Regalis .

La basilica minore Regina Montis Regalis di Mondovì è situato nel territorio del comune di Vicoforte. Si tratta di una chiesa monumentale tra le più importanti del Piemonte, la cui cupola con sezione orizzontale ellittica risulta essere la più grande di tale forma al mondo.

Il complesso trae le sue origini da un santuario medievale, composto da un modesto pilone decorato da un affresco quattrocentesco raffigurante la Madonna col Bambino, eretto da un fornaciaio per propiziare la buona cottura dei mattoni.

Nel 1592, durante una battuta di caccia, un cacciatore di nome Giulio Sargiano colpì per sbaglio l’immagine della Vergine che, secondo la tradizione, sanguinò. La realtà vede invece il cacciatore pentito che appende il suo archibugio al pilone e inizia una grande raccolta di fondi per riparare il danno ed espiare così il suo peccato. L’archibugio è conservato all’interno del Santuario, nelle nuove sale destinate a museo (in attesa di apertura – luglio 2017).

Nel giro di pochi anni questo luogo divenne meta di pellegrinaggi sempre più frequenti ed attirò anche le attenzioni del duca Carlo Emanuele I di Savoia che, nel 1596, commissionò la costruzione di un grande santuario all’architetto di corte Ascanio Vitozzi. Nelle intenzioni del duca, il santuario avrebbe dovuto accogliere i molti pellegrini e diventare in seguito il mausoleo di Casa Savoia, luogo destinato alle tombe della famiglia, funzione assunta in seguito dalla basilica di Superga sulla collina torinese. Il Vitozzi morì nel 1615, quando la grande costruzione era stata eretta fino al cornicione, dove avrebbe dovuto essere innestato il tamburo della cupola. Morto anche il duca (che volle essere sepolto in santuario), a distanza di quindici anni dall’architetto, la costruzione si arrestò del tutto, lasciando il santuario a lungo tempo scoperto.

Un nuovo interesse dei fedeli si ebbe nel 1682, quando la Vergine del pilone venne solennemente incoronata, come ringraziamento del termine della guerra del sale. Da allora si riprese la costruzione, senza contare più sull’appoggio dei Savoia (che all’epoca stavano rivolgendo tutta la loro attenzione alla costruzione della basilica di Superga), grazie all’impegno dell’architetto e ingegnere monregalese Francesco Gallo che, incoraggiato da Filippo Juvarra, si cimentò nella grande impresa a partire dal 1728. Sopra il possente basamento in arenaria, di stampo manierista, venne rapidamente costruito il tamburo, di evidenti linee barocche, e la cupola, che venne terminata nel 1732.

La poderosa cupola ellittica innalzata dal Gallo, alta 74 metri, lunga 37,15 metri sull’asse maggiore e 24,80 metri sull’asse minore, venne disarmata non senza trepidazione, data l’arditezza della costruzione, tanto che si narra che dovette andare lui stesso a togliere le impalcature, poiché nessuno pensava che una struttura di quel tipo potesse reggere.

Tomba di Carlo Emanuele

Controversa fu invece la costruzione dei campanili, quattro secondo il progetto del Vitozzi. Il primo fu costruito rapidamente, su richiesta della madama reale Cristina di Francia, in visita a Vico (1642), e collegava il Santuario con il vicino monastero cistercense. Dieci anni dopo vennero innalzati i due campanili frontali e, per simmetria, anche il quarto, opposto al primo campanile, che rimase fino al 1830 l’unica torre campanaria funzionante.

All’annosa questione della sistemazione dei campanili si pose rimedio nel 1880, anno in cui il Santuario divenne monumento nazionale, quando venne indetto un concorso, al quale partecipò anche, con un progetto, Alessandro Antonelli. Nel 1884, finalmente, vennero avviati i lavori di sistemazione, con la costruzione di poderose ed elaborate cuspidi barocche, riprendenti lo stile di quella posta sulla lanterna che sovrasta la cupola. Per questioni di stabilità, però, le cuspidi vennero abbattute nel 1906 e i campanili ottennero la conformazione attuale.

Le decorazioni in affresco degli oltre seimila metri quadrati di superficie furono poi completate nel 1752 da Mattia Bortoloni e Felice Biella; il tema è quello della Salvezza. Nel 1709 lo scultore Giuseppe I Gaggini assunse l’incarico di realizzare il monumento con la statua di Margherita di Savoia, figlia del duca, terminato nel 1714. Il santuario assunse la forma attuale nel 1884, quando vennero costruiti i campanili e le tre facciate.

Santuario di Vicoforte – Stazione tram

Nel 1881 fu inaugurata la tranvia Mondovì-San Michele, la cui fermata centrale era situata dirimpetto al santuario, agevolando gli spostamenti dei pellegrini. Dopo numerosi passaggi di proprietà e l’elettrificazione, avvenuta nel 1923, la linea venne soppressa nel 1953.

Sito ufficialehttp://www.santuariodivicoforte.it/it/home.php

Fontehttps://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_di_Vicoforte

 

ROSA MISTICA DEL BRASILE

ROSA MISTICA DEL BRASILE

São José dos Pinhais – Paraná (1988 – 2015) 12 ottobre 1987

In questa piccola zona del Brasile la Madre di Dio appare sotto il nome di Rosa Mistica al veggente Eduardo Ferreira il quale ha il dono della bilocazione, della guarigione, della profezia e del sogno. Si è consacrato a Dio con il nome di “Irmão Eduardo”,  che significa “Fratel Eduardo”.

Il veggente, Eduardo Ferreira è nato il 31 luglio 1972 a Itajaí, nello stato di Santa Catarina. Dal 1997 vive a São José dos Pinhais (stato del Paraná), nel santuario costruito su richiesta della Vergine Maria.

Eduardo ricevette il primo segno all’età di 15 anni, il 12 ottobre 1987, quattro giorni dopo la sua prima comunione. Lui e la sorella Eliete, di 7 anni, stavano pregando davanti a una statuina di Nostra Signora di Aparecida (patrona del Brasile), trovata da Eduardo quattro anni prima (il 6 gennaio 1983) nel cortile di casa. Alle 12.35 – era una giornata nuvolosa – dalla figura uscì improvvisamente una piccola luce azzurra, che illuminò tutta la stanza. Dopo questo episodio, solo Eduardo continuò anche in seguito a vedere la stessa luce azzurra.

L’anno seguente, alle 18.00 del 12 febbraio 1988, Eduardo ebbe la prima apparizione nella sua stanza: “Vidi una bella ragazza vestita di bianco con una fascia azzurra in vita, sul braccio destro portava un rosario trasparente, molto luminoso. I capelli erano neri come la notte, gli occhi azzurri, il volto risplendeva di grande bellezza.Poté toccarla: era reale, trasmetteva calore. In questa visione osservò che la Vergine Santissima era in una grotta e al suo fianco c’erano molte rose: Eduardo le contò ed erano 54. La Madonna spiegò che quelle rose erano segreti riguardanti Vale do Itajaí, lo stato di Santa Catarina, la Regione Sud del Brasile, il Brasile, l’America, il mondo in generale e, in modo particolare, la Chiesa Cattolica.

Davanti ai piedi della Vergine scorreva un piccolo ruscello: apparse un serpente che tentò di buttarsi in acqua, ma lei lo schiacciò con un piede. Il serpente si contorceva tutto, cercando di fuggire. In questa visione, che durò più o meno cinque minuti, la Vergine Maria si presentò come Signora del Rosario e pronunciò alcune parole, tra cui:

Caro figlio! Sono la Madre di Gesù e la Signora del Rosario. Non avere paura, perché Dio ha un grande piano di salvezza per questa valle […] Mi manifesterò a Taquari (Rio Grande do Sul) ad alcuni giovani […] Pregate, pregate per le vostre famiglie.  Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Restate in pace.”

Le parti mancanti del messaggio sono rimaste segrete per volere della Madonna.

Sempre in questa visione, la Madonna chiese a Eduardo di recarsi a Taquari, dove avrebbe ricevuto un segno della sua presenza. Il 24 marzo 1988, come preannunciato, la Madonna apparse a Taquari ad alcuni giovani (Eduardo vi si recò il 20 febbraio 1998: al suo arrivo la Madonna gli apparse e ci fu un segno nel sole). Si tratta di apparizioni concluse, per le quali il vescovo locale ha autorizzato la divulgazione.

In seguito, Eduardo ha continuato a ricevere apparizioni della Madonna, di Gesù, di alcuni angeli e santi. Il 2 febbraio 1996 ha ricevuto le stimmate della Passione di Gesù alle mani, ai piedi, sul petto e sulla fronte. Nel maggio dello stesso anno ha iniziato a ricevere la Comunione dalle mani dell’Arcangelo Michele. I messaggi ricevuti sono oltre 800

Su richiesta della Madonna, ha lasciato la professione di infermiere per dedicarsi interamente al piano di salvezza di Maria. Attualmente, Eduardo accoglie i fedeli nel santuario e tiene incontri di preghiera in diverse città. Il 12 febbraio 1997, la Madonna annunciò che sarebbe apparsa ogni giovedì, il 12 di ogni mese e ogni volta che vi sarebbe stata la necessità di dare un messaggio.

CONSACRAZIONE A MARIA REGINA DELLA PACE E MEDIATRICE DI TUTTE LE GRAZIE

insegnata dalla Madonna a Eduardo il 21 agosto 1996.

Vergine Maria, Regina della Pace e Mediatrice di Tutte le Grazie. Io ti offro e consacro il mio corpo e la mia anima, il mio cuore, tutto quanto sono, tutto quanto ho. Mi consacro a te per amore e per amare. Mi affido alle tue cure materne. Voglio, come fece Gesù tutta la vita, onorarti unito al tuo cuore. Voglio soprattutto, o Madre, imitare la tua purezza, la tua umiltà, tutte le tue virtù. Voglio, o Madre, offrirmi e lottare ai tuoi ordini affinché venga il Regno di Dio. Madre, accogli questo mio atto di consacrazione, prendimi come tuo figlio e offrimi insieme a Gesù al Padre Celeste. Aiutami a essere fedele fino alla morte. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria. Amen.

Figlioli, ho bisogno dell’aiuto di ciascuno di voi affinché questi messaggi arrivino a tutti gli stati brasiliani e anche all’estero. Figlioli, non restate fermi. Iniziate oggi stesso a divulgare questi messaggi che, con tanto affetto, qui detto da anni. Non siate così indifferenti nei confronti dei miei messaggi, miei amati.” (10.04.2011)

Queste mie apparizioni sono la continuazione e conclusione di Montichiari” (12.05.2009)

I messaggi aggiornati vengono pubblicati qui: http://estigmasdecristo3.zip.net/

Il messaggio esplicito alla nostra terra: L’Italia!

7 febbraio 2013 – São José dos Pinhais/PR – Messaggio di Maria

Cari figli, sono la Regina e Mediatrice di Tutte le Grazie. Figlioli, se l’umanità continua a distruggere la natura come sta facendo adesso, molto presto si verificherà un grande cataclisma. Abbiate cura della natura fintanto che essa continua ad essere in armonia con il mondo. Amati, in questa quaresima vi invito a pregare per Papa Benedetto XVI. Non criticatelo e pregate invece per lui. Sono vostra Madre e vi invito ad abbandonare qualsiasi tipo di superstizione. Pregate, pregate. È necessario pregare in famiglia. Padri e madri, insegnate a pregare ai vostri figli prima che sia troppo tardi. Figlioli, lodate Dio in tutto! Chiedo la preghiera ai miei figli di Bologna (Italia). Abbiate cura dei vostri bambini e di ciò che è sacro. Conservate la tradizione e pregate tanto. La terra tremerà e molti si spaventeranno. Cadranno edifici e chiese, ma non date la colpa a Dio. Pregate miei figli italiani. Pregate e tornate e a Dio. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

“Amati, nella misura in cui lavorerete affinché questi messaggi arrivino ai miei figli, io la Rosa Mistica verrò a portarvi sempre più grazie divine.” (15.10.2015)

MESSAGGI CON RIFERIMENTI A MEDJUGORJE

28 maggio 1990 – Itajaí/SC-  Messaggio di Maria

Caro figlio! Prega per la pace della tua famiglia perché, se essi non pregano, c’è qualcuno che prega per loro e questo qualcuno sei tu. Continua a pregare affinché essi vedano e sentano la Fiamma del mio Cuore Immacolato che li scalda. Figlio, continua a pregare per tutti i tuoi parenti. Molti di loro si convertiranno in tempo, prima del segno da me previsto a Medjugorje. Avvisali finché c’è tempo. Trasmetti questi messaggi al maggior numero possibile di fedeli al mio Cuore Immacolato. Prega per i peccatori. Ti benedico.

1 novembre 1995 – Itajaí/SC – Messaggio di Maria
[…] molto presto non sarò più vista da molti figli.
Il ciclo delle mie apparizioni si concluderà il prossimo anno.
A partire dal 1997, non apparirò più a nuovi veggenti. Coloro che ho già scelto, continueranno a ricevere i miei messaggi. Con il passare dei giorni, io smetterò di apparire loro, chiudendo a Medjugorje con una figlia
Ricordati, qui in questa valle io appaio con il titolo di Mediatrice di Tutte le Grazie, portando i segni della Rosa Mistica, apparizione che viene da Montichiari – Italia.
2 agosto 1999 – São José dos Pinhais/PR – Messaggio di Maria

[…] Figlioli, prima del castigo ci sarà un grande segno che chiuderà il ciclo di tutte le mie apparizioni. Questo segno sarà dato sulla collina a Medjugorje, per confermare quello che ho detto in diverse apparizioni e anche qui. […]

27 gennaio 2001 – São José dos Pinhais/PR – Messaggio di Gesù

[…] Il mio Sacro Cuore sanguina al vedere cosa è stato fatto con i messaggi lasciati da mia Madre a Bonate, Kerizinen, Montichiari, Garabandal, San Damiano, Akita, Kibeho, Medjugorje e in tanti altri luoghi. Sì! Anche a Medjugorje. Lì mia Madre dà il suo ultimo avviso a tutta l’umanità. I suoi messaggi sono da leggere e non da mettere in un cassetto. O Generazione! Il vuoto già si impadronisce dei vostri cuori. Molto presto mia Madre non sarà più vista ai quattro angoli della terra. Solo a Medjugorje. Le sue lacrime iniziano già a cadere su tutta questa generazione. Il suo pianto aumenta ogni giorno al vedere che non c’è più tempo. Incontratemi nell’Eucaristia. Tranquillizzate i vostri cuori. Profeti annunciano date false sulla mia Venuta Gloriosa. Allontanatevi da coloro le cui bocche sono di lupi perversi. Sono Gesù.

13 febbraio 2014 – São José dos Pinhais/PR – Messaggio di Maria

[…] Pregate per i pellegrini che vanno a Medjugorje. Molti visitano quel luogo nella speranza di vedermi o anche di assistere a qualche segno. Molti ripartono delusi per non aver visto nessun segno soprannaturale. State attenti! Non cercate segni. Pregate con il cuore e mi vedrete con gli occhi della fede. Vi chiedo anche preghiere per i veggenti di Medjugorje, affinché i miei piani per quella parrocchia si concretizzino con questo Papa. Pregate per i sacerdoti e i vescovi che visitano Medjugorje, affinché diano buona testimonianza nelle loro parrocchie e diocesi. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

25 giugno 2014 – Itajaí/SC – Messaggio di Maria

[…] Ricordate oggi la mia seconda apparizione a Medjugorje. Quante grazie il Signore continua a riversare in quel luogo, dove migliaia di figli vanno tutti gli anni a cercare benedizioni. Quanti sacrifici vengono fatti in quel luogo per ottenere la grazia della conversione. E voi qui in Brasile cosa state facendo per la vostra conversione? State visitando i luoghi di pellegrinaggio? Luoghi in cui sono apparsa veramente? […]

30 ottobre 2014 – São José dos Pinhais/PR – Messaggio di Maria

[…] Ricordate quello che vi dissi a Medjugorje nei primi tempi. Sarò presente nell’Eucarestia insieme al mio Divino Figlio Gesù. Perché andare così lontano se sono così vicina? […]

Fonte: http://apparizionidimariarosamistica.blogspot.it/2015/04/apparizioni-di-maria-rosa-mistica-sao.html

 

MADRE DI DIO DI CRACOVIA

MADRE DI DIO DI CRACOVIA

2 ottobre e la 1a dom. di ottobre

La Basilica Dominicana della Trinità di Cracovia è una grande cappella dedicata alla Madre di Dio del Rosario una delle più grandi ed importanti della città più antica ed estese della Polonia meridionale.

All’interno della gotica basilica posta nella città vecchia sull’altare maggiore troviamo l’icona della Madre di Dio del Rosario, incoronata il 2 ottobre 1921.

Si tratta di una copia dell’immagine Salus Populi Romani (Salute della gente romana) posta nella chiesa di Santa Maria delle Nevi a Roma – l’icona miracolosa che Papa Gregorio il Grande portò in processione per porre fine alla peste del 597.

La stessa icona venne utilizzata anche durante la battaglia di Lepanto ( 7 ottobre, 1571), quando le navi di una coalizione dei paesi cristiani cercavano di fermare le navi turche provenienti dalla Grecia. In quell’occasione Papa Pio V pregò il rosario con un grosso gruppo di fedeli davanti all’icona romana e la situazione si risolse a loro favore.

Salus Populi Romani

L’antica immagine divenne quindi associata alla nuova devozione del rosario e al salvataggio dell’Europa dalla regola ottomana. La devozione a questa miracolosa icona si sparse in tutta l’Europa cattolica creando chiese dedicate a Nostra Signora delle Nevi e copie del Salus Populi Romani.

Fu il cardinale Maciejowski a portarne una copia da Roma a Cracovia nel 1600. L’immagine ebbe un ruolo di primaria importanza in una battaglia che venne definita la “Lepanto polacca” nel 1621, quando a Khotyn, in Ucraina (poi Chocim, in Polonia) una forza alleata di polacchi, lituani e ucraini affrontò l’esercito turco per ben due volte sempre affidandosi alla Santa Immagine.

Il 3 ottobre il vescovo di Cracovia si decise a condurre una lunga processione con la recita del rosario e la Santa Icona in testa al corteo. L’intera popolazione si unì in questa accorata preghiera che giunse davvero a toccare il cuore della Santa Vergine. Infatti i turchi invece di sferrare l’attacco definitivo, ricapitolarono e decisero di firmare un Trattato di Pace.

La Madonna del Rosario si era guadagnata un’altra vittoria e il popolo un’altra occasione per lodarla e ringraziarla. La sua festa è celebrata a Cracovia la prima domenica di ottobre. Il sito web della Basilica è www.krakow.dominikanie.pl/. (Informazione anche da Podhalanski Serwis Informacyjny WATRA, www.watra.pl; e altre fonti; immagine da Diecezja Gliwicka , www.kuria.gliwice.pl .)

Fonti: http://www.wherewewalked.info/feasts/10-October/10-02.htm; http://mariancalendar.org/matka-bo%C5%BCa-ro%C5%BCa%C5%84cowa-cracow-poland/

MADONNA DELLE FORMICHE

MADONNA DELLE FORMICHE

Val di Zena (Bo), a 20 km da Loiano – 08 settembre

Da secoli, ogni 8 settembre milioni di formiche alate vanno a morire dentro e intorno al Santuario di Santa Maria, a 30 km circa da Bologna. Qui da sempre il popolo ha pensato che le formiche andassero a rendere omaggio alla Madonna nel giorno della sua festa.

Sono ben tre i luoghi in Italia che vengono associati alle formiche ed in particolare alle cosiddette formiche alate. Questi insetti infatti, verso la fine dell’estate, dopo un volo nuziale compiono un rito di accoppiamento al termine del quale le regine volano per formare i loro nidi mentre i maschi muoiono cadendo a terra… proprio in questi luoghi sorgono chiese e santuari, il più famoso si trova vicino a Loiano nella Val di Zena (BO) su quello che è stato chiamato appunto… Monte delle Formiche.

Questa particolare varietà di formiche è chiamata Mirmyca Scabrinodis, più volgarmente conosciuta come Formica Alata. A migliaia ogni anno nei primi giorni di settembre si recano in questo luogo per morire tutte insieme nella zona adiacente al santuario.

Non è ancora chiaro dal punto di vista scientifico il perché si verifichi il fenomeno su questo monte, ma proprio grazie a questa incertezza si deve la grande devozione popolare. Per secoli infatti è stato considerato e forse lo è ancora, un miracolo che avvenendo proprio il giorno della festa mariana della Natività di Maria, ha aumentato la convinzione che si trattasse di un omaggio di questi insetti per la Madre di Dio. Anche se in realtà il giorno esatto può variare in base soprattutto alle condizioni climatiche.

La Chiesa prende comunque sempre le distanze da queste esaltazioni popolari gratuite, ma l’impatto che continua ad avere sui suoi fedeli è palese e lo testimonia l’iscrizione latina che troviamo sotto l’immagine santa della Vergine: “Centatim volitant formicae ad Virginis aram quo que illam voliant vistmae tatque cadunt”, ansiose volano le formiche all’altare della Vergine, pur sapendo che ai suoi piedi moriranno.

Secondo una tradizione locale pare che nel 1946 il parroco volle fermare questa tradizione reputandola più superstizione che vera fede e … strano a dirsi … furono proprio i comunisti, i più accaniti sostenitori di questo rito, che non volendo rinunciare al dono della salute, si ritrovarono l’8 settembre del 1946 a Bologna per una processione con stendardi e bandiere rosse pronte a raccogliere i miracolosi volatili caduti per volontà divina…

L’8 settembre dunque i fedeli della Madonna delle Formiche si recano sul Monte delle Formiche e partecipano ad una solenne processione in onore della Natività della B.V.M. e poi, servendosi di larghi e bianchi lenzuoli, vengono raccolte le “Formiche della Madonna” che sono cadute a terra, per essere messe in sacchettini per i fedeli, che dopo essere stati benedetti, li tengono come buon auspicio per prevenire i dolori reumatici e quelli allo stomaco.  

Una volta venivano anche dati da mangiare a chi soffriva di mal di pancia e sembra fosse un rimedio incredibilmente valido, perché passava davvero! Per quanto possa essere bello pensare che si tratti di un miracolo, in realtà più probabilmente era grazie all’acido formico che contenevano e che ancora oggi, viene utilizzato in medicina per curare emicranie, reumatismi e mal di denti.

Altri luoghi associati al culto delle formiche sono:

Chiesa di San Giovanni delle Formiche – Foresto Sparso

Pomarance (Pisa) – In questo luogo di culto è abbinato alla figura di San Michele in quanto le formiche alate prediligendo proprio il giorno della festa dei Santi Arcangeli hanno scelto di morire il 29 settembre. Ormai la chiesa è ridotta ad un rudere, e le piccole amiche alate hanno deciso di ricapitolare sulla vecchia campana della torre del Palazzo Pretorio.

Foresto Sparso (Bergamo) – Qui le formiche hanno scelto il giorno di San Giovanni, il 29 agosto, e sulla cime del monte Cunisio è nato il santuario omonimo a San Giovanni delle Formiche.

Fonti: http://www.placidasignora.com/2010/09/08/lo-strano-caso-delle-formiche-della-madonna/; http://www.montedelleformiche.it/

 

 

 

Madonna di Boulogne

MADONNA DI BOULOGNE

Francia, 10 luglio

La Nostra Signora di Boulogne apparve su una barca a vela nel settimo secolo chiedendo a S. Ide la costruzione di una chiesa. Nel XIII secolo era un luogo di pellegrinaggio delle dimensioni della Lourdes di oggi.

Boulogne-sur-Mer si trova nel Passo di Calais, diocesi di Arras. Questo santuario è una delle tre cattedrali della diocesi, insieme a quella di Arras e di St Omer, la sua storia è stata attraverso i secoli una testimonianza di fede, conversione, riconciliazione, pace.

Alcuni manoscritti del tardo Medioevo narrano la storia di questa Vergine seppure con alcune varianti:

Una signora molto bella arriva in barca dal mare in una piccola barca senza vele. A coloro che la vedono e le chiedono il nome, Essa risponde che è il “sostegno dei peccatori, una fonte di grazia e fonte di misericordia.” Dopo di che aggiunge: “Voglio che una luce divina scenda su di voi e sulla vostra città…. Amici, costruite una chiesa a mio nome

Un’altro racconto narra che intorno all’anno 636, al tempo del re Dagoberto e San Omer era vescovo di questa regione, in un tardo pomeriggio gli abitanti erano riuniti in una cappella coperta di canne e rami, situati nella parte superiore della città, quando la Madre di Dio apparve invitandoli ad andare verso la riva del mare, dove avrebbero trovato una barca. Essi andarono e ne trovarono una senza vela, senza remi senza alberi che trasportava una Vergine di legno, circa tre metri di altezza con Gesù che teneva teneramente nel braccio sinistro. Entrambi con un’impressione straordinaria di calma, pace e felicità. (Fonte: sito della cattedrale) Entro il 1100, la contessa di Boulogne Ide, che più tardi divenne S. Ide, costruì una chiesa romana. Il lavoro è durato 200 anni. Il coro gotico chiude l’inizio del Quattrocento.

Nei secoli successivi Boulogne diventò una tappa nel cammino Santiago de Compostela, in particolar modo per i pellegrini provenienti dall’Inghilterra o dal Belgio, dalla Spagna o dall’Italia.

La cattedrale della Madonna di Boulogne dopo varie vicissitudini venne completamente distrutta durante la Rivoluzione Francese quando le chiese e i conventi furono dichiarati proprietà statale. I mobili furono venduti e distrutti. La statua fu bruciata nel 1793. La cattedrale divenne un arsenale, un deposito, per poi essere venduta a commercianti stranieri della città, che la demolirono pezzo per pezzo.

La mano destra della statua, però, essendo caduta precedentemente, rimane l’unico pezzo originale della statua, che viene a tutt’oggi conservato in un reliquiario sotto la cupola. 

Nel 1820 un abate benedettino (Abbot Haffreingue) sentì come una chiamata interiore a ricostruire quelle antiche mura. Dedicò così tutta la sua vita alla ricostruzione del santuario, per portarlo così all’antico splendore, ma si può dire che ciò avvenne solo tra il 1943 e il 1948, quando 4 immagini della Madonna pellegrina di Boulogne attraversarono tutta la Francia, fermandosi in 16.000 parrocchie.

Con i soldi donati dalla sua famiglia, acquistò la terra e le macerie della cattedrale e per cominciare costruì una piccola cappella. Un generoso donatore donò una somma di 48.000 franchi e dopo questa ne arrivarono altre da tutta la Francia e persino l’Inghilterra. Ricominciarono così i pellegrinaggi e le donazioni aumentarono ancora. Ma l’abate Haffreingue era molto modesto e fece scrivere all’esterno della cattedrale, sotto il portale centrale “A domino factum est”: questo è il lavoro del Signore.

Dal 1943 al 1948 quattro riproduzioni della Vergine di Bologna, chiamate anche “Madonna del Grande Ritorno”, ciascuna montata su un’auto, hanno percorso 120.000 km. In tutta la Francia visitarono 16.000 parrocchie risvegliando la fede, la preghiera e la conversione di molti.

La statua della Vergine fu portata in un pellegrinaggio marittimo con una barca durante la seconda guerra mondiale per chiedere la fine del conflitto.

Fonte: http://forosdelavirgen.org/162/nuestra-senora-de-boulogne-francia-10-de-julio/

 

 

ISTITUZIONE DELL’ANGELUS

ISTITUZIONE DELL’ANGELUS

28-29 giugno 1456

L’istituzione di questa pia pratica religiosa, che ricorda l’Incarnazione del Verbo; come nacque, come si diffuse, la pia pratica con il video e la storia.

Il nome deriva dalla parola iniziale del testo in latino, Angelus Domini nuntiavit Mariae. L’Angelus ricorda l’evento salvifico per cui, secondo il disegno del Padre, il Verbo, per opera dello Spirito Santo, si fece uomo nel grembo di Maria Vergine.

L’origine di questa pratica devozionale è da collocarsi, probabilmente, nei monasteri medievali. Mentre i monaci coristi cantavano le ore liturgiche, composte essenzialmente di salmi (conosciuti a memoria) e di antifone, i conversi, spesso illetterati, interrompevano le loro occupazioni manuali e si univano alla preghiera.

Sembra che l’istituzione dell’Angelus sia stata attribuita a Papa Urbano II, da Papa Giovanni XXII, ma ufficialmente e su vasta scala venne messa in pratica con Papa Callisto tra il 28 e il 29 giugno del 1456 quando invitò tutti ad invocare l’intercessione della Madre di Dio attraverso questa secolare preghiera inizialmente recitata solo al tramonto.

S’intendeva così trovare protezione e grazia presso la Santa Vergine durante un periodo storico particolarmente inqueto e travagliato. L’impero turco infatti minacciava l’Europa e la pace del continente.  La recita tripla fu ratificata dal re Luigi XI di Francia, il quale nel 1472 ordinò che fosse recitata tre volte al giorno.

A partire dal pontificato di papa Paolo VI, alcune emittenti radiofoniche e televisive, anche in Eurovisione, iniziarono a trasmettere la recita dell’Angelus: ogni domenica il Papa a mezzogiorno tiene un breve discorso al termine del quale recita l’Angelus che, nel Tempo Pasquale, viene sostituito dal Regina Coeli.

Angelus di Jean-François Millet

Questa pia pratica include un’indulgenza parziale per i fedeli che recitano l’Angelus all’aurora, al mezzogiorno e al tramonto – o il Regina Coeli nel tempo pasquale.

L’Angelus di Jean-François Millet, è un dipinto realizzato nel 1858-1859 e conservato nel Museo d’Orsay di Parigi, è una delle sue più note opere e che meglio raffigura questa fervente devozione. Mostra infatti una coppia di contadini, intenti nella preghiera, che hanno interrotto il duro lavoro dei campi al suono delle campane che annunciavano l’Angelus. Dichiarerà in seguito Millet:

« L’Angelus è un quadro che ho dipinto ricordando i tempi in cui lavoravamo nei campi e mia nonna, ogni volta che sentiva il rintocco della campana, ci faceva smettere per recitare l’angelus in memoria dei poveri defunti »

Nel Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica tre brevi testi raccontano gli episodi, recitandoli come versetti e responsorio, alternati con la preghiera dell’Ave Maria. Tale devozione viene recitata tre volte al giorno, all’alba, a mezzogiorno ed al tramonto. In tali orari una campana, talvolta detta “campana dell’Angelus” o “campana dell’Ave Maria”, viene suonata. Al termine dell’Angelus si può recitare il Gloria per tre volte ed il Requiem aeternam una volta per le anime dei fedeli defunti. Talvolta è in uso aggiungere anche la recita dell’Angelo di Dio.

PREGHIERA DELL’ANGELUS

V/. L’Angelo del Signore portò l’annunzio a Maria

R/. Ed ella concepì per opera dello Spirito Santo.

Ave, Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

V/. “Eccomi, sono la serva del Signore.

R/. “Si compia in me la tua parola.

Ave, Maria…

V/. E il Verbo si fece carne.

R/. E venne ad abitare in mezzo a noi.

Ave, Maria…

V/. Prega per noi, santa Madre di Dio.

R/. Perché siamo resi degni delle promesse di Cristo.

Preghiamo. Infondi nel nostro spirito la tua grazia, o Padre; tu, che nell’annunzio dell’angelo ci hai rivelato l’incarnazione del tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce guidaci alla gloria della risurrezione. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Fonti: http://www.roman-catholic-saints.com/institution-of-the-angelus.html; https://it.wikipedia.org/wiki/Angelus; https://it.wikipedia.org/wiki/L%27Angelus_(Millet)

MADONNA DELLA CAVA DI PIETRAPERIZIA

MADONNA DELLA CAVA DI PIETRAPERIZIA

Ancora una volta sembra che la Madonna voglia essere ritrovata amata o onorata in un determinato posto dando segni eloquenti della sua presenza, della sua volontà e del suo amore.

Maria Santissima della Cava è la principale Patrona insieme a San Rocco del paese di Pietraperizia. Viene ricordata con maggior devozione durante l’estate e celebrata il 14 agosto di ogni anno, vigilia dell’Assunta con una messa solenne notturna presso l’omonimo santuario sito in contrada Cava, a circa 4 km dal centro abitato del paese e generalmente presieduta dal vescovo della diocesi di Piazza Armerina. La sera del 15 agosto un palio storico viene portato in processione per le vie del paese.

Secondo la leggenda, un muto trapanese ebbe in sogno la Madonna, la quale gli indicò il punto esatto dove egli, scavando, avrebbe trovato una sua effigie. L’uomo di Trapani così si mise in viaggio e giunto a Pietraperzia nel luogo ove oggi sorge il santuario, scavò e ritrovando la sacra icona ebbe in dono la parola.

Si narra anche che nel tentativo di riportare a Trapani l’immagine, questa cadde più volte dal carro facendo intendere all’uomo che la volontà della Madonna fosse di rimanere in quel luogo e così venne costruita una cappella con un cortile e delle cellette per gli eremiti detti della Cava e solo successivamente un convento per ospitare i padri Agostiniani. In realtà non vi sono fonti certe riguardo al suo ritrovamento, anche se probabilmente tale immagine fu realmente seppellita al fine di preservarla dall’iconoclastia del VIII sec d.C.

L’immagine consiste in un dipinto murale o affresco, raffigurante una Madonna con Bambino, nell’atto di allattare. Gli sguardi sono rivolti verso l’osservatore ed entrambi appaiono benedicenti. Il Bambin Gesù reca in mano un globo crucigero, tipico elemento iconografico attribuito spesso alla figura di Cristo bambino. È collocato sull’altare maggiore del Santuario, contornato da un trono in legno di cipresso, artisticamente intagliato e decorato in oro zecchino.

Il dipinto conserva nella composizione e nella rappresentazione dei chiari riferimenti a un’iconografia bizantina, risultati ancora più evidenti dall’importante e recente restauro alla quale l’opera è stata sottoposta nel 2014. Tuttavia detti lavori, hanno evidenziato come, probabilmente, la composizione generale delle figure potesse essere diversa; infatti le ripetute fratture e rifacimenti amatoriali susseguitisi nei secoli, potrebbero aver compromesso soprattutto la porzione in basso a sinistra, ove la disposizione dell’arto della Madonna appare del tutto innaturale.

La cappella originaria infatti fu rifatta ed ampliata diverse volte con delle porte alla francese che davano a ponente. Nel 1687 i padri Agostiniani abbandonarono il santuario in seguito alla soppressione di tale ordine. Proprio in quell’anno fu deciso di prelevare l’Immagine e trasferirla nel centro abitato, presso la chiesa del reclusorio delle orfane (oggi Chiesa di Maria SS. del Soccorso, vulgo Carmine). Quando la lettiga dove viaggiava il dipinto giunse nelle vicinanze di Pietraperzia, fu ribaltata dalle mule imbizzarrite, provocando varie fratture alla pietra dipinta, documentate anche dai restauri. Ancora una volta tale avvenimento venne interpretato come una volontà divina, così la Sacra Immagine fu ricomposta nel luogo originario.

Nel 1721 furono portati a compimento i lavori di ampliamento del Santuario. In questo periodo si ebbe la nomina di Patrona della città. Tali avvenimenti sono raccontati e raffigurati in due affreschi, collocati nella cappella dedicata alla Madonna della Cava, presso la Chiesa Santa Maria Maggiore di Pietraperzia, e gli stessi sono riproposti, ma con dei bassorilievo in gesso, ai lati dell’altare del Santuario, opere di Giuseppe Fantauzzo di Barrafranca (1851 – 1899).

Il restauro recente restauro ha così portato alla luce un’immagine molto diversa da quella tramandata nei secoli e trasformata dai molteplici interventi.

La tradizione è documentata dal libro di frate Dionigi da Pietraperzia (1744 – 1801), storico pietrino e minore riformato della Provincia di Val di Noto, pubblicato nel 1776 e che ha per titolo Relazione critico-storica della prodigiosa invenzione d’una immagine di Maria Santissima chiamata comunemente della Cava di Pietrapercia. Dalle sue ricerche, il Dionigi deduce che la data del ritrovamento sia da collocare prima del 1222, avendo ritrovato un rescritto del 1227 da cui si evince che la contrada dove oggi sorge il santuario si chiamasse già nel 1222 Madonna della Cava. Non si sa per certo dunque se il nominativo Cava sia dovuto al ritrovamento per via degli scavi (quindi da cavata) o dalla contrada che già doveva portare il nome di Feudo della Cava.

La chiesa contiene anche altri beni artistici tra i quali: un piedistallo di acquasantiera con sculture attribuite ad Antonello Gagini; due tele di grandi dimensioni raffiguranti ľIncoronazione della Vergine del Rosario (1716) e ľAssunzione di Maria Vergine al cielo (fine XVIII sec.); un organo a canne del 1845, costruito dalla ditta Gueli di Caltanissetta.

La devozione da parte dei pietrini per la Madonna della Cava è considerevole. Essi sono soliti, dal mese di maggio e per tutta l’estate, recarsi spesso al Santuario in pellegrinaggio a piedi, come forma di devozione o per grazia ricevuta, e durante il quale viene recitato il Santo Rosario, con formule anche in dialetto pietrino. Inoltre nel mese di maggio si può assistere ai caratteristici Sabati, pellegrinaggi organizzati dalle Associazioni dei Camionisti e dei Trattoristi, i quali partono da Pietraperzia con i propri mezzi di lavoro e si recano al Santuario coinvolgendo tutta la comunità; evoluzioni moderne dell’ormai tramontato Sabato dei Carrettieri, dove lo stesso iter odierno veniva percorso con i mezzi di lavoro di allora.

Fontehttps://it.wikipedia.org/wiki/Madonna_della_Cava

SANTA MARIA DI ANZANO

SANTA MARIA DI ANZANO

Anzano (FG) 1° Lunedì di Pentecoste

Forse nascosta per salvarla alla follia iconoclasta Santa Maria di Anzano ha scelto da se stessa il luogo nel quale rimanere e l’affetto della popolazione le ha dato modo di elargire grazie senza numero ai suoi devoti.

Il primo documento in cui si parla di Santa Maria di Anzano (sancteque marie de anzano), risale al 1131 e trattasi di una pergamena conservata presso La Biblioteca Nazionale di Cava dei Tirreni (SA). L’anno 1131, con tutta probabilità potrebbe, dunque, essere considerato anche l’anno a cui far risalire l’origine della Chiesa di Anzano.

La tradizione popolare vuole che la statua sia stata ritrovata in un folto bosco e da allora venerata come Santa Maria di Anzano, in relazione alla denominazione del luogo in cui fu ritrovata. Probabilmente la statua fu nascosta nel bosco dai fedeli della vecchia Anzano durante le persecuzioni iconoclaste, avvenute negli anni 726-84.

Dal libro “Anzano di Puglia” di Mons. Don Rocco Staffiere abbiamo la descrizione delle origini e la leggenda del ritrovamento della Vergine.

«Dove ora trovasi Anzano era, un tempo, bosco folto… V’era qualche casetta, qua e là, ove i mandriani e pastori portavano a sera i buoi o il gregge, ed i centri abitati erano alquanto lontani. Alcuni «villani» di Trevico, città antica e sede vescovile, di Zungoli e della contrada Scampata presso Città di Contra (così detta perché, forse, a differenza della circostante zona boschiva, era senza alberi, come ora: è l’attuale Scampitella) s’erano uniti a pascolare insieme i loro buoi, o si recavano insieme a qualche fiera… Il bosco era attraversato da una sola strada mulattiera che, lastricata a selce, immetteva sulla via romana Erculea o Eclanense. Entrati nel bosco, dietro le loro mandrie, quei villani nel fitto degli alberi e dei rovi videro una statua maestosamente seduta su di una sedia regale con braccioli, con sul ginocchio sinistro un bambino che sostiene a sua volta con la destra un piccolo mappamondo sormontato dalla croce, tutta ricoperta da un manto azzurro trapunto di stelle: era la Madonna…

Nella semplicità della loro fede, nella grandezza del loro amore filiale verso la Madre di Dio, cui sempre i semplici ed i buoni ricorrono, si rivolsero subito al vescovo di Trevico, che, recatosi sul posto con tutto il clero di quella città, cercò di far trasportare quella bella, maestosa, pesante statua a Trevico, su di un carro agricolo tirato da buoi. Il carro si mosse, ma dopo un tratto di strada non lungo (ancora oggi viene indicato quel posto, a «Macinante», là dove tuttora i pellegrini trevicani vengono incontrati dalla Madonna quando arrivano numerosi in devoto pellegrinaggio annuale, a piedi!), il carro si arrestò e fu impossibile, col pungolo, con la voce, con l’aiuto delle robuste braccia dei mandriani, costringere buoi e carro a muoversi ancora. Si tentò, allora, di immettersi sulla via Erculea, facilmente praticabile coi carri e coi cocchi, e di portare la statua della Madonna a Zungoli. Fu inutile anche questo tentativo! A cento metri dall’immissione sulla via Erculea, al posto ora detto « Casino », buoi e carro non si mossero più! Il terzo, ultimo tentativo, quello di recarsi verso Scampata o Scampitella, ebbe lo stesso effetto: carro e buoi non si mossero dal posto ora detto «Masserie».

Si comprese, allora, che la Madonna voleva restare là, ov’era stata ritrovata; la si riportò. In quel posto fu costruita subito una chiesetta che divenne un faro di richiamo per tutti i buoni mandriani e villani circostanti; là uomini, donne e bambini si raccoglievano a sera, ai piedi della loro Madonna che fu chiamata S. Maria in Silice (dalla via lastricata a selce, o selciato: silex, silicis), a cantare le lodi e benedizioni di Lei; là accorrevano, con gli altri, i cittadini della vicina Anxanum-Anzano; là si raccoglievano ogni anno, nel giorno anniversario del rinvenimento della statua – il lunedì di Pentecoste -, portando con se i loro sacerdoti, tutti gli abitanti di Trevico, di Zungoli, di Scampitella e della vicinissima Anzano

Intorno a quella prima chiesetta i semplici contadini abbatterono gli alberi, dissodarono la terra, costruirono le loro abitazioni quasi sempre fatte di pietre e fango o di travi rivestite di culmo – la miseria ed i continui terremoti li costringevano a tanto! -, onde è restato celebre Anzano come il paese dei «pagliai»; quelle prime povere case, quei pagliai e quei contadini vennero crescendo di numero col tempo, specialmente con l’immigrazione massiccia dei restanti cittadini dell’Anzano distrutta ed abbandonata, e formarono un villaggio.

È questa la leggenda, semplice e comune a tanti altri paesi di questo nostro Meridione cattolico e mariano, leggenda che ogni anzanese ha appreso, fino a qualche anno fa, sulle ginocchia della mamma, quando durante le lunghe sere invernali, durante la quaresima specialmente, tutti nelle famiglie recitavano il Rosario alla Madonna con canto monotono e nostalgico. E’ questa la leggenda che si confonde con la storia del paese, che si ripete da padre a figlio, che indica nel posto attuale del battistero parrocchiale il luogo del rinvenimento della statua della Madonna e che è in parte suffragata dal fatto che ancor oggi, a distanza di anni e di secoli, gli abitanti di Trevico, di Zungoli e di Scampitella, guidati dai loro sacerdoti, nel giorno dedicato alla festa della Madonna di Anzano, o S. Maria di Anzano – il lunedì di Pentecoste, come si è detto – muovono in pio e numeroso pellegrinaggio verso Anzano, vengono ricevuti dalla Statua che in processione va loro incontro nei tre posti indicati dalla tradizione ove il carro si sarebbe fermato per non più muoversi verso i rispettivi paesi.

Ma questa tradizione, vivaddio, si inserisce bene nel contesto storico, trova conferma nei fatti storici che abbiamo riferito e che riferiremo ancora; a sua volta essa sola riesce a spiegarci alcuni fatti che diversamente risulterebbero incomprensibili».

Nel 1930 la Chiesa fu completamente distrutta dal terremoto del Vulture. In tale occasione fu gravemente danneggiata anche l’antica statua della Madonna di Anzano, di cui poi si sono perse le tracce dopo essere stata data o venduta ad un restauratore dall’allora parroco di Anzano Don Rocco Staffiere. Sulle rovine della vecchia chiesa, subito dopo il terremoto, fu edificata l’attuale Chiesa, in stile gotico. Allo stesso periodo risale anche l’attuale statua raffigurante la Madonna di Anzano. L’attuale campanile fu costruito successivamente alla chiesa ed inaugurato nel 1948.

Il riconoscimento della Chiesa di Anzano a Santuario Mariano risale al 21 novembre 1820, anno in cui il Papa Pio VII, riconosce alla chiesa di Anzano un raro privilegio, quello di “Giubileo perpetuo” per cui, ai fedeli che visitano la chiesa nel giorno della festa della purificazione della Beata Vergine Maria (due febbraio) è concessa l’indulgenza plenaria perpetua. A ricordo di tale privilegio, all’ingresso dell’attuale Chiesa, sulla sinistra, c’è una lapide di marmo con una scritta in latino la cui traduzione è la seguente:

D. N. Papa Pio VII – A tutti i fedeli in Cristo veramente pentiti e confortati dalla Santa Comunione, che visitano questa chiesa di Anzano nella festa della purificazione della B.V.M. e che pregano secondo le intenzioni di sua santità, è concessa l’indulgenza plenaria ai fedeli applicabile anche ai defunti. Dai primi vespri a tutta l’ottava della stessa festività. – Ciriaco Arciprete Rossi umilmente pregante nel giorno 21 novembre nell’anno R S 1820 amorevolmente in eterno.

Maggiori informazioni: file:///C:/Users/Monica/Downloads/Parrocchia.pdf

 

 

VERGINE DEI DOLORI DI CHANDAVILA

VERGINE DEI DOLORI DI CHANDAVILA

La Codosera – Spagna – 27 maggio

Nel maggio 1945, proprio alla fine della seconda guerra mondiale, la Santa Vergine apparve a Chandavila (Spagna) a due ragazze contemporaneamente ma in due posti differenti – Marcelina Barroso Exposito (ora suora di clausura) e Afra Brígido Blanco – sotto il titolo di Madonna dell’Addolorata.

La Codosera è un comune della provincia di Badajoz in Extremadura. Si trova a NW di Badajoz, al confine con il Portogallo. Le apparizioni della Santa Vergine a Chandavila iniziarono ufficialmente nel 1945, ma già settantacinque anni prima nel giugno del 1870, una ragazza disse di vedere la Vergine a “Valleseco”.

APPARIZIONI A MARCELLINA

Erano le tre del pomeriggio del 27 maggio 1945, quando la giovane Marcelina Exposito Barroso con la cugina Agustina Gonzalez (entrambi di La Codosera), camminavano verso il villaggio di “Marco” per completare un costume alla madre. Avevano percorso circa due miglia, quando, attraversando il posto chiamato Chandavila, notò una forma scura, distante duecento metri a destra della strada. Cercò di non prestarvi attenzione ma una forza interiore la spinse a vedere meglio. Si accorse così che quella sagoma luminosa aveva le sembianze della Vergine Addolorata, metà sollevata nel tronco di un castagno, circondate da costellazioni luminose, con un mantello nero ricamato di stelle. Il suo volto rifletteva una tristezza mortale e divina.

Scomparsa la visione, la ragazza corse al villaggio, insieme alla cugina, anche se lei non aveva visto nulla. Cercò di non dire niente a casa ma non riuscì a mantenere il segreto che rivelò così alla madre e presto la notizia si diffuse in tutto il paese.

Il 4 giugno al mattino, dopo nove giorni dalla prima apparizione, nuovamente a Chandavila, Marcelinita rivede la Vergine, la quale le chiese di tornare la sera, e di fare un sacrificio alla presenza di tutti.

Quella sera molte persone spagnoli e portoghesi seguirono la veggente verso il luogo dell’apparizione. La Santa Vergine apparve nel cielo azzurro quando ancora distavano una sessantina di metri da Auburn e le chiese di camminare in ginocchio fino all’albero dell’apparizione assicurandola dicendo: “Non temere, niente ti accadrà, perchè ti metterò davanti un tappeto di canne e di erbe in modo che tu non ti faccia male“.

Marcelina Exposito Barroso

Dal ruscello la ragazza cominciò quindi a camminare sulle ginocchia mentre davanti a lei le persone si spostavano per farle strada. Sua madre, la signora Agustina, presente, svenne nel vedere il comportamento anomalo della figlia. Marcelinita rimase per dieci minuti in ginocchio accanto all’albero dove ebbe la visione di una chiesa sul cui altare era posta la Santa Vergine che le chiese di bagnare le dita nell’acqua santiera e tutti i presenti videro il suo gesto.

Le chiese poi se voleva seguirla e senza esitazione rispose: “Sì, signora, ora“, la Vergine sorridendo l’abbracciò e la baciò sulla fronte. Marcelinita sentì sul viso il mantello della Madre di Dio e Le chiese la costruzione di una cappella in suo onore.

Una volta terminata l’estasi, Marcelina, parlava con i suoi amici, come se nulla fosse accaduto. Le ginocchia di Marcelina non avevano alcun segno o alcun graffio, pur avendo percorso duecento metri, anche se molti giovani (e anche il pastore di Codosera, Juan Antonio Galán e Guy) tentarono di imitarla non vi riuscirono per via dei tagli e delle ferite.

Marcelina ebbe altri incontri con la Vergine, divenne poi religiosa nella Congregazione delle Suore della Croce, il 2 agosto 1975, a Siviglia, dedicata alla cura di malati, orfani, poveri e anziani. Con il nome di Suor Mary della Misericordia della Croce. Oggi è in clausura nel Convento a Ciudad Real.

APPARIZIONI AD AFRA

Afra Brígido White, è nata il 21 gennaio 1928 e aveva diciassette anni quando il 30 maggio (festa del Corpus Domini), alle tre del pomeriggio (contemporaneamente alla comparsa della Vergine a Marcelina), decise di andare a Chandavila con i suoi amici.

All’arrivo le parve di vedere, tra le nuvole, una cappella con la forma esatta di una croce. Il giorno dopo, si trovava esattamente nello stesso luogo, dove molte persone erano già riunite per l’apparizione di Marcelina. Brown si sedette e vide fuori dalle nuvole un oggetto scuro che si avvicinava lasciando intravedere l’immagine della Vergine Dolorosa, di profilo, con la faccia rivolta a destra. Per lo stupore nel vederla avvicinarsi a lei Afra svenne.

Pochi giorni dopo muore la nonna e vedendo il suo grande dolore i suoi amici la convincono a tornare a Chandavila. Era il 17 giugno, e il fenomeno si ripete identico alla volta precedente, solo che questa volta entra in estasi ed inizia a camminare sulle ginocchia a fianco del ruscello fin quando la Santa Vergine gli chiede di alzarsi e avvicinarsi al castagno dove Marcelinita era presente all’apparizione e dopo aver rivelato un segreto la vede mandare un bacio a Marcelina.

Nelle apparizioni successive, la Vergine chiese il Santo Rosario e la costruzione di una cappella in quel luogo, e il sacrificio di cantare alla Messa del 4 settembre, celebrata dal Parroco del La Codosera.

Durante una Via Crucis, Afra, entrò in estasi alla XI stazione, davanti ad un quadro della Santissima Trinità, e vide la condizione di nostro Signore Gesù Cristo e la sua crocifissione, sentendo un dolore acuto sui palmi delle mani. A seguito di ciò, ricevette le stimmate sotto forma di piaghe sulle palme delle mani simili ai segni dei chiodi, poi un’altra ferita sul fianco, gocciolante sangue, che le causò grande dolore oltre alle ferite nei piedi.

Il sangue sgorgava più copioso principalmente il venerdì. Afra è stata sottoposta a esami medici, ma le ferite non sembravano essere curabili in più emanavano un soave profumo.

Dedicò il resto della sua vita alla cura dei malati in un ospedale di Madrid fino alla sua morte il 23 agosto 2008, all’età di 80 anni, dopo una lunga malattia.

CHIESA

Conseguentemente alle apparizioni iniziarono numerose conversioni. La prima cappella racchiudeva il castagno dove la Vergine si era manifestata. La costruzione della chiesa odierna di grandi proporzioni, è iniziata il 27 maggio 1947. E’ dominata da una statua di Nostra Signora dei Dolori, proprio come l’avevano vista i veggenti ed è un opera dell’artista mariano Don Genaro Gumiel Lazarus,

La curia diocesana di Badajoz, pur permettendo la costruzione del Santuario, non si è ancora pronunciato ufficialmente in merito a questi fatti. 

Ogni anno, il 27 maggio è un pellegrinaggio, festoso e religioso, alle molte persone che frequentano l’intera regione e il Portogallo.

Fonti: : http://forosdelavirgen.org/99/virgen-dolorosa-de-la-codosera-espana-27-de-mayo/; http://www.mariancalendar.org/virgen-de-los-dolores-de-chandavila-virgin-of-sorrows-la-codosera-badajoz-extremadura-spain/http://www.historiadelacodosera.es/chandavila.htm

 

 

 

MADONNA DELLA GROTTA DI MARTA

MADONNA DELLA GROTTA DI MARTA

Marta (VT) – 19 maggio 1948

Sulle rive del lago di Bolsena, tra Viterbo e Montefiascone, nel paese di Marta (Vt) si sono verificati più di trecento guarigioni e miracoli certificati dopo le apparizioni per tre giorni consecutivi della Santa Vergine Maria insieme a santi e anime del purgatorio.

Il 19 maggio 1948, tre bimbe, Ivana, Brunilde e Maria Antonietta, di otto-nove anni, all’uscita da scuola, decisero di andare a cogliere i fiori per la processione del Corpus Domini. Queste bimbe, per il Corpus Domini colsero i fiori per l’infiorata in onore del Corpo di Cristo e si accorsero, guidate da una delle loro mamme, che l’infiorata sarebbe avvenuta la settimana successiva. Deposero quindi la cesta con i fiori in una cantina perchè si conservassero. Nel mentre posavano il cesto videro una luce fortissima e sul muro un quadro con Maria in braccio Gesù Bambino. Corsero a dirlo alle loro mamme, a tutti a tal punto che il giorno dopo ci volle l’ordine pubblico per “arginare” le visite, gli episodi miracolosi accaduti subito a innumerevoli persone, circa 300.

Nella Grotta di Marta “C’era chi vedeva una luce, chi la Vergine Maria, chi S. Giuseppe, chi anime di trapassati”, da parte di persone giunte anche dai paesi limitrofi. Molti andarono in estasi, per primo Orlando Maurizi, al quale la Madonna disse che il giorno seguente sarebbero accaduti due miracoli: una bambina guarì da un male incurabile e il sole cominciò a roteare divenendo di mille colori, quando soprattutto si disse che non era vero nulla poichè era stato fatto un solo miracolo e nessuno aveva avuto visioni. L’episodio confutò subito tutto e mise tutti, circa quaranta mila fedeli accorsi, davanti all’evidenza e all’assoluto privilegio di avere visto e di credere.

Vennero istituite anche commissioni d’inchiesta con l’allora parroco don Liberato Tarquini ma ci voleva poco per capire che persone lontane venivano misteriosamente avocate in questo luogo, esaudendo loro grazie, per prima la luce nell’anima. Nella storia mariana non è mai accaduto che vi fossero apparizioni e miracoli per tre giorni di seguito. Da quel giorno la Madonna, rappresentata da una bellissima statua bianca e azzurra, non ha mai smesso di elargire grazie, per il tramite della preghiera all’immagine.

Il diario della Grotta delle apparizioni di Marta cita ad esempio: episodi di veggenti Gabriele Paoletti, steso in fondo alla grotta con la faccia contro il suolo e braccia e mani aperte che non si distoglieva dalla sua estasi neppure pestando il suo corpo come è accaduto a tanti qui. Apparizioni tra cui quella a due fidanzati per caso a Marta il 14 novembre 1992. Ad Andrea Sborchia fu affidato il compito di recarsi a piedi e scalzo alla tenuta di San Savino a quindici chilometri tra rovi e sentieri tortuosi di cui nei suoi piedi non restavano alla fine traccia.

Ai miscredenti è riservato un trattamento speciale: a chi ha pensato fosse una buffonata e una bella trovata quella della Grotta di Marta, come l’autista di un bus che andava nel vicino Valentano, è stato riservato un accentuato nervosismo sedato solo con il recarsi alla grotta e chiedendo perdono a Maria per avere dubitato.

Elena Russo nata a Viterbo nel 1987, fu guarita dall’artrite reumatoide, malattia agli esordi, che gli impediva il funzionamento di un ginocchio e che sparì, nonostante il parere di malattia permanente dei vari specialisti cui i genitori l’avevano fatta visitare.

Ed ancora sono stati graziati tra i tanti Guerrino Dolci di Marta che guarì da un’embolia nella regione oculare, Vincenzina Canonico di Napoli da un esaurimento nervoso, Moreno De Grossi di Marta che in un incidente stradale ebbe i timpani perforati e che tornò ad udire perfettamente dopo avere messo nelle orecchie un batuffolo di ovatta precedentemente posto nelle mani della Madonna: fu incredibile. Anche questo fatto, con certificati medici, fa comprendere chiaramente come nella notte precedente all’intervento l’orecchio, il timpano, gli si ricostruì perfettamente da solo senza la necessità di alun bisturi.

E ancora Angela che ponendo una corona di rosario tenuta nelle mani della statua della Vergine riuscì a guarire il marito da una grave forma di cervicale; Mario Prugnoli stesso, salvato da un male al fegato, fino certamente a 97 anni non ha avuto un dolore, che forse sarebbe naturale per età o anche solo per l’essere stato, quanto meno, nell’umidità della grotta tutti i giorni.

Fino, poi, ad esempio ancora grazie certificate a Giovanni Dolci e la moglie che si videro salvo un figlio da un incidente stradale; a Lorenzo il bambino guarito dalle lunghe otiti; Ilde Sassara di Torino e la sua nipotina salvatesi da una scarpata a seguito di incidente automobilistico; una mamma che riuscì ad avere un figlio dopo molti anni dopo l’invocazione a Maria; Maria Angeloni che si salvò a seguito di un incidente domestico da un trauma cranico e conseguente operazione ove i medici non vedevano guarigione; la signora a cui venne salvata la mamma di sessanta anni da aneurisma celebrale, in coma, poi miracolosamente divenuta operabile, quindi tornata a casa senza alcuna ripercussione.

Vedi anche http://www.meteomarta.altervista.org/portale/grotta-delle-apparizioni-o-madonna-della-grotta-di-marta

Fonte: http://www.serraclubitalia.com/2015/04/14/la-santa-grotta-della-madonna-di-marta-il-suo-contesto-ed-i-suoi-miracoli-2/

 

La Vergine di Luján

La Vergine di Luján

Madre dei poveri e degli umili  – ARGENTINA

III° sab dopo pasqua

La tradizione sulla devozione della Madonna di racconta che Antonio Farías Sáa, un contadino di Santiago del Estero, nel secondo decennio del 1600 volle costruire un altare devozionale nella sua casa e per questo ordinò a San Paolo, in Brasile, una statua raffigurante l’Immacolata Concezione di Maria.

Verso il 1630 giunse nel porto di Buenos Aires una caravella. La guidava un marinaio che portava con sé dal Brasile due statuette di terracotta: una, raffigurante “Nostra Signora della Consolazione“, l’altra che rappresentava l’”Immacolata Concezione“. Le statuette erano destinate ad un portoghese che abitava a Sumampa.

Dopo tre giorni di viaggio, la carovana diretta verso il Tucumán giunge al rio Luján, dove passò la notte in una fattoria a 67 km circa da Buenos Aires. All’alba i carrettieri si dispongono per riprendere il cammino, ma il carro che trasportava la statua non riusciva ad andare avanti nonostante fossero stati aggiunti altri buoi da traino.

Allora, tirano giù le casse, e i carri si muovono senza fatica. Ripetono più volte questa operazione e si accorgono che soltanto alla presenza di una cassa il carro non ne vuole sapere di ripartire. Aprono la cassa per vederne il contenuto: vi appare la piccola statua di 58 cm raffigurante l’Immacolata Concezione. Maria è rivestita di una tunica rossa e di un manto azzurro seminato di stelle, le mani sono giunte dinanzi al petto e i piedi poggiano sopra delle nuvole, tra le quali spuntano la luna e quattro testoline di Angeli. Il disegno di Dio ormai è chiaro! La statua fu consegnata a Don Rosendo de Oramas che la sistemò con tutti gli onori nella sua casa.

Dopo che dalle zone vicine cominciarono ad accorrere i pellegrini per venerare la miracolosa immagine, Don Rosendo decise di costruire la cappella dove la statua fu custodita dal 1630 fino al 1674 e dove Maria venne chiamata col titolo di “Estanciera e “Patroncita Morena”.

Nel 1674 Ana de Matos, vedova del capitano spagnolo Marcos de Sequeira e proprietaria di possedimenti sulla riva destra del Luján, dispiaciuta per l’abbandono nel quale versava la cappella della Vergine e constatato il disinteresse da parte delle autorità civili ed ecclesiastiche, chiese a Juan de Oramas, amministratore delle proprietà del defunto Don Rosendo, di poter prendersi cura lei della statua della Vergine, assicurando la costruzione sulla sua proprietà di una cappella dignitosa e di ambienti per l’accoglienza dei pellegrini.

Dopo il trasferimento della statua nella nuova cappella costruita sui possedimenti di Ana de Matos si verificarono continui inspiegabili ritorni della statua sul luogo del miracolo del 1630 fino a quando il vescovo di Buenos Aires Cristóbal de Mancha y Velazco, e il governatore di Rio de la Plata, José Martínez de Salazar, non organizzarono un trasferimento solenne ed ufficiale del simulacro nella nuova cappella.

La cappella fu ricostruita varie volte in ragione del sempre più consistente numero di pellegrini che si recavano a Luján, fino a quando, nel 1890, Padre Jorge María Salvaire non cominciò la costruzione nell’attuale Basilica di Nuestra Señora de Luján.

Lo stesso Padre Salvaire aveva presentato a Papa Leone XIII nel 1886 la richiesta da parte dei Vescovi e dei fedeli del Rio de la Plata perché concedesse l’incoronazione del simulacro della Vergine. Il Papa acconsentì benedicendo lui stesso la corona e concedendo un Ufficio ed una Messa propri per la festa della Vergine di Luján che fu stabilita al sabato prima della IV domenica dopo Pasqua. L’incoronazione della statua fu celebrata nel maggio 1887.

Oggi non c’è luogo in Argentina, nelle case, nelle stazioni, negli uffici pubblici, in cui non sia presente la caratteristica immagine della Madonna di Luján; segno evidente della diffusione del culto e della profonda devozione del popolo argentino per la Madre di Gesù.

Fonti: http://it.cathopedia.org/wiki/Nuestra_Se%C3%B1ora_de_Luj%C3%A1nhttp://www.mariadinazareth.it/www2005/santuari%20mariani%20nel%20mondo/lujan.htm

MADONNA DI GRUSHEW

MADONNA DI GRUSHEW

Ucraina (ex URRS) 12 maggio 191426 aprile 1987

Una Donna vestita di nero con un Bambino in braccio appare su una delle facce della torre ottagonale che copre la cupola di una cappella chiusa al culto dal regime comunista. Rimarrà visibile a più di mezzo milione di persone per un mese intero.

La Santa Vergine apparve nel 1806, allontanando un’epidemia di colera e facendo zampillare ai piedi di un salice acque salutari E in ricordo di questa apparizione e del miracolo era stata costruita una cappella. Ma la Vergine era già apparsa in questo villaggio nel XVI secolo al tempo della guerra dei cosacchi contro il re di Polonia e i pellegrini vi si recavano tre volte all’anno per chiedere perdono o guarigione.

Il 12 maggio 1914, alla vigilia dello scoppio della guerra mondiale, la Vergine apparve a 22 contadini. La visione durò fino al giorno successivo. I veggenti ricevettero un messaggio profetico, che preannunciava tempi dolorosi per il mondo e per l’Ucraina in particolare. Ella predisse loro la perdita di sovranità dell’Ucraina per 80 anni: per otto decenni ci sarebbero state sofferenze e persecuzioni, al termine delle quali la cristianità avrebbe trionfato e l’Ucraina sarebbe tornata libera. Inoltre, disse loro che lo scoppio della guerra mondiale era imminente e che la Russia sarebbe diventata un paese senza Dio.

Il 26 aprile 1987 la Madonna appare a Maria Kyzyn una ragazzina di appena 12 anni (1976). Maria, mentre sta uscendo da casa per recarsi a scuola, nota una strana luce sulla cappella sconsacrata (chiusa al culto dal regime nel 1947) che confina col giardino di casa sua. Si sofferma ad osservarla, quando, all’improvviso scorge, su una delle facce della torre ottagonale che copre la cupola della cappella, una figura: è una Donna vestita di nero con un Bambino in braccio.

La Madonna appariva in tutto simile a quella della cosiddettaVergine della Tenerezza”, un’icona donata circa l’anno mille a Vladimiro il Grande, principe di Kiev, da sua moglie Anna, dopo la conversione di quel popolo al Cristianesimo, culminata con un “battesimo in massa” nelle acque del fiume Dniepr. E’ la più antica e venerata immagine sacra Ucraina.

La piccola rientra di corsa dalla madre Miroslava e l’avverte. La madre esce e, riconosciuta la Madonna, invita la figlia ad inginocchiarsi a pregare. L’immagine della Vergine è rimasta visibile a tutti per un mese, ora nel vano di una finestra del campanile, ora sulla sommità della cupola, ora nel cielo sopra la chiesetta. Testimoni diretti dell’evento miracoloso sono state almeno mezzo milione di persone.

Pellegrini si bagnano alla fonte salvifica di Grushew

Il 13 maggio, anniversario dell’apparizione di Fatima, sugli schermi della televisione locale va in onda un servizio denigratorio sul fenomeno di Grushew, proprio per scoraggiare i pellegrini: ma durante tale programma, sul video apparve l’immagine della Madonna, che tutti i telespettatori della regione poterono osservare.

Occorre ricordare che l’apparizione del 26 aprile si è verificata nello stesso giorno e nella stessa ora in cui ebbe luogo un anno prima il disastro di Chernobyl. Il ché potrebbe sembrare una curiosa coincidenza se la Vergine, in un suo ammonimento, non vi avesse fatto esplicito accenno.

La Madonna ha dato a Maria, nel corso delle numerose apparizioni che la giovane veggente ha avuto, diversi messaggi: talvolta piangendo ha chiesto penitenza per la remissione dei peccati dell’umanità; in altre occasioni ha invitato alla preghiera e al perdono per la conversione della Russia; alla recita del Santo Rosario, arma potente contro satana. Ha invitato a non dimenticare coloro che sono morti nel disastro di Chernobyl, che è stato un avvertimento e un segno per il mondo intero.

Il regime comunista fece di tutto per impedire ai veggenti di sostare sul posto e per scoraggiare il pellegrinaggio: ha innalzato barricate, ha scavato fossati lungo tutte le strade di accesso al villaggio e allargato il perimetro della zona vietata ai pellegrini. Ma tutto ciò non arrestò l’afflusso dei fedeli: una fonte governativa ha parlato della presenza di 45.000 persone al giorno, che provenivano anche da molto lontano. La chiesa di Hrushiv è uniate, ovvero appartenente alla comunità cattolica di rito greco fedele alla Chiesa di Roma e molto perseguitata dal regime sovietico. Non appena la notizia dell’apparizione si diffuse, però, anche gli ortodossi accorsero sul luogo del miracolo.

Il primate della Chiesa ucraina, il cardinale Lubachivsky, pur non avendo espresso un giudizio definitivo sugli eventi di Grushew, ha apprezzato il fatto che in seguito alle apparizioni la fede della gente si sia rafforzata.

Non è la prima volta che la Madonna appare in Ucraina in questo dopoguerra. Essa è apparsa per 11 volte a Seredne, sempre nell’Ucraina occidentale, nel 1954-55, a una giovane veggente di nome Anna, dandole un messaggio che non differisce sostanzialmente da quelli di Fatima e di Medjugorje. E l’anno scorso si è parlato di apparizioni anche in un’altra località vicino a Gruscevo.

Dai messaggi dell’aprile 1988:

E’ per tramite vostro e del sangue dei martiri che avverrà la conversione della Russia. Pentitevi e amatevi gli uni e gli altri. Stanno per arrivare i tempi che sono stati preannunciati come quelli della fine del tempo. Guardate la desolazione che circonda il mondo: i peccati, l’accidia, il genocidio… Se per la Russia non c’è ritorno al cristianesimo, ci sarà una terza guerra mondiale e il mondo intero si troverà davanti alla rovina“.

Insegnate ai bambini a pregare. Insegnate loro a vivere nella verità e vivete voi stessi nella verità. Dite il Santo Rosario. E’ l’arma contro satana… Sono venuta a confortarvi e a dirvi che le vostre sofferenze ben presto finiranno. Io vi proteggerò per la gloria e il futuro del Regno di Dio sulla terra, che durerà mille anni. Il Regno del Cielo e della Terra è a portata di mano. Verrà solo attraverso la penitenza e il pentimento dei peccati… Molti vengono come falsi messia e falsi profeti. Siate attenti… Io non faccio distinzioni di razza o religione. Voi qui in Ucraina avete ricevuto la conoscenza dell’unica, vera, Chiesa apostolica… Il Dio Eterno vi chiama. Ecco perché sono stata mandata a voi… nonostante le lunghe persecuzioni che avete subito non avete perduto la fede, la speranza e la carità“.

Bisogna riflettere all’epopea di fede e di martirio vissuta tra i cattolici ucraini durante questo terribile “ottantennio” che sta per chiudersi: essi hanno davvero meritato la predilezione della Vergine e possono celebrare, sia pure in silenzio ma con rinnovata speranza, il millenario della conversione della Russia al Vangelo.

Fontehttp://www.mariadinazareth.it/apparizione%20Grushew/le%20apparizioni.htm

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