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Beata Maria del Sacro Cuore di Gesù

BEATA MARIA DEL SACRO CUORE DI GESÙ

 (Maria Schininà Arezzo) Fondatrice – 11 giugno

La beata di oggi era una nobile che condusse una vita signorile fino a quando – morto il padre e sposatisi tutti i fratelli – rimase sola con la madre. Iniziò così il cammino verso i poveri, abbattendo le barriere non solo di censo, ma soprattutto culturali, ai tempi fortissime. Nel 1889 fondò le Suore del Sacro Cuore, che furono molto attive nel terremoto di Messina.

Maria Schininà Arezzo nacque a Ragusa il 10 aprile del 1844 e fu battezzata il giorno stesso della nascita. Era discendente da due famiglie di antica nobiltà siciliana: il padre era Giambattista Schininà, dei marchesi di Sant’Elia e dei baroni di San Filippo e del Monte, mentre la madre era Rosalia Arezzo Grimaldi, dei duchi di San Filippo delle Colonne.

Quinta di otto figli, crebbe in un ambiente familiare dove venivano professati i principi cristiani. Ricevette un’educazione integerrima con l’aiuto del sacerdote Vincenzo Di Stefano, suo precettore, figura usuale nelle famiglie nobili. Seguendo l’istinto della sua età esercitò, sempre con liceità, la danza, seguì la moda ed ebbe una particolare predilezione per la musica. A sei anni le fu impartita la Cresima e, l’anno successivo, ricevette la Prima Comunione.

Nel 1860, a 16 anni, divenne l’animatrice della costituenda banda musicale di Ragusa: in occasione dei festeggiamenti per l’Unità d’Italia ebbe il privilegio, da parte del maestro della banda, di battere il tempo con la bacchetta durante il concerto nella piazza adiacente la cattedrale.

Ma intimamente si sentiva insoddisfatta: dava ascolto alle più profonde esigenze del suo spirito che anelava ad una più approfondita ricerca di Dio. Rifiutò più volte le proposte di matrimonio e si dedicò ad una vita più devota. Quando anche l’ultimo fratello si sposò, nel 1874, rimase sola con la madre che non la ostacolava.

Si spogliò quindi dell’elegante vestiario e si rivestì con quello delle popolane, mettendosi a servizio dei poveri. Fu una scelta sconvolgente per la società dell’epoca, perché infranse il muro esistente fra ricchi e poveri, nobili e popolo, per servire personalmente nei loro tuguri i poveri e gli ammalati, la cui situazione critica si era acutizzata con tutte le problematiche della Questione Meridionale. Maria li chiamava “la pupilla di Dio” e in loro vedeva il volto di Gesù.

Il padre carmelitano Salvatore Maria La Perla la nominò prima direttrice dell’associazione delle Figlie di Maria, che nel 1877 era stata impiantata a Ragusa. Maria radunò dunque intorno a sé molte giovani e vivacizzò la società e la Chiesa ragusane. Istituì nuove forme di apostolato, come l’insegnamento del catechismo ai fanciulli, la solennità della Prima Comunione, il soccorso dei poveri a domicilio, la propagazione della devozione al Sacro Cuore tra il clero e i fedeli.

Morta sua madre nel 1884, espresse il desiderio di farsi suora di clausura ma, consigliata dall’arcivescovo di Siracusa, rimase in città a continuare le sue opere di misericordia. Nel 1885 si associò ad alcune compagne formando un gruppo di apostolato. Il 9 maggio 1889 si unì in comunità con le prime cinque giovani, fondando così l’Istituto del Sacro Cuore, con lo scopo di offrire ricovero alle orfane abbandonate e povere e per propagare il catechismo a Ragusa e comuni vicini, dare asilo agli anziani invalidi, assistendo i carcerati e gli operai che lavoravano nelle miniere di “pietra pece”, il cui sfruttamento nei dintorni di Ragusa era cominciato verso la fine dell’800.

La sua era una vita tutta di preghiera e fede, al punto che si impresse sul petto il nome “Jesus” con un ferro arroventato. Papa Leone XIII la ricevette in udienza nel 1890. Nel 1892 iniziò la costruzione della prima casa dell’Istituto, che divenne in seguito la Casa madre. Fu chiamata ad organizzare a Ragusa l’Associazione delle Dame di Carità e ospitò nel suo Istituto, dal 1906 al 1908, le prime monache carmelitane giunte in città. Dal 1908 al 1909 diede anche asilo ai profughi del disastroso terremoto che distrusse Messina e Reggio Calabria.

Dopo aver consolidato la sua congregazione, madre Maria del Sacro Cuore si sentiva ormai pronta all’incontro col Signore. La sera del 3 giugno 1910, quell’anno festa del Sacro Cuore, volle radunare attorno a sé le orfanelle ospitate in Casa madre, poi si allontanò per andare in cappella. Nei giorni seguenti fu più affaticata del solito, finché, il 9 giugno, non ebbe un forte dolore al petto. Le suore chiamarono il medico, mentre lei fece chiamare il confessore, padre Branchina. Con un sorriso, gli disse: «Il padrone mi chiama, vostra reverenza, ascolti la mia confessione». Il giorno dopo ricevette l’Unzione degli Infermi e la Comunione in forma di viatico da padre Branchina. L’11 giugno, dopo aver affidato alle sue Suore del Sacro Cuore il comandamento dell’amore, madre Maria del Sacro Cuore morì: aveva 66 anni.

Il processo per l’introduzione della causa si è svolto inizialmente (1937 – 1945) presso la Curia arcivescovile di Siracusa ed è proseguito (1956 – 1957) nella Curia vescovile di Ragusa. Nel 1974 si tenne la discussione della fama di santità e il 16 gennaio 1975 la Causa di Beatificazione venne ufficialmente introdotta. Il processo informativo e quello apostolico sono stati convalidati il 25 novembre 1983, mentre la “Positio super virtutibus” è stata consegnata a Roma nel 1988. Sia i consultori teologi, il 13 dicembre 1988, sia i cardinali e vescovi membri della Congregazione vaticana per le Cause dei Santi, il 21 marzo 1989, hanno espresso parere positivo circa l’esercizio delle virtù cristiane in grado eroico. Il 13 maggio 1989 il Papa san Giovanni Paolo II ha quindi autorizzato la promulgazione del decreto con cui madre Maria del Sacro Cuore di Gesù veniva dichiarata Venerabile.

Come presunto miracolo utile per la beatificazione, tra gli oltre 150 fatti prodigiosi documentati e conservati presso la Casa generalizia delle Suore del Sacro Cuore, è stato scelto quello riguardante la signora Angelina Tarantino in Veltri, di Scalea (Cosenza). Era stata ricoverata nell’Ospedale Mariano Santo di Cosenza per una sindrome asmatica con enfisema ostruttivo e gravissima insufficienza respiratoria. Consigliata anche dalle suore che operavano presso l’ospedale, invocò la loro Fondatrice e si ritrovò guarita proprio al momento della crisi definitiva.

Per questo asserito miracolo è stato istruito il processo cognizionale presso la Curia arcivescovile di Cosenza, durato dal 5 marzo 1981 all’11 gennaio 1982 e convalidato il 17 dicembre 1983. La Commissione medica della Congregazione per le Cause dei Santi, il 25 ottobre 1990, si è pronunciata favorevolmente circa l’inspiegabilità dell’evento. I consultori teologi, il 2 febbraio 1990, e i cardinali e vescovi della Congregazione, il 13 marzo 1990, hanno confermato questo parere. Il Papa ha quindi concesso, il 9 aprile 1990, di promulgare il decreto con cui la guarigione era dichiarata inspiegabile, completa, duratura e ottenuta per intercessione di madre Maria Schininà. La beatificazione si è quindi svolta a Roma il 4 novembre 1990, con la celebrazione presieduta dal Papa san Giovanni Paolo II. La sua memoria liturgica cade il 12 giugno, il giorno seguente alla sua nascita al Cielo.

Le Suore del Sacro Cuore sono attualmente diffuse in tre continenti ed espandono con misericordia l’amore e la carità per i più bisognosi, seguendo lo spirito della fondatrice, i cui resti mortali riposano nella chiesa della Casa madre, a Ragusa, in via Beata Maria Schininà 2. Esiste anche un gruppo di laici, i Laici Amici di Maria Schininà (LAMS), i cui aderenti s’impegnano a vivere nel loro stato gli insegnamenti e il carisma della Beata fondatrice delle suore.

Fonte: http://www.santiebeati.it/dettaglio/91055

 

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