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Don Giuseppe Diana

Don Giuseppe Diana

Sacerdote e martire (1958 – 1994) 19 marzo

Giuseppe_DianaL’impegno civile e religioso di Don Giuseppe Diana contro la camorra ha lasciato un profondo segno nella società campana. Fu ucciso nella sua parrocchia da sicari probabilmente appartenenti al clan dei casalesi.

Il suo scritto più noto è la lettera “Per amore del mio popolo non tacerò”, un documento diffuso a natale del 1991 in tutte le chiese di Casal di Principe e della zona aversana insieme ai parroci della foranìa di Casal di Principe, un manifesto dell’impegno contro il sistema criminale.

Il 19 marzo, giorno del suo onomastico, veniva ucciso dalla camorra nel corridoio che dalla sacrestia porta alla chiesa don Giuseppe Diana, mentre stava per iniziare la Messa. Un camorrista lo affronta con una pistola. I sei proiettili vanno tutti a segno: due don_giuseppe_dianaalla testa, uno al volto, uno alla mano e uno al collo. Don Peppe Diana muore all’istante. L’omicidio, di puro stampo camorristico, fa scalpore in tutta Italia. Un messaggio di cordoglio è pronunciato da papa Giovanni Paolo II durante l’Angelus del 20 marzo 1994:

« Sento il bisogno di esprimere ancora una volta il vivo dolore in me suscitato dalla notizia dell’uccisione di don Giuseppe Diana, parroco della diocesi di Aversa, colpito da spietati assassini mentre si preparava a celebrare la santa messa. Nel deplorare questo nuovo efferato crimine, vi invito a unirvi a me nella preghiera di suffragio per l’anima del generoso sacerdote, impegnato nel servizio pastorale alla sua gente. Voglia il Signore far sì che il sacrificio di questo suo ministro, evangelico chicco di grano caduto nella terra, produca frutti di piena conversione, di operosa concordia, di solidarietà e di pace. »

Don Diana

Don Diana

Don Peppe era nato il 4 Luglio 1958 a Casal di Principe, in provincia di Caserta, nell’agro-aversano; Don Peppino aveva studiato a Roma e lì doveva rimanere a fare carriera lontano dal paese, lontano dalla terra di provincia, lontano dagli affari sporchi. Ma d’improvviso decise di tornare a Casal di Principe come chi non riesce a togliersi di dosso un ricordo, un’abitudine, un odore…

Nel Marzo 1982 è stato ordinato sacerdoteDon Peppino divenne giovanissimo (nel Settembre 1989) parroco della parrocchia di san Nicola di Bari a Casal di Principe. Girava per il paese in jeans e non in tonaca come era accaduto sino ad allora ai preti che si portavano addosso un’autorità cupa come l’abito talare. Fumava anche il sigaro ogni tanto in pubblico, altrove poteva sembrare un gesto innocuo. Da queste parti i preti tendevano ad avere atteggiamenti di finta privazione del superfluo e nelle loro stanze davano sfogo alle loro pigre debolezze.

Don Giuseppe DianaEra uno scout, prima capo reparto dell’Aversa 1, poi assistente del gruppo, impegnato in zona e in regione, assistente nazionale dei Foulards Blancs, assistente generale dell’Opera pellegrinaggi Foulards Blancs. Essere prete e scout significavano per lui la perfetta fusione di ideali e di servizio.

Aveva l’ossessione del fare, aveva iniziato a realizzare un centro di accoglienza dove offrire vitto e alloggio ai primi immigrati africani. Era necessario accoglierli, per evitare – come poi accadrà – che i clan potessero iniziare a farne dei perfetti soldati.

Per realizzare il progetto aveva devoluto anche alcuni risparmi personali accumulati con l’insegnamento. Questo perché attendere aiuti istituzionali può essere cosa così lenta e complicata da divenire il più reale dei motivi per l’immobilta”. Con questo spirito di servizio aveva intrapreso la lotta alla camorra che infesta la sua zona. Con lo scritto e la parola si era posto a capo della comunità parrocchiale e cittadina per il loro riscatto.

GiuseppeDiana

Fonte: www.giovaniemissione.ithttp://www.santiebeati.it/dettaglio/93537https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Diana

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