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Santa Teresa di Gesù Jornet e Ibars

Santa Teresa di Gesù Jornet e Ibars

Vergine, Fondatrice (1843 – 1897) 26 agosto

Un incontro casuale le prospettò la possibilità di aderire a una nascente congregazione per l’assistenza agli anziani poveri e ammalati. Venne nominata superiora di quelle che vennero poi chiamate le “Piccole Suore dei Poveri Abbandonati”, poi rinominate “Piccole Suore degli Anziani Abbandonati”.

Nacque ad Aytona presso Lérida in Catalogna, il 9 gennaio 1843, figlia di Francisco Jornet e di Antonia Ibars. Ricevette il Battesimo il giorno dopo la nascita e la Cresima, secondo l’uso del tempo, a sei anni. Quasi adolescente, fu condotta a Lérida da sua zia Rosa. In seguito, Teresa si trasferì a Fraga, dove conseguì il diploma magistrale. A diciannove anni fu destinata come maestra ad Argensola, vicino Barcellona.

Teresa aveva mantenuto i contatti con un fratello di sua nonna materna, padre Francisco Palau y Quer, Carmelitano scalzo (beatificato nel 1988). Esclaustrato per motivi politici, aveva fondato gruppi di Terziari e Terziarie carmelitani, per l’insegnamento religioso all’infanzia e la cura degli infermi a domicilio. Nel 1862 la giovane accettò di far parte di quell’opera: lavorò quindi con impegno alla direzione di quelle piccole scuole, pur senza prendere i voti.

Desiderosa di maggiore spiritualità e perfezione, nel 1868 entrò fra le clarisse di Briviesca presso Burgos. Ne uscì nel 1870, a causa della salute cagionevole, e tornò ad Aytona. Una volta ripresasi in salute, fu nominata da padre Palau visitatrice delle sue scuole: le servì per fare esperienza dei bisogni della Chiesa e delle anime. Un mese dopo la morte di padre Palau, avvenuta il 20 marzo 1872, Teresa si sganciò dalla sua opera e rientrò ad Aytona, per vedere con più chiarezza il disegno di Dio su di lei.

Nel giugno dello stesso anno accompagnò sua madre a Estadilla, presso Huesca, per le cure termali. Sulla via del ritorno, nel mese di agosto, si fermarono a Barbastro, dove Teresa incontrò casualmente un sacerdote, don Pedro Llacera. Lui le espose un progetto che un suo amico e confratello, don Saturnino López Novoa, era andato maturando: fondare un istituto religioso femminile, che avesse come scopo l’accoglienza di anziani poveri e invalidi di ambo i sessi, per badare a loro e assisterli sul piano spirituale e su quello corporale.

Teresa riconobbe che l’iniziativa era in perfetta sintonia con il suo desiderio di consacrazione totale a Dio: l’11 ottobre, quindi, si trasferì a Barbastro con sua sorella María e con un’amica di entrambe, Mercedes Calzada y Senán. Non molto tempo dopo, fu nominata superiora del piccolo gruppo e ricevette le prime Costituzioni, commentando: «Questo libriccino, padre, mi salverà o mi dannerà».

Il 27 gennaio 1873, nella cappella del Seminario di Barbastro, si svolse la vestizione delle prime dieci religiose, incluse Teresa e le sue compagne: quella è considerata la data di fondazione della congregazione, denominata “Piccole Suore dei Poveri Abbandonati”. Dato che a don Saturnino premeva installare la Casa madre a Valencia, l’8 maggio 1873 Teresa vi si trasferì: l’inaugurazione avvenne l’11, festa della Madonna degli Abbandonati, patrona di Valencia e della nascente congregazione.

Nello stesso anno l’arcivescovo della città approvò le Costituzioni, confermando Teresa nella carica di superiora. Con la sua direzione si aprirono altre fondazioni a partire da Saragozza: in dodici anni aprì 47 case per gli anziani poveri, sparse in tutta la Spagna.

Nel 1877 sorse una grave contestazione. Padre Auguste Le Pailleur, che già aveva impedito la rielezione di suor Maria della Croce (al secolo Jeanne Jugan, canonizzata nel 2009) al governo delle Piccole Suore dei Poveri sorte in Francia, si era rivolto alla Santa Sede perché, a suo dire, la congregazione spagnola aveva usurpato il loro nome. Per ovviare al problema, monsignor Cattani, Nunzio apostolico in Spagna, propose la fusione delle due realtà, o almeno il cambio di nome. Don Saturnino difese tenacemente lo specifico della sua fondazione, mentre madre Teresa era più incline alla modifica del nome. Intanto, nel mese di agosto, si ammalò, ma poté riprendersi in tempo per la sua professione solenne l’8 dicembre, con la quale assunse il nome di madre Teresa di Gesù.

Il contrasto si protrasse finché non si giunse a un accordo. Il 13 luglio 1882, nella nunziatura di Madrid, madre Teresa e sua sorella madre Maria firmarono un documento, siglato anche dalla Segretaria generale e dalla superiora della casa di Madrid delle Piccole Suore dei Poveri: le spagnole si sarebbero chiamate “Piccole Suore degli Anziani Abbandonati”; entrambe le istituzioni sarebbero rimaste indipendenti; nessuna delle due parti avrebbe potuto aprire nuove fondazioni dove l’altra si era già stabilita. Il Papa confermò il patto il 21 luglio 1882.

Una fusione in altro senso ci fu, con le Piccole Suore dei Poveri Anziani Invalidi di Cuba: di diritto diocesano, erano state fondate a Santiago di Cuba nel 1869 da Ciriaco María Sancha y Hervás, futuro cardinale arcivescovo di Toledo (Beato dal 2009). Ciò consentì, in seguito, l’espansione della congregazione nell’America latina. Finalmente, nel settembre 1887, arrivò anche l’approvazione definitiva da parte della Santa Sede, col decreto datato 24 agosto.

A causa della sua declinante salute, madre Teresa chiese con insistenza al Capitolo generale, aperto a Valencia il 23 aprile 1896, di non essere rieletta superiora generale, ma non fu ascoltata: le consorelle ritenevano che, finché fosse rimasta viva, la Madre potesse essere solo lei. Tra miglioramenti e ricadute, si occupò d’installare un secondo noviziato e intensificò la preghiera: «Adesso non posso più dedicarmi al lavoro materiale, perciò impiego tutto il tempo a chiedere al Signore che illumini tutte e che tutte siano sempre osservanti», spiegò a suor Giuseppa di San Luigi.

Quando fu chiaro dai sintomi che aveva la tubercolosi, fu trasferita nella casa di Liria. Incontrò l’ultima volta don Saturnino il 15 luglio 1897, poi morì, il 26 agosto, poco dopo aver avuto la notizia che le Costituzioni erano state approvate dalla Santa Sede. In quell’anno le sue suore erano 1200, divise in 103 case-ospizi.

I suoi resti mortali furono traslati da Liria alla Casa madre di Valencia il 1° giugno 1904. Il 25 agosto 1913, insieme a quelli di don Saturnino, furono collocati nella cripta adiacente alla chiesa di Casa madre, dove, due anni dopo, furono posti anche quelli di don Francisco García López, suo direttore spirituale e vescovo ausiliare di Valencia.

Nonostante la sua fama di santità fosse ampiamente diffusa, non si poté procedere ad aprire la sua causa canonica: una sua disposizione, infatti, prevedeva di non spendere denaro che non fosse per i poveri, specie se per promuovere la santità di questa o quella suora. La situazione poté sbloccarsi con l’intervento delle autorità ecclesiastiche: il processo ordinario si svolse a Valencia dal 23 aprile 1945 al 7 marzo 1946, mentre il 27 giugno 1952 papa Pio XII firmò il decreto d’introduzione della causa.

L’iter fu veloce e il 27 aprile 1958 sempre papa Pio XII la proclamò Beata. Dopo l’approvazione dei necessari miracoli ottenuti per sua intercessione, è stata canonizzata da papa Paolo VI il 27 gennaio 1974.

Non molti anni dopo la morte di don Saturnino, avvenuta nel 1905 (è Venerabile dal 2014), la Congregazione aveva cominciato ad attribuire alla sola madre Teresa il titolo di Fondatrice. Senza dubbio, l’ispirazione iniziale fu del sacerdote ma non va trascurato neppure l’apporto che lei diede, conformandosi ai suggerimenti suoi e del direttore spirituale. Di conseguenza, entrambi sono da considerare Fondatori pari merito e a pieno titolo.

Attualmente le Piccole Suore degli Anziani Abbandonati contano 204 case in 19 Paesi; in Italia sono a Roma e nella provincia di Ferrara. Nella persecuzione della guerra civile spagnola hanno avuto due martiri, suor Giuseppa di San Giovanni di Dio Ruano Garcia e suor Maria Addolorata di Santa Eulalia Puig Bonany, beatificate nel 2011.

La festa liturgica di santa Teresa di Gesù Jornet e Ibars viene celebrata il 26 agosto, giorno della sua morte.

Autore: Emilia Flocchini

Fonte: http://www.santiebeati.it/dettaglio/91058

 

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