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Beato Agostino da Biella

BEATO AGOSTINO DA BIELLA

Domenicano (1430-1493) 22 luglio

Entrò giovanissimo nel convento domenicano della sua città. Fu colpito da una malattia che lo ricoprì di piaghe. Ebbe il dono dei miracoli in uno dei quali restituì la vita ad un bimbo morto senza il battesimo e la liberazione di una donna da cinque demonii.

Agostino Da Biella, noto anche come Agostino de Fango per via della sua nobile famiglia, nacque tra il 1425 e il 1430. Il padre Simone era ancora minorenne nel 1420 e in uno scritto lo stesso Agostino racconta di essere stato inviato dal convento di Pavia a quello di Bologna nel 1447 «ancor giovinotto». Vesti l’Abito domenicano nel Convento di Biella, da poco eretto.

Fu anima di grande innocenza, dedita ad asprissima penitenza, inoltre, visitava assiduamente i malati, portando la sua illuminata parola e la sua inesauribile carità. Dalle sue biografie antiche si può tracciare un rapido resoconto biografico: secondo padre Gerolamo Borselli fu «persona devota e dotta, illustre in vita per prodigi e miracoli». Questi «prodigi e miracoli» non vengono indicati, invece segue un elenco di opere caritatevoli «Fu uomo di grande carità nell’attendere alle confessioni, nell’elargire consigli, nel visitare gli infermi».

A menzionare un miracolo è invece un altro suo biografo, padre Leandro Alberti, «Spesso fu visto pregare o meditare sollevato un cubito da terra». Questo autore ci informa anche che «era solito effondere lacrime» durante la Messa e l’Ufficio e che «usava d’un asprissimo cilicio sulle sue carni», menziona poi la sua attività di esorcista e un altro miracolo che racconta così «ad un fanciullo che piangeva per una brocca rotta, da cui s’era perso il vino, restituì integra la brocca piena di vino».

Altri due prodigi furono però dipinti sul suo sepolcro nel 1497: la risurrezione di un fanciullo morto senza battesimo a Soncino e la liberazione di una donna da cinque demonii a Vigevano. Questi miracoli sarebbero avvenuti nel 1464 e 1474 rispettivamente.

La sua generosa mortificazione fu premiata col dono di un’altissima contemplazione. Niente valeva a distrarlo dall’interno raccoglimento; neppure i più acuti dolori. Come Giobbe fu colpito da una malattia che coprì di piaghe tutto il suo corpo, già esausto dalle penitenze.

Quando il chirurgo gli praticò nella viva carne profonde incisioni, era talmente insensibile a tutto ciò, che se ne meravigliò lo stesso dottore. Svolse per tutta la vita, nel segreto del confessionale, il più prezioso ministero, e fu questa la sua predicazione. Direttore di anime, dotto e santo, il suo solo esempio incitava alla virtù.

Fu Priore in diversi conventi, dove sostenne o restituì la regolare osservanza che, in quel secolo, rifioriva nelle diverse Provincie per merito di tanti santi e zelanti religiosi.

Agostino morì il 22 luglio 1493 nell’osservantissimo Convento di S. Domenico di Venezia. Dopo aver ricevuti tutti i Sacramenti, si alzò in ginocchio sul letto esclamando:Sia lode a Dio, sia lode all’Altissimo!”.

Il culto si diffuse già pochi anni dopo la morte. Nel 1502 il convento di Soncino chiese una reliquia ai frati di Venezia, ottenendo l’indice della mano destra. In quest’occasione per la prima volta Agostino è menzionato con l’appellativo di beato.

A Biella fu eretto un altare a lui dedicato nella chiesa di San Domenico nel XVI secolo e nel 1610 i biellesi ottennero una reliquia, consistente nell’osso del braccio sinistro. Un’altra reliquia fu destinata alla cattedrale di Biella nel 1873.

Intanto il 5 settembre 1872 il culto del Beato fu riconosciuto ufficialmente da papa Pio IX, soprattutto per istanza del padre domenicano Vincenzo Acquarone, del vescovo di Biella Giovanni Pietro Losana e del patriarca di Venezia cardinale Giuseppe Luigi Trevisanato. L’ufficiatura propria del Beato fu concessa il 15 febbraio 1874 all’Ordine domenicano, alla diocesi di Biella e all’arcidiocesi di Vercelli.

Il 13 settembre 1972 l’urna con il corpo del Beato Agostino fu portata da Venezia a Biella dall’arciprete don Albino Pizzato e il 23 giugno 1973 trovò la sua collocazione definitiva nella chiesa parrocchiale di San Giacomo.

Fonti: http://www.santiebeati.it/dettaglio/90788; https://it.wikipedia.org/wiki/Agostino_de_Fango

 

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