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Beata Itala Mela

BEATA IMELDA MELA

Oblata benedettina (1904-1957) 29 aprile

Dopo la morte del fratellino di 9 anni la disperazione sembra prendere il sopravvento, ma in seguito a una misteriosa scossa interiore, comincia una nuova vita all’insegna del motto: «Signore, se ci sei, fatti conoscere». E’ il punto di partenza di un percorso mistico con al centro il mistero della Trinità.

Itala Mela nasce a La Spezia il 28 agosto 1904 da Pasquino e Luigia Bianchini, insegnanti. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza dai nonni materni, per via del lavoro dei genitori, dal 1905 al 1915. Nel 1915, con discreta preparazione, riceve la Prima Comunione e la Cresima.

Signore, se ci sei fatti conoscere“: è la preghiera che le sgorga dal cuore nel momento in cui comincia a vacillare il suo ateismo, orgogliosamente professato. A spingerla alla deriva era soprattutto stata la morte del fratellino Enrico, di appena 9 anni, avvenuta il 27 febbraio 1920; non ancora sedicenne, la mancata elaborazione di questo lutto l’ha portata a convincersi che l’esistenza di Dio è inconciliabile con il dolore innocente e che solo il nulla ci può essere dopo la morte.

Dopo un’adolescenza tenacemente atea, si riavvicina alla fede durante gli anni dell’università, grazie all’aiuto di due sacerdoti genovesi e grazie anche alla Federazione degli Universitari cattolici italiani, alla quale nel frattempo si è iscritta. Determinanti per la sua formazione spirituale sono alcuni incontri, in seno alla FUCI, con il giovane Montini (il futuro Paolo VI), il cardinal Schuster, Padre Gemelli e don Divo Barsotti.

Laureata in Lettere, la sua carriera di giovane insegnante è sconvolta da un evento verificatosi a Pontremoli il 3 agosto 1928: dal tabernacolo riceve un raggio di luce e il messaggio divinoTu la farai conoscere“. È la prima irruzione di Dio nella sua vita, cui seguiranno tante altre che fanno di lei una delle più grandi mistiche italiane del Novecento. È costretta a rinunciare sul nascere alla vocazione benedettina a causa di una febbre persistente e altissima, che la colpisce a inizio 1929 e che sembra portarla alla tomba. Si riprende, invece, contrariamente ad ogni previsione, pur continuando ad essere fragile e cagionevole di salute, al punto da dover lasciare la cattedra di Milano e rientrare a La Spezia nel 1933 e quattro anni dopo addirittura lasciare l’insegnamento.

Nel 1933 conclude anche il noviziato benedettino con la professione come Oblata del Monastero in San Paolo fuori le Mura, a Roma. Pur continuando a restare nel mondo emette così i voti di povertà, castità e obbedienza, cui si aggiungono il voto “del più perfetto” (che consiste nel ricercare sempre l’azione più perfetta da fare) e, infine, quello dell’impegno a diffondere la verità della ”Inabitazione” della SS.Trinità nella nostra anima. Anzi, quello della ”Inabitazione” diventa il suo carisma specifico, grazie al quale riesce a vivere una particolarissima intimità con Dio Uno e Trino. Scrive: “La volontà di Cristo, che io sento imperiosa nel profondo della mia anima, è di trascinarmi, d’immergermi con Se stesso negli abissi della SS. Trinità…. È inutile cercare altre vie: questa è quella che Egli ha scelto per la mia santificazione“. A partire dal 1936 si fanno sempre più frequenti le sue estasi, le visioni e i messaggi della SS.Trinità, che si accompagnano a sfibranti persecuzioni diaboliche, quasi a conferma che la spiritualità da lei perseguita procura molto fastidio al demonio.

Tutto vive con straordinaria umiltà e carità, nella certezza, come scrive, che “vivere l’Inabitazione non è una cosa straordinaria ma la logica conseguenza del nostro Battesimo”, perché“sarebbe un grave errore credere che il richiamare le anime a nutrire di questo mistero adorabile la loro vita, sia il richiamarle ad una “devozionespeciale: è piuttosto un invitarle a vivere della grazia che il Battesimo ha loro donato”.

Il suo pensiero e il suo affetto, di giorno e di notte, nel lavoro, nel riposo e nelle lunghe ore di preghiera è sempre rivolto a Dio Padre e Figlio e Spirito Santo che abita nella cella del suo cuore e la sua sensibilità spirituale si affina al punto che lo stesso peccato veniale e l’imperfezione “avvertita” le appaiono molto più gravi di quello che prima pensava. Anche un piccolo “no” all’amato, posseduto in ogni istante, le sembra ben triste cosa, in quanto “tradire la nostra vocazione alla santità è anche tradire tutti coloro la cui salvezza è legata alla nostra immolazione”. Dopo la parentesi della guerra, che la fa sfollare insieme ad altri a Barbaresco, nel 1946 ha la prima intuizione della “famiglia sacerdotale”, ancora oggi attiva, formata da sacerdoti e diaconi che lavorano, in modo particolare, per far conoscere alle anime la grazia dell’Inabitazione e per condurle a viverla in conformità col loro Battesimo.

Itala Mela muore il 29 aprile 1957 ed i suoi resti mortali riposano dal 1983 nella cripta della cattedrale di Cristo Re, a La Spezia, sua città natale. La causa della sua beatificazione, avviata nel 1976, ha già raggiunto a giugno 2014 il riconoscimento delle virtù eroiche e con il riconoscimento di un miracolo la Venerabile potrebbe vedersi attribuita presto la gloria degli altari.

Fonte: http://www.santiebeati.it/dettaglio/91607

 

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