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Ven. Giovanna Maria della Croce

VEN. GIOVANNA MARIA DELLA CROCE

Bernardina Floriani

Clarissa e fondatrice (1603-1673) 26 marzo

Davvero intensa la sua vita spirituale: stigmate, transverberazione (trafittura del cuore da parte di una creatura angelica come santa Teresa d’Avila) e matrimonio mistico con Cristo. Ebbe corrispondenza con numerose persone influenti del tempo e fondò un monastero di Clarisse dopo la visione di Santa Chiara.

Bernardina Floriani nacque a Rovereto l’8 settembre 1603 in una famiglia della piccola borghesia, il padre era un pittore abbastanza noto. Della numerosa figliolanza sopravvissero solo Bernardina e Giovanni, futuro violinista a Salisburgo alla corte del principe vescovo. Era una devota famiglia cattolica, Bernardina non mancava di frequentare le funzioni e il catechismo domenicale.

La svolta nella sua vita avvenne incontrando il servo di Dio Tommaso da Olera, un cappuccino dalla personalità straordinaria. Sulla scia di Lorenzo da Brindisi il suo ordine religioso si era diffuso in buona parte d’Europa sin dall’epoca del concilio: il convento di Rovereto era stato fondato nel 1575. Il frate vide in Bernardina un’anima d’eccezione, nonostante avesse solo 13 anni. Da frate laico non poteva confessarla, ma ne diventò maestro e, due anni più tardi, ne accolse il voto privato di castità. Per venti anni Bernardina continuò a vivere in casa come laica consacrata: assistette il padre durante la malattia e, dopo la morte, mantenne la madre e se stessa facendo la maestra.

Una vita la sua che pareva ordinaria, nascondeva però carismi stupefacenti. Aveva grazie mistiche, colloqui con Dio, la Vergine e i santi, e il dono delle stimmate. A queste consolazioni soprannaturali si alternavano però la fatica di tenerle occultate e momenti di profonda aridità. Inoltre la sua condizione sociale era anomala per quei tempi in cui una donna doveva sposarsi o entrare in monastero.

La situazione si complicò con lo scoppio della peste, nel 1630, e la morte, l’anno successivo a Innsbruck, di fra Tommaso. La cura degli appestati costrinse Bernardina ad uscire dall’anonimato. Si disse che faceva miracoli, divenne motivo di venerazione per alcuni e fonte di maldicenze per altri. Scrisse che quelli furono anni di «tribolazioni, persecuzioni, mormorazioni che giunsero a toccare l’onor mio, cosa da me tanto aborrita».

Finalmente, l’intervento di una nobile vedova, Sibilla Fugger Lodron, le permise, nel 1642, di avviare un Conservatorio dedicato a S. Carlo per l’educazione di ragazze indigenti. Un’esperienza di vita comunitaria non claustrale che fu poi trasformata in monastero secondo la Regola francescana. In questo modo si soddisfò l’antico desiderio di Tommaso da Olera di far nascere a Rovereto un monastero di Clarisse.

Gli inizi non furono facili. Due religiose vennero dalla Germania per armonizzare la disciplina alla nuova normativa tridentina, ma parlavano solo tedesco ed esautorarono completamente Bernardina dal governo della comunità. La Fondatrice, che l’8 maggio 1650 aveva indossato l’abito delle clarisse col nome di suor Giovanna Maria della Croce, cinque anni più tardi finalmente fu poi eletta badessa.

Bernardina Floriani cominciò a scrivere la propria autobiografia nel 1636, per ordine del confessore. Conosceva il pericolo di quel «tanto scrivere». Temeva costantemente che le sue parole venissero travisate, ma era convinta che sarebbero servite «per la salute di molte anime». Nel 1643 vennero sequestrati gli scritti e fu sospesa dai sacramenti. Difesa dai Gesuiti, fu poi prosciolta. La sua esperienza spirituale si radicava nella quotidiana normalità della vita, nei sacramenti, nella preghiera, nel servizio obbediente e umile. Un giorno Gesù le disse: «Sappi, figliola, che il maggior digiuno, la maggior penitenza e il maggior sacrificio che mi si possa fare sulla terra è amare mio figlio. Tu fai questo e avrai eseguito tutto». Morì il 26 marzo 1673.

Godendo fama di santità ancora vivente, la sua morte fu una grande manifestazione di venerazione. Pochi anni dopo, tra il 1675 e il 1678, venne avviato il processo di beatificazione. Nel 1733 Clemente XII approvò gli scritti e l’introduzione del processo di beatificazione così che da allora fu insignita del titolo di venerabile. Nel 1738 la causa fu introdotta presso la Santa Sede e nel 1891 davanti alla Congregazione per procedere al processo sopra le virtù.

Il monastero fu soppresso nel 1782, ma fortunatamente gli autografi della “mistica di Rovereto” sono giunti fino a noi: 5347 pagine che comprendono l’autobiografia, un testamento spirituale, lettere, commenti alla Sacra Scrittura, visioni e rivelazioni, inni e poesie, in un italiano impastato di latinismi e di inflessioni dialettali, ma ricchissimo dal punto di vista lessicale.

Fontihttp://www.santiebeati.it/dettaglio/96844https://it.wikipedia.org/wiki/Bernardina_Floriani

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