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MADRE DI DIO DI TEODORO

MADRE DI DIO DI TEODORO

Sumorim Totma10 febbraio

Ivan il Terribile rispondendo alla richiesta del popolo autorizzò la costruzione di un nuovo monastero dedicato a Lei e al Santo che prima di una guarigione appariva al malato con l’icona in mano.   

Secondo la tradizione russa, la prima apparizione dell’icona della Madonna Feodorovskaja risale al 16 Agosto 1239, giorno in cui Vasili Kvagnia, Principe di Kostroma, la scopre appesa ad un albero in una visione nel bosco, durante una battuta di caccia nelle vicinanze di Gorki. Ciò spiega il fatto che l’icona è conosciuta anche col nome di “Madonna di Kostroma“. Il nome più corrente di “Feodorovskaja”, ossia: “di Teodoro”, le deriva invece dalla sua prima collocazione nella Chiesa di San Teodoro Stratilata, il grande martire del tempo delle prime persecuzioni. La denominazione più corretta sarebbe, comunque, “Madonna Feodorovskaia-Kostromskaia”.

Durante il trasferimento nella Cattedrale di Kostroma, l’immagine compì un miracolo, apparendo agli abitanti della città portata in processione da un guerriero somigliante a San Teodoro Stratilata, cui una Chiesa a Kostroma era dedicata. Proprio in memoria di questo evento l’icona fu denominata ‘di Teodoro’.

San Teodoro Stratilata

San Teodoro Stratilata

Fu circondata ben presto della fama di guarigioni miracolose e di numerosi altri prodigi, fra i quali quelli di essere uscita intatta da alcuni incendi. Ad essa viene attribuita, inoltre, la protezione della città e del Monastero dall’invasione tartara del 1260. San Teodoro è apparso a molti malati, tenendo questa icona nelle sue mani.

Gli abitanti si rivolsero in seguito allo zar Ivan il Terribile chiedendo il permesso di costruire un nuovo monastero. L’Arcivescovo Nicandro conferì nell’anno 1554 la concessione edilizia, così l’abate del monastero Priluki fece costruire il nuovo monastero dedicato alla Madre di Dio e a San Teodoro. All’icona venne dato il nome di Sumorin Totma in quanto Sumorin è il nome della famiglia di San Teodoro e Totma quello della città.

L’icona conobbe un altro momento di celebrità nel secolo XVII. Nel 1613 un’ambasceria di Mosca si recò a Kostroma per supplicare il giovane Michele Romanov di accettare la corona imperiale, dando così inizio all’omonima dinastia destinata a regnare fino alla Rivoluzione del 1917. La madre del futuro Zar in tale occasione pregò davanti all’icona miracolosa della “Madre di Dio di Teodoro”, esprimendo il desiderio di avere per sé l’icona originale od almeno qualche sua copia.

Da quel momento si moltiplicarono copie e repliche; e ottenne grande diffusione il ‘Racconto’ delle sue apparizioni e dei suoi miracoli. Una copia dell’icona fu eseguita e fatta trovare nella Chiesa del ‘Palazzo d’Inverno’ di San Pietroburgo, dove era molto venerata dagli Zar. Per l’occasione, si diffusero anche vari manoscritti del ‘Racconto’ di questa icona, in cui viene brevemente esposta la sua storia, e in modo particolare vengono descritti gli avvenimenti del XVII secolo, cui gradualmente si aggiungono descrizioni di nuovi miracoli.

L’icona appartiene, grosso modo, al tipo iconografico dell’Eléousa, ossia ‘della tenerezza’, per i gesti di affetto che intercorrono fra Madre e Figlio, con grandi somiglianze con la famosa ‘Madonna di Vladimir: come in questa, il Bambino si appoggia sul braccio destro della Madre di cui stringe il collo con la manina sinistra, chiaramente visibile sotto il velo. Nelle due icone, inoltre, Maria con il braccio sinistro leggermente alzato indica il Figlio nel gesto della Odigítria, con l’intenzione di indicare nel divin Figlio il destinatario della preghiera a lei rivolta.

L’icona della ‘Madonna di Teodoro’ si differenzia però da quella di Vladimir per la posizione eretta del Bambino e la posizione delle sue piccole gambe, con la sinistra scoperta fino al ginocchio. La “Madre di Dio di Teodoro” sembra colta mentre il Figlio le rivela la sua Passione e Morte, attraverso lo sguardo dolce, tenero, triste e gioioso insieme; la Vergine appare come la Madre che accoglie in sé ogni sentimento umano e lo trasfigura in preghiera.

San Sergio di Radonez la commenta stupendamente con queste parole:Quando sono triste, la Madre di Dio piange con me; quando il mio animo è lieto, la Madre di Dio sorride con me; quando mi sento peccatore, la Madre di Dio intercede per me“.

Dei diversi testi liturgici composti per celebrare l’icona vi è l’Akátisto slavo, composto da 25 stanze o strofe, 13 delle quali brevi [kondak], che si concludono con l’Alleluja; e altre 12 più lunghe [ikos], che si concludono con la salutazione: “Rallegrati, divina Madre, nostra stabile protezione”, pur essendo anonimo passa in rassegna numerosi racconti dei più noti prodigi operati dalla Madonna in favore dei suoi devoti e della terra russa, di cui ella è considerata Patrona e Regina.

L’Inno contiene anche una estesa litania di titoli mariani tratti dalla natura, dai testi della Bibbia e dalla storia della Chiesa. Molte sono le allusioni provenienti dall’Akátisto nella sua versione originale greca. L’Autore sembra anche ben conoscere il ricco elenco di feste mariane contenuto nel Calendario liturgico, sia della Chiesa greca che di quella russa.

L’inno poetico è seguito da una lunga preghiera in prosa nella quale l’Autore esprime, con cuore pieno di fiducia e spirito contrito, sentimenti di riconoscenza alla Vergine.

Fonti: http://www.stpauls.it/madre06/0410md/0410md17.htm; http://www.mariancalendar.org/icon-of-the-mother-of-god-of-sumorin-totma-russia/

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