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Beato Francesco Drzewiecki

BEATO FRANCESCO DRZEWIECKI

Sacerdote orionino, martire (1908 – 1942) 10 agosto

BEATO FRANCESCO DRZEWIECKIAdolescente nel seminario di Zdunska Wola nella Piccola Opera della Divina Provvidenza di san Luigi Orionesacerdote quando l’occupazione nazista in Polonia divenne persecuzione religiosa fu portato a Dachau. Dopo due anni di stenti, privazioni, lavori forzati e nobile presenza umana e religiosa, fu eliminato perché «invalido a lavorare». 

Il primo martire degli Orionini, riconosciuto tale dalla Chiesa, arriva appena due anni dopo la morte del fondatore. Francesco Drzewiecki nasce il 26 febbraio 1908, in Polonia, a Zduny, ed entra nel seminario di Zdunska Wola, cioè nella città in cui è nato San Massimiliano Kolbe, anch’egli martire dei lager. La sua vocazione è chiara e ben delineata: diventare sacerdote e religioso all’interno della Piccola Opera della Divina Provvidenza.

Ordinato sacerdote il 6 giugno 1936, fa una breve esperienza nella struttura per handicappati gravi del Piccolo Cottolengo di Genova-Castagna, e poi a fine 1937 ritorna in patria, dove lo attende un’intensa attività educativa e pastorale, che svolge con generosità e dedizione. Tutto ciò fino al 1° settembre 1939, giorno in cui la Germania invade la Polonia, dando inizio ad una feroce persecuzione religiosa.

BEATO FRANCESCO DRZEWIECKI e DON ORIONEIl successivo 7 novembre quasi tutto il clero della diocesi di Wloclawek, Vescovo e seminaristi compresi, viene arrestato e incarcerato: tra loro anche don Francesco, che inizia così una via crucis, le cui “stazioni” dolorose hanno i nomi di Wloclawek, Lad, Szczyglin, Sachsenhausen, corrispondenti ai vari “campi” in cui viene internato e in ciascuno dei quali il pretino viene ricordato come “l’uomo che edificava con la sua cortesia e premura”.

Il 14 dicembre 1940 fa il suo ingresso nel famigerato lager di Dachau e destinato alle piantagioni: così, alle sofferenze e alle umiliazioni degli altri campi, si aggiungono estenuanti marce di trasferimento da una coltivazione all’altra e un duro lavoro sotto sole, vento o pioggia che finiscono per stremare quei poveri corpi già minati dalla fame e dalle malattie. Anche qui si accorgono della sua presenza, perché “si distingue fra tutti come il più buono, il più servizievole, il più caritatevole”.

Al lager di Dachau è legata una delle pagine più tragiche e gloriose del Clero polacco: in esso furono reclusi ben 1780 ecclesiastici e di essi 868 vi trovarono la morte.

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Accovacciato per terra, come gli altri, per togliere erbaccia, o piegato a zappare e vangare, tiene davanti a sé la scatoletta dell’Eucaristia e fa adorazione ed è evidentemente questa a dargli la forza non solo per non disperare, ma anche per incoraggiare gli altri. Arriva però il giorno in cui anche don Francesco si ammala e deve essere eliminatoperché invalido a lavorare”.

Tante sono le testimonianze della nobiltà e santità d’animo di Don Drzewiecki, spicca quella di Don Jozef Kubicki, anch’egli Orionino e chierico di 24 anni al momento della reclusione a Dachau. Don Kubicki racconta: “[…]Gli mancavano le forze per camminare. Andò al revier (infermeria). Mentre don Drzewiecki si trovava al revier è venuta una Commissione e tutti quelli che non erano in grado di lavorare (“i mussulmani”, li chiamavano) li eliminavano: o venivano gasati o uccisi con altri modi. Fu così che don Drzewiecki fu iscritto per il trasporto di invalidi“.

Il 10 agosto 1942 inizia il suo ultimo viaggio verso la morte, che si concluderà nella camera a gas del castello di Hartheim, nei pressi di Linz.

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“…Era mattino presto. Avevo finito il turno notturno di lavoro. Nella strada principale del lager avevano radunato gli invalidi per il carico dell’invalidentrasport. Don Francesco, pur sapendo di rischiare, attraversò la strada e mi venne a dare l’addio. Ha bussato alla finestra e io sono saltato su dal giaciglio. Don Drzewiecki mi disse: Giuseppino, addio! Partiamo. Ero tanto abbattuto che non riuscivo a dire neanche una parola di rammarico. E don Drzewiecki continuò: Giuseppino non ti dar pena. Noi, oggi, tu domani… E con grande calma disse ancora: Noi andiamo… Ma offriremo come Polacchi la nostra vita per Dio, per la Chiesa e per la Patria” (da Due Orionini al Lager. Memoriale, Roma, 1997).

Sono le ultime parole, accompagnate da un sorriso, che il chierico orionino di 24 anni raccoglie dalle sue labbra prima della partenza e che fanno, della sua, non una morte subita, ma un’offerta deliberatamente e coscientemente compiuta. Viene eliminato il 13 settembre 1942, ad appena 34 anni di età e 6 di ordinazione, lasciando in tutti la sensazione di un vero martire. E poiché anche la Chiesa tale lo ha riconosciuto, è stato beatificato da Giovanni Paolo II° nel 1999.

La sua data di culto è il 10 agosto, mentre la Piccola Opera della Divina Provvidenza lo ricorda il 12 giugno.

Francesco Drzewiecki PREGHIERA

Fonte: http://www.santiebeati.it/dettaglio/92237

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