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Beato Giovanni Martino Moye

Beato Giovanni Martino Moye

fondatore (1730-1793) 4 maggio

Beato Giovanni Martino MoyeMissionario in Cina e fondatore di due congregazioni di suore, che soppresse a causa della rivoluzione francese crebbero vigorosamente solo dopo la sua morte.

Giovanni nacque a Cutting (Mosella), sesto di tredici figli di una famiglia contadina assai religiosa. Studiò presso i gesuiti a Strasburgo, entrò nel seminario di Metz e fu ordinato prete nel 1754.

Era conosciuto per la sua pietà e austerità di vita, ma anche per una certa durezza di carattere. Possiamo dividere la sua vita in tre periodi: ministero parrocchiale dal 1754 al 1767, apostolato in cina dal 1771 al 1783, e di nuovo ministero parrocchiale dal 1788 fino alla morte, avvenuta nel 1793.

In un primo tempo operò come curato in molte parrocchie di Metz, trovando anche il tempo per scrivere un Trattato sulla Grazia in polemica con i protestanti. Per venire in qualche modo in soccorso alle necessità, assai trascurate, dei cattolici che vivevano nelle zone rurali, fondò due scuole, dove impiegò le Suore della Divina Provvidenza (da lui fondate nel 1762) che avevano tra i loro scopi l’educazione dei poveri. Per sostenere quest’impresa scrisse un libro sulle scuole e il ruolo delle religiose, al quale fece seguito una vigorosa campagna a favore del battesimo degli infanti. Non avendo fondato la sua opera su rendite fisse credevano che fosse necessariamente votata al fallimento.

Beato Giovanni Martino Moye1Nella direzione spirituale egli insisteva soprattutto sull’abbandono alla Provvidenza, la semplicità, la povertà e la carità. Si rendeva conto che, il vivere senza rendite fisse, poteva sembrare una follia per molti, ma diceva: “O questo progetto è secondo la volontà di Dio o no; se è secondo la sua volontà, essendo onnipotente, Egli ha mille mezzi per condurlo a termine; se non è conforme al beneplacito di Dio, ci rinuncio fin da questo momento“. Alle suore insegnava: “Non dobbiamo ostinarci in niente, ma conservarci nella santa indifferenza, non volendo né una cosa né l’altra fino a tanto che non avremo modo di conoscere il beneplacito di Dio

Nel 1767 subì una denuncia presso il vescovo che gli proibì di aprire altre scuole, ma quando vide che Dio benediceva l’impresa di lui gli restituì la libertà d’azione. Nel 1771, tuttavia, si offrì volontario per le Missioni Estere e partì per Macao.

Partì alla volta di Se-Tchuen (Cina) affidando le sue Suore alla Provvidenza. Scrisse loro da Parigi: “Abbiate fiducia in essa ed ella non vi abbandonerà mai. Amate la povertà; rallegratevi nelle pene e nelle persecuzioni; amatevi le une le altre; siate sottomesse alle vostre superiore, sempre pronte ad andare dove esse vi manderanno. Se dovete scegliere, preferite i posti più difficili, i più umilianti e i meno lucrativi… Insegnate suore della provvidenzagratuitamente, e non aspettatevi per salario che disprezzi e rimproveri. Aspettatevi di essere considerate come delle insensate; così sarete crocifisse al mondo e il mondo sarà crocifisso per voi. Nelle vostre pene cercate la consolazione presso il SS. Sacramento e ai piedi della croce“.

Incontrò varie difficoltà nell’adattamento a cibi e abiti diversi e nell’apprendimento della nuova lingua. Per facilitare ai fedeli la preghiera, compose egli stesso in cinese diverse raccolte di orazioni. Anche là pensò di creare scuole adatte alle condizioni locali e fondò l’istituto delle Vergini Cristiane per la cura dei malati e l’assistenza domiciliare di madri e figli. Una volta ancora si batté per il battesimo degli infanti, perché fosse amministrato non appena possibile; anche qui si levarono proteste contro i suoi metodi.

Beato Giovanni Martino Moye2La sua accortezza e le attenzioni dei cristiani che lo ospitavano per la celebrazione notturna della Messa, non riuscirono a impedirgli di cadere almeno due volte nelle mani dei persecutori, dalle quali fu sottratto quasi miracolosamente dal Signore dopo schiaffi e bastonate. Lieto di essere ritenuto “criminale di Gesù Cristo”

A causa della deficiente alimentazione il Moye non era in grado di praticare i digiuni o di macerare il proprio corpo con flagelli e cilici come aveva fatto nella Lorena. Allora verso sera, credendosi non visto, s’inoltrava tra i canneti ed i cespugli degli acquitrini, ed esponeva le proprie spalle ai morsi delle zanzare fino a sanguinarne. Il desiderio di prendere parte alle sofferenze del Figlio di Dio era in lui veemente. Scriveva difatti: “La Passione del Signore è il mio tesoro. La mia più grande devozione è ripassarne ogni giorno i misteri… Ero così commosso delle sofferenze di nostro Signore, soprattutto il venerdì, che fin dal mio risveglio mi sentivo Beato Giovanni Martino Moyepenetrato da uno di questi misteri dolorosi o da una circostanza particolare della Passione. …”

Ritornò a casa in uno stato di completo esaurimento nel 1784.

Ritornò a lavorare in Lorena dedicandosi al sostegno dei preti e di altre persone travagliate dalla Rivoluzione francese. Trasferì le sue suore a Treviri nel 1791 ma la congregazione fu soppressa dalle armate francesi nel 1792.

L’anno dopo Giovanni morì di tifo. Dopo la sua morte la congregazione femminile fu ripristinata (1861), e crebbe fino a raggiungere il numero di 116 conventi nel 1900, con una fondazione anche a S. Antonio (Texas) nel 1866.

Il successo della congregazione probabilmente contribuì al progresso della sua causa di beatificazione, che fu introdotta nel 1891. Nel 1945 fu riconosciuta l’eroicità delle sue virtù e nel 1954 Pio XII lo dichiarò beato.

Fonti: Il primo grande dizionario dei santi di Alban Butler ; http://www.santiebeati.it/dettaglio/51790

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