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GIOVANNINA PIAZZA

GIOVANNINA PIAZZA

adolescente (1897-1912) 8 aprile

donna di spalleGiovannina vuole conformarsi il più possibile a Gesù Cristo e desidera che tutti imparino ad amarlo. Raggiunge perciò la consapevolezza che il suo esempio è il modo migliore per raggiungere questo scopo.

Cresceva gracile perché fin dalla nascita era stata segnata dalla sofferenza, ma in Giovannina pulsava un cuore veramente d’oro sotto la volontà tenace. Nasce a Ristagno, piccolo paese piemontese adagiato tra fertili colline, il 3 maggio 1897.

La mamma era ammalata e Giovannina non potè ricevere nemmeno il latte materno. Ristabilitasi, aveva dato alla luce un’altra bimba: Maddalena. Quando raggiunge gli 11 anni, la mamma muore e di lì a poco il padre darà alle bimbe una nuova mamma.

bimbaPapà – diceva – io voglio molto bene ai poveri e agli storpi, come faceva Gesù. Se ne incontrava per via, si intratteneva dolcemente con i mendicanti e dava sempre loro qualche cosa.

Amava tanto i fiori, ma soprattutto quelli che avevano dato il loro profumo a Gesù, accanto al Tabernacolo. Giovannina li voleva e li baciava con devozione. – Questi fiori hanno respirato l’aria di Gesù – diceva. Quando la malattia della mamma costrinse il babbo ad allontanare da casa le due piccole, Giovannina si sforzò di sorridere, mentre il cuore le sanguinava. Non farti vedere piangere, Maddalena – diceva alla sorellina, – se no papà soffre troppo. E poi, rivolgendosi al padre: – Papà, coraggio, noi siamo serene!

Più tardi fu mandata in collegio, ma nel 1908 anche questa seconda mamma andò al Cielo. Il babbo era nuovamente solo, ma Giovannina avrebbe pregato per lui, avrebbe fatto da mamma a Maddalena e si sarebbe fatta ogni giorno più buona.

papà e bambinaDio ci dà il tempo perché con esso noi possiamo acquistare il Cielo – diceva, e perciò cercava di far tutto per piacere al Signore.

Che cosa pensi, mentre lavori? – le si domandò un giorno. – Penso – rispose con franchezza – che su questa terra sono in esilio e che la mia patria è il Paradiso, verso cui devo rivolgere tutto il mio cuore.

Verso la sorellina era piena di attenzioni. Vigilava maternamente sulla sua condotta, le faceva riconoscere i suoi difetti, la riprendeva quando era opportuno, le suggeriva atti di virtù e specialmente pregava e si sacrificava per lei. Un giorno una delle sue maestre la invitò ad essere più dolce verso la sorella. Giovannina ringraziò per il consiglio e disse: – Pensavo di dover fare così per aiutare Maddalena a vincere in fretta i suoi difetti, ma cercherò di correggere me stessa e farò come mi insegna lei. Sarò più dolce, vedrà.

sorelleMaddalena si stava preparando per la prima Comunione ma da qualche tempo Maddalena era, disattenta alle lezioni di catechismo. Giovannina lo seppe e se ne mostrò addolorata. Escogitò, allora, un mezzo singolare per aiutare la sorella: fare penitenza lei.

Tutti i giorni sostava sulla porta del refettorio, in attesa di Maddalena e le domandava il voto che aveva avuto nella lezione di catechismo. Se buono, sorrideva ed entrava con lei in refettorio, se cattivo, si faceva triste e diceva: – Ebbene, farò penitenza per te: oggi starò senza bere. Giovannina soffriva molto la sete e Maddalena, che lo sapeva, cercò, da allora, di evitarle quel patimento.

Mi pare proprio che Maddalena ora si prepari a fare una bella e santa Comunione – disse, dopo alcuni giorni, alla maestra. E aveva ragione.

angeliChe cosa dici a Gesù dopo la Comunione? – le fu chiesto. – Poso la mia testa sul suo Cuore, come ha fatto san Giovanni nell’Ultima Cena e lo lascio parlare. E Gesù le diceva di essere umile, caritatevole, obbediente. E lei sapeva offrirgli tante rinunce. Quando in cappella, per la sua debole salute si sentiva venir meno, reagiva con tutte le sue forze. – Guai se faccio vincere il mio corpo! – diceva – Perdo subito il fervore e faccio dispiacere a Gesù.

Un giorno, vedendo in cortile la suora addetta al parlatorio, le corse incontro per domandare: – Cerca me? Da molto tempo il babbo non viene a farmi visita. Recita un’Ave Maria e la Madonna te lo manderà presto – rispose la suora. – Veramente, – rispose sorridendo – ho tanto desiderio di vedere il babbo, ma avendo ricevuto la Comunione questa mattina, che cosa posso desiderare di più? Per Giovannina la santa Comunione era la cosa più im­portante della sua vita.

Somigliare a Gesù era il suo sforzo continuo. Desiderava che anche gli altri imitassero Gesù nel sacrificio.

Geloni-alle-mani-620x350Giovannina, – le diceva Maddalena – guarda le mie mani come sono gonfie! Guarda che geloni! Mi fanno male, sai? Giovannina si commuove, l’accarezza e l’incoraggia: – Guarda il Crocifisso, Maddalena: ha patito tanto per noi! E tu non sei capace di soffrire un poco per lui?

Chiedeva di essere umiliata ed era lieta quando gli si offriva qualche occasione. Le sue compagne più spensierate non capivano come mai Giovannina non perdesse mai la pazienza. – Vogliamo metterla alla prova? – dicono un giorno, e buttano sotto il tavolo del refettorio delle palline e delle strisce di carta. L’assistente chiede: – Chi ha gettato la carta per terra? È stata Giovannina Piazza! Giovannina che è innocente china il capo come se fosse colpevole. – Mi scusi, – dice – non lo farò più.

Accanto all’obbedienza e all’umiltà, c’era la vigilanza assidua per conservarsi pura. Temo i pericoli delle vacanze – diceva. – Papà, – scriveva – fai accendere una candela all’altare della Madonna, perchè Maddalena ed io, tornando a casa, possiamo passare bene le vacanze e candelaconservarci pure. – Quanta responsabilità nel dare il buon esempio avrò verso mia sorella! – confidava ad un’amica. – Prega per me.

Si iscrisse all’Associazione delle Figlie di Maria e quello fu un giorno di dolcissima festa per lei. – Oh! – confidò ad una compagna – voglio chiedere alla Madonna che quest’anno mi prenda con lei. Su questa terra c’è il pericolo di offendere sempre il Signore.

Quello stesso giorno in cui fu iscritta alle Figlie di Maria una suora la sentì tossire. – Questa tosse – disse Giovannina sorridendo – sembra nulla, ma io so che mi condurrà alla tomba. Sarei felice di morire oraPrima di allora non aveva sofferto alcun disturbo pol­monare, nonostante fosse stata sempre molto gracile. Passarono pochi giorni e Giovannina deperiva. Le fu chiesto se sentisse male. Descrisse candidamente tutto il male di cui soffriva e confidò di aver sempre chiesto due grazie: “primo, poter soffrire senza che nessuno se ne accorgesse; secondo, avere quel po’ di forze necessarie per compiere tutti i suoi doveri e accontentare la suora”.

occhioIl dottore la trovò affetta da meningite e consigliò di rimandarla a casa per respirare una buona aria. Giovannina lasciò il collegio con il presentimento che non vi sarebbe più tornata. Soffrì serenamente per alcuni giorni e il sabato, essendo pienamente cosciente del suo stato, ricevette l’Estrema Unzione e il Viatico. I presenti la videro quasi trasfigurata, con lo sguardo fisso verso il Cielo.

Giovannina, che cosa guardi? – Vedo una corona e degli Angeli.

Continuò a soffrire tutta la domenica. Il lunedì di Pasqua, dell’8 aprile 1912, Giovannina andava gioiosa con gli Angeli, a ricevere la corona che aveva visto brillare sul suo capo.

Fonte:  http://www.santiebeati.it/dettaglio/94377

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One comment

  1. Maddalena B ha detto:

    Molto bella questa storia! Penso che con tutta la sua pazienza abbia ricevuto il dono più grande da lei tanto desiderato; Il Signore la chiamò a se per incoronarla come lei aveva visto! Nella vita quotidiana in ognuno di noi non dovrebbe mai mancare non solo la pazienza ma anche l’umiltà che forse ci manca e tanto che siamo accecati da altre distrazioni, non ci rendiamo conto che l’avvicinarsi a Dio ci viene “tolto” dal nostro IO…. Grazie per questa lezione di vita! Buona serata in Cristo Gesù !