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MANDYLION

MANDYLION

MANDYLIONIl Mandylion costituisce la prima icona del volto di Cristo è il Suo volto che, secondo la credenza, Lui stesso impresse  su un panno allo scopo di inviare la Sua immagine al Re di Edessa “Abgar” morente che, dopo averla ricevuta, guarì miracolosamente.

Il mandylion o immagine di Edessa è un telo, sul quale è raffigurato il volto di Gesù. Ritenuta di origine miracolosa detta acheropita, cioè “non fatta da mano umana“. Il mandylion era conservato inizialmente a Edessa di Mesopotamia; in seguito fu traslato a Costantinopoli. Se ne persero le tracce nel 1204, quando la città fu saccheggiata nel corso della Quarta crociata. Alcuni studiosi ritengono che esso fosse lo stesso telo noto oggi come Sindone di Torino.

Il mandylion era inizialmente conservato a Edessa di Mesopotamia (oggi Urfa, in Turchia). La sua origine era spiegata in modo leggendario: nella sua Storia Ecclesiastica (325), Eusebio di Cesarea narra che Abgar V Ukama (“il Nero”), re di Edessa (4 a.C.–7, 13–50), era malato. Saputo dell’esistenza di Gesù che operava miracoli, gli mandò un suo inviato per chiedergli che si recasse alla corte di Edessa. Gesù non andò, ma inviò una lettera.

Abgar con l'Immagine di Edessa X sec

Abgar V Ukama di Edessa riceve il Mandylion

Il messaggero voleva osservare attentamente le sue sembianze per riprodurle, ma sarebbe stato Gesù stesso a dargli la sua immagine asciugandosi il volto su un telo detto ῥάκος τετράδιπλον [ràkos tetràdiplon], cioè ripiegato quattro volte doppio. Quel panno, chiamato sindon o mandylion, con la straordinaria immagine acheropita (cioè “non fatta da mani d’uomo”), fu portato al re, che lo venerò e fu guarito dalla sua malattia. Allora Abgar fece fissare l’immagine sopra una tavola ornata d’oro.

La prima notizia ritenuta attendibile della presenza del mandylion a Edessa è della metà del VI secolo. Nel 544 la città fu assediata dai Sasanidi guidati dal re Cosroe I Anushirvan: secondo Evagrio Scolastico (594), la città fu liberata dall’assedio grazie all’immagine sacra. Anche un inno siriaco coevo considera l’esistenza di quell’immagine miracolosa già nota ed acquisita.

Monastero Andronikov di Mosca dedicata al Mandylion

Il Monastero Andronikov uno dei più vecchi di Mosca dedicato al Mandylion

Secondo la tradizione, il telo con l’immagine acheropita di Cristo era stato rinvenuto in una nicchia dentro un muro sovrastante una porta della città. Alcuni danno credito a questa tradizione ritenendo che il mandylion fosse stato nascosto secoli prima a causa delle persecuzioni e poi dimenticato; il ritrovamento potrebbe essere avvenuto durante i lavori di ricostruzione seguiti alla catastrofica inondazione del Daisan, il corso d’acqua che attraversa Edessa, avvenuta nel 525. La notizia di questa inondazione è riportata da un autore dell’epoca, Procopio di Cesarea. Molti monumenti biblici furono danneggiati o distrutti. Giustiniano I intraprese una monumentale ricostruzione, della quale beneficiò anche la chiesa principale, Santa Sofia.

Jack Markwardt ha invece avanzato l’ipotesi che il mandylion (che egli identifica con la Sindone) sia giunto ad Edessa soltanto nel 540, il che spiegherebbe l’assenza di notizie precedenti: prima di tale data sarebbe stato custodito ad Antiochia. Il trasporto sarebbe avvenuto quando la città, quattro anni prima di Edessa, fu attaccata da Cosroe e molti nell’imminenza dell’assedio fuggirono.

Al mandylion fu destinata una piccola cappella situata a destra dell’abside; era conservato in un reliquario e non veniva esposto alla vista dei fedeli. Quando Edessa venne occupata dai mandilionmusulmani, il mandylion continuò ad esservi conservato per qualche tempo. Tuttavia si iniziò a temere per la sua sorte; quindi nel 944 il domestikos (generale) bizantino Giovanni Curcuas, in cambio di 200 prigionieri musulmani, lo recuperò per portarlo a Costantinopoli. Qui esso arrivò accompagnato da una folla in tripudio e collocato con una cerimonia fastosa dal basileus Costantino Porfirogenito nella chiesa della Vergine (Theotokos) di Pharos: il suo arrivo veniva ricordato in una festa liturgica anniversaria, il 16 agosto. In alcuni canoni composti per tale festa, si fa cenno all’immagine e le si attribuisce una potenza taumaturgica. Più tardi il mandylion fu spostato alle Blacherne, vicinissima quindi alla residenza imperiale, a sottolineare la speciale venerazione riservatagli dagli Imperatori.

Giovanni Damasceno (morto nel 749) menziona l’immagine nel suo lavoro a difesa delle sacre immagini, ricordando tuttavia la tradizione secondo cui Abgar, richiesta un’immagine di Gesù, ottenne un tessuto sul quale Gesù avrebbe impresso miracolosamente la propria immagine. Il tessuto è descritto come oblungo, e non quadrato, come affermano invece altre tradizioni, senza che si parli di alcun ripiegamento del tessuto stesso.

voltosanto_manoppello

Santo Volto di Manoppello

Nel 1204 la Quarta crociata si concluse con l’assedio e il saccheggio di Costantinopoli, e il mandylion scomparve. La sua sorte successiva è ignota.

Esistono oggi tre presunti mandylion che si trovano l’uno a Genova, l’altro a Roma e l’altro ancora a Manoppello (PE); si tratta di oggetti le cui prime attestazioni storiche risalgono al XIV per quello di Genova e al XVII secolo per quello di Roma mentre relativamente a quello di Manoppello l’origine è imprecisata essendo “comparso” a Manoppello nel 1506. Anche la Sindone di Torino, la cui prima documentazione storica risale anch’essa al XIV secolo, è stata proposta come il mandylion originale.

Il mandylion di Genova

L’immagine di Genova è conservata nella piccola chiesa di San Bartolomeo degli Armeni. Si è constatato che l’Immagine è una tempera ‘a uovo’ e risulta leggermente ritoccata qua e là. Sotto la tempera esiste un lino che potrebbe essere quello, descritto nella tradizione, in cui Gesù impresse la figura del suo Volto dopo che inutilmente il pittore Anania inviato dal re Abgar di Edessa tentava di ritrarre Gesù. Esiste però anche un’altra tradizione secondo la quale il pittore Anania avrebbe eseguito effettivamente il ritratto di Gesù: quello, appunto, che noi ammiriamo.

Il lino è incollato su una antichissima tavoletta di cedro, inserita a sua volta in un più ampio supporto di legno sul quale è stato Il-Mandylion-di-Genovaapplicato un preziosissimo ornato di filigrana di argento e oro, nel periodo in cui si trovava a Costantinopoli. In questo ornato sono presenti 10 formelle a sbalzo in cui è rappresentata l’origine del Santo Volto, unitamente ad alcuni episodi salienti della sua storia fino alla traslazione a Costantinopoli. Si tratta di un vero capolavoro di oreficeria bizantina.

Il supporto più piccolo, originario, conserva intorno al Volto del Cristo una serie continua di fori nei quali erano inserite piccole perle. Altro preziosissimo elemento sono i frammenti di antiche stoffe persiane e arabe ritrovate incollate alla parte posteriore del supporto di legno, che risalgono ai secoli precedenti il Mille e che probabilmente avevano avvolto la Reliquia. Sulle medesime è stata incollata nel sec. XV un’altra preziosa stoffa, ligure, intessuta di fili d’argento e rappresentante un melograno. Il Santo Volto è custodito in una preziosa teca d’argento dell’inizio secolo XVII, ulteriormente arricchita da una serie di pietre preziose incastonate in una cornice di argento e oro.

La tradizione afferma che fu regalata nel XIV secolo al doge Leonardo Montaldo dall’imperatore bizantino Giovanni V Paleologo ma appare inverosimile che una simile preziosa e veneratissima reliquia fosse ceduta, mentre è più plausibile che venisse donata una copia. Studi condotti nel 1969 da Colette Dufour Bozzo hanno datato in effetti la cornice al XIV secolo, mentre l’immagine risalirebbe a un’epoca alquanto precedente.

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Il reliquiario del Mandylion di Roma

Il mandylion di Roma.

L’immagine di Roma è dipinta su tavola (quindi è da escludere che essa sia il mandylion originale). Fu esposta nella chiesa di San Silvestro nel 1870 ed è ora conservato nella Cappella di Matilda in Vaticano. Di foggia barocca, fu donata da suor Dionora Chiarucci nel 1623. La più antica notizia che la riguardi risale al 1517. All’epoca ne sarebbe stata vietata l’esposizione per evitare incongrue competizioni con la cosiddetta Veronica. Esposta in mostre internazionali quali Expo 2000 in Germania nel padiglione della Santa Sede, e nel 2008 negli Stati Uniti.

Fonti: http://it.wikipedia.org/wiki/Mandylionhttp://www.iconesacregenova.it/il-mandylion-di-genova

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