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Beata Maria Serafina del Sacro Cuore

Beata Maria Serafina del Sacro Cuore 

(Clotilde Micheli) Fondatrice – 24 marzo

suo-maria-serafinaÈ l’esempio di come sia la volontà di ognuno di noi ad avere l’ultima parola sul progetto di Dio per noi. Suor Maria Serafina tra le tante visioni vedrà anche Martin Lutero all’inferno.

Clotilde Micheli nasce l’11 settembre 1849 a Imèr (Trentino) e da una famiglia profondamente cristiana: un padre soprannominato “giusto”, una pia mamma tutta volta alla famiglia e alla carità cristiana e una sorella che sembra avere il filo diretto con il paradiso e ricevette una visione ben precisa della sua futura vita religiosa. A 3 anni come si usava allora, ricevtte il Sacramento della Cresima, a Fiera di Primiero dal vescovo-principe di Trento mons. Tschiderer e a 10 anni la Prima Comunione.

Le visioni di cui non solo la sorella, ma anche lei fu protagonista le dimostrarono che la sua strada non era quella di diventare una comune suore, ma di essere fondatrice di un ordine religioso volto alla devozione della Santissima Trinità. Tutto questo la fece soffrire molto, in quanto oltre a sentirsi inadeguata, non aveva idea di come realizzare quello che lei stessa capì essere un desiderio che arrivava direttamente dal cielo.

La richiesta specifica le venne rivolta direttamente dalla Madonna il 2 agosto suor_maria-serafina1867, a 18 anni mentre si trovava immersa nella preghiera all’interno della chiesa di Imer, come per altro, faceva spesso. La Madonna le manifestò la Volontà di Dio che venisse fondato un nuovo Istituto religioso, con lo specifico scopo di adorare la SS. Trinità, con speciale devozione alla Madonna ed agli Angeli, quali modelli di preghiera e di servizio.

Seguendo il consiglio di una donna saggia e prudente di Imer, Costanza Piazza, Clotilde si recò a Venezia per consigli spirituali da mons. Domenico Agostini, futuro patriarca della città lagunare, il quale consigliò la giovane ad iniziare l’opera voluta da Dio, invitandola a stenderne la Regola.

Ma essa presa dal timore di non riuscire, strappò le lettere di presentazione e ritornò ad Imer. Nel 1867 si trasferì da sola a Padova, qui rimase per nove anni fino al 1876, seguendo la guida spirituale di mons. Angelo Piacentini, professore del locale Seminario, cercando di capire meglio la chiamata ricevuta.

Alla morte del Piacentini nel 1876, Clotilde Micheli si recò a Castellavazzo (Belluno) presso l’arciprete Gerolamo Barpi, il quale conosciute le intenzioni della giovane, mise a sua disposizione un vecchio convento per la nuova fondazione.

Nel 1878 Clotilde stava per subire con un sotterfugio, un matrimonio combinato, per cui avendolo saputo, se ne fuggì in Germania ad Epfendorf nel Wurttemberg, dove i genitori si erano da poco trasferiti per lavoro.suor maria serafina

Rimase in Germania sette anni, dal 1878 al 1885 lavorando come infermiera presso l’Ospedale delle Suore Elisabettine e facendosi notare per la sua carità e la delicatezza usata verso gli ammalati. Dopo la morte della madre nel 1882 e del padre nel 1885, decise di lasciare definitivamente la Germania e ritornò ad Imer suo paese natio.

Nel 1883 si trovava a passare per Eisleben, nella Sassonia, città natale di Martin Lutero in occasione del centenario della sua nascita. Trovando una chiesa chiusa, si mise a pregare sugli scalini, ma un angelo la avvisò dicendo che era un tempio luterano protestantele fece vedere Lutero all’inferno nei suoi patimenti. Così racconta l’episodio: mentre pregava le comparve l’angelo custode, che le disse: «Alzati, perché questo è un tempio protestante». Poi le soggiunse: «Ma io voglio farti vedere il luogo dove Martin Lutero è condannato e la pena che subisce in castigo del suo orgoglio».

Dopo queste parole vide un’orribile voragine di fuoco, in cui venivano crudelmente tormentate un incalcolabile numero di anime. Nel fondo di questa voragine v’era un uomo, Martin Lutero, che si distingueva dagli altri: era circondato da demoni che lo costringevano a stare in ginocchio e tutti, muniti di martelli, si sforzavano, ma invano, di conficcargli nella testa un grosso chiodo. In quella circostanza pensò:

Se il popolo in festa vedesse questa scena drammatica, certamente non tributerebbe onori, ricordi, commemorazioni e festeggiamenti per un tale personaggio.

In seguito, quando le si presentava suor maria serafina1l’occasione, ricorderà sempre alle sue consorelle di vivere nell’umiltà e nel nascondimento. Era convinta che Martin Lutero fosse punito nell’Inferno soprattutto per il primo peccato capitale, la superbia.

Arrivata all’età di 38 anni Clotilde ancora non ha capito dove il Signore la sta attirando. Decide così di andargli incontro, iniziando un pellegrinaggio a piedi che ha come meta Roma e come tappe intermedie i principali santuari mariani. Qui entra nell’Istituto delle Immacolatine prendendo il nome di suor Annunziata, ma vi rimane poco più di due anni, il tempo cioè per accorgersi che non è quello il posto per lei.

L’irrequieta Clotilde prosegue così il suo viaggio verso Caserta, nei cui dintorni, finalmente, riesce a raccogliere le prime cinque ragazze che a giugno 1891 prendono il velo insieme a lei: nascono così le Suore degli Angeli, adoratrici della Trinità, proprio come fin da ragazza aveva sognato. Lei prende il nome di Suor Maria Serafina del sacro Cuore ed appena un anno dopo alle sue prime suore viene affidato un orfanotrofio.

L’assistenza all’infanzia ed alla gioventù abbandonata diventa così il carisma specifico, coniugato alla preghiera adorante che Madre Serafina sente come loro impegno primario.suor_serafina

Figliole mie, imparate a sorridere sempre“, raccomanda, mentre lei è la prima ad esercitarsi quando arriva la malattia, attraversa l’incomprensione di alcune consorelle, fa fronte alle calunnie che minano ed indeboliscono sempre più il suo fisico. Non aveva detto un giorno: “Signore non so amarti, ma insegnami a patire, che patirò per amore”?  Probabilmente le tocca anche una lunga notte dello spirito, se ad una consorella confida: “So che amo il Signore, ma non lo sento“. Così, consumata dalle sofferenze fisiche e morali, spira il 24 marzo 1911 nella Casa di Faicchio, dove è tumulata.

Per la santità della sua vita, che aumentò dopo la sua morte, le sue Suore degli Angeli avviarono la causa per la sua beatificazione, con il nulla osta della Santa Sede del 9 luglio 1990 e che procede presso la competente Congregazione per le Cause dei Santi. Il suo carisma di prescelta con un intervento della Vergine nel lontano 1867, l’accompagnò per tutta la vita e si diffonde tuttora nella sua Congregazione, come dono dello Spirito Santo: “Come gli Angeli adorerete la Trinità e sarete sulla terra come essi sono nei cieli”.

Fonti: http://www.santiebeati.it/dettaglio/91738http://www.papalepapale.com/develop/santi-allinferno-una-discesa-negli-abissi-infernali-con-i-santi-che-ci-sono-stati/

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