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SAN VINCENZO PALLOTTI

SAN VINCENZO PALLOTTI

fondatore dell’Unione dell’Apostolato Cattolico – 22 gennaio

san vincenzo pallotti (1)Vincenzo Pallotti, romano, nato nel 1795 e prete dal 1818, va incontro a diffidenze e ostacoli nel mondo ecclesiastico perché come pochi altri (don Nicola Mazza a Verona, per esempio) capisce ciò che il tempo esige dai cattolici.

Nacque a Roma in una casa in via del Pellegrino, nel rione Parione, terzo di dieci figli, da Pietro Paolo, umbro, proveniente da San Giorgio di Cascia, e da Maria Maddalena De Rossi, romana; fu battezzato il giorno successivo, nella chiesa di San Lorenzo in Damaso.

Studiò prima presso la scuola di San Pantaleo e successivamente al Collegio Romano e all’Archiginnasio. Sin da giovane mostrò amore per la preghiera, la disciplina, il digiuno e la dura penitenza.

SAN VINCENZO PALLOTTILa tradizione devozionale gli attribuisce capacità di preveggenza: una volta, giocando da solo alla palla, fu visto rimanere assorto per qualche minuto; ridestato dalla madre, gli fu chiesto cosa stesse facendo e avrebbe risposto: «è quando mi vedrete dir messa all’altare di San Filippo!».

Il 10 settembre 1817 divenne diacono e nel 1818 fu ordinato sacerdote e, pur appartenendo al clero secolare, si ascrisse a tre ordini religiosi, come terziario dominicano, minimo e francescano.

Dopo il tornado della Rivoluzione francese e di Napoleone, vescovi, preti, religiosi, studiosi, si spendono generosamente in difesa della fede. E lui vede e apprezza. Ma dice che non basta, non basta più: il problema vero non è proteggere il recinto dei credenti. No, ora bisogna conquistare altri credenti ancora, dappertutto, abbattendo i recinti. E aggiunge: “questo è compito di tutti, perché ogni singolo cristiano ha il dovere di custodire la fede e di diffonderla dove non c’è ancora o non c’è più. Questo è un programma di attacco.

Vincenzo rispetta il mandato apostolico peculiare del Papa, dei vescovi, del clero; ma parla poi di “apostolato cattolicocome dovere e competenza di ogni credente, perché “a ciascuno ha comandato Iddio di procurare la salute eterna del suo prossimo“. Su questa base sorge nel 1835 l’Opera dell’Apostolato Cattolico, associazione di laici che avrà come “parte interna e motrice” una comunità di sacerdoti, seguita dalla congregazione delle suore dell’Apostolato Cattolico (chiamati comunemente Pallottini e Pallottine). Scopo: far conoscere Cristo con la parola, l’insegnamento, le opere di carità spirituale e materiale.SAN VINCENZO PALLOTTI1

Vincenzo morì a Roma il 22 gennaio 1850, dopo una breve agonia, recitando le parole del salmo In Te Domine speravi; non confundar in aeternum; come riportato da Pistilla e Proja, alcuni giornali dell’epoca titolarono: «È morto il santo, l’apostolo di Roma. È morto il padre dei poveri». Le sue spoglie, private dei cilici e delle catene, che portava anche in punto di morte, furono esposte in San Salvatore in Onda, dove riposa tuttora sotto l’altare maggiore, incorrotto e visibile a tutti: per tre giorni, presso la sua bara, si radunò una folla di fedeli.

Vincenzo muore con la fama di sant’uomo che ha fatto uno sbaglio. Quello sbaglio che però andrà avanti, trovando i Pallottini sempre vivi e operosi alla fine del XX secolo. Quello sbaglio che ha portato aria nuova nella Chiesa, ma che rallenterà la causa della sua canonizzazione, sempre con malintesi e miopie intorno all’iniziativa. Ci vorrà papa Pio XI a spazzare riserve e diffidenza, proclamando Vincenzooperaio vero delle missioni“, “provvido e prezioso antesignano e collaboratore dell’Azione Cattolica“. Giovanni XXIII lo proclamerà santo nel 1963. Due anni dopo, il decreto Apostolicam actuositatem del Vaticano II dirà solennemente: “I laici derivano il dovere e il diritto all’apostolato dalla loro stessa unione con Cristo Capo“. Le parole di Vincenzo Pallotti risuoneranno così, dopo 130 anni, nella Chiesa universale con la voce di Paolo VI e dei vescovi di tutto il mondo.

Fonti: http://www.santiebeati.it/dettaglio/31050http://it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_Pallotti

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