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LE INDULGENZE

LE INDULGENZE

anime purgatorio-duomobolzanoDal 1 all’ 8 novembre, per chi visita il cimitero e prega, anche solo mentalmente, per i defunti la chiesa concede un’indulgenza plenaria. Ma cos’è un indulgenza e quando la si può lucrare?

La Chiesa concede l’indulgenza plenaria, applicabile soltanto alle anime del Purgatorio al fedele che: nei singoli giorni, dal 1 all’ 8 novembre,  devotamente visita il cimitero e prega, anche solo mentalmente, per i defunti; nel giorno in cui si celebra la Commemorazione di tutti i fedeli  defunti ( o, con consenso dell’Ordinario, la domenica antecedente o susseguente, oppure nella Solennità di Tutti i Santi) visita piamente una chiesa o un oratorio e vi recita un Padre nostro e un Credo. Si concede l’indulgenza anime_del_purgatorioparzialeapplicabile soltanto alle anime del Purgatorio, al fedele che, devotamente visita il cimitero e prega, anche solo mentalmente, per i defuntidevotamente recita le Lodi o i Vespri dell’Ufficio dei defunti o l’invocazione l’eterno riposo.
La Penitenziera Apostolica, il 29 giugno 1968, ha emanato l’”Enchiridium Indulgentiarum”, tuttora valido. Da questo “Documento” riportiamo quanto crediamo utile per i fedeli circa le Indulgenze applicabili per i nostri defunti.

I. Norme generali

a) L’indulgenza è parziale o plenaria secondo che libera in parte od in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati.
b) Le indulgenze, sia parziali che plenarie, possono sempre essere applicate ai defunti a modo di suffragio.
c) L’indulgenza plenaria può essere acquisita una sola volta al giorno.

II. Indulgenze plenarie giornaliere:

a) L’adorazione del SS.mo Sacramento per almeno mezz’ora.
b) La pia lettura della Sacra Scrittura per almeno mezz’ora.
c) Il pio esercizio della Via Crucis.
d) La recita del Santo Rosario in chiesa od in famiglia (anche in quarta parte).
e) Al fedele che devotamente visita il cimitero e prega, anche soltanto mentalmente per i defunti, si concede l’indulgenza, applicabile solo ai defunti … dal primo giorno di novembre fino al giorno ottavo dello stesso mese.

III. Indulgenze plenarie annuali od occasionali:

a) Si concede l’indulgenza plenaria al fedele che piamente e devotamente riceve, sia pur soltanto per mezzo della radio, la benedizione impartita dal Sommo Pontefice al Mondo.
b) Si concede l’indulgenza plenaria a chi partecipa agli Esercizi spirituali almeno per tre giorni.
c) Si concede l’indulgenza plenaria al fedele che piamente visita la chiesa parrocchiale nella festa del titolare od il giorno 2 agosto, in cui ricorre l’Indulgenza della “Porziuncola” (Il Perdono di Assisi).
d) Si concede l’indulgenza plenaria al fedele che rinnova le promesse battesimali laVigilia di Pasqua e nell’Anniversario del proprio Battesimo.
e) Vi sono anche altre indulgenze plenarie per circostanze particolari.

IV: Condizioni per l’acquisto dell’Indulgenza plenaria:

a) Confessione sacramentale (che si può fare anche nei giorni precedenti o seguenti).
b) Comunione eucaristica (che si può fare anche nei giorni precedenti o seguenti).
c) Con una confessione sacramentale si possono acquistare più indulgenze plenarie.
d) Quando l’indulgenza plenaria richiede la visita ad una chiesa si deve recitare in essa un “Padre nostro” e il “Credo” e pregare per il Papa.

V. Le Indulgenze “parziali”:

Le Indulgenze “parziali” sono molte ed ordinariamente unite alla recita di una determinata preghiera o giaculatoria.

di Don Marcello Stanzione 

Che cosa sono le indulgenze

anime purgantiLeggiamo dal catechismo la definizione. L’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele debitamente disposto, e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa la quale, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei Santi. Al di là del linguaggio, sempre piuttosto tecnico nelle formulazioni ufficiali, cerchiamo di tradurre il tutto in termini più semplici. La teologia cattolica insegna che ogni nostro peccato ha una duplice conseguenza genera una colpa e comporta una pena.

Mentre la colpa, che possiamo concepire come la rottura o il deturpamento dell’amicizia con Dio, è rimessa dall’assoluzione sacramentale nella confessione, (attraverso la quale Dio cancella l’offesa ricevuta), la pena permane anche oltre l’assoluzione. Allontaniamo da noi ogni pensiero che si tratti di una castigo che Dio infligge, analogamente a quanto avviene nel codice penale per i reati commessi contro la legge degli uomini.

La pena di cui parliamo è una conseguenza che deriva dalla natura stessa del peccato, che oltre ad essere offesa a Dio è anche contaminazione e corruzione dell’uomo. I nostri peccati infatti rendono sempre più faticoso ricostruire l’amicizia con Dio e superare quella inevitabile inclinazione al male che permane anche dopo la remissione sacramentale, come conseguenza del peccato stesso. Semplificando, pensiamo ad una ferita: anche dopo che ha anime purgatoriosmesso di sanguinare continua a darci dolore, ed è un punto debole: basta un piccolo urto perché riprenda l’emorragia. Il nostro corpo deve faticare per ricostruire il tessuto nella sua integrità e solo allora possiamo dirci veramente guariti.

Il peccato è una ferita dell’anima e anche dopo il nostro pentimento e l’assoluzione sacramentale rimane come una debolezza, siamo più fragili, più soggetti a ricadere proprio dove siamo già caduti, rischiamo che quella ferita non pienamente rimarginata, si riapra proprio nello stesso punto. Le indulgenze che possiamo acquistare anche per noi stessi (esempio il perdono d’Assisi o le indulgenze dell’Anno Santo) sono come un medicamento cicatrizzante, ci confermano nel proposito di rinnegare il peccato e sanciscono la nostra volontà di aderire pienamente al progetto di Dio. Pensiamo ancora cosa avviene quando l’amicizia tra due viene infranta. Essa si ricostruirà ma con fatica; anche dopo che l’offesa è stata perdonata, rimane come una difficoltà nei rapporti, finché con il tempo e la reciproca buona volontà non si rimuovono completamente le cause e i ricordi del litigio.

Ora noi non possiamo certamente dubitare della volontà di Dio di riammetterci alla sua piena comunione, ma dobbiamo dubitare delle nostre capacità a staccarci completamente dal peccato e da ogni affetto malsano; è necessario un lungo cammino di conversione e di purificazione. La pena temporale non è quindi da concepire come una vendetta di Dio ma come il tempo necessario a noi per rigenerare la nostra capacità di amare Dio sopra ogni cosa.  Questa pena temporale esige d’essere compiuta in questa vita come riparazione, o in animePurgatorio come purificazione. Nel cammino terreno il cristiano dovrà quindi vedere come mezzi di purificazione, che facilitano il cammino verso la santità: le varie prove e la sofferenza stessa, l’impegno nelle opere di carità, la preghiera, le varie pratiche di penitenza e, non ultimo, l’acquisto delle indulgenze.

Ma poiché difficilmente possiamo presumere che in questa vita riusciremo a giungere a quella perfezione che ci permetterebbe di essere, immediatamente dopo il nostro trapasso, ammessi alla piena comunione con Dio, la Giustizia Divina prevede un tempo di purificazione anche dopo la nostra morte, in quella particolare condizione, (tradizionalmente chiamata Purgatorio), nella quale si troverà la nostra anima al termine del nostro esilio terreno e in attesa di giungere alla piena comunione con Dio. Leggiamo ancora nel Catechismo: “Coloro che muoiono nell’amicizia di Dio, ma imperfettamente purificati, benché sicuri della propria salvezza eterna, vengono sottoposti, dopo la morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia di Dio

La comunione dei Santianime dei giusti e santi

E’ a questo punto necessario introdurre un altro elemento importante per la comprensione delle indulgenze che applichiamo ai nostri defunti. In questo cammino di perfezione e di purificazione non siamo soli, ma come i rocciatori impegnati in una scalata siamo legati gli uni agli altri da un legame invisibile, ma reale, che la Chiesa chiama Comunione dei Santi. Abbiamo infatti la consapevolezza diappartenere alla stessa famiglia dei figli di Dio e la certezza che quanto ognuno di noi opera o soffre, in comunione con Cristo e come offerta a Padre, produce frutti di bene a favore di tutti. Dice il Catechismo: “Noi crediamo alla comunione di tutti i fedeli in Cristo, di coloro che sono pellegrini su questa terra, dei defunti che compiono la loro purificazione, dei beati in cielo; tutti insieme formiamo una sola Chiesa. Noi crediamo che in questa comunione l’amore misericordioso di Dio e dei suoi santi ascolta costantemente le nostre preghiere.”

In questo contesto possiamo affermare l’importanza delle preghiere di suffragio e le indulgenze con le quali soccorriamo i nostri defunti, abbreviando i tempi della loro purificazione. Consideriamo quindi un’opera altamente meritoria ricordare coloro che ci hanno fatto del bene, continuare a sentirci a loro vicini e anime purgatorio-3solidali nel cammino di purificazione che stanno compiendo nel Purgatorio. E ancora più meritevole appare poi la preghiera rivolta a Dio per le anime più abbandonate e più bisognose delle sua Misericordia, quella devozione alle Anime Sante del Purgatorio che purtroppo sopravvive solo nelle persone più anziane. Non è da ritenersi cosa superata l’applicazione di Messe e suffragi in favore di chi pure non abbiamo conosciuto direttamente, quelle preghiere rivolte a Dio per le anime che attualmente si trovano in uno stato di attesa e di bisogno; un modo per farsi amici, come direbbe Vangelo, che “ci accolgano un giorno nelle dimore eterne”.

Solidarietà con i defunti

La morte non spezza i legami che abbiamo con i defunti. Le “tre” Chiese: peregrinante, purificante, trionfante, rimangono strettamente unite come vasi comunicanti: i beni di una si riversano sulle altre. E’ una verità di fede che proclamiamo nel simbolo apostolico quando affermiamo: “credo nella comunione dei santi”. Con queste differenze. Noi che siamo ancora in vita possiamo con fiducia invocare e ottenere l’aiuto dei beati in cielo, questi sicuramente intercedono per noi, (particolarmente i nostri patroni, i parenti, gli amici, le persone che abbiamo amato).

Le anime del Purgatorio invece si trovano in una condizione per la quale non possono più meritare per sé stessi; mentre noi abbiamo liberare-le-anime-del-purgatoriopossibilità di aiutarli, di lenire le loro sofferenze, abbreviando la loro purificazione. Da sempre la Chiesa accompagna i defunti, dopo la morte, con particolari riti e preghiere. La liturgia esequiale onora il corpo del defunto in cui Dio è stato presente mediante la Grazia dei Sacramenti e spinge lo sguardo all’ultimo avvenimento della storia, quando Cristo tornerà glorioso per ridare vita ai corpi e renderli partecipi della sua gloria. Il più grande desiderio dell’uomo è vincere la morte, che trova la risposta certa in Gesù morto e risorto, salito al cielo per preparare un posto per ciascuno di noi. Accomiatandosi dai discepoli Gesù ha promesso: “Vado a prepararvi un posto. Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché anche voi siate dove sono io” (Gv 14,2-4). Per questo la liturgia esequiale è una celebrazione pasquale: un momento in cui i fedeli, mentre pregano per il defunto, affidandolo alla misericordia di Dio, ravvivano la propria fede e speranza in Cristo che tutti attende nel suo regno di amore. Una delle preghiere recita: “Dio, Padre misericordioso, tu ci doni la certezza che nei fedeli defunti si compie il mistero del tuo Figlio, morto e risorto: per questa fede che noi professiamo, concedi al nostro fratello che si è addormentato in Cristo, di risvegliarsi con noi nella gioia della risurrezione”.

Come aiutare i nostri defunti

messa per anime del purgatorioLa Chiesa, madre e maestra, ci addita parecchi mezzi per suffragare le anime dei nostri cari e aiutarle a raggiungere la pienezza della vita eterna. L’aiuto più efficace è la S. Messa, la Comunione fatta in suffragio dei defunti. La celebrazione Eucaristica, rinnovando il sacrificio di Gesù, è l’atto supremo di adorazione e riparazione che possiamo offrire a Dio per le anime dei defunti. La preghiera: un mezzo sempre efficace, alla portata di tutti, tanto più efficace quando non chiediamo aiuti e beni per noi stessi, ma perdono e salvezza per le anime dei nostri cari.

Questa preghiera è tanto gradita a Dio perché coincide con la sua volontà salvifica: Egli desidera, attende di incontrarci tutti in Cielo, in quella beatitudine per la quale ci ha creati. Oltretutto per molti di noi è un dovere di gratitudine per il bene ricevuto da parenti e amici e insieme una garanzia perché le anime, giunte in Paradiso, pregheranno per noi. Tra le preghiere tanto raccomandate dalla Madonna, la recita del Rosario, con l’aggiunta dopo il Gloria, di una invocazione per i defunti: l’Eterno riposo. Oltre la preghiera possiamo suffragare le anime con mortificazioni, sacrifici, penitenze, beneficenza e atti di carità, in riparazione dei peccati commessi mentre erano in vita.

Fonti:http://www.pontifex.roma.it/index.php/opinioni/consacrati/5899-le-indulgenze-per-i-defunti-dall1-all8-novembre /http://www.santaluciadicava.it/cristiani/indulgenzadefunti.htm

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