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San Giovanni Gabriele Perboyre

SAN GIOVANNI GABRIELE PERBOYRE

sacerdote e martire (1802-1840) 11 settembre

S. GIOVANNI GABRIELE PERBOYREIl governo cinese lo ha descritto come un “bandito”  giustamente messo a morte secondo le leggi, e ha proibito ogni Messa pubblica per commemorarlo. Ma Giovanni è stato semplicemente un uomo che non si è piegato davanti alla violenza umanaper perseguire le sue convinzioni religiose, e sembra che anche in Vaticano ci sia qualcuno che desidera venga ricordato.

Giovanni Gabriele Perboyre nacque il 6 giugno 1802, figlio maggiore di Pietro e Maria Rigai. All’età di quindici anni, si sentì ispirato da un’omelia a diventare missionario. L’anno seguente entrò, con suo fratello Luigi, nella Congregazione dei Preti della missione (lazzaristi) e fu ordinato sacerdote nel 1826.

All’inizio dovette rimandare il suo desiderio di lavorare nel campo della missione, e continuò gli studi teologici con un tale profitto che, appena fu ordinato sacerdote, fu mandato al seminario di Saint-Flour come conferenziere. Due anni dopo diventò rettore del seminario minore del luogo, e poi, giacché era evidente che aveva qualità personali e spirituali pari al suo intelletto, fu inviato a Parigi come maestro dei novizi; ma, sebbene chiedesse ogni tanto di essere mandato in Cina, ricevette il permesso di recarvisi solo nel 1835.

S. GIOVANNI GABRIELE PERBOYRE1Raggiunta Macao, il 29 agosto 1835, cominciò a imparare il cinese, e dopo quattro mesi era pronto per raggiungere la missione di Hunan. Descriveva se stesso, in una lettera scritta alla congregazione a Parigi come «una vista molto curiosa: con la testa rasata, un lungo codino, balbetto i nuovi dialetti e mangio con le bacchette».

Fu subito coinvolto nell’attività portata avanti dai lazzaristi, nel recuperare i numerosi bambini abbandonati, e istruirli nel cristianesimo, Si dimostrò un insegnante dotato di talento, e dopo due anni fu trasferito a Hupeh, poi, improvvisamente, nel settembre 1839, i missionari furono costretti a nascondersi per un inspiegabile rifiorire delle persecuzioni.

Sfortunatamente Giovanni Gabriele Perboyre fu tradito per trentatael (una somma banale, ma simbolica), da un individuo che si era convertito di recente, fu portato in catene da un burocrate all’altro, poiché ognuno lo interrogava e poi lo mandava da un altro, e alla fine fu condotto davanti al governatore e mandarino di Wuchangfu, che gli ordinò di rivelare dove si trovavano i suoi compagni missionari e di calpestare la croce.

Al suo rifiuto, fu torturatoe quest’azione fu ripetuta venti volte, ogni volta con un nuovo, più ricercato, tipo di tortura. A un certo punto, fu marchiato sul viso con quattro caratteri che significavano «maestro di una falsa religione». Un sacerdote cinese che riuscì a corrompere qualcuno per entrare nella prigione lo descrisse come un ammasso di ferite sanguinanti. L’11 settembre 1840, quasi un anno dopo la cattura, S. GIOVANNI GABRIELE PERBOYRE2Giovanni Gabriele Perboyre fu strangolato con cinque criminali comuni, e seppellito accanto a un altro martire lazzarista, il B. Francesco Regis Clet, morto vent’anni prima (e citato con gli altri martiri della Cina al 17 feb.).

Giovanni Gabriele Perboyre fu beatificato nel 1889 e in Cina la sua festa è celebrata il 7 novembre, data più vicina possibile a quella della beatificazione. Un risultato positivo generato dalla sua morte si ottenne due anni dopo: il governo britannico, che stava negoziando il Trattato di Nanchino, insistette sull’inclusione di una clausola che prevedeva che ogni missionario arrestato in futuro non dovesse più essere affidato alle autorità cinesi, ma consegnato al più vicino consolato della sua nazione.

Giovanni Gabriele Perboyre è stato canonizzato il 2 giugno 1996, e la cosa ha indispettito le autorità di Pechino che avevano fatto capire che non avrebbero gradito la canonizzazione di missionari stranieri prima di un candidato cinese. Il governo lo ha descritto come un “bandito” giustamente messo a morte secondo le leggi, e ha proibito ogni Messa pubblica per commemorarlo. Sembra che qualcuno in Vaticano abbia trascurato gli accordi.

FonteIl primo grande dizionario dei santi di Alban Butler

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