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Beato Antonio Franco

Beato Antonio Franco

Monsignore (1585-1626) 2 settembre

Mons, Antonio FrancoCi sono voluti quasi 400 anni, ma finalmente il 2 settembre 2013 Monsignor Antonio Franco avrà la sua cerimonia di beatificazione nella Cattedrale di Messina. Noto per i suoi miracoli non solo da morto, ma anche da vivo, Mons. Antonio Franco è visibile ai suoi devoti attraverso una teca che ne permette la venerazione del suo corpo incorrotto.

Antonio Franco nacque a Napoli dai coniugi aristocratici e benestanti Orlando Franco e Anna pisano il 26 settembre 1585 e fu battezzato tre giorni dopo nella chiesa della sua parrocchia di S. Angelo e Segno, seggio di Montagna. Fu il terzogenito, e da lui seguirono altri fratelli e sorelle, verso i quali si comportò come maestro nell’insegnamento nelle pratiche di pietà e guida nella vita cristiana, precedendoli con l’esempio personale. Notizie raccolte nell’ambiente di famiglia informano che già nell’infanzia e nell’adolescenza dimostrò una particolare sensibilità verso i poveri.

Ricevette i primi rudimenti di cultura, di educazione e formazione umana e religiosa da suo padre, avvocato e letterato, che lo avviò precocemente agli studi superiori ed universitari. Si laureò brillantemente, con dispensa dall’età, in Utroque Jure nell’Università di Napoli a soli diciassette anni nell’ottobre 1602, e fu ammesso all’Almo Collegio dei Dottori.

Antoniofranco1Già mentre attendeva agli studi, sentì la vocazione ecclesiastica, vestì l’abito clericale menando una condotta ritirata e pia, come attestano persone che lo avevano conosciuto ed apprezzato. Non seguì pertanto la carriera dell’avvocatura, che pure gli sarebbe stato agevole abbracciare e seguire con profitto e vantaggiose prospettive, sulla scia e protezione di suo padre Orlando, e di suo nonno materno, Giovanni Antonio Pisano, una delle personalità più colte e più in vista del Foro di Napoli, che era anche barone di Pescarola di Caivano in Diocesi di Aversa.

Sui vent’anni, su suggerimento di suo padre, dimorò per circa un anno a Roma, ospitato non si sa se in qualche collegio o convitto ecclesiastico o presso qualche famiglia privata. Nella città eterna <era da tutti tenuto per gran huomo buono>, come informa suo fratello Cesare.

Nella primavera del 1607, in età di ventidue anni, in rispondenza al desiderio del padre, si trasferì in Spagna a Madrid per chiedere al Re Filippo III un posto tra i suoi cappellani di Corte. Il 31 marzo dell’anno 1608 fu nominato Cappellano della cappella di S. Giovanni Battista di Pescarola di Caivano nella Diocesi di Aversa.

Fu nominato cappellano reale il 14 gennaio 1611, quando contava venticinque anni e Venerabile Antonio Franco1quattro mesi. Da documenti risulta che egli fosse molto fedele ai suoi doveri di cappellano, e che fosse di esempio ai colleghi, mentre lo stesso Re pare ne avesse grande stima. Lo dimostra il fatto che, dopo circa sette anni di lodevole servizio in Corte, il Re in data 12 novembre 1616, lo designò e presentò, in forza del Giuspatronato, a Papa Paolo V come Cappellano Maggiore del Regno di Sicilia. L’11 febbraio 1917 seguì la nomina effettiva a Prelato ordinario da parte del Papa Paolo V.

Venne così a Roma per sostenere gli esami previsti dalla Congregazione romana a ciò preposta per Vescovi e Prelati, e per privilegi episcopali, come l’uso dell’anello, della mitra e del pastorale, che gli furono concessi. Il 18 maggio 1617, dopo aver preso possesso per procura della Prelatura di S. Lucia, vi fece l’ingresso solenne, dando così inizio al suo ministero prelatizio, che sarebbe durato circa nove anni, fino al due settembre dell’anno 1626, quando santamente morì. Il suo corpo è rimasto incorrotto.

Il segreto della fruttuosa, nonché penetrante attività pastorale di Mons. Antonio Franco sta tutto e solo nella sua santità. Così fanno ritenere la documentazione storica e le biografie. Conviene perciò accennare ad alcune delle sue virtù più caratteristiche.

Il Servo di Dio fu anzitutto uomo di grande preghiera sia orale sia mentale o contemplativa. Ore ed ore era impegnato nel colloquio con Dio, soprattutto il mattino e la sera. Trascorreva lungo tempo in adorazione davanti all’Eucaristia, e nel celebrare la Venerabile Antonio FrancoS. Messa pare che talvolta andasse in estasi. Frequentemente si recava a piedi a visitare ora l’una ora l’altra chiesa della Prelatura, soprattutto quella dove era conservata la bellissima statua della Madonna della neve  di Antonello Gagini (1529) che contemplava lungamente estatico in una chiesetta, ora trasferita nella chiesa del Castello.

Fu anche un grande penitente. Oltre i prolungati digiuni in tempo di Avvento e di Quaresima, usava molte altre mortificazioni, compreso il cilizio, che è stato conservato con grande devozione e che oggi ancora, racchiuso in una cassetta con cristallo, i fedeli chiedono nelle malattie per ottenere guarigione o serenità nella sofferenza. Né si dispensò dalle penitenze, sebbene debole di costituzione ed afflitto anche da malattie, limitandosi soltanto ad attenuarle in obbedienza ai medici. Fu assai parco nell’alimentazione. Era solito riposare su un semplice pagliericcio sul nudo pavimento. Usava un abbigliamento prelatizio personale molto semplice, e donò volentieri la biancheria del palazzo abbaziale ai tanti poveri che vi accorrevano e, talvolta, si spogliò perfino dei suoi indumenti personali. Ancora oggi viene ricordato con ammirazione il fatto che un giorno, percorrendo una strada quasi deserta nei pressi di Gualtieri, si tolse i pantaloni e li donò ad un povero. Altra volta, visitando i ricoverati di un ospedale cittadino, si piegò verso un malato cancrenoso e gli baciò o leccò una piaga purulenta.

Queste sue virtù ebbero modo di essere particolarmente ammirate nell’ultima sua malattia e all’occasione della morte, che lo corse assai ben disposto e bramoso di ven-antonio-francoricongiungersi col Signore. Non fece, infatti, che ripetere con frequenza e con grande trasporto la frase dell’Apostolo Paolo: <<cupio dissolvi et esse cum Cristo>> (Fil 1, 23). Ricevette con grande pietà l’Olio degli infermi ed il Santo Viatico. Spirò placidamente il 2 settembre 1626 in età di quarantuno anni incompleti in grande odore di santità.

Da quasi quattrocento anni il nome di Monsignor Antonio Franco è legato ad una serie innumerevole di asseriti miracoli di guarigione, di protezione, di aiuti di ogni genere, alcuni dei quali operati in vita.

A distanza di quattro secoli il suo corpo incorrotto resta meta di pellegrinaggio per ottenere l’intercessione presso Dio e il suo nome, associato al cognome, ritenuto nome anch’esso, viene dato ai bimbi al fonte battesimale come segno di affetto a lui e di buona speranza per loro. Scrisse agli abitanti di Gualtieri sulla “venerazione che dobbiamo a Dio nei suoi santi” e sull’obbedienza salvifica di Cristo, esortandoli alla retta venerazione di quelli a alla obbedienza filiale ai Pastori della Chiesa.

Ovviamente, da subito dopo la morte è stata caldamente auspicata e fattivamente desiderata la beatificazione di Mons. Antonio Franco, e i tentativi di raggiungerla si sono intestazione mons francoripetuti più volte, ma ragioni di vario genere: pestilenze, avvicendarsi di Prelati, mancanza di mezzi economici, non conoscenza delle leggi canoniche, imperizia, ecc., sono all’origine dell’eccessivo rallentamento e ritardo.

Finalmente, Papa Benedetto XVI il 20 Dicembre 2012 ne ha riconosciuto un miracolo ed ora il 2 settembre 2013 ore 18 nella Basilica Cattedrale di Messina Lipari Santa Lucia del Mela, presieduta da sua Eminenza Reverendissima Mons. Angelo Amato, prefetto della congregazione per le cause dei santi, lo dichiarerà Beato. Dal 3 al 13 settembre il corpo incorrotto del beato rimarrà esposto in Cattedrale per la venerazione dei fedeli.

Fonti: http://concristopietrevive.forumfree.it/?t=64540409http://concristopietrevive.forumfree.it/?t=64370634

 

 

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One comment

  1. lunagialla ha detto:

    il tuo blog è fantastico. Tornerò presto a trovarti