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Santa Radegonda

SANTA RADEGONDA

Regina di Francia (518-587) 13 agosto

Rapita all’età di dodici anni, obbligata a sposarsi a Santa Radegondadiciotto, diventa una regina in fuga da un marito violento e bigamo. Non mancano miracoli e colpi di scena. Gli spunti per un romanzo ci sono tutti, eppure è una storia vera.

Radegonda era la figlia del principe Bertario della Turingia, un paganoche fu ucciso dal fratello  Ermenfrido. Nacque nel 518, probabilmente a Erfurt. Quando venne catturata dagli invasori franchi, che conquistarono la Turingia nel 531 circa, aveva dodici anni e probabilmente si era già convertita al cristianesimo. 

Clotario I, re della Neustria, era il figlio minore di Clodoveo, il primo re dei franchi apertamente cristiano; fu lui, formalmente cattolico e costruttore di monasteri, a istruire Radegonda nella fede cristiana e a battezzarla. Radegonda visse ad Athies, vicino a Péronne. Pur non volendo sposarsi, all’età di circa diciotto anni dovette accettare di diventare la moglie di Clotario e quest’uomo violento e maschilista attribuì a lei la responsabilità di non avere avuto figli. Il loro matrimonio fu probabilmente anche segnato dalla bigamia, perché Clotario pare aver avuto almeno cinque mogli. Radegonda trovava conforto nelle pratiche pie e nelle buone opere: si prendeva cura dei poveri e fondò un ospedale per lebbrosi dove assisteva i malati. Si dice che arrivasse perfino a baciare i loro corpi martoriati, ma questa è probabilmente un’esagerazione di biografi eccessivamente entusiasti.

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All’inizio Clotario non si interessò alle sue pratiche, ma gradualmente iniziò a esserne infastidito perché, diceva, gli pareva di avere come moglie una suora e non una regina, ed ella stava trasformando la sua corte in un monasteroQuando il re fece uccidere il fratello di Radegonda (ca. 550), ella lasciò la corte e chiese al vescovo Medardo di Noyon di potere diventare monaca; il presule, temendo la reazione di Clotario, rifiutò ma Radegonda si presentò in chiesa già velata ed egli decise di nominarla diaconessa. In seguito si recò a Tours, dove prese alloggio in un monastero per uomini, poi a Candes, e infine nel territorio di Saix, a Poitou, dove condusse una vita di penitenza e si prese cura dei poveri per sei mesi. Fondò un monastero di suore vicino a Poitiers, che adottò la Regola di S. Cesario di Arles (27 ago.), e qui si ritirò nel 561 circa.

Venuta a sapere che Clotario stava meditando di farla tornare a corte, scrisse a S. Germano di Parigi (28 mag.) per chiedere aiuto ed egli, fatta visita a Clotario, lo persuase a desistere dai suoi intenti. Il re rimase molto impressionato dal santosi recò a Poitiers per chiedere il perdono di Radegonda e fece anche delle donazioni alla comunità.

La fondazione era un monastero doppio, maschile e femminile, noto inizialmente con il nome di S. Maria (e poi come abbazia di S. Croce), che praticava una clausura rigidissima e continua. Radegonda nominò un’amica, Agnese, come badessa e si dedicò negli ultimi trent’anni della vita, alla preghiera, allo studio e alle opere buone, raccogliendo attorno a sé un gruppo di donne non solo devote ma anche intelligenti e colte. Alcune di esse provenivano da famiglie di senatori mentre altre avevano sangue reale.

Radegonda chiede di ritirarsi in convento

Le suore dovevano dedicare due ore al giorno allo studio ed esercitarono una grande influenza sulla cultura cristiana della Gallia merovingia, benché non se ne possa valutare esattamente la misura, costituendo un esempio straordinario di alta raffinatezza: anche le abbazie più famose, fondate per volere reale o di singoli, non avevano un’influenza così diretta e vasta sulla vita della Chiesa, perché la vita intellettuale dell’Europa continentale stava progressivamente declinando. Sarebbe dovuto trascorrere ancora un po’ di tempo prima che le fondazioni nate dal carisma di S. Colombano (23 nov.) portassero i loro pieni ed esemplari frutti.

Pare che Radegonda abbia anche avuto una grande repulsione per la guerra e la violenza e che, di fronte a vari pericoli di conflitto, abbia sostenuto una grande attività epistolare a favore della pace. Non risparmiava neanche se stessa, punendosi e mortificandosi secondo l’uso contemporaneo dei fedeli più ardenti. Era una gran sostenitrice dei bagni molto caldi, pratica all’epoca poco diffusa, che raccomandava come rimedio contro le malattie: una volta una suora  gravemente malata fece un bagno di due ore, guarendo perfettamenteQuesto fatto viene ricordato come un miracolo.

S. Venanzio Fortunato (14 dic), inquieto aristocratico latino, scrittore di raffinati poemi, di inni bellissimi e di piacevoli versi celebrativi, terminò le sue peregrinazioni a Poitiers, stabilendosi vicino al convento e trovandovi il paradiso che da tempo cercava.

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Fortunato divenne amico intimo, consigliere, assistente privato e più tardi, dopo l’ordinazione sacerdotale a Poitiers, cappellano della comunità. Presto cominciarono a circolare le inevitabili voci di una relazione illecita, e Fortunato cercò di smentirle in uno dei suoi Carmina.

A quell’epoca ebbe inizio in Francia, terra con pochi martiri locali e le cui spoglie fino a quel momento non erano state considerate di valore particolare, un’affannosa caccia alle reliquieRadegonda raccolse numerosi e preziosi frammenti di prima classe e arricchì la sua chiesa con reliquie di numerosi santi. Voleva possedere le migliori e tra il 560 e il 570 inviò dei messi in Oriente con il compito di acquisire schegge della santa croce per la sua abbazia.

Nel 569 ricevette da Costantinopoli un frammento della croce ornato d’oro e pietre preziose, dono dell’imperatore Giustino II, unito a un evangeliario altrettanto decorato. Sigeberto incaricò S. Eufronio, arcivescovo di Tours, di collocare la reliquia nel monastero di S. Croce il 19 novembre 569 e, per questa importante occasione, Fortunato compose il famoso inno processionale Vexilla Kegis prodeimt (I vessilli del Re avanzano), i cui versi solenni si conformano perfettamente alla profondità del soggetto; esso divenne il grande inno dei crociati e in seguito fu inserito nella liturgia della Settimana Santa.

Radegonda trascorse i suoi ultimi anni in solitudine completa. Morì in pace il 13 agosto 587, seguita dopo pochi giorni da Agnese. S. Gregorio di Tours (17 nov), descrive il volto di Radegonda nella bara come «splendente e più bello delle rose e dei gigli».

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Egli riporta anche il fatto che, dal 589, il monastero di S. Croce fu teatro di conflitti interni, sorti dalla divisione in due gruppi rivali. Nelle Vitae scritte, dopo pochi anni, da Fortunato e da una suora di nome Baudonivia si ricorda l’armonia che regnava all’epoca di Radegonda e i miracoli avvenuti mentre era ancora viva, ai quali va aggiunta la guarigione miracolosa di un cieco al suo funerale, riportata da Baudonivia.

Il suo corpo, deposto fuori dalle mura di Poitiers un poco distante dal monastero, divenne oggetto di venerazione e vi furono nuove guarigioni miracolose, mentre la sua memoria e il suo esempio venivano citati ad esempio nelle dispute contro i pagani. La vita di Radegonda è stata spesa in un intenso ed efficace servizio alla Chiesa, e di questo oggi si ha molta più consapevolezza che in passato. In una occasione, ella affrontò una moltitudine di franchi pagani armati, pacificando i loro animi con il semplice potere della croce che aveva con sé. La sua memoria venne celebrata per la pirma volta nell’VIII o nel IX secolo e le vennero dedicate numerose chiese in Inghilterra e in Francia.

È INVOCATA: -contro scabbia, tigna, peste, lupi e demoni – come protettrice dei prigionieri, dei ciabattini, dei vasai

Fonte: Il primo grande dizionario dei santi di Alban Butler 

2 comments

  1. ersilia ha detto:

    ma il nome di questa Santa qual’e?”” non lo dicono io sapevo Ersilia e cosi???

  2. biscobreak ha detto:

    Mi spiace Ersilia, ma a me risulta che si chiami proprio Radegonda. Ho però trovato una monaca cistercense Venerabile Maria Benedetta Giuseppa Frey (Ersilia Penelope) che si festeggia il 10 maggio. ciao ciao