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San Massimiliano Maria Kolbe

San Massimiliano Maria Kolbe

martire (1894-1941) 14 agosto

Lavorò tutta la vita come “Combattente dell’ImmacolataSan Massimiliano Maria Kolbefinendola nel campo di concentramento ad Auschwitz, muore volontariamente al posto di un padre di famiglia presente poi alla sua santificazione.

Massimiliano Kolbe, il cui nome di battesimo è Raimondo, nacque il 7 gennaio 1894, nella Polonia russa a Zdunska-Wola, vicinoa Lodz. La sua santità consistette nell’opporsi agli odi e alla tremenda brutalità dell’epoca moderna:

«Se distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per essere bruciato e non avessi la carità, niente mi giova».

E’ uno dei più grandi santi della nostra epoca, sebbene non possa essere considerato né un grande pensatore né un teologo come S. Agostino o S. Tommaso d’Aquino, né il fondatore di un ordine religioso come Domenico o Francesco. I genitori di Raimondo venivano dalla Boemia, e anche il cognome Kolbe indica origini tedesche più che slave. Il padre lavorò prima come sarto e poi come operaio in fabbrica, riuscendo a fatica a mantenere i tre figli; forse apparteneva come la moglie all’Ordine dei terziari francescani, portato nella Polonia russa dal frate cappuccino Onorato Kozminski (1829-1916) allo scopo di diffondere e sostenere l’opera apostolica tra la classe operaia. Entrambi erano molto pii e buoni patrioti. All’età di dieci anni Massimiliano raccontò alla madre che gli era apparsa la Vergine Maria con in mano due ghirlande, e che gli aveva detto: «La bianca indica purezza per tutta la vita, la rossa il martirio. Quale scegli?». Alla sua risposta di volerle entrambe. Maria aveva sorriso ed era scomparsa.

La madre aveva aperto un negozietto di generi vari per contribuire al bilancio famigliare, e Raimondo la aiutava alla cassa. I guadagni non erano però sufficienti e la signora Kolbe doveva anche lavorare a ore come donna delle pulizie e infermiera. Era solita mandare il ragazzo a prendere le medicine dal farmacista Kotowski, che rimase impressionato dalla facilità con cui Raimondo riusciva a ricordare i nomi latini di medicine che egli stesso stentava a tenere a mente.

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Quando scoprì che non andava a scuola, perché i Kolbe potevano mantenere agli studi solo il fratello maggiore, Frank, designato a diventare prete, Kotowski iniziò a dare al ragazzo lezioni di latino. Raimondo superò facilmente gli esami, tanto che i genitori decisero di farlo studiare insieme al fratello. Quattro anni più tardi i frati minori tennero una missione  nella parrocchia locale: i due fratelli rimasero assai impressionati e chiesero di entrare nel seminario minore di Lvov. Vennero accettati nel 1907, quando Raimondo aveva appena tredici anni. Era particolarmente portato per la matematica, la fisica, il disegno e la tecnologia, mentre non mostrò mai molto interesse per l’arte, la musica e la letteratura, e nemmeno per la teologia.

Nel 1910, quando compì sedici anni, si convinse di aver sbagliato vocazione. Stava per recarsi dal padre provinciale per esporgli le sue riflessioni, quando la madre arrivò al seminario per dirgli che anche il fratello minore, Giuseppe, aveva deciso di entrare nell’ordine. Questo avrebbe permesso ai due genitori di realizzare il loro soglio di votarsi anch’essi alla vita religiosa (la madre desiderava entrare nelle benedettine). Subito Raimondo andò dal padre provinciale e chiese di ricevere l’abito francescano. Per alcuni mesi fu tormentato dagli scrupoli, ma alla fine si tranquillizzò. La madre in effetti entrò nelle benedettine, divenendo in un secondo momento una feliciana laica, mentre il padre rimase nei francescani fino a che si trasferì a Czestochowa per gestire una libreria religiosa, vicino al Santuario della B.V. Maria.

Nell’autunno 1912 Massimiliano Maria, il suo nome da religioso, fu mandato al Collegio Serafico internazionale per studiare all’università gregoriana di Roma. Là sviluppò un crescente interesse per il ruolo della Chiesa come istituzione mondiale, per i mezzi di diffusione del messaggio cristiano e per le nuove tecniche di comunicazione, mostrando per l’epoca uno spirito insolitamente indipendente. Nel 1917 la massoneria celebrò il suo duecentesimo anniversario e Massimiliano convinse un compagno che sarebbe stata un buona idea intervistare il capo dei massoni romani (un anticlericale convinto) per cercare di convertirlo. Prima di partire decise di illustrare il progetto al rettore e rimase molto deluso quando questi gli disse che per il momento era meglio limitarsi alla preghiera.

kolbe01 (1)Un giorno gli apparve un gonfiore sul pollice destro, l’osso risultò infetto e un medico lo avvisò di dover procedere all’amputazione. Massimiliano si fasciò con bende intrise di acqua di Lourdes e il giorno seguente il chirurgo dell’ospedale dichiarò che era guarito e che non doveva più essere operato. In una lettera alla madre nella quale descrive l’evento, Massimiliano accennò per la prima volta alla Niepokalana (Maria Immacolata in polacco), alla quale egli attribuiva il miracolo della guarigione.

Da quel giorno divenne un paladino dell’Immacolata, la sua “Mamusia”, verso la quale sviluppò una profonda venerazione. Massimiliano divenne uno dei fautori principali di una forma di pietà mariana difficile da conciliare con il Nuovo Testamento, per il fatto che ignorava la relazione tra Maria e Cristo, assumendo così una posizione estremista perfino all’interno della propria Chiesa nazionale, che pure si distingueva per la particolare devozione alla Vergine. I seguaci di Massimiliano si spinsero oltre, definendo i cristiani gli “schiavi di Maria“. Questa fraseologia sentimentale appare bizzarra, fuori dal contesto originario, nel quale Maria era da tempo invocata come “Regina della Polonia” e dove era divenuta il centro simbolico dei più svariati desideri.

Massimiliano non teneva in nessun conto il giudaismo e non conosceva nulla della sua profonda spiritualità. Anzi, il giornale da lui pubblicato può essere certamente definito antisemita; le sue idee non erano tuttavia molto diverse da quelle della maggioranza della popolazione cattolica polacca che, incomprensibilmente, ignorava del tutto il fatto che Gesù e sua madre furono pii ebrei. Nel 1936, per esempio, il primate della Polonia, il cardinale Augusto Hlond, pubblicò una lettera pastorale nella quale dichiarava solennemente:

kolbe01«Il problema ebraico rimarrà fin tanto che ci saranno ebrei. È provato che gli ebrei combattono contro la Chiesa cattolica, persistendo nel libero pensiero, e rappresentano l’avanguardia dell’ateismo, del bolscevismo e della rivoluzione. È provato che gli ebrei sono truffatori, sfruttatori e praticano l’usura e che l’influenza religiosa e morale del popolo ebraico sui giovani polacchi è negativa».

Massimiliano, comunque, deve venire giudicato per le sue azioni, che erano opposte a ciò che potrebbe essere dedotto dai suoi scritti. Il padre di Massimiliano si arruolò nella legione polacca, guidata dal maresciallo Pilsudski, per combattere a fianco delle potenze centrali (Germania, Austria e Turchia) per liberare il suo paese. Venne fatto prigioniero e, poiché era cittadino russo, impiccato come traditore.

Nello stesso anno Massimiliano prese i voti perpetui e fece la professione solenne a Roma, dove venne anche ordinato prete. Il 17 ottobre 1917 sette giovani seminaristi, guidati da Massimiliano, presero i voti nell’Ordine dei Cavalieri della Regina dei Cieli, ufficialmente approvato col nome Militia Immaculatae. Massimiliano si distinse per l’assiduità nella preghiera e per gli ottimi risultati negli studi. Ottenuto il dottorato in filosofia e teologia con i massimi voti, nel giugno 1919 tornò in Polonia per insegnare storia della Chiesa in un seminario.

La sua mente agile e acuta, tuttavia, era interessata anche ad altre materie, che non ebbe occasione di approfondire. In quel periodo gli fu diagnosticata una forma di tubercolosi polmonare, di cui avrebbe sofferto tutta la vita, e alla fine di quello stesso anno venne mandato in un sanatorio a Zakopane, dove si impegnò nell’organizzare conferenze, nel distribuire medaglie di Maria Immacolata e ottenne diverse conversioni tra i malati. Massimiliano perse l’uso di un polmone, ma dopo pochi anni fece ritorno a Cracovia dove diede vita alla Milizia mariana, che ricevette l’approvazione papale il 2 gennaio 1922.

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Massimiliano aveva l’impressione che l’Europa si stesse allontanando da Dio e che diversi mezzi, sia antichi che moderni («letteratura, arte, teatro, cinema, moda…») contribuissero a questo processo di alienazione e indifferenza. Pur nel proprio linguaggio cattolico definì acutamente quel fenomeno che oggi è chiamato “apatia intellettuale” e che in pochi anni portò all’accettazione della perdita dei diritti umani fondamentali di milioni di persone e persino di uno sterminio di massa senza precedenti. Maria divenne il simbolo della maternità colma d’amore, dell’innocenza, della protezione contro l’apatia, l’odio e la crudeltà e dell’incessante battaglia contro di essi.

Massimiliano si convinse che era necessario un giornale per diffondere le idee della milizia e «vincere il mondo con L’mmaculata»: andò di porta in porta mendicando da ricchi e poveri e pubblicò la prima edizione dei Cavalieri dell’Immacolata nel gennaio del 1922. Successivamente un sacerdote americano diede vita, con una donazione di cento dollari, a un fondo a sostegno dell’attività di stampa. La determinazione di Massimiliano non era apprezzata dai superiori francescani.

I confratelli lo consideravano un sognatore, se non addirittura un irritante seccatore. Nell’ottobre 1922 fu trasferito con pochi fratelli, niente affatto entusiasti, in un convento diroccato a Grodno, nella Polonia nord-occidentale. Massimiliano portò con sé la pressa per stampare, e ben presto tre stanze furono adibite a copisteria, dove i fratelli lavoravano la sera. I loro compiti pastorali erano assai gravosi perché dovevano visitare villaggi distanti diverse ore l’uno dall’altro.

Era Massimiliano che scriveva quasi tutti gli articoli, e il numero delle copie stampate aumentò rapidamente. Egli era anche un predicatore molto popolare, soprattutto per la semplicità e la chiarezza delle sue omelie. Si impegnava molto affinché, come ai tempi di S. Francesco, la distinzione nell’ordine tra padri e fratelli fosse il più possibile evitata, e ben presto vi furono troppe richieste per il convento.

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La comunità stava iniziando a prosperare quando Massimiliano fu stremato da un altro attacco di tubercolosi, che lo costrinse a trascorrere diciotto mesi a Zakopane.

Attribuì la colpa del ricovero a Maria: «Sta tentando di usare un vecchio e ruvido pennello per dipingere un capolavoro. Io sono il pennello, la Madre di Dio è il pittore!» Massimiliano aveva iniziato a condurre lunghe e infruttuose trattative per comprare un luogo a sessanta chilometri a ovest di Varsavia dove costruire la sua Niepokalanow, ovvero la “città di Maria Immacolata”. Fu certamente un miracolo quando il conte Drucki-Lubecki, Un proprietario, offrì il terreno a Massimiliano che, non avendo mai dubitato della provvidenza, vi aveva già eretto una statua di Maria.

Nonostante gli avvertimenti del dottore, Massimiliano si unì ai fratelli, che avevano lasciato Grodno il 27 novembre 1927, nel duro lavoro di costruzione del nuovo convento. Gli edifici erano delle semplici baracche; infatti Massimiliano aborriva ogni tipo di lusso, soprattutto nelle chiese e nei monasteri, sebbene la sua fiducia nel progresso tecnologico fosse talmente profonda da apparire nel medesimo tempo ingenua e progressista.

I fratelli conducevano una vita di estrema povertà, ma Massimiliano si procurò attrezzature all’avanguardia per le loro pubblicazioni (periodici e settimanali per giovani e anziani, in diverse lingue, e dal 1935 un quotidiano polacco, Maly Dziennik, tutti a contenuto religioso tradizionale). Tutte le pubblicazioni erano molto semplici e di facile lettura, pensate per la gente del popolo di scarsa cultura di cui, secondo Massimiliano, i francescani dovevano prendersi cura. I fratelli fabbricavano anche oggetti di devozione, come statuette di Maria (molto simili ai souvenir di Lourdes e molto lontane dall’icona del XIV secolo di Maria a Czestochowa).

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L’antica passio di Massimiliano per la comunicazione si sviluppava e dava frutti: prima della seconda guerra mondiale aprì una stazione radio, e anche i suoi progetti di distribuire film cattolici e di costruire un campo d’aviazione con quattro aeroplani erano ben avviati verso la realizzazione. L’incontro con degli studenti giapponesi lo spinse ad andare in Giappone per fondare là un’altra Niepokalanow. All’inizio del 1930, con quattro fratelli, partì per Nagasaki, dove arrivò il 24 aprile. Un mese dopo un telegramma inviato alla casa madre in Polonia diceva: «Fatta oggi la prima pubblicazione. Abbiamo una pressa. Lunga vita a Maria Immacolata!» Non solo avevano imparato il giapponese ma avevano anche fabbricato a mano gli oltre duecento caratteri della nuova lingua per una pressa manuale. A causa del maltempo, del cibo pessimo e del cattivo stato degli edifici dove vivevano, alcuni fratelli decisero di tornare in Europa. Due rimasero ad aiutare l’appassionato ma debole Massimiliano, che faceva progetti di diffusione del messaggio dei Cavalieri di Maria ad un miliardo di lettori entro breve tempo, e poi a metà popolazione terrestre e infine a tutto il mondo. Dopo cinque anni, gravemente malato, fu fatto rientrare a Lwow, ma gli fu concesso di tornare in Giappone per costruire ilGiardino dell’Immacolata“, un insediamento protetto da una collina che sopravvisse al terribile attacco della bomba atomica nel 1945 (nessun ospite della casa morì).

Ben presto l’infaticabile Massimiliano partì per l’India per fondare un’altra Niepokalanow, ed accertatosi che fosse ben avviata, ritornò a costruire una chiesa in Giappone.

Nel 1936 fu richiamato a Cracovia, dove venne nominato superiore degli oltre settecentosessanta frati della prima Niepokalanow. Iniziò la pubblicazione di altri giornali e riviste e trasmissioni radio regolari. Nel settembre 1939, dopo soli vent’anni di indipendenza, la Polonia fu invasa e divisa dagli eserciti tedesco e russo. La comunità di Massimiliano si trovava nel nuovo territorio coloniale tedesco; i polacchi divennero schiavi della Germania, l’istruzione fu praticamente ridotta a zero, ogni manifestazione culturale venne proibita. Massimiliano, un sostenitore della resistenza non-violenta, consigliò ai suoi fratelli di ritornare alle loro famiglie e di mettersi a disposizione della Croce Rossa polacca, ma di non unirsi alla resistenza armata o clandestina.

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Dietro loro insistenza, permise solo a quarantotto francescani tra i più convinti di rimanere con lui. Il 19 settembre 1939 furono trasferiti dal governo nel campo di Lamsdorf in Germania; il 24 settembre Massimiliano e ventiquattro fratelli vennero mandati nelle tende del campo di Amtitz, dove la situazione era dura ma ancora tollerabile. Là Massimiliano predicava, raccomandando ai suoi compagni di essere coraggiosi e di accettare con gioia le sofferenze. «Il dominio di Hitler finirà», diceva, «la verità dovrà trionfare».

Uno dei suoi compagni ricorda che una notte Massimiliano si alzò a coprirgli i piedi e che in un’altra occasione diede la sua misera razione di pane a un altro fratello che non riusciva più a sopportare i morsi della fame. Dopo due mesi e mezzo furono trasferiti a Ostrezeszow. Massimiliano era sempre calmo, pieno di speranza e saldo nella fede. Contro ogni aspettativa il comandante militare del campo li rilasciò, autorizzandoli a ritornare alla loro Niepokalanow dove, lo stesso giorno, arrivarono trecento rifugiati polacchi cacciati da Poznan (oggi Posen, città tedesca) in seguito all’arrivo dei tedeschi. A questi si aggiunsero ben presto quindicimila ebrei, che Massimiliano accolse con la stessa misericordia che aveva mostrato nei confronti dei polacchi e sistemò negli edifici che i pochi fratelli stavano tentando di restaurare. Pochi giorni dopo l’invasione tedesca, il regime nazista iniziò una violenta campagna anti-polacca, in particolare contro gli ebrei polacchi, che avrebbe portato allo sterminio di sei milioni di persone di nazionalità polacca, metà dei quali ebrei.

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I tedeschi erano consapevoli del ruolo culturale e patriottico della Chiesa cattolica, per questo motivo decisero di distruggerla come entità nazionale. Sebbene quasi metà degli occupanti fosse di confessione cattolica, essi uccisero sei vescovi polacchi, duemilatrenta sacerdoti diocesani e religiosi, centoventisette seminaristi, centosettantatré frati, duecentoquarantatré suore e centinaia di professori, insegnanti e maestri cattolici.

Molti sacerdoti e religiosi vennero imprigionati e sottoposti a torture o obbligati a lavori durissimi. Innumerevoli seminari, biblioteche, monasteri e chiese vennero chiusi, requisiti, saccheggiati e distrutti. In un appello per la pace del 1939, papa Pio XII parlò del «sangue di innumerevoli esseri umani, non combattenti» e invocava «un accorato grido di dolore, specialmente per l’amata nazione polacca, i cui servizi nella difesa della civiltà cristiana […] le meritano la simpatia umana e fraterna di tutto il mondo». In seguito, però, per ragioni ancora non chiare, non fece quasi più riferimenti al destino della Polonia e della sua Chiesa, né degli ebrei di questa o di altre nazioni. Nota per il tradizionale antisemitismo, la Polonia fu scelta dai nazisti come centro per lo sterminio di tutti gli ebrei dei paesi da loro occupati o con cui erano alleati, che in gran parte collaborarono all’opera di deportazione. Ma Massimiliano non faceva parte della massa di polacchi indifferenti al destino degli ebrei. A Niepokalanow nel 1939 e 1940 le ragioni del cuore ebbero la meglio sulla tradizione.

San Massimiliano Maria Kolbe O.F.M. Conv.

La comunità pubblicò articoli contro i nazisti, ma presto dovette cessare ogni pubblicazione. Per le sue origini fu offerta a Massimiliano la nazionalità tedesca, che gli avrebbe accordato diversi privilegi, tra cui la tessera annonaria che dava diritto ad almeno il doppio dell’insufficiente razione accordata ai polacchi (quella degli ebrei era ancora più scarsa). In cambio, però, sarebbe stato obbligato ad abbandonare l’ordine e il suo ministero tra i polacchi: Massimiliano rifiutò e il 17 febbraio 1941, dal momento che le direttive intese a eliminare l’intelligenzia polacca si intensificarono, le SS arrestarono lui e altri quattro preti, mettendoli nel carcere di Varsavia. Venti frati si offrirono al loro posto, ma furono rifiutati. Massimiliano venne picchiato duramente e umiliato e il 28 maggio 1941, senza processo né giudizio, fu trasferito con il numero 16670 nella sezione dei lavori forzati del campo di concentramento di Auschwitz, è oggi considerato sinonimo di “inferno”.

Auschwitz fu un luogo di sofferenza e crudeltà senza pari: dal 1941 al 1945 fu teatro di uno sterminio di massa, soprattutto di ebrei provenienti da tutti i paesi sotto il regime nazista, ma anche di zingari, polacchi e altri gruppi di “razza inferiore”. La parte del campo dove era rinchiuso Massimiliano, formata da ex baracche militari, ospitava duecentomila prigionieri che soffrirono orrendamente ed erano torturati o uccisi spesso per solo divertimento dalle guardie. Nel vicino campo di sterminio di Birkenau alcuni prigionieri, soprattutto ebrei, venivano tenuti fino a che non erano più in grado di lavorare in fabbrica.

Più di quattro milioni di persone vennero prese direttamente dai treni della morte, che arrivavano perfino dalla Grecia e dall’Olanda, derubante sistematicamente di ogni loro avere, dallo scialle di preghiera ai giocattoli e ai vestiti, uccise con gas tossici e private dei denti d’oro, dei capelli allo scopo di fabbricare materassi, e perfino del grasso del loro corpo per produrre sapone. I resti venivano bruciati nei forni.

AuschwitzRampebeschriftetMassimiliano continuava eroicamente a celebrare per i suoi amici e compagni, incoraggiandoli a mantenersi saldi, con la convinzione che la giustizia divina avrebbe prevalso. Egli accettava il suo destino come la scelta misteriosa di Dio per lui. Un sopravvissuto del campo ricorda di avere detto a Massimiliano di non riuscire più a credere in Dio in quel posto e che egli fece tutto quanto era in suo potere per convincerlo che anche là Dio continuava a proteggere i suoi figli. Alla distribuzione del cibo era sempre il primo della fila per ricevere la zuppa più liquida e acquosa dalla pentola, così che gli altri potessero ricevere quella più densa del fondo.

Come sacerdote, Massimiliano si opponeva alla continua brutalità dei criminali che si occupavano dei prigionieri. Il suo lavoro consisteva nell’ammucchiare i cadaveri su delle carriole e trasportarli ai forni. Un giorno, mentre portava un carico particolarmente pesante al solito passo di corsa, inciampò e venne punito duramente con cinquanta colpi di frusta. I suoi compagni trasportarono il corpo sanguinante al campo e il giorno dopo fu messo in infermeria tra i malati gravi e i moribondi, chiamati “musulmani” dalle guardie. Scelse il posto peggiore, accanto alla porta, così da poter pregare per i morti che venivano trasportati fuori. Un giorno una guardia gli offrì di nascosto un bicchiere di tè, ma egli non accettò quel privilegio. Durante la notte confessava di nascosto. «Figlioli», diceva, «ascoltate, la nostra Madre celeste ci conforta».

kolbeimmDopo due settimane venne mandato nel blocco dei convalescenti e poi nel blocco di lavoro numero 14. Alla fine di luglio alcuni uomini riuscirono a fuggire dal suo blocco: tutti gli altri prigionieri furono fatti rimanere sull’attenti al freddo per ore e, alla sera, furono scelti a caso dieci uomini, destinati a una lenta morte nel bunker della fame numero 11, Mentre si stavano togliendo le scarpe, Massimiliano fece una cosa assolutamente proibita; si tolse il berretto, fece un passo avanti e chiese al comandate Fritsch se poteva prendere il posto di uno di loro. «Io sono vecchio e inutile. La mia vita non vale molto ora». Tutti si aspettavano che la SS avrebbe schiaffeggiato Massimiliano, invece Fritsch gli chiese il motivo del suo gesto. Massimiliano indicò Franz Gajowniczek, un sergente di fanteria che era stato mandato ad Auschwitz per essere fuggito da un campo di prigionieri di guerra. Aveva moglie e due figli fuori dal campo. «Quale è là tua professione?» gli chiese Fritsch. «Prete cattolico» fu la risposta. Vi fu un momento di silenzio terribile. Nello stupore generale Fritsch disse semplicemente: «Bene!» e il numero 16670 fu messo nella lista al posto del sergente.

Ciò che Massimiliano intendeva con calvario non avrebbe potuto essere più evidente: scalzo, seguì gli altri verso i rispettivi squallidi buchi della morte. Furono denudati, le porte di ferro furono chiuse dietro di loro e vennero lasciati senza cibo né acqua. Massimiliano, continuava a confortare i suoi compagni e, sebbene debolissimi, i condannati iniziarono a cantare. Per la prima volta ad Auschwitz si udì il suono di inni provenire dalle prese d’aria dei bunker. I prigionieri incaricati di prelevare i corpi di quelli che morivano, dissero di aver trovato Massimiliano inginocchiato, in preghiera.

san Massimiliano Maria Kolbe sac m e Maria SS

Dopo due settimane, la vigilia dell’Assunzione, solo quattro prigionieri erano ancora vivi, e solo Massimiliano era cosciente. Era necessario lasciare liberi i bunker per altre persone: alla fine Massimiliano fu ucciso con un’iniezione il 14 agosto 1941. I prigionieri che portarono via i corpi dalle celle lo trovarono con gli occhi ancora aperti fissi su un punto davanti a lui. Il 15 agosto i suoi resti vennero gettati dentro un forno e le sue ceneri si unirono a quelle di milioni di vittime già sparse, o in procinto di esserlo, nelle pianure di Auschwitz.

Nel 1971, cinque anni dopo la celebrazione dei mille anni della conversione della Polonia, Massimiliano, figura di abnegazione esemplare che camminò nella valle delle ombre della morte senza temere alcun male, è stato beatificato da Paolo VI come un “vero eroe polacco”. In Polonia la beatificazione è stata un evento nazionale. A Roma il cardinale Depfner ricordò che la grandezza di Massimiliano avrebbe continuato a risplendere al di là dei limiti del tempo e oltre la sua opera.

Nel 1982 è stato canonizzato da papa Giovanni Paolo II alla presenza dell’uomo che aveva salvato nel campo. Massimiliano rappresenta tutte le persone, conosciute e non, di qualsiasi confessione religiosa, il cui amore ha combattuto il buio dei nostri tempi. Le chiese Niepokalanow in Polonia e quella in Giappone sono oggi luogo di pellegrinaggi, mentre il bunker di Auschwitz è sempre pieno di fiori.

Fonte: Il primo grande dizionario dei santi di Alban Butler

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