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Sant’Eusebio di Vercelli

SANT’EUSEBIO DI VERCELLI

Vescovo (371) 2 agosto

E’ venerato soprattutto come infaticabile sostenitore dell’ortodossia. ConsideratoS. EUSEBIO di VERCELLI martire più per le sofferenze patite che per il tipo di morte.

Eusebio nacque in Sardegna. Sembra che suo padre sia morto in catene, come martire cristiano. Dopo essere rimasta vedova, la madre portò il figlio ancora piccolo e la figlia a Roma, dove Eusebio crebbe e fu ordinato lettore. Si trasferì a Vercelli e qui esercitò il suo ministero con tale impegno ed efficacia che il clero e il popolo di quella città lo scelsero per il governo della loro chiesa: è il primo vescovo di Vercelli di cui si conosca il nome. S. Ambrogio (7 dic.) riferisce che fu il primo in Occidente a unificare la disciplina monastica e quella clericale e ci informa che viveva in comunità con alcuni membri del suo clero. Per questo è tenuto in particolare venerazione dai canonici regolari, che lo considerano loro co-fondatore insieme a S. Agostino (28 ago.). Il suo impegno nel formare un clero zelante fece sì che altre chiese scegliessero alcuni suoi discepoli come vescovi. Era inoltre un insegnante e un predicatore molto efficace.

Nel 354 Eusebio fu chiamato  a lavorare per la Chiesa universale: in quell’anno infatti papa Liberio chiese a lui e a Lucifero di Cagliari di persuadere l’imperatore a convocare un concilio che ponesse fine alle dispute tra cattolici e ariani, Costanzo accettò e il concilio (o sinodo) si riunì a Milano nel 355. Nonostante i vescovi cattolici fossero più numerosi, Eusebio pensava che la grande forza degli ariani avrebbe prevalso e rifiutò di partecipane, finché Costanzo stesso lo sollecitò. Quando però fu chiesto ai vescovi di firmare la condanna di Atanasio (2 mag.) Eusebio rifiutò, mise il credo di Nicea sul tavolo e insistette perché tutti lo sottoscrivessero prima di S. EUSEBIO di VERCELLI.1jpgconsiderare il caso di Atanasio. Ne seguì una gran confusione: l’imperatore convocò Eusebio, Dionigi di Milano e Lucifero di Cagliari e chiese loro di condannare Atanasio, ma essi sostennero che era innocente, che non lo si poteva condannare senza prima ascoltarlo e che non si doveva fare uso del potere secolare per influenzare le decisioni ecclesiastiche.

L’imperatore minacciò  di morte i vescovi, ma poi li condannò all’esilio. Eusebio fu inviato dapprima in Palestina a Scitopoli (Beisan) dove il vescovo ariano Patrofilo fu incaricato di occuparsi di lui. All’inizio abitò con S. Giuseppe di Palestina (22 lug.), nell’unica casa ortodossa della città, dove fu visitato da Epifanio e altri, compresi gli inviati della sua chiesa di Vercelli, che gli portarono denaro per il sostentamento. Ma dopo la morte di Giuseppe, gli ariani presero a insultare Eusebio, lo trascinarono mezzo nudo per le vie della città, poi lo rinchiusero in una cella per indurlo a conformarsi alla loro fede e proibirono ai suoi diaconi e ad altri compagni di visitarlo.

Allora egli scrisse al vescovo Patrofilo qualificandosi come «Eusebio, il servo di Dio, con gli altri servi di Dio che soffrono con me per la fede, a Patrofilo, il carceriere, e ai suoi funzionari»; gli descrisse le sue sofferenze e chiese che si permettesse ai diaconi di visitarlo, poi iniziò un vero e proprio sciopero della fame. Trascorsi quattro giorni senza mangiare, gli ariani lo rimandarono alla sua residenza, ma tre settimane dopo fecero irruzione nella casa, rubarono beni e provviste, cacciarono i servi e lo trascinarono fuori, come fece sapere Eusebio in una lettera al suo gregge. In seguito fu trasferito da Scitopoli alla Cappadocia, poi nell’alta Tebaide, in Egitto, da dove scrisse al vescovo Gregorio di Elvira, lodandolo per aver resistito ai nemici della fede.

Quando Costanzo morì, alla fine del 361, Giuliano permise a tutti i vescovi esiliati di ritornare alle loro sedi. Eusebio andò allora ad Alessandria per discutere dei rimedi ai problemi che turbavano la Chiesa. Partecipò a un concilio lì tenuto, quindi si recò ad Antiochia per rendere noto il desiderio del concilio stesso che, riconosciuto Melezio (12 feb.) vescovo del luogo, cessasse lo scisma eustaziano. Scoprì invece che Lucifero di Cagliari aveva peggiorato la situazione, ordinando vescovo degli eustaziani il presbitero Paolino.

Risentito per i rimproveri di Eusebio, Lucifero ruppe la comunione con lui e con S. EUSEBIO di VERCELLI2tutti quelli che, in accordo con il concilio di Alessandria, avessero ricevuto vescovi ex ariani. Così ebbe origine lo scisma luciferiano. Quindi Eusebio si recò in Oriente e nell’Illirico per rinsaldare i vacillanti e far tornare alla retta fede coloro che avevano deviato. In Italia incontrò S. Ilario di Poitiers (13 gen.) e con lui si oppose ad Aussenzio di Milano, di tendenza ariana. Sappiamo che Vercelli fu lieta di rivedere il vescovo dopo la lunga assenza, ma non conosciamo nulla dei suoi ultimi anni, se non che morì il primo agosto del 371.

A volte è menzionato come martire, ma egli fu tale solo per le sue sofferenze, non per il genere di morte. La cattedrale di Vercelli conserva un codice del Vangelo attribuito a Eusebio, ma la paternità è molto dubbia; questo codice, rivestito di lamine d’argento per ordine del re Berengario quando pareva, più di mille anni fa, che si stesse consumando, è il più arcaico tra quelli dell’antica versione latina. Si attribuisce anche a Eusebio la redazione, assieme ad altri, del credo atanasiano e si ascrivono a lui alcune opere di incerta paternità; restano tre sue lettere autentiche e la notizia certa di una traduzione latina, ora perduta, del Commento ai Salmi di Eusebio di Cesarea. E venerato soprattutto come infaticabile sostenitore dell’ortodossia.

FONTE: Il primo grande dizionario dei santi di Alban Butler 

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