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San Domenico di Guzman

SAN DOMENICO di Guzman

fondatore (ca1170-1221) 8 Agosto

san domenicoDomenico, il fondatore dell’Ordine dei Predicatori (o Frati Neri), non ha lasciato scritti. Le notizie sulla sua vita sono ricavate da narrazioni popolari e da testimonianze di fonti attendibili. Una serie di affascinanti leggende, così come opere d’arte e racconti di miracoli e sermoni, hanno creato figure alternative del santo.

Esempio per qualcuno, fonte di ispirazione per altri, Domenico fu un uomo davvero capace di amare, sempre più proteso a portare il suo ideale in tutto il mondo cristiano e oltre. Alla domanda sul libro da lui letto più volte, egli rispose: «Più di ogni altro ho studiato il libro della carità, perché insegna tutte le cose». Domenico nacque poco dopo il 1170 a Caleruega, Burgos, nell’antica Castiglia (Spagna), non lontano dall’abbazia benedettina di S. Domenico di Silos (20 dic), dalla quale probabilmente è derivato il suo nome. Il padre Felice, governatore della città, e la madre, la B. Giovanna d’Aza (2 ago.), desideravano che si consacrasse alla vita religiosa.

Domenico, bambino molto devoto e pio, all’età di circa quattordici anni si stabilì presso lo zio, arciprete di Gumiel d’Izan, per studiare teologia. Era uno studente laborioso, ma non per questo malinconico o indifferente. Durante una carestia a Palencia, egli vendette i suoi libri per aiutare i bisognosi, imitato da molti altri. A motivo forse di questo atto di carità, ancora studente entrò a far parte del capitolo della cattedrale di Osma (1197 ca.), riformato dal vescovo Martino de Bazàn, e iniziò il suo ministero con grande entusiasmo. Il collegio dei canonici riformati viveva in comunità seguendo la Regola di S. Agostino.

Domenico dedicava molto tempo agli studi, alle funzioni pubbliche e alla preghiera personale notturna. Fu sacrista dal 1199, vicepriore dalla fine del 1200 e, quando Diego d’Azebes fu ordinato vescovo di Osma il 27 giugno 1201, Domenico ne divenne intimo amico e gli succedette come priore del collegio. Alla fine del 1203 Alfonso VIII, re di Castiglia, inviò Diego al confine tra Germania e Danimarca, a prendere accordi per il matrimonio del figlio. S. DOMENICO2Diego si fece accompagnare da Domenico e quando vi ritornarono, due anni dopo, per concludere l’accordo, scoprirono che la futura sposa aveva deciso di farsi suora. Il papa domandò loro di impegnarsi a combattere l’eresia in Occidente.

Attorno al 1140, S. Bernardo (20 ago.) e i monaci cistercensi avevano intrapreso senza successo una missione contro gli eretici nel sud della Francia. A Montpellier, i legati incontrarono Diego e gli chiesero consiglio; egli potè presto rendersi conto del motivo per cui la missione aveva fallito.

Il catarismo era basato sulla fede in due princìpi opposti, il Bene e il Male, dove Dio aveva permesso al Male di creare e sorreggere la materia, sua ingannevole emanazione, e questo dualismo, nel complesso, si rifaceva all’idea manichea dei due sovrani che governano i rispettivi regni (J. Le Goff). La Bibbia veniva interpretata in maniera allegorica: Cristo era un angelo e non aveva mai preso parte al mondo malvagio; l’esistenza dell’inferno, del purgatorio, della Resurrezione della carne e dei sacramenti cattolici era negata (anche se il pane veniva benedetto prima dei pasti). Il “perfetto” riceveva un unico sacramento (il consolamenlum, o imposizione delle mani, che veniva amministrato con facilità in caso di pericolo di morte anche a chi non si era preparato); per questa stretta cerchia di fedeli il raggiungimento della perfezione terrena richiedeva una dieta rigidissima e l’astinenza dal sesso.

(il canto dedicato a lui e alla nostra tenera Madre Maria SS) 

La massa attratta dai catari ammirava coloro che conducevano una vita più austera di quella ecclesiastica consueta così come quegli individui un po’ anomali che erano i missionari. Anche la condotta ascetica di altri, più ristretti, gruppi dissidenti di fedeli colpiva la popolazione e in questo contesto bisognava sconsigliare ai S. DOMENICO3missionari perfino un uso equilibrato e saggio dei mezzi materiali. Diego, dunque, consapevole della carenza intellettuale del movimento cataro e dei pericoli di una visione così pessimistica della creazione, ma valutando la sincerità dei fedeli, consigliò ai legati di imitarli nel rinunciare ai viaggi a cavallo, alla scorta e alle locande, scegliendo piuttosto di viaggiare a piedi, senza denaro, chiedendo la carità per il cibo e le altre necessità.

I legati papali accettarono la proposta di Diego e gli chiesero di guidarli e consigliarli; egli tenne con sé, del suo gruppo, solo Domenico e si fece povero predicatore. Dopo un periodo di prova, un solo legato, Raoul, rimase. Le loro dispute religiose con i catari ebbero effetto su alcune persone semplici, ma non sui capi del movimento, e vi furono anche episodi scoraggianti. Diego era conscio dell’importanza delle donne nella diffusione del movimento cataro, decise di costruire un monastero femminile a Prouille, vicino al centro cataro di Fanjeaux, e accanto una casa per i suoi aiutanti. Nove suore convertite entrarono nella comunità. Quando Diego partì per la Spagna nel 1207, lasciò Domenico a capo di un piccolo centro dove si istruivano i predicatori e si educavano alcune ragazze, si dava alloggio ai convertiti e si costituiva una casa stabile per la preghiera. Nel 1211 vivevano nel convento diciannove: suore convertite, e dopo la morte di Domenico il loro numero salì a cinquanta.

Diego morì il 30 dicembre e fu Domenico a guidare l’opera di predicazione. Nel 1208 un servitore di Raimondo VI , conte di Tolosa, assassinò il legato papale, Pietro di Castelnau. La risposta fu una violenta crociata contro i catari guidata da Simone IV di Montfort che si trasformò presto in una guerra civile nella quale i “cristiani” assalirono, torturarono e massacrarono i dissidenti dichiarati eretici dalla Chiesa.

S. DOMENICO4Domenico si unisce agli ortodossi, divenendo amico intimo di Simone di Montfort. Nominato vicario generale del vescovo di Carcassonne. Non vi sono prove di una sua partecipazione attiva alla crociata. La tradizione presenta Domenico come un uomo di un’integrità insolita per un’epoca nella quale questa qualità pareva unirsi indissolubilmente all’intolleranza brutale. Egli riteneva che l’eresia fosse ripugnante, perché oscurava l’unità della Rivelazione e poneva ostacoli insormontabili al raggiungimento della grazia, e che occorresse salvare gli eretici mostrando loro la verità. Tuttavia non approvò mai la condanna a morte per motivi religiosi. Pare abbia rimproverato il suo sostenitore Folco, vescovo di Tolosa, che era solito viaggiare con un seguito di soldati, servi e muli con le scorte: «Non puoi sconfiggere i nemici della fede in questo modo! Armati con la preghiera, non con la spada! Vestiti di umiltà, non di abiti eleganti

Domenico seguì l’esempio di Diego, predicando con saggezza e mantenendo una condotta così rigorosa nel viaggiare, mangiare, dormire e pregare da conquistare un ascolto attento tra i catari. Un numero non precisato di convertiti era tornato ad abiurare la fede cattolica, ma le autorità superiori ritenevano il morbido stile di Domenico poco fruttuoso e imbarazzante. Egli certo non ebbe nulla a che fare con la nascita dell’Inquisizione nel 1233, che, in connessione con le autorità civili, condannò molti al rogo o all’imprigionamento e costrinse a collaborare uomini e donne. I domenicani ricevettero l’incarico dell’Inquisizione senza averlo chiesto, e dovettero obbedire, chiedendo anche, ma invano, a papa Innocenzo IV di esserne dispensati nel 1243.

Per tre volte fu chiesto a Domenico di diventare vescovo, ma egli rifiutò sempre. Lo stretto contatto con lo stile cataro probabilmente influenzò la sua concezione di ordine religioso. Prese l’abito dei canonici regolari agostiniani e neS. DOMENICO5 seguì la regola. Il suo intento era quello di creare un gruppo di persone che alla contemplazione associassero studi sacri e impegni pastorali, specialmente la predicazione.

Il papa Onorio III confermò il riconoscimento papale del nuovo ordine. Le città universitarie di Bologna e Parigi sarebbero divenute punti strategici per lo sviluppo dell’ordine. Vennero aperte anche una casa a Lione e due in Spagna. Bologna divenne la sua residenza fissa fino alla morte. In Italia la comunità aveva fondato diverse case con una chiesa propria a Milano, Bergamo e probabilmente Firenze, e nel giro di un anno altre ne furono costruite a Verona, Piacenza e Brescia. La vocazione internazionale dell’ordine risultò ben evidente dal fatto che tre studenti scandinavi e un insegnante ungherese presero i voti. Questo episodio riaccese il desiderio di Domenico di conversione dei non cristiani, specialmente dei cumani. Nel frattempo, vi erano stati problemi per ottenere una chiesa a Bologna perché era necessario il permesso del vescovo e del proprietario laico. Diana degli Andalò, l’ultima nipote di quest’ultimo, era rimasta molto impressionata dalla predicazione dei fratelli e lo persuase a donare la chiesa ai domenicani e a vendere loro il terreno attiguo. Confessò a Domenico il desiderio di vedere associato al suo un ordine femminile e pronunciò i suoi voti davanti a lui, senza alcun clamore.

Domenico nominò una commissione di frati perché discutesse sull’urgente necessità di un ordine femminile.

Nel 1220 Onorio nominò Domenico superiore generale e a Pentecoste si tenne il primo capitolo generale dell’ordine. Domenico chiese di essere esonerato dall’incarico affermando che tutti i fratelli avrebbero dovuto prendere le decisioni importanti, ma la sua proposta venne respinta e alla fine fu costretto ad accettare l’incarico. S. DOMENICO6Venne redatta una costituzione per una congregazione religiosa in senso moderno, nella quale l’unità era rappresentata dall’ordine e non dal singolo convento e nella quale tutti i membri erano soggetti a un superiore generale. L’obbligo di sostenersi solo con le elemosine venne confermato, ma fu deciso che la prima parte delle leggi del 1216, che riguardavano lo stile di vita, venissero applicate solamente all’interno dei monasteri e non durante i viaggi dei frati.

Domenico predicò sempre in tutti i luoghi dove passò, prediligendo il ministero della Parola al di sopra di ogni altro metodo. I suoi frati dovevano prepararsi con la preghiera, nell’umiltà, abnegazione e obbedienza, a una vocazione doppiamente educativa: in primo luogo le loro case erano centri di insegnamento e di ricerca, e in secondo luogo essi, nei loro incontri personali, dovevano «trasmettersi i frutti della contemplazione».

Uno dei detti preferiti di Domenico era: «Chi è in grado di governare le passioni è sovrano del mondo. Si può governarle o essere governati da esse, ma è meglio essere il martello piuttosto che l’incudine». Insegnò ai suoi missionari a parlare al cuore della gente, poiché l’insegnamento, gli studi biblici e l’apprendimento erano fondamentali, e tutta l’enfasi era verso il lavoro non manuale ma intellettuale. Domenico fu irremovibile sul fatto che i domenicani dovessero vivere di elemosina e possedere solo i loro monasteri e le chiese (papa Sisto IV revocò la regola della povertà dell’ordine nel 1475).

Dopo il capitolo il santo andò a Milano, centro di eresia, dove cadde ammalatoQuando tornò a Bologna nel 1220 fece subito fermare i lavori di costruzione del convento (che ripresero dopo la sua morte) perché riteneva che si stesse realizzando un’opera troppo lussuosa, contrastante con l’ideale di povertà. Si stava infatti alzando il livello del tetto per dare ai frati più spazio nelle celle. Alla notizia che Diana degli Andalò aveva preso l’abito al monastero di Ronzano, Domenico fu colmo di gioia, ma si rattristò all’udire che era stata catturata ed era tenuta prigioniera in gravi condizioni di salute nella casa dei suoi genitori. Riuscì a intrattenere una corrispondenza segreta con lei.

La crescita dell’ordine era incentrata nelle case maggiori di Bologna, Parigi e Tolosa, ma vi erano frati in Polonia, Scandinavia, Germania, Ungheria, Palestina e Marocco; il loro fine  ultimo era la conversione dei cumani, dei musulmani e di altri popoli pagani. Nel giro di pochi secoli le case dell’ordine si sarebbero diffuse S. DOMENICO7anche in tutta l’Asia e nel Nord America.

Domenico si ammalò gravemente e fu messo a letto. Fece una confessione pubblica, dicendo di aver sempre mantenuto fede al voto di castità, ma di aver tuttavia preferito parlare con donne giovani piuttosto che con le anziane. Per sfuggire al caldo opprimente era stato portato in campagna, nella chiesa di S. Maria in Collina, ma sapeva di essere in punto di morte: «Figlioli cari, queste sono le mie ultime volontà: praticate la carità, siate umili, rimanete poveri con gioia».

La sera del 6 agosto 1221, all’età di cinquantadue anni, dopo un ultimo sermone al priore e a venti frati, fu portato al monastero. Ai frati raccolti intorno al suo capezzale assicurò che sarebbe stato più utile dopo la morte che da vivo, chiese loro di pregare per lui e si spense, fedele alla povertà che aveva appena predicato, «nel letto di frate Moneta, perché egli non possedeva nulla; con gli abiti di frate Moneta, perché non ne aveva altri con cui sostituire l’unico indossato per tanto tempo». Come aveva scritto il B. Giordano di Sassonia, quando Domenico era ancora in vita, «nulla poteva turbare la sua serenità, tranne una forte compassione per qualsiasi persona sofferente. Dal viso di una persona si vede se è veramente felice: Domenico era amichevole e gioioso, la sua pace interiore traspariva chiaramente».

Dopo la morte i suoi frati, attenti alle richieste del santo e all’opera da lui ispirata più che al culto esteriore, non fecero molta attenzione alle sue reliquie; costruirono una tomba molto semplice che fu portata alla luce quando a Bologna, nel 1228, si iniziarono i lavori per una nuova chiesa a lui dedicata. Papa Gregorio IX autorizzò la traslazione solenne del corpo solo nel 1233, quando il culto del santo si era radicato. Nel 1234 il papa firmò il decreto di canonizzazione per il suo amico, definendolo «un uomo del Vangelo, seguace del suo Redentore», e affermando di non dubitare della santità di Domenico più che di quella di S. Pietro o S. PaoloIl B. Mamés, fratello del santo, fondò una chiesa in suo onore nella casa natia.

S. DOMENICO8La devozione del popolo per Domenico si sviluppò ben presto e fiorirono molti racconti sulla sua infanzia e su presunti miracoli. Per esempio, non fu lui a inventare l’uso del rosario, come generalmente si ritiene: le origini di questa pratica ci sono sconosciute e forse i cristiani l’hanno mutuata dai musulmani. Alan de Rupe, domenicano del XV secolo,  fondò la confraternita di Maria Vergine e S. Domenico a Douai (Francia), e impose come condizione di appartenenza la recita quotidiana del rosario, così come fece Jacon Weyts, priore del monastero di Haarlem in Olanda (la prima confraternita del rosario nacque là, nel 1478), e il priore domenicano di Colonia, Giacomo Sprenger, che ne costituì una a Roma (con l’attrattiva particolare delle indulgenze assicurate da papa Sisto IV a chiunque facesse uso del rosario). In pochi anni centinaia di confraternite simili rafforzarono il legame tra l’ordine e tale devozioneIl papa domenicano S. Pio V (30 apr.) istituì la festa del Santo Rosario per commemorare la sua supposta azione salvifica nella battaglia di Lepanto (1570). 

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Fonte: Il primo grande dizionario dei santi di Alban Butler

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